Il Santuario del Divin Prigioniero si trova a Valle di Colorina, in provincia di Sondrio, ed è un tempio votivo dedicato ai prigionieri e ai caduti di tutte le guerre. Nato dall’esperienza di prigionia del venerabile don Giovanni Folci durante la Prima guerra mondiale, il santuario custodisce la memoria delle vittime dei conflitti e propone un messaggio di preghiera, pace, solidarietà e speranza.
Il 27 settembre 1925 veniva inaugurato a Colorina, nel cuore della Valtellina, il Santuario del Divin Prigioniero, voluto dal venerabile don Carlo Folci come tempio votivo dedicato ai prigionieri e ai caduti di tutte le guerre. Il Santuario del Divin Prigioniero è aperto tutto l’anno per accogliere pellegrini e visitatori che desiderano conoscere questo luogo sacro nato dalla sofferenza e trasformato in tempio di speranza.

Il significato del Santuario del Divin Prigioniero
Il Santuario è un luogo di memoria e di fede, costruito per ricordare e onorare le persone morte in guerra e durante la prigionia. Santuario a ricordo e preghiera per tutti i caduti e prigionieri di tutte le guerre, voluto dal Venerabile Don Giovanni Folci a seguito della sua esperienza di Cappellano Militare durante la prima guerra mondiale.
A differenza dei santuari tradizionali, il Divin Prigioniero non custodisce immagini sacre o reliquie fisiche. La sua sacralità risiede nel suo significato intrinseco: un memoriale vivente, un’offerta votiva che incarna la preghiera e il ricordo per coloro che hanno perso la vita al fronte.
Si eleva oggi nella bella terra della Valtellina: si presenta come un grande sarcofago, che vuole accogliere, per onorarle, tutte le salme dei prigionieri morti nei campi di concentramento. Il Santuario sorse nell’immediato primo dopoguerra, a Valle, frazione di Colorina, ad opera del parroco del paese, don Giovanni Folci.
Il motto che riassume tutta la spiritualità del luogo è: «Qui i vivi pregano per i morti e i morti intercedono per i vivi». Il santuario richiama inoltre Gesù “Divin Prigioniero” del Tabernacolo, presenza eucaristica al centro della preghiera della comunità.
Don Giovanni Folci e l’origine del tempio votivo
La storia del Santuario del Divin Prigioniero è indissolubilmente legata alla figura carismatica di Don Giovanni Folci, cappellano militare durante il primo conflitto mondiale. Testimone diretto delle sofferenze e delle atrocità della guerra, Don Folci fece un voto solenne: se fosse sopravvissuto, avrebbe eretto un santuario per onorare la memoria dei suoi commilitoni caduti.
Il Santuario del Divin Prigioniero nasce da un’intuizione maturata nel campo di concentramento di Celle-lager durante la Prima Guerra Mondiale. Don Giovanni Folci, prigioniero insieme a migliaia di soldati italiani, concepì l’idea di costruire un tempio votivo a ricordo dei morti in prigionia e in tutte le guerre.
La storia del Santuario inizia nelle trincee di Caporetto e nei campi di prigionia austriaci, dove Don Giovanni Folci maturò l’idea di costruire un tempio votivo per i 70.000 morti in prigionia. Il progetto, condiviso con i compagni di sventura, raccolse numerose adesioni e trovò conferma nell’udienza con Papa Benedetto XV il 23 marzo 1919.
Dopo la disfatta di Caporetto, fu fatto prigioniero e rinchiuso prima nel campo di prigionia di Celle-Lager, nella Bassa Sassonia, e poi nel lazzaretto di Lymburg. Conosce gli stenti e la fame nel campo di concentramento di Celle (Hannover), dove trascorre quattordici mesi di prigionia, prolungati volontariamente per assistere gli intrasportabili fino all’arrivo della Croce Rossa.
Don Folci tornò a Valle nel 1919 e diede subito inizio alla realizzazione del progetto confidando nella Divina Provvidenza. Tornato a Valle, Don Folci iniziò immediatamente la realizzazione: la prima pietra fu posta il 10 luglio 1920 e nel 1921 l’edificio era completato nelle strutture murarie.
