La Veglia di Pentecoste nella chiesa di Noale è un momento comunitario di preghiera, ascolto della Parola e invocazione dello Spirito Santo, vissuto insieme alla Vergine Maria e a tutta la comunità ecclesiale. La celebrazione richiama l’evento narrato negli Atti degli Apostoli, quando lo Spirito Santo scese sui discepoli riuniti e li rese capaci di annunciare il Vangelo a tutti i popoli.
La Pentecoste è una delle feste più importanti dell’anno liturgico: celebra la discesa dello Spirito Santo su Maria e sugli apostoli e altri discepoli riuniti nel cenacolo. La Solennità di Pentecoste conclude il tempo pasquale celebrando la discesa dello Spirito santo.
Il significato della Pentecoste
Come alcune delle maggiori solennità cristiane trae origine dal retroterra in cui il cristianesimo si è sviluppato, ossia quello giudaico. Infatti “sette settimane”, ovvero cinquanta giorni, dopo la Pasqua gli ebrei celebravano e celebrano ancor oggi la festa delle Settimane, in origine festa della mietitura e dei primi frutti, cui si aggiunse più tardi il ricordo del grande dono fatto da Dio al popolo ebraico, il dono della Torah sul monte Sinai.
Luca negli Atti degli apostoli, al capitolo 2 racconta che cinquanta giorni dopo la resurrezione di Gesù, “mentre i discepoli erano riuniti nel compiersi del giorno di Pentecoste”, lo Spirito santo scese sul quel gruppo e li colmò di se stesso, ed essi cominciarono a parlare in lingue diverse così che tutti potevano comprenderli.
In questa solennità si ricorda la discesa dello Spirito e quindi l’inizio, in forza di questa persona della Trinità, della testimonianza cristiana dapprima presso Gerusalemme e i territori limitrofi, per poi arrivare in tutti i territori dell’Impero romano, il mondo allora conosciuto. La discesa dello Spirito santo porta con sé la manifestazione piena della Trinità e rende il cristiano partecipe della comunione che lega Padre, Figlio e Spirito Santo.

La veglia come attesa e invocazione
I giorni tra l’Ascensione del Signore e la domenica di Pentecoste sono un tempo di attesa e invocazione dello Spirito, che, in certo modo, ci fa rivivere l’esperienza della prima comunità di Gerusalemme. Infatti, accogliendo l’invito del Risorto a restare insieme in città per «attendere l’adempimento della promessa del Padre» (At 1,4), i discepoli hanno vissuto quei giorni in preghiera, nella fiduciosa attesa di essere battezzati nello Spirito Santo.
Così Luca ci mostra il quadro della prima Chiesa come comunità orante: «Entrati in città, salirono nella stanza al piano superiore, dove erano soliti riunirsi: vi erano Pietro e Giovanni, Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo figlio di Alfeo, Simone lo Zelota e Giuda figlio di Giacomo. Tutti questi erano perseveranti e concordi nella preghiera, insieme ad alcune donne e a Maria, la madre di Gesù, e ai fratelli di lui» (At 1,13-14).
La veglia che stiamo celebrando, come celebrazione liturgica della vigila, è come immedesimarci nell’esperienza degli apostoli uniti ad alcune donne, con Maria al centro, e con i “fratelli” di Gesù, i membri della sua famiglia che erano diventati credenti nel Signore.
Ora, carissimi fratelli e sorelle, l’immagine della comunità apostolica in preghiera ci suggerisce qualcosa di fondamentale: prima di ogni nostra riflessione e organizzazione, prima di ogni nostro agire e tentare anche vie nuove per essere Chiesa in questo passaggio così gravido di futuro, occorre metterci in atteggiamento di umile e intensa preghiera, invocare dallo Spirito la luce, l’intelligenza e la sapienza, non dimenticare mai che il Signore è il primo e vero protagonista della nostra vita e del cammino delle nostre comunità.
Il racconto degli Atti degli Apostoli
Il cenacolo per la Chiesa primitiva fu un evento sconvolgente, un fatto che modificò realmente - e in profondità - la vita di tutti e di ciascuno. Il soffio dello Spirito non è presentato come un venticello leggero (1Re 19,12) che accarezza delicatamente il viso ma come un “vento che si abbatte gagliardo” e scuote tutta la casa (At 2,2).
