L’interno dell’Abbazia di Casamari è un modello esemplare dell’architettura gotico-cistercense: gli ambienti sono organizzati con rigore geometrico, secondo il modulo quadrato, e rispondono alle necessità della vita monastica, fondata sulla preghiera, sul lavoro e sulla meditazione. La chiesa, il chiostro, la sala capitolare, il refettorio, il calefactorium e il museo formano un complesso unitario, nel quale la semplicità delle forme convive con importanti testimonianze artistiche e storiche.
La chiesa ha pianta a croce latina, tre navate e sette campate di uguale ampiezza; la navata centrale ha dimensioni doppie rispetto alle due laterali. Volte a crociera su pilastri con fascio di colonnine sormontate da capitelli gotico-cistercensi definiscono lo spazio interno e accentuano la verticalità dell’edificio.

La chiesa abbaziale: pianta, proporzioni e struttura
L’interno della chiesa è a croce latina, a tre navate, con lo spazio organizzato sul modulo quadrato. Le campate della navata centrale sono sorrette da robusti pilastri cruciformi. La tipica planimetria cistercense presenta una navata centrale di dimensioni doppie rispetto alle due laterali.
Le tre navate hanno sette campate di uguale ampiezza. L’architettura, un mix di stile gotico e romanico, incanta i visitatori con la sua semplicità elegante. Gli archi a sesto acuto e i dettagli scolpiti narrano la maestria degli artigiani medievali.
Il rigore geometrico e la purezza delle forme sono caratteristiche fondamentali dell’architettura cistercense che, nel rispetto della regola benedettina rinnovata dall’azione riformatrice di Bernardo di Chiaravalle, si prefiggeva di adeguare gli spazi alle necessità della vita monastica e di uniformarli a principi di umiltà e lavoro.
L’articolazione degli spazi è concepita sul modulo quadrato e sviluppa una proporzione perfetta tra pianta e alzato. Il complesso di Casamari costituisce un modello esemplare di questo stile architettonico, da interpretarsi come il manifesto della spiritualità cistercense.
La luce, le finestre e le volte
Dietro l’altare della chiesa, l’area del Coro si trova sotto artistiche finestre d’alabastro. Finestre bifore in stile gotico caratterizzano l’Abbazia di Casamari.
In passato il numero delle finestre era molto maggiore, addirittura 88, ma alla fine del 1500 il Cardinal Benelli decise di farne chiudere molte a causa del freddo. La chiesa effettivamente, essendo tutta in pietra con altissime volte a crociera, doveva essere in passato particolarmente gelida.
Le volte a crociera, sostenute da pilastri con fasci di colonnine, accompagnano lo sguardo verso l’alto e rendono leggibile la struttura dell’edificio. La sobrietà della decorazione è coerente con l’ideale cistercense di umiltà, ordine e concentrazione spirituale.
Il presbiterio, il coro e l’altare maggiore
Originariamente collocato nell’abside, l’altare maggiore è posto all’incrocio col transetto, al di sotto di un baldacchino monumentale in marmo policromo fatto realizzare da Clemente XI nel 1711. Il grande altare con baldacchino in marmi policromi fu sistemato al centro del transetto nel 1711 dal cardinale Albani.
Il transetto si apre in quattro cappelle con paliotti scalare molto antichi, mentre sull’altare si vede un enorme baldacchino donato da Clemente XI in marmi decorati. Il coro era posto secondo le prescrizioni cistercensi davanti all’altare e non, come è ora, nell’ambiente raccolto dell’abside.
L’area del coro, collocata dietro l’altare, costituisce uno degli spazi più raccolti della chiesa. Le finestre d’alabastro filtrano la luce e contribuiscono all’atmosfera di raccoglimento che caratterizza l’interno dell’abbazia.

La navata destra e i monaci martiri
La navata destra ospita le tombe dei monaci martiri uccisi dai Francesi nel 1799. La loro memoria è legata alla tragica notte del 13 maggio 1799, quando un drappello di venti soldati sbandati irruppe all’interno dell’abbazia alle otto di sera, mentre la comunità si accingeva al canto della compieta.
