Le tappe della Natività da riordinare seguono questa sequenza essenziale: l’Annunciazione a Maria, la visita di Maria a Elisabetta, il viaggio di Maria e Giuseppe verso Betlemme, la nascita di Gesù nella mangiatoia, l’annuncio degli angeli ai pastori e la loro adorazione, quindi l’arrivo dei Magi guidati dalla stella. Dopo l’adorazione dei Magi vengono la fuga in Egitto e la strage degli innocenti.
Per ricostruire correttamente la storia, bisogna distinguere gli episodi raccontati dai Vangeli canonici dagli elementi aggiunti dalla tradizione del presepe. Matteo racconta soprattutto l’annuncio a Giuseppe, la visita dei Magi, la minaccia di Erode e la fuga in Egitto, mentre Luca narra l’Annunciazione a Maria, la nascita di Gesù, l’adorazione dei pastori e la visita al tempio.
La sequenza delle tappe della Natività
| Ordine | Tappa | Riferimento principale | Elemento da ricordare |
|---|---|---|---|
| 1 | Annunciazione a Maria | Luca 1,26-38 | L’angelo Gabriele annuncia a Maria la nascita di Gesù. |
| 2 | Visita di Maria a Elisabetta | Luca 1,39-56 | Maria raggiunge la cugina Elisabetta in Giudea. |
| 3 | Nascita di Giovanni Battista | Luca 1,57-80 | Nasce il futuro precursore di Cristo. |
| 4 | Annuncio a Giuseppe | Matteo 1,18-23 | Giuseppe decide di accogliere Maria e il bambino. |
| 5 | Viaggio verso Betlemme | Luca 2,1-4 | Giuseppe e Maria si recano a Betlemme per il censimento. |
| 6 | Nascita di Gesù | Matteo 1,25; Luca 2,6-7 | Gesù viene deposto in una mangiatoia. |
| 7 | Annuncio ai pastori | Luca 2,8-17 | Gli angeli annunciano ai pastori la nascita del Salvatore. |
| 8 | Adorazione dei pastori | Luca 2,15-20 | I pastori raggiungono Betlemme e rendono testimonianza. |
| 9 | Presentazione al tempio | Luca 2,21-38 | Gesù viene presentato a Simeone e ad Anna. |
| 10 | Arrivo dei Magi | Matteo 2,1-12 | I Magi seguono la stella e offrono oro, incenso e mirra. |
| 11 | Fuga in Egitto | Matteo 2,13-15 | Giuseppe porta Maria e Gesù in Egitto per salvarli da Erode. |
| 12 | Ritorno a Nazaret | Matteo 2,19-23 | Dopo la morte di Erode, la Sacra Famiglia si stabilisce a Nazaret. |

1. L’Annunciazione a Maria
La prima tappa della Natività è l’Annunciazione del Signore. L’Annunciazione narrata nel Vangelo di Matteo (Matteo 1, 18-25) è quella che vede come protagonista Giuseppe, che in procinto di ripudiare Maria, dopo aver scoperto il suo stato interessante, venne visitato in sogno da un angelo che lo informa della vera identità del Bambino che sarebbe nato e del ruolo di Maria nel piano di Dio.
L’Annunciazione di Luca (Luca 1,26-38) racconta di come l’Arcangelo Gabriele apparve a Maria per annunciarle il concepimento del Figlio di Dio. La visita successiva di Gabriele fu sei mesi dopo alla cugina di Elisabetta, Maria.
Egli disse a Maria che, nonostante fosse vergine, avrebbe avuto un bambino per il potere dello Spirito Santo e che quel bambino sarebbe stato Gesù Cristo. Maria accettò con umiltà la sua chiamata a essere la madre del Figlio di Dio.
L’angelo le disse anche che sua cugina, Elisabetta, aveva concepito. L’Annunciazione introduce quindi il tema della promessa, dell’accoglienza e della fiducia, che nella rappresentazione del presepe viene spesso indicato attraverso la figura di Maria in ascolto dell’angelo.