Si tratta solo di un’immagine, ma intende in qualche modo rivelare quello che è avvenuto nel cuore degli apostoli. L’effusione dello Spirito fu come una cesura, tracciò un confine netto tra due storie. A nessuno era più consentito di barare, nessuno poteva più chiudersi in una sorta di placida indifferenza.
Tutti si trovarono come catapultati nella strada, in mezzo agli uomini che, allora come oggi, cercavano di dare un senso al proprio vivere. Finiva così la luna di miele e cominciava per la Chiesa la fatica di stare nella storia con il cuore rivolto e in qualche modo già radicato nell’eterno.
Quello Spirito che dolcemente si era posato su Maria, ora veniva effuso in abbondanza alla presenza di Maria. Lo Spirito è dato a tutti e a ciascuno! La dimensione comunitaria non soffoca quella personale, il condividere la stessa storia non annulla la singolarità che appartiene ad ogni persona.
Nella Chiesa ogni uomo riceve la possibilità di scoprire e vivere la propria vocazione. Cosicché nella Chiesa nessuno viene emarginato, nessuno è così povero da non avere nulla da dare, ciascuno ha ricevuto un frammento della luce divina e il compito di comunicarlo agli altri.
La Parola proclamata nella veglia
Il dono dello Spirito è immediatamente legato al parlare: la paura lascia il posto alla coraggiosa testimonianza, l’ignoranza viene sostituita dalla fede che tutto illumina di nuova luce. Sospinta dallo Spirito, la Chiesa entra sulla scena del mondo ed annuncia la buona notizia allo stesso modo in cui Maria dopo aver ricevuto l’annuncio dell’angelo si mette in fretta in cammino verso la casa di Elisabetta.
Il dono dello Spirito si rivela nella parola, si potrebbe dire che lo Spirito diventa parola per mezzo degli apostoli. Non possiamo staccare lo Spirito dalla Parola né la Parola dallo Spirito: l’uno si rivela nell’altra.
L’esperienza cristiana è fondata sul fecondo intreccio di queste due realtà: lo Spirito rinnova interiormente l’uomo e lo mette in grado di cantare un canto nuovo così come Maria nella casa di Elisabetta innalzerà a Dio il canto del Magnificat, piena dello Spirito Santo.
Il brano degli Atti contiene un riferimento molto suggestivo: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano”. Questo Spirito, che colma, invade tutta la casa è lo stesso che un giorno ha colmato il grembo della Vergine Maria.
È lo stesso Spirito che ha acceso i cuori di santi, missionari, apostoli, evangelizzatori. Lasciamoci anche noi riempire da questo Spirito. Esclamiamo con il salmista che “dell’amore del Signore è piana la terra” e infine nel Vangelo accogliamo Gesù, l’acqua viva che estingue ogni sete e colma ogni distanza.
Dagli Atti degli Apostoli (At 2,1-11)
Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.
Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.
Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua.
Erano stupiti, e fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa? Siamo Parti, Medi, Elamìti; abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frigia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e proséliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio» Parola di Dio.
Il Salmo e il Vangelo
Salmo Responsoriale
R. Dell’amore del Signore è piena la terra.
Retta è la parola del Signore e fedele ogni sua opera. Egli ama la giustizia e il diritto; dell’amore del Signore è piena la terra.
Ecco, l’occhio del Signore è su chi lo teme, su chi spera nel suo amore, per liberarlo dalla morte e nutrirlo in tempo di fame.
L’anima nostra attende il Signore: egli è nostro aiuto e nostro scudo. Su di noi sia il tuo amore, Signore, come da te noi speriamo.
Dal Vangelo secondo Giovanni (7,37-39)
Nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù, ritto in piedi, gridò: «Se qualcuno ha sete, venga a me, e beva chi crede in me. Come dice la Scrittura: Dal suo grembo sgorgheranno fiumi di acqua viva».
Questo egli disse dello Spirito che avrebbero ricevuto i credenti in lui: infatti non vi era ancora lo Spirito, perché Gesù non era ancora stato glorificato. Parola del Signore.
