Una suora con un crocifisso rosso in mano richiama immediatamente la spiritualità della Croce, l’amore per Cristo Crocifisso, la consacrazione religiosa e il servizio misericordioso verso chi soffre. Il crocifisso rosso può indicare il sangue di Cristo, il sacrificio, la redenzione e la vita donata per la salvezza delle anime.
Nel panorama della vita consacrata, il simbolo della Croce è legato in modo particolare alle Figlie della Misericordia e della Croce, alle Figlie della Croce e ad altre famiglie religiose che hanno posto al centro della propria missione la contemplazione del Crocifisso, la misericordia e l’assistenza ai poveri, agli infermi e alle persone emarginate.
Il significato del crocifisso rosso
La Croce è il segno dell’amore di Cristo che si dona totalmente per l’umanità. Il colore rosso richiama il sangue versato da Gesù, il sacrificio, il martirio, la carità ardente e la forza della vita che nasce dalla morte redentrice.
Per una religiosa, tenere in mano un crocifisso significa professare pubblicamente la fede, ricordare la propria consacrazione e rendere visibile il desiderio di conformarsi a Gesù. Il crocifisso è anche un segno di consolazione per chi soffre, perché manifesta la vicinanza di Dio alle miserie spirituali e materiali dell’umanità.
La spiritualità della Croce non si limita alla contemplazione del dolore, ma riconosce nella Passione di Cristo il mistero dell’amore e della speranza. La Croce genera vita! e noi lo sperimentiamo ed è questo che vogliamo trasmettere, questo è il messaggio centrale del Vangelo: la vita è più forte di ogni morte!

Le Figlie della Misericordia e della Croce
“Serva di Dio Maria Rosa Zangara, grande mistica della croce, prega per noi”. Maria Rosa Zangara nasce a Partinico (Palermo) l’8-11-1844, da poveri e pii genitori.
A 7 anni riceve la Prima Comunione, e - cosa rara a quel tempo - continua a riceverla quotidianamente per tutta la vita. Trasferitasi a Balestrate, per 25 anni (1866-1892) presta servizio intelligente e affettuoso ai due fratelli sacerdoti e svolge un vasto apostolato, frutto di intensa preghiera, di forti e numerose mortificazioni, e di straordinarie esperienze mistiche.
Dopo molte difficoltà, il 13-8-1892 fonda a Partinico l’Istituto «Figlie Della Croce» chiamato poi, nel decreto di approvazione dell’Arcivescovo di Monreale Lancia di Brolo, «Figlie della Misericordia e della Croce» (24-3-1897).
Durante i nove anni che è Superiora Generale (1892-1901), la Serva di Dio fonda 23 case, comprendenti 130 Suore. Ma ecco la grande prova: a metà del 1901, Madre Zangara è destituita e relegata per sempre nella Casa di Borgetto, dove passerà gli ultimi 12 anni della sua vita (1902-1914), dando mirabile esempio di ogni virtù,e consumandosi di amore all’Eucarestia e alla Croce.
Il Servo di Dio Mons. Antonio Intreccialagli O.C.D., Amministratore Apostolico di Monreale, ottiene da Roma il reinserimento della Madre Zangara nell’Istituto; ma dopo un mese - come essa stessa aveva predetto - se ne vola al cielo l’8-4-1914.
L’amore alla Santa Croce, l’esercizio della 14 opere di misericordia, la pietà eucaristica e mariana sono l’eredità della Madre Fondatrice alle sue figlie. Il processo Informativo Diocesano per la beatificazione e canonizzazione della Serva di Dio si è concluso a Monreale l’8-6-1982.
La fondazione dell’Istituto a Partinico
Essendo Pontefice della Chiesa Cattolica Leone XIII (1878-1903); Arcivescovo di Monreale Mons. Domenico Gaspare Lancia dei Duchi di Brolo (1884-1919); Re del Regno d’Italia Umberto I (1878-1900); Presidente del Consiglio Di Rudini (1891-1892); Giovanni Giolitti (1892-1893); Arciprete Parroco di Montelepre Don Filippo Terranova (1856-1916); nella cittadina di Partinico, il 15 Agosto 1892, Madre Rosa Zangara fonda un nuovo Istituto: le Figlie della Misericordia e della Croce approvato successivamente dalla Chiesa.
La fondatrice, nata a Partinico (PA) l’8 Novembre 1844 da Caterina Fratantonio Longo e Vincenzo Zangara, veniva battezzata lo stesso giorno nella Chiesa Madre di Partinico. Cresciuta con sani principi morali, religiosi e sociali, vive a Balestrate assistendo i due fratelli Religiosi, Cappellani Sacramentali e svolge un ampio apostolato con la Confraternita Francescana.
