Temi su cui riflettere a catechismo: dalla conoscenza della fede alla vita cristiana

Il catechismo non ha la funzione di condurre i ragazzi ai vari sacramenti, ma di insegnare loro il messaggio di Gesù: «La buona notizia del Regno». Non ci saranno quindi promossi o bocciati, ma solo ragazzi che hanno percorso determinate tappe e altri che ancora sono in cammino.

Il fine da raggiungere con il cammino catechistico è la conoscenza di Gesù e del suo messaggio e la capacità di tradurlo in modo di vivere. Non è invece fine del cammino catechistico ricevere questo o quel sacramento.

Perché riflettere sui contenuti del catechismo

«Poi c'è un'altra cosa che mi crea disagio». «Un'altra?» «Sì. Certe volte il parroco entra in classe quando siamo in gruppo, chiede l'argomento che stiamo trattando e interroga i ragazzi. La settimana scorsa, per esempio, stavamo parlando della confessione e lui s'è messo a chiedere quali sono le cose per fare una buona confessione. I ragazzi non hanno saputo rispondere, e neppure io!». «Va bene, sarà la sua mentalità. ». «No, no, è proprio così. Alla fine del corso, prima di fare la cresima, prende lui i ragazzi per un mese tre volte la settimana e ci rifà il catechismo, quello di S. Pio X, con le domande, perché così, dice lui, è sicuro che i ragazzi sanno qualcosa.»

L'esperienza di quel mio amico è, forse, un caso limite. Tuttavia può aiutare a comprendere la questione in gioco. Perché quel parroco si sente più sicuro dopo aver verificato la conoscenza di alcune informazioni? Perché verifica le conoscenze? Può davvero pensare di aver aiutato i suoi ragazzi a vivere la vita cristiana per il fatto che i ragazzi «sanno»?

Non è poi tanto scontato domandarsi quali siano i contenuti nella catechesi; quali siano da scegliere e se i ragazzi debbano sapere tutto o no. Le diverse e complementari posizioni derivano dalle differenti risposte a tre questioni preliminari.

Tre domande fondamentali sui contenuti

La fedeltà al messaggio cristiano

La prima riguarda la fedeltà al messaggio inteso come le verità della fede o il deposito della fede. Questa preoccupazione nasce dalla profonda intuizione che una interpretazione riduttiva della fede non permette al Vangelo di essere annuncio di salvezza e al destinatario della catechesi di maturare l'esperienza cristiana.

In questo contesto il contenuto oggettivo della fede è pensato come il veicolo o mediazione pedagogica fondamentale: contenuto e metodo coincidono. Il problema dell'adattamento al destinatario è secondario, didattico, di pratica concreta.

L’attenzione al destinatario

Una seconda attenzione, ancora più forte della prima, riguarda il destinatario. In ogni tempo della chiesa l'annuncio della Parola si deve incontrare con la libertà dell'uomo e non sempre tale incontro è positivo.

Questa preoccupazione porta a domandarsi cosa aiuta il destinatario ad accogliere l'annuncio; quale parte sia essenziale e quale sia esattamente la proposta da fare. In questa seconda riflessione viene recuperata la distinzione tra verità e linguaggio, tradizione e Tradizione, messaggio e cultura, ecc.

Ancora di più viene studiato il rapporto tra contenuto e metodo. Vengono esplorate le possibilità di recezione del destinatario in modo tale che l'annuncio della fede possa essere accolto come messaggio di salvezza.

Particolare attenzione viene posta ai livelli di capacità conoscitiva secondo gli studi e le scale di apprendimento della psicologia della conoscenza.

La natura dell’atto di fede

In terzo luogo vengono studiate la natura e le dimensioni dell'atto di fede oggetto del cammino catechistico. Questa analisi porta a centrare l'azione catechistica non sui contenuti ma sugli scopi e compiti reali.

La fede viene pensata come risposta alla chiamata di Dio; risposta che include tutta la vita; che si esprime con la vita perché vuol dirigere tutta la vita. In questo contesto i contenuti vengono pensati in riferimento a tale obiettivo.

Contenuto e metodo si aiutano reciprocamente. Questa continua ricerca è stata vissuta con entusiasmo e interesse anche nei nostri tempi chiamati del rinnovamento o del movimento catechistico.

Dalle nozioni alla vita di fede

Per molto tempo si è pensato che il problema della fede vissuta dipendesse esclusivamente dalla ignoranza/conoscenza della fede medesima. Ora appare più chiaramente che non c'è diretto collegamento tra quantità dell'istruzione-informazione religiosa e adesione alla proposta cristiana, ma che entra in gioco anche la qualità dell'informazione o, se si vuole, una informazione già giocata sul versante del vissuto.

Non basta mantenere l'insegnamento di religione nelle scuole o insistere sulla conoscenza delle verità per avere un credente capace di orientare la vita quotidiana secondo il Vangelo. Il passaggio da fede conosciuta a fede vissuta è molto più articolato.

