I santuari italici favorirono l’incontro tra religione, organizzazione del territorio, scambi commerciali, transumanza e identità comunitaria. Nati spesso lungo vie di comunicazione, presso sorgenti o in posizione dominante, essi non furono soltanto luoghi di culto, ma anche spazi di riunione, di mercato, di passaggio e di elaborazione dei rapporti tra comunità locali e mondo romano.
La loro architettura mostra inoltre l’incontro tra tradizioni autoctone e influenze elleniche e laziali. I santuari terrazzati, i templi su alto podio, i teatri, i portici, le aree sacre recintate e le fosse votive documentano processi di trasformazione culturale che, tra il III e il I secolo a.C., contribuirono alla formazione di nuove identità italiche e alla progressiva integrazione nel quadro della romanizzazione.
Religione e organizzazione del territorio
I santuari laziali furono affiancati da santuari italici terrazzati ed architettonicamente più semplici già dal III secolo a.C. L’influenza del mondo ellenico fu evidente nel mondo laziale ed in seguito reinterpretato anche dagli italici.
La costruzione dei santuari in luoghi elevati, presso sorgenti, grotte, vie tratturali o pareti rocciose, collegava la pratica religiosa alla conformazione naturale del territorio. A Castel di Ieri è stato rinvenuto un santuario con due templi i cui resti visibili sono nella versione augustea ed una delle fosse votive più ricche d’Abruzzo. I resti si trovano ai piedi di una parete rocciosa nei pressi di una sorgente, ovviamente divenuta votiva!
La scelta del luogo contribuiva a rendere riconoscibile il santuario all’interno del paesaggio e a collegarlo alle attività delle comunità circostanti. A fronte dei santuari più monumentali ve ne sono altri che hanno fornito solo doni votivi, si riscontra che la fascia collinare adriatica è prolifica di piccoli santuari o singoli tempi.

L’incontro tra tradizioni locali e modelli mediterranei
I santuari italici rielaborarono modelli architettonici provenienti dal mondo greco e laziale senza abbandonare le proprie caratteristiche. Il tempio su alto podio, la scalinata frontale, la cella tripartita, il pronao colonnato e l’impiego dell’opera poligonale formarono una tipologia riconoscibile dell’architettura sacra italica.
Con il tempio di Schiavi si introduce una tipologia decorativa tipica dei podi italici e poi romani: la caratteristica presenza della modanatura del basamento sia diritta che rovesciata, ad eco, del più conosciuto toro attico! Il tempio più antico, di tipica evoluzione italica, è edificato su alto podio, ha una scalinata anteriore, è tetrastilo, postico, con unica cella i cui capitelli sono di ordine ionico e completati con stucco.
Questi edifici mostrano come le comunità italiche adottassero elementi formali di origine esterna, adattandoli alle proprie esigenze religiose, sociali e territoriali. Il secondo tempio, prostilo e tetrastilo, è del I secolo a.C. e oggi è ricostruito. E’ in laterizio, senza podio, appositamente per non superare l’imponenza l’altro tempio; la particolare pavimentazione è composta da decorazioni a tessere di cocciopesto bianco e nere.
I santuari come luoghi di riunione e di identità politica
Un santuario poteva assumere anche una funzione politica e comunitaria. Pietrabbondante, tipico esempio di santuario italico, fu uno dei fulcri nell’organizzazione della lotta contro Roma ed è noto che i ribelli si riunirono nel locale teatro, poi distrutto dai romani, sulla cui parte superiore è situato un tempio tripartito e con spazi porticati, il tutto costituente un unico suggestivo complesso architettonico.
Il teatro funge sempre da passaggio e luogo di riunioni con un’osmosi tra elementi esterni ed autoctoni che si lega incredibilmente con il territorio circostante. La sua presenza accanto al tempio dimostra che l’area sacra poteva accogliere non soltanto cerimonie, ma anche assemblee e forme di partecipazione collettiva.
Il tempio, che sulle ali presenta un ordine dorico, è posto su un alto podio di tipo italico, con scalinata incassata in cui una specifica pianificazione mostra effettivamente quanto il teatro abbracci tutto il complesso, completamente incassato nella cavea naturale. La peculiarità del teatro di tipologia architettonica ellenistica è costituita dalle particolari fattezze anatomiche delle sedute, La sostruzione dell’intero complesso è in opera poligonale, realizzata in pieno III secolo a.C.