Segnata da una straordinaria e profonda vita mistica e dall’amore verso i più deboli fonda un nuovo Istituto, il cui scopo è lavorare al servizio della Chiesa, raccogliere tutte le povertà della storia, dare il proprio cuore all’educazione della gioventù, all’assistenza degli infermi, manifestando la misericordia di Dio, consolando tutte le miserie spirituali e materiali dell’umanità.
| Data | Evento |
|---|---|
| 8 novembre 1844 | Nascita di Maria Rosa Zangara a Partinico |
| 15 agosto 1892 | Fondazione dell’Istituto a Partinico |
| 8 dicembre 1893 | Apertura della casa religiosa a Montelepre |
| 24 marzo 1897 | Approvazione della Regola e denominazione «Figlie della Misericordia e della Croce» |
| 1902-1914 | Ultimi anni della Madre Zangara nella Casa di Borgetto |
| 8 aprile 1914 | Morte della Madre Zangara a Borgetto |
| 8 giugno 1982 | Conclusione del processo Informativo Diocesano |
La presenza delle suore a Montelepre
A Montelepre l’8 Dicembre 1893 Madre Maria Rosa Zangara apre una nuova casa religiosa accompagnando le prime Suore che prendono dimora nei locali attigui la Chiesa di Santa Rosalia. Inizia così la loro presenza ed il loro servizio in un ambiente lacerato da problemi sociali con la formazione e la nascita dei Fasci dei lavoratori nelle città della Sicilia e nei paesi della Provincia di Palermo.
Ha inizio l’8 dicembre 1893 quando prendono dimora nel locali attigui alla Chiesa di Santa Rosalia, oggi Parrocchia, in Via Castrenze Di Bella n.96. Le mie conoscenze sulle attività caritative, assistenziali e religiose delle predette suore nel nostro paese, hanno inizio sin dagli anni 1943/1945 in poi e, ricordo che la Superiora di quel periodo era Suor Liduina, ad essa poi, subentrò Suor Gioconda Agosta.
Nel prospetto principale della loro sede abitativa, vi era scritta la seguente dizione: Istituto Regina Margherita - Figlie della Misericordia e della Croce - Montelepre.
In detto Istituto, le suore ospitavano delle bambine orfane, figlie di carcerati, di genitori con problemi familiari, di famiglie indigenti e anche di ragazze adulte che avevano perduto i genitori, a causa dei bombardamenti nella città di Palermo, durante la 2ª guerra mondiale.
Difatti, per scampare a tali pericoli, sia le Suore che le ragazze che abitavano nella Casa Madre di Palermo in Via Giovanni Evangelista Di Blasi, in quel periodo, trovavano rifugio presso l’Istituto di Montelepre, come sfollate.
Quando Suor Gioconda divenne Superiora era un periodo difficile e, successivamente per il fenomeno del banditismo; ha dovuto affrontare tante difficoltà per curare la sopravvivenza delle bambine ricoverate, al fine di dare loro da mangiare, bussando alla porta di tanti benefattori che le davano aiuto.
Nel periodo del banditismo, invece, quando il paese era presidiato dai vari corpi militari, con molta frequenza, la sera veniva intimato il coprifuoco e, tante volte veniva esteso anche di giorno e, in tali circostanze, suor Gioconda, ha avuto il coraggio e l’intraprendenza di sfidare gli addetti al coprifuoco, correndo il rischio, anche di essere sparata, dicendo che aveva bisogno di uscire per procurare gli alimenti necessari e dare da mangiare alle orfanelle.
Assistenza agli orfani e ai poveri
Dopo la seconda guerra mondiale l’Organismo Internazionale chiamato UNRRA faceva pervenire degli aiuti in natura agli Istituti di beneficenza e alle mense scolastiche elementari.
Tale assistenza veniva effettuata nei locali della Cripta di Santa Rosalia, guidata da un insegnante della Scuola mentre la preparazione degli alimenti, il funzionamento della Cucina e la distribuzione dei pasti veniva svolta dalle ragazze più adulte dell’Istituto sotto la direzione di Suor Domenica.
Per accedere a questo beneficio, gli alunni dovevano esibire un talloncino di compensato ove era apposto il, timbro rotondo della Direzione Didattica, che tenevano appeso al collo.
Analoga organizzazione veniva svolta durante il periodo estivo, in occasione della Colonia Comunale che veniva effettuata in una terreno attiguo alla Chiesa della Madonna del Carmine, ove oggi è ubicata una struttura che ospita le Suore anziane della suddetta Congregazione.
Queste provvidenze alimentari furono pure utili per alimentare le orfanelle del predetto Istituto. Durante l’estate, quando vi era la raccolta del frumento, Suor Filippi Licari (nostra concittadina), accompagnata da alcune ragazze, si recava presso le aie e nei vari posti di trebbia che vi erano nel circondario, per la questua del grano, analoga raccolta effettuava durante la molitura delle olive, recandosi presso i vari frantoi del paese ve ne erano 5: Spatafora, Sapienza, Gaglio, Martorana e Purpura, per la questua dell’olio.
Quasi tutte le domeniche e alla vigilia delle festività, la Suor Filippa, accompagnata da alcune bambine dell’Istituto, vestiva con l’abito talare di colore nero e con una piccola bisaccia di colore bleau che le pendeva al braccio sinistro, bussando alla porta delle case, chiedeva l’elemosina per le orfanelle della Santa Croce, ricevendo piccole offerte in denaro e, anche in natura frutta secca e quant’altro.
