Chiusa Sclafani appartiene oggi all’Arcidiocesi di Monreale, mentre in passato era sottoposta alla giurisdizione della diocesi di Agrigento. Il passaggio all’Arcidiocesi di Monreale avvenne nel 1844.
La principale istituzione parrocchiale del paese è la Parrocchia San Nicolò di Bari, la cui esistenza è documentata dal 1350 e il cui riconoscimento come parrocchia risale al 1451. Il patrimonio religioso di Chiusa Sclafani comprende inoltre la Chiesa Madre e Santuario Mariano dedicato alla Madonna delle Lacrime, la chiesa parrocchiale di San Sebastiano, la chiesa di San Leonardo, la chiesa di Santa Maria Assunta e altri edifici sacri con opere d’arte di ambito siciliano.
Appartenenza diocesana e storia della parrocchia
La Chiesa madre di Chiusa Sclafani era già ritenuta parrocchiale nel 1350, e ottenne tale riconoscimento nel 1451. Al suo sorgere, la parrocchia non era molto grande ma era importante per la sua struttura gotica.
Fino al 1543, la chiesa era retta da un arciprete, coadiuvato da 7 sacerdoti, che costituivano la Comunia. Nel 1609, il numero fu portato a 24 ed il vescovo di Agrigento sotto la cui giurisdizione Chiusa si trovava, emise un decreto detto di "Unione" perchè univa sotto la chiesa parrocchiale tutti i benefici semplici e i legati, formando una "massa" per tutti i sacerdoti del luogo.
Nel corso del XVIII secolo una frana distrusse la parrocchia che venne ricostruita a partire dal 1772 e che venne aperta al culto nel 1816. Nel 1844, Chiusa Sclafani passò sotto la giurisdizione dell'Arcidiocesi di Monreale.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Parrocchia storica | Parrocchia S. Nicolò di Bari, Chiusa Sclafani |
| Esistenza documentata | 1350 |
| Riconoscimento parrocchiale | 1451 |
| Ricostruzione della chiesa | A partire dal 1772 |
| Apertura al culto | 1816 |
| Trasferimento di giurisdizione | Arcidiocesi di Monreale, 1844 |
La Chiesa Madre e il Santuario Mariano della Madonna delle Lacrime
Il Santuario si presenta a forma basilicale, a tre navate, con presbiterio e cupola; dispone di quindici cappelle e di una cripta nella quale si conserva la preziosa Immagine del Santo Volto di Gesù.
La Chiesa, costruita nel 1771, fu benedetta ed aperta al culto il 21 novembre 1813; si tratta di un’opera veramente colossale, artisticamente bella, armonica, dalle linee architettoniche ben definite, dalla finezza e ricchezza degli stucchi.
Il popolo di Chiusa è stato sempre santamente orgoglioso di avere costruito un’opera così grandiosa, frutto dei sacrifici di intere generazioni. Il terremoto del 1968 apportò notevoli danni alla magnifica costruzione: sono crollati i tetti, la volta centrale, le tre absidi.
Per dodici lunghi anni la Chiesa è stata abbandonata a se stessa, soggetta alle intemperie, mentre nella navata centrale crescevano rigogliosi alberi. I lavori di restauro iniziati nel 1978 e ripresi successivamente nel 1985-86, 1990-91 ed infine nel 2002-03 stanno restituendo alla Chiesa Madre Santuario il suo antico splendore.
C’è da ricordare comunque che il 1° maggio 1986, dopo ben 18 anni, la Chiesa è stata riaperta al culto mentre si celebrava il 150° anniversario delle Lacrimazione della Madonna a Chiusa Sclafani.

La devozione alla Madonna delle Lacrime
Nel novembre 1835, nella cittadina di Chiusa Sclafani da una effige della Beatissima Vergine, raffigurata S. Giuseppe ed il Bambino Gesù, scaturirono lacrime umane. L’immagine, dipinta su vetro, si trovava in casa di donna Felicia Lombardi che, notte e giorno, vi teneva accesa davanti una lampada ad olio.
