Non è necessario essere fisicamente presenti alla Santa Messa o alla benedizione per chiedere a Dio la guarigione di una persona malata. È possibile pregare per gli infermi, affidandoli al Signore, anche quando si è lontani; tuttavia, quando le condizioni lo permettono, la partecipazione personale alla celebrazione può favorire una preghiera più intensa, l’ascolto della Parola, l’incontro con la comunità e la ricezione dei sacramenti.
La guarigione non è un effetto automatico della presenza, di una formula o di una celebrazione particolare. La realizzazione delle benedizioni del sacerdozio avviene per fede, secondo la volontà del Signore. Non tutte le benedizioni portano alla guarigione. Possiamo pregare, attendendo con fiducia specifiche benedizioni da parte di Dio, mantenendo una posizione di attesa, pronti a ricevere i doni Dio e grati per essi.
La presenza alla Messa è necessaria?
La preghiera per gli infermi è una delle più grandi azioni di misericordia cui tutti siamo chiamati. Non soltanto è lodevole la preghiera dei singoli fedeli che chiedono la guarigione propria o altrui, ma la Chiesa nella liturgia chiede al Signore la salute degli infermi. La preghiera può quindi essere offerta anche a distanza, per una persona che non può muoversi, che è ricoverata, che vive lontano o che non è in grado di partecipare a una celebrazione.
Perché abbiamo bisogno di andare a Messa? Il primo incomparabile motivo è il privilegio, sia come singoli che come comunità parrocchiale riunita, di poter trascorrere intensamente del tempo con Dio e in Dio: possiamo ringraziarlo per i beni che ci dà, possiamo lodarlo e glorificarlo, possiamo pregarlo per i nostri bisogni e per i bisogni degli altri; possiamo ascoltare la sua parola di insegnamento, incoraggiamento, guida, conforto, ammonizione.
Ma soprattutto, possiamo partecipare in modo attivo e fecondo al suo tormento, offrendolo con l’intenzione della redenzione personale e degli altri. Con una buona partecipazione il nostro cuore cambierà e diventerà capace di ricevere le grazie. La partecipazione alla Messa è dunque un aiuto spirituale importante, ma non una condizione indispensabile perché Dio ascolti una preghiera pronunciata per un malato.
Che cosa si può chiedere durante la Messa?
Il Messale contiene il formulario per la Messa per gli infermi, che offre due possibilità di preghiere di Colletta; in una preghiamo Dio affinché guarisca i malati e li faccia tornare alle loro consuete mansioni, in un'altra preghiamo affinché riveli il valore misterioso della sofferenza. Inoltre il Missale Romanum contiene una Messa pro infirmis e in essa, oltre a grazie spirituali, si chiede la salute dei malati.
La preghiera per la salute può essere orientata alla guarigione fisica, ma anche al conforto, alla pace interiore, alla remissione dei peccati, alla forza nell’affrontare la malattia e alla salvezza. Il risultato dell’opera salvifica di Gesù può essere differente ma è sempre una benedizione per il malato. Può manifestarsi come:
- guarigione;
- conoscenza del significato e accettazione della sofferenza;
- accettazione della salvezza tramite il perdono dei peccati;
- accettazione dell'ingresso in paradiso.
La guarigione fisica resta una richiesta buona e profondamente umana, ma non è l’unico frutto possibile della preghiera. Premessa l’accettazione della volontà di Dio, il desiderio del malato di ottenere la guarigione è buono e profondamente umano, specie quando si traduce in preghiera fiduciosa rivolta a Dio. Ad essa esorta il Siracide: «Figlio, non avvilirti nella malattia, ma prega il Signore ed egli ti guarirà» (Sir 38,9).
La benedizione per la guarigione richiede la presenza?
La benedizione può essere impartita a una persona presente, ma la preghiera di intercessione può essere rivolta a Dio anche per una persona assente. La distanza non impedisce di affidare il malato al Signore, né rende inutile la Messa celebrata secondo le norme liturgiche e offerta per una determinata intenzione.
