Una suora di clausura può sposarsi soltanto dopo aver lasciato legittimamente la vita religiosa e aver ottenuto la dispensa dai voti perpetui, quando questa è necessaria. Finché resta vincolata ai voti religiosi, infatti, rinuncia ai legami familiari e alle relazioni romantiche per abbracciare la vita religiosa.
Per lasciare la comunità, l’ex suora ha dovuto chiedere formalmente la dispensa dai voti perpetui, un processo lungo e rigoroso che richiede l’approvazione della Santa Sede. Solo così è potuta tornare alla vita laicale e decidere di sposarsi.
Che cosa comporta la vita di una suora di clausura
Le suore di clausura, cuore nascosto della chiesa cattolica, con il loro impegno nella preghiera e nella contemplazione svolgono un ruolo fondamentale per la vita spirituale di tutti i fedeli.
Le suore di clausura sono monache che trascorrono la loro vita in convento, dedicandosi alla preghiera e al lavoro, senza poter uscire, se non in occasioni speciali. I contatti con il mondo esterno sono rigidamente regolati, ma le regole precise cambiano a seconda degli ordini, come benedettine, clarisse e carmelitane.
Clausura, che deriva dal latino clausus, significa chiusura. Le monache di clausura sono suore che trascorrono la loro vita chiuse in convento, dedicandosi quasi esclusivamente alla preghiera e al lavoro.
Non fanno, perciò, opera di apostolato al di fuori dei conventi, come altre suore che sono infermiere, insegnanti, ecc., ma si dedicano a una vita prevalentemente contemplativa.
Questa forma di vita religiosa si basa sulla separazione dal mondo materiale a favore di una più stretta unione con Dio, ma anche da uno stile di vita caratterizzato da un’ascetica semplicità, dalla rinuncia ai piaceri e alle comodità del mondo esterno, dai voti di povertà e obbedienza.
I monasteri in cui le suore vivono sono generalmente chiusi, ma oggi in alcuni casi è possibile per persone esterne recarsi a parlare con loro, nel parlatorio, in cerca di conforto spirituale e consigli.
La clausura e i rapporti con il mondo esterno
La maggior parte delle persone, sentendo parlare di suore di clausura e più in generale di clausura religiosa, è portata a provare un senso di sgomento.
Nel nostro mondo frenetico, che muta a una velocità spesso vertiginosa, quasi senza lasciare il tempo di assimilare le informazioni, di assorbire gli avvenimenti e i loro effetti, è difficile immaginare la vita di chi sceglie deliberatamente di estraniarsi da tutto questo, di togliersi dal mondo, e lasciarlo fluire, da un eremo di silenzio e isolamento.
Ma è proprio così che si vive nei conventi di clausura? Forse un tempo, ma oggi le cose sono diverse.
Se da un lato è vero che ancora oggi le suore di clausura, spesso chiamate anche suore contemplative o monache di clausura, svolgono un ruolo molto particolare all’interno della Chiesa cattolica, vivendo in comunità separate dal mondo esterno e dedicandosi a pregare per la salvezza di tutti, è anche vero che i loro compiti e il loro contributo al mondo moderno sono mutati rispetto al passato, con un’apertura maggiore che sfocia anche nell’incontro con chi da quel mondo viene, in cerca di aiuto.
Pur trascorrendo la vita soprattutto in contemplazione, le suore di clausura, a differenza di quello che si può pensare, non sono completamente separate dal mondo esterno.
Anzitutto, leggono giornali e ascoltano la radio, più rara la televisione, il che consente loro di sapere cosa accade nel mondo. In alcune occasioni, inoltre, possono ricevere visitatori nei monasteri, sia pure solo in ambienti specifici, come i parlatori.
Entro certi limiti, possono anche utilizzare i mezzi di comunicazione digitali, inclusi i social media e in momenti speciali possono allontanarsi, sospendendo temporaneamente la clausura, se autorizzate dal vescovo della loro diocesi.