Dopo la recita del rosario, la domestica stava cambiando l’olio della lampada quando si accorse che dagli occhi della Madonna scendevano lacrime. Chiamò subito la Signora Felicia, la quale vide anche lei piangere la Vergine Santissima, ma dubitando degli occhi suoi, toccò con il dito il punto dove erano le lacrime e se lo ritrovò bagnato.
Il fatto prodigioso si ripeté nel giro di pochi giorni per cinque volte. Oltre alla domestica e alla padrona di casa assistettero alla lacrimazione persone da ogni ceto sociale: dottori, professori, medici, avvocati, notai, calzolai, falegnami, pastai e, naturalmente, tutti i sacerdoti, i religiosi, le suore.
Tra varie testimonianze quella del Sacerdote Don Domenico Gendusa, il quale vide scorrere verso il basso le lacrime che scaturivano dagli occhi della Vergine. L’indomani 08 Novembre, anche l’arciprete Don Francesco Di Bella e assieme a lui tanti altri videro lacrimare la Madonna.
Il mercoledì 11, parecchi Sacerdoti, il Sindaco e tantissime altre persone videro la riproduzione del prodigio: cioè apparire le lacrime, scendere fino al grembo della benedetta effige e lasciare per dove passavano due tracce umide, che furono bene asterse col cotone per devozione.
L’arciprete, onde evitare che si potesse pensare che tali lacrime provenissero da pareti impregnate d’umido o che fossero state poste ad arte, fece togliere la tavolaccia di pietra e la carta sovrapposta al cristallo dinanzi al clero, ai superiori dei vari conventi e ad oltre una cinquantina di persone degne di fede.
Si trovò asciuttissimo non solo il cristallo su cui è fatta la pittura, ma anche la carta doppia e la tavolaccia. Per ulteriore cautela la Santa Immagine fu chiusa e sigillata ermeticamente in una scarabattola con tre cristalli in modo da non potervi introdurre cosa alcuna.
Dopo due giorni la Madonna, verso il tramonto, fu vista piangere ancora. Infine il 16 novembre, dopo la benedizione eucaristica, il cappellano con altri preti e fedeli vide ripetersi il prodigio.
Il riconoscimento ecclesiale del culto
Il Vicario Capitolare della diocesi Agrigento da cui all’epoca dipendeva Chiusa Sclafani, informato dell’evento prodigioso dall’Arciprete, con lettura pastorale inviata alla comunità esortava i fedeli a fare un triduo di penitenza con esposizione del SS. mo Sacramento, celebrazioni di SS. Messe e processione conclusiva della sacra Immagine sotto il baldacchino.
Nello stesso tempo invitava ad erigere una cappella in onore della Gran Madre di Dio nella Chiesa Madre ed ordinava che si istruisse un processo canonico per stabilire la verità delle lacrimazioni. Queste, infatti, avevano suscitato viva commozione nel popolo che diede segni di ravvedimento.
Per motivi storici la devozione alla Madonna delle Lacrime ha conosciuto momenti di entusiasmo alternati a pause di affievolimento. Grandiose sono state le celebrazioni del 150° anniversario delle lacrimazioni a conclusione delle quali l’allora Arcivescovo di Monreale, Mons. Cassisa, elevava alla dignità di Santuario Mariano la Chiesa Madre di Chiusa Sclafani.
Restauri e organo della Basilica di Santa Maria Assunta
Il restauro di un antico organo a canne custodito nella Basilica di Santa Maria Assunta e un nuovo impianto di illuminazione per la Chiesa Madre San Nicolò di Bari. A Chiusa Sclafani, Comune del Palermitano che ricade nell' arcidiocesi di Monreale, i due interventi partiranno a breve grazie al finanziamento, per complessivi duecento mila euro, deliberato dal governo guidato da Nello Musumeci.