2. La visita di Maria a Elisabetta
Dopo la visita angelica, Maria lasciò Nazaret per andare a visitare sua cugina Elisabetta in Giudea per tre mesi. Mentre Maria era lì, Elisabetta ricevette una testimonianza tramite lo Spirito Santo che il bambino di Maria era il Figlio di Dio.
Anche Maria portò la sua testimonianza. Questo episodio precede la nascita di Gesù e mostra Maria in cammino verso la casa di Elisabetta, dove la maternità promessa viene riconosciuta come parte del piano divino.
3. La nascita di Giovanni Battista
Giovanni Battista era un Elia, o precursore, di Cristo. L’angelo Gabriele disse a Zaccaria, il padre di Giovanni, che sua moglie, Elisabetta, avrebbe avuto un bambino e che questo bambino doveva chiamarsi Giovanni.
Zaccaria rispose dubbioso e, come conseguenza, fu reso sordo e muto. Quando Giovanni Battista nacque, le persone pensarono che sarebbe stato chiamato Zaccaria come suo padre.
Elisabetta rifiutò tale nome, dicendo ai suoi amici e vicini che il suo nome era Giovanni. Quando questi amici e vicini chiesero a Zaccaria riguardo alla faccenda, egli fu d’accordo con Elisabetta.
Poiché seguì le istruzioni di Gabriele riguardanti il nome di suo figlio, la lingua di Zaccaria fu sciolta ed egli utilizzò il suo udito riacquistato e il suo linguaggio per glorificare Dio.
4. L’annuncio a Giuseppe
Vedendo che al suo ritorno da Nazaret Maria era gravida, Giuseppe, l’uomo a cui Maria era promessa in matrimonio, si propose di “lasciarla occultamente”, ossia di annullare il loro fidanzamento senza scalpore.
Prima che riuscisse a farlo, però, l’angelo Gabriele gli apparve in un sogno, testimoniandogli che il bambino di Maria era stato concepito dallo Spirito Santo e che sarebbe stato quello che avrebbe salvato il Suo popolo dai loro peccati.
Invece di separarsi da Maria, Giuseppe decise di sposarla. Nella sequenza della Natività questa tappa è importante perché Giuseppe assume il ruolo di custode della madre e del bambino.
5. Il censimento e il viaggio verso Betlemme
La tassazione fungeva sia da riscossione delle tasse che da censimento e iscrizione, che era stata implementata dai Romani. Di solito, i Romani iscrivevano le persone in base alla loro attuale residenza, ma l’usanza degli Ebrei era di iscrivere le persone in base alla provenienza dei propri antenati.
A causa di ciò, Betleem, la città di provenienza di Giuseppe, era affollata e le locande erano piene. Giuseppe e Maria andarono a Betleem per essere tassati.
Betleem significa “casa del pane” ed era il luogo profetizzato della nascita del Messia. Nel presepe, il viaggio verso Betlemme viene spesso rappresentato come una scena separata dalla nascita, con Maria e Giuseppe in cammino verso il luogo nel quale nascerà Gesù.

6. La nascita di Gesù nella mangiatoia
Per quanto riguarda la nascita di Gesù, sono ancora Matteo e Luca a farne cenno dei loro Vangeli. Il primo (Matteo 1,25) si limita ad accennare alla notizia: “Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode”, mentre il secondo (Luca 2,1-20) racconta tutto l’episodio con dovizia di dettagli, dall’emanazione del decreto di Cesare Augusto a causa del quale Giuseppe dovette tornare da Nazareth e Betlemme per il censimento, alla nascita di Gesù in una stalla, perché non vi era posto in albergo, all’adorazione dei pastori, invitati da una moltitudine angelica a raggiungere il luogo della Natività.
Gesù, riferisce l’evangelista Luca, nacque in una stalla. E fu posto nel luogo dove si sistema il fieno che serve agli animali: su una mangiatoia, in una greppia.