Nonostante la vita di clausura, le suore hanno la possibilità di informarsi su ciò che accade nel mondo esterno. Possono leggere i giornali, specialmente quelli cattolici, e ascoltare la radio per essere al corrente degli eventi e delle notizie importanti.
Guardano poco la televisione, e solo programmi religiosi o apparizioni del Papa.
La giornata tra preghiera, silenzio e lavoro
La vita delle suore di clausura si basa su un delicato equilibrio tra preghiera e lavoro, scandito da un ritmo ben strutturato.
La giornata di una suora di clausura inizia presto, alle 5:00 del mattino, con una preghiera personale, la meditazione e in certi ordini il canto di lode a Dio.
Alle 8:00 si celebra la messa comune, alle 8:30 c’è la colazione insieme. Dopo la colazione, ciascuna suora si dedica ai suoi compiti specifici, fino all’ora di pranzo, intorno a mezzogiorno.
Dopo il pranzo, una delle suore è incaricata di leggere un testo spirituale mentre le altre ascoltano in silenzio, creando uno spazio di riflessione e approfondimento.
Successivamente, c’è un momento di ricreazione in cui le suore si riuniscono per trascorrere del tempo insieme. Alle 18:00, si recita il Rosario. Alle 22:00 le suore si preparano per andare a dormire e entrare nel silenzio notturno.
La giornata delle suore di clausura in genere include momenti di preghiera e lavoro, oltre, naturalmente, al tempo per i pasti e per l’igiene personale.
In genere, le suore si svegliano molto presto, intorno alle 5,00 del mattino, e trascorrono alcune ore in preghiera e meditazione.
Verso le 8,00 fanno colazione e in seguito ciascuna suora si dedica a compiti specifici, che possono includere lavori manuali, preparazione di cibi, cura del giardino e del monastero e simili attività.
Dopo il pranzo, in genere le suore partecipano a momenti di meditazione collettiva o svolgono altri lavori manuali.
In serata, molto spesso sono previste la recita del rosario e un pasto leggero, dopo la quale le suore vanno a dormire.
Il significato del silenzio
Molta importanza viene data anche al silenzio, che riveste un ruolo fondamentale nella spiritualità delle suore di clausura.
Esso costituisce l’atmosfera in cui vivono e il mezzo attraverso il quale si aprono alla presenza di Dio. Un silenzio profondo e interiore, che non è solo assenza di rumori esterni, ma piuttosto uno stato di tranquillità indispensabile per entrare in contatto con la Presenza divina.
Il silenzio protegge la vita monastica da influenze esterne che potrebbero distogliere le suore dalla loro vocazione.
Le aiuta a concentrarsi e a immergersi nella preghiera, ad ascoltare attentamente la voce di Dio e ad aprirsi alla Sua guida. Attraverso il silenzio, imparano a discernere la volontà di Dio e a seguire il cammino spirituale che Lui ha tracciato per loro.
Ma il silenzio è anche un’opportunità per la carità fraterna all’interno della comunità monastica, perché favorisce la comprensione reciproca, la condivisione dei pensieri e dei sentimenti, e la crescita nella relazione con le altre suore.
Nel silenzio, si crea uno spazio di rispetto e di ascolto reciproco, che permette una vera comunione di cuori.
Le attività quotidiane e il sostentamento della comunità
Oltre alla preghiera comunitaria e personale, alla contemplazione e all’adorazione di Dio, le suore di clausura adempiono a compiti e mansioni necessarie al benessere comune delle consorelle, come la cura dell’orto, il cucito, ma in alcuni casi anche alla realizzazione di prodotti che vengono venduti fuori dal monastero.
Oltre alla preghiera, le suore di clausura si dedicano anche a lavori manuali, utili e necessari per la vita comune, ma anche alla produzione di oggetti liturgici, alla realizzazione di icone, alla produzione di dolci e prodotti che vengono poi venduti all’esterno del monastero e forniscono sostentamento alla comunità.
