Il disegno «Padre nostro che sei nei cieli» può aiutare bambini e ragazzi a comprendere che l’espressione «nei cieli» non indica semplicemente un luogo lontano, sopra le nuvole, ma la maestà di Dio e il suo modo di essere. L’immagine può rappresentare il cielo, la terra, una famiglia, una comunità riunita in preghiera oppure Gesù che insegna ai discepoli a rivolgersi al Padre.
Per la catechesi, il tema si presta a schede illustrate, vignette da colorare, puzzle, poster, cubi di carta e attività in cui ogni immagine viene collegata a una frase della preghiera. Il disegno deve rendere visibile il rapporto tra Dio Padre, Gesù, i suoi figli e la comunità che prega insieme.

Che cosa significa «Padre nostro che sei nei cieli»
Questa espressione biblica non significa un luogo («lo spazio»), bensì un modo di essere; non la lontananza di Dio, ma la sua maestà. Il nostro Padre non è «altrove»: egli è «al di là di tutto» ciò che possiamo concepire della sua santità.
Proprio perché è tre volte Santo, egli è vicinissimo al cuore umile e contrito: «Ben a ragione queste parole, Padre nostro che sei nei cieli, si intendono riferite al cuore dei giusti, dove Dio abita come nel suo tempio. Pertanto colui che prega desidererà che in lui prenda dimora colui che invoca». «I cieli potrebbero essere anche coloro che portano l’immagine del cielo tra i quali Dio abita e si muove».
Che «abita nei cieli» nel linguaggio della Bibbia non significa che abita sopra le nuvole, in mezzo alle stelle, ma che è diverso da noi. Abitare sulla terra significa che, se stiamo in un posto, non possiamo stare in un altro, se stiamo nella valle, non possiamo stare sul monte.
Abitare sulla terra significa che se vogliamo andare a trovare un amico, dobbiamo spostarci. Significa che il tempo passa, che quando è buio non vediamo più niente; che anche se è giorno, basta un muro, una pianta, una siepe per impedirci di vedere.
Abitare nel cielo significa essere come il cielo: sta dappertutto, lo vedi e ti vede dappertutto, è sempre lo stesso. Se vai al Polo Nord, il cielo sta sopra di te, ma se vai al Polo Sud lo vedi e ti vede lo stesso; in montagna lo vedi come dal mare.
E lo vedi non solo di giorno ma anche di notte, anzi di notte a volte è anche più bello, perché si riempie di stelle. Ecco perché la Bibbia dice che Dio abita nei cieli.
«Che sei nei cieli», cioè non che sei lassù, lontanissimo, ma che sei come il cielo, che mi vedi sempre e ti vedo sempre, che sei sempre con me e posso stare sempre con te.
Come spiegare il concetto ai bambini
Una domanda frequente dei bambini riguarda il rapporto tra la presenza di Dio dappertutto e l’espressione «Padre celeste». La spiegazione può partire dalla differenza tra il significato del cielo come colore e il significato del cielo come immagine della presenza e della grandezza di Dio.
Stavo dicendo ai bambini della mia classe che Dio, il Padre celeste, è - come insegnavano a noi - dappertutto: in cielo, in terra e in ogni luogo, quando Stefania ha chiesto: «Se Dio sta dappertutto, anche nei prati, perché si dice sempre Padre celeste e non si dice anche Padre verde?».
La domanda mi ha preso alla sprovvista, comunque ho creduto di poter rispondere, spiegando che celeste, in questo caso, non indica un colore, come il verde o il rosso, ma che abita nei cieli. Credevo di essermela cavata bene.
Invece la bambina mi ha chiesto: «Ma, allora, se abita nei cieli, come fa a stare dappertutto?». A questo punto, come faccio sempre con i bambini sono stata onesta, ho detto: «La tua domanda è molto bella, ma anche difficile. Dammi il tempo per pensarci un po' prima di risponderti».