Maria improvvisò una culla adagiandolo in una mangiatoia o una tinozza per il bestiame. Non viene fatto alcun riferimento alla presenza di animali.
La nascita di Gesù costituisce il centro della scena del presepe: Maria e Giuseppe sono accanto al Bambino, mentre la mangiatoia diventa il segno della povertà e dell’accoglienza.
Il significato della parola “presepe”
Lo spiega la parola stessa: un recinto, delimitato da una siepe. Usato per il ricovero del bestiame.
“Praesepire”, il verbo latino, spiega l’atto: cingere, chiudere, sbarrare. Che è anche difendere, proteggere, abbracciare.
“Cripia” in basso latino. Da cui, nelle altre lingue d’Europa, tutte le parole con cui si definisce il presepe: “crechè” in francese, “crib” in inglese, “krippe” in tedesco e “krubba” in svedese.
Anche “wertep” nella lingua russa e “szopka” in quella polacca, vogliono dire mangiatoia e indicano la rappresentazione natalizia della Natività.
7. L’annuncio degli angeli ai pastori
In quel periodo dell’anno i pastori tenevano le loro greggi all’aperto giorno e notte. Proprio lì si trovavano quando un angelo apparve dicendo loro della nascita del Salvatore.
Dopo l’annuncio dell’angelo apparve un concorso di angeli nell’atto di glorificare Dio. Dopo aver udito ciò, i pastori corsero a Betleem per vedere Gesù.
Gli angeli presenti nella scena toccante della Natività sono il modello di creature superiori, testimoni dell’evento straordinario. Nella rappresentazione del presepe, l’annuncio degli angeli collega la nascita nascosta nella stalla alla gioia comunicata al mondo.
8. L’adorazione dei pastori
Dopo averLo visto, lasciarono Giuseppe e Maria e resero testimonianza agli altri di ciò che avevano visto. I primi ad adorare il Bambino furono i pastori, che all’epoca, nella scala sociale, erano visti come degli emarginati, persone che vagavano fuori dai centri abitati, senza una fissa dimora.
Le loro figure furono aggiunte nei presepi in età medievale. Il numero variava, secondo le circostanze.
Nella rappresentazione, ascoltano per primi, accanto alle loro greggi, l’annuncio dell’angelo. E l’adorazione del Bambino venuto al mondo in una mangiatoia è il passo iniziale per un cammino di conversione capace di allontanarli dai peccati del mondo.
L’adorazione dei pastori deve quindi essere collocata subito dopo la nascita e l’annuncio angelico, mentre l’adorazione dei Magi appartiene a una fase successiva della narrazione.
9. La circoncisione, il nome e la presentazione al tempio
Dopo otto giorni, Cristo fu circonciso e gli fu dato il nome, com’era usanza degli Ebrei. Gli fu dato nome Gesù, o “Yeshua”, che significa “Salvatore” in ebraico.
L’usanza ebraica prevede che una donna debba aspettare quaranta giorni dopo il parto prima di entrare nel tempio. Passati i quaranta giorni, Maria e Giuseppe portarono Gesù per essere presentato al tempio.
Là incontrarono Simeone, a cui era stato promesso che avrebbe visto Cristo prima di morire. Egli riconobbe Cristo, Lo prese tra le braccia e glorificò Dio.
Profetizzò, inoltre, della missione di Cristo sulla terra. Anche Anna, una profetessa, rese testimonianza di Cristo nel tempio.
Anch’ella testimoniò della Sua missione. Questo episodio non sempre compare nel presepe tradizionale, ma appartiene alla sequenza narrativa dell’infanzia di Gesù e viene prima dell’arrivo dei Magi narrato da Matteo.
10. La stella e l’arrivo dei Magi
Matteo cita anche la visita dei Magi venuti da Oriente (Matteo 2,1), ed è il solo tra gli evangelisti a farlo. Tutte le altre tradizioni legati a queste tre figure, i loro nomi, i doni che portavano, derivano dalla successiva tradizione cristiana.
