Il tema di Santa Rita ex voto Buzzati si sviluppa intorno a due diverse interpretazioni artistiche della devozione: l’ex voto reale deposto da Yves Klein nel monastero di Santa Rita da Cascia nel 1961 e gli ex voto immaginari dipinti da Dino Buzzati per I miracoli di Val Morel, pubblicato nel 1971.
Yves Klein affidò a Santa Rita un contenitore con pigmenti blu, rosa, oro e lingotti d’oro, accompagnato da sette foglietti manoscritti in cui chiedeva protezione, successo e bellezza per la propria opera; Dino Buzzati costruì invece un intero santuario fantastico, formato da trentanove tavolette votive dedicate a miracoli attribuiti alla santa.

L’ex voto di Yves Klein a Santa Rita da Cascia
Alla fine del febbraio 1961, dopo l’apertura della mostra retrospettiva al museo di Krefeld in Germania, l’artista francese Yves Klein si congeda dal direttore del Museo, Dr. Wember, e si reca al monastero di Santa Rita da Cascia in Umbria, in compagnia di Rotraut Uecker, sua futura moglie.
Lo scopo di questo viaggio è quello di portare alla Santa un ex-voto che egli affiderà alla religiosa addetta all’ingresso della clausura del convento delle Suore Agostiniane.
Le Agostiniane seguono la regola si San Benedetto, «addolcita» quando si occupano della cura dei malati o prestano servizio negli ospedali. Il monastero di Santa Rita da Cascia ha il compito esclusivo della conservazione del santuario e del culto della Santa.
L’ex-voto depositato da Yves Klein nel febbraio 1961 consiste in un contenitore di plastica trasparente di 22×15 cm, suddiviso in vari scomparti.
| Parte dell’ex voto | Contenuto |
|---|---|
| Parte superiore | Tre cassetti con pigmento blu-oltremare, pigmento rosa e oro in foglie |
| Parte inferiore | Tre lingotti d’oro di diverso peso appoggiati su una base di pigmento blu |
| Parte centrale | Un testo manoscritto di Yves Klein su sette foglietti di carta |
La parte superiore è composta da tre cassetti, contenenti rispettivamente pigmento blu-oltremare (il blu I.B.K.), pigmento rosa (monopink) e oro in foglie (monogold).
La parte inferiore contiene per tutta la sua lunghezza tre lingotti d’oro di diverso peso appoggiati su una base di pigmento blu.
I lingotti d’oro fino sono il prodotto delle prime quattro vendite di aree di sensibilità pittorica immateriale; Yves Klein vendeva al prezzo dell’oro delle zone di sensibilità, dello spazio allo stato puro, impregnato della sua presenza.
La transazione avveniva per mezzo di un assegno. Se l’acquirente era disposto a bruciare integralmente l’assegno, cioè il suo titolo di proprietà, tutto l’oro veniva restituito al cosmo.
Nel caso contrario, soltanto una parte dell’oro veniva gettata nella Senna, il resto ritornava momentaneamente a Yves Klein che ne era depositario solo a titolo provvisorio e precario.
Le prime quattro cessioni di immateriale
Le prime quattro cessioni di immateriale hanno avuto luogo a Parigi.
| Acquirente | Data |
|---|---|
| Peppino Palazzoli | 18 Novembre 1959 |
| Jacques Kugel | 7 Dicembre 1959 |
| Paride Accetti | 7 Dicembre 1959 |
| Alain Lemée | 8 Dicembre 1959 |
Gli acquirenti furono, in ordine cronologico: Peppino Palazzoli (18 Novembre 1959), Jacques Kugel (7 Dicembre 1959), Paride Accetti (7 Dicembre 1959) e Alain Lemée (8 Dicembre 1959).
Nel suo ex-voto Yves Klein offre a Santa Rita l’oro di cui era rimasto depositario dopo queste prime cessioni; infatti i tre acquirenti avevano conservato l’assegno-testimonianza e il quarto l’aveva distrutto più tardi, un po’ di tempo dopo la vendita.
Il manoscritto contenuto nell’ex voto
La parte centrale del contenitore è formato da una larga fessura nella quale è stato deposto un testo manoscritto di Yves Klein su sette foglietti di carta tenuti insieme da un sottilissimo filo di cotone.
