«Vergine madre, figlia del tuo figlio»: testo e meditazioni di Luigi Maria Epicoco

«Vergine madre, figlia del tuo figlio» è il verso con cui Dante Alighieri, nell’ultimo canto del Paradiso, racchiude il duplice paradosso di Maria: vergine e madre, madre e figlia del Figlio. Il libro di Luigi Maria Epicoco, Vergine madre, figlia del tuo figlio. Meditazioni sull’inno alla Vergine di Dante, propone un itinerario spirituale in sette meditazioni sulle terzine iniziali del canto XXXIII del Paradiso.

Con tre parole Dante ci dice tutto di Maria: Vergine, Madre e Figlia di Colui del quale è madre. Qui c'è tutto quello che crediamo di Maria e che speriamo anche per tutta la Chiesa che siamo noi di cui Maria è l'immagine più significativa.

Il volume contiene inoltre due commenti di Benedetto XVI al canto XXXIII del Paradiso. Le meditazioni nascono dall’esperienza di una settimana di preparazione alla Festa dell’Immacolata, vissuta durante le messe mattutine con giovani universitari.

Il significato del verso di Dante

Dante Alighieri, nell'ultimo canto della Divina Commedia, ha racchiuso il duplice paradosso di Maria che è «Vergine e Madre» e «madre e figlia», in un solo verso: «Vergine Madre, figlia del tuo Figlio!». Ebbene, questo titolo che viene tributato alla Vergine santa è fatto per infonderci fiducia nella sua intercessione.

Il titolo «Madre di Dio», oltre che di Cristo, ci parla di Dio, dell'umiltà di Dio. Dio ha voluto avere una madre! La parola madre deriva da mater, che significa materia, nel senso più nobile del termine, che indica concretezza e realtà. Dunque Dio scende nel cuore stesso della materia.

Maria, dunque è colei che ha ancorato Dio alla terra e all'umanità; colei che, con la sua divina e umanissima maternità, ha fatto per sempre di Dio l'Emmanuele, il Dio - con - noi. Ha fatto di Cristo il nostro fratello.

Il libro di Luigi Maria Epicoco

Vergine madre, figlia del tuo figlio è un libro breve, ma denso, dedicato alla lettura spirituale dell’inno alla Vergine pronunciato da san Bernardo nel canto XXXIII del Paradiso. Le terzine dantesche del 33° canto del Paradiso, dalla prima alla ventunesima, vengono sezionate da don Epicoco in 7 lezioni.

«Queste pagine nascono nella semplicità e nel silenzio delle mattine di dicembre, tra i volti ancora assonnati, ma pieni di stupore dei giovani universitari che quotidianamente riempiono la chiesa per la messa mattutina. Per sette giorni ci siamo fatti guidare da Dante per prepararci alla Festa dell’Immacolata. Poiché ciò che nasce dal nostro essere Chiesa non è solo nostro, proprio per ripagare questo debito abbiamo deciso di consegnare il cammino svolto anche agli altri».

Il percorso non presenta soltanto un commento letterario ai versi di Dante, ma conduce a una riflessione sulla grazia, sulla libertà, sulla maternità spirituale, sulla fede e sul rapporto tra Maria, Cristo e la Chiesa.

Struttura e temi delle sette meditazioni

La verginità resa feconda dalla grazia

Verginità che diventa feconda tramite la Grazia è il tema della prima lezione, dove don Luigi ci spiega come diventare padri/madri di Cristo, continuamente, rinnovandoci come suoi figli in una reciprocità di amore.

La verginità di Maria non viene presentata soltanto come una condizione personale, ma come il luogo in cui la grazia può generare vita. La maternità spirituale diventa così una possibilità offerta a ogni credente, attraverso un continuo rinnovamento nel rapporto filiale con Cristo.

La libertà davanti alla chiamata di Dio

Tu è invece la parola cardine della seconda lezione; invitati a riconoscere il “nostro” arcangelo Gabriele che pone domanda di collaborazione, ci addentriamo in un tema “spinoso”: non basta la Grazia, perchè l'amore esige libertà.

Per Grazia Maria è stata resa capace di ascoltare la domanda di Dio, per sua libertà Ella ha risposto. Domanda assurda, imprevedibile risposta all’altezza della domanda.

Maria non viene quindi descritta come una persona passiva davanti all’iniziativa divina. La grazia la rende capace di ascoltare, ma la risposta nasce dalla libertà. In questo dinamismo si trova uno dei nuclei della meditazione: l’amore non può esistere senza una risposta libera.

