Palazzo Odescalchi in Piazza Santi Apostoli 80: storia, architettura e informazioni

Palazzo Odescalchi, noto anche come Palazzo Chigi-Odescalchi, si trova in Piazza dei Santi Apostoli 80, tra la piazza e via del Corso, nel centro storico di Roma. Il complesso è un significativo esempio di architettura barocca romana e conserva una facciata progettata da Gian Lorenzo Bernini, divenuta un modello per numerosi palazzi italiani ed europei.

Il palazzo è una proprietà privata, quindi gli ambienti interni non sono normalmente visitabili con orari ordinari. In rare occasioni di apertura straordinaria è possibile accedere agli appartamenti storici e vedere la Conversione di San Paolo di Caravaggio, una delle poche opere del pittore appartenenti ancora a una collezione privata.

Posizione e denominazione

Palazzo Odescalchi sorge sulla Piazza dei Santi Apostoli, in una posizione centrale tra via del Corso e il complesso monumentale di Piazza della Pilotta. L’indirizzo è Palazzo Odescalchi Balbi, Piazza dei Santi Apostoli 80, Roma.

Il palazzo è indicato anche come Palazzo Chigi-Odescalchi, in riferimento alle famiglie che ne ebbero la proprietà o l’usufrutto nel corso della sua storia. Il punto geografico riportato per l’edificio è 41° 53' 52.2096" N, 12° 28' 58.6272" E.

InformazioneDato
NomePalazzo Odescalchi Balbi
Denominazione alternativaPalazzo Chigi-Odescalchi
IndirizzoPiazza dei Santi Apostoli, 80, Roma
AffacciPiazza dei Santi Apostoli e via del Corso
ProprietàPrivata
Coordinate41° 53' 52.2096" N, 12° 28' 58.6272" E

Le origini nel Quattrocento

Il nucleo originario del palazzo risale al Quattrocento, quando era la residenza della famiglia Benzoni, famiglia originaria di Crema, a Roma sin dal Quattrocento. L’attuale palazzo sorge sulla piazza dei SS. Apostoli dove un tempo si trovava la residenza dei Benzoni.

In seguito l’edificio passò ai Colonna. La storia del palazzo è quindi legata fin dalle origini alle grandi famiglie aristocratiche e cardinalizie della Roma pontificia, che ne modificarono progressivamente la struttura e l’apparato rappresentativo.

Il progetto di Carlo Maderno

Il palazzo fu completamente ristrutturato tra il 1620 e il 1623 su progetto del Maderno (1556-1629). Come racconta il Baglione, nel 1622, “Il Maderno ristorò di dentro il Palagio e rifece il cortile de’ Signori Colonnesi; poi de’ Signori Ludovisi incontro alla basilica de’SS. Apostoli”.

Il Palazzo infatti apparteneva in origine ai Colonna che lo vendettero nel 1622 ai Ludovisi per poi riacquistarlo sei anni dopo. Il progetto di Maderno interessò soprattutto la sistemazione interna e il cortile, destinato a diventare uno degli elementi architettonici più riconoscibili del complesso.

Il passaggio ai Ludovisi e ai Chigi

Venduto al cardinale Ludovico Ludovisi nel 1622, il palazzo fu completamente ristrutturato tra il 1620 e il 1623 su progetto del Maderno; passato ai Colonna, fu acquistato nella metà del Seicento dal cardinale Fabio Chigi, il quale affidò a Gian Lorenzo Bernini il compito di realizzare la facciata.

Nel 1661 l’edificio venne ceduto in usufrutto al cardinale Flavio Chigi, che fece risistemare il palazzo dal Bernini. Il passaggio ai Chigi inaugurò una nuova fase nella storia dell’edificio, trasformato in una residenza aristocratica di grande rappresentanza.

La facciata di Gian Lorenzo Bernini

La facciata realizzata da Gian Lorenzo Bernini corrisponde alla parte sinistra delimitata dalle prime otto paraste. Il prospetto presenta un grande portale inquadrato da due colonne che sorreggono un balcone con balaustre.

