Il bacio del Rosario nei comizi elettorali di Matteo Salvini

Il caso del Rosario baciato da Matteo Salvini durante il comizio di piazza Duomo a Milano, il 18 maggio 2019, divenne uno dei simboli più discussi della campagna per le elezioni europee. Il leader della Lega mostrò la corona al termine dell’intervento e la accompagnò con un’invocazione alla Madonna: «Io personalmente affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che sono sicuro che ci porterà alla vittoria».

Il gesto fu interpretato da una parte del mondo cattolico come un uso strumentale della fede a fini politici, mentre Salvini sostenne di richiamarsi a un simbolo personale e dichiarò di essere «orgoglioso» di avere sempre il Rosario in tasca. Pochi giorni dopo, nella conferenza stampa convocata per commentare il risultato della Lega alle elezioni europee del 26 maggio 2019, baciò un crocifisso e precisò: «Non ho mai affidato al Cuore immacolato di Maria un voto, o il successo di un partito, ma il futuro e il destino di un paese e di un continente».

Il comizio di piazza Duomo a Milano

Sabato 18 maggio, in piazza Duomo a Milano, a conclusione del comizio elettorale dei partiti sovranisti e di estrema destra europei, il leader della Lega e ministro degli Interni Matteo Salvini ha baciato la corona del Rosario, con un’invocazione alla Madonna: «Io personalmente affido la mia e la vostra vita al cuore immacolato di Maria che sono sicuro che ci porterà alla vittoria».

A conclusione del suo discorso il leader della Lega ha ostentato più volte la corona per auspicare a lui e a suoi alleati un successo alle prossime europee. La piazza sovranista di Milano si riempie a metà, rispetto alle attese, ma nel suo discorso il leader della Lega Matteo Salvini non perde l’occasione per usare in modo strumentale il rosario.

Con lui in una piazza Duomo molto lontana dal tutto esaurito si sono succeduti tutti gli altri leader sovranisti, come Marine Le Pen del Fronte nazionale, che affiancato il vice premier e ministro dell’Interno nella sua sfida all’Europa. «Dobbiamo difendere i nostri stati nazionali, richiedere più sovranità nazionale e assumerci la responsabilità per i nostri Paesi. Basta diktat dal superstato dell’Ue: basta immigrazione, basta Islam», ha detto Geert Wilders, leader del partito olandese Pvv dal palco di Milano.

Salvini ha anche attaccato sull’accoglienza Papa Francesco. «I numeri dicono che la politica delle porte aperte e dei porti aperti tra il 2015 e il 2018 ha causato secondo i dati Onu quasi 15mila tra morti e dispersi - ha detto il capo della Lega -. La nostra politica dà solidarietà a chi merita e ha fatto scendere a meno di mille le vittime sul fondo del mar Mediterraneo. Stiamo salvando vite. Diciamolo con orgoglio domani andando a messa».

Matteo Salvini bacia Rosario in piazza Duomo

Il significato politico del gesto

Ma è con il crocifisso che Salvini ha voluto dare una connotazione precisa al suo intervento. E non è la prima volta che ricorre a questo gesto. Dal crocifisso al rosario il messaggio non cambia.

Il rosario e le croci di Matteo Salvini servono a marcare un’identità forte: la religione non c’entra. Molata, moltissima acqua è passata nel Po da quando Umberto Bossi la raccoglieva nella «sacra ampolla» sul Monviso. Sabato, Matteo Salvini è apparso invece in una sorta di svolta mistica.

Un’intuizione di mercato alla Salvini: anche i suoi comizi offrono merce varia ma su tutta egli alza la corona del Rosario. Tornano i comizi in piazza, torna la campagna elettorale. E, come ciclicamente accade, c’è anche un grande ritorno di vecchie abitudini e ostentazioni.

Il gesto venne quindi inserito in una più ampia strategia di comunicazione politica, nella quale simboli religiosi, riferimenti identitari e messaggi rivolti alla nazione erano presentati nello stesso spazio del comizio elettorale.

Il Rosario, il crocifisso e il risultato delle elezioni europee

Il Capitano, come lo chiamano i suoi, ha aperto la conferenza stampa a via Bellerio, indetta per commentare il grande successo elettorale della Lega alle europee, con in mano un crocifisso. Lo ha baciato.

