Mattia Preti, la Canonizzazione di Santa Caterina da Siena

La Canonizzazione di Santa Caterina da Siena di Mattia Preti raffigura la benedizione papale impartita da Pio II in occasione delle feste per la canonizzazione della santa senese. Realizzata tra il 1672 e il 1673, l’opera si trova oggi nella Basilica di San Domenico a Siena.

La scena mostra Francesco Piccolomini Todeschini, arcivescovo di Siena e futuro papa Pio III, mentre riceve dalle mani del pontefice la bolla di canonizzazione di santa Caterina. La grandiosa cerimonia religiosa è accompagnata dalla presenza dei membri della famiglia Piccolomini, dalla processione delle offerte rituali e dalla gloria celeste dello Spirito Santo.

Dati dell’opera

ElementoInformazione
TitoloCanonizzazione di Santa Caterina da Siena
AutorePreti Mattia (1613/ 1699): esecutore
Anno1672 - 1673
TecnicaOlio su tela
MisureAltezza: 478; Larghezza: 271
CittàSiena
CollocazioneBasilica di S. Domenico
IndirizzoPiazza Madre Teresa di Calcutta, Siena (SI)
Canonizzazione di Santa Caterina da Siena

Origine e collocazione

La grande tela con la Canonizzazione di Santa Caterina da Siena era stata eseguita tra il 1672 e il 1673 per la cappella Piccolomini nella navata sinistra della chiesa di San Francesco a Siena, ma a seguito della soppressione del convento il dipinto fu collocato nei depositi dell’Istituto di Belle Arti nel 1863, prima di ricevere nel 1890 l’attuale sistemazione nella chiesa di San Domenico della stessa città.

Originariamente il quadro si trovava nella chiesa di S. Francesco a Siena, e apparteneva alle pale d'altare che furono rifatte dopo il grande incendio del 1655. Si trovava sull'altare della prima cappella a sinistra (cappella di S. Antonio) che era sotto il patronato della famiglia Piccolomini- Mondanella.

Nel dicembre 1863 è conservato il dipinto nel deposito della Galleria dell'Istituto di Belle Arti di Siena, e il 10 Aprile 1890 è trasportato nella cappella delle Volte in S. Domenico.

La scena della benedizione papale

Il dipinto raffigura Pio II mentre impartisce la benedizione al nipote Francesco Piccolomini Todeschini, arcivescovo di Siena, che diventerà papa col nome di Pio III: Francesco ha appena ricevuto dalle mani del Pontefice la bolla di canonizzazione di santa Caterina, e ai piedi dell’imponente baldacchino retto da robuste colonne tortili si stanno concludendo i riti della cerimonia di santificazione.

La denominazione corrente" la canonizzazione di Santa Caterina da Siena" non è propriamente completa: la scena rimanda alla Benedizione papale, impartita da papa Pio II il 29 giugno 1461, in occasione delle feste per la canonizzazione della Santa Senese.

Il religioso che riceveva la Benedizione é assai probabilmente papa Pio III, nominato cardinale da Pio II il 5 marzo 1460; come è probabile che anche gli altri cardinali siano persone del casato Piccolomini.

Il corteo rituale e la gloria celeste

Nella parte inferiore dell’opera due figure, una a busto scoperto con in mano una piccola botte, e l’altra vestita di un’armatura metallica, introducono la scena religiosa vera e propria: diversi personaggi recano le offerte rituali del pane, del vino e dei ceri mentre lo stendardo con l’effigie della Santa ondeggia al di sopra di una folla di fedeli giubilanti.

Al di sopra, la gloria celeste scende a suggellare il momento liturgico con un tripudio di angioletti che accompagnano la colomba dello Spirito Santo.

Nonostante Helene Trottmann (1988) abbia osservato che la presenza delle candele e dei riferimenti al sacrificio eucaristico costituiscano una focalizzazione sulla solennità del rito, la centralità e l’imponenza delle figure dei due Piccolomini incombono sul dipinto, tanto da renderlo una sorta di celebrazione della dinastia stessa.