La costruzione e le principali date storiche
| Data | Avvenimento |
|---|---|
| 23 marzo 1919 | Udienza con Papa Benedetto XV, durante la quale il progetto trovò conferma. |
| 10 luglio 1920 | Posa della prima pietra del tempio votivo. |
| 1921 | Completamento dell’edificio nelle strutture murarie. |
| 27 settembre 1925 | Inaugurazione del Santuario da parte del Vescovo di Sassari S. Ecc.za Mons. Saba. |
| 27 settembre 1936 | Consacrazione degli altari. |
| 30 ottobre 1942 | Proclamazione del Santuario Eucaristico della Valtellina. |
La popolazione si adoperò con impegno per aiutare il parroco, il quale riuscì in pochi anni a trasformare il paese coinvolgendo gli abitanti nei suoi progetti e facendo germogliare numerose vocazioni alla vita religiosa. La costruzione, avvenuta grazie al sacrificio degli abitanti della valle che trasportavano pietre e materiali a mano, resta una testimonianza di solidarietà e dedizione.
Il 27 settembre 1925 venne inaugurato dal Vescovo di Sassari S. Ecc.za Mons. Saba. Il 27 settembre 1936 avvenne la consacrazione degli altari e il 30 ottobre 1942 fu proclamato Santuario Eucaristico della Valtellina.
Nel 1935, la chiesa costruita a suffragio dei caduti in prigionia fu elevata a Santuario Eucaristico dal Vescovo di Como. La data del riconoscimento eucaristico è inoltre indicata nel 30 ottobre 1942, quando il santuario fu proclamato Santuario Eucaristico della Valtellina.
Arte, architettura e patrimonio religioso
Gli affreschi di Nicola Arduino e le opere di Pietro Tavani arricchirono il Santuario con un ciclo pittorico ispirato al tema della prigionia attraverso episodi biblici e storici. Le opere d’arte che lo adornano - dai dipinti di Nicola Arduino ai bronzi di Pietro Tavani, fino alla Via Crucis monumentale - ne fanno un patrimonio religioso e culturale di grande valore.
La visita permette di ammirare gli splendidi affreschi di Nicola Arduino che narrano episodi biblici legati al tema della prigionia, l’Ostensorio realizzato con le medaglie al valore dei soldati e le opere artistiche di Pietro Tavani.
Il complesso artistico traduce in immagini il rapporto tra la sofferenza della prigionia, il sacrificio dei caduti, la passione di Cristo e la speranza della redenzione. La Via Crucis monumentale completa questo percorso di memoria e meditazione.
Il messaggio spirituale
Don Folci volle che il Santuario fosse un “no” alla brutalità della guerra e un invito a costruire la pace. L’Anno Folciano sarà un’occasione per rivivere questo messaggio e riscoprirne la forza oggi.
La sua spiritualità, fortemente legata alla pace, all’amore per i sacerdoti e alla cura dei più fragili, sarà al centro delle celebrazioni. L’Anno Folciano, con i suoi eventi, cammini e nuove opere, vuole rinnovare quel patrimonio, invitando tutti - fedeli, pellegrini, visitatori - a non abituarsi mai al dramma della guerra e a impegnarsi nella costruzione di una pace duratura.
Il Santuario del Divin Prigioniero non è solo un monumento del passato, ma un simbolo vivo di fede e comunità. La sua costruzione resta una testimonianza di solidarietà e dedizione, mentre la preghiera per i caduti e i prigionieri continua a collegare la memoria storica alla responsabilità del presente.
La spiritualità eucaristica
La chiesa è aperta quotidianamente per la preghiera personale e l’adorazione eucaristica, mantenendo vivo il legame con Gesù ‘Divin Prigioniero’ del Tabernacolo. Durante la visita è possibile sostare in preghiera davanti al Tabernacolo, cuore pulsante del Santuario, dove riposa Gesù ‘Divin Prigioniero’.