Nel De benedictionibus del Rituale Romanum, esiste un Ordo benedictionis infirmorum, nel quale ci sono diversi testi eucologici che implorano la guarigione: nel secondo formulario delle Preces, nelle quattro Orationes benedictionis pro adultis, nelle due Orationes benedictionis pro pueris, nella preghiera del Ritus brevior. Quando il malato non può essere presente, si può comunque pregare per lui e chiedere che riceva conforto nel corpo, nell’anima e nello spirito.
La Chiesa prega per il malato attraverso l’Unzione degli infermi, la Messa per gli infermi, la preghiera dei fedeli, la benedizione dei malati e l’intercessione personale. In esso, per mezzo di una unzione, accompagnata dalla preghiera dei sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al Signore sofferente e glorificato, perché dia loro sollievo e salvezza.
Che cos’è realmente una “Messa di guarigione”?
La Conferenza episcopale piemontese ha promulgato le Disposizioni disciplinari circa le cosiddette “Messe di guarigione”: «riunioni periodiche di preghiera volte a ottenere la guarigione, sovente anche congiunte a celebrazioni liturgiche», scrive il testo sottolineando, sin dall’inizio, che quelle celebrazioni solo «erroneamente sono definite “Messe di guarigione”».
Anche nelle nostre diocesi si è diffusa non da poco la prassi, da parte di alcuni sacerdoti, di indire riunioni periodiche di preghiera volte a ottenere la guarigione, sovente anche congiunte a celebrazioni liturgiche, ovvero quelle che erroneamente sono definite “Messe di guarigione”. Tali celebrazioni è tuttavia necessario che siano condotte e vissute nel rispetto della normativa liturgica.
La Santa Messa non è un rito magico destinato a produrre automaticamente una guarigione e non dipende dalla presenza di gesti spettacolari. Nella celebrazione della Messa, dei Sacramenti e della Liturgia delle Ore non è consentito introdurre preghiere di guarigione, liturgiche e non liturgiche. Durante le celebrazioni è data invece, la possibilità di inserire speciali intenzioni di preghiera per la guarigione nella preghiera universale o “dei fedeli”, quando questa è in esse previsto.
Le disposizioni stabiliscono inoltre che chi intende programmare celebrazioni liturgiche con lo scopo di invocare da Dio la guarigione deve richiedere e ottenere un permesso esplicito e scritto dal Vescovo diocesano anche se le propongono o vi partecipano Vescovi o Cardinali. Sono da escludersi fin d’ora celebrazioni mensili; non sono inoltre consentite tali celebrazioni nelle domeniche o nelle solennità.
Come deve svolgersi una celebrazione autorizzata?
In particolare occorre che nel loro svolgimento non si favorisca o non si pervenga, soprattutto da parte di coloro che le guidano, a forme simili all’isterismo, all’artificiosità, alla teatralità o al sensazionalismo. Non è consentito ai sacerdoti presiedere o concelebrare in tali celebrazioni fuori della propria parrocchia o diocesi.
Nel caso di celebrazione eucaristica autorizzata ci si atterrà unicamente a questo schema:
- Quanto alle orazioni: nel rispetto della normativa circa l’uso delle Messe votive o “Per varie necessità”, si useranno solo formulari presenti nel Messale Romano.
- Quanto al Rito della Messa ci si attenga fedelmente al Messale Romano, evitando ogni abuso o indebita creatività.
- È data la possibilità, al termine della Messa, di proporre l’adorazione eucaristica, e di concludere con l’unica benedizione eucaristica dal presbiterio.
- Quanto all’eventuale gesto di imposizione delle mani e preghiera di benedizione, si seguirà unicamente quanto previsto dal Benedizionale utilizzando il cap. VI «Benedizione dei malati» al n. 244, con relativa preghiera.
Si ricorda comunque che è vietata l’esposizione del SS. Sacramento unicamente per impartire la benedizione. Le preghiere di esorcismo, contenute nel Rito degli esorcismi e preghiere per circostanza particolari, devono restare distinte dalle celebrazioni “di guarigione” liturgiche e non liturgiche.