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Il significato dinastico dell’opera

Non pare infondata, quindi, la supposizione avanzata dalla Trottmann stessa di legare la realizzazione dell’opera all’attenzione dimostrata da Francesco Piccolomini e da Giovanni Battista Piccolomini per la storia genealogica della loro famiglia: benché allo stato dei fatti la mancanza di conferme documentarie renda impossibili ricostruzioni storiche certe, va ricordato che Augusto, figlio di Giovanni Battista, entrò nell’Ordine di San Giovanni il 17 agosto 1671 e la sua nomina potrebbe aver costituito la connessione con Mattia Preti, già da anni attivo per quella organizzazione cavalleresca (Spike 1999).

Come committenti dell'opera sono stati presi in considerazione dagli storici dell'arte (Bacci), Francesco di Francesco (1606), e GiovanBattista di Francesco Piccolomini (1623). Entrambi avevano lavorato, dopo la morte di Giulio di Francesco Piccolomini, al completamento di quella grande genealogia di famiglia iniziata da Giulio, e probabilmente entrambi, persone alquanto erudite, determinarono il programma iconografico dell'opera.

Mattia Preti e la realizzazione del dipinto

Dato che il quadro deve essere stato eseguito poco prima del 1673, venne probabilmente dipinto a Malta, dove il Preti tornò nel 1671.

La tela conservata a S. Domenico de Siena, peinte par Preti v.1670 à la demande de la famille Piccolomini di Modanella, est ici étudiée tant du point de vue de son iconographie -rareté de la représentation de la canonisation de sainte Catherine de Sienne qui outre Preti n'a été traitée que par Pinturicchio et Francesco Vanni, le sens général du thème du tableau qui est une exaltation de la maison Piccolomini- que du point de vue formel grâce à la découverte de trois dessins préparatoires (London, British Museum; Edinburgh, National Galleries of Scotland) qui conduisent à regarder différemment le travail de l'artiste.

I disegni preparatori

Dello schiavo che reca la botte di vino c'è un disegno a Edimburgo dove compaiono anche gli uomini sullo sfondo. Un altro disegno a Londra mostra il portatore di botte leggermente rivolto di spalle, insieme con uno studio della testa del religioso che reca il documento, sulla sinistra, e del servitore con due colombe.

La presenza di questi studi preparatori permette di osservare l’elaborazione delle figure e dei gruppi che compongono la scena. I disegni conservati a Edimburgo e a Londra documentano in particolare la ricerca di Preti per i portatori delle offerte, per il religioso con il documento e per il servitore accompagnato dalle colombe.

Disegni preparatori di Mattia Preti a Londra

Conservazione e tutela

OGGETTO dipinto MATERIA E TECNICA tela/ pittura a olio MISURE Altezza: 478 Larghezza: 271 ATTRIBUZIONI Preti Mattia (1613/ 1699): esecutore LOCALIZZAZIONE Basilica di S. Domenico INDIRIZZO Piazza Madre Teresa di Calcutta, Siena (SI).

CONDIZIONE GIURIDICA proprietà Stato CODICE DI CATALOGO NAZIONALE 0900355637 ENTE COMPETENTE PER LA TUTELA Soprintendenza Archeologia, belle arti e paesaggio per le province di Siena, Grosseto e Arezzo ENTE SCHEDATORE Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici per le province di Siena e Grosseto DATA DI COMPILAZIONE 1995 DATA DI AGGIORNAMENTO 2002 2006 LICENZA METADATI CC-BY 4.0.

La fortuna critica

Helene Trottmann ha studiato l’opera dal punto di vista iconografico e formale, sottolineando la rarità della rappresentazione della canonizzazione di santa Caterina da Siena. Oltre a Preti, il tema è stato trattato soltanto da Pinturicchio e Francesco Vanni.

L’analisi della tela considera inoltre il significato generale della composizione, interpretata come un’esaltazione della casa Piccolomini, e i rapporti tra il dipinto e i disegni preparatori conservati al British Museum di Londra e alle National Galleries of Scotland di Edimburgo.

S.S. Vittorio Sgarbi - Mattia Preti - Rubbettino, Soveria Mannelli (CS), 2013.

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