Ai tempi di Salomone il sommo sacerdote era il principale rappresentante del popolo davanti a Dio e il capo della classe sacerdotale, preposto a tutti gli altri sacerdoti. La carica apparteneva alla discendenza di Aronne, era normalmente ereditaria e, nell’ordinamento originario, durava per tutta la vita.
Nel X secolo a.C. Salomone depose il sacerdote legittimo e insediò Zadoq, sempre un discendente di Aronne, iniziando una nuova dinastia. Questo passaggio segnò una svolta nella storia del sommo sacerdozio israelitico e collegò stabilmente l’ufficio sacerdotale alla monarchia davidica e al Tempio di Gerusalemme.

Chi era il sommo sacerdote nell’epoca di Salomone
Il sommo o gran sacerdote (ebraico: כהן גדול, kohèn gadòl) nell’antica religione ebraica era il capo della classe sacerdotale. Era il principale rappresentante del popolo dinanzi a Dio, preposto a tutti gli altri sacerdoti.
Nella Bibbia ricorrono varie espressioni per designare il sommo sacerdote: “il sommo [lett. grande] sacerdote” (Nu 35:25, 28; Gsè 20:6, nt.), “il sacerdote, l’unto” (Le 4:3), “il capo [o, il primo] sacerdote” (2Cr 26:20, nt.; 2Re 25:18, nt.), “il capo” (2Cr 24:6) o semplicemente “il sacerdote” (2Cr 26:17). In quest’ultimo caso spesso è il contesto a indicare che si tratta del sommo sacerdote.
Aaronne, primo sommo sacerdote di Israele, fu nominato da Dio. (Eb 5:4) Il sommo sacerdozio di Israele ebbe inizio con Aaronne e veniva tramandato dal padre al figlio maggiore, a meno che il figlio non fosse morto o non fosse stato squalificato, come avvenne ai due figli maggiori di Aaronne, che peccarono contro Geova e morirono. (Le 10:1, 2)
La successione da Aronne a Zadoq
La carica era ereditaria. Nel X secolo a.C. Salomone depose il sacerdote legittimo e insediò Zadoq, sempre un discendente di Aronne, iniziando una nuova dinastia.
In adempimento di una profezia divina il re Salomone depose un sommo sacerdote e mise al suo posto un altro discendente di Aaronne idoneo. (1Re 2:26, 27, 35)
Il racconto della successione sacerdotale si inserisce nella più ampia riorganizzazione del regno compiuta da Salomone dopo la morte di Davide. Anche il sacerdote Zadok, il comandante della guardia reale, Benaia, e Nathan, il profeta di corte di Davide, sostengono invece il figlio di Betsabea, Salomone.
Alla morte di Davide, Salomone salì al trono divenendo così il terzo re di Israele. La sua ascesa al trono consolidò il ruolo di Zadoq e della linea sacerdotale da lui inaugurata.
Il contesto politico e religioso del regno di Salomone
Salomone diede al regno un’amministrazione centralizzata, dividendolo in dodici distretti diretti da autorità prefettizie. Sposò la figlia del Faraone per allargare il suo prestigio all'estero e regnò in pace e sicurezza.
Il palazzo denominato “la Foresta del Libano” era parte del complesso di edifici eretti dal re Salomone a Gerusalemme. Si trovava a sinistra del Tempio e del palazzo reale, fra la cima della Collina del Tempio e il contrafforte della Città di Davide.
Salomone costruì la sua propria casa, la compì interamente in 13 anni. Fabbricò prima di tutto la casa detta della Foresta del Libano, di 100 cubiti di lunghezza, di 50 di larghezza e di 30 d’altezza.
Fece pure il portico a colonne, che aveva 50 cubiti di lunghezza e 30 di larghezza, con un vestibolo davanti, delle colonne e una scalinata sul davanti. Poi fece il portico del trono dove amministrava la giustizia, che fu chiamato «Portico del giudizio»; lo ricoprì di legno di cedro dal pavimento al soffitto.