Ai lati del portale sono finestre architravate con inferriate e davanzale sorretto da mensole. Al primo piano si trovano finestre con timpani triangolari e centinati alternati, mentre al secondo le finestre sono architravate.

Le finestre del primo e del secondo piano sono scandite da lesene con capitelli compositi. Al di sopra è un ampio cornicione con mensole e un’alta balaustra.

Il prospetto berniniano stabilisce un rapporto equilibrato tra ordine architettonico, ritmo delle aperture e monumentalità degli elementi decorativi. Il grande portale centrale, le colonne, il balcone e la successione delle finestre contribuiscono a creare una facciata concepita per esprimere prestigio e autorevolezza.

Un modello per l’architettura barocca

Lo schema berniniano del palazzo ha costituito un modello per l’architettura barocca, seguito in Italia e all’estero. Palazzo Odescalchi, on Piazza Santi Apostoli, is a significant example of Roman Baroque architecture.

La facciata divenne un modello per palazzi in Italia e in Europa, influenzando anche i progetti per il Louvre e per il Palazzo Reale di Stoccolma. La sua importanza non dipende soltanto dalla qualità degli elementi decorativi, ma anche dalla capacità di organizzare il prospetto secondo un linguaggio monumentale facilmente adattabile ad altri edifici di rappresentanza.

Facciata barocca di Palazzo Odescalchi

L’ampliamento settecentesco di Salvi e Vanvitelli

Nel 1745, Baldassarre Odescalchi, nuovo proprietario del palazzo, incaricò Nicolò Salvi (1697-1751) e Luigi Vanvitelli (1700-1773) di ampliare l’edificio. Fu così raddoppiata la facciata secondo il precedente modello berniniano, aggiungendo altrettante finestre ed un secondo portale identico al primo.

L’intervento ha profondamente alterato le proporzioni dell’originario palazzo ideato da Bernini. L’ampliamento, tuttavia, mantenne il riferimento diretto al progetto seicentesco, ripetendone il ritmo delle finestre, la disposizione delle paraste e l’impostazione dei portali.

Con l’acquisto da parte della famiglia Odescalchi, il palazzo conobbe un’ulteriore stagione di splendore. I nuovi proprietari ne affidarono l’ampliamento a due giganti dell’architettura: Luigi Vanvitelli e Nicola Salvi, che plasmarono un complesso monumentale in cui il fasto del barocco si fonde con l’eleganza settecentesca in un equilibrio di straordinaria armonia.

Il restauro dopo l’incendio del 1887

Nel 1887 la facciata, danneggiata da un incendio, venne restaurata. Nello stesso periodo venne interamente ricostruita dall’architetto Raffaele Ojetti (1845-1924) quella che affaccia su via del Corso.

Il prospetto su via del Corso fu realizzato ad imitazione dei palazzi fiorentini quattrocenteschi, con superficie bugnata, doppio piano con bifore e cornicione molto sporgente.

Le trasformazioni del Settecento e la ricostruzione ottocentesca hanno modificato l’aspetto originario dell’edificio. La facciata berniniana, tuttavia, rimane il principale elemento di riconoscibilità del palazzo e una delle testimonianze più importanti della sua fase barocca.

Il cortile e gli elementi architettonici interni

L’interno del palazzo presenta un cortile rettangolare ad arcate con pilastri e colonne doriche, risalente al progetto originario del Maderno. Il cortile conserva quindi una parte essenziale della configurazione seicentesca dell’edificio.

Al primo piano sono finestre inserite in arcate e scandite da doppie lesene. La successione di arcate, pilastri, colonne e lesene organizza lo spazio interno secondo un sistema regolare, nel quale la decorazione è integrata alla struttura architettonica.

In fondo al cortile si trova una fontana con due delfini e un’aquila entro un calice a conchiglia, sormontata dallo stemma Odescalchi. La fontana e lo stemma sottolineano il legame tra l’apparato decorativo del palazzo e la famiglia che ne divenne proprietaria nel Settecento.

