Schiave dell’adorazione eucaristica: vocazione, storia e missione

Le schiave dell’adorazione eucaristica sono donne consacrate che orientano la propria vita alla presenza reale di Cristo nell’Eucaristia, unendo la preghiera prolungata davanti al Santissimo Sacramento al servizio della Chiesa, alla formazione cristiana e all’attenzione verso i più deboli.

La loro vocazione si inserisce nella lunga storia dell’adorazione perpetua dell’Eucaristia, sviluppatasi attraverso le Quarantore, le confraternite e gli istituti religiosi che hanno assunto come compito particolare la veglia davanti al Sacramento.

Il significato dell’adorazione eucaristica

Teologicamente, il dogma della presenza reale e la prassi della conservazione dell’ostia consacrata recano di conseguenza che nelle chiese cattoliche incessantemente, giorno e notte, sia presente Gesù sacramentato, oggetto precipuo dell’adorazione.

Perpetua la presenza, dovrebbe esser perpetua anehe l’adorazione: a questa logica conseguenza ha mirato lentamente ma costantemente la pietà cattolica, cercando di vincere le naturali difficoltà che vi frappone la necessità di attendere ad altri bisogni e doveri, segnatamente la necessità del riposo notturno.

La nostra preghiera è tutta in uno sguardo. Uno sguardo rivolto a colui che è e che tutto vede.

L’adorazione eucaristica è quindi una forma di preghiera contemplativa rivolta a Cristo presente nel Sacramento, nella quale il silenzio, la veglia e l’azione di grazie diventano espressione dell’amore ricevuto da Dio.

La spiritualità eucaristica di San Pier Giuliano Eymard

San Pier Giuliano Eymard è stato afferrato da un amore speciale per l’Eucaristia. Nella mensa imbandita dal Signore per noi, ha scoperto l’espressione più immediata e duratura dell’amore di Dio per l’umanità.

L’esperienza di questo amore ha cambiato la sua vita ed è diventato il centro del suo ministero. Secondo le sue parole, egli “fa conoscere a tutti l’amore del Signore; predica Gesù Cristo, e Gesù Cristo nell’Eucaristia”.

San Pier Giuliano è stato allo stesso tempo discepolo e apostolo dell’Eucaristia. La sua spiritualità è plasmata dalla celebrazione dell’Eucaristia e dalla preghiera di contemplazione, il suo ministero ne è il frutto.

Ha riconosciuto nell’Eucaristia una forza straordinaria per il rinnovamento della Chiesa e la trasformazione della società, la vera risposta ai profondi bisogni dell’umanità.

Al seguito del Padre Eymard, la nostra missione è di rispondere alle esigenze degli uomini partendo dalle ricchezze dell’amore di Dio manifestate nell’Eucaristia.

Una vocazione di consacrazione e di servizio

La vocazione delle schiave dell’adorazione eucaristica non consiste soltanto nella permanenza davanti al tabernacolo o all’ostensorio, ma comprende una consacrazione integrale della vita al mistero eucaristico.

Vivendo del pane dato per la vita del mondo noi annunziamo nell’azione di grazie la Pasqua del Cristo e accogliamo il Signore, Gesù nella sua presenza eucaristica con una preghiera prolungata di adorazione e ai contemplazione.

Formati dal sacramento della Nuova Alleanza, che ci libera dal dominio del peccato, ci impegniamo a costruire il Corpo di Cristo.

Con la nostra vita e le nostre attività partecipiamo alla missione della Chiesa affinché l’Eucaristia sia celebrata nella verità, i fedeli crescano nella comunione col Signore mediante l’adorazione eucaristica nella cornice dell’esposizione, s’impegnino nel rinnovamento delle loro comunità cristiane e collaborino a liberare l’uomo e la società dalle forze del Male.

Solidali nello Spirito con i poveri e i deboli, ci opponiamo a tutto ciò che attenta alla dignità dell’uomo ed annunziamo un mondo più giusto e più fraterno, nell’attesa della venuta del Signore.