La risposta può essere resa concreta attraverso l’esperienza quotidiana: l’essere umano è limitato da un luogo, dal tempo e dalla possibilità di vedere, mentre Dio non è sottoposto a questi limiti.
Tutti i popoli della terra, per indicare che Dio non è come noi, sottomesso ai monti, alle colline, alle piante distanze, al tempo… quando pensano a Dio alzano gli occhi verso il cielo. Anche noi facciamo così.
Se in un momento di difficoltà e di gioia esclamiamo: “Dio mio”, senza accorgercene alziamo gli occhi al cielo. Anche Gesù faceva così quando pregava il Padre, e ha suggerito a noi di fare come lui quando ci ha insegnato a pregare: “Padre nostro che sei nei cieli”.
Il disegno può quindi mostrare un bambino che guarda il cielo, ma anche elementi della vita quotidiana: una casa, un prato, una montagna, il mare e persone diverse. In questo modo l’immagine comunica che Dio è Padre e che la sua presenza non è limitata a un solo luogo.
Il significato della parola «Padre»
Prima di fare nostro questo slancio iniziale della Preghiera del Signore, non è superfluo purificare umilmente il nostro cuore da certe false immagini di «questo mondo». L'umiltà ci fa riconoscere: «Nessuno conosce il Padre, se non il Figlio e colui al quale il Figlio lo voglia rivelare» (Mt 11,27), cioè «ai piccoli» (Mt 11,25).
La purificazione del cuore concerne le immagini paterne e materne, quali si sono configurate nella nostra storia personale e culturale, e che influiscono sulla nostra relazione con Dio. Dio, nostro Padre, trascende le categorie del mondo creato.
Trasferire su di lui, o contro di lui, le nostre idee in questo campo, equivarrebbe a fabbricare idoli da adorare o da abbattere. Pregare il Padre è entrare nel suo mistero, quale egli è, e quale il Figlio ce lo ha rivelato.
Possiamo invocare Dio come «Padre» perché ci è rivelato dal Figlio suo fatto uomo e perché il suo Spirito ce lo fa conoscere. Ciò che l'uomo non può concepire, né le potenze angeliche intravvedere, cioè la relazione personale del Figlio nei confronti del Padre, ecco che lo Spirito del Figlio lo comunica a noi, a noi che crediamo che Gesù è il Cristo e che siamo nati da Dio.
Quando preghiamo il Padre, siamo in comunione con lui e con il Figlio suo Gesù Cristo. È allora che lo conosciamo e lo riconosciamo in uno stupore sempre nuovo.
La prima parola della Preghiera del Signore è una benedizione di adorazione, prima di essere un'implorazione. Questa è infatti la gloria di Dio: che noi lo riconosciamo come «Padre», Dio vero.
Gli rendiamo grazie per averci rivelato il suo Nome, per averci fatto il dono di credere in esso e di essere inabitati dalla sua presenza. Un disegno dedicato a questa parte della preghiera può rappresentare Gesù con i discepoli, una comunità raccolta oppure un bambino che pronuncia con fiducia la parola «Padre».
Il significato di «nostro»
Padre «nostro» è riferito a Dio. L'aggettivo, per quel che ci riguarda, non esprime un possesso, ma una relazione con Dio totalmente nuova.
Quando diciamo Padre «nostro» riconosciamo anzitutto che tutte le sue promesse d'amore annunziate dai profeti sono compiute nella Nuova ed eterna Alleanza nel suo Cristo: noi siamo diventati il «suo» popolo ed egli è ormai il «nostro» Dio.
Questa nuova relazione è un'appartenenza reciproca donata gratuitamente: è con l'amore e la fedeltà che dobbiamo rispondere alla «grazia» e alla «verità» che ci sono date in Gesù Cristo.
Grammaticalmente, «nostro» qualifica una realtà comune a più persone. Non c'è che un solo Dio ed è riconosciuto Padre da coloro che, mediante la fede nel suo Figlio unigenito, da lui sono rinati mediante l'acqua e lo Spirito Santo.