Un numero non specificato di magi “da oriente” venne a Gerusalemme in cerca di Cristo. Avevano visto una nuova stella nel cielo, la quale indicava che Cristo era nato.
Chiesero al re Erode, il re della Giudea nominato dai Romani, dove potevano trovare il bambino. Erode si sentì minacciato dalla possibilità di un nuovo re, il Messia, che egli pensava avrebbe preso possesso del suo regno.
Senza rivelare ai magi le sue paure, chiese loro di fargli conoscere il luogo in cui avrebbero trovato Cristo. Egli pianificava di ucciderLo.
Quanti erano i Magi?
Il Vangelo di Matteo non fa i loro nomi e non dice quanti fossero. Nei testi non canonici il loro numero varia da due a dodici.
San Leone Magno (390-461) stabilì che fossero tre, come le età dell’uomo (gioventù, maturità e vecchiaia) e le razze in cui, secondo il racconto biblico, è divisa l’umanità: semita, giapetica e camita.
Le prime comunità cristiane ripeteranno la medesima scena in altri cimiteri dell’Urbe: i Magi erano il segno della universalità della salvezza e del messaggio di Dio, diretto a tutte le genti del mondo.
11. L’adorazione dei Magi e i doni
I magi infine trovarono Cristo. Matteo precisa che trovarono Gesù nella Sua casa come un “fanciullo”, il che suggerisce che arrivarono almeno un anno dopo la nascita di Cristo.
Gli offrirono in dono oro, incenso e mirra - doni preziosi che riconoscevano lo stato regale di Gesù. In un sogno, ai magi fu detto di non rivelare a Erode che Lo avevano trovato.
Gli ultimi ad apparire sulla scena del presepio furono i Re Magi. Nella tradizione del presepe, la loro collocazione può essere modificata progressivamente: all’inizio vengono posti lontano dalla grotta o dalla capanna, poi avvicinati fino alla scena della Natività nel giorno dell’Epifania.
Le prime immagini dell’Adorazione dei Magi
L’Adorazione dei Magi nella catacomba di Santa Priscilla risale allo stesso periodo storico della più antica immagine della Madonna. I tre personaggi che offrono i loro doni sono i primi pagani che rendono omaggio al Figlio di Dio.
Camminano a passo spedito, fasciati dai loro vestiti orientali, dai colori accesi e diversi. E la Madonna che li attende, seduta, somiglia a una matrona di Roma.
L’Adorazione dei Magi è replicata in altri cimiteri cristiani. Appare ancora a Roma nelle catacombe di Priscilla sulla lastra marmorea della tomba di Severa (300 circa dopo Cristo), nella catacomba dei SS. Pietro e Marcellino, nella fronte di un sarcofago risalente alla prima metà del IV secolo, conservato nelle sale del Museo Pio Cristiano della Città del Vaticano e in un altro sarcofago, dello stesso periodo, scoperto a S. Paolo fuori le mura.
E si può ammirare ancora a Milano, nel sarcofago esposto al Museo Ambrosiano. Ma soprattutto in quello di Stilicone, conservato nella basilica di S. Ambrogio e inglobato in un ambone costruito in epoca medievale.
12. La fuga in Egitto e la strage degli innocenti
Allo stesso modo solo il Vangelo di Matteo (Matteo 2,13-23) racconta l’episodio della fuga in Egitto e della strage degli innocenti, quando un angelo del Signore apparve a Giuseppe avvertendolo dell’intenzione di Re Erode di uccidere Gesù, ed egli prese Maria e il Bambino appena nato e si mise in viaggio, mentre i soldati di Erode sterminavano tutti i bambini di Betlemme.
La Sacra Famiglia sarebbe rimasta in Egitto fino alla morte di Erode. I magi non fecero mai rapporto a Erode come avevano detto di fare.
