La Cattedrale dei Santi Cirillo e Metodio e la Chiesa di Santa Ludmila rappresentano due luoghi diversi ma complementari per comprendere la storia cristiana di Praga: la prima è legata alla tradizione ortodossa, alla missione degli apostoli degli Slavi e alla resistenza cecoslovacca durante l’occupazione nazista; la seconda richiama la figura di Ludmilla, tra le prime protagoniste della cristianizzazione della Boemia.
Per comprendere il significato di questi luoghi bisogna ricordare che Praga è una città di impianto medievale, sulla quale si sono innestati il barocco e il moderno, e che l’identità boema ha un’origine profondamente legata alla storia cristiana dell’Europa centrale.
Praga medievale e origini cristiane della Boemia
L’alto medioevo è il periodo che va dal 500 al 1000, più o meno ed è il periodo in cui è nata l’Europa ed è nata Praga. In quei secolo la civiltà romana, rivitalizzata dal cristianesimo, ha fatto fronte alle invasioni barbariche e una nuova civiltà, attraverso la Chiesa, ha trasformato la cultura dei popoli invasori, innervandole di una diversa linfa, a partire dalla croce di Cristo, conservandone però talune specificità.
Quasi nessuno parla della Praga medioevale e del suo splendore, anche se di fatto ciò che il turista vede di Praga si sviluppa, in gran parte, nel basso medioevo e di quell’epoca sono i suoi monumenti più belli. Quel sostrato medioevale è chiaramente visibile ovunque, non solo su Ponte Carlo, ponte medievale, o a Staré Město (appunto la Città vecchia), ma anche Hradčany (il Castello con la sua Cattedrale), Vyšehrad (l’altro castello con le sue chiese), Malá Strana (fondata nel 1257) e Nové Město (fondata da Carlo IV, quello del ponte).
La storia di Praga è inseparabile dalla storia dell’Europa cristiana e dall’opera di monaci, vescovi e missionari che unirono progressivamente le popolazioni dell’Europa centrale alla civiltà europea.
Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi
Quando nell’863 il re chiese a Costantinopoli che la Grande Moravia fosse evangelizzata, come si vede nella vetrata di Alfons Mucha (1860-1939) nella cattedrale di Praga, l’imperatore d’Oriente mandò i due fratelli, Cirillo (826ca-869) e Metodio (815ca-885), che erano di Tessalonica che era una regione dove si conosceva la lingua slava.
I due giunsero presso quei popoli e, inventando i nuovi caratteri grafici del cirillico - anche se la storia ha del leggendario, certo è che è con loro che nasce la lingua scritta in queste regioni - evangelizzarono anche le zone della Moravia e della Boemia. Richiamati da Roma, ricevettero anche il mandato del papa.
Cirillo morì a Roma, mentre Metodio tornò da vescovo (ecco perché nella vetrata di Mucha si vede sempre Cirillo vestito da monaco e Metodio rappresentato, invece, con le vesti da vescovo). Metodio riuscì ad evangelizzare la Moravia e a battezzare la duchessa di Boemia Ludmilla (860-921), fatto che sarà importantissima perché nel secolo successivo la Grande Moravia venne spazzata via dagli Ungari e rimarrà in piedi solo la Boemia.
La missione dei due fratelli ebbe quindi un significato religioso, culturale e linguistico. La tradizione cirillo-metodiana contribuì alla nascita della cultura scritta slava e rese possibile l’evangelizzazione nella lingua dei popoli che vivevano in Moravia e in Boemia.

Santa Ludmilla e la cristianizzazione della Boemia
Metodio riuscì ad evangelizzare la Moravia e a battezzare la duchessa di Boemia Ludmilla (860-921), fatto che sarà importantissima perché nel secolo successivo la Grande Moravia venne spazzata via dagli Ungari e rimarrà in piedi solo la Boemia.
Il nome di Ludmilla è legato alla trasmissione della fede cristiana nella dinastia boema e alla formazione dell’identità religiosa del paese. La sua figura si colloca nel passaggio decisivo in cui la Boemia entrò stabilmente nell’orizzonte culturale e spirituale dell’Europa cristiana.