La Chiesa è questa nuova comunione di Dio e degli uomini: unita al Figlio unico diventato «il primogenito di molti fratelli» (Rm 8,29), essa è in comunione con un solo e medesimo Padre, in un solo e medesimo Spirito Santo.
Pregando il Padre «nostro», ogni battezzato prega in questa comunione: «La moltitudine di coloro che erano venuti alla fede aveva un cuor solo e un'anima sola» (At 4,32).
Un disegno efficace può mettere al centro la parola «nostro» e disporre intorno bambini, genitori, catechisti e persone di popoli diversi, uniti in cerchio. L’immagine rende visibile che la preghiera non è soltanto individuale.
Una preghiera che comprende tutti
Per questo, nonostante le divisioni dei cristiani, la preghiera al Padre «nostro» rimane il bene comune e un appello urgente per tutti i battezzati. In comunione con Cristo mediante la fede e il Battesimo, essi devono partecipare alla preghiera di Gesù per l'unità dei suoi discepoli.
Infine, se preghiamo in verità il «Padre nostro», usciamo dall'individualismo, perché ne siamo liberati dall'amore che accogliamo. Il «nostro» dell'inizio della Preghiera del Signore, come il «noi» delle ultime quattro domande, non esclude nessuno.
Perché sia detto in verità, le nostre divisioni e i nostri antagonismi devono essere superati. I battezzati non possono pregare il Padre «nostro» senza portare davanti a lui tutti coloro per i quali egli ha dato il Figlio suo diletto.
L'amore di Dio è senza frontiere, anche la nostra preghiera deve esserlo. Pregare il Padre «nostro» ci apre alle dimensioni del suo amore, manifestato in Cristo: pregare con tutti gli uomini e per tutti gli uomini che ancora non lo conoscono, affinché siano riuniti in unità.
Questa sollecitudine divina per tutti gli uomini e per l'intera creazione ha animato tutti i grandi oranti: deve dilatare la nostra preghiera agli spazi immensi dell'amore, quando osiamo dire: Padre «nostro».

Il legame con il Battesimo
Possiamo adorare il Padre perché egli ci ha fatti rinascere alla sua vita adottandoci come suoi figli nel suo Figlio unigenito: per mezzo del Battesimo, ci incorpora al corpo del suo Cristo, e, per mezzo dell'unzione del suo Spirito che scende dal Capo nelle membra, fa di noi dei «cristi» (unti).
«L'uomo nuovo, che è rinato e restituito, mediante la grazia, al suo Dio, dice innanzi tutto: Padre, perché è diventato figlio».
In tal modo, attraverso la Preghiera del Signore, noi siamo rivelati a noi stessi, mentre ci viene rivelato il Padre.
«O uomo, tu non osavi levare il tuo volto verso il cielo, rivolgevi i tuoi occhi verso terra, e, ad un tratto, hai ricevuto la grazia di Cristo: ti sono stati rimessi tutti i tuoi peccati. Da servo malvagio sei diventato un figlio buono. [.] Leva, dunque, gli occhi tuoi al Padre [.] che ti ha redento per mezzo del Figlio e di': "Padre nostro!". [.] Ma non rivendicare per te un rapporto particolare. Del solo Cristo è Padre in modo speciale, per noi tutti è Padre in comune, perché ha generato lui solo, noi, invece, ci ha creati. Di' anche tu per grazia: "Padre nostro", per meritare di essere suo figlio».
Per illustrare questo contenuto, il disegno può collegare l’acqua del Battesimo, la luce, il cielo e una comunità di bambini. L’immagine può sottolineare che la preghiera viene pronunciata da figli riuniti nella fede.
La fiducia con cui si prega
Nella liturgia romana l'assemblea eucaristica è invitata a pregare il «Padre nostro» con filiale audacia; le liturgie orientali utilizzano e sviluppano espressioni analoghe: «Osare con tutta sicurezza», «Rendici degni di».
