Natività e Santi di Bramantino nella Pinacoteca Ambrosiana

La Natività di Bramantino conservata nella Pinacoteca Ambrosiana è una tavola eseguita tra il 1490 e il 1499, probabilmente quando l’artista era appena ventenne, ma già capace di elaborare opere assai complesse dal punto di vista simbolico. L’Adorazione del Bambino presenta la Madonna, san Giuseppe, quattro angeli musicanti, tre frati, una figura identificata come Apollo e, in primo piano sulla destra, una donna molto probabilmente riconoscibile come una sibilla.

L’opera unisce il tema della nascita di Cristo a una complessa riflessione sul passaggio dal mondo pagano all’era cristiana, sulla preparazione dell’Incarnazione attraverso la cultura classica e sull’Immacolata Concezione di Maria. La costruzione prospettica, la precisione miniaturistica dei dettagli, i panneggi metallici e l’architettura sullo sfondo mostrano il confronto diretto di Bramantino con Bramante.

La Natività: dati essenziali

VoceInformazione
TitoloAdorazione
AutoreBramantino (Bartolomeo Suardi detto)
Datazionepost 1490 - ante 1499
Luogo e data di nascita dell’artistaMilano? 1465 circa
Morte dell’artista1530
TecnicaOlio su tavola
Materiali e tecnicatavola di noce/ pittura a tempera/ pittura a olio
Dimensioni86,5 x 85,5 cm
Inventario84
Luogo di conservazionePinacoteca Ambrosiana
LocalizzazionePalazzo dell’Ambrosiana - complesso
IndirizzoPiazza Pio XI 2, Milano (MI)
Adorazione di Bramantino Pinacoteca Ambrosiana

La struttura della composizione

I personaggi raffigurati sono distintamente divisi in due gruppi: in posizione più elevata vi è un gruppo di musici, probabilmente angeli apteri, vale a dire senza ali, intenti a suonare strumenti riprodotti in modo filologicamente rigoroso, benché privi delle corde. Nel gruppo degli adoranti è possibile isolare, alla sinistra dell’osservatore, una figura - l’unica, a eccezione degli angeli, a non avere lo sguardo fisso sul Bambino, ma sulla donna a destra in primo piano.

La disposizione delle figure non è quindi soltanto narrativa, ma organizza una rete di sguardi e di corrispondenze. Il Bambino costituisce il centro spirituale della scena, mentre la figura sulla sinistra e la donna sulla destra introducono un percorso visivo che collega la cultura pagana, la profezia e la rivelazione cristiana.

Gli angeli musicanti

In posizione più elevata sta un gruppo di musici, probabilmente angeli apteri, vale a dire senza ali, intenti a suonare degli strumenti riprodotti in modo filologicamente rigoroso, benché privi delle corde. La loro collocazione superiore li separa dagli adoranti e li avvicina a una dimensione celeste, anche se la loro rappresentazione conserva una particolare attenzione concreta agli strumenti musicali.

La precisione con cui sono raffigurati gli strumenti rientra nella generale cura grafica dell’opera, caratterizzata da dettagli insistiti, colori smaltati e una resa quasi da miniatura.

Apollo, Augusto o Virgilio?

Nel tempo, la critica ha proposto tre identificazioni suggerendo che si potesse trattare dell’imperatore Augusto, del poeta Virgilio o del dio Apollo. In questa sede si sostiene che si tratti sicuramente di Apollo, riconoscibile dalla corona di alloro e dalla lunga face - la caratteristica fiaccola - riprodotta esattamente come testimoniano i numerosi esempi di reperti greci e romani.

La figura è l’unica, a eccezione degli angeli, a non avere lo sguardo fisso sul Bambino, ma sulla donna a destra in primo piano. Questo orientamento dello sguardo rende il personaggio parte di un dialogo simbolico: Apollo non contempla direttamente la nascita di Cristo, ma guarda colei che, a sua volta, indirizza lo sguardo verso il Bambino.

Il significato della fiaccola spenta

Un Apollo vecchio e non più avvenente, appoggiato a una face spenta e sormontata da un ramo secco, sta a simboleggiare la fine del paganesimo, ma il suo sguardo alla donna ritta in primo piano sulla destra, molto probabilmente una sibilla, che a sua volta fissa lo sguardo sul Bambino, pare come l’invito a considerare l’epoca classica come la buona e necessaria preparazione all’era di Cristo, secondo una concezione frequente già nel Medioevo.