Il testo è un vero e proprio inno di richiesta di grazie a Santa Rita: dopo averla ringraziata dei suoi precedenti favori, Yves Klein si pone sotto la protezione della Santa e invoca il suo aiuto per assicurare successo, bellezza e immortalità alla sua opera.
Il manoscritto collega direttamente la devozione religiosa alla ricerca artistica di Klein. Il blu, l’oro, il rosa, l’immateriale e il vuoto non sono presentati come elementi separati, ma come parti di una stessa visione dell’arte e del mondo.
«Il BLU, l’ORO, il ROSA, l’IMMATERIALE, il VUOTO, l’architettura dell’aria, l’urbanistica dell’aria, la climatizzazione di grandi spazi geografici per un ritorno a una volto umano nella natura allo stato Edenico della leggenda.»
«I tre lingotti d’oro fino sono il prodotto della vendita delle prime quattro ZONE DI SENSIBILITÀ PITTORICA IMMATERIALE.»
«A Dio Padre Onnipotente, in nome del Figlio Gesù Cristo, in nome dello Spirito Santo e della Santa Vergine Maria. Per mezzo di Santa Rita da Cascia, sotto la sua cura e protezione, con tutta la mia infinita riconoscenza. Grazie. Y.K.»
«Santa Rita da Cascia, io ti chiedo di intercedere presso Dio Padre Onnipotente perché mi accordi sempre in nome del Figlio Gesù Cristo e in nome dello Spirito Santo e della Santa Vergine Maria, la grazia di animare le mie opere perché esse divengano sempre più belle e inoltre la grazia che io scopra continuamente e regolarmente sempre nuove cose nell’arte ogni volta più belle, anche se purtroppo non sempre sono degno di essere un utensile per costruire e creare la Grande Bellezza.»
«Che tutto ciò che viene da me sia Bello. Così sia. Y.K.»
«Sotto la protezione terrestre di Santa Rita da Cascia: la sensibilità pittorica, i monocromi, gli IKB, le sculture-spugna, l’immateriale, le impronte antropometriche statiche, positive, negative e in movimento, i sudari.»
«Le Fontane di Fuoco, d’acqua e di Fuoco, l’architettura dell’aria, l’urbanistica dell’aria, la climatizzazione degli spazi geografici trasformati così in Eden permanenti ritrovati alla superficie del nostro globo, il Vuoto.»
«Il teatro del Vuoto - tutte le variazioni particolari ai margini della mia opera - le Cosmogonie - il mio cielo Blu - tutte le mie teorie in generale.»
«Che i miei nemici diventino miei amici e, se ciò è impossibile, che tutto ciò che essi potrebbero tentare di fare contro di me non vada mai a compimento e che io non ne sia mai colpito.»
«Rendi me ed ogni mia opera completamente invulnerabili. Così sia.»
«Che tutte le mia opere di Gelsenkirchen siano sempre più belle e sempre più siano riconosciute come tali, e il più presto possibile.»
«Che le Fontane di Fuoco e i muri di Fuoco possano essere da me eseguiti sulla piazza dell’Opera a Gelsenkirchen al più presto.»
«Che la mia mostra di Krefeld sia il più gran successo del secolo e che tutti lo riconoscano.»
«Santa Rita da Cascia, Santa dei casi impossibili e disperati, grazie di tutto l’aiuto così grande, decisivo e meraviglioso che mi hai dato finora.»
«Infinitamente grazie. Anche se non ne sono personalmente degno, aiutami ancora e sempre nella mia arte e proteggi tutto ciò che ho creato affinché, nonostante me, sia tutto, sempre, di Grande Bellezza. Y.K.»
La riscoperta dell’opera nel 1979
L’ex-voto anonimo era stato conservato dalle suore nel deposito delle offerte al Santuario.
In seguito al terremoto del 1979, che aveva danneggiato la cupola della Basilica e il suo rivestimento affrescato, si rese necessario un restauro, Rosario Scrimieri, l’architetto responsabile dei lavori, incaricò il pittore Armando Marrocco di eseguire una serie di vetrate moderne per il presbiterio della Basilica.