Lo studio di questa osservazione porta ad analizzare i processi che presiedono e guidano la formazione della mentalità, ovvero della organizzazione delle strutture della personalità. È infatti il centro organizzativo della persona (I'«io») che guida la persona stessa.

E tale centro vitale cresce e si sviluppa nella persona secondo dinamismi e leggi sue proprie. Torna di nuovo l'interrogativo: quali contenuti aiutano i processi che portano alla maturità della fede, cioè ad aderire e a interiorizzare la proposta di fede?

Non basta ampliare la selezione dei contenuti materiali o formali della catechesi. I contenuti vanno pensati unitamente alla questione della adesione personale alla fede.

Infatti solo nella situazione in cui la fede diventa mentalità è possibile avere una vita cristiana autentica. Questa affermazione può apparire maggiormente motivata se messa in raffronto con l'attuale compito di evangelizzazione o rievangelizzazione, ovvero: attività ecclesiale al fine di «creare nuovo consenso» attorno alla proposta evangelica.

Il movimento catechistico e la scelta delle fonti

Le prime riflessioni sono nate intorno alla questione delle fonti. La fede viene espressa in molti modi. Fin dall'esperienza apostolica risultò necessaria una inculturazione del messaggio nelle categorie culturali dei destinatari.

Quale espressione della fede aiuta a comprendere e a vivere il messaggio della Parola? In altri termini: da dove selezionare il contenuto? dalla teologia? dal magistero?

Dopo la stagione dei catechismi dedotti dalla teologia post-tridentina, progressivamente si prese coscienza che era necessario recuperare e favorire un accostamento alle fonti più vive e dinamiche della fede: la scrittura e la liturgia.

Questa fase venne chiamata (siamo attorno agli anni '30) kerigmatica: L'annuncio dell'amore di Dio come ci è stato rivelato nella storia della salvezza (Bibbia) e come viene accolto e celebrato (liturgia) aiuta l'uomo contemporaneo non a sapere ma a rispondere alla fede con la vita.

La catechesi si limita, ancora, a studiare i contenuti sul solo versante del messaggio. Successivamente la riflessione intorno alla fede come risposta portò l'esperienza concreta dei catechisti alla necessità di recuperare e mettere al centro del processo catechistico l'analisi della vita quotidiana illuminata, sostenuta, interpretata con le fonti dell'esperienza cristiana.

Fu la catechesi antropologica (verso gli anni '60) ad insistere sul passaggio da una selezione di contenuti centrati sulle cose da sapere alla offerta di percorsi in cui la fede era aiutata a verificare la propria organizzazione vitale (esperienza del quotidiano).

In questo contesto l'area dei contenuti veniva allargata anche alla storia e agli avvenimenti. Per realizzare questo confronto l'esperienza ha cercato di gestire al meglio il metodo della correlazione tra annuncio e vita concreta, ossia di far percepire che la fede è risposta ai desideri più profondi dell'uomo.

Tuttavia gli operatori più avvertiti fecero notare che gli esiti del processo educativo messo in campo dalle comunità cristiane non sortiva l'effetto sperato. La catechesi rimaneva una struttura legata alle cose «da dire» e non alla vita cristiana da «vivere».

Spesso non avveniva il «passaggio». Molte volte, inoltre, si è pensato che fosse sufficiente spiegare le verità della fede con esempi tratti dalla vita (metodo analogico).

L'intuizione di fondo tuttavia si era ormai affermata: scopo della catechesi è la vita di fede. Quali contenuti-informazioni possono aiutare questo scopo?

Il nucleo centrale: Gesù Cristo

La catechesi infatti è fatta anche di programmi. Ci si domandava quale quantità e disposizione dei contenuti occorresse mantenere. Bisogna dire tutto? in quanto tempo? c'è una priorità? un nucleo essenziale?

Il movimento catechistico si trovò facilmente d'accordo su due affermazioni. Il nucleo centrale e irrinunciabile per il cammino di fede è la persona e il mistero di Gesù di Nazaret; attorno a questo nucleo va organizzato tutto l'annuncio tenendo conto delle indicazioni della scienza dell'organizzazione dell'insegnamento (didattica) e delle possibilità dell'apprendimento delle singole età evolutive.

Il movimento catechistico italiano, ad esempio, rispose con un itinerario permanente centrato su Cristo e il suo messaggio, riproposto ciclicamente a tutte le età.

Le altre dimensioni della fede (la rivelazione del Padre, l'esperienza sacramentale, la progressione verso la pienezza dell'escaton) venivano collegate all'annuncio di Gesù.

Educare la fede non può essere solo proporre la fede. Vanno studiati ed approfonditi tutti gli aspetti della comunicazione umana. Il messaggio infatti non è fuori dalle leggi comunicative.

In un contesto pluralista come il nostro occorre sempre porsi la domanda: che cosa aiuta l'accoglienza del messaggio? Ad essere più esatti il problema della comunicazione si pone all'interno di un fenomeno più complesso: che significa aderire alla fede?