Erode reagì decretando che tutti i bambini nati a Betleem dai due anni in giù dovevano essere uccisi. Essendo stato avvertito in visione, Giuseppe portò Maria e Gesù in Egitto.
Rimasero là fino alla morte di Erode. La fuga in Egitto costituisce una tappa successiva all’adorazione dei Magi, non una scena da collocare prima della nascita o dell’arrivo dei pastori.
13. Il ritorno a Nazaret
Alla morte di Erode, un angelo apparve a Giuseppe in visione dicendogli che era sicuro tornare in Israele. Avendo udito che l’attuale governatore era il figlio di Erode, tuttavia, Giuseppe portò la sua famiglia a Nazaret in Galilea invece che in Giudea, e così ebbe inizio la vita di Cristo come Gesù di Nazaret.
La sequenza della Natività si conclude quindi con il ritorno della Sacra Famiglia dall’Egitto e il suo stabilimento a Nazaret. Questo episodio è generalmente rappresentato meno spesso nel presepe natalizio, ma completa il racconto dell’infanzia di Gesù.
La Natività nei Vangeli e nella tradizione del presepe
Per ricostruire la Sua vita non è sufficiente seguire i fatti narrati nei quattro Vangeli Canonici, scritti dagli evangelisti Matteo, Marco, Luca e Giovanni. Sebbene essi rappresentino le uniche fonti testuali antiche riconosciute, lasciano troppe lacune.
Non vi sono che rari accenni a quelli che sono stati definiti gli anni perduti della vita di Gesù, quelli intercorsi tra la sua nascita e l’inizio delle sue predicazioni. Negli stessi racconti è poi difficile scindere la componente storica da quella mitica, inevitabilmente connessa ai fatti reali.
Inoltre presentano significative differenze: se in Matteo, Marco e Luca, i cosiddetti Vangeli Sinottici, vengono narrati più o meno gli stessi episodi, seppur con variazioni, nel Vangelo di Giovanni si trovano racconti ‘inediti’ e mancano invece diversi avvenimenti riportati dagli altri tre evangelisti.
I Vangeli apocrifi, redatti successivamente e non riconosciuti dagli studiosi, contengono altre informazioni preziose sulla storia di Gesù, ma difficili da verificare, così come i numerosi documenti medievali e le opere devozionali, per i quali è spesso impossibile risalire a una fonte storica documentata e plausibile.
Gli elementi del presepe che non compaiono nei Vangeli
Il bue e l’asino
Il più antico presepio del mondo risale al 330 dopo Cristo. È scolpito sulle lastre di marmo del Sarcofago di Adelfia, a Siracusa.
Il Bambino è in fasce, scaldato dal fiato del bue e dall’asinello. È protetto da una tettoia ricoperta da tegole e ceppi.
Ma il bue e l’asino non erano nella stalla con Gesù. E i pastori non cantavano. Perché “nel Vangelo non si parla di animali”.
Lo ha scritto papa Benedetto XVI nel suo saggio “L’infanzia di Gesù”, costato nove anni di studi. Joseph Ratzinger spiega che in ogni caso “nessuna raffigurazione del presepe rinuncerà al bue e all’asino”. E aggiunge: “La povertà è il vero segno di Dio”.
Nella rappresentazione, il bue e l’asino furono aggiunti da Origene, interprete delle profezie di Abacuc e di Isaia (1,3):“Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone; ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende”.
Gli animali vicino alla mangiatoia diventano i simboli del popolo ebreo e dei pagani. Davanti al Dio che nasce in una stalla tutti gli uomini, erano come buoi ed asini, privi di intelligenza e conoscenza.
Benedetto XVI scrive: “Ma il Bambino nella mangiatoia ha aperto loro gli occhi, cosicché ora essi riconoscono la voce del proprietario, la voce del loro Signore”.
La grotta
Quanto alla grotta, nella iconografia orientale, simboleggia il ventre della terra. Nei Vangeli canonici non se ne fa menzione.