Chi non desidera avere una disponibilità e una consapevolezza tali? Maria è, come ognuno di noi, all’altezza della domanda.

Maria come roveto ardente

In Maria, terza lezione, ricomincia ad ardere il fuoco dell’amore che si era spento con Adamo ed Eva. Non è Maria il fuoco e non è Lei l’Amore.

Lei è il legno dove Dio arde senza consumare, il roveto ardente. Conserva il calore, così come al riparo del calore della Chiesa possiamo sperare di veder nascere in noi il fiore di Cristo.

L’immagine del roveto ardente permette di comprendere il ruolo di Maria senza confonderla con Dio: Maria è il luogo umano in cui l’amore divino arde senza consumare. La sua maternità indica una creatura totalmente accolta dalla grazia e completamente orientata verso il Creatore.

La fede come fiaccola

Nella quarta lezione troviamo l’immagine della fiaccola, che illumina la zona circostante. La fede non può essere tenuta nascosta, creando così discriminazione, ma deve essere messa al giusto posto, perchè ci doni gioia e serva per la salvezza.

Maria, in effetti, è consapevole della portata cosmica di ciò che le è successo, tanto che dice “TUTTE LE GENERAZIONI mi chiameranno beata”. Questa fiaccola di speranza non si spegne mai, perchè ciò che è accaduto in Maria è irrevocabile.

La fede, nella prospettiva proposta dal libro, non è una luce da custodire in modo esclusivo. La fiaccola deve illuminare la realtà circostante e diventare sorgente di gioia e di salvezza.

Altri motivi spirituali del percorso

Le meditazioni affrontano anche temi come l’astinenza da Cristo, Maria scelta per liberarci dal male e la creatura a immagine del suo Creatore.

Bene, ora che avete capito la portata di questo libro, vi lascio solo qualche spunto veloce: astinenza da Cristo, Maria scelta per liberarci dal male, una creatura a immagine del suo Creatore.

Che riverbero in queste parole, che nostalgia di infinito, di adesione, di completezza e totalità. E che Grazia i due interventi di Papa Benedetto XVI.

Maria nel cuore del mistero cristiano

La riflessione su Maria conduce direttamente al centro della fede cristiana. Oggi, primo giorno del nuovo anno, la chiesa celebra la solennità di Maria Madre di Dio. Nella seconda lettura san Paolo enuncia così questo mistero: «quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli».

Con queste parole, la divina maternità di Maria viene inserita nel cuore del mistero cristiano. La nostra stessa adozione a figli di Dio è legata, come si vede, ad essa.

I Padri che nel concilio di Efeso del 431 definirono Maria Theotokos, Genitrice di Dio, non si sbagliavano dunque quando attribuivano a questo titolo un'importanza decisiva per tutto il pensiero cristiano. Esso ci parla, nello stesso tempo, di Gesù, di Dio e di Maria.

Il titolo «Madre di Dio» e la persona di Gesù

Madre di Dio fu all'origine un titolo che riguardava più Gesù che la Madonna. Di Gesù, esso ci attesta anzitutto che egli è vero uomo.

Tertulliano affermava: «Perché diciamo che Cristo è uomo? Perché è nato da Maria che è una creatura umana? Cristo è uomo non solo quanto all'essenza, ma anche quanto all'esistenza, perché ha voluto condividere, dell'uomo, non solo genericamente la natura, ma anche l'esperienza. Ha vissuto la vicenda umana in tutta la sua concretezza».

Infatti nella Preghiera Eucaristica IV si legge: «Egli si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo ed è nato dalla Vergine Maria; ha condiviso in tutto, eccetto il peccato, la nostra condizione umana».

Di Gesù, il titolo Madre di Dio attesta, in secondo luogo, che è vero Dio. Solo se Gesù è visto non come un semplice uomo, fosse pure il più grande dei profeti, ma anche come Dio, è possibile chiamare Maria «Madre di Dio».

Altrimenti, si potrà chiamare Madre di Gesù, o di Cristo, ma non di Dio. Infine, di Gesù, il titolo «Madre di Dio» attesta che egli è Dio e uomo in una sola persona.

Questo è lo scopo per cui esso fu adottato dai Padri nel Concilio di Efeso. Il seno di Maria dicevano - i Padri - è stato il «talamo» in cui sono avvenute le nozze di Dio con l'umanità.

San Cirillo Alessandrino scrive: «I Padri non dubitarono di chiamare la santa Vergine Madre di Dio, non certo perché la natura del Verbo o la divinità abbia avuto origine da lei, ma perché nacque da essa il santo corpo, dotato di un'anima razionale, a cui il Verbo è unito fino a formare con esso una sola persona».

