Zaccaria 11:13 nella CEI, Nuova Diodati e Nuova Riveduta

Zaccaria 11:13 presenta i trenta sicli d’argento come il compenso con cui il pastore è stato valutato e ordina di gettarli per il vasaio nella casa del Signore. Il versetto mette in risalto il carattere sprezzante della somma: nella Nuova Riveduta 2006 è definita «questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato!», mentre nella CEI diventa «questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!». Nella Nuova Diodati si legge: «il magnifico prezzo con cui sono stato da loro valutato».

Il versetto si colloca nella scena simbolica dei due bastoni, chiamati Benevolenza e Unione nella CEI, Favore e Vincoli nella Nuova Riveduta, e Grazia e Legami nella Nuova Diodati. Dopo il rifiuto del pastore e la rottura del primo bastone, il salario di trenta sicli d’argento viene gettato nella casa del Signore per il vasaio.

Il testo di Zaccaria 11:13 nelle principali versioni italiane

VersioneTesto di Zaccaria 11:13
CEIMa il Signore mi disse: «Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!». Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore.
Nuova Riveduta 2006Il SIGNORE mi disse: «Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato!» Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nella casa del SIGNORE per il vasaio.
Nuova Riveduta 1994Il Signore mi disse: «Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato!» Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nella casa del Signore per il vasaio.
Nuova DiodatiMa l'Eterno mi disse: «Gettalo per il vasaio, il magnifico prezzo con cui sono stato da loro valutato». Allora presi i trenta sicli d'argento e li gettai nella casa dell'Eterno per il vasaio.
Diodati Bibbia 1885E il Signore mi disse: Gettali via, perchè sien dati ad un vasellaio; quest'è il prezzo onorevole, nel quale io sono stato da loro apprezzato. Io presi adunque i trenta sicli d'argento, e li gettai nella Casa del Signore, per esser dati ad un vasellaio.

Il contesto immediato di Zaccaria 11:13

Il capitolo si apre con immagini di devastazione: «Apri, Libano, le tue porte, e il fuoco divori i tuoi cedri». «Urla, cipresso, perché il cedro è caduto, gli alberi magnifici sono devastati». «Urlate, querce di Basan, perché la foresta impenetrabile è abbattuta».

«Si ode il lamento dei pastori, perché la loro gloria è distrutta; si ode il ruggito dei leoncelli, perché la magnificenza del Giordano è devastata». Così parla il Signore mio Dio: «Pasci quelle pecore da macello che i compratori sgozzano impunemente, e i venditori dicono: Sia benedetto il Signore, mi sono arricchito, e i pastori non se ne curano affatto».

Il giudizio riguarda una situazione in cui le pecore vengono trattate come merce e i pastori non se ne prendono cura. «Neppur io perdonerò agli abitanti del paese. Oracolo del Signore. Ecco, io abbandonerò gli uomini l'uno in balìa dell'altro, in balìa del loro re, perché devastino il paese - non mi curerò di liberarli dalle loro mani».

Le pecore destinate al macello e il pastore

«Io dunque mi misi a pascolare le pecore da macello da parte dei mercanti di pecore». «Presi due bastoni: uno lo chiamai Benevolenza e l'altro Unione e condussi al pascolo le pecore».

Nella Nuova Riveduta la stessa scena è resa così: «Allora io mi misi a pascolare le pecore destinate al macello, perciò le più misere del gregge. Mi presi due bastoni; chiamai l'uno Favore e l'altro Vincoli, e mi misi a pascolare il gregge».

La Nuova Diodati usa invece i nomi «Grazia» e «Legami»: «Allora mi misi a pascere le pecore destinate al macello, precisamente le più misere del gregge. Presi quindi per me due bastoni: uno lo chiamai "Grazia" e l'altro lo chiamai "Legami", e mi misi a pascere il gregge».

I due bastoni: Benevolenza e Unione

Nella narrazione, i due bastoni rappresentano due realtà diverse. Il primo è collegato al favore, alla benevolenza o alla grazia; il secondo è collegato ai vincoli, ai legami o all’unione.

VersionePrimo bastoneSecondo bastone
CEIBenevolenzaUnione
Nuova RivedutaFavoreVincoli
Nuova DiodatiGraziaLegami

«Nel volgere d'un sol mese eliminai tre pastori. Ma io mi irritai contro di esse, perché anch'esse si erano tediate di me». «Perciò io dissi: “Non sarò più il vostro pastore. Chi vuol morire, muoia; chi vuol perire, perisca; quelle che rimangono si divorino pure fra di loro!”».

La Nuova Riveduta presenta la stessa dichiarazione in questi termini: «Io soppressi tre pastori in un mese; persi la pazienza con loro e anche loro si erano disgustati di me». «Io dissi: “Non vi porterò più al pascolo; la moribonda muoia, quella che sta per perire perisca, e quelle che restano divorino l'una la carne dell'altra”».