L’artista, nel corso del lavoro, ebbe bisogno di oro in foglie e lo richiese al personale del monastero. Le suore portarono l’ex-voto di Yves Klein.
Marrocco ricorda: “Il giorno dell’eccezionale scoperta dell’opera di Klein, esattamente venerdì 21 Dicembre 1979 verso mezzogiorno, mi trovavo nel parlatorio del Monastero di S. Rita, insieme all’arch. Scrimieri, per discutere con la Badessa e le consorelle alcuni problemi riguardanti le vetrate che mi erano state commissionate qualche mese prima.”
“Dato che per il lavoro delle finestre destinate a contenere le vetrate si doveva utilizzare dell’oro in foglie, chiedemmo alla Badessa se per caso ne avessero un po’ da qualche parte.”
“Poco dopo ci venne portato un pacco contenente foglie di oro zecchino ed inoltre dei depliants con dentro una cassetta, apparentemente contenente polveri colorate per il restauro di affreschi.”
“Mentre l’architetto Scrimieri la analizzava attentamente perché sopreso dal contenuto e dalla eccezionale realizzazione del contenitore in perspex, io mi accorsi che ci trovavamo di fronte a una scoperta sensazionale: un’opera di Yves Klein dedicata a S. Rita da Cascia”

L’autenticazione e il significato spirituale
Al suo ritorno a Milano, Marrocco mi fece contattare da Guido Le Noci (il gallerista “ispirato” presso il quale il 2 gennaio 1957 ho presentato in prima mondiale l’«époque bleue» di Yves Klein, l’Epoca Blu, i primi IKB).
L’incontro avvenne il 19 maggio 1980, e fissammo un appuntamento con le autorità ecclesiastiche per il 18 giugno seguente a Cascia.
Ebbi così la possibilità di intrattenermi con la madre Superiora del convento durante una seduta di circa un’ora in parlatorio, di autenticare l’ex-voto, di fare fotografare l’opera e di fotocopiare, il testo con l’assenso dell’ordine gerarchico.
La devozione di Yves Klein al culto di Santa Rita (culto molto popolare a Nizza, città natale di Y.K.) mi era ben nota: egli vi era stato iniziato da sua zia, Rosa Raymond-Gasperini.
Egli mi aveva messo al corrente dei suoi precedenti pellegrinaggi a Cascia: vi si era recato due volte prima del 1961 per pregare la Santa delle cause disperate e supplicarla di aiutarlo nei momenti importanti e critici della sua carriera.
Sono convinto che l’ex-voto non è l’unica offerta di Yves Klein alla Santa, come testimonia una copia del catalogo di Krefeld che le è personalmente dedicato, e che è conservato al monastero.
Finora però non si sono trovate tracce di altre opere.
Il testo da poco ritrovato testimonia la profondità e la verità della fede dell’artista, al di là di qualsiasi rituale feticista.
L’invocazione a Santa Rita, l’apice della sua pratica spirituale all’interno del rituale dogmatico, del riferimento a Dio Padre, al Figlio Gesù, allo Spirito Santo e alla Vergine Maria: la meditazione sull’Assolutezza dell’Arte, il Vuoto, l’Energia Vitale.
Dino Buzzati e gli ex voto immaginari
Altro grande devoto a Santa Rita da Cascia fu lo scrittore Dino Buzzati (di seguito il suo ex voto), grande amico e sostenitore di Yves Klein, di cui talvolta fu anche collaboratore.
Uno squarcio inedito sulla vita di uno scrittore e giornalista insuperato.
«C’è da prenderlo a schiaffi, e un giorno forse lo farò. Sono ormai molti anni, forse qualche decennio, che Buzzati Dino ha messo alla porta Dino Buzzati con l’ingiunzione di mai più presentarsi.»
Così inizia Indro Montanelli la prefazione al libro di Dino Buzzati (1906-1972), edito da Garzanti nel novembre del 1971, intitolato I miracoli di Val Morel.
Il volume è una raccolta di immaginari ex-voto per Santa Rita da Cascia dipinti dall’autore e accompagnati da didascalie, più o meno esaustive, che spiegano l’avvenimento ritratto.