Nel frattempo la Boemia divenne cristiana e il nipote di Ludmilla, Venceslao (907-935) che fece battezzare i cristiani, fece costruire la prima chiesa con le reliquie di san Vito. Venceslao venne ucciso dal fratello Boleslao il quale, pentito, ammise il cristianesimo per cui si sviluppò un ducato cristiano boemo.
La memoria di Ludmilla è inseparabile da quella di Venceslao. La tradizione li presenta come figure fondamentali della prima dinastia cristiana boema e come riferimenti della storia religiosa e politica di Praga.
La Cattedrale dei Santi Cirillo e Metodio in via Resslova
La Cattedrale dei Santi Cirillo e Metodio si trova all’angolo tra le vie Resslova e Na Zderaze, nella Città Nuova di Praga, e si estende fino al cortile dell’Università Tecnica Ceca.
La Chiesa dei Santi Cirillo e Metodio, cattedrale ortodossa dal 1935, fu costruita negli anni Trenta del XVIII secolo come chiesa cattolica romana di San Carlo Borromeo, successivamente soppressa e destinata ad altri usi.
La chiesa barocca, progettata da K. I. Dientzenhofer e P. I. Bayer, fu costruita tra il 1730 e il 1736. L’edificio, opera degli architetti Kilián Ignác Dientzenhofer e Pavel Ignác Bayer, fu consacrato ai Santi Cirillo e Metodio nel 1935 e divenne sede del vescovo ortodosso Gorazd.
Oggi la chiesa è la cattedrale della diocesi di Praga della Chiesa ortodossa ceca e vi si celebrano regolarmente le funzioni religiose.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Ubicazione | Resslova 9, ingresso da Na Zderaze |
| Stile | Barocco |
| Costruzione | 1730-1736 |
| Consacrazione ai Santi Cirillo e Metodio | 1935 |
| Funzione attuale | Cattedrale della diocesi di Praga della Chiesa ortodossa ceca |
| Riconoscimento nazionale | 1995: Memoriale nazionale agli eroi dell’Heydrichiad; 2019: monumento culturale nazionale |
La cripta e la resistenza durante l’occupazione nazista
La notorietà contemporanea della cattedrale è legata soprattutto agli eventi del 1942. Nel 1942 sette partigiani cechi, coinvolti nell’assassino di Reinhard Heydrick, si nascosero dall’esercito nazista rifugiandosi in questa cattedrale.
La storia dietro tutto questo è frutto di una leggenda. È molto commovente vedere la tomba ricoperta di corone, dove i partigiani tentarono di resistere agli sforzi dei nemici tesi a sommergerli e stanarli.
Dopo una violenta battaglia a fuoco, si tolsero la vita per evitare di essere catturati. Attualmente, un museo dentro la chiesa rende loro tributo in quanto eroi cechi.
Tra spiegazioni multilingue e buchi di shrapnel e pallottole, vedrete anche l’ultimo disperato tentativo dei partigiani di scavare una galleria di fuga.
La memoria dei paracadutisti, che trovarono rifugio nella cripta dopo aver compiuto l’attentato contro il vice-protettore del Reich Reinhard Heydrich nel maggio 1942, è commemorata da un’esposizione dedicata al caso Heydrich negli spazi sotterranei.
Durante l’occupazione nazista, il vescovo Gorazd, padre Čikl e altre persone legate ai paracadutisti furono imprigionati e giustiziati nella chiesa.

Memoria, museo e riconoscimenti
Dopo la guerra, la chiesa fu restituita ai fedeli ortodossi e nel 1995 fu dichiarata Memoriale nazionale agli eroi dell’Heydrichiad - Luogo di riconciliazione, mentre nel 2019 è diventata monumento culturale nazionale.
Le tracce dei combattimenti sono ancora visibili presso la finestra della cripta. I segni dei proiettili ricordano gli eventi associati a questo luogo e trasformano l’edificio in uno spazio di memoria storica oltre che di culto.
La visita alla cattedrale permette quindi di accostare tre livelli della sua identità: l’architettura barocca, la tradizione religiosa ortodossa e la memoria della resistenza cecoslovacca.
Il significato religioso dei Santi Cirillo e Metodio
La dedicazione della cattedrale ai due apostoli degli Slavi richiama la continuità tra l’evangelizzazione della Moravia e della Boemia, la nascita della cultura scritta slava e la permanenza della tradizione cristiana nell’Europa centrale.