Cortile interno con fontana Odescalchi

La storia aristocratica del palazzo

Tra queste mura si sono avvicendati cardinali, principesse, diplomatici, collezionisti e figure di primo piano della vita culturale romana. Il palazzo fu per secoli una residenza di rappresentanza, oltre che un luogo di incontro per la nobiltà e gli ambienti ecclesiastici della capitale.

Nei saloni si è formata una delle quadrerie private più ricche e prestigiose della capitale, un patrimonio rimasto in larga parte inaccessibile. La stratificazione delle proprietà e degli interventi architettonici riflette la continuità della vita aristocratica romana e il ruolo delle grandi famiglie nella conservazione delle opere d’arte.

All’interno del palazzo si trova anche il Teatro Odescalchi, uno storico teatro per bambini fondato da Vittorio Podrecca.

La Conversione di San Paolo di Caravaggio

All’interno del palazzo si trova La Conversione di San Paolo di Caravaggio, opera su tavola da identificare probabilmente con la prima versione dell’opera commissionata nel 1600 da mons. Tiberio Cerasi per la propria cappella, e poi sostituita con il quadro attualmente in Santa Maria del Popolo.

Si tratta della prima versione della Conversione destinata alla cappella Cerasi in Santa Maria del Popolo, commissionata nel settembre 1600 da Monsignor Tiberio Cerasi. L’opera su tavola è una delle poche opere di Caravaggio appartenente ad una collezione privata.

La tavola Odescalchi è quindi collegata direttamente alla decorazione della cappella Cerasi. Dopo essere stata sostituita nella cappella nel 1605, forse perché non perfettamente adatta allo spazio, forse perché giudicata insoddisfacente dal committente o dai suoi eredi, l’opera intraprese un lungo viaggio collezionistico.

Il percorso collezionistico della tavola

La storia della tavola Odescalchi è avvincente e carica di mistero. Passò nelle mani del cardinale romano Giacomo Sannesio, quindi nella raccolta di un nobile spagnolo, prima di tornare in Italia grazie all’acquisto di un aristocratico genovese.

Da qui, per via ereditaria, giunse infine nella quadreria degli Odescalchi, dove è gelosamente custodita da generazioni e dove si conserva ancora oggi. La sua presenza nel palazzo rende l’edificio particolarmente significativo anche dal punto di vista della storia del collezionismo privato.

Conversione di San Paolo Caravaggio tavola

Le aperture straordinarie

Ci sono giorni in cui Roma decide di svelare i suoi tesori più segreti. Uno di questi è l’apertura straordinaria di Palazzo Chigi Odescalchi, grazie a un permesso speciale della principessa Odescalchi.

Una volta varcata la soglia del maestoso appartamento tuttora abitato dalla Principessa Odescalchi, il focus della visita consiste nell’incontro con un capolavoro assoluto: la Conversione di San Paolo di Caravaggio, una delle pochissime opere del Merisi appartenenti ad un privato, visibile solo in rarissime circostanze.

Affacciato tra Piazza Santi Apostoli e via del Corso, questo palazzo è un monumento che attraversa cinque secoli di storia aristocratica, teatro di trasformazioni architettoniche che hanno coinvolto alcuni dei più grandi protagonisti della scena artistica romana.

Informazioni per la visita

Il Palazzo è di proprietà privata. Per questo motivo non dispone di un normale orario quotidiano di apertura al pubblico.

Le visite agli interni e alla collezione possono avvenire in occasione di aperture straordinarie autorizzate. L’accessibilità e i servizi disponibili possono essere verificati nella sezione Roma accessibile.

  • Indirizzo: Palazzo Odescalchi Balbi, Piazza dei Santi Apostoli 80, Roma.
  • Affacci principali: Piazza dei Santi Apostoli e via del Corso.
  • Proprietà: privata.
  • Visita ordinaria: non prevista con orari regolari.
  • Aperture degli interni: possibili in rare occasioni straordinarie.
  • Opera principale conservata: La Conversione di San Paolo di Caravaggio.
La Conversione di San Paolo di Caravaggio e gli interni del palazzo sono visibili solo in rarissime circostanze.

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