Il luogo della fede è la vita quotidiana

In questo processo di continua adeguazione dell'organizzazione catechistica e di riflessione teorica, la questione del contenuto ha trovato risposte progressivamente più ampie.

Il punto centrale, la questione di fondo, è il dibattito attorno al rapporto tra metodo e contenuto. Non è infatti sufficiente scegliere i contenuti più adatti o magari analizzare come si debba organizzarli (storia della salvezza o spiegazione del credo?) in modo comprensibile; non si tratta solo di scegliere mezzi comunicativi più vicini alla comunicazione contemporanea.

La riflessione e l'esperienza contemporanea cerca di collegare in modo organico le indagini sulla natura (quali sono le componenti proprie della catechesi?), il compito (quali sono gli scopi e le dimensioni proprie del suo agire pastorale?), la comunicazione (quale relazione aiuta il destinatario?) e trovare - di conseguenza - la selezione dei contenuti adatti.

Contenuto sarà tutto ciò che aiuta il destinatario della catechesi a conseguire il suo scopo educativo.

Il Rinnovamento della catechesi, il Direttorio catechistico generale e la Catechesi tradendae hanno collocato l'analisi dei contenuti della catechesi dopo le indicazioni sulle finalità e gli scopi della stessa.

Questo indica chiaramente la necessità di collocare la questione del «che cosa devo dire?» in stretto rapporto con le finalità educative «cosa devo formare?».

Il Documento Base (RdC), ad esempio, sintetizza in questo modo il compito della catechesi (n. 30): «La catechesi è esplicazione sempre più sistematica della prima evangelizzazione, educazione di coloro che si dispongono a ricevere il Battesimo o a ratificarne gli impegni, iniziazione alla vita della Chiesa e alla concreta testimonianza di carità. Essa intende portare alla maturità di fede. Abilita l'uomo alla vita teologale».

Gli aspetti coinvolti sono dunque due: l'analisi e descrizione della vita cristiana (compito dell'azione catechistica) e i fattori educativi capaci di sostenere lo sviluppo della mentalità di fede (condizione fondamentale all'interno del soggetto).

Che cosa significa vivere da cristiani

Attraverso la categoria «vita cristiana» la catechesi ha recuperato il concetto di fede che appartiene alla tradizione ecclesiale e che le problematiche relative alla crisi protestante avevano troppo ridotto al solo ossequio dell'intelligenza.

L'adesione a Gesù, al suo Vangelo, alla sua proposta di vita è un qualcosa che riguarda il quotidiano: è una sequela. È una organizzazione concreta e nuova della vita.

I discepoli l'hanno realizzata progressivamente. Questo è avvenuto per la potenza dello Spirito che li ha fatti «rinascere dall'alto»; non è stato un frutto spontaneo.

È avvenuta una rilettura tra la vita condotta (lavoro, uso del denaro, amore, idea di Dio, ecc.) e lo stile di vita di Cristo.

Come Gesù di Nazaret maturò la coscienza di essere chiamato al servizio totale per il Regno di Dio, allo stesso modo il credente scopre e matura la medesima vocazione battesimale.

Progressivamente tutta la sua vita sarà a disposizione dell'agire di Dio nella storia.

La vita cristiana è vita comunitaria. È appartenenza alla comunità di coloro che hanno personalmente la responsabilità verso il Regno.

In tale comunità si scoprono i propri carismi e ministeri: le proprie vocazioni. La vita cristiana è accoglienza del medesimo Spirito, «dono dall'alto», e celebrazione del Cristo risorto, fondamento dell'agire battesimale.

Le dimensioni dell’iniziazione cristiana

Questa rinnovata visione degli scopi della catechesi va riflettuta anche sul versante pedagogico. Quali sono i livelli adatti per le singole età evolutive? Quali sono i gradi «formali» della crescita e maturazione nella vita cristiana?

In questo contesto si può parlare di dimensione catechistica della iniziazione cristiana. La catechesi dei ragazzi dovrebbe tener continuamente unite tutte le dimensioni in gioco:

  • la globalità dell'iniziazione (alla vita cristiana);
  • la progressività dell'iniziazione (evolutiva, culturale e religiosa);
  • la gratuità dell'iniziazione (dimensione sacramentale);
  • la ecclesialità dell'iniziazione (iniziazione alla vita di una comunità cristiana).

Equilibrio che attualmente appare di difficile realizzazione e di precaria impostazione.

Vita cristiana e esperienza quotidiana

L'iniziazione alla vita cristiana è chiamata a farsi esperienza di vita e suppone una ristrutturazione della propria esperienza e organizzazione vitale. Ma come intendere il vissuto esperienziale dei destinatari?

Dal punto di vista fenomenologico il vissuto fa riferimento alle cose che avvengono ogni giorno: la vita nel suo svolgersi. È questa vita che può rendere presente il Regno di Dio oppure la cultura dei segni di morte.