Sei monaci rimasero uccisi nell’atto di sottrarre le sacre pissidi o di riparare alla profanazione delle particole consacrate. Essi sono il priore padre Simeone Cardon, padre Domenico Zawrel, fra Maturino Pitri, fra Albertino Maisonade, fra Modesto Burgen e fra Zosimo Brambat.
Le tombe nella navata destra collegano lo spazio liturgico alla storia della comunità monastica e rendono visibile una delle pagine più drammatiche della vicenda dell’abbazia. Sulla testimonianza di sangue dei martiri, associati alla passione di Cristo, poggia la solidità della Chiesa.
Il chiostro: centro della vita spirituale
Il cuore dell’abbazia è rappresentato dal chiostro, luogo deputato alla meditazione e alla vita spirituale dei monaci. Di impianto quadrato, presenta una galleria dotata per ogni lato di un’apertura al centro e quattro bifore poggianti su sei colonnine di fattura diversa.
All’esterno del monastero, sul lato destro della basilica, si erge il chiostro quadrato con al centro un piccolo pozzo. La tranquillità del chiostro, il canto dei monaci e la spiritualità che permea l’aria rendono questo luogo un’oasi di pace.
Particolare interesse è rivestito dalla bifora centrale sinistra del lato sud, dove due capitelli sono ornati con tre testine tradizionalmente identificate con i volti di Federico II, Pier delle Vigne e l’abate Giovanni. Tra le bifore gotiche sono nascoste varie decorazioni tra cui le testoline di Federico II di Svevia e Pier delle Vigne.

Attorno al chiostro sono organizzati gli spazi riservati alla vita della comunità: la chiesa, la sala capitolare ed il refettorio. Sempre dal chiostro si può osservare il tiburio, il basso campanile che poggia sulla chiesa all’incrocio tra la navata centrale ed il transetto.
La posizione del campanile, eretto in corrispondenza dell’ultima campata della navata centrale, è l’unico elemento dell’edificio che diverge dalla regola cistercense, che lo prevedeva all’incrocio col transetto.
La sala capitolare
I monaci un tempo si incontravano nella sala capitolare, ancora presente e decorata da altre vetrate moderne che rappresentano i fondatori dell’ordine benedettino e cistercense. La sala capitolare appartiene agli ambienti organizzati attorno al chiostro e rappresenta uno degli spazi destinati alla vita comunitaria.
La sua presenza consente di comprendere la struttura funzionale del monastero: la chiesa era destinata alla preghiera comune, il chiostro alla meditazione e alla comunicazione interna, mentre la sala capitolare era connessa alla vita ordinata della comunità religiosa.
Il refettorio e il dispensarium
Il refettorio era adibito a sala da pranzo dei monaci, poiché in passato era il dispensarium, cioè un grande magazzino per le necessità del monastero. Poiché una piccola zona dell’abbazia è ora occupata dal museo, il refettorio che si trovava in quegli ambienti è stato trasferito nel dispensarium per permettere ai monaci di continuare la loro vita comunitaria.
Lo spazio del refettorio mostra come gli ambienti dell’abbazia siano stati adattati nel corso dei secoli senza perdere il loro rapporto con la vita monastica. La quotidianità dei religiosi, tra preghiera e lavoro nei campi, è una testimonianza di dedizione e semplicità.
Uscendo dal refettorio si ritorna nel chiostro. Dalla galleria del lato sud una porta introduce nelle antiche sale di lavoro dei monaci e nel calefactorium.
Il calefactorium e le antiche sale di lavoro
Il calefactorium è un ambiente provvisto di un camino dove i monaci andavano a riscaldarsi e a leggere e meditare nei giorni particolarmente freddi. Queste sale, ristrutturate nel Settecento dal cardinale Annibale Albani, allora abate commendatario, conservano oggi una serie di reperti archeologici e le tele che un tempo erano esposte in chiesa e in altri ambienti del monastero.
Il calefactorium restituisce un’immagine concreta della vita quotidiana della comunità: oltre agli spazi solenni della chiesa e del chiostro, il monastero comprendeva ambienti destinati al lavoro, al riposo, allo studio e alla lettura.