Il Tempio di Gerusalemme divenne il centro del culto nazionale e il principale luogo in cui il sommo sacerdote esercitava le sue funzioni. La costruzione del Tempio rese ancora più evidente il legame tra monarchia, culto e sacerdozio.

La durata dell’incarico nell’epoca monarchica
In origine il sommo sacerdozio era vitalizio. La Bibbia non specifica l’età richiesta per diventare sommo sacerdote. Benché fosse contemplato che i leviti si ritirassero dal servizio a 50 anni, non c’è alcuna indicazione in merito ai sacerdoti, anzi risulta che l’incarico del sommo sacerdote era vitalizio. (Nu 8:24, 25)
Il provvedimento delle città di rifugio teneva conto del fatto che l’incarico del sommo sacerdote era vitalizio; infatti richiedeva che l’omicida involontario rimanesse nella città fino alla morte del sommo sacerdote. - Nu 35:25.
La fine del ministero poteva coincidere con la morte o con la deposizione da parte del regnante. In questo caso il sommo sacerdote conservava comunque il titolo.
Questa situazione va distinta da quella delle epoche successive. In seguito, quando la nazione si trovava sotto la dominazione gentile, i dominatori rimossero e nominarono sommi sacerdoti a loro piacimento.
Perché Salomone depose il sacerdote legittimo
La deposizione del sacerdote legittimo da parte di Salomone non abolì il principio della successione aronitica. Zadoq era sempre un discendente di Aronne, ma la sua nomina inaugurò una nuova dinastia sacerdotale.
La scelta di Salomone ebbe quindi un duplice significato: da una parte mantenne il requisito genealogico della discendenza di Aronne; dall’altra affidò l’ufficio a una linea sacerdotale strettamente legata alla nuova monarchia.
Il provvedimento mostrava anche il peso politico del sovrano nella gestione dell’ordine religioso nazionale. Il sommo sacerdote rimaneva il rappresentante del popolo davanti a Dio, ma la sua posizione era inserita nell’ordinamento istituzionale del regno.
Requisiti personali del sommo sacerdote
Il sommo sacerdote doveva essere maschio, senza difetti fisici, di almeno 20 anni, sposato con una israelita.
A motivo della dignità dell’incarico, dell’intimità che il sommo sacerdote aveva con Geova rappresentando la nazione davanti a Lui, e anche del significato tipico dell’incarico, i requisiti erano rigidi.
In Levitico 21:16-23 c’è un elenco dei difetti fisici che rendevano non idonei per il sacerdozio. Altre restrizioni riguardavano il sommo sacerdote: poteva sposare solo una vergine di Israele; non poteva sposare una vedova. (Le 21:13-15)
Inoltre non gli era consentito contaminarsi per i morti, vale a dire toccare un cadavere, neanche quello di suo padre o di sua madre, perché ciò lo avrebbe reso impuro. E non doveva lasciarsi i capelli scompigliati né strapparsi gli abiti per i morti. - Le 21:10-12.
L’insediamento e l’unzione
L’inizio del suo ministero era sancito da una unzione solenne sul capo, presumibilmente a opera (almeno per il periodo monarchico) di un profeta di corte.
Nell’investitura del sommo sacerdote, uno degli atti significativi che Mosè dovette compiere fu l’unzione di Aaronne, eseguita versandogli sul capo il sacro olio d’unzione preparato appositamente secondo le istruzioni di Dio. (Le 8:1, 2, 12; Eso 30:22-25, 30-33; Sl 133:2)
Gli altri sommi sacerdoti, successori di Aaronne, sono definiti “unti”. Pur non menzionando casi in cui essi furono effettivamente unti con olio letterale, la Bibbia contiene questa legge: “E le vesti sante che sono di Aaronne serviranno ai suoi figli dopo di lui per ungerli in esse e per riempire in esse la loro mano di potere.
Il sacerdote che gli succederà di fra i suoi figli e che entrerà nella tenda di adunanza per servire nel luogo santo le indosserà per sette giorni”. - Eso 29:29, 30.
