Aronne è il fratello maggiore di Mosè, membro della tribù di Levi e il primo sommo sacerdote degli Israeliti. Dio lo scelse come portavoce di Mosè davanti al popolo e al faraone, quindi gli affidò il servizio sacerdotale insieme ai suoi figli e stabilì che la sua discendenza costituisse la linea sacerdotale d’Israele.
La figura di Aronne unisce grandezza e fragilità: fu collaboratore di Mosè, intercessore, sacerdote e benedicitore del popolo, ma cedette alla pressione degli Israeliti costruendo il vitello d’oro e, insieme a Mosè, non entrò nella Terra Promessa perché alle acque di Meriba non mostrò piena fiducia in Dio.
Chi era Aronne
Aronne è il fratello maggiore di Mosè. È, come lui, membro della tribù di Levi ed è nato in Egitto. Contrariamente a suo fratello è un oratore che sa farsi ascoltare dalle folle.
Secondo il racconto del Libro dell’Esodo Aronne era il primo dei figli maschi di Amram e Jochebed, della tribù di Levi; il fratello Mosè era più giovane di tre anni rispetto ad Aronne, e Miriam, la loro sorella, era di alcuni anni più anziana rispetto ad Aronne.
Figlio di Amram e di Jochabed, fratello di Mosè e di tre anni maggiore di lui (Esodo, VII, 7), è il personaggio più eminente, dopo Mosè, nella storia dell’esodo degli Ebrei e della dimora nel deserto.
Aronne era il bisnipote di Levi e rappresentava le funzioni sacerdotali della sua tribù, diventando il primo sommo sacerdote.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Famiglia | Figlio di Amram e Jochebed; fratello di Mosè e Miriam |
| Tribù | Levi |
| Ruolo | Profeta, portavoce di Mosè e primo sommo sacerdote degli Israeliti |
| Figli | Nadab, Abiu, Eleazaro e Itamar |
| Età alla morte | 123 anni |
| Luogo della morte | Monte Hor, ai confini di Edom |
| Successore nel sommo sacerdozio | Eleazaro, suo figlio |
| Memoria liturgica | 1º luglio |
Aronne come portavoce di Mosè
La figura di Aronne si introduce nella storia dell’Esodo per la caparbietà di Mosè. Egli non è un parlatore e conseguentemente rifiuta l’invito di Dio di andare dal Faraone per la liberazione degli Israeliti, chiede a Dio di mandare, invece, chi gli pare.
Dio quasi arrabbiato gli fa notare che c’è suo fratello Aronne, il levita che sa parlare bene.
Aronne appare in primo luogo come subordinato coadiutore e rappresentante di Mosè. Gli fu assegnato da Dio come aiuto specialmente a motivo della favella, che in Mosè era stentata e impedita, mentre in Aronne era libera e franca.
«Tu gli parlerai e metterai sulla sua bocca le parole da dire e io sarò con te e con lui mentre parlate e vi suggerirò quello che dovrete fare. Parlerà lui al popolo per te. Allora egli sarà per te come bocca e tu farai per lui le veci di Dio».
Per questo il Signore designa Aronne per accompagnare Mosè: «Parlerà lui al popolo per te - dice il Signore a Mosè - Egli sarà la tua bocca».
Dio non si accontenta di aggiungere questo aiuto tecnico, va anche oltre: «Io sarò con la tua bocca e la sua bocca e vi insegnerò quello che dovrete fare» (Es 4,15-16).
Così Dio stesso comanda a Mosè di servirsi di Aronne come di un oratore, sia per comunicare i suoi comandi al popolo israelitico, sia per trattare con il faraone egiziano.
Aronne davanti al faraone e durante l’Esodo
Insieme con Mosè, Aronne si presentò agli Israeliti oppressi in Egitto, annunciò loro la missione ricevuta da Dio, e Mosè operò dei prodigi per testimoniarla: il popolo prestò fede.
Fecero altrettanto col Faraone, ma non riuscirono.
Quando Mosè affrontò il Faraone d’Egitto per la prima volta per chiedergli di lasciar partire gli Israeliti, Aronne fu il portavoce di suo fratello Mosè davanti al Faraone.
Anche nel castigo delle piaghe egiziane, che scossero il Faraone, Aronne appare stretto cooperatore di Mosè.
Negli incontri col Faraone Aronne non si limita soltanto a parlare, ma opera col bastone miracoloso di Mosè.
Insieme con Hur egli sostenne le braccia di Mosè che pregava, assicurando così agli Israeliti una piena vittoria sugli Amaleciti.