Grande fu la sua fede nella presenza di Gesù nell’Eucaristia, da cui derivava la pietà con la quale celebrava la S. Messa, il suo amore per il culto liturgico, l’adorazione eucaristica e la devozione a Maria, che indicava come modello di tutte le virtù.
Il Santuario del Divin Prigioniero offre diverse opportunità di crescita spirituale per pellegrini, gruppi e singoli fedeli che desiderano vivere momenti di preghiera e riflessione. Organizziamo celebrazioni speciali in occasione delle principali festività liturgiche, commemorazioni per i caduti in guerra e momenti di preghiera per la pace nel mondo.
La preghiera per i caduti, i prigionieri e i sofferenti
Affida le tue intenzioni di preghiera alla comunità del Santuario del Divin Prigioniero, dove ogni giorno sacerdoti e Ancelle ricordano nelle celebrazioni eucaristiche le necessità e le speranze di tutti coloro che si rivolgono alla nostra intercessione.
Seguendo l’esempio di Don Folci, che nel lager pregava per i suoi parrocchiani di Valle, anche noi vogliamo essere ponte di comunione nella preghiera. Le vostre richieste vengono affidate a Gesù ‘Divin Prigioniero’ del Tabernacolo durante l’adorazione quotidiana e nelle celebrazioni liturgiche.
Non importa quanto grande o piccola sia la vostra necessità: ogni cuore che soffre, ogni gioia da condividere, ogni speranza da alimentare trova spazio nella nostra preghiera comunitaria.
Don Folci: sacerdote, cappellano militare e fondatore
Il Venerabile Servo di Dio Giovanni Folci nacque il 24 febbraio 1890 a Cagno (Italia) in una famiglia di sane tradizioni cristiane. Dopo la scuola elementare, mentre frequentava il collegio di Vendrogno (Arcidiocesi di Milano), cominciò a maturare la vocazione al sacerdozio.
Nel 1904, dopo essersi iscritto al Seminario di S. Abbondio in Como per frequentare il ginnasio superiore ed il liceo, fu costretto, a causa di disturbi gastrici e polmonari, a trasferirsi al collegio arcivescovile “Alessandro Volta” di Lecco per proseguire gli studi in un ambiente più salubre.
Durante il periodo giovanile, fu seguito dal Servo di Dio Don Carlo Sonzini, zio che lo sostenne e lo accompagnò per tutta la vita, incitandolo ad essere perseverante nei suoi studi e nella preghiera. Nel 1911, il Servo di Dio fu trasferito nel Seminario di Como per completare gli studi teologici.
Fu ordinato sacerdote il 13 luglio 1913. Dopo un primo intenso lavoro pastorale nella parrocchia di Valle Colorina, con lo scoppio della Prima Guerra Mondiale dovette partire per il fronte come cappellano.
Durante la guerra scrisse un diario e una copiosa corrispondenza epistolare che sono la testimonianza della sua volontà di portare la luce di Cristo tra tutti gli orrori del conflitto. Allo scoppio della prima Guerra Mondiale, don Giovanni è chiamato al fronte a vestire la divisa di cappellano, aggregato al 38° Rgt. Fanteria, vivendo la dura guerra di trincea in prima linea.
Viene decorato al valor militare. A seguito della disfatta di Caporetto, anche lui è fatto prigioniero ed inviato in vari campi di concentramento della Germania, fino al 1919, allorché fa ritorno nella sua parrocchia di Valle, avendo sempre nel cuore i suoi compagni di prigionia.
Rientrato come parroco a Valle Colorina nel 1919, fece costruire il “Santuario del Divin prigioniero”, in onore e in suffragio delle persone morte in guerra e durante la prigionia.
L’Opera del Divin Prigioniero
Intorno al Santuario, don Folci fonda un’istituzione, dedicata proprio a Gesù Divin Prigioniero e formata da anime generose, suore e poi sacerdoti, che condividono il suo entusiasmo e la sua passione nel consacrare la vita al Signore e agli uomini.