Il sacerdote Don Calogero Di Vincenti, primo Parroco della Parrocchia di Santa Rosalia nel 1949 la definì: “una Suora instancabile che lavora per la gloria del Signore”.

Le Figlie della Croce e la missione nel mondo
Noi, Figlie della Croce, siamo donne consacrate a servizio dell'amore e della vita e lo siamo perché ci siamo innamorate di Gesù e del suo Vangelo. Abbiamo riconosciuto la sua chiamata a seguirlo e abbiamo scelto l'Istituto delle Figlie della Croce per realizzare pienamente la nostra vocazione battesimale, in comunità e nella Chiesa.
Noi, Figlie della Croce, vogliamo ripresentare la vita di nostro Signore Gesù Cristo e la semplicità del suo Vangelo e per questo ci impegniamo al servizio di Dio e dei poveri con ogni specie di opere buone.
La Congregazione è nata in Francia, direi per volontà di Dio, perché i nostri fondatori non avrebbero mai voluto fondare una Congregazione. Volevano solo mettersi al servizio dei poveri del loro tempo.
Un’epoca dura, segnata dalla Rivoluzione Francese, epoca di importante cambio a livello sociale, politico ed ecclesiale. Il nostro fondatore, Andrea Uberto Fournet, (Sant'Andrea Uberto Fournet) era un sacerdote della diocesi di Poitiers, comodamente sistemato nel suo ministero. fino a quando l’interrogativo di un povero gli fece capire l'incoerenza di una vita che era "politicamente e moralmente corretta, ma tiepida e lontana dalle esigenze del Vangelo".
L'incontro con questo povero segnò una profonda conversione nella sua vita sacerdotale e pastorale. Perseguitato poi durante la Rivoluzione, andò in esilio in Spagna, ma decise di tornare, mettendo a rischio la sua vita, per accompagnare il suo popolo, i suoi parrocchiani.
Era preoccupato per il fatto che la fede si perdeva nelle campagne e cercava in tutti i modi di evangelizzare, di catechizzare. e per questo, più volte ha messo a rischio la sua vita.
La fondatrice, Giovanna Elisabetta (Santa Giovanna Elisabetta) era una giovane nobile con forti radici familiari cristiane; fin da bambina, ammirava quelle che lei chiamava "le amiche di Gesù", alcune suore che spesso frequentavano la casa di famiglia.
Il suo desiderio era di consacrarsi a Dio, ma la Rivoluzione aveva disperso le Congregazioni e la vita religiosa non esisteva più.
Siamo nate come Congregazione in un periodo segnato dalla croce. Siamo le Figlie della Croce e Maria Laura amava dire: "La Croce è nostra madre".
Oggi, 350 suore in 60 piccole comunità sparse in Francia, Italia, Spagna, Canada, Argentina, Brasile, Costa d'Avorio, Burkina Faso e Thailandia, con la semplicità della nostra vita, vogliamo continuare ad essere al fianco dei crocifissi di oggi perché possano sperimentare, attraverso noi, la vicinanza e l'amore di Dio e scoprire la vita nuova a cui la Croce vuole e può aprirci.
Madre Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso
Napoli, bella e ridente, piena di sole, fiori e musica, luminoso. d’azzurro, con il suo cielo e il suo mare incantevoli, ha avuto sul suo suolo creature sublimi che le hanno dato gloria e santità.
Una di queste creature, nel secolo ventesimo, è stata la Serva di Dio Madre Maria Giuseppina di Gesù Crocifisso, carmelitana scalza, vissuta nel monastero di S. Teresa e S. Giuseppe, sulla collina di Santa Maria ai Monti.
Un germoglio di amore crocifisso. Una vergine così somigliante alla Celeste Vergine!
Nascita e infanzia
Giuseppina Catanea nasce a Napoli il 18 febbraio 1894. Un fiorellino di bimba. Viene battezzata molto presto, quattro giorni dopo, con i nomi di Giuseppina, Anna Maria, Tommasina.
In una famiglia cristiana dalla pietà sincera, Giuseppina viene educata fin da piccina a una fede spontanea e a un amore vissuto concretamente in semplicità e ardore.
Questa bimbetta ama Gesù. E una volta, forse per scherzo, una delle cuginette la mette alla prova mostrandole dell’acqua sporca e dicendole: « Se ami davvero Gesù, bevi quest’acqua ». La bimba non se lo fa ripetere. Beve subito quell’acqua.
Il suo piccolo cuore vibra di amore, si intenerisce di fronte ai poveri, è fervido nella preghiera, è devoto nell’ascoltare le prediche.
Non si esagera se si dice che, fin da allora, Giuseppina comincia ad amare e a vivere con la Madonna I in maniera semplice e sublime. Ricorre alla Madonna I con una confidenza che stupisce.