Solo Gesù poteva superare la soglia della santità divina: è lui che, avendo «compiuto la purificazione dei peccati» (Eb 1,3), ci introduce davanti al volto del Padre.
Questa potenza dello Spirito che ci introduce alla Preghiera del Signore è indicata nelle liturgie d'Oriente e d'Occidente con una felice espressione tipicamente cristiana: parrêsía, vale a dire semplicità schietta, fiducia filiale, gioiosa sicurezza, umile audacia, certezza di essere amati.
Un’immagine adatta può mostrare un bambino con le mani aperte, lo sguardo rivolto verso il cielo e una luce che scende dall’alto. Il volto non dovrebbe esprimere paura, ma fiducia, rispetto e serenità.
La conversione e il desiderio di somigliare al Padre
Questo dono gratuito dell'adozione esige da parte nostra una conversione continua e una vita nuova. Pregare il Padre nostro deve sviluppare in noi due disposizioni fondamentali: il desiderio e la volontà di somigliargli.
Creati a sua immagine, per grazia ci è restituita la somiglianza e noi dobbiamo corrispondervi. «Bisogna che, quando chiamiamo Dio "Padre nostro", ci ricordiamo del dovere di comportarci come figli di Dio».
«Non potete chiamare vostro Padre il Dio di ogni bontà, se conservate un cuore crudele e disumano; in tal caso, infatti, non avete più in voi l'impronta della bontà del Padre celeste».
«È necessario contemplare incessantemente la bellezza del Padre e impregnarne l'anima». Un’attività grafica può invitare i bambini a collegare la preghiera ad azioni concrete: aiutare, condividere, perdonare, accogliere e prendersi cura degli altri.
Il cuore umile e fiducioso
Un cuore umile e confidente che ci faccia «diventare come bambini» (Mt 18,3): infatti è ai «piccoli» che il Padre si rivela (Mt 11,25).
«È uno sguardo su Dio solo, un grande fuoco d'amore. L'anima allora sprofonda e s'innalza nella carità e tratta con Dio come con il proprio Padre, in una tenerezza specialissima di pietà».
«Padre nostro: questo nome suscita in noi, contemporaneamente, l'amore, il fervore nella preghiera, [.] ed anche la speranza di ottenere ciò che stiamo per chiedere [.] Che cosa infatti può Dio negare alla preghiera dei suoi figli, dal momento che ha loro concesso, prima di tutto, di essere suoi figli?».
Il disegno può rappresentare un bambino piccolo sotto un cielo grande, senza farlo apparire solo o abbandonato. Una figura adulta, una famiglia o una comunità possono rendere visibile la protezione e la relazione di fiducia.
Idee per un disegno catechistico
La preghiera del Padre nostro può essere trasformata in un percorso visivo composto da immagini semplici. Ogni frase può essere accompagnata da un simbolo che aiuti i bambini a ricordarne il significato.
| Frase o tema | Possibile immagine | Obiettivo educativo |
|---|---|---|
| Padre | Gesù con i bambini o una famiglia | Comprendere la relazione filiale |
| Nostro | Bambini diversi riuniti in cerchio | Scoprire la dimensione comunitaria |
| Nei cieli | Cielo sopra terra, mare e montagne | Capire che Dio non è limitato a un luogo |
| Preghiera | Mani unite e sguardo rivolto verso l’alto | Esprimere fiducia e ascolto |
| Battesimo | Acqua, luce e veste bianca | Collegare la preghiera all’adozione come figli |
Un’attività per i bambini del primo anno del Catechismo può spiegare il Padre nostro suddividendolo nelle diverse frasi; per ognuno si può abbinare un disegno.
Vengono poi date 2 definizioni da abbinare ai disegni, una giusta e una evidentemente fasulla. I bambini sono invitati ad identificare quella corretta e ad incollarla sotto il disegno corrispondente.
Al termine dell'attività si invitano i bambini a colorare il disegno del pezzettino che gli è piaciuto di più. L’attività è indicata anche per il lavoro individuale e può diventare un momento di verifica della comprensione.