La corona di alloro, la face e il ramo secco definiscono così una figura appartenente al mondo antico, ma ormai segnata dall’esaurimento della propria forza. La classicità non viene tuttavia cancellata: essa è presentata come una fase preparatoria, destinata a trovare compimento nella nascita di Cristo.

La sibilla

La figura in primo piano sulla destra, molto probabilmente è una sibilla. Il suo sguardo rivolto al Bambino la colloca in una posizione intermedia tra la tradizione classica e la rivelazione cristiana.

Il rapporto visivo tra Apollo e la sibilla suggerisce quindi il passaggio dall’antichità pagana alla nuova era cristiana. Non a caso, è proprio un arco classicheggiante a fare da sfondo alla scena.

Il significato mariologico della scena

L’opera contiene anche un importante aspetto mariologico; infatti, se si presta attenzione alla geometria della composizione, si può notare come la Vergine ed il Bambino siano perfettamente inscrivibili in un triangolo isoscele, a voler sottolineare un elemento teologico particolare, quello dell’Immacolata Concezione di Maria.

L’Immacolata Concezione è la dottrina secondo la quale la Madre di Dio fu preservata dal peccato originale. Nella tavola, la geometria che unisce la Vergine e il Bambino non è quindi soltanto una scelta compositiva, ma contribuisce a rendere visibile un contenuto teologico.

San Francesco e san Bernardino da Siena

La lettura dell’Immacolata Concezione potrebbe essere confermata dalla presenza di san Francesco, riconoscibile dalle stigmate, e di san Bernardino da Siena, poiché è risaputo che i francescani sostennero con la loro predicazione tale aspetto teologico.

La presenza dei due frati introduce nella Natività il riferimento a una tradizione spirituale particolarmente legata alla difesa e alla diffusione di questa interpretazione teologica. Le loro figure collegano il racconto evangelico alla devozione e alla predicazione francescana.

Salomè e il parto verginale

Un ulteriore elemento è la presenza, alle spalle della Madonna, a fianco di Giuseppe, di Salomè, riconoscibile dalla mano inaridita, la levatrice che fu punita proprio per non aver creduto nel parto verginale, secondo la narrazione del Protovangelo di Giacomo.

La presenza di questo personaggio in una Natività ha un precedente in quella eseguita da Robert Campin nel 1425 ed ora conservata al Musée des Beaux Arts di Digione. Il parto indolore di Maria è indice dell’essere libera dalla maledizione comminata ad Eva per aver commesso il peccato originale («nel dolore partorirai», secondo le parole del Libro della Genesi).

Salomè rende quindi visibile il tema della verginità di Maria e, attraverso la sua mano inaridita, la conseguenza della mancata fede. Il suo ruolo amplia il significato della scena, collegando la nascita di Cristo alla liberazione dalla colpa originale.

L’architettura e il rapporto con Bramante

Non a caso, è proprio un arco classicheggiante a fornire lo sfondo della scena. Da notare, infine, come la decorazione del capitello della lesena del pilastro dell’arco richiami quelle dei capitelli delle lesene nella chiesa di Santa Maria presso San Satiro, il cui architetto fu Bramante, chiaro omaggio del Bramantino al suo illustre maestro.

L’architettura dipinta non è dunque un semplice elemento scenografico. La precisione del pilastro, dell’arco e dei capitelli manifesta l’interesse di Bramantino per la costruzione prospettica e per il linguaggio architettonico elaborato nell’ambiente milanese.

La prospettiva e il disegno sottostante

Le analisi riflettografiche compiute in occasione del restauro eseguito nel 2003, hanno rivelato che il disegno sottostante, eseguito a punta metallica, è condotto in modo netto e sicuro, e rispettato dalla successiva stesura pittorica caratterizzata da perfezione grafica, panneggi metallici e scheggiati, insistenza sui dettagli, colori smaltati.

L’analisi riflettografica ha messo inoltre in luce la rigorosa costruzione prospettica della composizione, con il punto di fuga vicino alle mani della Vergine, sulla veste rosa, esattamente al centro della tavola, a un terzo dell’altezza.

L’accurata costruzione prospettica e l’insistita precisione del disegno architettonico documentano l’assillo prospettico di Bramantino e soprattutto il diretto confronto con Bramante. La geometria della composizione sostiene così sia la narrazione sacra sia l’organizzazione spaziale dell’immagine.

Dettagli prospettici Natività Bramantino

La tecnica pittorica e la qualità cromatica

Questa tavola fu eseguita quando Bramantino era appena ventenne, ma comunque già molto ben strutturato nella capacità di elaborare opere assai complesse dal punto di vista simbolico. Dopo il restauro paiono particolarmente significativi alcuni recuperi della qualità cromatica dell’opera.