I miracoli di Val Morel è una raccolta di 39 tavole votive, accompagnate da altrettanti brevi testi, che raccontano eventi miracolosi attribuiti a Santa Rita.
Buzzati pittore prima di Buzzati scrittore
Prima di conoscere I miracoli di Val Morel è necessario capire la figura di Buzzati pittore e la considerazione che aveva di questa attività.
Il rapporto di Buzzati con il disegno non è occasionale, e nemmeno è lo sfizio di uno scrittore affermato che si diverte a imbrattare tele nel tempo libero; al contrario, esso cresce di pari passo assieme a lui.
Già nella più tenera età Buzzati accompagna va le lettere scritte al suo amico Arturo Brambilla con piccoli schizzi.
Sin da quelli che possono essere considerati i primi lavori pittorici, due illustrazioni eseguite tra il 1923 e il 1924 ispirate alla poesia di Edgar Allan Poe The Haunted Palace, il testo e le immagini si compenetrano fino a ottenere un reciproco arricchimento estetico e contenutistico.
Dal 1932 al 1950 la produzione pittorica si ferma, ma non si interrompe il doppio uso di parola e disegno.
Non c’è lettera di Buzzati o quaderno d’appunti dove il testo non sia accompagnato da schizzi o scenette, come lo sono anche le sue opere letterarie: Barnabò delle montagne e Il segreto del Bosco Vecchio sono ricolmi di piccole illustrazioni, anche se queste non verranno stampate nel timore di dare al pubblico l’impressione di un libro per l’infanzia; e sempre a partire da disegni vide la luce La famosa invasione degli orsi in Sicilia.
Il 1º dicembre 1958, alla Galleria dei Re Magi a Milano, inaugura la prima personale di Buzzati e da qui fino alla morte, avvenuta il 28 gennaio 1972, egli non smetterà mai più di dipingere.
La pittura divenne per lui quasi una necessità prioritaria anche rispetto alla scrittura.
«Il fatto è questo: io mi trovo vittima di un crudele equivoco. Sono un pittore il quale, per hobby, durante un periodo purtroppo alquanto prolungato, ha fatto anche lo scrittore e il giornalista. Il mondo invece crede che sia viceversa e le mie pitture non le “può” prendere sul serio»
I miracoli di Val Morel: struttura e immaginario
Quando pittura e scrittura si incontrano danno vita a due opere rilevanti come Poema a fumetti del 1969, dove l’autore rilegge con illustrazioni ispirate alla pop art, accompagnate da brevi testi, il mito di Orfeo ed Euridice (assimilabile come formato alla nascente graphic novel), e, appunto, I miracoli di Val Morel.
Nella Spiegazione che «vorrebb’essere una burla, e che invece è uno dei suoi più magici racconti» l’autore ci narra di come è venuto a conoscenza di questi ex voto.
Un giorno nella biblioteca di suo padre trova un libro con scritto sul frontespizio Prodigiosi miracoli di Santa Rita onorati nel santuario di Val Morel in quel di Belluno; dopo alcune indagini si incammina verso il santuario e vi trova un tabernacolo rovinato dal tempo e un uomo che dice di essere l’ultimo dei guardiani del santuario; questi lo invita a seguirlo nella sua casa dove trovano riparo gli ex voto.
Dopo una cordiale discussione i due si salutano.
Nel 1946 l’autore vuole far conoscere alle nipoti quel luogo ma sia del tabernacolo che dell’uomo e della sua casa non vi è più traccia.
I soggetti che questi dipinti presentano sono i classici eventi da tavoletta votiva: ad esempio il n. 6 raffigura una ragazza rapita e il n. 27 narra la storia di una bambina inseguita da un lupo.
A questi se ne affiancano altri un po’ più strani, ad esempio il n. 13, che raffigura la Santa che scaccia con una scopa uno spirito chiamato Il Vecchio della Montagna, e il n. 19, dove un uomo viene salvato dalle formiche che infestavano la sua mente.
Questi dipinti si offrono come «il gruppo più organico che esprime le lontane superstizioni delle valli alpine, tanto simili alle moderne paure» e riportano l’autore a giocare con il fantastico e la fantasia.