Ma Geova affermò per la prima volta il suo proposito di separare Aaronne e i suoi figli per il sacerdozio quando diede a Mosè le istruzioni per confezionare le vesti sacerdotali. (Eso 28)
Dopo aver dato queste istruzioni, Dio indicò a Mosè la procedura per insediare il sacerdozio, e solo allora precisò: “Il sacerdozio deve appartenere a loro come statuto a tempo indefinito”. - Eso 29:9.
Le vesti ufficiali
Secondo la Tanakh, durante il suo servizio presso la Dimora, santuario itinerante nel deserto, e in seguito il tempio di Gerusalemme doveva indossare speciali indumenti, in particolare un pettorale (hoshèn) con 12 gemme con inciso su ognuna il nome delle 12 tribù.
Oltre agli indumenti di lino, simili a quelli dei sottosacerdoti, indossati nelle normali attività, in certe occasioni il sommo sacerdote indossava vesti particolarmente sontuose e belle.
I capitoli 28 e 39 di Esodo descrivono sia il modello che la fattura di quelle vesti confezionate sotto la direttiva di Mosè secondo gli ordini di Dio.
La tunica, la fascia e il turbante
L’indumento più intimo, a parte le mutande di lino che andavano “dai fianchi alle cosce”, indossate da tutti i sacerdoti “per coprire la carne nuda” (Eso 28:42), era la veste, ebraico kuttòneth, di lino fine, probabilmente bianco, tessuto a quadri.
Questa specie di tunica a quanto pare aveva le maniche lunghe e arrivava fino alla caviglia. Probabilmente era tessuta in un pezzo solo.
Una fascia di lino fine, ritorto, tessuta con filo turchino, porpora e scarlatto, veniva avvolta intorno al corpo, forse al di sopra della vita. - Eso 28:39; 39:29.
Il turbante, evidentemente diverso dal copricapo dei sottosacerdoti, era anch’esso di lino fine. (Eso 28:39)
Sulla parte anteriore del turbante era fissata una lamina risplendente d’oro puro su cui erano incise le parole “La santità appartiene a Geova”. (Eso 28:36) Questa lamina veniva chiamata “il santo segno di dedicazione”. - Eso 29:6; 39:30.
Il manto turchino
Sopra la tunica di lino veniva indossato il manto turchino senza maniche, ebraico meʽìl. Probabilmente anche questo era tessuto in un pezzo solo, e aveva un bordo rinforzato intorno alla scollatura, perché non si strappasse.
Il manto turchino senza maniche veniva indossato infilandolo dalla testa. Era più corto della tunica di lino, e tutto intorno all’orlatura si alternavano campanelli d’oro e melagrane di filo turchino, porpora e scarlatto.
Quando il sacerdote svolgeva il suo lavoro nel santuario si sentivano i campanelli. - Eso 28:31-35.
L’efod
L’efod, indumento simile a un grembiule con una parte anteriore e una posteriore e che arrivava poco sotto la vita, veniva indossato da tutti i sacerdoti e a volte anche da persone estranee al sacerdozio. (1Sa 2:18; 2Sa 6:14)
Ma l’efod di cui si adornava il sommo sacerdote era ricamato in modo speciale. Era di lino fine ritorto con lana tinta di porpora rossiccia, fibre di colore scarlatto e filamenti d’oro ricavati tagliando sottili lamine d’oro battuto. (Eso 39:2, 3)
Aveva due spalline che forse scendevano dalle spalle fino alla cintura. Sopra le spalline c’erano due onici incastonate in castoni d’oro, su ciascuna delle quali erano incisi i nomi di sei figli di Israele, Giacobbe, in ordine di nascita.
Una cintura dello stesso tessuto stringeva l’efod intorno alla vita; questa cintura era ‘sull’efod’, essendo forse fissata all’efod come parte di esso. - Eso 28:6-14.
Il pettorale del giudizio
Il pettorale del giudizio era senza dubbio il capo più prezioso e sontuoso dell’abbigliamento del sommo sacerdote.
Era fatto dello stesso materiale dell’efod ed era di forma rettangolare, avendo lunghezza doppia della larghezza, ma veniva piegato in modo da formare un quadrato di circa 22 cm per lato.