Realizzata con grande precisione miniaturistica e lumeggiature da orafo, risulta la città sullo sfondo, in particolare il tempietto di fronte ad essa, con minuscole statue nel secondo ordine.

La resa della città e del tempietto dimostra l’attenzione riservata anche agli elementi lontani. Le piccole architetture, le statue e le lumeggiature contribuiscono a costruire uno spazio minuziosamente osservato, nel quale la scena sacra si inserisce in un paesaggio urbano e architettonico di forte evidenza.

La storia dell’opera in Ambrosiana

L’opera è documentata per la prima volta in Ambrosiana nell’«Inventario» manoscritto datato 1685, con un’attribuzione ad Andrea Mantegna. L’attribuzione a Bramantino appartiene alla successiva storia critica dell’opera.

La tavola è oggi conservata nella Pinacoteca Ambrosiana, presso il Palazzo dell’Ambrosiana, in Piazza Pio XI 2 a Milano. La scheda dell’opera indica come ente schedatore R03/ Veneranda Biblioteca Ambrosiana, con data di compilazione 1995 e aggiornamenti 2002||2014||2025.

La Madonna in trono con il Bambino tra Sant’Ambrogio e San Michele

Tra le opere di Bramantino conservate alla Pinacoteca Ambrosiana figura anche la Madonna in trono con il Bambino tra Sant’Ambrogio e San Michele, o Madonna delle Torri, capolavoro risalente agli inizi del XVI secolo.

Alla Pinacoteca Ambrosiana, la Madonna in trono con il Bambino tra Sant’Ambrogio e San Michele o Madonna delle Torri, capolavoro del Bramantino risalente agli inizi del XVI secolo, comunica, dal punto di vista contenutistico, una chiara presa di posizione contro il timore dell’eresia. A simboleggiare evidentemente la totale sconfitta del male per mezzo della fede.

La Vergine, Sant’Ambrogio e San Michele

Una Vergine seduta su un monumentale seggio marmoreo coperto da un drappo rosso conferisce con solennità una palma ad Ambrogio. Il santo è inginocchiato a sinistra, proprio di fronte a Michele Arcangelo che affida l’«animula» del committente al Bambino sul grembo della Vergine, pronto ad accoglierla.

In questo simmetrico gioco di specchi dove le figure trovano tra loro corrispondenza, i due angeli sono complementari come anche le due torri alle loro spalle. La composizione mette in relazione la Vergine, il santo vescovo, l’arcangelo e il Bambino attraverso una struttura di corrispondenze bilaterali.

Il rospo e la sconfitta del male

Ogni opera d’arte, si sa, è sempre una sorpresa. Ma lo è ancora di più quando, cani, gatti, serpenti, uccelli, scimmie cedono il posto ad animali più rari, come i rospi.

Se il rospo poi è piazzato dall’artista sul dorso, proprio sotto la figura dell’Arcangelo Michele, il mistero si infittisce e accresce la curiosità. Il raccapricciante rospo collocato dal Bramantino sotto Michele assurge quindi all’immagine del maligno sconfitto.

I due simboli del male vengono ripresi di scorcio, e posti dall’artista alla base del dipinto. L’uomo morto sotto Ambrogio raffigura il grande eresiarca Ario, simbolo dell’arianesimo, idealmente sconfitto dalla fede del santo.

Madonna delle Torri Bramantino rospo

La Pinacoteca Ambrosiana e le opere di Bramantino

La Pinacoteca Ambrosiana conserva opere che documentano la ricchezza della cultura figurativa lombarda e il dialogo tra arte, storia e spiritualità. Tra i capolavori indicati figurano il Ritratto di musico di Leonardo da Vinci, la Canestra di frutta di Caravaggio, il Cartone preparatorio per la Scuola di Atene di Raffaello, il Vaso di fiori con gioiello, monete e conchiglie di Brueghel Jan il Vecchio, l’Adorazione dei Magi di Tiziano e la Madonna del Padiglione di Botticelli.

In questo contesto, la Natività di Bramantino si distingue per la densità dei riferimenti simbolici, per il rapporto tra classicità e cristianesimo e per la precisione della costruzione prospettica. La Madonna delle Torri amplia inoltre la presenza dell’artista nel percorso dell’Ambrosiana, mostrando un diverso ma complementare modo di affrontare i temi della fede, della lotta contro l’eresia e della vittoria sul male.

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