Contemporaneamente, diede inizio a varie attività, denominate in seguito “Opera del Divin Prigioniero”: la Scuola Apostolica e il Preseminario, con lo scopo di dare ai giovani una formazione propedeutica al percorso seminaristico; un’Associazione di Sacerdoti, per la cura delle vocazioni sacerdotali e religiose e per il sostegno spirituale e materiale dei presbiteri.
Tra le iniziative vi fu anche la Congregazione religiosa femminile “Ancelle del Divin Prigioniero”, in seguito chiamata “Ancelle di Gesù Crocifisso”, con lo scopo di provvedere all’assistenza e all’educazione dei ragazzi presenti nelle Scuole Apostoliche e nei Preseminari.
La data di nascita di questa famiglia spirituale è il 29 novembre 1926, con l’arrivo a Valle delle prime quattro signorine che formeranno le Ancelle di Gesù Crocifisso.
Don Folci avviò inoltre una casa di villeggiatura per sacerdoti a S. Caterina Valfurva. Si prodigò per far costruire Preseminari a S. Croce, Como, Borghetto d’Arroscia di Albenga e nella Città del Vaticano. Nel 1948 a Loano venne aperta una casa per sacerdoti anziani e infermi.
Nel 1960, fu nominato Rettore della chiesa “Beata Vergine del Soccorso” in Ossuccio, dove avviò una associazione laicale di donne, Le Amiche di Gesù Crocifisso, che si proponevano di collaborare mediante la preghiera e il servizio con le Ancelle di Gesù Crocifisso.
Il servizio ai sacerdoti e ai più fragili
Caratteristica della spiritualità di don Folci fu l’amore ardente per il sacerdozio, che manifestò nel coltivare nei fanciulli i germi della vocazione sacerdotale e nel dedicarsi con affetto alla cura dei sacerdoti anziani e ammalati.
Egli si mostrò sempre sacerdote entusiasta, dal carattere forte, ma affabile, temprato dai disagi della prima guerra mondiale, in cui fu cappellano militare, e poi dalla prigionia. Volle realizzare la sua intima vocazione di dedizione e di amore a Dio e ai fratelli, dando inizio a varie iniziative apostoliche, che culminarono nella fondazione dell’“Associazione dei Sacerdoti e delle Ancelle di Gesù crocifisso”.
Non trascurò, tuttavia, i sacerdoti che erano arrivati alla fine della loro missione terrena, per i quali creò un centro di assistenza, la Casa del Sacerdote per preti in difficoltà, anziani o malati.
Era particolarmente sensibile nell’esercizio della carità a favore dei fratelli più bisognosi che chiamava “i Gesù”. Amava i poveri, i malati, i peccatori, i prigionieri di guerra e i sofferenti colpiti da lutto.
Il riconoscimento delle virtù eroiche
Il 30 settembre 2015 Papa Francesco autorizza la promulgazione del decreto con il quale «si riconoscono le virtù eroiche del servo di Dio don Giovanni Folci, sacerdote diocesano e fondatore dell’Opera Divin Prigioniero».
Il riconoscimento delle virtù eroiche è il passaggio che, di fatto, sancisce la chiusura della prima parte del “processo di canonizzazione”, che si aprì solennemente, con la fase diocesana, il 12 novembre 2005 presso il Santuario del Divin Prigioniero a Valle di Colorina.
Don Giovanni Folci, da servo di Dio, appellativo che viene dato con l’apertura del “processo di canonizzazione” fin dalla fase diocesana, è proclamato “venerabile”. Il passo successivo - ovvero la proclamazione a beato - richiede il riconoscimento di un miracolo avvenuto per intercessione del venerabile.
La sua tomba si trova nel Santuario del Divin Prigioniero a Valle di Colorina. Sotto l’altare della navata sinistra sono conservate le spoglie del Venerabile Don Giovanni Folci, lì puoi fermarti in preghiera e chiedere la sua intercessione.
La spiritualità di don Folci
Per il Venerabile Servo di Dio la santità significava vivere costantemente la sequela Christi per dare gloria a Dio e salvare le anime. Ebbe l’intuizione di occuparsi della formazione dei fanciulli che manifestavano il desiderio di intraprendere la via del sacerdozio.
