Padre Amorth e le fatture di morte: significato, discernimento e preghiera

Padre Gabriele Amorth è stato un sacerdote paolino, esorcista della diocesi di Roma e una delle figure più note nel campo dell’esorcismo cattolico. Secondo la sua prospettiva, il maleficio è una forma di azione maligna che può assumere nomi e modalità diverse, tra cui maledizione, malocchio, fattura, legatura, vodoo e macumba.

Amorth distingueva però tra la gravità attribuita a una fattura di morte e l’effettiva possibilità che essa provochi la morte: «Esistono i malefici a morte? Sì, esiste il maleficio a morte, ho avuto a che fare con diversi di essi. Secondo me, il loro effetto non è assicurato, ma senza dubbio ci sono delle persone che tentano di lanciare dei malefici a morte». Nella sua visione, «un maleficio non può essere mortale, la vita è nelle mani di Dio».

Che cosa intendeva Padre Amorth per maleficio

L’esorcista dichiarava: «Maleficio è fare del male per mezzo del demonio. Il maleficio può essere fatto in tanti modi diversi, ecco che abbiamo, la maledizione, il malocchio, la fattura, la legatura, il vodoo, la macumba, sono tutte forme diverse di malefici».

In una definizione riportata nella tradizione della preghiera di liberazione, il maleficio viene descritto come «una particolare forma di magia nera, che si esplica attraverso riti e cerimoniali allo scopo di nuocere alle persone». Si chiama anche fattura perché si agisce con particolari oggetti opportunamente preparati.

Secondo questa impostazione, il maleficio non coincide con una semplice difficoltà della vita, con una malattia o con un conflitto personale. La sua eventuale identificazione richiede discernimento, prudenza e una valutazione complessiva della situazione.

Che cos’è una fattura di morte

Con l’espressione “fattura di morte” ci si riferisce a un maleficio considerato particolarmente grave, diretto a provocare la morte o un grave deterioramento della persona. Padre Amorth affermava di essersi occupato di casi che le persone interpretavano in questo modo, ma sottolineava che l’effetto non è assicurato.

La sua posizione può essere riassunta nelle parole: «Ma un maleficio non può essere mortale, la vita è nelle mani di Dio». Anche all’interno della prospettiva religiosa da lui espressa, quindi, la presenza di una presunta fattura non autorizza a concludere automaticamente che la vittima morirà.

Gli effetti attribuiti al maleficio possono riguardare, secondo la descrizione esorcistica, odio profondo, separazione dagli affetti, depressione, malattia, morte, suicidio, dissesto finanziario e possessione diabolica. Queste affermazioni appartengono alla spiegazione religiosa del fenomeno e non sostituiscono una valutazione medica o psicologica.

Maleficio diretto e maleficio indiretto

Il maleficio diretto viene descritto come un’azione compiuta contro la vittima utilizzando materiale ritenuto “maleficiato”. Il materiale usato può essere di diversa natura e, secondo questa tradizione, avrebbe la funzione di rappresentare lo strumento sensibile attraverso il quale Satana esercita il suo potere.

Una volta preparato, il materiale maleficiato viene fatto arrivare alla vittima principalmente in due modi: mescolandolo ai suoi cibi o alle sue bevande, oppure attraverso oggetti posti a suo diretto contatto, come materiali collocati all’interno di cuscini o materassi.

Il maleficio indiretto avviene mediante il transfert, ossia ricorrendo a oggetti e cose che rappresentano la vittima, come fotografie, indumenti o pupazzi. Si agisce con rituali magici caricando questi oggetti del male che si vorrebbe far arrivare alla vittima.

In questa interpretazione si richiama il cosiddetto “principio di omeopatia”, secondo cui il simile produce il simile. Inducendo la putrefazione nel materiale fatturato si vorrebbe causare il deperimento fisico della vittima; con la legatura del materiale fatturato si tenterebbe di “legare” la vittima, causandole un impedimento o un’impossibilità.