Durante la marcia nel deserto condivise con Mosè difficoltà e responsabilità.

Aronne sul monte Sinai
Aronne fu uno dei pochi che accompagnarono Mosè sul monte Sinai, mentre a tutto il popolo era stato proibito da Dio di accostarsi al monte.
Così fu tra i pochissimi che «videro il Dio d’Israele» senza restare annientati dalla sua maestà.
Aronne occupa un posto molto particolare. Dio lo autorizza ad accompagnare Mosè sul monte Oreb, quando egli si rivela nella sua gloria:
«Mosè salì con Aronne, Nadab, Abiu e i settanta anziani d’Israele. Essi videro il Dio d’Israele: sotto i suoi piedi vi era come un pavimento in lastre di zaffìro, limpido come il cielo. Contro i privilegiati degli Israeliti non stese la mano: essi videro Dio e poi mangiarono e bevvero» (Es 24,9-10).
La permanenza di Mosè sul Sinai si prolungava per quaranta giorni e quaranta notti, mentre il popolo attendeva ai piedi del monte.
Il vitello d’oro: il grande fallimento di Aronne
Quando Mosè si ritira per quaranta giorni e quaranta notti sul monte, gli ebrei si spazientiscono e finiscono per dimenticare i precetti divini.
Per questo invocano da Aronne la presenza di un “dio” che cammini alla loro testa, dato che di Mosè non sanno più cosa gli sia accaduto.
Aronne diede al popolo il seguente ordine: «Togliete i pendenti d’oro che hanno agli orecchi le vostre mogli, i vostri figli e le vostre figlie e portateli a me».
Fa fondere l’oro e ne ottiene un vitello.
Davanti al vitello di metallo fuso il popolo proclama: «Ecco il tuo Dio, o Israele, colui che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto!».
Ma poiché la permanenza di Mosè sul Sinai si prolungava, Aronne cedette alle insistenze del popolo che gli domandava un visibile oggetto di adorazione rappresentante l’invisibile Dio che parlava con Mosè sul monte: perciò fece fondere il vitello d’oro e lo presentò al culto del popolo.
Aronne non sembra forte di carattere se è stato costretto a costruire un vitello d’oro per gli Israeliti che si sono lamentati dell’assenza di Mosè.
L’impressione che si ha del racconto biblico è quella di capire un Aronne certamente socievole che sta con la gente, ma fragile; facilmente, infatti, si fa prendere la mano.
Non è un condottiero, un capo, eppure le caratteristiche del suo sacerdozio lo rendono abile a portare i pesi e i peccati degli altri.
La responsabilità di Aronne
Il peccato del popolo e di conseguenza di Aronne è non tanto quello di aver rifiutato Dio, ma di averlo ridotto a una effige, fabbricata per mezzo della propria ricchezza, invece di lasciare che Dio «scaturisca» nei loro cuori.
Se c’è un’aggravante per Aronne è che egli doveva custodire il popolo sulla retta via, invece si lascia coinvolgere in questo gioco.
Invece di guidare il popolo è da esso guidato.
Aronne, trascinato dall’entusiasmo del momento, costruì un altare e dichiarò il giorno seguente la festa che il popolo aveva chiesto.
La situazione degenerò man mano che il popolo passò dall’idolatria all’eccesso nella condotta indecente e infine alla ribellione.
Il rimprovero di Mosè
Sul monte, Dio avverte Mosè di questo peccato e minaccia di sterminare il popolo, ma Mosè riesce a calmarlo.
Scendendo dal monte con le tavole della Legge che ha appena ricevuto, Mosè trova infatti gli ebrei intenti a celebrare il Vitello d’oro.
Il narratore racconta la sua collera, che lo porta a spezzare le tavole della Legge: «Allora l’ira di Mosè si accese: egli scagliò dalle mani le tavole, spezzandole ai piedi della montagna. Poi afferrò il vitello che avevano fatto, lo bruciò nel fuoco, lo frantumò fino a ridurlo in polvere, ne sparse la polvere nell’acqua e la fece bere agli Israeliti».
Mosè torna, rompe le tavole con i Dieci Comandamenti, nella sua ira distrugge l’idolo e affronta suo fratello.
Aronne rispose: «L’ira del mio signore non si accenda, tu stesso conosci questo popolo e sai che è inclinato al male».
A causa della sua debolezza, fallimento e peccati, la stessa reputazione e posizione di Aronne davanti a Dio, a Mosè e al popolo furono seriamente compromesse.