Il museo negli ambienti monastici
Negli spazi originariamente adibiti a refettorio, nel 2003 è stato inaugurato l’attuale Museo dell’abbazia. Il museo comprende una raccolta archeologica, una quadreria e opere provenienti dalla chiesa e da altri ambienti del monastero.
In queste sale sono conservati reperti archeologici, gran parte dei quali rinvenuti nelle immediate vicinanze dell’abbazia, e le tele che un tempo erano esposte in chiesa e in altri ambienti del monastero. Il materiale archeologico è databile dalla preistoria all’età romana.
La raccolta archeologica è divisa in diverse sezioni. Nella sezione preistorica, grande rilevanza è rappresentata dai resti di zanne di Elephas antiquus, rinvenute nel 1923 nei pressi dell’abbazia.
Tra i reperti sono presenti cippi marmorei, are pagane, frammenti di pavimento a mosaico, epigrafi, statue, monete, ex voto in terracotta, vasi e lucerne fittili, anfore, unguentari, una zanna di elephas meridionalis, rinvenuta nel 1923 a quattro metri di profondità nel letto del torrente Amaseno, e una serie di monete greche e romane.
Queste ultime risalgono al periodo repubblicano e all’età imperiale di Nerone, di Traiano, di Adriano e di Costantino. Numerose sono le testimonianze riferibili ai popoli italici, a cui è dedicata una sezione apposita.
La zona di Casamari insisteva su un’area confinante tra i territori dei Volsci e degli Ernici e alcuni reperti di vasellame, anfore, tazze e attingitoi d’impasto appartengono a queste popolazioni, con una datazione compresa tra l’VIII e il VII secolo a.C.
La collezione romana è composta in maggioranza da reperti ritrovati nell’area abbaziale e nelle zone verso il ponte romano dove probabilmente si estendeva il foro di Cereatae Marianae, come sembrano indicare i ritrovamenti di statue in marmo di epoca imperiale conservate nel Museo.

I numerosi elementi architettonici, le lastre iscritte, i frammenti scultorei e le terrecotte di arredo sono spesso di provenienza sconosciuta, accumulati sia nei numerosi ritrovamenti durante lavori nel corso del Novecento, sia da scavi in zone limitrofe come quella del deposito votivo di Casale Antera.
Del deposito votivo di Casale Antera si conservano numerosi ex voto fittili che attestano una lunga devozione del sito, arrivata fino all’età cristiana.
La quadreria e le opere pittoriche
Il Museo è dotato di una notevole quadreria costituita da circa 90 pezzi, la gran parte in deposito, appartenenti a un arco cronologico che va dal XV al XIX secolo, oltre a due affreschi staccati provenienti dalla chiesa di Santa Maria del Reggimento, primo insediamento della comunità di Casamari.
Tra le tele più interessanti si segnalano L’elemosina di san Lorenzo di Giovanni Serodine, Gesù e la samaritana, copia da Annibale Carracci, Il riposo durante la fuga in Egitto, copia da Simone Cantarini, La Maddalena attribuita al Bilivert, Il martirio di san Lorenzo di Francesco da Castello, il Compianto su Cristo morto, copia dal Guercino, e le pale d’altare di Onofrio Avellino.
Le pale d’altare di Onofrio Avellino raffigurano, la prima, san Benedetto e san Bernardo, la seconda, san Giovanni Evangelista e san Giovanni Battista, la terza, san Matteo Evangelista.
Il nucleo originario della raccolta è costituito dalle opere destinate all’abbellimento della Chiesa e dell’intero complesso abbaziale, come ad esempio le tele già presenti sin dalla metà del Seicento e le tre grandi pale d’altare volute nel 1721 dal cardinale Annibale Albani ed attribuite a Onofrio Avellino, pittore napoletano allievo di Francesco Solimena.
A questo stesso nucleo appartengono i tre grandi dipinti commissionati nel 1769 dall’abate Isidoro Maria Ballandani all’arpinate Paolo Sperduti. Una prima vera e propria organizzazione espositiva della collezione si deve all’abate Nivardo Maria Buttarazzi, Preside della Congregazione Cistercense di Casamari dal 1941 al 1988.
Nelle sale sono esposti sette grandi dipinti, per lo più di ambito sei-settecentesco, tra cui la grande pala di Giovanni Serodine, artista caravaggesco, raffigurante L’Elemosina di san Lorenzo, realizzata per la chiesa romana di San Lorenzo fuori le mura.