Le suore di clausura rinunciano ai legami familiari e alle relazioni romantiche per abbracciare la vita religiosa, ma non sono estranee alla comunità esterna.
Accolgono i visitatori nel chiostro per motivi spirituali o per ragioni pratiche, come per la ricezione di aiuti materiali o per la vendita dei loro prodotti.
Questi incontri con il mondo esterno offrono loro l’opportunità di condividere la loro fede e di essere di ispirazione per coloro che cercano una vita più profonda di spiritualità.
La clausura papale e le regole degli ordini
Esistono due tipi principali di clausura: quella papale, basata su regole stabilite dalla Santa Sede, e quella dei singoli ordini monastici, che possono applicare regole diverse.
La clausura papale è regolata dal Codice di diritto canonico del 1983 ed è prevista sia per gli uomini, sia per le donne.
Per gli uomini, però, è solo passiva, nel senso che nei conventi non possono entrare estranei, mentre per le donne è “completa”, perché, oltre a non poter ricevere visite, non possono allontanarsi dai conventi, salvo casi speciali.
Le regole, però, non sono identiche per tutti gli ordini. In alcuni casi, la clausura è più rigida e anche i contatti e i dialoghi tra le consorelle sono limitati.
I contatti con il mondo esterno sono rigidamente regolati, ma le regole precise cambiano a seconda degli ordini, come benedettine, clarisse e carmelitane: alcuni osservano la “clausura papale”, cioè le norme stabilite dalla Santa Sede; altri seguono regole specifiche.
Come si diventa suora di clausura
Il cammino per diventare suora di clausura è un processo che richiede tempo, discernimento e un profondo impegno spirituale.
Innanzitutto, è importante sperimentare una forte attrazione verso la vita contemplativa. Questo desiderio può manifestarsi fin dalla giovane età o può svilupparsi gradualmente nel corso della vita.
Qualsiasi donna può diventare suora di clausura. Non è necessario essere vergini.
I voti possono essere presi anche da coloro che hanno avuto relazioni con uomini, dalle vedove, dalle donne separate, perfino da chi ha avuto un passato di violenza sessuale o di prostituzione.
Qualsiasi donna può diventare suora di clausura, anche se è stata sposata: l’importante, per la Chiesa, è che il suo desiderio di dedicarsi alla vita contemplativa sia sincero.
L’importante è che la persona abbia un sincero desiderio di dedicarsi completamente a Dio e di seguire la vita di suora di clausura con devozione e impegno.
Successivamente, si cerca la guida di un direttore spirituale o di una comunità religiosa per iniziare un periodo di discernimento, durante il quale si valuta la vocazione alla vita monastica e si approfondisce la comprensione della spiritualità contemplativa.
È richiesto un periodo di formazione iniziale, durante il quale si impara la regola dell’ordine, si studiano le Scritture, si approfondiscono le pratiche spirituali e si sperimenta la vita comunitaria.
Questo periodo può durare diversi anni e può includere anche un noviziato, durante il quale si viene introdotte in modo più approfondito nella vita monastica e si prende parte alle attività della comunità.
Infine, dopo aver completato la formazione, si pronuncia i voti religiosi di povertà, castità e obbedienza, impegnandosi a vivere la vita di suora di clausura per il resto della propria esistenza.
Si può sposare una donna che è stata suora di clausura?
Una donna che ha lasciato la vita religiosa può sposarsi quando non è più vincolata dai voti religiosi e ha ottenuto le autorizzazioni previste dalla Chiesa.
La vita di clausura, fatta di preghiera, silenzio e lavoro manuale, implica un distacco totale dal mondo esterno.
Per lasciare la comunità, l’ex suora ha dovuto chiedere formalmente la dispensa dai voti perpetui, un processo lungo e rigoroso che richiede l’approvazione della Santa Sede.
Solo così è potuta tornare alla vita laicale e decidere di sposarsi.
Un momento carico di emozione ha conquistato tutto il mondo grazie al web: un’ex suora di clausura è tornata al convento il giorno delle sue nozze per un ultimo saluto alle sue ex consorelle.