A noi sembra ovvio che l’Est Europa sia cristiano, ma questo dipese proprio da questi santi dell’alto medioevo. Oggi pensiamo a Giovanni Paolo II, pensiamo alla Polonia cattolicissima, ma all’epoca non lo era ancora.
La missione cirillo-metodiana si inserisce in una storia più ampia, nella quale il cristianesimo si diffuse oltre gli antichi confini dell’Impero Romano e contribuì alla formazione culturale dei popoli dell’Europa orientale.
Adalberto di Praga e il consolidamento della Boemia cristiana
Non solo, ma quel ducato cristiano si lega pienamente all’Europa proprio tramite sant’Adalberto di Praga (956-997) - sepolto nella cattedrale di San Vito a Praga -, che è un altro santo sconosciuto, decisivo per la storia ceca e per al storia europea.
Venne inviato proprio da quell’Adalberto di Magdeburgo, monaco benedettino e poi vescovo, che si preoccupò dell’est dopo l’arresto dell’avanzata ungara. Adalberto di Magdeburgo, grandissimo santo, anche lui sconosciuto, venne a risiedere nella sede di Magdeburgo che era allora al confine e decise di evangelizzare ben al di là delle terre già cristiane, in direzione di Praga che stava allora divenendo via via più importante.
Da Adalberto di Magdeburgo si presentò un discepolo che si chiamava Vojtěch, boemo, che in onore di Adalberto di Magdeburgo, prese anche lui il nome di Adalberto ed è passato alla storia come Adalberto di Praga e sarà il secondo vescovo di Praga.
Il ducato cristiano boemo si inserì così pienamente nella storia europea, accanto alla memoria di Ludmilla, Venceslao, Cirillo e Metodio.
La vetrata di Alfons Mucha nella Cattedrale di San Vito
Durante il completamento della cattedrale, Alfons Mucha fu incaricato dalla banca ceca Slavia di decorare una delle finestre. La vetrata fu installata nella navata nord della cattedrale nel 1931.
Il pannello centrale raffigura San Venceslao con la nonna Santa Ludmilla e scene della vita dei missionari slavi Santi Cirillo e Metodio. Vicino a Cristo è raffigurata anche la dea Slavia come emblema della banca.
La vetrata si trova nella parte anteriore della cattedrale a sinistra, nella Nuova cappella arcivescovile. Anche gli altri elementi moderni della decorazione della cattedrale meritano l’attenzione dei visitatori.
La composizione collega in un’unica immagine Ludmilla, Venceslao, Cirillo e Metodio, rendendo visibile la continuità tra la cristianizzazione della Boemia e la missione degli apostoli degli Slavi.

Altri luoghi praghese legati a Cirillo e Metodio
Gruppo scultoreo sul Ponte Carlo
Quest’opera scultorea in stile pseudo-barocco del 1928, realizzata dallo scultore Karel Dvořák, ricorda l’arrivo degli apostoli slavi in Grande Moravia.
Al centro del gruppo si trova San Metodio con il pastorale episcopale, al suo fianco San Cirillo che tiene i libri liturgici slavi. La loro postura risoluta e l’espressione serena richiamano il coraggio con cui diffusero la fede e la cultura.
Sullo sfondo, una scritta scolpita nella pietra recita «La parola di Dio rimane in eterno» - un invito e una speranza per tutti i passanti.
Monastero di Emmaus
Il monastero di Emmaus nella Città Nuova di Praga, fondato nel 1347 dal re di Boemia Carlo IV, unisce l’architettura gotica alla storia della liturgia di rito bizantino.
Il complesso richiama la continuità culturale della missione cirillo-metodiana, poiché nel Medioevo il monastero di Emmaus a Praga divenne un centro di cultura, arte e letteratura slava.
Nei chiostri si sono conservati resti di preziosi affreschi gotici, mentre la chiesa della Vergine Maria è decorata nell’esotico stile artistico beuronese. Le moderne torri in cemento con guglie dorate sono, dagli anni Sessanta del XX secolo, uno degli elementi caratteristici dell’edificio.
Chiesa dei Santi Cirillo e Metodio a Karlín
La chiesa fu costruita tra il 1854 e il 1863. La basilica neoromanica a tre navate è, grazie alle sue dimensioni, una delle chiese più grandi di Praga.