«Ringrazio chi c’è lassù, e non aiuta Matteo Salvini e la Lega - ha esordito il segretario federale del Carroccio - ma aiuta l’Italia e l’Europa a ritrovare speranza, orgoglio, radici, lavoro, sicurezza e quindi io non ho mai affidato al Cuore immacolato di Maria un voto, o il successo di un partito, ma il futuro e il destino di un paese e di un continente».

Pochi minuti prima di scendere in conferenza stampa, e «in attesa dei dati definitivi», Salvini era intervenuto postando un video sul suo profilo facebook, ringraziando, con un grande sorriso chi in questa tornata elettorale ha votato la Lega. «Grazie, grazie, grazie Italia. Useremo bene la vostra fiducia», ha detto il ministro dell’Interno accompagnando le parole a gesti della mano, così da stabilire un contatto il più stretto possibile con chi lo segue sui social.

In apertura della conferenza stampa Salvini si presenta dunque con un simbolo religioso diverso da quello mostrato sul palco milanese, ma il collegamento comunicativo resta evidente: il crocifisso e il Rosario vengono esibiti nel contesto di un intervento politico dedicato al consenso elettorale.

Le precedenti apparizioni del Rosario nei comizi

Venerdì scorso, in un comizio elettorale a Galliate, nel Novarese, è tornato a baciare un rosario davanti ai militanti, che lo hanno applaudito. E sempre con il rosario in mano era salito sul palco della manifestazione sovranista a Milano, a Piazza Duomo.

E così accade che Matteo Salvini a Gallipoli abbia rimesso in mostra una vecchia abitudine di ostentazione della propria fede nel corso dei suoi eventi elettorali, baciando un rosario davanti ai cittadini accorsi in strada per ascoltare le sue parole. Un gesto non nuovo e che torna in voga in occasione dei comizi di piazza per le varie elezioni.

Sarà il clima elettorale - Salvini era a Gallipoli per lanciare la volata di Raffaele Fitto in vista del voto per le Regionali del 20 e 21 settembre -, sta di fatto che il leader della Lega ha deciso di offrire al pubblico (presente in loco o che lo segue sui suoi canali social) un’immagine che negli ultimi mesi era diventata desueta.

L’ultima ostentazione in pubblico di un bacio al rosario, infatti, risaliva al gennaio in scorso, periodo in cui girava in lungo e in largo l’Emilia-Romagna nel tentativo di far vincere alla Lega la contesa elettorale (poi persa) a sostegno di Lucia Borgonzoni contro Stefano Bonaccini.

Nel filmato, pubblicato sul profilo Instagram del segretario del Carroccio, si vede un uomo che consegna a Matteo Salvini un rosario. Un omaggio, uno dei tanti, che il senatore riceve dai suoi sostenitori durante i suoi comizi elettorali.

  1. Durante il comizio di piazza Duomo a Milano, Salvini mostrò e baciò il Rosario dopo l’intervento elettorale.
  2. A Galliate, nel Novarese, tornò a baciare un Rosario davanti ai militanti.
  3. A Gallipoli ripropose il gesto nel corso di un evento elettorale.
  4. Nella conferenza stampa di via Bellerio baciò invece un crocifisso.

I diversi rosari ricevuti da Matteo Salvini

Il rosario mostrato e baciato da Matteo Salvini durante il comizio di piazza Duomo a Milano nel febbraio 2018 gli era stato regalato da un sacerdote: «Me lo ha regalato un don, lo ha fatto da una donna che combatte in strada, e non lo mollo più».

In un’altra occasione, durante un convegno al Palazzo delle Stelline di Milano, Salvini ricevette invece un rosario direttamente da una signora, sua ammiratrice. Dopo averla ringraziata, il vicepremier baciò il rosario e spiegò su Twitter: «Grazie alla signora che mi ha regalato un rosario. Da ultimo dei peccatori lo bacio e lo porto con me».

OccasioneChi lo regalò o da dove provenivaDestinatario o utilizzo
Comizio di piazza Duomo, Milano«Me lo ha regalato un don, lo ha fatto da una donna che combatte in strada»Salvini lo mostrò durante il giuramento e dichiarò di non volerlo più lasciare
Convegno al Palazzo delle Stelline, MilanoUna signora, sua ammiratriceSalvini lo baciò e disse: «Da ultimo dei peccatori lo bacio e lo porto con me»
Visita al santuario portogheseRosario di Fatima portato da SalviniVittorio Sgarbi lo ricevette in dono al termine del vertice di centrodestra
Ospitata a “Pomeriggio Cinque”Una signora di VercelliSalvini disse di averlo ricevuto con l’incarico di consegnarlo a Barbara d’Urso

Questo episodio, avvenuto il 2 giugno 2021, riguarda quindi un rosario diverso da quello ricevuto dalla signora durante il convegno milanese e da quello mostrato nel comizio di piazza Duomo.