Pregare a distanza per una persona malata
La preghiera per una persona assente può essere semplice e fiduciosa. Non è necessario pronunciare formule speciali né conoscere parole perfette. È possibile ricordare il nome del malato nella preghiera personale, affidarlo durante la Santa Messa, inserirlo nella preghiera universale quando previsto, recitare un salmo, chiedere l’intercessione della Vergine Maria o invocare Gesù medico celeste.
Signore Gesù, Medico celeste Tu che sei il grande compagno del dolore umano, Tu che hai voluto assumere la nostra sofferenza e trasformarla in via di redenzione e di salvezza, aiutaci a camminare con Te su questa strada, a offrire con Te, per amore, il nostro dolore al Padre per essere con te collaboratori della redenzione del mondo e poter agire nella nostra vita, anticipare qualcosa della bellezza della Gerusalemme del cielo, che ci hai promesso.
Fa’ di noi tutti i testimoni innamorati di Te, i testimoni della speranza e Maria, la Vergine Madre che a Lourdes ha parlato della Tua misericordia e ci ha indicato la via per attirarci al Cuore Divino, accompagni ciascuno dei nostri fratelli infermi su questo cammino di redenzione e di salvezza a Gesù, il Testimone, adorato Portatore della speranza eterna. Amen!
La Vergine Maria può essere invocata per accompagnare il malato, i familiari, i medici, gli infermieri e tutti coloro che prestano assistenza. Vergine Maria, sii al capezzale di tutti i malati del mondo: di coloro che, in questo momento, hanno perduto conoscenza e stanno per morire; di coloro che stanno per iniziare la loro agonia; di coloro che hanno abbandonato ogni speranza di guarigione; di coloro che gridano e piangono di dolore.
Sii per questi nostri fratelli ammalati, Madre di conforto e consolazione. Amen.
La preghiera del malato
Il malato può pregare anche senza partecipare alla Messa, secondo le proprie forze. La preghiera non deve diventare un ulteriore peso, soprattutto quando la sofferenza, i farmaci o la stanchezza rendono difficile concentrarsi.
Signore Gesù, durante la tua vita sulla nostra terra hai dimostrato il tuo amore, ti sei commosso di fronte alle sofferenze e molte volte hai ridato la salute ai malati riportando nelle famiglie la gioia. Il nostro caro…. è (gravemente) ammalato, noi gli siamo vicini con tutto ciò che è umanamente possibile. Però ci sentiamo impotenti: veramente la vita non è nelle nostre mani. Amen.
La preghiera può esprimere anche il desiderio di affidarsi a Dio nella malattia. O Signore, la malattia ha bussato alla porta della mia vita, mi ha sradicato dal mio lavoro e mi ha trapiantato in un “altro mondo”, il mondo dei malati. Un’esperienza dura, Signore, una realtà difficile da accettare.
Eppure, Signore, ti ringrazio proprio per questa malattia: mi ha fatto toccare con mano la fragilità e la precarietà della vita, mi ha liberato da tante illusioni. Ora guardo tutto con occhi diversi: quello che ho e che sono non mi appartiene, è un tuo dono.
Signore, anche se mi è difficile, ti dico: “Sia fatta la tua volontà!”. Ti prego: benedici tutte le persone che mi assistono e soffrono con me. E, se vuoi, dona la guarigione a me e agli altri. Amen.
La preghiera non sostituisce le cure mediche
Ovviamente il ricorso alla preghiera non esclude, anzi incoraggia a fare uso dei mezzi naturali utili a conservare e a ricuperare la salute, come pure incita i figli della Chiesa a prendersi cura dei malati e a recare loro sollievo nel corpo e nello spirito, cercando di vincere la malattia.
Infatti «rientra nel piano stesso di Dio e della sua provvidenza che l’uomo lotti con tutte le sue forze contro la malattia in tutte le sue forme, e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute». I Santi degli Ultimi Giorni continuano a richiedere cure mediche appropriate da professionisti qualificati. I dirigenti della Chiesa hanno insegnato che “l’uso della scienza medica non è in conflitto con le nostre preghiere della fede e la nostra fiducia nelle benedizioni del sacerdozio”.