La progettazione unitaria del complesso di Pietrabbondante rende visibile la connessione tra spazio teatrale, edificio templare e paesaggio. Recenti scavi hanno permesso l’individuazione di nuove interessanti strutture di pertinenza del santuario.
Commercio, transumanza e vie di comunicazione
La collocazione lungo le vie di passaggio favorì l’incontro tra persone, merci, pratiche rituali e tradizioni diverse. Dopo Schiavi, l’antico tratturo, prima di giungere a Iuvanum, attraversava l’antica Tremula (oggi Quadri). Iuvanum è una delle poche città di cui è attestata la municipalizzazione romana (49 a.C.) ed è anche una importante sede di questo percorso viario commerciale.
Il santuario italico nasce, quindi, sin dal III secolo a.C. lungo la via tratturale, con un imponente foro boario e un mercato stagionale legato alla transumanza. Il foro (la piazza del mercato) è affiancato da vari templi, un teatro (che non fa parte di un progetto unitario teatro-templi come avviene a Pietrabbondante) e una basilica.
In questo contesto il santuario contribuiva a organizzare le attività economiche legate alla pastorizia e agli spostamenti stagionali delle greggi. La dimensione religiosa non era separata dalla vita quotidiana: la presenza del foro boario, del mercato e degli edifici sacri trasformava il luogo in un punto di riferimento per le comunità che percorrevano il tratturo.

Sulla sommità dell’acropoli è stato edificato un tempio, prostilo su alto podio in opera quadrata rivestita da lastre in pietra, con scalinata centrale e colonne con capitello dorico. Successivamente l’area sacra venne ampliata con la costruzione di un secondo tempio più piccolo, anch’esso su alto podio, con cella unica preceduta da un pronao con gradinata, ora non più visibile.
Acque sacre, guarigione e culto di Ercole
Le sorgenti e le grotte costituivano elementi privilegiati dei santuari italici, perché potevano essere considerate manifestazioni della presenza divina e luoghi adatti alla guarigione. Sulmona ospita il Santuario di Ercole Curino: la vicinanza con le strutture laziali, lungo l’asse viario della Tiburtina Valeria, mostrano quanto sia significativa l’influenza laziale ne presuppone un’importante influenza ; con la sostruzione in opera mista, il santuario si sviluppa su due terrazzi utilizzati per il passaggio, sovrastati da un terzo che ospita il tempio dedicato e una porticus colonnata.
Il santuario ha un culto legato ad Ercole già dal IV secolo a.C.: la presenza di una grotta e di una fonte sacra è simile a quanto esistente nel Santuario extraurbano di Sant’Ippolito a Corfinio, nelle vicinanze, al quale il Tempio di Ercole Curino è legato per affinità architettoniche (la presenza di terrazzamenti) e sacre (la fonte è in versione più ridotta).
Il complesso di Corfinio è invece databile al I secolo a.C. L’ingresso al sacello (non un vero e proprio tempio) del Santuario di Ercole Curino è permesso grazie ad una gradinata monumentale utilizzata anche per officiare i culti sacri ma che si riduce salendo verso il sacello stesso.

Questo è decorato con mosaici di mosaico policromi con figure e temi decorativi e simbolici diffusi in tutto il Mediterraneo in età ellenistica (delfini, girali, decorazioni parietali policromatiche). Il pavimento musivo è il cuore della cella sul cui fondo sono posti i vari cippi votivi dedicati e Ercole.
La presenza di doni votivi e di cippi documenta il rapporto personale tra i fedeli e la divinità. Non mi soffermerò sugli importanti manufatti rinvenuti durante gli scavi del santuario.
La continuità e la trasformazione degli edifici templari
I santuari italici furono spesso costruiti e ampliati nel corso del tempo. La sovrapposizione degli edifici evidenzia la continuità del culto, ma anche la trasformazione delle esigenze della comunità e dei linguaggi architettonici.
Il tempio più antico è databile al IV secolo a.C. ed è stato realizzato su alto podio in pietra con alzato in materiale deperibile. Il secondo tempio, risalente al II secolo a.C., è anch’esso su alto podio realizzato in opera poligonale e accessibile da una scalinata frontale.
Questo tempio, edificato sulla struttura più antica, presenta una cella tripartita preceduta da un pronao a quattro colonne, con capitelli ionici. I tre ambienti erano pavimentati con un mosaico e conservavano sulle pareti tracce di intonaco dipinto. Notevole e di varia natura i manufatti rinvenuti durante gli scavi.
Castel di Ieri: culto, sorgente e memoria architettonica
Il santuario di Castel di Ieri testimonia il rapporto tra ambiente naturale, culto e monumentalizzazione. La presenza di due templi nello stesso luogo indica una lunga frequentazione dell’area e una progressiva sostituzione o rielaborazione delle strutture precedenti.
Il secondo tempio, edificato sulla struttura più antica, presenta una cella tripartita preceduta da un pronao a quattro colonne, con capitelli ionici. I tre ambienti erano pavimentati con un mosaico e conservavano sulle pareti tracce di intonaco dipinto.
La fossa votiva, insieme ai mosaici, agli intonaci e ai manufatti, consente di ricostruire la varietà delle pratiche religiose e delle offerte. Le fosse votive molto ricche non rappresentano soltanto depositi di oggetti, ma testimoniano la partecipazione di gruppi diversi e la lunga durata delle attività cultuali.
Schiavi d’Abruzzo e la monumentalizzazione dell’area sacra
Schiavi d’Abruzzo, centro ai confini con il Molise, accoglie due strutture templari recintate da poderose mura poligonali che cingono il temenos terrazzato del santurio. Una fossa votiva molto proficua ha restituito materiali di diverse tipologie.
Il recinto, i terrazzamenti e la presenza di più templi definivano uno spazio sacro chiaramente separato dall’ambiente circostante. Allo stesso tempo, la collocazione del complesso lungo i percorsi regionali ne favoriva la frequentazione e la riconoscibilità.
Il secondo tempio, prostilo e tetrastilo, è del I secolo a.C. e oggi è ricostruito. E’ in laterizio, senza podio, appositamente per non superare l’imponenza l’altro tempio; la particolare pavimentazione è composta da decorazioni a tessere di cocciopesto bianco e nere.
I piccoli santuari e la diffusione dei culti locali
Accanto ai grandi complessi monumentali esisteva una rete di luoghi sacri di dimensioni più ridotte. A fronte dei santuari più monumentali ve ne sono altri che hanno fornito solo doni votivi, si riscontra che la fascia collinare adriatica è prolifica di piccoli santuari o singoli tempi.
La distribuzione di questi luoghi indica che la religiosità italica non era concentrata esclusivamente nei grandi centri. Anche piccoli santuari e singoli templi potevano conservare memorie locali, accogliere offerte e mantenere il rapporto tra una comunità e il proprio territorio.
Dal materiale rinvenuto negli scavi, si comprende che al Santuario di Monte Giove a Penna S. Andrea (patria delle stele sabelliche) possa essere situato un santuario con dedica a divinità femminile databile tra il IV e il III secolo a.C.) e, inoltre, vi è stata rinvenuta una necropoli femminile con tombe datate tra il VII ed il II secolo a.C.
Al Santuario di Colle S. Giorgio a Castiglione Messere Raimondo, invece, sono state rinvenute terracotte architettoniche simile a quelle del complesso templare della Civitella a Chieti.