Ne parlano invece due Vangeli apocrifi, il Protovangelo di Giacomo e il Vangelo dello pseudo Matteo che risalgono al II secolo dopo Cristo. La descrivono rifulgente di luce, “come se vi fosse il sole”.
Di una grotta parlò, per la prima volta San Giustino, filosofo e martire, nato in Palestina, che 150 anni dopo gli avvenimenti scrisse: “Al momento della nascita del bambino a Betlemme, poiché non aveva dove soggiornare in quel villaggio, Giuseppe si fermò in una grotta prossima all’abitato e, mentre si trovavano là, Maria partorì il Cristo e lo depose in una mangiatoia, dove i Magi, venuti dall’Arabia lo trovarono” (Dialogo con Trifone, 78).
San Giuseppe nella scena della Natività
L’immagine più antica della Madonna appare sul soffitto di una nicchia nella grande catacomba di Santa Priscilla, scavata nel tufo, per 13 chilometri, nelle viscere di Roma. Lo stucco risale agli anni 30 o 40 del III secolo dopo Cristo.
Nella pittura affrescata, la Vergine è seduta. Indossa una stola, il capo è coperto da un mantello.
Maria accenna a un gesto, delicato e materno, verso il neonato che tiene sulle ginocchia. Vicino a lei appare un profeta: è Isaia o più probabilmente Balaam: nella mano destra stringe un rotolo; con la sinistra indica l’astro lontano che annuncia al mondo la nascita del Messia: “Una stella spunta da Giacobbe e uno scettro sorge da Israele” (Num. 24,15-17).
San Giuseppe non è rappresentato: nell’iconografia della Natività comparirà soltanto duecento anni dopo, nella prima metà del V secolo.

Le prime rappresentazioni della Natività
La storia del Presepe ha origini antichissime: le prime rappresentazioni della Natività, risalenti al III-IV secolo, sono molto diverse da quelle che vediamo oggi nel periodo natalizio.
Inizialmente, infatti, si trattava di semplici disegni stilizzati che nel corso dei secoli hanno trovato una propria espressione artistica. I primi seguaci di Cristo scolpivano o dipingevano le scene della nascita del Redentore nei luoghi segreti nei quali solevano incontrarsi.
Il più antico presepio del mondo risale al 330 dopo Cristo. È scolpito sulle lastre di marmo del Sarcofago di Adelfia, a Siracusa.
Poco lontano, un pastore ha appena ricevuto dall’angelo la notizia della nascita miracolosa. Accanto, Maria, siede su una roccia. E quasi avvolge e protegge tutta la scena con il suo sguardo sereno di madre.
Il Sarcofago di Adelfia
Il prezioso reperto è conservato al centro del nuovo settore del museo archeologico regionale “Paolo Orsi”, dedicato all’arte cristiana. Fu scoperto in un pomeriggio del luglio del 1872, all’interno di un cubicolo delle Catacombe di San Giovanni, da Francesco Cavallari, allora direttore delle Antichità di Sicilia.
Le lastre di marmo bianco, un tempo decorate da molti colori, rappresentano scene del Vecchio e del Nuovo Testamento. Al centro del sarcofago, una valva di conchiglia racchiude i busti di due sposi: Adelfia, “clarissima femina”, unita per sempre a suo marito Valerio, che commissionò l’opera.
Sotto il cartiglio che reca l’iscrizione “Qui giace Adelfia…”, il piccolo Gesù tende le mani verso i doni dei Magi, che ne bassorilievo preceduti da una stella a sette punte.
Una corona sovrastata da una gemma simboleggia l’oro; una pisside, l’oggetto liturgico usato per conservare le ostie, custodisce l’incenso e la mirra.
Il sarcofago di Stilicone
Fu scolpito molto probabilmente nella seconda metà del IV secolo. Sul lato che guarda verso l’altare è rappresentata la scena di una delle prime Natività di cui abbiamo conoscenza.
Gesù, anche se è in fasce, ha il volto di un adulto. Lo vegliano un bue e un asino.