La rottura del primo bastone

«Presi il bastone chiamato Benevolenza e lo spezzai: ruppi così l'alleanza da me stabilita con tutti i popoli». «Lo ruppi in quel medesimo giorno; i mercanti di pecore che mi osservavano, riconobbero che quello era l'ordine del Signore».

Nella Nuova Riveduta si legge: «Presi allora il mio bastone Favore e lo spezzai, per annullare il patto che avevo stretto con tutti i popoli. Quello fu annullato in quel giorno, e le pecore più misere del gregge, che mi osservavano, conobbero che quella era la parola del SIGNORE».

La Nuova Diodati dice: «Presi quindi il mio bastone "Grazia" e lo spezzai, per annullare il patto che avevo stabilito con tutti i popoli. In quello stesso giorno fu annullato. Così le pecore più misere del gregge che mi osservavano, riconobbero che quella era la parola dell'Eterno».

Il salario di trenta sicli d’argento

Dopo la rottura del bastone, il pastore parla del proprio compenso: «Poi dissi loro: “Se vi pare giusto, datemi la mia paga; se no, lasciate stare”. Essi allora pesarono trenta sicli d'argento come mia paga».

La Nuova Riveduta formula così la richiesta: «Io dissi loro: “Se vi sembra giusto, datemi il mio salario; se no, lasciate stare”. Ed essi mi pesarono il mio salario: trenta sicli d'argento».

La Nuova Diodati conserva la stessa struttura: «Allora dissi: “Se vi pare giusto, datemi il mio salario; se no, lasciate stare”. Così essi pesarono il mio salario: trenta sicli d'argento».

Il testo indica quindi una somma precisa: trenta sicli d’argento. Il compenso non viene presentato come una valutazione adeguata del pastore, ma come una cifra che il Signore definisce con ironia «magnifico prezzo», «bella somma» o «prezzo onorevole».

«Questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato»

La Nuova Riveduta 2006 traduce: «Il SIGNORE mi disse: “Gettalo per il vasaio, questo magnifico prezzo con cui mi hanno valutato!”». L’espressione «magnifico prezzo» ha un tono ironico, perché la somma ricevuta mostra quanto poco il pastore sia stato stimato.

La Nuova Diodati presenta: «Ma l'Eterno mi disse: “Gettalo per il vasaio, il magnifico prezzo con cui sono stato da loro valutato”». La Diodati Bibbia 1885 usa una formulazione più antica: «quest'è il prezzo onorevole, nel quale io sono stato da loro apprezzato».

La CEI rende il passaggio in modo diverso: «Ma il Signore mi disse: “Getta nel tesoro questa bella somma, con cui sono stato da loro valutato!”». Il termine «bella» mantiene il valore ironico della frase e mette in evidenza la sproporzione tra la dignità del pastore e la somma assegnata.

Il vasaio e la casa del Signore

Nella Nuova Riveduta e nella Nuova Diodati, i trenta sicli devono essere gettati «per il vasaio»: «Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nella casa del SIGNORE per il vasaio». «Allora presi i trenta sicli d'argento e li gettai nella casa dell'Eterno per il vasaio».

La Diodati Bibbia 1885 conserva il riferimento allo stesso destinatario: «Io presi adunque i trenta sicli d'argento, e li gettai nella Casa del Signore, per esser dati ad un vasellaio».

La CEI presenta invece il gesto in relazione al tesoro: «Io presi i trenta sicli d'argento e li gettai nel tesoro della casa del Signore». Nella formulazione CEI, dunque, l’azione viene descritta come un deposito nel tesoro della casa del Signore; nelle altre versioni il testo conserva esplicitamente il riferimento al vasaio.

La rottura dell’unione fra Giuda e Israele

Subito dopo l’episodio dei trenta sicli, il secondo bastone viene spezzato. «Poi feci a pezzi il secondo bastone chiamato Unione per rompere così la fratellanza fra Giuda e Israele».

La Nuova Riveduta dice: «Poi spezzai l'altro bastone, Vincoli, per rompere la fratellanza fra Giuda e Israele». La Nuova Diodati riporta: «Quindi spezzai l'altro bastone "Legami", per rompere la fratellanza fra Giuda e Israele».

La sequenza narrativa collega così tre gesti: il pascolo delle pecore destinate al macello, la rottura del primo bastone e l’annullamento dell’alleanza, quindi la rottura del secondo bastone e della fratellanza fra Giuda e Israele.

Il pastore insensato

Dopo questi eventi, il Signore ordina: «Prenditi gli attrezzi di un pastore insensato». «Poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore, che non avrà cura di quelle che si perdono, non cercherà le disperse, non curerà le malate, non nutrirà le affamate; mangerà invece le carni delle più grasse e strapperà loro perfino le unghie».

La Nuova Riveduta usa l’espressione «pastore stolto»: «Il SIGNORE mi disse: “Prenditi anche gli arnesi di un pastore stolto. Perché, ecco, io susciterò nel paese un pastore che non si curerà delle pecore che periscono, non cercherà le disperse, non guarirà le ferite, non nutrirà quelle che stanno in piedi, ma mangerà la carne delle grasse e strapperà loro perfino le unghie”».