Dalla contemplazione all’apostolato

Noi, sacramentini, siamo una Congregazione apostolica la cui missione profetica è aiutare la Chiesa a formare autentiche comunità cristiane il cui centro di vita è l’Eucaristia.

Lavoriamo in collaborazione con i laici per promuovere la conoscenza e l’amore per l’Eucaristia.

La missione eucaristica assume forme diverse, perché la contemplazione conduce alla costruzione della comunità cristiana e al servizio concreto.

  • animazione di parrocchie e santuari
  • disponibilità per la celebrazione dei sacramenti
  • offerta di programmi di formazione e di evangelizzazione
  • promozione dell’istruzione
  • insegnamento sacra Scrittura
  • predicazione di ritiri ed esercizi spirituali
  • promozione dell’unità dei cristiani e del dialogo interreligioso
  • partecipazione ai servizi sociali in favore dei poveri
  • ospitalità per i sacerdoti e programmi di formazione spirituale del clero

Riuniti in comunità fraterne, di preghiera e di servizio apostolico, cerchiamo di dare una testimonianza più esplicita della forza trasformante dell’Eucaristia.

Le origini della pratica delle Quarantore

La prima espressione di questa tendenza è data appunto dalla storia delle Quarantore.

Esse ebbero certamente origine dalla prassi liturgica di conservare in una specie di sepolcro, nel triduo della settimana santa, le specie eucaristiche, richiamando i fedeli ad adorarle, come avrebbero fatto le anime pie che avessero potuto vegliare il sepolcro di Cristo nelle quaranta ore intercorse tra il mezzodì del venerdì santo e l’aurora della risurrezione.

Proprio a questa prassi si dava già, nel sec. XIII, il nome di Quadraginta horarum oratio.

L’idea di ripeterla fuori della settimana santa con intento di speciale propiziazione ed espiazione, ebbe la prima attuazione, a quanto sembra, in Milano nel 1527 a opera della Compagnia del Santo Sepolcro in occasione delle solennità di Pentecoste, dell’Assunzione e di Natale, secondo i suggerimenti del sacerdote Antonio Bellotto (morto nel 1528).

La predicazione del p. Tommaso di Nieto nel 1529 vi diede speciale impulso, di guisa che la si praticò simultaneamente in altre chiese oltre la detta scuola.

Solo però nel maggio 1537 si ebbe l’adorazione incessante, subentrando a turno le varie chiese di Milano nella pratica delle quarantore.

Il suggerimento di ciò sembra vada attribuito a S. Antonio Zaccaria, fondatore dei barnabiti, mentre un suo discepolo, l’eremita Buono da Cremona (morto nel 1542), ne fu valido esecutore e il cappuccino Giuseppe Plantanida da Ferno di Gallarate (morto nel 1556), la propagò con la sua predicazione fuori di Milano e le diede, anche in iscritto, il primo metodo.

La diffusione dell’adorazione perpetua

Il papa Paolo III con breve dell’8 agosto 1537 la arricchì delle prime indulgenze.

S. Carlo Borromeo non solo la favorì, ma, a meglio organizzarla, dettò col nome di Avvertenza in data 27 giugno 1577 una precisa istruzione, che servì certo di modello a quelle dettate poi dai sommi pontefici.

Da Milano la pia pratica si propagò rapidamente, ad opera specialmente dei cappuccini e dei gesuiti.

Si ebbero anche speciali Compagnie che ne sostennero l’attuazione, tra le quali la Scuola degli Emeronitti, istituita a Verona, Zara e Venezia nel 1584.

Il termine “Emeronitti” deriva dal greco ἡμέρα, “giorno”, e νύξ, “notte”, e indicava coloro che vegliano giorno e notte.

In Roma la pratica fu introdotta da S. Filippo Neri che la volle attuata dai suoi congregati della Trinità dei Pellegrini nel 1548 e, forse a suo suggerimento, dalla Compagnia della Morte che si prefisse la pratica delle Quarantore in S. Lorenzo in Damaso ogni terza domenica del mese nel 1551.