Schema del maleficio diretto e indiretto

Il rito e il materiale utilizzato

Il materiale usato nelle fatture, come il pupazzo che nel transfert raffigura la vittima, viene presentato come un “segno visibile” della volontà malefica di nuocere alla vittima. La spiegazione attribuita a Padre Amorth, tuttavia, insiste sul fatto che «il male viene dal rito satanico, più che dal materiale in sé usato».

In questa prospettiva vengono considerati tre fattori fondamentali: la volontà di chi mette in opera il maleficio, orientata verso il male; la volontà del diavolo di corrispondere alla richiesta; e la permissione divina.

I malefici possono avere effetto soltanto se Dio lo permette. La spiegazione religiosa precisa che Dio non manda sugli uomini il male, però potrebbe permetterlo, magari col fine di conseguirne un bene maggiore.

Il rito satanico del maleficio può essere considerato una manifestazione di volontà: per ottenere un maleficio si chiederebbe esplicitamente a Satana di portare il male nella vita di una persona. In questa prospettiva, il rito sarebbe riconducibile a un’invocazione diretta al demonio e a un’espressione di volontà.

La stessa impostazione attribuisce un’importanza centrale alla volontà di nuocere ricorrendo al demonio, più che alla natura concreta dell’oggetto utilizzato. I rituali e i materiali, da soli, non costituirebbero il fattore decisivo.

La differenza tra malocchio, maledizione, legatura e fattura

Il malocchio viene presentato come una particolare forma di maleficio. Le maledizioni, i riti voodoo, le legature e le fatture sono invece considerate forme diverse di maleficio.

Con il termine incantesimo si è soliti intendere quel tipo di rito o pratica che, sempre con il concorso dei demoni, mira ad ottenere un presunto bene, per esempio che una persona si innamori di noi. Proprio come il maleficio, anche l’incantesimo viene considerato una pratica pericolosa nella prospettiva esorcistica.

Secondo questa visione, il pericolo riguarderebbe non soltanto chi subisce tali pratiche, sempre che Dio lo permetta, ma anche chi le compie o le commissiona.

Come distinguere un sospetto da una certezza

Padre Amorth spiegava che il discernimento dovrebbe precedere qualunque conclusione. «Entriamo nel vivo del problema che a noi interessa: quali sono i sintomi da cui si capisce che un male è malefico e non di origine naturale». In base ai risultati dell’esame si può indirizzare la persona ai medici, proporre una preghiera di liberazione oppure valutare un esorcismo.

Secondo il metodo da lui descritto, un solo sintomo, per quanto significativo, non può mai bastare. Occorrono vari elementi e, nella sua prospettiva, soltanto l’esorcismo poteva condurre a una certezza morale.

Il primo esame poteva avvenire attraverso un breve interrogatorio, anche per telefono o per lettera. Se mancavano segni di sospetto, Amorth dichiarava di limitarsi a qualche consiglio adatto al caso.

Quando invece riscontrava segni di sospetto, fissava un appuntamento e iniziava con un esorcismo di indagine, più o meno lungo secondo le reazioni osservate. A suo giudizio, l’esorcismo aveva non soltanto un effetto curativo e di liberazione, ma anche, e prima di tutto, un valore diagnostico.

Le situazioni che possono generare falsi allarmi

Amorth raccontava che molte persone si rivolgevano a lui senza sintomi significativi. Alcuni dicevano di aver sentito parlare di malefici e di voler sapere se ne fossero vittime; ad altri sembrava che un figlio nervoso fosse stato colpito da qualcosa; altri ancora attribuivano la fine di una relazione a una fattura.

In casi simili, secondo il suo racconto, le domande mostravano spesso l’assenza di elementi sufficienti a destare sospetto. Per questo egli consigliava di pregare, accostarsi ai sacramenti, vivere conforme alla legge del Signore e respingere la falsa paura.

Padre Amorth si dichiarava contrario alle soluzioni semplicistiche. «Tutte storie, tutte falsità» non sarebbe stato, a suo giudizio, un criterio sufficiente: era necessario discernere perché, anche se nella maggioranza dei casi si tratta di falsi allarmi o di imbrogli, talvolta si tratta invece di avvertimenti seri.