Le due bestie, secondo la lettura di Sant’Ambrogio, rappresentano la moltitudine del mondo: il bue, portatore del giogo della Legge, evoca il popolo giudaico; l’asino costretto dai pesi dell’idolatria, rappresenta i Gentili.
A fianco, due uccelli beccano un grappolo d’uva: uno con convinzione, l’altro esitando: sono i fedeli, pronti a nutrirsi della “fede” oppure restii ad accogliere il messaggio di Cristo.
Quando è nata la festa del Natale
La prima attestazione del Natale è contenuta nel più antico calendario della Chiesa di Roma, il Cronografo romano del 354, redatto sotto papa Liberio. Nel documento è scritto: “Il 25 dicembre nacque Cristo a Betlemme di Giudea”.
Bisogna però tenere presente che la festa più antica della cristianità non è il Natale, ma la Pasqua che ricorda la risurrezione di Cristo, motivo fondante della fede e base dell’annuncio stesso del Vangelo.
L’esatto giorno della nascita di Gesù non è tramandato in modo chiaro neppure dagli evangelisti. Così, i primi cristiani tendevano a festeggiare, a volte nello stesso giorno, soprattutto il Battesimo o l’Epifania, le date della rivelazione della divinità.
Come è noto, la maggior parte dei biblisti colloca l’anno della nascita di Cristo dopo il censimento di Augusto (8 a.C.) e prima della morte di Erode (4 a.C.). Dionigi il Piccolo, nel VI secolo, fissò la data per errore nell’anno 753 dalla fondazione di Roma.
E da quella inesattezza decorre, in tutto l’occidente, la cosiddetta “era cristiana”. Il primo ad affermare con chiarezza che Gesù nacque il 25 dicembre fu Ippolito di Roma, nel suo commento al libro del profeta Daniele, scritto intorno al 204.
Il 25 dicembre e il simbolismo della luce
In quel giorno, nel vecchio calendario giuliano, entrato in vigore nel 46 avanti Cristo e basato sul ciclo delle stagioni, cadeva il solstizio d’inverno: la notte più lunga e il giorno più corto dell’anno.
Le ore fondamentali della rinascita del mondo. Cristo emergeva dal buio del peccato e vinceva le tenebre del male e della morte.
Come un’altra divinità, nata lo stesso giorno, della quale la festa cristiana del Natale prese il posto, in forma pressoché definitiva soltanto a partire dal IV secolo: il Sol Invictus, il dio del sole “mai vinto”, venerato dai romani fin dall’anno 200, all’epoca del regno di Settimio Severo.
Il passaggio dalla festività pagana a quella cristiana fu facilitato dalla tradizione biblica che parlava del Messia come di un sole e di una luce: “Verrà a visitarci dall’alto un sole che sorge” (Lc 1, 78).
I primi scrittori cristiani distinsero in modo chiaro il “vero Sol iustitiae da quello venerato dai pagani e dai manichei” (Agostino, Enarrationes in Psalmos, 25, 2, 3).
La diffusione del presepe
Come qualcuno saprà, il primo presepe come lo conosciamo è nato nella Valle Santa di Rieti, e più precisamente a Greccio, grazie a San Francesco d’Assisi.
In particolare, durante uno dei suoi numerosi soggiorni nella Valle Reatina, il fraticello fece allestire per la prima volta una rievocazione della nascita di Gesù Bambino.
Ispirato da un viaggio in Terra Santa dove visitò Betlemme, il Poverello d’Assisi chiese di allestire la rappresentazione della Natività. Così, in occasione del Natale 1223, nel piccolo borgo di Greccio fu realizzato il primo Presepe vivente della storia cristiana.
La rievocazione comprendeva una mangiatoia con la paglia per il Bambinello, affiancata dal bue e dall’asinello. Attraverso questo presepe, il fraticello volle mostrare a tutti le condizioni di umiltà e disagio in cui nacque il Bambino Gesù.