Le offerte votive e la partecipazione dei fedeli
Le fosse votive e i materiali deposti nei santuari attestano forme diverse di partecipazione religiosa. Una fossa votiva molto proficua ha restituito materiali di diverse tipologie.
La varietà dei reperti rinvenuti nei diversi complessi suggerisce una pluralità di pratiche: offerte individuali, depositi collettivi, oggetti legati a specifici culti e materiali destinati a commemorare il rapporto con la divinità. Il pavimento musivo è il cuore della cella sul cui fondo sono posti i vari cippi votivi dedicati e Ercole.
La presenza di immagini, decorazioni, cippi e terracotte architettoniche rendeva il santuario un luogo in cui la devozione poteva assumere forme visibili e permanenti. Notevole e di varia natura i manufatti rinvenuti durante gli scavi.
Il ruolo dei santuari nel processo di romanizzazione
I santuari italici favorirono la romanizzazione non attraverso una semplice sostituzione delle tradizioni locali, ma mediante una progressiva riorganizzazione degli spazi, dei culti e delle forme istituzionali. L’adozione di modelli architettonici laziali ed ellenistici, la costruzione di complessi monumentali e la successiva integrazione nel sistema urbano romano mostrano una trasformazione graduale.
Iuvanum è una delle poche città di cui è attestata la municipalizzazione romana (49 a.C.) ed è anche una importante sede di questo percorso viario commerciale. La permanenza di luoghi sacri preesistenti all’interno di un quadro romano contribuiva a mantenere la memoria delle comunità locali, inserendola però in nuove forme amministrative e territoriali.
Il foro (la piazza del mercato) è affiancato da vari templi, un teatro (che non fa parte di un progetto unitario teatro-templi come avviene a Pietrabbondante) e una basilica. Questa compresenza di edifici religiosi, civili, commerciali e spettacolari evidenzia il passaggio da un santuario legato soprattutto alla comunità e al paesaggio a un centro integrato nella struttura urbana e politica romana.
Le principali funzioni dei santuari italici
| Funzione | Testimonianze |
|---|---|
| Religiosa | Templi, sacelli, fonti sacre, grotte, cippi votivi e fosse votive |
| Comunitaria | Teatro di Pietrabbondante, luoghi di riunione e spazi porticati |
| Economica | Foro boario e mercato stagionale di Iuvanum |
| Viaria | Tratturi, asse della Tiburtina Valeria e percorsi commerciali |
| Territoriale | Terrazzamenti, acropoli, sorgenti e pareti rocciose |
| Culturale | Influenze elleniche e laziali reinterpretate dalle comunità italiche |
| Identitaria | Stele sabelliche, culti locali e continuità delle frequentazioni |
| Politica | Riunioni a Pietrabbondante e progressiva integrazione nel quadro romano |
Nel loro insieme, questi elementi spiegano perché i santuari italici costituiscano una delle testimonianze più importanti dell’organizzazione delle comunità dell’Italia centrale. Essi favorirono la circolazione di persone e pratiche, il consolidamento delle identità locali, la gestione degli spazi di transito e la trasformazione delle tradizioni religiose nel contesto della presenza romana.
tags: #cosa #favorirono #i #santuari #italici