Gli affreschi e le testimonianze medievali
Tra le opere conservate negli ambienti del museo si trovano anche i resti di pregevoli affreschi degli inizi del XIII secolo, che ritraggono il martirio e la beatificazione di san Tommaso Becket.
Gli affreschi furono staccati dalle pareti della vicina chiesa di Santa Maria del Reggimento, primo insediamento della comunità di Casamari. La loro presenza permette di collegare le sale museali alla fase più antica della storia artistica e religiosa del complesso.
L’interno dell’abbazia è un tesoro di opere d’arte e storia. Tra le pareti, affreschi medievali e dipinti sacri catturano l’attenzione.
Il rapporto tra interno e storia dell’abbazia
La struttura degli interni riflette le diverse fasi della storia di Casamari. La fondazione del monastero benedettino di Cereatae Marianae, sulle fondamenta di un tempio pagano dedicato a Marte, risale alla prima metà dell’XI secolo.
La fondazione dell’abbazia di Casamari risale agli albori del II millennio, quando alcuni ecclesiastici di Veroli, con l’intento di costruire una comunità monastica benedettina, avviarono la costruzione di un monastero sulle rovine di Cereate, patria del console romano Caio Mario cui si riporta la denominazione di Casamari, Casa di Mario.
La comunità di Casamari si caratterizza sin dagli esordi come un vivace centro spirituale e culturale. Sotto l’abbaziato di Agostino I, intorno al 1090, l’autorità del monastero si estende sul circondario; la sua biblioteca include codici di carattere liturgico, esegetico, patristico e opere di autori classici.
Circa un secolo più tardi, su impulso di papa Eugenio III, il cenobio di Casamari abbraccia la riforma cistercense. Nel periodo compreso tra il 1143 e il 1152, la riforma intende riportare alla stretta osservanza della Regola di San Benedetto una realtà in piena decadenza economica e spirituale.
Il monastero rifiorisce grazie al lavoro dei monaci cistercensi, impegnati nella liturgia, nel lavoro manuale, nell’attività di trascrizione e studio dei codici. La mobilità dei monaci cistercensi consente una circolazione di libri, pratiche e idee.
A cavallo tra il XII e il XIII secolo, l’abate Giraldo promuove il rinnovamento architettonico del monastero e l’espansione dell’ordine cistercense nell’Italia centro-meridionale. Nel XIII secolo, l’abbazia prospera sotto la protezione di Federico II e dei pontefici Innocenzo III e papa Onorio III.
La prima pietra del complesso abbaziale fu posta da papa Onorio III. È proprio papa Onorio III ad inaugurare, nel 1217, la chiesa del nuovo complesso abbaziale, uno dei più straordinari esempi di architettura gotico-cistercense dell’Italia meridionale.
La costruzione della chiesa e la consacrazione
La costruzione dell’odierna abbazia iniziò nel 1203, con la benedizione di Papa Innocenzo III e la maestria del monaco architetto Guglielmo da Milano. La costruzione fu terminata nel 1217, con la consacrazione della basilica a San Giovanni, San Paolo e la Madonna da Papa Onorio III.
Consacrato nel 1217, il complesso cistercense di Casamari sorge sulle rovine del municipio romano di Cereatae Marianae, residenza del console Gaio Mario, da cui il luogo eredita il toponimo di Casamari.
Costruita nel 1203 dai monaci cistercensi e consacrata nel 1207, l’abbazia ha una storia ricca di virtù e influenze spirituali. Voluta da San Bernardo di Chiaravalle, promotore dell’Ordine Cistercense in Europa, fu costruita dopo l’Abbazia di Fossanova e prima di quella di San Galgano.
Le diverse datazioni tramandate per la consacrazione si riferiscono a momenti distinti della storia del complesso: la costruzione dell’odierna abbazia fu terminata nel 1217, quando papa Onorio III inaugurò la chiesa del nuovo complesso abbaziale.