La preghiera e la benedizione devono quindi accompagnare, non sostituire, la diagnosi, la terapia, i farmaci, gli interventi chirurgici, la riabilitazione e i controlli prescritti. Non si devono sospendere medicinali o trattamenti perché si è partecipato a una Messa, si è ricevuta una benedizione o si è percepito un miglioramento.
Il carisma di guarigione e la preghiera della Chiesa
Durante l’attività pubblica di Gesù, molti malati si rivolgono a lui, sia direttamente sia tramite i loro amici o congiunti, implorando la restituzione della sanità. Il Signore accoglie queste suppliche e i Vangeli non contengono neppure un accenno di biasimo di tali preghiere. L’unico lamento del Signore riguarda l’eventuale mancanza di fede: «Se tu puoi! Tutto è possibile per chi crede» (Mc 9,23; cfr. Mc 6,5-6; Gv 4,48).
Non soltanto le guarigioni prodigiose confermavano la potenza dell’annuncio evangelico nei tempi apostolici, ma lo stesso Nuovo Testamento riferisce circa una vera e propria concessione da parte di Gesù agli Apostoli e ad altri primi evangelizzatori di un potere di guarire dalle infermità.
Il potere, pertanto, viene donato all’interno di un contesto missionario, non per esaltare le loro persone, ma per confermarne la missione. Sotto questo profilo acquistano uno speciale rilievo i riferimenti ai «carismi di guarigioni» (cfr. 1 Cor 12,9.28.30).
Queste grazie, al plurale, sono attribuite a un singolo, pertanto non vanno intese in senso distributivo, come guarigioni che ognuno dei guariti ottiene per se stesso, bensì come dono concesso a una persona di ottenere grazie di guarigioni per altri.
L’Unzione degli infermi
La Chiesa possiede un sacramento destinato in modo speciale a confortare coloro che sono provati dalla malattia: l’Unzione degli infermi. Essa non è riservata esclusivamente agli ultimi momenti della vita, ma può essere ricevuta dal fedele che comincia a trovarsi in pericolo a causa di malattia o vecchiaia.
Chi è malato, chiami a sé i presbiteri della Chiesa e preghino su di lui, dopo averlo unto con olio, nel nome del Signore. E la preghiera fatta con fede salverà il malato: il Signore lo rialzerà e se ha commesso peccati, gli saranno perdonati.
Si tratta di un’azione sacramentale: unzione del malato con olio e preghiera su di lui, non semplicemente «per lui», quasi non fosse altro che una preghiera di intercessione o di domanda; si tratta piuttosto di un’azione efficace sull’infermo.
I verbi «salverà» e «rialzerà» non suggeriscono un’azione mirante esclusivamente, o soprattutto, alla guarigione fisica, ma in un certo modo la includono. L’Unzione può portare sollievo, forza, pace, perdono, coraggio e, secondo la volontà di Dio, anche il recupero della salute.
Il significato cristiano della guarigione
Isaia scrive che Gesù con il suo sacrificio: si è addossato le nostre malattie; ha pagato la pena per i nostri peccati; per le sue piaghe noi siamo stati guariti. Quando si parla di guarigione, ci è chiaro a cosa si fa riferimento, ma spesso non comprendiamo cosa significhi l'acquisire consapevolezza del senso della sofferenza.
Se parliamo del valore della sofferenza unita ai patimenti di Gesù sulla Croce, il malato con il suo intelletto capirà sicuramente di cosa si tratta, ma la sola comprensione non porterà all'accettazione del cuore, non donerà la pace interiore.
L'accoglienza, la gioia e la pace possono essere donate solo dalla consapevolezza del vero valore dell'offerta delle nostre sofferenze per la conversione dei peccatori e per ogni altro aiuto ai bisognosi. Dio offre tale consapevolezza anche a coloro che patiscono per la malattia di persone a loro care, poiché in alcune situazioni soffre più chi è vicino al malato che il malato stesso.
La Messa per la guarigione dalla malattia ci porta necessariamente a meditare sul senso e sul valore della vita, e può persino condurci ad una più profonda conversione personale e ad un più stretto e intimo rapporto con Dio. Da tale relazione matura la comprensione della nostra responsabilità, qualora esista, per la salute persa, e per le occasioni che abbiamo nei periodi in cui stiamo bene.