Matteo Salvini, ospite a “Pomeriggio Cinque”, ha regalato un rosario a Barbara d'Urso. “Me lo ha dato una signora di Vercelli che ho incontrato oggi - spiega il vicepremier alla conduttrice - e mi ha detto di consegnarlo a te”.

Il dono portato da Fatima agli altri leader Al termine del vertice di centrodestra andato in scena alla Camera Vittorio Sgarbi ha mostrato ai giornalisti presenti il rosario di Fatima ricevuto in dono da Matteo Salvini. Il numero uno del Carroccio ha infatti voluto omaggiare gli altri leader con un presente portato dalla recente visita al santuario portoghese.

Il giuramento sul Vangelo e il Rosario

Sabato, Matteo Salvini è apparso invece in una sorta di svolta mistica. Il nuovo corso si annuncia alla manifestazione di Milano, all’inizio senza dar troppo nell’occhio.

Le nubi del mattino si sono dissolte al sole poco prima dell’inizio dell’appuntamento e il leader leghista, con insolita cravatta sotto al piumino blu, commenta : «Qualcuno in alto ci sta dando una mano». Potrebbe sembrare un commento d’occasione e invece il candidato premier prosegue: «Mai uteri in affitto, mai bambini in vendita».

Quindi, annuncia che «nel governo Salvini», che sarà «un governo buono», ci sarà «un ministro ai disabili»: «Con noi gli ultimi saranno i primi». Ed esibisce un rosario: «Me lo ha regalato un don, lo ha fatto da una donna che combatte in strada, e non lo mollo più».

Anche l’appuntamento elettorale viene giocato in chiave religiosa: perché la «prossima, per credenti e non credenti, sarà una vera Pasqua di resurrezione».

Per arrivare al gran finale. Quando invita la piazza piena di militanti a unirsi a lui in un giuramento: «Mi impegno e giuro di essere fedele al mio popolo, a 60 milioni di italiani, di servirlo con onestà e coraggio, giuro di applicare davvero la Costituzione italiana, da molti ignorata. E giuro di farlo rispettando gli insegnamenti contenuti in questo sacro Vangelo. Io lo giuro, giurate insieme a me?».

Dal giuramento di Pontida a quello di piazza Duomo. Una scena che ricorda quella di piazza Duomo, del febbraio scorso, quando, in piena campagna elettorale per le politiche, il segretario della Lega aveva giurato 'da premier' sul Vangelo e con il rosario in mano.

Le reazioni della Chiesa e del mondo cattolico

Reazioni ferme e durissime. Il mondo cattolico italiano non ci sta a un uso platealmente strumentale della fede per fini politici.

Un invito a non mescolare la fede con la politica è venuto dal Segretario di Stato vaticano, cardinale Pietro Parolin, interrogato dai giornalisti in margine alla Festa dei popoli in piazza San Giovanni a Roma: «Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso».

Un garbato invito a non mescolare la fede con la politica è venuto anche dal Segretario di Stato vaticano cardinale Pietro Parolin, interrogato dai giornalisti in margine alla Festa dei popoli per la quale ha celebrato in piazza San Giovanni a Roma: «Io credo che la politica partitica divida, Dio invece è di tutti. Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso».

Un ammonimento arriva anche dal cardinale Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova e presidente del Consiglio delle Conferenze episcopali europee, in una intervista a La Stampa: «Invocare Dio per se stessi è sempre molto pericoloso. Nessuno può appropriarsi dei valori cristiani».

La critica di padre Antonio Spadaro

Durissimo il gesuita padre Antonio Spadaro, direttore de La Civiltà cattolica: «Il comandamento di non nominare il nome di Dio invano - ha scritto nei suoi profili Facebook e Instagram - chiede di non usarlo per i propri scopi: la coscienza critica e il discernimento dovrebbe aiutare a capire che non è un comizio politico il luogo per fare litanie e in nome di valori che col Vangelo di Gesù nulla hanno a che fare».