Nell’individuare la vocazione particolare di ciascun ragazzo affidato alle sue cure, era dotato di una capacità di discernimento fuori dal comune. Uomo ricco di speranza e abbandonato alla Divina Provvidenza promosse molte iniziative per il Regno di Dio.
Fu umile nel chiedere consigli e nel lasciarsi guidare, soprattutto dai Padri spirituali. Esercitò la virtù della prudenza nel saper attendere i tempi opportuni, senza scoraggiarsi, ma conservando sempre la fiducia nell’aiuto di Dio.
Ebbe una spiritualità vittimale, vivendo il sacerdozio come partecipazione al Sacrificio di Cristo. Si offrì per la santificazione del clero, la conversione dei peccatori, l’obbedienza ai Superiori e l’amore alla Chiesa.
Nel gennaio del 1956, su invito del mio predecessore Pio XII, inaugurò in Vaticano il preseminario san Pio X, con il particolare impegno di prestare il servizio liturgico nella Basilica di san Pietro.
Nel momento, poi, di lasciare questa terra, il 31 marzo 1963, egli affidò come testamento ai suoi figli e alle sue figlie spirituali questo programma apostolico: “Vorrei l’Opera planetaria per soccorrere i sacerdoti!”.
Nella sua esistenza, travagliata e irta di difficoltà, aveva compreso appieno che solo Gesù è il redentore e il salvatore. Aveva anche capito quale deve essere il ruolo del sacerdote, ministro del Signore e amico di ogni essere umano.
Il vostro fondatore riteneva la santa Messa come l’azione più importante e impegnativa della giornata, come il culmine e la sorgente di ogni attività “per le anime particolarmente nostre, le anime sacerdotali”.
Il programma apostolico che il vostro fondatore vi ha lasciato è: “Uno sguardo al Crocifisso: lui è la guida e il modello. Uno sguardo alla Madonna: lei è la Mamma, conforto e aiuto!”.
La visita al Santuario
Situato a Valle di Colorina, in provincia di Sondrio, il Santuario è facilmente raggiungibile dalla strada statale della Valtellina. Il Santuario è aperto tutti i giorni dalle 7.00 alle 19.00.
La visita permette di ammirare gli splendidi affreschi di Nicola Arduino che narrano episodi biblici legati al tema della prigionia, l’Ostensorio realizzato con le medaglie al valore dei soldati e le opere artistiche di Pietro Tavani.
Il Santuario accoglie pellegrinaggi diocesani e gruppi parrocchiali che desiderano conoscere la storia di Don Folci e approfondire la devozione eucaristica. Sono disponibili materiali informativi e guide per la visita, che illustrano il significato degli affreschi e delle opere d’arte presenti.
Il Santuario è completamente accessibile e accoglie tutti i visitatori. Il parcheggio gratuito di 30 posti si trova a fianco del Santuario. L’accesso è consentito anche ai pullman.
- Bagni;
- bar;
- Museo “Il Nido dell’Opera” con bookshop;
- sala per pranzo al sacco.
Una visita al santuario può essere abbinata alla scoperta di altri luoghi sacri della Valtellina, in un itinerario di fede e di cultura che tocca le radici profonde della spiritualità locale.
Il Centenario del Santuario e l’Anno Folciano
A cento anni di distanza, questo luogo di memoria e di fede si prepara a vivere un anniversario storico: il Centenario del Santuario, che darà il via a un anno intero di celebrazioni, l’“Anno Folciano”, in programma dal settembre 2025 al novembre 2026.
L’iniziativa è promossa dall’Opera del Divin Prigioniero, fondata da don Folci e animata ancora oggi da sacerdoti, ancelle e laici, in collaborazione con la Parrocchia di Valle di Colorina e il Comune di Colorina, con il sostegno del vescovo di Como, il cardinale Oscar Cantoni.
L’Anno Folciano si propone di far conoscere e attualizzare il messaggio di don Folci (1890-1963), figura straordinaria di sacerdote, cappellano militare durante la Prima Guerra Mondiale e poi fondatore del Santuario e dell’Opera.