Le atmosfere fiabesche e, al contempo, sottilmente grottesche in cui si avverano i ‘miracoli’ descritti che permettono a Buzzati di costruire un contesto mitologico nostrano.
Le vicende, infatti, sono spesso ambientate nelle zone care all’autore, i paeselli e gli scorci rurali della Val Morel, in provincia di Belluno.
Il microsantuario stesso che ospita l’icona di Santa Rita da Cascia, la benefattrice protagonista dei miracoli buzzatiani, è collocato nella campagna che precede il comune di Limana, lungo un impervio sentiero che s’inerpica su per il Col Visentin.
Personaggi e miracoli della Val Morel
Dalla mente del Buzzati escono così personaggi popolari, gente qualunque che porta un cognome tipico del posto, quasi si tratti di allegorici Everymen in bilico tra vizi e virtù.
- La Serafina Dal Pont assalita dal Gatto Mammone.
- Trot Andreina rapita dal demonio in groppa a un caprone.
- Il podere del povero Bepi Somacal minacciato da una fitta nube di bisce.
- Il vizio del bere che attanaglia Natale Da Ronc, così dedito all’alcol da farsi costruire un’enorme bottiglia alla quale attingere tramite un sistema di carrucole e secchielli.
Il tratto distintivo che accomuna le trentanove storielle è l’iperbolica entità delle situazioni che la santa si trova a fronteggiare, a metà tra quotidianità e fantascienza.
Buzzati stesso indugia a sua volta sulla bizzarria delle circostanze, adducendo spiegazioni verosimili a fenomeni inspiegabili e donando una patina di realtà alle funamboliche soluzioni ideate dalla Santa per risolvere gli inghippi.
L’autore, nelle vesti di moderno rapsodo, riesce nell’ardita impresa di cucire ad arte una serie di episodi tra loro distanti, facendo sì che le storie popolari assurgano allo status di epos, pur conservando un sottotesto intriso di sarcasmo e di compiaciuto gusto per l’esagerazione.

La cappella di Santa Rita a Val Morel
Il piccolo sacello di Santa Rita è indissolubilmente legato alla figura del famoso giornalista, scrittore e pittore bellunese Dino Buzzati (1906-1972).
Ne I miracoli di Val Morel, opera edita nel 1971, lo scrittore immaginava l’esistenza, vicino a Valmorel, di un sacello - santuario dedicato a Santa Rita, al quale si riferivano trentanove quadretti ex-voto, che egli stesso aveva dipinto per un amico gallerista, raffigurando altrettanti fantasiosi miracoli operati dalla Santa.
Lo studioso bellunese Alberto Alpago Novello suggerì al parroco di Limana di tradurre in realtà quanto immaginato dall’artista, costruendo a Val Morel una cappella in onore di Santa Rita.
L’idea entusiasmò anche lo stesso Buzzati, che volle dare il suo personale contributo, dipingendo il quadro successivamente esposto nel sacello.
Nonostante la prematura morte dell’artista, il progetto non si arenò.
Grazie alla fattiva collaborazione dell’Amministrazione Comunale di Limana e della locale sezione dell’Associazione Nazionale Alpini, la piccola cappella venne costruita nel 1973, trovando adeguata ubicazione poco distante dal grande tiglio, sotto il quale Dino Buzzati sostava a meditare e a contemplare lo splendido panorama sulla Val Belluna.
Il microsantuario trasforma in luogo reale lo spazio narrativo dei miracoli buzzatiani. La cappella non è soltanto un edificio legato alla memoria dello scrittore, ma anche la concretizzazione di un rapporto tra paesaggio, devozione popolare e immaginazione letteraria.
Il piccolo sacello si trova in Via Valpiana, 3, 32020 Limana BL, Italia.
Il sito indica accesso disabili e assenza di barriere architettoniche.
Il rapporto tra i due ex voto
Gli ex voto di Yves Klein e Dino Buzzati appartengono a contesti molto diversi, ma condividono una stessa centralità di Santa Rita come figura capace di intervenire nei casi impossibili e nelle situazioni disperate.
