Il Santo Rosario di san Josemaría Escrivá è un libro di meditazioni sui misteri della vita di Gesù Cristo e della Vergine Maria, scritto per aiutare a recitare il Rosario con semplicità, fiducia e partecipazione interiore. La sua caratteristica principale è il metodo contemplativo: chi prega è invitato a entrare nella scena evangelica come un bambino, osservando, ascoltando e prendendo parte agli avvenimenti.
Pubblicato per la prima volta nel 1934, il libro contiene considerazioni sui quindici misteri tradizionali del Rosario - gaudiosi, dolorosi e gloriosi - e si conclude con brevi commenti sulle litanie lauretane. Dal 2003 comprende anche un’Appendice con testi riferiti ai cinque misteri luminosi, aggiunti alla preghiera del Rosario in seguito alla Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae di san Giovanni Paolo II.
La nascita del Santo Rosario nel 1931
Andrés Vázquez de Prada, nella sua biografia sul fondatore dell’Opus Dei, racconta come negli ultimi mesi dell’anno 1931 san Josemaría Escrivá “scoprì”, nella sua preghiera, una particolare via dell’infanzia spirituale in cui il Santo Rosario ha un ruolo essenziale. Il 30 novembre, primo giorno della novena dell'Immacolata Concezione, scriveva: « Quando recito il rosario o come ora in Avvento faccio altre devozioni, contemplo i misteri della vita, passione e morte di nostro Signore Gesù Cristo, prendendo parte attiva nelle azioni e negli avvenimenti, come testimone e servo e compagno di Gesù, Maria e Giuseppe».
Già allora si era abituato a recitare il rosario contemplando i misteri della vita del Signore come un bimbo piccolo trasportato sulla scena dei fatti e presente come testimone. Una mattina, dopo aver detto Messa, alla fine del ringraziamento, scrisse tutto d'un fiato, accanto al presbiterio nella sacrestia di Santa Isabel, il libro Santo Rosario.
Non sappiamo con certezza in quale giorno della novena; ma sappiamo che la vigilia della festa dell'Immacolata, il 7 dicembre, stava leggendo in Santa Isabel a due giovani «il modo di recitare il rosario», poiché fu questa l'intenzione con cui lo scrisse: aiutare altri a recitarlo.
San Josemaría ha scritto questa piccola opera di getto, nel 1931, durante il ringraziamento dopo la Santa Messa. La pubblicò nel 1934 col fine di aiutare i lettori a rivolgersi con semplicità e fiducia alla Vergine Maria e, attraverso di lei, alla Santissima Trinità.
La via dell’infanzia spirituale
In seguito, quando scrisse il prologo, raccontò al lettore il segreto della via dell’infanzia spirituale: « Amico, se vuoi essere grande, fatti piccolo. Per essere piccolo bisogna credere come credono i bambini, amare come amano i bambini, abbandonarsi come sanno abbandonarsi i bambini, pregare come pregano i bambini (. ). Fatti piccolo. Vieni con me, e vivremo ecco il nocciolo della mia confidenza la vita di Gesù, di Maria e di Giuseppe».
Il prologo presenta l’infanzia spirituale come un atteggiamento di fiducia, semplicità e abbandono. Farsi piccoli significa accostarsi a Dio con la disposizione dei bambini: credere, amare, affidarsi e pregare senza complicazioni, lasciandosi condurre nella vita di Gesù, Maria e Giuseppe.
Il principio della preghiera contemplativa proposta da san Josemaría è espresso nella relazione tra l’amore per la Madonna e l’amore per Cristo: «L'inizio del cammino che ha per termine l'amore folle per Gesù, è un fiducioso amore alla Madonna».
Nel testo originale del prologo si legge: «L’inizio del cammino che ha per termine l’amore folle per Gesù, è un fiducioso amore alla Madonna. - Vuoi amare la Vergine? E allora parla con Lei, cerca di conoscerla. Come? Recitando bene il suo Rosario».
Entrare nella scena evangelica
Così, dolcemente, s'introduce il lettore nella scena: « Non dimenticare, amico, che siamo bambini. La Signora dal dolce nome, Maria, è raccolta in preghiera. Tu puoi essere, in quella casa, quello che preferisci: un amico, un servitore, un curioso, un vicino. Quanto a me, in questo momento non oso essere nessuno. Mi nascondo dietro di te e contemplo attonito la scena: L'Arcangelo pronuncia il suo messaggio».