Il papa Clemente VIII l’approvò e prescrisse formalmente come esercizio di espiazione e propiziazione con la costituzione Graves et diuturnae del 25 novembre 1592.

Quella però che nella liturgia fa testo col nome di Istruzione clementina, fu emanata da Clemente XI il 29 gennaio 1705.

I limiti pratici dell’adorazione notturna

Con tutto ciò una vera adorazione perpetua, diurna e notturna, non si poté sostenere fino ai nostri giorni che in Roma.

Tanto a Milano, ove certo vigeva ai giorni di S. Carlo, quanto a Parigi, ove fu introdotta nel 1574, si trasformò ben presto in mera adorazione diurna, interrompendosi nelle ore di notte e riprendendosi all’alba dei giorni seguenti, in guisa però da compire sempre il numero di 40 ore.

La necessità di chiuder la chiesa di notte e quindi di escludere le donne e il pericolo di profanazioni valsero a mitigare la severità dei papi i quali prima avevan dichiarato non potersi lucrare le indulgenze se non con l’adorazione anche notturna.

Il 28 ottobre 1724 la Sacra Congregazione delle indulgenze rimise, in casi di pericolo, la concessione all’arbitrio dei vescovi e il 16 aprile 1746 direttamente estese le indulgenze anche all’adorazione così interrotta, eccetto però in Roma.

Quivi la pratica dell’adorazione anche notturna rimase sempre in fiore.

Anzi Giulio Natalini (morto nel 1678) canonico di S. Lorenzo in Damaso, dettò la serie delle preghiere e pii esercizî per occupare tutta la nottata.

Le confraternite e la veglia eucaristica

A meglio provvedere alla frequenza di adoratori, Giacomo Sinibaldi, canonico di S. Maria in via Lata cercò nel 1809 di organizzare un gruppo di persone pie e zelanti che ne prendessero l’obbligo, e ne raccolse molte, specie fra la nobiltà.

Si adunarono dapprima nel palazzo del principe Giustiniani e dopo il ritorno del papa Pio VII in Roma nel 1816 furon costituiti in arciconfraternita, tuttora fiorente, con filiazioni in Italia, in Francia, Spagna, Belgio, ecc.

Anche ora, ogni notte, d’inverno dopo le 22 e d’estate dopo le 23, gli adoratori ascritti vengono condotti in vettura nelle chiese della Quarantore ove in due turni, il primo fino alle 1,30 o alle 2, il secondo fino alle 5, sostengono la veglia assistiti da un sacerdote.

La presenza di gruppi organizzati mostra come l’adorazione perpetua richieda una responsabilità condivisa, una disciplina comunitaria e una continuità di preghiera che una singola persona difficilmente può assicurare.

Gli istituti religiosi dell’adorazione perpetua

Questa forma di adorazione perpetua però non dura in realtà che 40 ore nelle singole chiese: ad un’adorazione veramente perenne nella stessa chiesa non possono evidentemente provvedere che speciali istituti religiosi.

Il primo che si ricordi fu quello delle benedettine della adorazione perpetua del SS. Sacramemo, istituito da Caterina de Bar, in religione Matilde di S. Dié, in Lorena, presso la chiesa della SS. Concezione a Rambevilliers.

Ivi l’adorazione perpetua cominciò il 25 marzo 1564; nel 1676 l’istituto ebbe l’approvazione apostolica, si diffuse in Alsazia, in Francia, in Olanda, in Polonia e da Clemente XI nel 1705 fu anche trapiantato in Roma.

Il riferimento alla Lorena è significativo, perché quella regione fu poi considerata una delle culle dell’adorazione veramente perpetua del Santissimo Sacramento.

Menzioniamo ancora le monache di S. Norberto, a Coira, nel 1767.

Vi furono inoltre le suore dell’adorazione, ordine fondato da Margherita Le Maître a Quimper, con lo scopo anche d’istruire le fanciulle abbandonate, approvato dal vescovo locale nel 1845, e con un decreto di lode di Roma nel 1874.