Quel giorno persero la vita tremila uomini, mentre Mosè iniziava una contromisura per fermare la diffusione della ribellione religiosa nata dal disordine causato dal culto pagano praticato nel campo.
Dio mandò inoltre una piaga non specificata sul popolo.
La debolezza di Aronne non cancellò tuttavia la sua vocazione sacerdotale, perché Dio continuò a riconoscere in lui il ministro scelto per il servizio del popolo.
Aronne e il sacerdozio
Durante l’Esodo, quando si costituisce il culto, Aronne diventa il primo sommo sacerdote scelto da Dio stesso.
È lui a presiedere le cerimonie e a compiere i sacrifici, accompagnato dai suoi quattro figli.
Solo i loro discendenti potranno succedergli.
Da qui viene la dicitura «casa di Aronne», che nella Bibbia indica la linea sacerdotale, la discendenza dei sacerdoti.
Aronne inoltre appare come primo gran sacerdote e capostipite del sacerdozio ereditario fra gli Israeliti.
La sua elezione a tale ufficio parte da Dio stesso, che incarica Mosè dell’esecuzione ordinandogli di rivestire il fratello delle vesti sacerdotali.
La consacrazione sacerdotale
Dio chiede a Mosè di fare avvicinare Aronne e i suoi figli davanti alla tenda «perché siano miei sacerdoti».
«Farai per Aronne, tuo fratello, abiti sacri, che esprimano gloria e maestà. Tu parlerai a tutti gli artigiani più esperti, ai quali io ho dato uno spirito di saggezza, ed essi faranno gli abiti di Aronne per la sua consacrazione e per l’esercizio del sacerdozio in mio onore».
«Ed ecco gli abiti che faranno: il pettorale e l’efod, il manto, la tunica damascata, il turbante e la cintura».
«Faranno vesti sacre per Aronne tuo fratello e per i suoi figli, perché esercitino il sacerdozio in mio onore. Essi dovranno usare oro, porpora viola e porpora rossa, scarlatto e bisso».
L’elogio del Siracide prosegue con la dettagliata descrizione dei magnifici paramenti indossati da Aronne nell’esercizio del suo ministero.
Al turbante si applica una lamina d’oro dove vi si scrive “Sacro al Signore”.
«Essa sarà attaccata al turbante sulla parte anteriore … starà sulla fronte di Aronne; porterà il carico delle colpe che potranno commettere gli Israeliti, in occasione delle offerte sacre da loro presentate. Aronne le porterà sempre sulla sua fronte, per attirare su di esse il favore del Signore».
La consacrazione avviene attraverso un’offerta composta da due arieti senza difetto ed un giovenco, pani azzimi, focacce azzime impastate con olio e schiacciate azzime cosparse di olio, di fior di frumento.
Il tutto è disposto in un canestro da offrire insieme al giovenco e ai due arieti.
Aronne con i suoi figli si avvicina davanti alla tenda del convegno e, lavati con acqua e rivestiti degli abiti sacri, vedrà versare sul proprio capo l’olio con il quale sarà unto.
«Il sacerdozio apparterrà loro per decreto perenne».
Mosè lo consacrò e l’unse con l’olio santo. Costituì un’alleanza perenne per lui e per i suoi discendenti, finché dura il cielo: quella di presiedere al culto, esercitare il sacerdozio e benedire il popolo nel nome del Signore.

Il significato delle vesti sacerdotali
Le vesti di Aronne esprimono gloria e maestà e distinguono il sacerdote nel servizio liturgico.
Il pettorale, l’efod, il manto, la tunica, il turbante e la cintura fanno parte dell’abbigliamento sacro destinato alla consacrazione e all’esercizio del sacerdozio.
La lamina d’oro con la scritta “Sacro al Signore” ricorda che il ministero sacerdotale appartiene a Dio.
La lamina applicata al turbante indica inoltre che Aronne porta davanti al Signore il peso delle colpe degli Israeliti e presenta a Dio le offerte del popolo.
Il sacerdote non appare quindi soltanto come una persona separata per il culto, ma come colui che porta davanti a Dio la condizione dell’intera comunità.
La ribellione di Core e la verga fiorita
Specialmente contro l’esclusività del sacerdozio ereditario di Aronne avvenne la sollevazione di Core, punita severamente da Dio stesso.
La rivolta di Core, Datan e Abiram fu un episodio destinato a servire da monito e deterrente, perché nessuno che non fosse discendente di Aronne osasse avvicinarsi al Signore nel ruolo sacerdotale.