Il Significato della Pentecoste - Don Luigi Maria Epicoco
La Chiesa in uscita e la missione
Pentecoste è il simbolo di una Chiesa che nella sua essenza è missionaria, in uscita verso l’umanità tutta. Pentecoste è il fuoco che smentisce chi pensa che la missione riguardi altri, chi pensa che la propria vita da cristiano possa concludersi tra le mura di casa, perché ognuno è chiamato.
Ognuno con la propria vocazione: proprio nelle letture della Pentecose si recita la lettera ai Corinzi in cui San Paolo scrive: «A ciascuno è data la manifestazione dello Spirito per il bene comune.
Infatti a uno è data, mediante lo Spirito, parola di sapienza; a un altro parola di conoscenza, secondo il medesimo Spirito; a un altro, fede, mediante il medesimo Spirito; a un altro, doni di guarigione, per mezzo del medesimo Spirito; a un altro, potenza di operare miracoli; a un altro, profezia; a un altro, il discernimento degli spiriti; a un altro, diversità di lingue e a un altro, l’interpretazione delle lingue; ma tutte queste cose le opera quell’unico e medesimo Spirito, distribuendo i doni a ciascuno in particolare come vuole».
Così essere Chiesa significa essere sinfonia di voci e carismi: non a caso l’anno scorso, proprio il giorno di Pentecoste è stato scelto per l’atto conclusivo del Sinodo diocesano, che ha esaltato questa diversità nell’unità, gettando le fondamenta della Chiesa laudense nei prossimi anni.
Una Chiesa sinodale, in cui viene dato il giusto spazio a tutte le componenti anche laicali.
La Chiesa come comunione di carismi
Lo Spirito è dato a tutti e a ciascuno! La dimensione comunitaria non soffoca quella personale, il condividere la stessa storia non annulla la singolarità che appartiene ad ogni persona. Nella Chiesa ogni uomo riceve la possibilità di scoprire e vivere la propria vocazione.
La Chiesa: Sinfonia di Carismi è il tema voluto dare alla Veglia di Pentecoste che si celebrerà sabato 27 Maggio con inizio alle ore 19.30 Uniti in preghiera al Vescovo della Diocesi di Cassano All’Jonio e Vicepresidente della Cei, S.E. Rev.ma Mons. Francesco Savino, renderemo grazie a Dio per il dono dello Spirito santo che, ancora una volta, invocheremo su di noi per essere e sentirci sempre più Chiesa in uscita verso le periferie dell’esistenza con la compagnia del Paraclito che ci assiste e accompagna fedelmente.
La Chiesa siamo tutti noi, è molto di più! E quindi i nostri movimenti devono veramente cercare come vivere in comunione con tutta la Chiesa, a livello diocesano. E quindi il Vescovo è una figura di riferimento molto importante.
Ciò richiede una testimonianza di mitezza, di distacco e di amore disinteressato ai fratelli e alla comunità, che sia di esempio per tutti. Qui vorrei sottolineare l’importanza di questa dimensione della comunione con tutta la Chiesa.
A voi, cari amici che appartenete a differenti associazioni, movimenti e nuove comunità, affido una consegna questa sera: sentitevi responsabili di arricchire la nostra Chiesa con i vostri carismi e siate disponibili anche ad animare la vita quotidiana delle nostre parrocchie, mettendo a disposizione ciò che siete, dando il vostro apporto nella catechesi dei piccoli e delle famiglie, nell’accompagnamento dei genitori che chiedono il battesimo per i loro bimbi - che grande occasione missionaria! - nella presenza nella vita degli oratori, perché siano davvero luoghi d’incontro e d’educazione alla fede, nella vicinanza agli anziani e ai malati.
La celebrazione nella comunità
Fratelli e sorelle carissime, siamo riuniti in preghiera questa sera insieme con Maria, la Santa Vergine del Rosario, perché desideriamo tenere fissi i nostri cuori sul mistero dell’amore che nello Spirito Santo, fa nuove tutte le cose.
Ci sentiamo come gli apostoli chiusi nel cenacolo in attesa della forza che rinvigorisca i nostri cuori stanchi e i passi vacillanti. Sappiamo da figli però di non essere soli. Abbiamo una Madre che con noi prega, intercede, supplica.