Gli spazi dell’abbazia come espressione della regola cistercense
Il monastero rifiorisce grazie al lavoro dei monaci cistercensi, impegnati nella liturgia, nel lavoro manuale, nell’attività di trascrizione e studio dei codici. La vita quotidiana dei religiosi, tra preghiera e lavoro nei campi, è una testimonianza di dedizione e semplicità.
La vita quotidiana dei monaci di Casamari comprende varie attività, tra le quali la produzione di liquori, marmellate e prodotti agricoli. Attraverso la visita ai loro giardini e alla biblioteca, è possibile comprendere la loro routine di preghiera e lavoro.
L’abbazia offre anche la possibilità di partecipare alle celebrazioni liturgiche, offrendo ai visitatori un assaggio autentico della vita monastica. Nell’Abbazia di Casamari in Ciociaria si vive un’atmosfera che concilia riflessione e devozione.
Visitare l’abbazia è un’esperienza avvolta da un’aura di trascendenza. La tranquillità del chiostro, il canto dei monaci e la spiritualità che permea l’aria rendono questo luogo un’oasi di pace.
La Vita Straordinaria di Sant'Umberto, Abate di Molesmes
La biblioteca e la continuità dello studio
La famosa biblioteca dell’abbazia è una biblioteca nazionale che offre agli studiosi la possibilità di consultare libri e manoscritti durante le ore di apertura. La biblioteca richiama la tradizione culturale già documentata nei primi secoli della comunità, quando il monastero conservava codici liturgici, esegetici, patristici e opere di autori classici.
L’attività di trascrizione e studio dei codici fu parte integrante della rinascita cistercense. La circolazione di libri, pratiche e idee contribuì a fare di Casamari un centro spirituale e culturale collegato ad altre comunità monastiche.
Elementi architettonici visibili dall’interno del complesso
L’ingresso alla chiesa di Casamari è introdotto da un’ampia scalinata che conduce ad un atrio a tre aperture, di cui quella centrale ornata da un portale con profonda strombatura a sette fasce concentriche di archi.
La parte superiore della facciata ha forma rettangolare sormontata da un triangolo al cui centro si apre il rosone affiancato da due monofore. Il portico della chiesa dell’Abbazia è formato da tre archi e quattro colonne.
La facciata a capanna con rosone centrale e due monofore a sesto acuto ai lati introduce alla chiesa e anticipa la sobrietà dell’interno. Le finestre e i rosoni sono presenti, ma sono stati realizzati in alabastro del Monte Circeo, di colore giallo-marrone, che ben si mimetizzano con la pietra locale.
La basilica ha la forma di una croce latina con tre grandi navate senza cappelle. La semplicità dell’impianto consente di leggere con chiarezza il rapporto tra navate, transetto, coro e presbiterio.
Le testimonianze storiche conservate negli ambienti
L’Abbazia di Casamari è stata testimone di momenti unici che hanno plasmato la sua storia. Un episodio storico molto interessante è la scomunica di Federico II, che tentò di esercitare il suo potere sull’abbazia.
Lo spirito di resistenza dei monaci è ancor oggi palpabile. Il re Carlo III di Borbone, nel XVIII secolo, fu ospite dell’abbazia, lasciando un segno indelebile nella sua storia.
Un’altra vicenda affascinante è legata alla presenza di san Tommaso d’Aquino, il celebre teologo, che qui trascorse un periodo di studio. Intorno al 1180, l’abbazia di Casamari ospita il confratello Gioacchino da Fiore.
Gli ambienti interni, dalla biblioteca alle sale di lavoro, dal chiostro alla chiesa, conservano dunque la memoria delle attività spirituali, culturali e comunitarie che hanno accompagnato la storia dell’abbazia.
Dalla commenda alle trasformazioni moderne
La vitalità spirituale, economica e culturale dell’abbazia di Casamari si spegne progressivamente a partire dall’inizio del XV secolo. Nel 1430, papa Martino V affida il monastero ad un cardinale commendatario.
Per quasi due secoli, la comunità sarà affidata ad un abate non residente, raramente interessato alle sorti della vita del monastero. Il grande complesso abbaziale di Casamari si spopola: all’inizio del Seicento ospita solo otto monaci.