Vestita con l’abito da sposa e il bouquet in mano, ha pregato insieme alla comunità che per anni è stata la sua casa, prima di intraprendere una nuova vita.
Durante l’incontro, una delle suore le ha donato una statuetta della Vergine Maria, realizzata probabilmente nel monastero.
La sposa, visibilmente commossa, ha trattenuto a fatica le lacrime, emozionando chi ha visto il video diventato virale su TikTok, condiviso dall’account @catholicfamily_pax.
Il video ha suscitato molte reazioni online: molti utenti hanno visto in questo gesto un simbolo potente del passaggio tra due fasi di vita diverse, mentre altri hanno sottolineato l’importanza di mantenere i legami affettivi anche dopo un grande cambiamento.
Alcune fonti indicano che la scena potrebbe essere ambientata in Brasile, nel monastero das Irmãs a Campina Grande.
Qui l’ex suora, dopo un lungo percorso interiore e il consenso della comunità, ha scelto di salutare per l’ultima volta le sue consorelle prima di iniziare un nuovo capitolo.
Le relazioni sentimentali durante la vita religiosa
Suor Federica e suor Isabel si sono sposate il 28 settembre scorso, dopo aver lasciato l’ordine clericale per suggellare con un unione civile il loro amore che considerano “un dono di dio”.
A parlare sono Federica e Isabel, le due ex suore che il 28 settembre si sono unite in matrimonio civile nel municipio di Pinerolo, Torino.
Le consorelle ha concesso un'intervista a Repubblica nella quale hanno raccontato la loro storia che inesorabilmente ha travalicato le mura del convento.
“Il nostro amore - confidano - è un dono di Dio: nessuno può impedirlo”. Non è stato semplice, ma ora sono felici della loro scelta.
“Lo sapevamo, ma la nostra decisione è stata ponderata. Nei conventi si consiglia sempre, in questi casi, di mantenere certe relazioni nella clandestinità, senza uscire allo scoperto” dicono le religiose, una del sud Italia, l'altra sudamericana.
Il loro amore è nato durante un viaggio in Guinea Bissau, Africa.
“Insieme ci siano trovate a lavorare al fianco dei più poveri e lì abbiamo capito che al mosaico della nostra vocazione di aggiungeva una nuova tessera. Ci siamo sentite solo, abbandonate, ma qualche consorella ci ha incoraggiato”, spiegano suor Federica e suor Isabel.
Le suore hanno però assicurato che il loro amore non è un'eccezione nel contesto religioso, ma spesso si preferisce non dare scandalo e vivere tutto clandestinamente.
“Noi abbiamo sempre vissuto la nostra vita religiosa nella fedeltà - continuano -. Avremmo potuto seguire un consiglio che si sente spesso dire nei conventi: vivete assieme da suore, basta non dire nulla e non dare scandalo. Una via comoda e falsa.”
“Ce ne sono tanti di casi come questi: preti o religiose che vivono clandestinamente i loro rapporti con uomini o donne. Ma nel vangelo Gesù condanna l’ipocrisia, non gli omosessuali. E così abbiamo deciso di lasciare la vita religiosa e cominciare un cammino di libertà e di fede con serenità, senza scandalo, sotto lo sguardo misericordioso di Dio”.
Oggi Federica e Isabel possono parlare senza paura della loro scelta: “Ci hanno incoraggiato le parole di Papa Francesco, nessuno può permettersi di giudicare. Noi amiamo Dio, la Chiesa e il Papa: non siamo noi la pietra dello scandalo, non abbiamo la voglia né la possibilità di cambiare certe cose.”
L’Ordine certosino
L’ordine più estremo è quello dei certosini, che sono sia uomini, sia donne: nelle certose, come sono chiamati i loro conventi, monaci e monache trascorrono gran parte del loro tempo in totale solitudine, consumando anche i pasti all’interno della propria cella, con poche eccezioni, e osservano quasi sempre il silenzio.