La coscienza cristiana dovrebbe sussultare con sdegno e umiliazione nel vedersi così mercanteggiata e blandita. La reazione di Cristo all’uso strumentale di Dio è la cacciata dei mercanti dal Tempio. Si facciano i propri discorsi, si vincano o perdano le elezioni, ma davanti a Dio bisogna togliersi i sandali».

«Il comandamento di non nominare il nome di Dio invano - ha scritto nei suoi profili Facebook e Instagram il padre Antonio Spadaro - chiede di non usarlo per i propri scopi: la coscienza critica e il discernimento dovrebbe aiutare a capire che non è un comizio politico il luogo per fare litanie e in nome di valori che col Vangelo di Gesù nulla hanno a che fare».

La posizione di Famiglia Cristiana

Non la manda a dire anche il settimanale Famiglia cristiana: «Il Rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a papa Francesco, ecco il sovranismo feticista».

«A Milano - prosegue il settimanale - è andato in scena l’ennesimo esempio di strumentalizzazione religiosa per giustificare la violazione sistematica nel nostro Paese dei diritti umani. Mentre il capopolo della Lega esibiva il Vangelo, un’altra nave carica di vite umane veniva respinta e l’Onu ci condannava per il decreto sicurezza».

Ancora più risentita è stata la reazione di Famiglia Cristiana, che già una volta aveva usato contro il ministro dell’interno il motto evangelico «Vade retro»: «Il rosario brandito da Salvini e i fischi della folla a papa Francesco, ecco il sovranismo feticista».

La posizione di Avvenire

In un corsivo non firmato, prende posizione anche il quotidiano dei cattolici, Avvenire: «Confronti e graduatorie tra Papi, ostentazione del Rosario per invocare un aiuto celeste nelle urne, proclami identitari: il leader leghista Matteo Salvini ancora una volta si proclama alfiere del cattolicesimo, ma di un cattolicesimo tutto suo, “politicizzato” e contraddittorio, piuttosto distante dal magistero del Papa e della Chiesa universale e italiana».

«Non si può discutere la fede che ciascuno afferma di avere, ma neppure è lecito deformare il messaggio evangelico. E col Rosario si prega, non si fanno i comizi».

Sul tono vibrato di Spadaro e di Famiglia Cristiana era stato invece il commento al gesto di Salvini venuto da Avvenire, il quotidiano dei vescovi: «Col Rosario si prega, non si fanno i comizi».

Le dichiarazioni di Enzo Bianchi e dei rappresentanti ecclesiastici

«Sono profondamente turbato - scrive su Twitter Enzo Bianchi, fondatore della Comunità di Bose - come è possibile che un politico oggi, in un comizio elettorale, baci il Rosario, invochi i santi patroni d’Europa e affidi l’Italia al Cuore immacolato di Maria per la vittoria del suo partito? Cattolici, se amate il cristianesimo non tacete, protestate!».

«Ritengo che sia scorretto usare il nome di Dio in questo modo. Non soltanto il suo nome, ma anche quello della Vergine. È una modalità strumentale dalla quale prendere del tutto le distanze». Lo ha sostenuto il segretario del Consiglio dei cardinali e vescovo di Albano, mons. Marcello Semeraro, in un’intervista a La Repubblica.

Una «uscita esecrabile», di fronte alla quale cita un passaggio del documento sulla fratellanza umana firmato negli Emirati Arabi Uniti da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Al-Tayyeb: «Dio, l’Onnipotente non ha bisogno di essere difeso da nessuno e non vuole che il Suo nome venga usato per terrorizzare la gente».

«Chi ha responsabilità di governo - ha aggiunto il vescovo - dovrebbe leggere e studiare questo testo». Infine, a Salvini mons. Semeraro ricorda che «esiste il timor di Dio. Che da esso occorrerebbe ripartire».

Al Corriere della Sera l’arcivescovo di Chieti mons. Bruno Forte spiega che «il Rosario usato a fini elettorali non rispetta la serietà della fede e ferisce i credenti. La preghiera non può essere usata a fini strumentali. Mi auguro che il ministro Salvini lo comprenda».

«Un conto è la fede, che si difende da se stessa e certo non ha bisogno di Salvini per essere difesa. Altro è usare un simbolo sacro a favore della propria parte politica».

«È ora di finirla. Non possiamo più stare zitti di fronte alle sparate di un sempre più arrogante ministro della Repubblica». Lo ha scritto sul sito della Diocesi di Mazara del Vallo (Trapani), il vescovo mons. Domenico Mogavero.