A stimolarne la rinascita non è l’annessione alla congregazione cistercense romana promossa nel 1623 da papa Gregorio XV, ma, nel 1717, l’arrivo dei monaci trappisti, appartenenti alla congregazione cistercense riformata, provenienti dalla badia toscana del Buonsollazzo.
Lo straordinario patrimonio dell’abbazia di Casamari, già compromesso a causa delle spoliazioni subite nel lungo periodo della commenda, è pesantemente danneggiato in seguito alle razzie dei soldati napoleonici alla fine del Settecento.
Nel corso dell’Ottocento, ulteriori perdite si registrano in seguito agli scontri tra soldati borbonici e truppe dell’esercito piemontese negli anni della formazione del Regno d’Italia, quando il monastero è dato alle fiamme.
La tutela del complesso e la continuità della comunità
Dopo l’annessione di Roma al Regno d’Italia, si applica alle case degli ordini religiosi dei territori dello Stato Pontificio la legge sulle Corporazioni religiose e sull’asse ecclesiastico: tutti i loro beni sono ceduti allo Stato.
Con la legge del 28 febbraio 1874, n. 206, la tutela speciale riservata ai “monumenti nazionali” di Montecassino e Cava dei Tirreni, di San Martino della Scala, di Monreale e della Certosa di Pavia viene estesa alle abbazie di Casamari e Grottaferrata, abbazia di San Nilo.
L’abbazia di Casamari è un Monumento Nazionale di proprietà dello Stato Italiano, che entrò a far parte del demanio pubblico nel 1874 a seguito della promulgazione delle cosiddette “leggi eversive” post-unitarie.
La comunità monastica di Casamari rifiorisce sia dal punto di vista spirituale sia dal punto di vista economico. Nel 1929, è eletta congregazione monastica e ritorna all’ordine cistercense.
Nel 1929 Casamari, insieme ai monasteri da essa fondati, è stata eretta in Congregazione monastica autonoma, aggregata all’Ordine cistercense. Trasformata in ospedale da campo dai tedeschi durante il secondo conflitto mondiale, non subisce danni e prosegue la sua attività nel dopoguerra.
Negli anni che seguono, all’abbazia cistercense di Casamari vengono aggregati alcuni monasteri del territorio, come quelli di Domenico di Sora, di Valvisciolo, di Chiaravalle della Colomba e la Certosa di Trisulti, oltre a comunità in Italia e nel resto del mondo.
Informazioni per la visita degli interni
Gli ambienti dell’Abbazia sono aperti dalle 9:00 alle 12:00 e dalle 15:00 alle 18:00. Il Museo è aperto su richiesta in loco.
L’ingresso è gratuito. È possibile fare foto. Il sito è raggiungibile con bus Cotral, fermata a richiesta Veroli/Abbazia di Casamari, ed è presente un’area di parcheggio libero in prossimità.
La visita degli interni comprende la chiesa abbaziale, il chiostro, la sala capitolare, il refettorio, le antiche sale di lavoro, il calefactorium e il museo. Gli ambienti consentono di osservare direttamente la continuità tra architettura, liturgia, studio, lavoro e memoria storica.
| Ambiente | Elementi principali |
|---|---|
| Chiesa abbaziale | Pianta a croce latina, tre navate, sette campate, volte a crociera, altare maggiore e baldacchino in marmo policromo |
| Chiostro | Impianto quadrato, bifore gotiche, colonnine, pozzo e capitelli con testine tradizionalmente identificate con Federico II e Pier delle Vigne |
| Sala capitolare | Spazio della vita comunitaria e vetrate moderne dedicate ai fondatori degli ordini benedettino e cistercense |
| Refettorio e dispensarium | Ambienti connessi alla vita quotidiana e alle necessità della comunità monastica |
| Calefactorium | Sala con camino destinata al riscaldamento, alla lettura e alla meditazione |
| Museo | Reperti dalla preistoria all’età romana, tele dal XV al XIX secolo e affreschi medievali staccati |
Gli interni dell’Abbazia di Casamari permettono di seguire, ambiente dopo ambiente, la storia di una comunità benedettina e cistercense: la chiesa esprime la liturgia, il chiostro la meditazione, la sala capitolare la vita comune, il refettorio il lavoro quotidiano, il calefactorium lo studio e il museo la memoria archeologica e artistica del luogo.