Guarigione fisica, spirituale e interiore
Con la Messa possiamo ottenere la consapevolezza del senso del dolore, riconoscere le nostre responsabilità, la necessità del pentimento e del perdono verso coloro che ci hanno ferito, essere liberati dal dolore e guariti. I dolori dello spirito talvolta spengono la gioia vitale e spesso possono influire negativamente sulla vita nel suo complesso, deteriorare la salute, così come i rapporti tra coniugi e in famiglia.
Durante la Santa Messa possiamo dimorare in Dio, ascoltare e accogliere le sue sante parole. La pace di Gesù, che il mondo non conosce e non può dare, le sue parole, la sua grazia, entrano nel nostro spirito ferito come un'infusione, come la linfa che dalla vite scorre nel tralcio e dona vita.
Solamente Dio ci conosce fino in fondo e solamente lui può guarirci e liberarci e darci profonda pace interiore e felicità. Per questo, anche per questa intenzione, è estremamente importante una buona preparazione.
La liberazione può riguardare anche la schiavitù del peccato. Se, nonostante le molteplici espressioni di sincero pentimento, le penitenze e le confessioni ricadiamo sempre nello stesso peccato, esiste la possibilità che esso ci abbia resi prigionieri. In tal caso è necessario liberarcene.
Perché non si deve pretendere una guarigione?
Dobbiamo pregare con fiducia senza limiti, ma senza pensare che possiamo in qualche modo forzare la mano di Dio, pretendendo una particolare risposta alla nostra preghiera. Vi è una differenza essenziale tra abbandonarsi con coraggio al Signore per una particolare grazia e pretendere pericolosamente dal Signore una specifica grazia in un modo che non tenga conto del mistero della Sua Volontà sovrana.
La presunzione è pericolosa perché sostituisce al vero rapporto di fiducia con Dio una fede superficiale e superstiziosa che utilizza formule impersonali per ottenere ciò che vogliamo. Invece di perseguire il cuore del Signore chiedendo, cercando e bussando, cerchiamo di manipolare Dio. Invece di avere fede nel Signore, abbiamo fede nella nostra stessa fede.
Quando la gente perde la fede in Dio, perché non ha concesso quello che ha preteso, è evidente che era una fede fuorviata dall'inizio. La fede cristiana non garantisce che ogni richiesta venga esaudita nel modo e nel tempo desiderati, ma invita a confidare nell’amore di Dio anche quando la risposta rimane misteriosa.
Il dono della guarigione viene esercitato oggi nella Chiesa grazie alla fede e alle preghiere individuali - per se stessi o per gli altri - e mediante le benedizioni del sacerdozio. La realizzazione delle benedizioni del sacerdozio avviene per fede, secondo la volontà del Signore.
Quando la presenza è particolarmente importante
La presenza alla celebrazione può essere particolarmente preziosa quando il malato desidera partecipare e le sue condizioni fisiche lo consentono. Può costituire un momento di sostegno comunitario, di ascolto, di adorazione, di affidamento e di consolazione.
È però importante non obbligare una persona malata a recarsi in chiesa quando il viaggio, l’attesa o la folla possono aggravare la sua condizione. Un malato può vivere la comunione con la Chiesa anche nella propria casa, in ospedale o in una struttura assistenziale, attraverso la preghiera, la visita di un sacerdote, l’Unzione degli infermi, la Comunione portata da un ministro autorizzato e l’intercessione della comunità.
La presenza dei familiari e degli amici può essere altrettanto significativa. Signore Gesù, sono in ansia e ho davvero tanta paura. Tra poche ore sarò operato, e le parole si fanno preghiera. Mi rivolgo a Te che dall’ alto dei cieli volgi a noi il Tuo sguardo, a Te che con dolcezza ti accosti al nostro cuore che palpita, perché il mio corpo sia, per mano Tua, reso idoneo all’ intervento.
Lascia Signore che in quella sala operatoria, io possa sentire con forza la Tua presenza. Tu puoi comprendere le mie ansie e le mie paure! Falle Tue, Padre mio, perché sia più facile, in tale momento di fragilità, avvertire forte il tocco della Tua mano che mi sorregge e amorevolmente sfiora la mia guancia e asciuga le mie lacrime.