La Nuova Diodati parla di «pastore insensato»: «L'Eterno allora mi disse: “Prenditi anche gli attrezzi di un pastore insensato. Poiché ecco, io susciterò nel paese un pastore che non si prenderà cura delle pecore che periscono, non cercherà quelle giovani, non guarirà quelle ferite, non nutrirà quelle che stanno in piedi, ma mangerà la carne delle grasse e strapperà persino le loro unghie”».

Il giudizio sul pastore da nulla

Il capitolo termina con una formula di giudizio: «Guai al pastore stolto che abbandona il gregge! La spada gli colpirà il braccio e l'occhio destro. Il braccio gli si seccherà del tutto e l'occhio destro gli si spegnerà completamente».

La Nuova Diodati traduce: «Guai al pastore da nulla che abbandona il gregge! Una spada sarà contro il suo braccio e contro il suo occhio destro. Il suo braccio seccherà interamente e il suo occhio destro sarà completamente accecato».

La CEI presenta: «Guai al pastore stolto che abbandona il gregge! Una spada sta sopra il suo braccio e sul suo occhio destro. Tutto il suo braccio si inaridisca e tutto il suo occhio destro resti accecato».

Confronto delle principali differenze di traduzione

ElementoCEINuova RivedutaNuova Diodati
Destinazione dei trenta sicliNel tesoroPer il vasaioPer il vasaio
Luogo del depositoNel tesoro della casa del SignoreNella casa del SignoreNella casa dell’Eterno
Valutazione della sommaQuesta bella sommaQuesto magnifico prezzoIl magnifico prezzo
Primo bastoneBenevolenzaFavoreGrazia
Secondo bastoneUnioneVincoliLegami
Denominazione del pastore finalePastore stoltoPastore stoltoPastore insensato o da nulla

Il significato della scena nel capitolo

Zaccaria 11:13 non è un versetto isolato: la sua interpretazione dipende dalla sequenza del capitolo. Il pastore riceve l’incarico di pascere pecore destinate al macello, prende due bastoni, vede il deterioramento del rapporto con il gregge, rompe il bastone chiamato Benevolenza, riceve trenta sicli d’argento e poi spezza il bastone chiamato Unione.

Il versetto sottolinea quindi il rifiuto del pastore attraverso una valutazione irrisoria. La somma è ricevuta, pesata e poi gettata nella casa del Signore per il vasaio, secondo la formulazione della Nuova Riveduta e della Nuova Diodati, oppure nel tesoro della casa del Signore secondo la CEI.

Il capitolo mette inoltre in contrasto due figure pastorali. Da una parte vi è il pastore che pasce le pecore destinate al macello; dall’altra vi è il pastore insensato, stolto o da nulla, che non cura quelle che periscono, non cerca le disperse, non guarisce le ferite e non nutre quelle che stanno in piedi.

Il rifiuto del pastore è seguito dalla rottura dell’alleanza e dalla rottura della fratellanza fra Giuda e Israele. In questo modo il capitolo collega la svalutazione del pastore alla crisi della cura pastorale, della comunione e della protezione del gregge.

Il rapporto con il tema del Messia

Alcune intestazioni delle versioni italiane collegano il capitolo al rifiuto del Messia. La Nuova Diodati presenta il titolo «Il rifiuto del Messia sarà causa di altri mali in Israele», mentre la Riveduta 2020 riporta «Il rifiuto del Messia, causa di una nuova rovina per Israele».

Il testo del capitolo conserva tuttavia la forma di una rappresentazione profetica centrata sul pastore, sul gregge, sui due bastoni, sul salario di trenta sicli d’argento e sul vasaio. Il significato del versetto viene così letto alla luce dell’intero episodio del pastore rifiutato.

La nota della traduzione russa riportata nel materiale collega il brano simbolico di Zaccaria 11:4-14 alla figura di Gesù Cristo, il Pastore rifiutato dal suo popolo, e richiama Matteo 27:3-10. Il riferimento ai trenta sicli d’argento è quindi associato, nella lettura cristiana, alla vicenda del tradimento e del prezzo pagato per Gesù.

Trenta sicli d’argento e vasaio

Zaccaria 11:13: confronto sintetico

La CEI mette in primo piano il tesoro della casa del Signore e traduce la somma come «questa bella somma». La Nuova Riveduta 2006 conserva l’ordine «Gettalo per il vasaio» e definisce il compenso «questo magnifico prezzo». La Nuova Diodati mantiene sostanzialmente la stessa struttura della Nuova Riveduta, con «l’Eterno» al posto di «il SIGNORE».

La Diodati Bibbia 1885 conserva una forma linguistica arcaica: «Gettali via, perchè sien dati ad un vasellaio» e «quest’è il prezzo onorevole, nel quale io sono stato da loro apprezzato». Nonostante le differenze lessicali, le versioni concordano sui nuclei principali del versetto: il comando del Signore, i trenta sicli d’argento, la valutazione del pastore e il loro trasferimento nella casa del Signore.

Panoramica: Zaccaria

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