Ripiegato diventava una specie di sacchetto o tasca. (Vedi PETTORALE).
Il pettorale era ornato di 12 pietre preziose con castoni d’oro, su ciascuna delle quali era inciso il nome di uno dei figli di Israele.
Le pietre - rubino, topazio, smeraldo, ecc. - erano disposte su quattro file. Sul pettorale c’erano due catenelle d’oro, intrecciate a mo’ di cordone, e anelli d’oro agli angoli.
Gli anelli in alto erano fissati alle spalline dell’efod mediante le catenelle d’oro, quelli in basso erano attaccati con nastri turchini alle spalline dell’efod, poco sopra la cintura. - Eso 28:15-28.
Gli Urim e i Tummim
Gli Urim e i Tummim vennero messi da Mosè “nel pettorale”. (Le 8:8)
Non si sa con esattezza cosa fossero gli Urim e i Tummim. Secondo alcuni studiosi dovevano essere delle sorti che venivano tirate o estratte dal pettorale, per ordine di Geova, e indicavano sostanzialmente “sì” o “no” in risposta a una domanda.
Quindi potevano venire riposte dentro il pettorale. (Eso 28:30) A questo forse allude il brano di 1 Samuele 14:41, 42.
Altri invece sostengono che gli Urim e i Tummim avessero in qualche modo a che fare con le pietre del pettorale, ma questo sembra meno probabile.
Altri riferimenti agli Urim e ai Tummim si trovano in Numeri 27:21; Deuteronomio 33:8; 1 Samuele 28:6; Esdra 2:63 e Neemia 7:65.
Le principali funzioni cultuali
Era l’incaricato del tamid, il sacrificio che a mattino e sera veniva offerto a Dio nel tempio.
Il sommo sacerdote poteva svolgere qualsiasi compito o cerimonia sacerdotale. All’epoca del re Davide i sacerdoti erano diventati molto numerosi. Perciò, affinché tutti potessero prestare servizio, Davide li suddivise in 24 divisioni. (1Cr 24:1-18)
Questa disposizione rimase in vigore finché durò il sacerdozio. Comunque il sommo sacerdote non doveva limitarsi a prestare servizio nel santuario in determinate occasioni, come i sottosacerdoti, ma poteva farlo in qualsiasi momento.
I periodi festivi erano i più impegnativi per il sommo sacerdote come per i sottosacerdoti. Il santuario, il servizio che vi si svolgeva e il tesoro erano affidati alla sorveglianza del sommo sacerdote. (2Re 12:7-16; 22:4)
Sembra che le stesse mansioni fossero svolte da un “secondo” sacerdote, che era il principale assistente del sommo sacerdote. (2Re 25:18)
Il Santo dei Santi e il giorno dell’Espiazione
Il sommo sacerdote era il solo a poter entrare nel “Santo dei Santi”, la camera più interna del Tempio di Gerusalemme: vi entrava una volta l’anno nella festa dello Yom Kippur, per offrire un sacrificio in espiazione dei peccati di tutto il popolo.
Solo il sommo sacerdote poteva entrare nel Santissimo del santuario, e solo un giorno all’anno, il giorno di espiazione. (Le 16:2)
Quando quel giorno entrava nella tenda di adunanza, nella tenda non doveva esserci nessun altro sacerdote. (Le 16:17)
Egli presiedeva tutte le funzioni del giorno di espiazione. In occasioni speciali faceva espiazione per la sua casa e per il popolo (Le 9:7) e interveniva davanti a Geova a favore del popolo quando l’ira di Geova divampava contro di loro. (Nu 15:25, 26; 16:43-50)

I sacrifici e il significato dello Yom Kippur
Prima di entrare nel Santo dei Santi, il sacerdote celebrava alcuni sacrifici animali. Spargeva poi il sangue degli animali in alcuni punti particolari all’interno del Santo dei Santi come offerta per i peccati allo scopo di espiare quelli commessi da Israele.
Quindi trasferiva simbolicamente i peccati del popolo a un capro, chiamato capro espiatorio. Questo capro veniva mandato nel deserto.