Tra le cause di confusione indicava il ricorso a cartomanti, guaritori, maghi, veggenti e persone che attribuivano automaticamente ogni difficoltà a una fattura. In alcuni casi, il sospetto nasceva anche da richieste economiche rivolte da operatori dell’occulto a chi cercava di “togliere” il maleficio.

I sintomi considerati sospetti nella prospettiva esorcistica

Tra i primi elementi indicati da Amorth vi erano l’incapacità dei medici di formulare una diagnosi precisa e l’inefficacia delle medicine. Egli chiariva che non intendeva dire che le medicine non guariscono il male, ma che talvolta non ottengono neppure quell’effetto immediato che sarebbe loro proprio.

Come esempio citava sedativi o sonniferi del tutto inefficaci oppure capaci di produrre l’effetto contrario, benché assunti in dosi molto forti. Nella sua valutazione, l’incapacità di formulare una diagnosi e l’inefficacia delle medicine potevano costituire un primo elemento di sospetto, ma non una prova autonoma.

Un altro elemento indicato era l’improvvisa avversione al sacro: una persona un tempo praticante che non riusciva più a pregare, non andava più in chiesa, si arrabbiava quando veniva invitata ad andarci o provava disagio alla vista di immagini sacre.

Amorth menzionava inoltre crisi di rabbia e violenza contrarie al carattere abituale, insulti, bestemmie e mancanza di ricordo di quanto accaduto durante tali crisi. Egli precisava però che questi fenomeni possono essere comuni anche a disturbi psichici.

Tra le domande successive inseriva la durata del problema e il possibile collegamento con un fatto particolare. Venivano considerate anche eventuali sedute spiritiche, frequentazioni di maghi, cerchie di amicizie legate alla droga o all’occultismo e determinati ambienti di divertimento.

Secondo il suo racconto, i familiari potevano ricordare durante l’interrogatorio fatti e particolari ai quali non avevano dato importanza e che invece apparivano indicativi nel quadro complessivo.

Perché è necessario escludere cause mediche e psicologiche

La stessa descrizione del discernimento mostra che i comportamenti insoliti non possono essere interpretati automaticamente come prova di un maleficio. Le crisi di rabbia, le alterazioni del sonno, la sofferenza fisica, la depressione, i pensieri di morte e il rifiuto delle attività abituali possono richiedere prima di tutto un aiuto medico o psicologico.

Nel metodo attribuito ad Amorth, il compito iniziale consisteva proprio nel distinguere i sintomi significativi da quelli non significativi e nel decidere se indirizzare la persona ai medici, proporre una preghiera di liberazione oppure valutare un esorcismo.

La sofferenza intensa, soprattutto quando comprende pensieri suicidari, richiede un aiuto immediato da parte dei servizi sanitari e delle persone di fiducia. La preghiera può accompagnare il sostegno spirituale, ma non sostituisce l’intervento professionale e urgente.

La preghiera e la vita sacramentale secondo Padre Amorth

Per Amorth, la risposta fondamentale al male passava attraverso l’unione con Gesù Cristo mediante la Santa Messa, la confessione e il Santo Rosario. Egli insisteva sui mezzi ordinari della vita cristiana più che sulla ricerca continua di fenomeni straordinari.

La sua indicazione era chiara: «Considerato tutto questo, è necessaria una vita piena di grazia, una buona confessione sacramentale, il digiuno e la preghiera continua».

Secondo la sua prospettiva, chi vive secondo i precetti di Dio, si accosta spesso ai sacramenti ed è in stato di grazia non deve vivere nella paura dei malefici, perché «la grazia di Dio è molto più grande di qualsiasi opera del maligno».

Amorth raccomandava spesso una buona confessione generale, la ripresa di un’intensa vita di preghiera e una vita di grazia. Nel suo racconto, in molti casi questo percorso era sufficiente a ottenere la cessazione dei disturbi lamentati.