Di fronte a qualche difficoltà, la piccola bimba non si scoraggia; sa bene 1 che cosa fare: recita un’Ave Maria. Se non riesce a ri, fare i letti, si rivolge alla Madonna con un’Ave Maria, per riuscirvi.
Se è troppo piccola di statura per aprire le porte, un’altra Ave Maria. Se la mamma le dà un I compito che la mette un po’ in apprensione, ancora un’altra Ave Maria.
Quale concretezza di fede amorosa ha nella Madonna questa bimba!
La vocazione al Carmelo
Intanto la Madonna è già entrata in casa di Giuseppina e ha preso per sè la sorella Antonietta, per renderla Sposa di Gesù nel suo Ordine, nel primo Ordine mariano della Chiesa: l’Ordine carmelitano.
Antonietta entra fra le Carmelitane dell’Arco Mirelli. Vive intensamente la sua donazione a Dio. Ma non può restare a lungo, fra quelle sante mura, per motivi di salute.
E inizia, allora, con il P. Romualdo carmelitano, il cammino della fondazione di un nuovo Carmelo sulla collina di Santa Maria ai monti. Siamo nel 1910.
Pinella - così viene chiamata Giuseppina - cresce piena di vita e di bontà. Frequenta le scuole. Si iscrive all’Istituto commerciale « Regina Margherita ».
Studia con impegno e profitto. Arriva al diploma. Cresce anche In sua pietà. Si sviluppa la sua devozione alla Madonna.
Ogni mattina, prima di entrare in scuola, fa una visita alla Madonna nella chiesa dei santi Severino e Sossio. Ogni giorno recita il suo Rosario. non manca mai al mese di maggio.
Fa anche i dodici sabati in onore dell’Immacolata. Per recuperare il tempo che dedica alla Madonna, studia qualche ora della notte.
Un’ attrazione particolare prova verso la Madonna di Lourdes. Ne visita spesso una bella statua presso le Suore del Cenacolo. Ad ogni stagione, le porta i fiori \più belli.
Il suo cuore ama la Madonna con intensità. Non lo esprime con azioni straordinarie. Ma è un amore continuo, operoso, fecondo.
La Madonna, però, vuole prendere anche Giuseppina tra le sue figlie del Carmelo; e comincia a condurla per mano, piano piano, passo passo.
Giuseppina ogni tanto va a trovare la sorella, Suor M. Teresa del Bambino Gesù. Si intrattiene più volte per qualche giorno nel Carmelo.
Subisce il fascino del Carmelo. Vorrebbe sinceramente «lasciare tutto e divenire figlia della Seralina del Carmelo ».
Ma ancora non si decide. Soprattutto, ancora non riesce a convincersi di lasciare la mamma per sempre.
Diventa terziaria carmelitana. E già assapora qualcosa della gioia di essere della Madonna in maniera particolare.
La malattia e la partecipazione alla Croce
Nel marzo del 1918, Giuseppina si sente spinta ad andare tra le Carmelitane a S. Giuseppe ai monti per Il! fare una novena a S. Giuseppe.
Con grande fervore Il prega il grande Patriarca, mentre vive la vita del Carmelo in letizia. Compone poesiole sul chiostro, la Madonna, Gesù Bambino, il Carmelo.
11 tempo passa, passano mesi, e questa volta Giuseppina è ancoro. là, fra le carmelitane. Resterà per sempre? Lascerà per sempre la mamma che l’attende a casa?
La Madonna dispone ogni cosa in modo decisivo per questa sua figliola prediletta.
Nel Natale 1918 Giuseppina sta male, e si sente ancor più male nei giorni seguenti. Il medico la visita e diagnostica, seriamente preoccupato: bronco-pleurite con polmonite doppia.
Giuseppina può morire anche subito. E riceve con grande pietà il S. Viatico.
Ma questa sarà una malattia per manifestare « le opere di Dio» (Gv 9, 3). Giuseppina non muore; ma non può alzarsi, non si riprende.
Soffre nel suo lettino con serenità edificante. Non vuole stare in ozio. Prega, e chiede del lavoro da fare stando a letto.
Le vengono dati dei coralli da infilare e delle fibbie da formare. È uno dei lavori della comunità. Giuseppina vi si applica con impegno.
Le costa, però, soprattutto infilare i coralli. Ma quando non sembra farcela, una invocazione la sostiene: « Gesù! Mamma! », e il corallino si infila.
Passano altri mesi. La mamma ogni tanto reclama la figlia a casa, ma si rende conto che non è neppure trasportabile.
Non solo. C’è molto di più, ora: Giuseppina nel dolore scopre il valore della somiglianza con 1’« Uomo dei dolori» (Is 53, 3), e nell’impeto dell’amore chiede a Gesù una partecipazione ancora più intensa alla Sua crocifissione.
Gesù 1’accontenta. E arrivano, come una cascata . di rubini di sangue, gli attacchi anginoidi, la tbc alla spina dorsale, le lesioni alle vertebre, la paresi completa del corpo, persino delle pupille degli occhi.