All’inizio di questa veglia di preghiera invochiamo dunque con fede lo Spirito Santo per chiedere la luce necessaria ad illuminare i nostri cuori e le nostre menti per comprendere a quale bellezza e profondità Dio ci ha chiamati.
Il raduno è fissato alle ore 18.45 presso il monumento dell’Immacolata e si procederà in processione presso la Basilica Minore Santa Maria del Lauro dove si svolgerà la celebrazione vigilare curata dall’Ufficio della Consulta Diocesana delle Aggregazioni Laicali e dall’Ufficio Liturgico.
Le invocazioni allo Spirito Santo
Le invocazioni sono proposte da una coppia di sposi e da un consacrato/a per sottolineare la presenza nella Chiesa di entrambi le vocazioni.
Vieni Spirito Santo, sorgente viva e zampillante d’amore, dona agli sposi di essere intimamente uniti tra di loro, fa’ che siano “una carne sola”; dona loro fortezza nella prova, sicurezza nel cammino, perseveranza nell’amore perché possano amarsi ogni giorno di più, ogni giorno in modo sempre nuovo.
Vieni, Spirito di potenza, scendi con la tua forza sui giovani radunati questa sera e rendili docili alla Parola, pronti a rispondere alla chiamata alla santità, sempre vigilanti nell’accogliere la presenza del Padre.
Spirito di consiglio, soffio di Dio, scendi sulla tua Chiesa perché sappia essere per ogni famiglia una casa aperta e accogliente, un luogo di formazione e di ristoro dove attingere la grazia dei sacramenti e quella parola di speranza capace di vincere ogni difficoltà.
Vieni Spirito di verità, soffia con potenza nelle famiglie ferite, che vivono il dramma della separazione e dell’abbandono, del lutto e della malattia. Fa’ fiorire l’amore dove vi è odio, infondi la gioia dove vi è dolore, dona la pace al cuore di ciascuno.
L’ascolto della Parola
Dio non ci lascia soli nel cammino esigente che ci chiama a percorrere come comunità ecclesiale. Ci dona la sua Parola che è lampada ai nostri passi e guida nel nostro cammino.
Accogliamo solennemente il Lezionario che verrà portato in processione con il canto. Il diacono che leggerà il Vangelo insieme ai lettori della Prima lettura e del Salmo che porteranno due ceri accesi, dal fondo della Chiesa all’ambone portano il Lezionario mentre si esegue un canto di ascolto.
Esempio Shemà Israel o simile. Il brano degli Atti contiene un riferimento molto suggestivo: “Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano”.
Le sette lampade della fede
Dopo aver ascoltato la Parola, spezzata per noi da Vescovo, siamo pronti a dare la nostra personale risposta ecclesiale allo Spirito che con l’aiuto di Maria viene a indicarci la strada per vivere la nostra vocazione.
Vengono portate 7 lampade. Esse ci ricordano i sette sacramenti, le sette vergini sapienti che attendono lo sposo, i sette giorni della Creazione…indicano cioè la totalità e anche la bellezza della Chiesa.
Ognuno con il suo carisma la rende più bella. Abbiamo la lampada della famiglia, la lampada dei giovani che si preparano alla Confermazione, la lampada dei bambini, la lampada della vita consacrata, la lampada degli anziani, la lampada dei sacerdoti, la lampada degli adolescenti.
Mentre vengono portate si esegue un canto. Si pongono in semicerchio davanti all’altare con la lampada accesa. Il Vescovo si alza e pronuncia questa preghiera di benedizione su di loro.
Padre Santo, fonte di ogni santità, nel battesimo ci hai donato il tuo Spirito che ci unisce in una sola carne al tuo Figlio: in Lui, immagine dell’uomo nuovo, la luce della santità risplende in modo unico e irripetibile.
Accogliendo le sue parole e camminando sulle sue orme anche noi abbiamo la certezza di rispondere alla tua chiamata. Ora ti preghiamo, dona a questi tuoi figli per intercessione della Vergine, un cuore docile per lasciarsi plasmare dallo Spirito, una fede retta per accogliere ogni tua Parola, una volontà decisa per camminare senza esitazione nelle vie del Vangelo, una carità operosa per servire con sincera dedizione i fratelli che ogni giorno incontrano.