Contava allora tre case con 128 religiose e 430 orfani.

Si ricordano anche le suore dell’adorazione perpetua di Lione, le terziarie francescane dell’adorazione perpetua di Paderborn e quelle di La Crosse, le suore dell’adorazione perpetua addette alle opere delle chiese povere di Malines e le suore dell’adorazione del Preziosissimo Sangue di O’ Fallon, S. Luigi.

Le esperienze italiane

Italiane sono le monachette del Corpus Domini, istituite in Macerata nel 1683, con lo scopo della perpetua adorazione, da Giacinta Bossi.

Ricordiamo infine le adoratrici perpetue del SS. Sacramento, che il popolo chiama sacramentine, istituite nel 1807 da Maddalena dell’Incarnazione, terziaria francescana, in Roma presso la chiesa di S. Gioacchino in Selci, con diramazioni in Napoli, Torino, Vigevano.

Anche altri istituti, senza farne loro scopo esclusivo o precipuo, adottarono la prassi della perpetua adorazione.

  • la Congregazione dei SS. Cuori di Picpus
  • i padri del SS. Sacramento istituiti dal beato Eymard
  • le ancelle del S. Cuore di Madrid
  • le dames reparatrices di Liegi

La varietà degli istituti mostra che l’adorazione eucaristica può essere vissuta secondo carismi differenti, mantenendo però il medesimo centro: la presenza di Cristo e la risposta contemplativa della persona consacrata.

La vita comunitaria delle schiave dell’adorazione

La custodia dell’adorazione perpetua esige una vita ordinata secondo ritmi di preghiera, fraternità e servizio apostolico.

Riuniti in comunità fraterne, di preghiera e di servizio apostolico, cerchiamo di dare una testimonianza più esplicita della forza trasformante dell’Eucaristia.

La comunità diventa il luogo in cui la veglia eucaristica non è un atto isolato, ma una forma stabile di vita condivisa, sostenuta dalla celebrazione, dall’ascolto della Parola, dal silenzio e dal servizio.

La contemplazione davanti al Sacramento alimenta una disponibilità concreta verso la Chiesa e verso le persone incontrate nel ministero quotidiano.

La missione ecclesiale e sociale

Con la nostra vita e le nostre attività partecipiamo alla missione della Chiesa affinché l’Eucaristia sia celebrata nella verità, i fedeli crescano nella comunione col Signore mediante l’adorazione eucaristica nella cornice dell’esposizione, s’impegnino nel rinnovamento delle loro comunità cristiane e collaborino a liberare l’uomo e la società dalle forze del Male.

Solidali nello Spirito con i poveri e i deboli, ci opponiamo a tutto ciò che attenta alla dignità dell’uomo ed annunziamo un mondo più giusto e più fraterno, nell’attesa della venuta del Signore.

L’adorazione non viene quindi separata dalla responsabilità per il mondo, perché l’Eucaristia richiama alla comunione, alla fraternità e alla difesa della dignità umana.

La preghiera eucaristica diventa così sorgente di rinnovamento delle comunità cristiane e di partecipazione ai servizi rivolti ai poveri, ai deboli, ai sacerdoti e a quanti cercano un cammino di formazione spirituale.

La risposta alla chiamata

Con il suo «Eccomi», Sara ha iniziato il cammino di postulante, accolta e accompagnata dalla comunità.

Un nuovo passo nella risposta alla chiamata del Signore, segno di speranza e di coraggio per la Chiesa e per i giovani.

Una risposta che richiama quella di tanti uomini e donne che hanno riconosciuto nella presenza eucaristica il centro della propria esistenza.

Per le schiave dell’adorazione eucaristica, il dono della vita consacrata si esprime nell’accogliere il Signore, nel rimanere davanti a lui nella preghiera e nel lasciarsi inviare al servizio della Chiesa e dell’umanità.

Suora in adorazione davanti all’Eucaristia

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