Alla fine, il sacerdote offriva due montoni in olocausto, di nuovo per se stesso e per il suo popolo.
Questi sacrifici e cerimonie nel Giorno dell’Espiazione fungevano da simbolo e prefigurazione dell’Espiazione del Salvatore.
La guida religiosa e giudiziaria della nazione
Il sommo sacerdote era la guida della nazione anche nell’istruzione religiosa. - Le 10:8-11; De 17:9-11.
Lui e le autorità secolari, Giosuè, i giudici e, sotto la monarchia, il re, costituivano il tribunale supremo della nazione. (De 17:9, 12; 2Cr 19:10, 11)
Il sommo sacerdote partecipava quindi alla vita pubblica di Israele, pur esercitando il suo ruolo all’interno di un sistema in cui la monarchia deteneva l’autorità politica suprema.
Quando sorgevano questioni d’importanza nazionale era lui che doveva interrogare Geova mediante gli Urim e i Tummim. (Nu 27:21)
Officiava quando veniva scannata e bruciata la vacca rossa, la cui cenere era usata per l’acqua di purificazione. - Nu 19:1-5, 9.
Eleazaro, figlio di Aaronne, aveva speciali mansioni di sorveglianza. - Nu 4:16.
Il sommo sacerdote e il Tempio di Salomone
Il santuario, il servizio che vi si svolgeva e il tesoro erano affidati alla sorveglianza del sommo sacerdote. (2Re 12:7-16; 22:4)
Il Tempio non era soltanto il luogo in cui venivano compiuti i sacrifici quotidiani, ma costituiva il centro visibile dell’identità religiosa e nazionale di Israele.
Una vera e propria foresta era passata dal Libano al colle di Sion arricchendo pareti e soffitti. I Cedri di Dio noti anche come “Cedri del Signore” sono stati utilizzati sia per la costruzione del palazzo del re e sia per il Tempio.
Il legno di cedro è profumato, di un caldo colore rosso, ed esente da nodi. Per il suo elevato contenuto di resina, non si deteriora facilmente e non è infestato da insetti.
Il Cedro è il simbolo dell’immortalità e dell’eternità. È la manifestazione della grandezza d’animo e di elevazione spirituale per l’altezza del suo fusto e dei suoi rami.
Il sommo sacerdote esercitava il proprio ministero in questo spazio sacro secondo prescrizioni precise, con abiti, sacrifici, tempi e gesti che sottolineavano la santità del culto.
Il sommo sacerdote e la benedizione del popolo
Questi begli indumenti venivano indossati dal sommo sacerdote quando si rivolgeva a Geova per sottoporgli una domanda o una faccenda importante. (Nu 27:21; Gdc 1:1; 20:18, 27, 28)
Inoltre, nel giorno di espiazione, ultimate le offerte per il peccato, egli si toglieva le vesti di lino bianco e indossava le vesti sontuose e belle. (Le 16:23, 24)
A quanto pare le indossava anche in altre occasioni. Le istruzioni relative al giorno di espiazione, nel capitolo 16 di Levitico, non specificano se il sommo sacerdote, dopo avere indossato gli abiti sontuosi, doveva alzare le mani e benedire il popolo.
Tuttavia nella descrizione della cerimonia di espiazione tenuta l’indomani dell’insediamento del sacerdozio seguendo esattamente la procedura del giorno di espiazione, si legge: “Aaronne alzò quindi le mani verso il popolo e lo benedisse”. (Le 9:22)
Geova aveva indicato in cosa doveva consistere la benedizione quando aveva ordinato a Mosè: “Parla ad Aaronne e ai suoi figli, dicendo: ‘Questo è il modo in cui dovete benedire i figli d’Israele, dicendo loro: “Geova ti benedica e ti custodisca. Geova faccia splendere verso di te la sua faccia, e ti favorisca. Geova alzi verso di te la sua faccia e ti conceda pace”’”. - Nu 6:23-27.