Le persone depongono le lampade ai piedi del Quadro della Vergine.
Lo Spirito Santo nella vita quotidiana
Alcune caratteristiche dello Spirito Santo sono state sottolineate da papa Francesco: “E’ il Consolatore, è spirito di guarigione, è Spirito di risurrezione e può trasformare quelle ferite che ti bruciano dentro.
Lui ci insegna a non ritagliare i ricordi delle persone e delle situazioni che ci hanno fatto male, ma a lasciarli abitare dalla sua presenza. Così ha fatto con gli Apostoli e con i loro fallimenti.
Avevano abbandonato Gesù prima della Passione, Pietro l’aveva rinnegato, Paolo aveva perseguitato i cristiani: quanti sbagli, quanti sensi di colpa! E noi, pensiamo ai nostri sbagli: quanti sbagli, quanti sensi di colpa!
Da soli non c’era via di uscita. Da soli no; con il Consolatore sì. Perché lo Spirito guarisce i ricordi: guarisce i ricordi.
Come? Rimettendo in cima alla lista ciò che conta: il ricordo dell’amore di Dio, il suo sguardo su di noi. Così mette ordine nella vita: ci insegna ad accoglierci, ci insegna a perdonare, perdonare noi stessi.
Non è facile perdonare se stessi: lo Spirito ci insegna questa strada, ci insegna a riconciliarci con il passato. A ripartire”.
Il discernimento e la scelta del cammino
Lo Spirito ci insegna quali vie prendere. Ci ricorda il punto di partenza, ma adesso ci insegna quale via prendere. Lo Spirito, in altre parole, di fronte agli incroci dell’esistenza, ci suggerisce la strada migliore da prendere.
Perciò è importante saper discernere la sua voce da quella dello spirito del male. Ambedue ci parlano: imparare a discernere per capire dove è la voce dello Spirito, per riconoscerla e seguire la strada, seguire le cose che Lui ci sta dicendo.
Lo Spirito Santo non ti dirà mai che nel tuo cammino va tutto bene. Mai te lo dirà, perché non è vero. No, ti corregge, ti porta anche a piangere per i peccati; ti sprona a cambiare, a combattere con le tue falsità e doppiezze, anche se ciò richiede fatica, lotta interiore e sacrificio.
Lo spirito cattivo, invece, ti spinge a fare sempre quello che ti piace e che ti pare; ti porta a credere che hai diritto a usare la tua libertà come ti va.
Poi però, quando resti con il vuoto dentro - è brutta, questa esperienza di sentire il vuoto dentro: tanti di noi l’abbiamo sentita! -, e tu, quando resti con il vuoto dentro, ti accusa: lo spirito cattivo ti accusa, diviene l’accusatore, e ti butta a terra, ti distrugge.
Lo Spirito Santo, che nel cammino ti corregge, non ti lascia mai a terra, mai, ma ti prende per mano, ti consola e ti incoraggia sempre.
Preghiera conclusiva e mandato
Il Signore ci ha donato il suo Spirito. Con la fiducia, la libertà, l’amore dei figli cantiamo insieme: Padre nostro.
Padre, conferma l’evento di grazia che hai compiuto in questi tuoi figli custodisci nei loro cuori i doni del tuo santo Spirito perché siano fedeli custodi della tua Parola e coraggiosi testimoni di Cristo Crocifisso e risorto. Egli vive e regna nei secoli dei secoli. Amen.
Dio, sorgente di ogni luce, che oggi ha mandato sui discepoli riuniti con Maria lo Spirito consolatore, vi benedica e vi colmi dei suoi doni.
Il Signore risorto vi comunichi il fuoco del suo Spirito e vi illumini con la sua Sapienza.
Lo Spirito Santo, che ha riunito popoli diversi nell’unica Chiesa, a imitazione della Vergine Maria, vi renda perseveranti nella fede e gioiosi nella speranza fino alla visione beata del cielo.
La benedizione di Dio Onnipotente, Padre e Figlio e Spirito Santo, discenda su di noi e con noi rimanga sempre.
Andate in pace. Rendiamo grazie a Dio. Canto: Magnificat.