Si nota il forte collegamento, affermato da tutti, tra il messaggio e la vita, per cui la fede si fa esperienza, convogliata verso «l’amore di Dio» come «gioia del cuore».

L’elemento ‘difficile’ sarà proprio nel non saper fare tale traduzione, come - si dice - «porgere l’altra guancia».

Non si dovrà dimenticare questo plesso tra Parola di Dio ed esperienza, questa sporgenza della fede sul versante dell’affettività ed emotività, la percezione del valore evangelico che si vuole radicale e insieme la difficoltà di riuscirci.

Temi essenziali da proporre ai ragazzi

La Bibbia e la storia della salvezza

La Bibbia offre il quadro fondamentale per comprendere la storia della salvezza. Il primo anno si dovrebbe parlare di alcune cose elementari, come il Natale a la Pasqua, in modo del tutto adeguato al livello cognitivo dei bambini.

Negli anni seguenti molti concetti vengono ribaditi, con un sempre maggior grado di approfondimento, mentre i nuovi concetti sono evidenziati in grassetto, in quanto rappresentano un programma più specifico dell’anno in corso.

Tra i temi progressivamente affrontati possono rientrare Adamo ed Eva, Caino e Abele, Noè, la torre di Babele, Abramo, Isacco, Giuseppe, Mosè, Giosuè, Isaia, Davide, Salomone, Giobbe, Elia ed Eliseo.

È importante collegare gli episodi biblici alla vita concreta e agli interrogativi dei ragazzi, evitando che la storia della salvezza resti una semplice successione di racconti da memorizzare.

Gesù, il Vangelo e la sequela

Il messaggio più bello del Vangelo è il Vangelo stesso nella sua totalità. La cosa più difficile è ancora tutto il vangelo (abbiamo scelto come esempio: il racconto del giovane ricco: come lasciare tutto?).

Ciò che affascina di più è il Vangelo delle Beatitudini, Vangelo dell'amore, essere e vivere liberi da condizionamento umano e dalla mode correnti.

Gesù amico che cammina con noi nella nostra vita e che è soprattutto sempre disposto a perdonarci quando sbagliamo. Difficoltà di lasciare tutto per seguire Gesù.

Il buon Samaritano, il mistero della risurrezione, il sì incondizionato della Madonna che ha accettato di avere un figlio per donarlo completamente.

Io penso che GC inizia a diventare interessante per la vita di un uomo quando risponde ai suoi bisogni quotidiani (quando ho provato o che mi vuole bene. ).

La preghiera

La preghiera non dovrebbe essere presentata soltanto come una formula da imparare, ma come una relazione con Dio capace di assumere forme diverse.

I miei bambini di catechismo (10 anni) hanno sempre difficoltà quando si tratta di pregare senza le "formule". Perciò ho preparato un dado con il cartoncino e ho scritto, con pennarelli di diverso colore, su una faccia "ti ringrazio perché", su un'altra "ti prego per", sulla terza "aiutami a", sulla quarta "ti lodo per", sulla quinta "scusa se". Ho lasciato la sesta faccia libera: se, lanciando il dado, viene questa faccia, i bambini sanno che possono scegliere la preghiera che vogliono. Ha funzionato!!!

Il Padre Nostro può essere spiegato punto per punto, insieme alle preghiere del mattino e della sera, alle preghiere dei pasti e alle forme spontanee di ringraziamento, richiesta, lode e pentimento.

Il perdono e la riconciliazione

Il perdono di Dio può essere affrontato attraverso il figliol prodigo, il buon pastore, il fariseo e il pubblicano -Lc, 18, 9-14.

La confessione può essere presentata come incontro con il perdono di Dio e come occasione per riconoscere il male compiuto, chiedere perdono e ricominciare.

Il decalogo può essere spiegato punto per punto, collegandolo all'esame di coscienza, alla libertà, alla responsabilità e ai due comandamenti dell'amore.

L’amore del prossimo e le opere di misericordia

Amare Dio è amare il prossimo, come mostra la parabola del buon Samaritano. La catechesi può aiutare i ragazzi a riconoscere le situazioni concrete in cui la fede diventa attenzione, cura, giustizia e servizio.

Le opere di misericordia corporale e spirituale permettono di collegare il Vangelo a gesti reali, senza ridurre la carità a un sentimento generico.

Ho portato i bambini che seguo a catechismo, a vsitare una casa di riposo per anziani (ovviamente dopo aver preso accordi con il direttore), ho organizzato la giornata in modo che gli anziani potessero insegnare qualcosa ai bambini e viceversa.

È stata una genuina giornata di divertimenti finita con la merenda nella quale i bambini sono diventati camerieri provetti e hanno servito il the ai nonni.

È stata un'esperienza molto bella nella quale i bambini hanno capito che gli anziani vanno aiutati, e alcuni nonni (che si sentivano inutili) hanno riscoperto che possono ancora trasmettere le loro esperienze, un vero toccasana per entrambi!