Giuseppina arriva a diventare un gomitolo rattrappito di ossa e pelle. Per farla stare in qualche modo sul letto bisogna ricorrere a venti due cuscini, che . ella sente duri come pietre appuntite!
Eppure, Giuseppina trova modo di unirsi sempre alla Madonna, di abbandonarsi tutta fra le Sue mani, e di cantare con Lei il Magnificat.
Quanta forza e serenità dona 1’amore alla Madonna!
Il presunto miracolo di san Francesco Saverio
Ma, si può andare avanti così? No certo. La tomba sarà la dimora prossima di Giuseppina se non interviene la mano onnipotente di Dio a sanarla.
E il Signore si muove, servendosi di uno dei suoi Santi, S. Francesco Saverio. Giuseppina lo sogna, una notte, senza riconoscer- . lo.
Il Santo la stringe con il braccio, e Giuseppina ode . queste parole: « S. Francesco ti ha liberata dal male alla spina dorsale ».
È un sogno. Ma Giuseppina se ne I serve per rivolgere preghiere al caro Santo.
Intanto - gioco della Provvidenza? - viene portata a Napoli proprio la reliquia del braccio di s. Francesco Saverio; e si riesce anche a ottenere che venga portata al Monastero di· Giuseppina.
Il sogno diventerà realtà? Sì, il sogno diventerà realtà di prodigioo
La reliquia del braccio nella cella di Giuseppina non è inoperosa, ma ascolta le preghiere ardenti di Giuseppina, delle consorelle, ‘dei Padri Carmelitani, ; del santo Sacerdote Don Dolindo Ruotolo lì presente e di un folto gruppo di fedeli.
Dopo pochi minuti, infatti, Giuseppina, questo gomitolo rattrappito di ossa e pelle, comincia a muoversi e a parlare, si siede sul letto, si alza in piedi, si avvicina alla finestra, esce di cella, si avvia giù in Cappella, si inginocchia dinanzi all’altare.
Una forza, un vento prodigioso la muovono e la sollevano. Tutti I piangono sbalorditi. La commozione è irrefrenabile.
Sia benedetta la potenza misericordiosa del Signore!
Nell’andare verso la Cappella, un padre carmelitano, temendo che Giuseppina prenda freddo, ha l’impulso di togliersi la bianca cappa e di appoggiarla sulle spalle di Giuseppina per ricoprirla tutta.
Giuseppina ora sembra una vera carmelitana. Ella avverte quasi sensibilmente di essere stata avvolta dalla Madonna, e comprende di dover essere tutta e per sempre della Regina del Carmelo.
Adesso è la carmelitana del miracolo. Poi sarà la carmelitana dei prodigi!
Beata Suor Maria Giuseppina Di Gesù Crocifisso - La Monaca Santa - Napoli 26 Giugno 2020
Una suora al servizio delle anime
Da quel giorno del miracolo, la vita di Giuseppina si trasforma totalmente. Ella diventa suora carmelitana.
E dovrebbe essere votata al massimo nascondimento e silenzio: « Nascosta con Cristo in Dio » (Col 3, 3).
Ma per lei non può essere così. Il silenzio e il nascondimento, il raccoglimento e la vita di orazione non I debbono impedirle l’incontro con tante anime bisognose che salgono al Carmelo per incontrarla e parlare.
Via via, è· un accorrere di anime che non si fermerà più. Gli incontri e i colloqui vengono richiesti da ogni sorta di persone.
Si trova in lei una madre e una sorella. Tutta carità e amabilità. Sempre dolce, con i quei suoi occhi grandi e luminosi.
Suor Giuseppina sembra davvero una pura immagine della Beata Vergine!
Del resto, non ci sono rimaste fotografie dei suoi incontri con le anime, ma possiamo cercare di immaginarIa , nel piccolo parlatorio, ai piedi di una dolce I statua della Vergine del Carmelo, mentre ascolta e i parla con le creature bisognose.
È evidente che dalla Madonna Suor Giuseppina aspetta ogni ispirazione di : parole sante da trasmettere a quelle anime in pena.
Ed ! ella stessa ha scritto che, mettendo i visitatori sotto il manto della Madonna, era sicura dei frutti salutari di grazia: « Non resto delusa: nessuno fa restare deluso la santissima Vergine ».
Da allora, si succedono senza sosta fatti straordinari di conversioni, di scrutazioni dei cuori, di profezie, di estasi e rapimenti.
È la missione di questa creatura. Consolare, ilIuminare, consigliare, dirigere tante anime, pagando di persona con la generosità della propria preghiera e delle proprie sofferenze.
Così, fino alla fine. Tutta. Il tutti, instancabile e amabile, attirerà a sé porpore cardinalizio o personaggi di primo piano, umili popolane e peccatori ostinati.
Quale fecondità di grazia.
La conversione di una donna armata
Un episodio fra tanti. Una giovane signora si reca da Suor Giuseppina. Sono tutte e due li, ai piedi della Madonna.
La visitatrice è in condizioni morali terribili. Cova nel cuore l’odio e la vendetta verso l’uccisore del marito, colpito dal pugnale nemico.