Vignette, puzzle e schede da colorare
Le vignette permettono di trasformare la preghiera in una sequenza narrativa. Otto simpatiche vignette da colorare possono accompagnare i bambini nell’apprendimento del Padre nostro.
Un foglio può contenere la preghiera del Padre Nostro da completare con alcune parole e con immagini da colorare. Questa soluzione unisce la memorizzazione del testo all’osservazione delle immagini.
Il documento word contiene la preghiera del Padre Nostro ma al posto di alcune parole ci sono delle caselle. I bambini dovranno incollare la giusta immagine presa dal file JPG allegato.
Un puzzle per il Padre nostro può prevedere che i bambini ritaglino e incollino per ricomporre i disegni originali colorati. Tutti i disegni sono stati fatti per graficapastorale da Puntino e rielaborati e costruiti da Paola Felici.
Un cubo con la preghiera del Padre Nostro può essere fotocopiato su cartoncino, ritagliato e composto. La costruzione manuale aiuta a ripetere la preghiera in modo attivo e rende ogni faccia del cubo un piccolo supporto visivo.

Poster e materiali per il gruppo
Il testo del Padre Nostro con una bella immagine sullo sfondo può essere stampato su fogli A3 ed appeso nelle stanze di catechismo, risultando utile soprattutto per i bambini del primo anno che ancora non hanno memorizzato bene le preghiere più semplici.
Il poster propone una catechesi visiva sul primo capitolo del Catechismo «Io sono con voi», organizzando in sequenza i principali e più significativi disegni e accentuano la connotazione religiosa del messaggio.
Le dimensioni indicate per il poster sono 17.00 x 24.00. Una scheda illustrata sul Padre nostro può essere adatta per i bambini del primo corso di Catechesi, mentre una scheda composta da una pagina per la catechista e una, da completare, per i bambini può accompagnare il primo anno di comunione.
Le semplici schede per un «gruppo zero» di bambini delle prime classi elementari possono contenere uno schema per memorizzare meglio il segno di croce e micro spiegazioni del Padre nostro con immagini da applicare, tipo calendario dell’Avvento.
Il Padre nostro nella celebrazione
La consegna del «Padre nostro» può essere accompagnata da una semplice scheda adatta ai bambini del primo anno di catechesi. Un’altra scheda può essere utilizzata per la consegna del «Padre nostro» ai ragazzi all'interno della celebrazione Eucaristica.
La scheda riporta il rinnovo delle promesse battesimali, le preghiere dei fedeli, l'offertorio ed una preghiera dopo la comunione. Un dialogo tra il sacerdote e i bambini durante la celebrazione può accompagnare la consegna della preghiera del Padre Nostro.
Il momento celebrativo può essere illustrato con una chiesa, l’altare, il sacerdote, i bambini e una grande scritta con le parole «Padre nostro che sei nei cieli». Il disegno deve favorire la partecipazione e il senso di appartenenza alla comunità.
«Nei cieli» come casa e patria
Il simbolo dei cieli ci rimanda al mistero dell'Alleanza che viviamo quando preghiamo il Padre nostro. Egli è nei cieli: questa è la sua dimora; la casa del Padre è dunque la nostra «patria».
Il peccato ci ha esiliati dalla terra dell'Alleanza ed è verso il Padre, verso il cielo, che ci fa tornare la conversione del cuore. Ora, è in Cristo che il cielo e la terra sono riconciliati, perché il Figlio «è disceso dal cielo», da solo, e al cielo fa tornare noi insieme con lui, per mezzo della sua croce, della sua risurrezione e della sua ascensione.
Quando la Chiesa prega: «Padre nostro che sei nei cieli», professa che siamo il popolo di Dio, già fatti sedere nei cieli, in Cristo Gesù, nascosti con Cristo in Dio, mentre, al tempo stesso, «sospiriamo in questo nostro stato, desiderosi di rivestirci del nostro corpo celeste» (2 Cor 5,2).