I sacramenti e la liturgia

La catechesi sacramentale deve essere inserita nel cammino complessivo della vita cristiana. Non si tratta soltanto di spiegare definizioni, ma di mostrare il significato dei segni, delle celebrazioni e dell'appartenenza ecclesiale.

La catechesi dei ragazzi può affrontare il Battesimo, la Riconciliazione, l'Eucaristia e la Confermazione, collegandoli alla persona di Gesù, alla comunità e alla vita quotidiana.

La Santa Messa può essere presentata dapprima nei suoi momenti principali e successivamente in modo più approfondito, spiegando le parti della Messa e il loro significato, i tempi e i colori liturgici.

La vita cristiana è accoglienza del medesimo Spirito, «dono dall'alto», e celebrazione del Cristo risorto, fondamento dell'agire battesimale.

Le virtù e i doni dello Spirito

Le virtù teologali sono fede, speranza e carità. Le virtù cardinali sono prudenza, temperanza, fortezza e giustizia.

Fare esempi di virtù scelti dalle vite di santi permette di mostrare che la maturazione cristiana si esprime in decisioni, relazioni e comportamenti concreti.

I doni dello Spirito Santo possono essere spiegati punto per punto, collegandoli alla crescita della persona e alla capacità di vivere il Vangelo nelle diverse situazioni.

La Chiesa e la comunità

La vita cristiana è vita comunitaria. È appartenenza alla comunità di coloro che hanno personalmente la responsabilità verso il Regno.

In tale comunità si scoprono i propri carismi e ministeri: le proprie vocazioni.

Il tema della Chiesa può essere affrontato attraverso l'immagine delle «pietre vive», il servizio, la comunione, la celebrazione, la missione e la responsabilità condivisa.

La proposta di fede è un processo tra viventi, non tra libro e un giovane. L’adulto, compagno di percorso (testimone ed educatore, amico) è di fatto indispensabile, capace di personalizzare una relazione di uno per uno pur lavorando insieme (gruppo).

Un possibile percorso per età

EtàTemi principali
4 anniAscolto di episodi della Bibbia in famiglia; episodi della vita di Gesù, in particolare Natale e Pasqua; Maria; vite di santi; preghiere del mattino e della sera; preghiere dei pasti; angelo custode.
5 anniAdamo ed Eva, Caino e Abele, Noè, Abramo e Mosè; Natale e Pasqua; vite di santi; preghiere; segno della croce; Padre, Figlio e Spirito Santo; Dio ci vuole bene.
6 anniAvvento, Natale, Quaresima e Pasqua; segno della croce; Dio ci vuole bene; amare Dio è amare il prossimo; parabola del buon Samaritano.
7 anniCreazione, peccato originale, Caino e Abele, Abramo e Isacco, Mosè e i comandamenti; Natale e Pasqua nella storia della salvezza; risposta all'amore di Dio; preghiera e carità.
8 anniConfessione; Bibbia, storicità, struttura, autori, lingue e trasmissione; luoghi della Bibbia; evangelisti; buon Samaritano; opere di misericordia; decalogo; perdono di Dio.
9 anniComunione; Atti degli apostoli; virtù teologali e cardinali; Padre Nostro; confessione; prima spiegazione della Santa Messa; Avvento, Natale, Quaresima, Pasqua, Pentecoste e Corpus Domini.
10 anniCredo spiegato punto per punto; Santa Messa come sacrificio perfetto; Abramo e Isacco; Calvario; parti della Messa; tempi e colori liturgici; predicazione di Paolo.
11 anniLettura approfondita della Bibbia; Giobbe, Salmi e un Vangelo sinottico; prime comunità; monachesimo; diffusione del cristianesimo; doni dello Spirito Santo; Magistero ed elementi di apologetica.
12 anniCresima; Vangelo di Giovanni; Atti degli apostoli; predicazione di Paolo; persecuzioni; concili; ordini religiosi; Sacro Romano Impero; Riforma cattolica; sant’Agostino e san Tommaso.

Il catechismo come cammino a tappe

Programmare il corso di catechismo come un viaggio a tappe, che poi è l' esperienza stessa fatta da Gesù nella sua predicazione: Gesù che ci trasmette il Vangelo mentre cammina per le vie della Palestina.

Ogni tappa deve avere dei contenuti e dei segni propri e ci si "sposta" tutti insieme come classe: nessuno deve rimanere a Nazaret se tutto il gruppo è arrivato a Cana.

Chi non "partecipa" allo spostamento (= le assenze) non può prendere parte alla tappa successiva se prima non avrà recuperato i valori raggiunti dagli altri. Da qui la necessità che ogni ragazzo sia seguito "personalmente" dal catechista e/o dai genitori.

Se si riesce ad avere con i genitori un dialogo aperto e franco (non interessato alla sacramentalizzazione!) non sarà necessario essere fiscali.

Il ruolo di genitori, catechisti e comunità

Si deve cominciare con un incontro tra Genitori e Catechisti (classe per classe); possono essere presenti anche i ragazzi.