Per questo, porta sempre con sé, nella borsetta, una rivoltella: vuole vendicare il marito.
Ma adesso piange, piange, piange, ai piedi della Madonna, mentre Suor Giuseppina le accarezza la testa, le asciugava le lacrime, le parla con una tenerezza materna che penetra nell’anima, la illumina e la riscalda d’amore, fugando l’odio per far posto al perdono e alla pace.
La giovane signora lascia la rivoltella, non solo,. ma lascia anche se stessa, donandosi a Dio che l’ha folgorata con la grazia della chiamata al più grande a-. I more: l’amore consacrato a Lui, in totalità di cuore e di vita.
Entra nel monastero, diventa carmelitana, vive I e muore santamente, modello di carità nel lavoro e nel i sacrificio.
Quando sta per morire, Suor Giuseppina ve- I de la Madonna venire a prendersi questa creatura che : ha ritrovato la strada dell’amore nei colloqui ai piedi · della « Madre del bel/’amore (Sir 24, 24).
Suor Maria di Gesù Crocifisso, Sposa del Crocifisso
Il 6 agosto 1933 è una data memorabile per il Carmelo dei Ponti Rossi. Si è avuta, finalmente, l’ incardinazione al Il° Ordine carmelitano.
Adesso le Suore possono fare la Professione Solenne che le consacra per sempre a Dio come figlie del Carmelo di Maria.
Il 6 agosto Suor Maria Giuseppina fa la sua Professione Solenne. Sull’altare c’è la Sacra Spina; accanto all’altare c’è la Madonna.
Cosa manca al suo Calvario? C’è l’altare, c’è la Vittima, c’è la Madonna, e c’è , Suor Giuseppina, la Sposa del Crocifisso e la figlia di Maria.
In questo giorno della Trasfigurazione di Gesù, anche Suor Giuseppina si trasfigura nel dono totale di sé come Sposa del Crocifisso.
Si chiama, infatti, Suor Maria di Gesù Crocifisso, portando con sé la Madonna, S. Giuseppe e Gesù Crocifisso.
Che cosa passò allora nella sua anima verginale? Che cosa avvenne? Quali eroismi germogliarono nel suo cuore?
Alcune sue frasi riveleranno qualche bagliore del suo amore di Sposa del Crocifisso: « Fissarsi in Dio, rinunciando ad ogni cosa e scegliendo per sé solo il sacrificio».
Essere pronta e bramare di « soffri· re fino a morire », perché « è il patire che dà riposo al mio spirito ».
È una nuova creatura, adesso, sollevata a una dignità e missione-sovrumana, da vivere in ascesa continua fino all’identificazione piena con Gesù, suo Sposo: « Sono la Sposa del Crocifisso e non voglio dimenticarlo mai».
E chiedeva a Gesù con amore di fiamma incontenibile: « O Gesù, assorbimi in Te, trasfonditi in me, trasformami in te e fa’ che io viva solo di te ».
E per la salvezza delle anime, ella arriva e scrivere: « Su tutti gli atomi di polvere vorrei scrivere col mio sangue: Ti amo, Gesù, salva le anime ».
Alla Madonna, poi, sorgente di ogni grazia, ella chiederà senza stancarsi: « Fammi crocifiggere con Lui, per morire con Lui, per risorgere con lui ».
E ancora, con lo slancio della vittima d’amore, prega: « Mamma mia Immacolata che io sia rifulgente nella vita del mio Sposo divino, e che diventi ostia di Dio, ostia di cielo ».
La devozione alla Madonna del Carmine
Qualche settimana dopo, il 27 agosto, un altro lieto evento rallegra la città di Napoli e particolarmente il Carmelo di Santa Maria ai Monti: l’arrivo della bellissima statua della Madonna del Carmine che sta sul monte Carmelo in Terra Santa.
La statua viene da Roma dove è stata restaurata, e verrà imbarcata a Napoli per la Terra Santa. È una festa per la città di Napoli, che si muove in massa a I venerare la dolce immagine della Regina del Carmelo.
Ma al monastero di Suor Giuseppina la notizia , produce un incendio di desiderio: vedere il volto della Madonna venuta dal monte Carmelo.
È un’occasione unica. Quando potrà capitare una simile grazia? Le suore pregano, e ottengono.
La statua miracolosa arriva davanti al portone aperto del monastero. Le suore cantano la Salve Regina, mentre un’onda di violenta commozione bagna I tutti i volti di lagrime.
Gli occhi contemplano quel volto celestiale e materno che benedice, accarezza e bacia I ognuna della sue figlie dilette.
Suor Maria Giuseppina è muta nella sua altissima contemplazione, è radiosa nell’incanto del suo sguardo fisso su Maria, è felice nel suo sorriso di figlia del Carmelo stretta al Cuore della dolce Mamma, la Signora e Padrona del suo cuore: « Ave, Maria, Madre di Dio Immacolata e Signora del mio cuore ».