La contemplazione non consiste soltanto nel ricordare verbalmente gli episodi del Vangelo. Nel metodo di san Josemaría, chi recita il Rosario si colloca spiritualmente accanto ai protagonisti del mistero e assume un atteggiamento personale davanti a ciò che accade.
Questo modo di pregare comprende il vedere e l’ascoltare, l’ammirare e il partecipare, il prestare servizio e il lasciarsi coinvolgere dagli avvenimenti della vita di Cristo, della Vergine Maria e di san Giuseppe.
L’Autore spiega il metodo con queste parole: «Hazte pequeño. Ven conmigo y -éste es el nervio de mi confidencia- viviremos la vida de Jesús, María y José. Cada día les prestaremos un nuevo servicio. Oiremos sus pláticas de familia. Veremos crecer al Mesías. Admiraremos sus treinta años de oscuridad. Asistiremos a su Pasión y Muerte. Nos pasmaremos ante la gloria de su Resurrección. En una palabra: contemplaremos, locos de Amor (no hay más amor que el Amor), todos y cada uno de los instantes de Cristo Jesús».
In quella contemplazione, pertanto, si include un introdursi e vivere la vita stessa di Gesù, e di Maria e di Giuseppe, un assistere attivamente a tutti gli avvenimenti, prestando servizi; un prendere parte, un partecipare; un vedere e un udire; un ammirare, un rimanere stupiti davanti alle meraviglie del mistero; una follia d’Amore.
La ripetizione dell’Ave Maria e la contemplazione
La devozione di san Josemaría al Rosario non si riduce alla ripetizione materiale delle preghiere. La ripetizione dell’Ave Maria viene interpretata come un’espressione d’amore filiale verso la Madonna: «Io entiendo que cada Avemaría, cada saludo a la Virgen, es un nuevo latido de un corazón enamorado».
Questa fundamentazione teologica della preghiera nell’amore, anche della più ripetuta, dà già alla preghiera «vocale» quell’impulso «contemplativo» che l’amore alberga sempre e le sue conseguenze; per esempio, la riparazione del male.
San Josemaría scrive: «‘Virgen Inmaculada, bien sé que soy un pobre miserable, que no hago más que aumentar todos los días el número de mis pecados. ’ Me has dicho que así hablabas con Nuestra Madre, el otro día. Y te aconsejé, seguro, que rezaras el Santo Rosario: ¡bendita monotonía de Avemarías que purifica la monotonía de tus pecados!»
La semplice ripetizione dell’Ave Maria, insieme al Padre nostro e al Gloria, è quindi importante e preziosa. Tuttavia, il Rosario acquista il suo significato più pieno quando le parole sono radicate nel cuore e la mente si lascia guidare verso il mistero annunciato all’inizio di ogni decina.
San Josemaría va oltre, applicando alla recita del Rosario la dottrina dei grandi maestri sul valore di qualsiasi preghiera vocale: «Il Rosario non si pronuncia solo con le labbra, biascicando una dopo l’altra le Ave Maria. Così fanno le beghine e i bigotti. -Per un cristiano, la preghiera vocale deve radicarsi nel cuore, in modo che, durante la recita del Rosario, la mente possa penetrare nella contemplazione di ciascuno dei misteri».
La «monotonia» delle Ave Maria diventa così una «benedetta monotonia» quando il Rosario è vissuto in modo contemplativo. Il Rosario non è monotono perché ripete le stesse parole, ma può diventarlo quando la mente è lontana da Dio e le parole vengono pronunciate senza attenzione.
Nel libro si legge: «Ma nel Rosario. ¡decimos siempre lo mismo! -¿Siempre lo mismo? ¿Y no se dicen siempre lo mismo los que se aman?. ¿Acaso no habrá monotonía en tu Rosario, porque en lugar de pronunciar palabras como hombre, emites sonidos como animal, estando tu pensamiento muy lejos de Dios? -Además, mira: antes de cada decena, se indica el misterio que se va a contemplar. -Tú. ¿has contemplado alguna vez estos misterios?»
Il significato della contemplazione
«Contemplare». Questa è la parola e il concetto chiave per l’Autore. È ciò che dà contenuto alla ripetizione delle Ave Maria, raggruppate in «misteri»: la recita dell’Ave Maria diventa contemplativa nella sequenza del Rosario, cioè all’interno di ogni mistero «contemplato» della vita di Cristo, perché chi prega così guarda Gesù e sua Madre con uno sguardo fraterno e filiale.