Si deve far capire che il ruolo dei Genitori è determinante altrimenti continueremo ad avere il loro disinteresse (salvo che nei momenti di ammissione ai sacramenti) e i ragazzi continueranno a collezionare assenze, soprattutto alle celebrazioni, determinate dai più svariati motivi (sport, sonno, visita ai cimiteri, ai nonni ecc. ): il catechista aiuta i genitori, non li sostituisce, neanche in parte.

I Genitori devono capire e di conseguenza prendere atto che i responsabili dell' educazione religiosa dei propri figli sono loro (vedi rito del matrimonio) ed i catechisti sono delegati e la Comunità si fa carico della responsabilità dei Genitori e della delega ai Catechisti: è quindi necessario un continuo dialogo tra le tre realtà: Genitori, Catechisti e Parroco (= responsabile della Comunità).

Fare qualche incontro con i Genitori soprattutto con quelli che hanno bambini del primo anno di catechismo. Spiegare loro con cura tutto il processo educativo del cammino catechistico.

Responsabilizzarli sul loro ruolo nell'educazione cristiana dei propri bambini. Offrire tutto il supporto necessario (presenza del catechista, pubblicazioni e altro. ) perché questo ruolo possa essere da loro assunto.

Fare un incontro (o più di uno se necessario) con Bambini - Genitori - Catechisti tutti insieme , per dare sicurezza ai Bambini e creare spirito di collaborazione con i Genitori in modo che l'ora di catechismo sia vista come "un momento di educazione familiare".

La carta del viaggio

Preparare, insieme ai Bambini, nella prima lezione (potrebbe essere quella insieme anche ai Genitori) la carta del viaggio da intraprendere, con le varie tappe (= lezioni) determinate dai paesi della Palestina dove Gesù è stato, e la meta finale dell'anno catechistico.

Preparare tanti tondini di cartone quanti sono i Bambini della classe e scrivervi sopra i rispettivi nomi e un eventuale simbolo. Si aggiunga un cerchietto con il nome di Gesù e uno per ciascun Catechista e Vice.

Questi cerchietti saranno usati per segnare le presenze alle varie tappe e verranno spostati sulla carta dell'itinerario del viaggio via via che il cammino procede.

Si saprà così immediatamente a che punto si trova ciascun bambino e diventerà uno stimolo a fare gruppo per camminare tutti insieme con Gesù nel suo viaggio in mezzo agli uomini.

Cartina della Palestina ai tempi di Gesù

Il recupero di chi rimane indietro

Quando un bambino rimane indietro, per qualsiasi motivo, compresi (solo all'inizio dell'anno catechistico!) anche quelli futili, bisogna organizzarne il recupero, con la collaborazione dei Genitori e dei vice catechisti, il più presto possibile.

Il vedersi posizionato molto lontano dal gruppo, crea nel Bambino un senso di scoraggiamento e la voglia di abbandonare tutto o comunque gli farà perdere l'entusiasmo per il "cammino" catechistico.

È chiaro che questi bambini vanno recuperati al più presto ma bene e senza forzature: è importante che i Genitori collaborino al recupero dei percorsi arretrati e non si permetta in modo assoluto a nessun ragazzo di essere inserito in una tappa alla quale non è ancora arrivato.

Un conto è la disponibilità al recupero dei ritardatari (fino al punto di fermare gli altri, se creduto opportuno, fino anche a lasciarli a casa - cioé senza fare catechismo per quel giorno!), altra cosa è immetterli in un punto della strada che non hanno ancora raggiunto!

Metodi per rendere i temi più significativi

È necessario che i ragazzi siano coinvolti sia dall'ambiente geografico e storico del messaggio che dai segni e soprattutto dal contenuto di questi.

Per rendere al vero l'ambiente geografico, si utilizzino i luoghi che la parrocchia o le sue vicinanze offrono (collina - lago - fiume - ruscello - chiesa/sinagoga - prati ecc. ).

Per l'ambiente storico si preparino animazioni, possibilmente con costumi (anche di carta), recite, mimi, ecc.

Per quanto riguarda i segni, ci si affidi (è quasi sempre possibile) a quelli che propone il Vangelo per la circostanza in oggetto, oppure se ne cerchino altri che aiutino i bambini a fermare bene e a "tradurre in modo di vivere" la realtà "significata".

Usare i mezzi audiovisivi ma non affidarsi "esclusivamente" ad essi. Meglio la realtà, anche se "povera"!

Attività che collegano fede e vita

Per le quattro domeniche di avvento, con i ragazzi del catechismo si è pensato oltre che a dare una tematica, riferita alla Parola di Dio, un motivo di riflessione in più, si sa che i ragazzi partecipano più attivamente se si sentono "protagonisti".

La Parola viene seminata nella nostra vita; la preghiera è alimento per la nostra vita; la carità è nutrimento per la nostra vita di fede.