Nel primo caso, si restituirà funzionalità e decoro a uno strumento prezioso costruito oltre un secolo fa. Nel secondo, un luogo di culto assai frequentato sarà dotato di un moderno impianto di illuminazione in grado di valorizzare gli interni, assicurare il comfort dei fedeli e, allo stesso tempo, garantire un risparmio energetico.
Sia le opere di restauro che quelle di efficientamento energetico verranno eseguite sotto l'Alta Sorveglianza della Soprintendenza per i Beni culturali di Palermo.
La chiesa di San Sebastiano
La chiesa di San Sebastiano è una delle principali testimonianze religiose e artistiche di Chiusa Sclafani. Di costruzione secentesca, il tempio ha una disarmante semplice facciata che lo rende quasi anonimo ma l’interno, ad unica navata, è un merletto continuo di stucchi, medaglioni, intarsi e affreschi tutti datati tra il XVII e il XVIII secolo, attribuiti alla scuola del Serpotta.
Edificato tra il 1623 e il 1627 dal sacerdote Paolo Paternostro, fu arricchito sotto la signoria del Principe Marco Antonio Colonna e per molti anni servì come Pantheon alla stessa famiglia.
Il cappellone è contornato da quattro colonne laterali con le statue di S. Giovanni Battista e del Profeta Elia. La nicchia dell’altare è sovrastata dall’allegorico trionfo della fede rappresentato da un aquila cavalcata da un putto che da fiato ad una tromba.
Il gruppo centrale della volta rappresenta il Giudizio Universale, composto da un aquila cavalcata da un angelo. Al di sotto del Giudizio Universale si può ammirare la statua in legno di S. Sebastiano di autore ignoto nel cui petto è incastonato un reliquiario contente del sangue e un frammento di osso del santo omonimo.
Il cappellone e la volta sono del palermitano Vincenzo Messina; le decorazioni laterali di Antonio Campisi da Gibellina e Giuseppe Busacca da Chiusa; gli affreschi della volta e le tele sono attribuite ai sacerdoti chiusesi G. Messina e F. Lo Cascio.
In questo luogo di sfarzo e preghiera si raccoglieva Donna Isabella-Gioeni Colonna, moglie del principe Marco Antonio Colonna, le cui spoglie riposano proprio in questo sacro luogo.

Le opere d’arte e gli oggetti liturgici
Il patrimonio religioso di Chiusa Sclafani comprende numerosi beni storici e artistici, in gran parte riconducibili all’ambito siciliano. Tra le opere documentate figurano il fonte battesimale di ambito siciliano del XVII secolo e un’acquasantiera a fusto della prima metà del XVIII secolo.
Nella Chiesa Madre sono inoltre segnalati un dipinto raffigurante il Battesimo di Cristo, di ambito siciliano della prima metà del XIX secolo, una statua di Santa Lucia, di ambito siciliano tra la fine del XIX e l’inizio del XX secolo, e una statua di San Michele arcangelo, di ambito siciliano dell’ultimo quarto del XIX secolo.
Tra i beni documentati compare anche una lapide sepolcrale di ambito siciliano del XIX secolo. L’organo storico, classificato tra i beni musicali, è attribuito ai laboratori di Alfio Laudani e Giovanni Giudici e risale alla prima metà del XX secolo.
| Opera o bene | Ambito e datazione |
|---|---|
| Fonte battesimale | Ambito siciliano, sec. XVII |
| Acquasantiera a fusto | Ambito siciliano, prima metà sec. XVIII |
| Battesimo di Cristo | Ambito siciliano, prima metà sec. XIX |
| Santa Lucia | Ambito siciliano, fine/inizio secc. XIX/XX |
| San Michele arcangelo | Ambito siciliano, ultimo quarto sec. XIX |
| Lapide sepolcrale | Ambito siciliano, sec. XIX |
| Organo | Laboratori di Alfio Laudani e Giovanni Giudici, prima metà XX secolo |
Le altre chiese di Chiusa Sclafani
Tra gli edifici religiosi di Chiusa Sclafani sono segnalati la chiesa parrocchiale di San Leonardo, la chiesa di Santa Maria Assunta e la chiesa di San Sebastiano. È inoltre documentata la Madonna del Lume, collegata al collegio religioso.