La maternità divina e l’umiltà di Dio

Il titolo «Madre di Dio», oltre che di Cristo, ci parla di Dio, dell'umiltà di Dio. Dio ha voluto avere una madre!

La parola madre deriva da mater, che significa materia, nel senso più nobile del termine, che indica concretezza e realtà. Dunque Dio scende nel cuore stesso della materia. Che doccia fredda per l'orgoglio umano e che invito all'umiltà!

Il Dio che si fa carne nel seno di una donna è lo stesso che si fa presente nel cuore della materia del mondo, l'Eucaristia. Sant'Ireneo, infatti, ha ragione di dire che «chi non capisce la nascita di Dio da Maria non può capire neppure l'Eucaristia».

Maria, madre di Gesù e figura della Chiesa

Il titolo «Madre di Dio» ci parla, infine, di Maria. Maria è l'unica, nell'universo, a poter dire, rivolta a Gesù, ciò che dice a lui il Padre celeste: «Tu sei mio figlio, io oggi ti ho generato» (cf Sal 2,7).

Sant'Ignazio d'Antiochia dice, con tutta semplicità, che Gesù è «da Dio e da Maria». Quasi come noi diciamo di una persona che è figlia del tale e della tale.

Come dice S.E. Mons. Mauro Piacenza, presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, nella prefazione, è difficile comprendere, ma soprattutto vivere davvero un sano cristocentrismo senza essere immersi in un vero clima mariano.

Qui c'è tutto quello che crediamo di Maria e che speriamo anche per tutta la Chiesa che siamo noi di cui Maria è l'immagine più significativa.

I due commenti di Benedetto XVI

In appendice sono riportati due testi di papa Benedetto XVI ispirati dal canto XXXIII del Paradiso.

Il volume si distingue quindi anche per la presenza di due commenti di Benedetto XVI al canto XXXIII del Paradiso. Questi interventi completano il percorso meditativo dedicato alla preghiera di san Bernardo e alla figura di Maria.

Con due commenti di Benedetto XVI al canto XXXIII del Paradiso «Queste pagine nascono nella semplicità e nel silenzio delle mattine di dicembre, tra i volti ancora assonnati, ma pieni di stupore dei giovani universitari che quotidianamente riempiono la chiesa per la messa mattutina. Per sette giorni ci siamo fatti guidare da Dante per prepararci alla Festa dell’Immacolata. Poiché ciò che nasce dal nostro essere Chiesa non è solo nostro, proprio per ripagare questo debito abbiamo deciso di consegnare il cammino svolto anche agli altri».

Un testo breve per la meditazione personale

Chi non conosce queste parole? Ormai è diventata famosa, tra Nembrini, Benigni e tanti altri che l’hanno citata, spiegata, cantata,…

A me ha colpito questo librettino di Luigi Maria Epicoco, che contiene anche due commenti di Benedetto XVI che adoro. Sono una cinquantina di pagine dense e impegnative, che fanno prendere un respiro profondo nella conoscenza di Maria e quindi di suo Figlio.

Il formato breve non coincide con una lettura superficiale: le meditazioni richiedono attenzione e possono essere affrontate lentamente, come un percorso di preghiera e di approfondimento. In realtà il testo ci riporta le meditazioni della settimana precedente l’Immacolata, quindi il tema liturgico non è proprio corretto, ma ho trovato queste lezioni così belle che credo proprio possano essere d’aiuto anche nel mese di maggio.

Come dice S.E. Mons. Mauro Piacenza, presidente della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa, nella prefazione, è difficile comprendere, ma soprattutto vivere davvero un sano cristocentrismo senza essere immersi in un vero clima mariano.

E come non suggerire questo testo nel mese dedicato alla Vergine?

Dati bibliografici

ElementoInformazione
TitoloVergine Madre, figlia del tuo figlio - Meditazioni sull'Inno alla Vergine di Dante
AutoreLuigi Maria Epicoco
EditoreItaca
CollanaIl tutto nel frammento
Data di pubblicazioneAgosto 2019
Codice9788852606090
Pagine56
Dimensioni17 cm x 11,5 cm
AmbitoTeologia, mariologia

La preghiera sotto la protezione di Maria

Il più antico testo cristiano in cui Maria viene chiamata Madre di Dio (molto prima del concilio di Efeso) è la preghiera per eccellenza della fiducia in Maria, il Sub tuum praesidium, Sotto la tua protezione.

Ed è con questa bella preghiera che concludo questa mia riflessione: «Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, Santa Madre di Dio. Non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova, ma liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta».

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