Ecco, la parola diventa vita, diventa preghiera, diventa dono.

Si prepara un cartellone che rappresenta una strada divisa a settori - ogni settore rappresenta una settimana e ogni settore è composto da quadretti.

La strada è segnata da tappe, che sono le domeniche, ciascuna con un suo tema, abbinato a un colore.

Durante il catechismo settimanale verrà spiegato ai bambini il Vangelo della domenica, poi durante la S. Messa della domenica, andranno a dipingere un quadrettino della strada.

La prima lezione: Gesù chiama e cammina con i suoi discepoli

La Catechista passa dalle case dei bambini, li preleva e li porta alla sala del catechismo. Ripete così in modo "profetico" il gesto di chiamata di Gesù per i discepoli che verrà letto nel Vangelo.

La Carta della Palestina (già preparata nella/e riunione precedente) mostra il Nord della Palestina con in evidenza Nazaret e Cafarnao.

In un angolo si abbia cura di porre una carta completa della Palestina (formato piccolo, fotocopiata da una delle tante Bibbie) in modo da poter indicare ai Bambini, in modo più corretto, l'ubicazione Geografica del passo del Vangelo che guiderà i nostri passi insieme con Gesù.

Si potrà Dire che la Palestina al tempo di Gesù è conquistata dai soldati romani e che viene governata attravero i rappresentanti dell. imperatore che sta a Roma e che in questo periodo è Tiberio. Siamo circa nell'anno 27.

Gli Ebrei, compatrioti di Gesù si sentono oppressi da questo dominio e schiavi dei loro conquistatori e aspettano che finalmente Dio mandi il "Messia" (= unto = incaricato di un compito particolare, come i sacerdoti, i re ed i profeti) per liberarli.

Si legge Matteo 4, 12-25.

12 Avendo intanto saputo che Giovanni era stato arrestato, Gesù si ritirò nella Galilea 13e, lasciata Nazaret, venne ad abitare a Cafarnao, presso il mare, nel territorio di Zàbulon e di Nèftali, 14perché si adempisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta Isaia: 15Il paese di Zàbulon e il paese di Nèftali, sulla via del mare, al di là del Giordano, Galilea delle genti; 16il popolo immerso nelle tenebre ha visto una grande luce; su quelli che dimoravano in terra e ombra di morte una luce si è levata.

17Da allora Gesù cominciò a predicare e a dire: "Convertitevi, perché il regno dei cieli è vicino". 18Mentre camminava lungo il mare di Galilea vide due fratelli, Simone, chiamato Pietro, e Andrea suo fratello, che gettavano la rete in mare, poiché erano pescatori. 19E disse loro: "Seguitemi, vi farò pescatori di uomini". 20Ed essi subito, lasciate le reti, lo seguirono.

21Andando oltre, vide altri due fratelli, Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello, che nella barca insieme con Zebedèo, loro padre, riassettavano le reti; e li chiamò. 22Ed essi subito, lasciata la barca e il padre, lo seguirono.

23Gesù andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo. 24La sua fama si sparse per tutta la Siria e cos“ condussero a lui tutti i malati, tormentati da varie malattie e dolori, indemoniati, epilettici e paralitici; ed egli li guariva. 25E grandi folle cominciarono a seguirlo dalla Galilea, dalla Decàpoli, da Gerusalemme, dalla Giudea e da oltre il Giordano.

Integrando con Gv. 1.

35 Il giorno dopo Giovanni stava ancora là con due dei suoi discepoli 36e, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio!". 37E i due discepoli, sentendolo parlare cos“, seguirono Gesù.

38Gesù allora si voltò e, vedendo che lo seguivano, disse: "Che cercate?". Gli risposero: "Rabb“ (che significa maestro), dove abiti?". 39Disse loro: "Venite e vedrete". Andarono dunque e videro dove abitava e quel giorno si fermarono presso di lui; erano circa le quattro del pomeriggio.

40Uno dei due che avevano udito le parole di Giovanni e lo avevano seguito, era Andrea, fratello di Simon Pietro. 41Egli incontrò per primo suo fratello Simone, e gli disse: "Abbiamo trovato il Messia (che significa il Cristo)" 42e lo condusse da Gesù.

Gesù, fissando lo sguardo su di lui, disse: "Tu sei Simone, il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa (che vuol dire Pietro)". 43Il giorno dopo Gesù aveva stabilito di partire per la Galilea; incontrò Filippo e gli disse: "Seguimi".

44Filippo era di Betsàida, la città di Andrea e di Pietro. 45Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: "Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret". 46Natanaèle esclamò: "Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?". Filippo gli rispose: "Vieni e vedi".

47Gesù intanto, visto Natanaèle che gli veniva incontro, disse di lui: "Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità". 48Natanaèle gli domandò: "Come mi conosci?". Gli rispose Gesù: "Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto il fico".

49Gli replicò Natanaèle: "Rabb“, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!". 50Gli rispose Gesù: "Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto il fico, credi? Vedrai cose maggiori di queste!". 51Poi gli disse: "In verità, in verità vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell'uomo".