Madre Maria Celeste Crostarosa e le Redentoristine
La Fondatrice, Venerabile Maria Celeste Crostarosa, nacque a Napoli il 31 ottobre 1696 da nobile famiglia. A vent’anni entra in convento a Marigliano, vicino Napoli.
Quando il convento fu chiuso, andò al convento di Scala a Salerno dove ebbe una rivelazione che alla fine la portò alla fondazione dell’Ordine delle Redentoristine con il suo caratteristico abito rosso intenso e la sua regola.
Il cammino spirituale di suor Maria è stato favorito da tante esperienze mistiche. Godeva anche della stretta amicizia e collaborazione di sant’Alfonso Liguori (1696-1787), fondatore dei Redentoristi, e di san Gerardo Majella (1726-1755).
La spiritualità di Maria è caratterizzata dall’obbedienza alla coscienza, dalla ricerca del significato dei Vangeli e dal vivere una vita semplice incentrata sulla preghiera.
Madre Celeste era di carattere forte, determinata ed energica. Era intelligente e con grande intuizione conosceva i bisogni urgenti della società del suo tempo.
Era soprattutto una mistica e viveva in profonda comunione con Cristo. Ci invita a contemplare e meditare sulla Croce come grande mistero dell’amore e a vedere in questo mistero il desiderio di amore e di comunione con Dio.
Dobbiamo sentirci corresponsabili insieme a Cristo nel dare reciprocamente la vera speranza e la genuina dignità umana, specialmente a coloro che si sentono oppressi dagli altri.
Celeste era così convinta che non ci fosse una comunità cristiana e tanto meno una comunità religiosa se non viviamo la memoria trasparente di Cristo, il Salvatore.
Si tratta di rendere presente Cristo nel nostro mondo. La spiritualità di Maria Celeste è quella di dare testimonianza, una spiritualità della vita quotidiana, vissuta in comunione con il Redentore e così trasformata in sacramento, in Eucaristia per la redenzione di tutti.
Questa spiritualità dovrebbe irradiarsi ed uscire dal monastero dando una dimensione contemplativa alla realtà della vita di ogni cristiano.
Il Nostro Padre ha voluto che l’Ordine del Santissimo Redentore avesse una missione specifica nella Chiesa: essere un testimone vivo, chiaro e radioso dell’amore che ha per noi in Cristo.
È attraverso di lui che abbiamo conosciuto e ricevuto questo amore che è dato a tutti ma soprattutto ai poveri.
Oggi le Redentoristine sono diffuse in Europa, Stati Uniti, Canada, Africa, Asia e Australia.
L’abito rosso delle Redentoristine
Il caratteristico abito rosso intenso delle Redentoristine richiama la loro spiritualità e rende visibile la centralità dell’amore redentore di Cristo.
Il colore rosso può essere accostato al sangue della Passione, al fuoco della carità e alla vita donata nella preghiera. In questo contesto, la figura di una suora con un crocifisso rosso in mano diventa una rappresentazione immediata della consacrazione al Redentore.
La spiritualità redentorista non separa la contemplazione dall’attenzione alle sofferenze del mondo. La preghiera, la memoria della Passione e la comunione con Cristo diventano una testimonianza destinata a sostenere la speranza e la dignità delle persone oppresse.
La fondazione delle Redentoristine in Inghilterra
La Reverenda Madre Marie-Gertrude dell’Incarnazione della Comunità delle Redentoristine a Dublino, avendo presentato il suo progetto di una nuova fondazione delle Suore Redentoristine in Inghilterra al Reverendissimo Padre Raus, Rettore Maggiore dei Padri Redentoristi, al Cardinale Arcivescovo di Dublino, e a Mons Bourne, allora vescovo di Southwark, ha avuto la gioia di ricevere una risposta favorevole da tutti loro.
Il rinomato Rev. Padre Bridgett C.Ss.R. è rimasto incantato nell’apprendere che il Monastero di cui aveva sempre ardentemente desiderato la fondazione, stava finalmente per essere stabilito.
Di conseguenza, l’Ordine del Santissimo Redentore fu ufficialmente fondato in Gran Bretagna nel 1897 con l’arrivo di Madre Mary Gertrude, Sr Mary Liguori, Sr Mary Cecelia, Sr Mary Clare, Sr Mary Philomena, Sorella Josephine e due postulanti la sig.ina Caroline Jones e sig.na Louisa Corcoran del monastero fondatore di Drumcondra, Dublino.
Ciò è avvenuto durante l’anno del giubileo di diamante della regina Vittoria, e l’arrivo delle suore nei loro abiti rossi, bianchi e blu suscitò molti commenti a Londra.
Le suore acquistarono la proprietà a Rectory Grove, Clapham, vicino al monastero dei Redentoristi, e lì rimasero fino al 1926.
A quell’epoca Londra si era espansa e Clapham non era più rurale e non provvedeva adeguatamente alle loro necessità. Inoltre la comunità era cresciuta di numero.