La responsabilità morale del sommo sacerdote
La dignità, la serietà e la responsabilità dell’incarico di sommo sacerdote sono sottolineate dal fatto che la colpa dei peccati da lui commessi poteva ricadere sul popolo. (Le 4:3)
Il sommo sacerdote non era quindi soltanto un funzionario rituale. La sua condotta personale aveva conseguenze per l’intera comunità, perché egli rappresentava la nazione davanti a Dio.
In armonia con la maestà e la purezza di Geova, Aaronne e i suoi figli non poterono assolvere mansioni sacerdotali finché non furono santificati e autorizzati mediante la cerimonia d’insediamento, affidata a Mosè, il mediatore del patto della Legge. (Eso 29)
Il primo servizio sacerdotale
Un processo di santificazione, durato sette giorni, dal 1º al 7 nisan del 1512 a.E.V., portò al pieno insediamento dei sacerdoti, le cui mani furono riempite di potere per agire come tali. (Le 8)
L’indomani, 8 nisan, fu offerto un primo sacrificio di espiazione per la nazione, molto simile all’offerta richiesta nel giorno di espiazione, che si doveva celebrare ogni anno il 10 tishri.
Ciò fu appropriato e necessario, perché il popolo di Israele doveva essere purificato dai peccati, inclusa la trasgressione commessa poco prima in relazione al vitello d’oro. - Eso 32.
Nel regno di Salomone questo modello di santificazione, di sacrificio e di servizio sacerdotale costituiva il fondamento del culto celebrato nel Tempio di Gerusalemme.
Zadoq e la dinastia sacerdotale del Tempio
Con la nomina di Zadoq, Salomone stabilì una nuova linea di sommi sacerdoti, pur mantenendo il requisito della discendenza da Aronne.
La figura di Zadoq divenne così legata al santuario gerosolimitano e alla monarchia davidica. Il suo nome sarebbe stato successivamente richiamato nel nome della classe dei Sadducei.
La nuova dinastia rappresentava la continuità dell’istituzione sacerdotale e, allo stesso tempo, il nuovo equilibrio politico e cultuale creato da Salomone.
Il sommo sacerdote rimaneva subordinato a Dio nella sfera religiosa, ma la sua nomina e la sua posizione concreta erano influenzate dal sovrano, soprattutto quando si trattava di garantire l’ordine del regno e il funzionamento del Tempio.
La distinzione rispetto alle epoche successive
È importante non trasferire automaticamente nell’epoca di Salomone le condizioni del periodo ellenistico o romano.
In epoca ellenista, II-I secolo a.C., la carica smise di essere ereditaria e la nomina fu affidata al regnante di turno, straniero, Seleucidi, o ebreo, Maccabei che fosse.
In seguito, quando la nazione si trovava sotto la dominazione gentile, i dominatori rimossero e nominarono sommi sacerdoti a loro piacimento.
Erode il grande nominò almeno 6 sommi sacerdoti e in seguito i governatori romani si arrogarono il diritto di nomina.
La carica poteva quindi diventare instabile, soggetta a deposizioni e rinnovi politici. Questo spiega perché nei testi relativi al periodo del Secondo Tempio possano comparire più persone indicate come “sommi sacerdoti”, compresi quelli che avevano già lasciato l’incarico.
Il titolo di “sommo sacerdote” nei testi successivi
In questo caso il sommo sacerdote conservava comunque il titolo. Nelle Scritture Greche Cristiane l’espressione “capi sacerdoti” è usata evidentemente per indicare i principali esponenti del sacerdozio, che includevano eventuali sommi sacerdoti deposti e forse gli uomini adulti delle famiglie dei sommi sacerdoti e i capi delle 24 divisioni sacerdotali. - Mt 2:4; Mr 8:31.
Questa consuetudine aiuta a comprendere le espressioni riferite ad Anna e Caifa. Il Vangelo di Giovanni dice che Caifa era il sommo sacerdote “quell’anno”, ma non lo fu solo quell’anno.
Quelli che terminavano il loro turno continuavano ad essere chiamati sommi sacerdoti e ne portavano le insegne.
La formula “quell’anno” poteva quindi indicare il titolare effettivo dell’ufficio in una determinata fase, senza affermare che il suo incarico fosse durato soltanto dodici mesi.