Integrando con Lc.4.

31 Poi discese a Cafarnao, una città della Galilea, e al sabato ammaestrava la gente. 32Rimanevano colpiti dal suo insegnamento, perché parlava con autorità.

33Nella sinagoga c'era un uomo con un demonio immondo e cominciò a gridare forte: 34"Basta! Che abbiamo a che fare con te, Gesù Nazareno? Sei venuto a rovinarci? So bene chi sei: il Santo di Dio!".

35Gesù gli intimò: "Taci, esci da costui!". Eil demonio, gettatolo a terra in mezzo alla gente, usc“ da lui, senza fargli alcun male.

36Tutti furono presi da paura e si dicevano l'un l'altro: "Che parola è mai questa, che comanda con autorità e potenza agli spiriti immondi ed essi se ne vanno?". 37E si diffondeva la fama di lui in tutta la regione.

Integrando con Mc.1.

14 Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù si recò nella Galilea predicando il vangelo di Dio e diceva: 15"Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete al vangelo".

16Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. 17Gesù disse loro: "Seguitemi, vi farà diventare pescatori di uomini". 18E subito, lasciate le reti, lo seguirono.

19Andando un poco oltre, vide sulla barca anche Giacomo di Zebedèo e Giovanni suo fratello mentre riassettavano le reti. 20Li chiamò. Ed essi, lasciato il loro padre Zebedèo sulla barca con i garzoni, lo seguirono.

Il ruolo degli educatori

Formare Catechisti interessati al cammino catechistico proposto. Discutere con loro il modo migliore di attuarlo, preparare le lezioni con grande cura.

Fare anche degli esercizi pratici per familiarizzarsi col metodo. Ascoltare tutte le difficoltà da loro proposte e discuterne insieme, cercando una comune soluzione.

Realizzare un gruppo capace e convinto.

Questo è il messaggio degli adolescenti: hanno necessità di aspirazioni alte, sono disposti a confrontarsi con scommesse difficili e impegnative se autentiche per la loro vita, ma riconoscono la loro fragilità, la fatica di stare «sempre sulla strada», e per questo chiedono di essere condotti da persone che sappiano soprattutto perché quando un giovane si sente amato, voluto bene è più disposto a saltar fuori.

La forza coinvolgente di un cammino condiviso tra il gruppo dei pari è una delle mediazioni più importanti.

Il grande valore di concreti servizi di aggregazione: Grest, campi scuola, incontri settimanali, ACR, LD, i ritiri in casa del Don, varie occasioni di festa.

Il processo della fede è un… processo: non è automatico, né rapido, né di successo assicurato. Cristiani non si nasce, ma si diventa, e lo si diventa continuamente, così come è la vita che fluisce incessantemente, sempre la stessa e sempre diversa.

Domande per la riflessione personale e di gruppo

  • Quali contenuti aiutano davvero i ragazzi a vivere la fede?
  • Che cosa significa passare da una fede conosciuta a una fede vissuta?
  • In che modo Gesù Cristo deve rimanere il centro dell'itinerario catechistico?
  • Come collegare la Parola di Dio alla vita quotidiana?
  • Quali temi sono più adatti all'età, alla maturità e alle domande dei ragazzi?
  • Come presentare i sacramenti senza ridurre il catechismo alla loro preparazione?
  • Come coinvolgere concretamente famiglie, catechisti, parroco e comunità?
  • Quali esperienze possono aiutare i ragazzi a trasformare il Vangelo in gesti di carità, perdono e servizio?
  • Come accompagnare personalmente chi rimane indietro?
  • Quale testimonianza offrono gli adulti che guidano il cammino?

La fede come scelta personale e cammino condiviso

“Dio è misericordia” (Papa Francesco): deve restare l’orizzonte illimitato di ogni discorso religioso cristiano.

Vuol dire che Dio in Cristo ama questi giovani, uno per uno, così come sono, in vista di quello che possono essere. Agli occhi del Padre nessun figlio è irrimediabilmente perduto, semmai è 'scappato di casa' e si procura del male. Ma Dio lo aspetta, anzi lo cerca.

L’annuncio di Gesù Cristo è per sé costruttivo: a livello soprannaturale (è la stessa verità di Dio) e a livello umano (propone un progetto d’uomo che vale, risponde al bisogno profondo della persona anche quando essa non se ne accorge o lo rifiuta).

Ogni giovane in profondità non è immune dalla provocazione del Vangelo, anche se riesce ad addormentare la domanda di senso e la ricerca della fede con una condotta morale lesiva.

La proposta di fede è un processo tra viventi, non tra libro e un giovane. L’adulto, compagno di percorso (testimone ed educatore, amico) è di fatto indispensabile, capace di personalizzare una relazione di uno per uno pur lavorando insieme (gruppo).

Un accompagnamento siffatto si fa segno sacramentale dell’accompagnamento di Dio.

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