La prima pietra fu posata in piazza Karlín il 10 giugno 1854 alla presenza del giovane imperatore Francesco Giuseppe I e di sua moglie Elisabetta. La chiesa fu consacrata il 18 ottobre 1863, nel giorno del millenario dell’arrivo degli apostoli slavi.
Mosaico sulla Basilica dei Santi Pietro e Paolo a Vyšehrad
Sulla facciata della basilica dei Santi Pietro e Paolo a Vyšehrad si trova un suggestivo mosaico raffigurante i Santi Cirillo e Metodio.
Quest’opera artistica, realizzata nella prima metà del XX secolo su progetto di František Kysela, arricchisce l’aspetto complessivo del tempio, che ha assunto l’aspetto attuale dopo la ricostruzione neogotica del XIX secolo.
L’opera è realizzata con la tecnica del mosaico veneziano e si distingue per i ricchi colori e la lavorazione dettagliata. La sua collocazione sulla facciata dell’edificio è simbolica, poiché la basilica sorge in un luogo tradizionalmente legato agli albori dello Stato ceco e del cristianesimo.
Le chiese di San Clemente
A Praga si trovano anche tre chiese dedicate a San Clemente - un santo profondamente radicato nella tradizione cirillo-metodiana.
Nel cuore della Città Vecchia, proprio all’interno del complesso del Clementinum, si nasconde la splendida cattedrale barocca di San Clemente, oggi sede della Chiesa greco-cattolica, che incanta con gli affreschi di Brandl e le sculture di Braun.
A poche strade di distanza, in via Klimentská nella Città Nuova, sorge la chiesa evangelica neogotica di San Clemente, oggi condivisa dalla comunità veterocattolica e da quella anglicana. E se desideri un angolo tranquillo fuori dal centro, dirigiti al quartiere di Holešovice, dove troverai un tesoro nascosto - la chiesetta romanico-gotica di San Clemente del XIII secolo, oggi parte della parrocchia cattolica di Sant’Antonio.
Il Cammino di Cirillo e Metodio
Il Cammino di Cirillo e Metodio (in inglese Cyril and Methodius Route) è un itinerario internazionale inserito nella rete degli Itinerari culturali del Consiglio d’Europa.
Il percorso collega luoghi legati all’eredità dei Santi Cirillo e Metodio, apostoli degli Slavi. Nella Repubblica Ceca è attualmente composto da cinque percorsi principali - i cosiddetti “raggi” - che conducono a Velehrad in Moravia.
La lunghezza complessiva dei tratti segnalati in Boemia e Moravia supera i 900 km. Si tratta di un itinerario ben mantenuto, che segue per lo più i percorsi del Club dei Turisti Cechi, accessibile tutto l’anno e progressivamente arricchito da elementi informativi tematici.
Il cammino collega importanti monumenti della cultura slava, luoghi di pellegrinaggio, monasteri e altri siti di rilievo culturale, artistico e paesaggistico non solo sul territorio ceco. Si estende anche in Slovacchia, attraversa l’Austria e prosegue verso l’Italia; nella penisola balcanica continua poi fino a Ohrid, nella Macedonia del Nord, e a Salonicco in Grecia.
Il percorso boemo-moravo
Il percorso boemo-moravo del Cammino di Cirillo e Metodio rappresenta un affascinante connubio tra pellegrinaggio spirituale, storia culturale ed escursionismo nella natura.
Il percorso è lungo circa 400 km e si snoda da Praga attraverso la regione di Posázáví, l’altopiano della Vysočina, il Carso Moravo e i monti Chřiby fino a Velehrad.
Il percorso inizia presso la chiesa di San Clemente a Levý Hradec - la più antica chiesa in pietra conservata sul territorio della Boemia, legata agli inizi del cristianesimo in queste terre.
Questo luogo storico ricorda l’alto Medioevo e le origini del culto di San Clemente, papa, le cui reliquie furono portate in Grande Moravia e successivamente a Roma dai fratelli di Salonicco.
Oltre a Praga, il cammino attraversa importanti località monastiche (Sázava, Tišnov), castelli e residenze storiche (Průhonice, Pernštejn), l’architettura di Santini nella regione della Vysočina (Žďár nad Sázavou), i luoghi sacri del Carso Moravo (Křtiny) e culmina nei monti Chřiby presso il castello di Buchlov, da dove scende verso Velehrad, luogo di pellegrinaggio fondamentale per il popolo ceco.