L’Ordine certosino è uno dei più riconosciuti e rigidi tra gli ordini monastici della Chiesa cattolica.
Fondato da San Bruno nel 1084 nella regione dell’Isère, in Francia, l’ordine prende il nome dal Massiccio della Certosa, dove il santo e i primi certosini si ritirarono per vivere una vita di solitudine e contemplazione.
La vita certosina si distingue per la sua unione di uomini solitari che vivono in piccole comunità, mantenendo una forte vocazione eremitica.
I certosini si dedicano alla preghiera incessante, allo studio, al lavoro manuale e all’austerità, abbracciando una regola severa che richiede totale dedizione e rinuncia al mondo esterno.
L’Ordine certosino rappresenta un prezioso esempio di ricerca spirituale profonda, offrendo un’ispirazione per coloro che desiderano abbracciare una vita di silenzio e contemplazione nel cuore della Chiesa.
Il suo motto, “Stat Crux dum volvitur orbis”, La Croce resta salda mentre il mondo gira, riflette la sua profonda spiritualità.
Attraverso i secoli, i certosini sono rimasti “solitari riuniti come fratelli”, che vivono per lo più isolati, salvo durante la liturgia celebrata insieme, e pochi incontri informali come le ricreazioni.
I certosini vivono una vita incentrata sulla ricerca di Dio nella solitudine e nel silenzio, ma la loro vita non è completamente rinchiusa all’interno di una cella.
Devono anche svolgere compiti pratici necessari per il buon funzionamento del monastero, chiamati “obbedienze”.
Come per le suore di clausura anche la giornata dei fratelli certosini è divisa tra momenti di preghiera e meditazione in solitario, nella propria cella, e momenti di comunione e condivisione, come la Messa.
Ogni fratello recita l’ufficio divino nella propria cella. Ognuno deve poi adempiere a compiti quotidiani, tra cui i lavori domestici, tutti entro i confini della clausura.
I monaci certosini praticano anche la preghiera notturna, a mezzanotte, partecipando da soli all’ufficio mattutino.
Storia e diffusione dei monasteri di clausura
La clausura esiste sin dai primi secoli del cristianesimo, quando si affermarono le prime esperienze di vita contemplativa.
Tuttavia, lo sviluppo del monachesimo ha avuto luogo soprattutto a partire dal Medioevo, con la nascita dell’ordine benedettino nel VI secolo e di altri ordini nei secoli successivi.
Una data importante fu il 1298, quando il papa Bonifacio VIII impose la clausura a tutte le religiose.
La disposizione però non fu universalmente applicata e fu resa più rigida da Pio V nel 1566.
Le disposizioni attualmente in vigore risalgono, come abbiamo visto, al 1983.
I documenti più recenti sono la Costituzione apostolica Vultum Dei Quarere, La ricerca del volto di Dio, emanata da Francesco nel 2016, che tra le altre cose, ha invitato le suore a usare il web, sia pure “con discernimento”, e la istruzione applicativa Cor Orans, Cuore Orante, del 2018.
Quanti sono i monasteri e le religiose di clausura
In Italia si trovano circa 67.000 suore e monache di clausura, suddivise in conventi che spesso contano un numero davvero esiguo di religiose.
Pensiamo alle monache del monastero di Santa Rita da Cascia, che si dedicano a portare la luce di Cristo nel mondo, offrendo amore, compassione e conforto a coloro che ne hanno bisogno: nel monastero agostiniano le religiose sono solo ventitré, ma la media è molto più bassa, e si aggira intorno a otto suore per ogni convento.
Attualmente, secondo le fonti più attendibili, le suore di clausura nel mondo sono poco meno di 38.000, delle quali circa 5.000 in Italia.
Le cifre riportate descrivono quindi realtà statistiche diverse e non sono direttamente sovrapponibili: una riguarda le suore e monache di clausura in Italia, mentre l’altra distingue il numero delle suore di clausura nel mondo e la quota italiana.