Nella chiesa di Santa Caterina, invece, sono conservati dipinti settecenteschi: la “Madonna del Rosario”, un’acquasantiera del 1500 decorata con un rilievo di Santa Caterina e due altari in alabastro del XVII secolo.
Da segnalare ancora: la chiesa di San Domenico con la sua bella facciata settecentesca e la chiesa del Carmine. La chiesa della SS. Annunziata, ormai sconsacrata, apparteneva alla Badia, complesso recentemente acquistato e oggetto di interventi di recupero.
Il contesto storico e urbano
Davvero é esistita “Chiusa la vecchia”, a circa due chilometri dall’attuale centro abitato? Oppure si tratta di una fantasia popolare, come non di rado accade nei nostri paesi?
La scoperta di una necropoli, avvenuta nel 1877, lascerebbe pensare che sia esistito davvero un agglomerato urbano più antico, in un sito poco distante dall’attuale paese. In attesa degli opportuni scavi archeologici, però, é impossibile esserne sicuri.
Si sa per certo, invece, che l’attuale paese sorse nel 1320 per volontà del conte Matteo Sclafani, che ampliò il casale preesistente saraceno. Il Casale di Chiusa, appunto, al quale - in onore del conte - si aggiunse Sclafani.
Perché il nome di “Chiusa”? Al riguardo esistono due ipotesi. La prima, sostenuta dal Fazello e dal Pirro, lo spiega l’origine del nome col fatto che il conte Matteo aveva un campo chiuso dove pascolavano i suoi cavalli: proprio su questo campo gettò le fondamenta del nuovo paese.
La seconda ipotesi, invece, sostiene che, siccome i centro urbano si trova fra tre colli e due rami del fiume Isburi, e sembra perciò chiuso, si pensò bene di dargli questo nome”.
Comunque, la storia “conosciuta” di Chiusa Sclafani é legata all’avvicendarsi delle famiglie feudali che l’hanno posseduta: dagli Sclafani ai Peralta, dai Cordona, ai Gioeni e ai Colonna.
Al di là dei “misteri” legati al luogo e al nome, che comunque rendono la cittadina più affascinante, Chiusa Sclafani presenta ancora oggi gradevoli caratteristiche urbane di tipo medievale, rese più interessanti da monumenti il cui stato di conservazione é più che accettabile.
La tradizione musicale
Chiusa Sclafani, infine, vanta una tradizione musicale di tutto rispetto. Tanto che si dice: “A Chiusa, si si chiantanu potati, nascinu musicanti” (A Chiusa, se si piantano patate, nascono musicisti).
Si tratta di un antico detto popolare, che riassume il senso profondo della storia del complesso bandistico, che da oltre un secolo é l’orgoglio della cittadina.
Il 26 maggio 1935, addirittura, ebbe l’onore di esibirsi a Roma, sotto la direzione del maestro Pietro Mascagni, nell’ambito del Concorso Bandistico Nazionale, classificandosi al secondo posto e ottenendo una medaglia d’argento.
"Pastorale siciliana" - Ilario Cecconi (1912-2008)
Chiusa Sclafani e la frazione di San Carlo
Appartiene al comune di Chiusa Sclafani la frazione di S. Carlo, fondata da Ido Lercari con “licenfia populandi” del 15 luglio 1628. Oggi conta poco più di 120 anime, ma fino a 50 anni fa era un’importante stazione ferroviaria, punto di snodo della linea Palermo-Corleone-Sciacca-Ribera.
Risorsa attuale di origini antichissime è la coltivazione del ciliegio Cappuccio.