Il sommo sacerdote e il Sinedrio
A partire dall’epoca ellenista, quando il Sinedrio divenne un’istituzione stabile e influente, il Sommo sacerdote prese a essere il capo di quest’organo legislativo ed esecutivo.
Il Sinedrio, istituito in seguito, era presieduto dal sommo sacerdote. Secondo alcuni non presiedeva sempre, ma solo quando voleva. (Mt 26:57; At 5:21)
Questa funzione politica e giudiziaria non deve essere proiettata senza distinzione nel regno di Salomone, quando il sistema monarchico e il Tempio stavano ancora assumendo la loro forma istituzionale.
Ai tempi di Salomone il sommo sacerdote era già una figura di grande autorità religiosa, ma il suo ruolo non coincideva ancora con quello assunto dal capo del Sinedrio nelle epoche successive.
La morte del sommo sacerdote e le città di rifugio
La morte del sommo sacerdote doveva essere comunicata alle città di rifugio in tutto il paese: significava la liberazione di tutti coloro che erano confinati in queste città perché colpevoli di omicidio involontario. - Nu 35:25-29.
Questa norma mostra ancora una volta quanto fosse centrale il sommo sacerdozio nella vita religiosa e giuridica di Israele.
La morte del sommo sacerdote non era considerata soltanto un evento privato o dinastico: produceva una conseguenza giuridica per persone che vivevano in tutto il paese.
Il sommo sacerdote nell’interpretazione cristiana
Gli antichi sommi sacerdoti offrivano in sacrificio capri o agnelli; l’Agnello di Dio offrì volontariamente Se stesso in sacrificio.
I sommi sacerdoti offrivano sacrifici ogni anno nel Giorno dell’Espiazione; Gesù Cristo compì il Suo sacrificio solo una volta.
Gesù era sia il nostro Sommo Sacerdote che compiva l’offerta, sia l’offerta stessa.
Gli antichi sommi sacerdoti entravano nel Santo dei Santi sulla terra e spargevano il sangue del capro sul propiziatorio per i peccati di Israele.
Grazie al Suo sacrificio espiatorio, Gesù Cristo come Mediatore entra nel santuario del cielo dinanzi al Padre Celeste in favore di tutti coloro che si pentono.
Il velo del tempio rappresenta la “separazione tra Dio e l’uomo”. Anticamente, il sommo sacerdote attraversava il velo nel giorno dell’Espiazione.
Questo simboleggiava l’ingresso alla presenza di Dio. Paolo insegnò che il velo rappresenta la carne di Gesù Cristo.
È grazie al sacrificio di Cristo che siamo in grado di entrare alla presenza di Dio. Proprio come il velo del tempio dava al sommo sacerdote accesso al Santo dei Santi, così l’Espiazione di Gesù Cristo ci dà accesso alla presenza di Dio.
Schema delle funzioni del sommo sacerdote
| Ambito | Funzione |
|---|---|
| Rappresentanza | Principale rappresentante del popolo dinanzi a Dio |
| Gerarchia | Preposto a tutti gli altri sacerdoti |
| Culto quotidiano | Incaricato del tamid, offerto a mattino e sera |
| Espiazione | Ingresso nel Santo dei Santi una volta l’anno nello Yom Kippur |
| Consultazione divina | Interrogava Geova mediante gli Urim e i Tummim nelle questioni nazionali |
| Insegnamento | Guida della nazione nell’istruzione religiosa |
| Amministrazione | Sorveglianza del santuario, del servizio e del tesoro |
| Giustizia | Partecipazione al tribunale supremo insieme alle autorità secolari |
| Benedizione | Pronuncia della benedizione sacerdotale sul popolo |
Ai tempi di Salomone il sommo sacerdote era dunque il vertice del sacerdozio israelitico, il custode del culto del Tempio e il rappresentante della nazione davanti a Dio. La nomina di Zadoq da parte di Salomone inaugurò una nuova dinastia sacerdotale, senza interrompere il legame con la discendenza di Aronne.