Per questo, ancora oggi il borgo di Greccio, situato nella Valle Reatina, è noto come “Betlemme francescana”.
Dal Medioevo alle case
Dopo le prime espressioni simboliche raffiguranti Gesù Bambino con Maria, nel corso del Medioevo alcuni esempi della Natività si sono diffusi in Italia sotto forma di dipinti realizzati da grandi artisti quali Botticelli, Giotto, Piero della Francesca e il Correggio, oppure esposti sulle vetrate delle chiese per mostrare alla popolazione analfabeta le scene della vita di Gesù.
A partire da Greccio, la rappresentazione della Natività divenne una tradizione popolare che si diffuse nell’Italia centrale e in parte in quella settentrionale.
Nel XV secolo il presepe arrivò a Napoli, dove nel Settecento ebbe il suo periodo più florido. Proprio nella città campana, infatti, il presepe raggiunse livelli espressivi originali e ricercati, tanto da rendere Napoli ancora oggi un vero e proprio punto di riferimento nel mondo per la realizzazione dei presepi.
Dal XVIII secolo in poi, il presepe entrò rapidamente in tutte le case dei fedeli, sia dei più benestanti sia delle famiglie umili, diventando uno dei simboli centrali del periodo natalizio.
Come riordinare le scene della Natività
Per riordinare correttamente le scene, si può usare una sequenza narrativa che parte dalla promessa e arriva alla protezione della Sacra Famiglia. Le scene centrali sono l’Annunciazione, la nascita, l’annuncio ai pastori, l’adorazione dei pastori, l’arrivo dei Magi e la fuga in Egitto.
- Maria riceve l’Annunciazione: l’angelo Gabriele annuncia il concepimento di Gesù.
- Maria visita Elisabetta: la futura madre di Gesù raggiunge la cugina in Giudea.
- Giuseppe riceve l’annuncio nel sogno: decide di accogliere Maria e il bambino.
- Maria e Giuseppe partono per Betlemme: il viaggio è legato al censimento.
- Gesù nasce: il Bambino viene deposto nella mangiatoia.
- Gli angeli appaiono ai pastori: annunciano la nascita del Salvatore.
- I pastori adorano Gesù: raggiungono la stalla e raccontano ciò che hanno visto.
- Gesù viene presentato al tempio: Simeone e Anna riconoscono la sua missione.
- I Magi seguono la stella: arrivano da Oriente in cerca del nuovo re.
- I Magi offrono i doni: presentano oro, incenso e mirra.
- Giuseppe fugge in Egitto: la famiglia si allontana per sfuggire a Erode.
- La Sacra Famiglia torna a Nazaret: dopo la morte di Erode, Giuseppe conduce Maria e Gesù in Galilea.
LA NASCITA di GESÙ BAMBINO | Storie della Bibbia per tutta la famiglia | Ciuf Ciuf
Sequenza breve per bambini
Una versione più semplice delle tappe della Natività può essere organizzata in sette scene: Maria riceve l’annuncio dell’angelo; Maria e Giuseppe vanno a Betlemme; Gesù nasce nella stalla; il Bambino viene deposto nella mangiatoia; gli angeli annunciano la nascita ai pastori; i pastori adorano Gesù; i Magi arrivano guidati dalla stella e portano i loro doni.
- Prima scena: l’angelo Gabriele parla a Maria.
- Seconda scena: Maria e Giuseppe sono in viaggio verso Betlemme.
- Terza scena: Gesù nasce nella stalla.
- Quarta scena: Gesù viene deposto nella mangiatoia.
- Quinta scena: gli angeli portano l’annuncio ai pastori.
- Sesta scena: i pastori raggiungono il Bambino.
- Settima scena: i Magi seguono la stella e offrono oro, incenso e mirra.
Gli elementi come la grotta, il bue, l’asino, il numero di tre Magi e i loro nomi appartengono alla tradizione cristiana e all’iconografia del presepe, ma non sono tutti indicati nello stesso modo dai Vangeli canonici.
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