Come pregare concretamente per un malato
- Ricordare il malato per nome davanti a Dio.
- Chiedere la guarigione, il sollievo, la pace e la forza.
- Affidare la richiesta alla volontà del Signore.
- Pregare per i medici, gli infermieri, i familiari e gli assistenti.
- Continuare le cure mediche e seguire le indicazioni dei professionisti.
- Chiedere, quando opportuno, la visita di un sacerdote e l’Unzione degli infermi.
- Accompagnare la preghiera con una presenza concreta, rispettosa e discreta.
È possibile pregare anche con una formula breve: “Signore Gesù, guarda con misericordia N. che è malato, donagli forza, pace e, se è conforme alla tua volontà, la guarigione. Benedici chi lo cura e sostieni tutta la sua famiglia. Amen”.
La preghiera per i medici e gli infermieri
La guarigione può richiedere l’opera di medici, infermieri, terapisti e familiari. La preghiera cristiana non separa la fiducia in Dio dalla responsabilità umana e può chiedere sapienza, attenzione, competenza e compassione per chi assiste il malato.
Signore Gesù, Medico Divino, che nella tua vita terrena hai prediletto coloro che soffrono ed hai affidato ai tuoi discepoli il ministero della guarigione, rendici sempre pronti ad alleviare le pene dei nostri fratelli. Fa che ciascuno di noi, consapevole della grande missione che gli è affidata, si sforzi di essere sempre, nel proprio quotidiano servizio, strumento del tuo amore misericordioso.
Illumina la nostra mente, guida la nostra mano, rendi attento e compassionevole il nostro cuore. Fa che in ogni paziente sappiamo scorgere i lineamenti del tuo Volto divino. Tu che sei la Via, donaci di saperti imitare ogni giorno come medici non soltanto del corpo ma dell’intera persona.
Rendici, o Signore, buoni Samaritani, pronti ad accogliere, curare e consolare quanti incontriamo nel nostro lavoro. Benedici il nostro studio e la nostra professione, illumina la nostra ricerca ed il nostro insegnamento. Amen.
Anche la preghiera dell’infermiere affida a Dio la cura concreta della persona malata. Ogni giorno il dono prezioso della vita passa per le mie mani, perché io lo custodisca e me ne prenda cura in ragione delle mie capacità, confidando nella Tua carezza e nel Tuo conforto, quando la sfida diventa cosa troppo ardua.
Fa di me il più docile strumento della tua tenerezza per chi, anziano, debole, povero e solo, incrocia i miei passi lungo la corsia. Fa che io sia un valido collaboratore per ognuno dei miei colleghi! Lascia che i miei occhi sappiano scorgere, con gioia, i lineamenti del volto di Cristo sofferente in ogni ammalato che viene affidato alle mie cure!
Che cosa significa essere presenti davanti a Dio
La presenza fisica alla Messa è una forma concreta di partecipazione, ma la presenza spirituale può essere vissuta anche nella distanza. Una persona impossibilitata a partecipare non è esclusa dalla preghiera della Chiesa e non deve sentirsi meno amata da Dio.
La Messa celebrata per un malato può essere offerta dai familiari, dagli amici o dalla comunità. La preghiera può essere unita alla celebrazione anche quando il malato non è consapevole, non può parlare o non riesce a manifestare la propria fede.
Quando offro la Messa per gli infermi, tento di presentare a Dio anche il mio personale sacrificio poiché so che i sacrifici offerti per puro amore sono l'arma più potente per allontanare da loro il diavolo. Io so che l'offerta della Messa per gli infermi è un atto molto caro a Dio, e in tal modo contribuisco alla sua misericordia in modo particolare.
La presenza più importante, in ogni situazione, è l’affidamento sincero a Dio, unito alla carità verso la persona malata e all’impegno responsabile per la sua cura. Pregare per la guarigione è possibile anche senza essere presenti; partecipare alla Messa può rendere più intensa questa offerta, ma non limita la misericordia del Signore alla presenza fisica.