Questo è ciò che san Josemaría fa a Santa Isabel quando scrive questo libro e ciò che desidera che il lettore raggiunga con l’aiuto delle sue parole. La contemplazione comprende l’ingresso spirituale nella vita di Gesù, Maria e Giuseppe, l’attenzione agli avvenimenti e la partecipazione personale al mistero.
La contemplazione è uno dei concetti teologico-spirituali più importanti nella teologia della vita spirituale, e anche uno dei più controversi della sua storia. Nel metodo proposto da san Josemaría, tuttavia, essa viene presentata in modo concreto e accessibile attraverso le scene del Vangelo.
In questa prospettiva, il Rosario diventa una preghiera nella quale il credente guarda a Cristo e alla sua Madre, ascolta le loro parole, segue gli avvenimenti e si lascia coinvolgere dall’amore che essi manifestano.
I misteri del Santo Rosario
Il Santo Rosario, pubblicato per la prima volta nel 1934, contiene una serie di considerazioni sui quindici misteri del Rosario - gaudiosi, dolorosi e gloriosi - per facilitare la recita di questa preghiera mariana e la contemplazione delle scene della vita del Signore e della sua Santissima Madre.
| Gruppo di misteri | Contenuto spirituale |
|---|---|
| Gaudiosi | Scene della vita del Signore e della sua Santissima Madre |
| Dolorosi | La Passione e la Morte di Gesù Cristo |
| Gloriosi | La Risurrezione, la gloria di Cristo e l’Assunzione della Vergine |
| Luminosi | Momenti della vita terrena di nostro Signore |
Il libro si conclude con brevi commenti sulle litanie lauretane. A partire dalla pubblicazione della Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae di san Giovanni Paolo II, dal 2003 Il santo Rosario comprende un’Appendice con i commenti ai cinque «misteri luminosi».
Come scrive mons. Javier Echevarría in una nota introduttiva, «per consentire ai lettori la meditazione completa del Santo Rosario, sono stati presi dagli scritti del Fondatore dell’Opus Dei alcuni testi, fra i molti possibili, raccogliendoli in quest’appendice».
Il quarto mistero glorioso: l’Assunzione di Maria
Nel quarto mistero glorioso si può leggere: «Assumpta est Maria in coelum: gaudent Angeli! Maria è stata portata da Dio, in corpo e anima, in cielo: e gli Angeli gioiscono! Così canta la Chiesa. - Con questa acclamazione di esultanza, cominciamo anche noi la contemplazione di questa decina del Santo Rosario».
«La Madre di Dio si è addormentata. - Attorno al suo letto vi sono i dodici apostoli. - Mattia ha sostituito Giuda. E anche noi, per un privilegio che tutti rispettano, siamo lì accanto. Ma Gesù vuole avere sua Madre, corpo e anima, nella Gloria».
«E la Corte celeste spiega tutto il suo splendore per rendere omaggio alla Madonna. - Tu e io - che, dopo tutto, siamo bambini - prendiamo un lembo dello splendido manto azzurro della Vergine, e così possiamo contemplare quella scena meravigliosa».
«La Santissima Trinità riceve e colma di onori Colei che è Figlia, Madre e Sposa di Dio… - Ed è così grande la maestà della Madonna, che gli Angeli si domandano: Chi è costei?»

Un’esperienza già presente prima della stesura
Un appunto del 15 agosto 1931 sembra indicare che in precedenza già aveva sperimentato il metodo di contemplazione enunciato: «Giorno dell'Assunzione della Madonna, 1931: Ieri e oggi ho importunato, quasi con troppa insistenza, la Santissima Vergine, chiedendole protezione per l'Opera di Dio».
«Da questa sera farò una novena a nostra Madre, commemorando la sua assunzione al cielo in corpo e anima. Davvero mi riempie di gioia, e mi sembra di essere presente con la Trinità beatissima e con gli Angeli, a ricevere la loro Regina, con tutti i Santi, che acclamano la Madre e Signora».
Questo testo mostra una forma di preghiera nella quale l’episodio dell’Assunzione non è soltanto ricordato, ma vissuto interiormente come una presenza alla scena. San Josemaría si immagina insieme alla Trinità, agli Angeli e ai Santi mentre accolgono la Vergine Maria nella gloria.