Da Clapham si trasferirono a Chudleigh, nel South Devon nel 1926. Il convento di Chudleigh, acquistato, era un monastero costruito appositamente ed era stato appena lasciato dalle monache Brigidine (l’unico Ordine rimasto in vita grazie alla Riforma).
Queste suore si trasferirono in un’altra parte del Devon, a circa 30 miglia a sud.
Espansione e sviluppo delle Redentoristine
Nel 1947 quattro suore partirono da Chudleigh nel Devon per Toronto in Canada. Qui la loro crescita è stata davvero fenomenale.
Negli anni che seguirono, furono fatte le fondamenta di questo nuovo monastero a Esopus (New York), a Liguori (St. Louis) e nel Maitland, in Australia.
Dal monastero di Liguori sono state poi fatte le fondamenta a Legazpi, Filippine (che ha poi fondato un monastero a Cebu), in Sud Africa e recentemente in Thailandia.
Così dalle quattro suore di Chudleigh sono emerse otto fondazioni in quattro continenti.
Declino della comunità inglese
Tuttavia nel 1990 il numero delle Suore Redentoristine è sceso a dieci e tutte avevano più di sessant’anni.
Ad uno ad uno, l’attività di stampa, la panificazione per la comunione e la fabbricazione di paramenti sacerdotali furono abbandonati.
Non c’era autocommiserazione, solo accettazione. L’acquisto obbligatorio di un terreno vicino al monastero è stato un altro fattore che ha costretto il trasferimento in una sede più piccola.
Le suore si trasferirono in un convento a Liverpool nel 1990 dove continuarono a vivere fedelmente il carisma redentorista.
Quando la comunità si ridusse ulteriormente a quattro suore che avevano bisogno di cure mediche, alla fine andarono alla struttura di assistenza infermieristica della Nazareth House a Crosby, Liverpool.
Suor Mary Bernadette Grundy è stata l’ultima cittadina inglese rimasta a tornare alla casa di Dio il 30 marzo 2017 R.I.P.
Suor Mary Patrick Kelly è l’unico membro vivente del Monastero delle Redentoristine inglesi e ora risiede con la comunità di Dublino.
Tuttavia, l’influenza delle suore in Inghilterra e nel mondo non può essere minimizzata.
Ci rallegriamo e rendiamo grazie per la fedeltà delle Suore Redentoristine che hanno vissuto una vera vita contemplativa in Inghilterra dal 1897 e la cui eredità non morirà mai, poiché la grazia rimane per sempre.
La presenza delle Redentoristine a Dublino
Lo sviluppo della Chiesa di Siro Malabar a Dublino, in Irlanda, è una pietra miliare nella storia della Chiesa di Siro Malabar.
Dall’inizio del 2000 i fedeli di Syro Malabar sono emigrati a Dublino in gran numero. La Comunità cattolica siro-malabarese in Irlanda è stata ufficialmente avviata nel luglio 2006 con il consenso di Rt. Rev. Diarmuid Martin, Arcivescovo di Dublino, su richiesta di Mar George Alencherry, l’Arcivescovo Maggiore della Chiesa di Siro Malabar in India.
La Chiesa cattolica siro-malabarese è una delle 22 Chiese cattoliche orientali (orientali) in piena comunione con Roma.
È la seconda più grande Chiesa cattolica orientale dopo la Chiesa ucraina e la più grande delle confessioni di San Tommaso Cristiano (Nazrani) con 4,6 milioni di fedeli.
È una Chiesa sui juris governata dal Sinodo dei Vescovi guidato dal suo Arcivescovo Maggiore.
La Chiesa siro-malabarese, con la sua radicata spiritualità e l’alto tasso di vocazioni al sacerdozio e alla vita religiosa, può essere considerata come la comunità cattolica più vivace del mondo.
Il terzo sabato di ogni mese i fedeli siro-malabarici e i sacerdoti frequentano la nostra cappella dalle 18.00 alle 20.30 per la recita del Rosario, le devozioni e la Messa.

La memoria della Croce nella vita consacrata
La figura della suora con il crocifisso rosso in mano unisce diversi elementi della tradizione religiosa: la professione dei voti, la preghiera, la contemplazione della Passione, la misericordia verso i poveri e la disponibilità a portare consolazione alle persone ferite.
Per Madre Maria Rosa Zangara, l’amore alla Santa Croce era inseparabile dalle opere di misericordia, dalla pietà eucaristica e dalla devozione mariana. Per le Figlie della Croce, la Croce è il luogo da cui nasce una vita nuova. Per Madre Maria Giuseppina, la Croce rappresentava il mistero nuziale dell’unione con Cristo e il dono totale di sé.
In tutte queste esperienze, il crocifisso non è un semplice oggetto devozionale. È il segno di una vita orientata verso Dio e verso gli altri, soprattutto verso coloro che vivono povertà, malattia, solitudine, persecuzione, lutto o abbandono.
La suora che porta una Croce rossa rende visibile una promessa di fedeltà: contemplare l’amore del Crocifisso, lasciarsi trasformare da esso e diventare presenza di misericordia nella storia.