I cristiani «sono nella carne, ma non vivono secondo la carne. Passano la loro vita sulla terra, ma sono cittadini del cielo».
Un disegno su questo tema può raffigurare una strada che dalla terra conduce verso una casa luminosa, con Cristo al centro e persone in cammino. Il cielo non viene così presentato come un semplice sfondo, ma come il segno della casa del Padre e della meta della conversione.
Attività per diverse fasce d’età
Bambini del primo anno
Per i bambini del primo anno di catechismo sono adatte immagini grandi, linee semplici, poche parole e attività manuali. La colorazione, il ritaglio e l’abbinamento tra frase e figura aiutano a imparare la preghiera senza trasformarla in una ripetizione puramente meccanica.
Una semplice spiegazione del Padre nostro può essere proposta ai bambini di seconda e terza elementare. Le schede illustrate possono contenere anche le preghiere che ogni bambino dovrebbe sapere già nei primi anni di catechismo: Padre Nostro, Ave Maria, Gloria al Padre, Ti Adoro, Angelo di Dio.
Bambini della scuola primaria
Per i bambini più grandi si possono utilizzare il puzzle, il cubo, le frasi da completare e le definizioni da confrontare. L’attività può comprendere una riflessione sul significato delle parole «Padre», «nostro» e «cieli».
Un percorso annuale per bambini dalla terza alla quinta elementare può includere il Padre nostro figurato insieme ai momenti liturgici più forti, come Natale, Quaresima, Pasqua e il mese mariano.
Ragazzi delle medie
Per i ragazzi delle medie può essere proposta una breve riflessione sulla preghiera del Padre Nostro, accompagnata da domande sul rapporto con Dio, sulla fiducia, sull’unità dei cristiani e sul superamento degli antagonismi.
Schede sintetiche sul tema «Chi è il cristiano» possono includere un approfondimento intitolato «Pregare il Padre Nostro», insieme a temi come la grazia, la perfezione, la pace, i doni dello Spirito Santo, il Vangelo, l’amore e il posto nella Chiesa.
La preghiera come relazione
La preghiera del Padre nostro è stata trasmessa da Gesù ai discepoli in lingua aramaica e tardivamente trascritta in greco in ambiente ebraico nel Vangelo secondo Matteo (Mt 6,9-13).
Per spiegare ai bambini perché si prega, come pregare e per cosa pregare, è utile partire dal fatto che Gesù ci ha insegnato una preghiera. Una spiegazione molto semplice sulla preghiera può essere adatta ai bambini del catechismo.
Pregare non significa soltanto pronunciare parole, ma entrare in relazione con il Padre, riconoscere la sua presenza e imparare a vivere come figli. Il disegno può esprimere questa relazione attraverso lo sguardo, le mani, la luce e la vicinanza tra le persone.
Disposizioni di chi prega
La fiducia semplice e filiale, la sicurezza umile e gioiosa sono le disposizioni che convengono a chi prega il «Padre nostro».
Possiamo invocare Dio come «Padre» perché ce lo ha rivelato il Figlio di Dio fatto uomo, nel quale, mediante il Battesimo, siamo incorporati e adottati come figli di Dio.
La Preghiera del Signore ci mette in comunione con il Padre e con il Figlio suo, Gesù Cristo. Nel medesimo tempo rivela noi a noi stessi.
Pregare il Padre nostro deve sviluppare in noi la volontà di somigliargli e far crescere in noi un cuore umile e confidente.
Dicendo Padre «nostro» noi invochiamo la Nuova Alleanza in Gesù Cristo, la comunione con la Santissima Trinità e l'amore divino che, attraverso la Chiesa, abbraccia il mondo intero.
L'espressione «che sei nei cieli» non indica un luogo, ma la maestà di Dio e la sua presenza nel cuore dei giusti. Il cielo, la casa del Padre, costituisce la vera patria, verso la quale siamo in cammino e alla quale già apparteniamo.