Il Rosario nella vita spirituale di san Josemaría
Il libro Santo Rosario è, senza dubbio, l’espressione emblematica della pietà personale e della dottrina spirituale di san Josemaría intorno a questa pratica mariana. Ma non è una realtà isolata.
Recitò questa preghiera fin da bambino, nella casa familiare, fino allo stesso giorno della sua morte; lo fece con intensità e devozione continue; meditò su questa devozione mariana e contemplò i suoi misteri giorno dopo giorno, traendone sempre nuovi tesori spirituali e teologici, e non cessò di predicare sul Rosario e di promuoverne la pratica.
La devozione al Rosario accompagnò quindi l’intero itinerario spirituale di san Josemaría. Il libro del 1934 rappresenta la forma più organica di questa esperienza, ma la preghiera del Rosario era già inserita nella sua vita quotidiana e nella sua predicazione.
Il Rosario come aiuto per la presenza di Dio
Un altro insegnamento frequentemente ripetuto nella predicazione del fondatore dell’Opus Dei, frutto della sua lunga esperienza personale e collegato anch’esso al carattere contemplativo di questa preghiera, è il beneficio che dalla recita frequente del Rosario si può ottenere per mantenere la presenza di Dio durante tutta la giornata.
San Josemaría scrive: «Sempre rimandi il Rosario a più tardi, e finisci per ometterlo a causa del sonno. -Se non hai altri momenti disponibili, recitalo per la strada e senza che nessuno se ne accorga. Inoltre, ti aiuterà a mantenere la presenza di Dio».
La recita può quindi accompagnare anche gli spostamenti e le attività ordinarie. Il Rosario viene presentato come una preghiera capace di orientare la mente verso Dio e di mantenere vivo il rapporto con lui nel corso della giornata.
La corona del Rosario nella devozione personale
San Josemaría attribuiva importanza anche al Rosario nel suo senso «materiale», cioè alla «corona del Rosario», storicamente e popolarmente molto legata alla preghiera stessa.
Come tante persone devotamente semplici, aveva anche gusti devozionali personali che lo aiutavano, in particolare, nella sua pietà mariana. Pochi mesi prima della redazione del Santo Rosario scrive nei suoi Appunti intimi: «Come il padre Sánchez, il mio padre Sánchez, mi ha detto che viene da Dio, annoterò alcune piccolezze del Signore con il suo asinello: il rosario che uso, regalo di Pilar Salcedo al ritorno dal suo ultimo viaggio a Roma, decisi di gettarmelo al collo, perché fosse il segno della mia schiavitù volontaria e amabile alla Vergine Immacolata».
«Chiesi alla mamma un suo rosario; e con il rosario da signora, piccolino, non mi trovavo bene: mi dava persino un po’ di vergogna. D. Norberto -senza sapere nulla- mi aveva promesso molto tempo prima di regalarmi un rosario».
«Ieri sera andai a casa sua con l’idea di ricordargli ciò che mi aveva promesso, se se ne fosse presentata l’occasione. Non ce ne fu bisogno: appena ci sedemmo nella sua stanza, senza che io dicessi assolutamente nulla, mi disse: “Prenda il rosario che le avevo promesso”».
La preghiera per il Romano Pontefice
Un tratto molto personale del modo in cui san Josemaría recitava il Rosario consisteva nell’immaginare di pregare accanto al Santo Padre. Lo scrisse con queste parole: «Da anni, per la strada, ogni giorno, ho recitato e recito una parte del Rosario per l’Augusta Persona e per le intenzioni del Romano Pontefice».
«Mi metto con l’immaginazione accanto al Santo Padre, quando il Papa celebra la Messa: non sapevo, né so, com’è la cappella del Papa, e, al termine del mio Rosario, faccio una comunione spirituale, desiderando ricevere dalle sue mani Gesù Sacramentato».
La preghiera mariana assume così anche una dimensione ecclesiale. La recita del Rosario viene unita alle intenzioni del Papa e a un atto di comunione spirituale con Cristo.
La recita quotidiana delle tre parti
L’amore al Rosario portò san Josemaría, proprio nel periodo precedente al «trascinamento» di Santa Isabel, a fare qualcosa di molto poco abituale per lui: un voto. «Alla vigilia dell’Apparizione di San Michele Arcangelo, con il permesso del mio p. Sánchez, mi obbligai con voto, per tutto questo mese di maggio, a recitare le tre parti del Rosario che ordinariamente recito ogni giorno».