«Non possiamo più permettere che ci si appropri dei segni sacri della nostra fede per smerciare le proprie vedute disumane, antistoriche e diametralmente opposte al messaggio evangelico», ha aggiunto. «Chi è con lui non può dirsi cristiano perché ha rinnegato il comandamento dell’amore».

La replica di Matteo Salvini

Brusco scambio di battute tra il ministro Salvini e i suoi critici per il rosario che il vicepremier è tornato ad agitare nel comizio milanese di sabato: Avvenire, Famiglia Cristiana e il gesuita Spadaro direttore di Civiltà Cattolica l’hanno accusato di strumentalizzare la religione e lui ha replicato che è «orgoglioso» di avere sempre il rosario in tasca.

Ha voluto cioè controbattere che con quel gesto non strumentalizza ma si richiama a un simbolo che gli appartiene. «Sono l’ultimo dei buoni cristiani - ha replicato Salvini a margine di un incontro a Sassuolo - ma sono orgoglioso di andare in giro col Rosario sempre in tasca».

Il ministro ha quindi presentato il Rosario come un oggetto personale, ricevuto in dono e portato con sé, mentre i suoi critici hanno sottolineato il contesto pubblico nel quale veniva mostrato: un comizio elettorale accompagnato da invocazioni religiose e da riferimenti alla vittoria politica.

Il confronto con Luigi Di Maio

Luigi Di Maio, invece, aveva chiuso la campagna elettorale qualche ora prima in piazza Bocca della Verità anche lui con un bacio, ma alla bandiera italiana.

Alle sue spalle tutti i ministri M5s e Davide Casaleggio, che ha abbracciato ad uno a uno mentre la piazza scandiva in coro «onestà onestà».

Il confronto tra i due gesti mise in evidenza due simboli diversi utilizzati nello stesso clima elettorale: da una parte il Rosario e il crocifisso, associati da Salvini alla fede, all’identità e al destino dell’Italia e dell’Europa; dall’altra la bandiera italiana, baciata da Di Maio come simbolo nazionale.

Le polemiche sul sovranismo e sui simboli religiosi

Con il crocifisso, il Rosario e i riferimenti alla protezione della Madonna, Salvini accompagnò una piattaforma politica incentrata sulla sovranità nazionale, sul controllo dell’immigrazione e sulla critica alle istituzioni europee.

«Dobbiamo fermare l'immigrazione, fermare l'islamizzazione. Ancora una volta: basta Islam. Salvini ha già cambiato la politica italiana ed è un esempio per tutti noi. Basta barconi con immigrati illegali», ha aggiunto.

Salvini ha anche ribadito, rispedendo al mittente, ovvero al Movimento cinque stelle, il fatto di essere a capo di una coalizione estremista: «Noi - ha concluso il ministro dell’Interno - non siamo l’ultradestra».

Va infine segnalata una protesta della presidente della Comunità ebraica romana Ruth Dureghello, che non è tanto contro Salvini quanto contro i suoi alleati suprematisti nostalgici del fascismo: «Pensavamo di aver sconfitto quel male ma dopo 70 anni quel male si è riaffacciato con striscioni e manifestazioni che inneggiano a simboli che pensavamo davvero di non rivedere più».

Salvini bacia il rosario: "L’immacolato cuore di Maria ci porterà alla vittoria"

Il nodo tra fede personale e uso politico del simbolo

Il punto centrale della polemica non riguardò soltanto il fatto che Salvini possedesse o baciasse un Rosario, ma il luogo e il momento in cui il gesto venne compiuto. Le critiche si concentrarono sull’esibizione della corona durante un comizio, sull’invocazione della Madonna per la vittoria e sull’accostamento tra simboli religiosi e obiettivi di una parte politica.

Da una parte, Salvini rivendicò una devozione personale e il diritto di portare con sé un oggetto ricevuto in dono. Dall’altra, esponenti cattolici e rappresentanti della Chiesa sostennero che il carattere privato della fede non esclude la responsabilità pubblica quando un simbolo sacro viene utilizzato in una manifestazione elettorale.

La discussione si concentrò così sulla differenza tra la testimonianza personale della fede e l’uso di un simbolo religioso per rafforzare un messaggio politico, mobilitare il consenso o invocare una protezione spirituale sulla propria parte.

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