Per infrangere ogni forma di resistenza, con un segno miracoloso Dio dà prova visibile ed eloquente dell’elezione di Aronne.
Mosè, su ordine di Dio, fa portare nella tenda del convegno dei bastoni, uno per ogni tribù d’Israele, con sopra scritto il nome della rispettiva tribù.
Il giorno dopo «il bastone di Aronne per il casato di Levi era fiorito: aveva prodotto germogli, aveva fatto sbocciare fiori e maturato mandorle».
Dio fece così germogliare miracolosamente il solo bastone di Aronne, a preferenza di quelli degli altri capi-tribù d’Israele.
Il miracolo della verga conferma pubblicamente la legittimità del sacerdozio di Aronne e della sua discendenza.
Aronne come intercessore e benedicitore
Il sacerdozio di Aronne riguarda il culto, i sacrifici e il rapporto tra Dio e il popolo.
Il sacerdote è chiamato a portare i pesi e le colpe degli altri, offrendo sacrifici per i peccati del popolo e per sé stesso.
Uomo fragile e peccatore come tutti, Aronne è tuttavia modello di collaborazione con Dio per l’attuazione del suo “disegno d’amore”.
Il libro del Siracide esalta la figura di Aronne inserendola ai primi posti nella galleria degli “uomini illustri”.
«Egli innalzò Aronne, santo come lui, suo fratello, della tribù di Levi. Stabilì con lui un’alleanza perenne e gli diede il sacerdozio tra il popolo. Lo onorò con splendidi ornamenti e gli fece indossare una veste di gloria».
Il Siracide presenta il sacerdozio di Aronne e dei suoi successori come uno degli elementi più qualificanti dell’alleanza tra Dio e il suo popolo.
Aronne rimane per sempre il sommo sacerdote per eccellenza, il mirabile intercessore che sviò la collera divina.
Il suo ministero comprende anche la benedizione del popolo nel nome del Signore.
Il Salmo 115 canta: «Il Signore si ricorda di noi, ci benedice: benedice la casa d’Israele, benedice la casa di Aronne».
Aronne e Miriam contro Mosè
Tuttavia anche Aronne, insieme con sua sorella Miriam, dubitò della sovreminenza del fratello Mosè e mormorò contro di lui.
Per questo fu gravemente ripreso da Dio.
L’episodio mostra che Aronne non fu soltanto un collaboratore di Mosè, ma anche una persona capace di lasciarsi coinvolgere da rivalità e incomprensioni.
La sua posizione privilegiata non lo sottrasse alla correzione divina.
Le acque di Meriba e la mancata entrata nella Terra Promessa
Aronne, come Mosè, non entrerà nella terra promessa perché alle acque di Meriba non mostrò una sufficiente fiducia in Dio.
Poiché Aronne aveva mancato, insieme con Mosè, di fiducia in Dio, non gli fu concesso di entrare nella Terra Promessa.
Infatti, sebbene a Mosè fosse stato ordinato di percuotere due volte la roccia col suo bastone per farvi sgorgare dell’acqua, il Signore disse a Mosè e Aronne: «Poiché non avete avuto fiducia in me per dar gloria al mio santo nome agli occhi degli Israeliti, voi non introdurrete questa comunità nel paese che io le do».
La colpa di Aronne non viene quindi separata da quella di Mosè: entrambi condividono la responsabilità di non aver manifestato piena fiducia nell’intervento divino.
La morte sul monte Hor
Aronne morì verso il termine dei quarant’anni durante i quali gli ebrei vagarono nel deserto in attesa di entrare nella Terra Promessa.
Il Libro dei Numeri afferma che il popolo stava soffrendo per un’improvvisa mancanza d’acqua.
Quindi Aronne, suo figlio Eleazaro e Mosè salirono sul monte Hor, che si trovava ai confini del regno di Edom, nell’area a sud del Mar Morto.
Lì Mosè spogliò Aronne delle sue vesti sacerdotali e le fece indossare a suo figlio Eleazaro.
Aronne morì in quel luogo sulla cima del monte e il popolo lo pianse per trenta giorni.
Il popolo lo pianse, giudicandolo grande e simile a Mosè.
Aronne morì all’età di 123 anni sul monte Hor, ai confini di Edom, dopo aver deposto i paramenti sacerdotali e avere rivestito con essi il figlio Eleazaro.
Il figlio Eleazaro gli succedette nella carica di sommo sacerdote.
Nel Martirologio Romano si legge: «Commemorazione di sant’Aronne, della tribù di Levi, da suo fratello Mosè unto con l’olio sacro sacerdote dell’Antico Testamento e sepolto sul monte Hor».