Fino a questo punto sentiva la necessità di sostenere la propria vita interiore nella recita del Rosario, particolarmente in quella fase decisiva della sua vita. Con o senza voto, la recita abitualmente «completa» delle tre parti del Rosario costituiva un elemento importante della pietà di san Josemaría intorno all’anno 1931.
Così lo ricordava, con particolare emozione, verso la fine della sua vita: «Quante ore di cammino per quella mia Madrid, ogni settimana, da una parte all’altra, avvolto nel mio mantello! (…) quei Rosari completi, recitati per la strada -come potevo, ma senza abbandonarli-, quotidianamente (…)»
«Non pensai mai che portare avanti l’Opera avrebbe comportato tanta pena, tanto dolore fisico e morale: soprattutto morale (…) Iter para tutum! Madre mia! Madre!; non avevo che Te! Madre, grazie! Madre, Cor Mariae Dulcissimum! Oh, quanto sono ricorso a Te!»
«E altre volte, parlando e predicando, rendendomi conto che non valevo nulla, che non ero nulla, ma con una certezza. Madre!, Madre mia! non abbandonarmi!, Madre!, Madre mia!»
I misteri luminosi nell’Appendice
La nuova struttura del libro comprende i cinque misteri luminosi, collegati alla vita terrena di nostro Signore. Essi furono inseriti in seguito alla Lettera apostolica Rosarium Virginis Mariae di san Giovanni Paolo II.
Dopo la pubblicazione della Lettera apostolica di san Giovanni Paolo II, dal 2003 Il santo Rosario comprende un’Appendice con i commenti ai cinque «misteri luminosi». I testi dell’Appendice sono stati scelti tra gli scritti del fondatore dell’Opus Dei per consentire una meditazione completa dell’intero Rosario.
Come scrive mons. Javier Echevarría nella nota introduttiva: «Per facilitare ai lettori la meditazione completa del Santo Rosario, sono stati presi dagli scritti del Fondatore dell’Opus Dei alcuni testi, tra i molti possibili, e sono stati raccolti in questa appendice».
Il Battesimo del Signore nel Giordano
Il commento al primo mistero luminoso, il Battesimo del Signore nelle acque del Giordano, sviluppa il significato battesimale della vita cristiana: «Con il Battesimo, Dio nostro Padre ha preso possesso della nostra vita, ci ha incorporati alla vita di Cristo e ci ha mandato lo Spirito Santo».
«La forza e il potere di Dio illuminano la faccia della terra. Faremo ardere il mondo, nelle fiamme del fuoco che sei venuto a portare sulla terra!… E la luce della tua verità, Gesù nostro, illuminerà le intelligenze, in un giorno senza fine».
«Io ti sento esclamare, mio Re, con voce viva, tuttora vibrante. “Ignem veni mittere in terram, et quid volo nisi un accendatur?” (Lc 12, 49). - E rispondo - con tutto me stesso - con i miei sensi e le mie facoltà: “Ecce ego: quia vocasti me!” (1 Sam 3, 9)».
«Il Signore ha posto nella tua anima un sigillo indelebile, per mezzo del Battesimo: sei figlio di Dio. Bambino: non ardi dal desiderio di far sì che tutti lo amino?»
Santo Rosario misteri luminosi (giovedì) nuovo Padre Nostro
Il fine del libro
Il Santo Rosario è stato scritto per aiutare i lettori a rivolgersi con semplicità e fiducia alla Vergine Maria e, attraverso di lei, alla Santissima Trinità. La sua finalità non è soltanto offrire brevi commenti ai misteri, ma accompagnare il lettore nella recita personale.
Le meditazioni invitano a trasformare la recita del Rosario in un dialogo d’amore con Dio e con la Madonna. La corona scorre tra le dita mentre la mente e il cuore si fermano sui momenti fondamentali della vita di Gesù.
Il testo propone una parola calda e confidenziale, da fratello maggiore, che insegna a ripensare i momenti focali della vita di Gesù per contemplarli intensamente mentre i grani della corona scorrono tra le dita, trasformando un quarto d’ora della propria giornata in un dialogo d’amore con Dio e la Madonna.
La preghiera del Rosario viene così presentata come una pratica semplice, ma capace di custodire una ricca vita interiore: la ripetizione delle Ave Maria sostiene l’attenzione, mentre la contemplazione dei misteri conduce progressivamente alla conoscenza e all’amore di Cristo.