Klein costruisce un oggetto votivo reale, concettuale e autobiografico, nel quale i materiali fondamentali della sua ricerca artistica diventano un’offerta: il blu, il rosa, l’oro, i lingotti, l’immateriale e il vuoto.
Buzzati crea invece un ciclo narrativo e pittorico nel quale il linguaggio dell’ex voto viene reinventato attraverso episodi fantastici, personaggi popolari, paure quotidiane e soluzioni miracolose.
| Yves Klein | Dino Buzzati | |
|---|---|---|
| Forma | Contenitore trasparente con pigmenti, oro, lingotti e manoscritto | Trentanove tavole votive accompagnate da testi |
| Data principale | 1961 | 1971 |
| Luogo | Monastero di Santa Rita da Cascia | Val Morel e cappella di Limana |
| Funzione | Richiesta di protezione, bellezza e successo per l’opera artistica | Racconto immaginario di miracoli attribuiti a Santa Rita |
| Linguaggio | Arte concettuale, spiritualità, immateriale e assolutezza dell’arte | Fiaba, grottesco, superstizione alpina e letteratura disegnata |
In entrambi i casi l’ex voto non è un semplice oggetto devozionale. Diventa un dispositivo attraverso il quale l’artista mette in rapporto il visibile e l’invisibile, la materia e lo spirito, l’esperienza quotidiana e l’aspirazione a una forma di assoluto.
Nel caso di Klein, la devozione è rivolta alla protezione dell’opera e alla possibilità di creare la «Grande Bellezza». Nel caso di Buzzati, la santa libera il mondo narrativo da ogni rigidità e permette al pittore e allo scrittore di convivere nella stessa opera.
La “letteratura disegnata” di Buzzati
L’opera, situata a chiusura della parabola artistica di Buzzati, si regge sulla componente visuale (rappresentata dalle tavolette ex-voto da lui stesso dipinte), a continuazione di un filone di pubblicazioni caratterizzate da contesti narrativi misti.
La famosa invasione degli orsi in Sicilia (1945) e Poema a fumetti (1969), per citare i più famosi, giocano sul binomio scrittura-disegno, mezzo privilegiato di coinvolgimento del lettore, che viene irretito dalle immagini e invogliato a indagare oltre.
Persino le bozze delle sue opere d’esordio, ovvero Bàrnabo delle montagne (1933) e Il Segreto del Bosco Vecchio (1935), erano colme di illustrazioni, poi rimosse dagli editori prima della pubblicazione per il timore che sminuissero il valore dell’opera agli occhi del pubblico.
La copia de I Miracoli di Val Morel conservata presso la Biblioteca P. Ottorino Marcolini è una prima edizione dal notevole valore collezionistico, giunta presso il nostro istituto nel 1972, anno della scomparsa dell’autore.
L’opera è stata pubblicata nel novembre del 1971 a Milano da Aldo Garzanti Editore, per gentile concessione della Galleria d’arte Cortina.
Il libro è una versione rivisitata e ampliata del catalogo della mostra Miracoli inediti di una santa, commissionata da Renato Cardazzo, amico di Buzzati, per inaugurare la galleria Naviglio-Venezia.
Sia nella parte testuale sia in quella iconografica, in questo lavoro inscindibili, elementi essenziali dello stesso linguaggio, traspare il divertimento dell’autore, dettato da una vera passione che appaga in egual modo lui e il lettore.
Le immagini risultano sempre fresche dal punto di vista estetico anche se, nella maggior parte dei casi, sono cariche di angoscia.
«Cosciente, Buzzati è un tale cretino che non si accorge nemmeno di essere, da incosciente, un genio. E fra tanti miracoli Santa Rita compia anche quello di lasciarlo com’è».
La liberazione che la Santa compie verso i protagonisti degli ex voto ha effetto anche sull’autore stesso, in quanto in quest’opera il Buzzati pittore e il Buzzati scrittore, proprio sul finire della vita, coesistono in maniera armonica e perfetta, non sovrastandosi ma riuscendo a creare quel linguaggio tanto cercato che sarà denominato letteratura disegnata o “lett-pittura”.
Qui appare «anzitutto chiara una disciplina linguistica. […] Il mezzo tecnico resta allo stadio più elementare, ma la forza del racconto figurato diventa arte».