Il monte Hor e la tradizione sulla tomba di Aronne
Il Santuario del Profeta Aronne viene menzionato negli scritti degli storici Giuseppe Flavio ed Eusebio.
Il santuario si trova in cima al Monte Aaron, Jabal Harun, a ovest della città di Petra, ed è costituito da un mausoleo sovrastato da una cupola bianca.
Quando nel 1812 l’esploratore svizzero Burckhardt scoprì Petra, parlò con i beduini che vivevano in quel luogo, i quali gli raccontarono della tomba di Aaron, o Harun, e di Wadi Musa.
Negli scritti dei pellegrini cristiani del VII secolo d.C., il Monte Aaron viene menzionato come luogo di sepoltura del profeta Aronne.
A quel tempo il sito era gestito dai cristiani greci e i sacerdoti lo visitarono fino alla metà dell’VIII secolo d.C.
Nei suoi scritti, lo storico Al-Masoudi descrive Jabal Harun come «una montagna sacra per i Cristiani».
Il Monte Aaron fu menzionato anche dal condottiero crociato Baldovino, che visitò il santuario nel 1100.
Nel 1217, il Monte Aaron fu nuovamente menzionato negli scritti di un pellegrino di nome Thetimaros, che scrisse di una chiesa in cima alla montagna guidata da due monaci greci.
Il racconto biblico indica il Monte Hor come luogo della morte e della sepoltura di Aronne.
Aronne nel Nuovo Testamento
Nel Nuovo Testamento il sacerdozio di Aronne è confrontato con quello di Cristo.
La Lettera agli Ebrei fa riferimento ad Aronne all’inizio del capitolo quinto, quando viene avviata la riflessione sul significato e sull’estensione del sacerdozio di Cristo.
«Ogni sommo sacerdote, preso fra gli uomini, viene costituito per il bene degli uomini nelle cose che riguardano Dio, per offrire doni e sacrifici per i peccati. In tal modo egli è in grado di sentire giusta compassione per quelli che sono nell’ignoranza e nell’errore, essendo anch’egli rivestito di debolezza; proprio a causa di questa anche per se stesso deve offrire sacrifici per i peccati, come lo fa per il popolo. Nessuno può attribuire a se stesso questo onore, se non chi è chiamato da Dio, come Aronne» (Eb 5,1-4).
Cristo non si è arrogato le funzioni di grande sacerdote misericordioso, ma è stato come Aronne chiamato da Dio.
D’altra parte, il sacerdozio di Aronne, trasmesso per eredità, non annuncia quello di Cristo, a differenza del sacerdozio di Melchisedech di cui non si può tracciare la genealogia.
Infine il sacerdozio di Aronne non può aspirare alla perfezione che caratterizza quello di Cristo.
La Lettera agli Ebrei presenta dunque Aronne come modello del sacerdote chiamato da Dio, ma anche come figura di un sacerdozio limitato, destinato a essere superato dalla perfezione del sacerdozio di Cristo.
Nel Nuovo Testamento Aronne è menzionato anche in Luca 1,5, negli Atti degli Apostoli 7,40 e nella Lettera agli Ebrei 5,4; 7,11; 9,4.
Aronne nella tradizione biblica e religiosa
Il profilo di Aronne è già stato tracciato dalla stessa Bibbia, che è l’unica fonte sulla sua biografia.
Oltre all’ampia e articolata trattazione dei primi cinque libri della Sacra Scrittura, il Pentateuco, vi sono due brani nella Lettera agli Ebrei e nel libro del Siracide.
La Bibbia lo presenta come fratello di Mosè, portavoce, sacerdote, intercessore e padre della linea sacerdotale d’Israele.
Aronne è menzionato parecchie volte nel Corano sotto la forma Hārūn ed è classificato dai musulmani fra i profeti al pari di molti altri personaggi biblici.
Il suo nome, benché non molto di frequente, è usato nell’onomastica dei popoli musulmani.
La memoria cristiana lo celebra il 1º luglio come sant’Aronne, sacerdote dell’Antico Testamento e figura della tribù di Levi.
Aronne è quindi una figura biblica complessa: fu chiamato a parlare quando Mosè non riusciva a farlo, scelto per il primo sommo sacerdozio d’Israele, confermato da Dio attraverso la verga fiorita e incaricato di portare davanti al Signore le colpe e le offerte del popolo, ma rimase anche un uomo fragile, capace di cedere alla pressione della comunità e di condividere con Mosè la pena di non entrare nella Terra Promessa.