Il mosaico della Gerusalemme celeste
Il motivo rappresentato dal mosaico è la Gerusalemme celeste, con la piazza d’oro al centro, sulla quale si trova il trono di Dio e dell’Agnello, da cui scaturisce d’acqua “limpida come cristallo” (Ap 22,1), il fiume di vita dello Spirito Santo che assume e penetra tutta la storia, tutti gli uomini, tutto il cosmo e che si dà da bere a fiotti abbondanti nella Chiesa attraverso la liturgia e i sacramenti.
Poiché nella liturgia si realizza l’evento che sorregge tutta la storia, cioè la pasqua di Cristo, con essa il fiume di acqua viva penetra in noi, veniamo afferrati dal mistero che essa rende presente e siamo trasportati alla sorgente di questo fiume, alla comunione del Padre, del Figlio e dello Spirito, dove è la vita nel suo eterno zampillare.
Cristo e lo Spirito fanno sì che esista un’unica Chiesa, quaggiù in terra e lassù nei cieli. Lo Spirito ha il potere di radunare gli uomini in Chiesa, nel Corpo di Cristo e, proprio perché Lui che è lo Spirito di Dio abita sia in Cristo che in ciascuno dei credenti, Dio fa di tutti loro una comunione nel suo Spirito, la comunione dei figli di Dio tutti radunati nel Cristo come figli nel Figlio.
La Chiesa non può essere intesa solo come comunità orizzontale dei singoli membri che la compongono. Una comunità, piccola o grande nelle sue diverse dimensioni, fino alla Chiesa universale, intesa anch’essa orizzontalmente, non è ancora tutta la comunità, ma lo è quando è in comunione con l’alto, aperta ai membri realissimi e invisibili che vivono già nella Gerusalemme celeste.
Siamo abitatori di una sola città con Dio, la Madonna, gli angeli, i patriarchi, i profeti, i progenitori, i santi e i martiri di tutti i tempi fino all’ultimo bambino che nascerà. L’Agnello di Dio è Colui che fa da ponte tra la terra e il cielo, il sacrificio che unisce il mondo e l’umanità a Dio.
Nel mosaico si vedono anche le foglie dell’albero che dà dodici raccolti che servono a guarire le nazioni (cf Ap 22,2). I santi rappresentati nel mosaico sono personalità o appartenenti alla nazione Ceca o che hanno esercitato un ruolo di ispirazione e di guida per il popolo Ceco o per altri popoli confinanti, tutti legati in qualche modo a Velehrad e alla tradizione cirillo-metodiana.

I santi raffigurati nel mosaico
Per questo ci sono tra loro anche molti re, che depongono le loro corone ai piedi dell’Agnello, facendo vedere con questo gesto che hanno messo la loro vita al servizio dell’incontro tra Dio e il loro popolo.
Tra i santi si scorgono anche san Bernardo, il più grande dei cistercensi, e sant’Ignazio di Loyola, fondatore dei gesuiti, ordini religiosi che hanno legato la loro presenza a Velehrad.
La vita a cui la Pasqua ci fa accedere è “vita in Cristo”. Per questo le figure dei santi sono disposte in due gruppi intorno alla Madre di Dio e a Giovanni Battista, secondo il modello della deesis, nell’atteggiamento orante della preghiera, che supplica in favore dell’umanità, ma anche che indica Cristo, Colui che, solo, è salito al cielo (cf Gv 3,13) e permette anche a noi di entrarvi in Lui.
Per questo le figure dei santi sono come “accalcate”, perché la vita in Cristo è vita di comunione. Non si entra in cielo da soli. Il corpo personale di Cristo è il luogo di incontro dell’umanità nuova.
Tutta la luce è dentro alla Città santa, perché “la gloria di Dio la illumina e la sua lampada è l’Agnello” (Ap 21,23) e perché alla fine rimane solo Dio, “tutto in tutti” (1Cor 15,28). Il resto è buio, inesistenza.
E’ allora un incontro “faccia a faccia” tra la Chiesa del cielo e quella della terra che ci invita, dalla terra, a contemplare il cielo e a saper vedere ogni momento della storia, personale e dei popoli, come una “pasqua”, un passaggio verso la vita senza tramonto.