Il programma prende avvio il 27 settembre 2025 con la celebrazione del Centenario: giornata di accoglienza per la comunità e i pellegrini, visite guidate al Santuario e agli spazi privati di don Folci, la Santa Messa presieduta dal cardinale Cantoni, momenti conviviali e, nel pomeriggio, lo spettacolo meditativo “Musica Divina” a cura di “Equivoci Musicali”.
Gli appuntamenti principali
| Data | Appuntamento |
|---|---|
| 27 settembre 2025 | Celebrazione del Centenario, visite guidate, Santa Messa presieduta dal cardinale Cantoni e spettacolo meditativo “Musica Divina”. |
| 9 novembre 2025 | Giornata in memoria dei caduti di tutte le guerre, con la partecipazione delle Forze Armate e dell’Ordinario Militare d’Italia. |
| 9 novembre 2025 | Apertura della mostra permanente “Sui passi del Venerabile don Folci”. |
| 9 novembre 2025 | Riapertura della cappellina e dell’alloggio privato di don Folci, trasformati in un piccolo museo. |
| 9 novembre 2025 | Pubblicazione di una nuova biografia aggiornata del sacerdote. |
| 8 dicembre 2025 | Estrazione della lotteria solidale per finanziare le opere del Centenario. |
| 27 novembre 2026 | Chiusura dell’Anno Folciano e avvio del centenario dell’Opera Divin Prigioniero. |
A questi si affiancheranno momenti di preghiera, riflessione e attività formative rivolte a scuole, parrocchie e associazioni, con particolare attenzione ai giovani.
Il Viale delle Rimembranze e i Sentieri di don Folci
Tra i progetti più attesi spicca il Viale delle Rimembranze, un percorso a forma di croce che partirà dalla scalinata del Santuario e si svilupperà sui prati circostanti.
Lungo il cammino saranno collocati pannelli con i pensieri di don Folci, targhe commemorative per i caduti e prigionieri di ogni conflitto e una collina centrale con la bandiera italiana.
Il viale sarà parte integrante dei “Sentieri di don Folci”, tre itinerari ad anello pensati per pellegrini e visitatori:
- dalla stazione ferroviaria di San Pietro Berbenno al Santuario;
- attorno al Santuario, includendo il Viale delle Rimembranze;
- dal Santuario fino alla località alpina “La Corna in Monte”, a 1.000 metri di quota.
Questi percorsi uniranno spiritualità, memoria e natura, attraversando paesaggi tipici della Valtellina e permettendo a pellegrini e turisti di vivere un’esperienza immersiva.

Comunità, memoria e futuro
Il Sindaco di Colorina, Doriano Codega, sottolinea: «Il centenario del Santuario e l’Anno Folciano rappresentano un’occasione straordinaria per rafforzare la nostra identità locale e valorizzare la memoria storica e la spiritualità. Opere come il Viale delle Rimembranze e i nuovi percorsi folciani lasceranno un’eredità duratura per le future generazioni».
Anche gli Amici dell’Opera del Divin Prigioniero hanno dato un contributo concreto, come spiega Enzio Caimi: «Partecipare all’allestimento delle iniziative ci ha permesso di rafforzare il legame con la missione di don Folci, promuovendo valori di pace e solidarietà».
Infine, suor Lucia Sposetti, superiora delle Ancelle di Gesù Crocifisso, ricorda l’attualità del messaggio di don Folci: «La sua intuizione sulla centralità della donna nella vita della Chiesa si rivela oggi profetica e necessaria».
Il Santuario del Divin Prigioniero offre un’opportunità unica per un’avventura interiore. Visitare questo luogo significa ripercorrere le orme di Don Folci, approfondire la sua biografia, i suoi scritti, la sua testimonianza di fede e di servizio durante la guerra.
Visitare questo luogo significa anche riflettere sul significato del “Divin Prigioniero”, sul Cristo sofferente, sulla sua passione e sulla sua redenzione, e sul parallelo con il sacrificio dei soldati.
La raccolta di ex voto non è disponibile ma la visita al santuario offre spunti di riflessione sul significato del sacrificio e della fede.
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