La sua posizione insisteva anche sul fatto che, senza preghiera e senza una vita di grazia, gli esorcismi non avrebbero efficacia. La protezione fondamentale del cristiano si trovava quindi nella vita sacramentale, nella preghiera e nell’unione con Cristo.

Il perdono come elemento della liberazione

Amorth considerava importante ricercare l’eventuale presenza di impedimenti alla grazia. Potevano essere situazioni irregolari da sistemare riguardo al matrimonio, al lavoro o alla gestione patrimoniale, oppure gravi ingiustizie commesse.

Un discorso particolare riguardava il perdono di cuore. Quando si riteneva di conoscere chi aveva causato i disturbi, oppure quando esistevano tensioni e gravi torti subiti, era necessario perdonare sinceramente, abbandonare il risentimento e pregare intensamente per quelle persone.

Secondo il suo racconto, in molti casi il perdono costituiva una via per rimuovere gli ostacoli alla grazia e ottenere la liberazione. Questa indicazione non equivaleva a giustificare le violenze subite né a impedire la ricerca della giustizia.

Le preghiere contro il maleficio

Le preghiere riportate nella tradizione legata a Padre Amorth sono rivolte a Dio e chiedono protezione, liberazione dal male e sostegno spirituale. Possono essere recitate come preghiere personali, senza trasformarle in una diagnosi automatica della propria situazione.

Preghiera contro il maleficio

Rituale Greco

Kyrie eleison. Signore Dio nostro, o Sovrano dei secoli, onnipotente e onnipossente, Tu che hai fatto tutto e che tutto trasformi con la tua volontà; Tu che a Babilonia hai trasformato in rugiada la fiamma della fornace sette volte più ardente e che hai protetto e salvato i tuoi santi tre fanciulli; Tu che sei dottore e medico delle nostre anime; Tu che sei la salvezza di coloro che a Te si rivolgono, Ti chiediamo e Ti invochiamo, vanifica, scaccia e metti in fuga ogni potenza diabolica, ogni presenza e macchinazione satanica, e ogni influenza maligna e ogni maleficio o malocchio di persone malefiche e malvagie operanti sul tuo servo (…).

Fa’ che in cambio dell’invidia e del maleficio ne consegua abbondanza di beni, forza, successo e carità; Tu, Signore, che ami gli uomini, stendi le tue mani possenti e le tue braccia altissime e potenti, e vieni a soccorrere e visita questa immagine tua, mandando su di essa l’Angelo della pace, forte e protettore dell’anima e del corpo, che terrà lontano e scaccerà qualunque forza malvagia, ogni veneficio e malia di persone corruttrici e invidiose.

Così che sotto di Te il tuo supplice protetto con gratitudine Ti canti: “Il Signore è il mio soccorritore e non avrò timore di ciò che potrà farmi l’uomo”; e ancora: “Non avrò timore del male perché Tu sei con me, Tu sei il mio Dio, la mia forza, il mio Signore potente, Signore della pace, padre dei secoli futuri”.

Sì, Signore Dio nostro, abbi compassione della tua immagine e salva il tuo servo (…) da ogni danno o minaccia proveniente dal maleficio, e proteggilo ponendolo al di sopra di ogni male; per l’intercessione della più che benedetta, gloriosa Signora la Madre di Dio e sempre vergine Maria, dei risplendenti Arcangeli e di tutti i tuoi santi. Amen!

Preghiera contro ogni male

Spirito del Signore, Spirito di Dio, Padre, Figlio e Spirito Santo, Santissima Trinità, Vergine Immacolata, Angeli, Arcangeli e Santi del paradiso, scendete su di me: fondimi, Signore, plasmami, riempimi di Te, usami.

Caccia via da me le forze del male, annientale, distruggile, affinché io possa stare bene e operare il bene. Caccia via da me i malefici, le stregonerie, la magia nera, le messe nere, le fatture, le legature, le maledizioni, il malocchio; l’infestazione diabolica, la possessione diabolica, l’ossessione diabolica; tutto ciò che è male, peccato, invidia, gelosia, perfidia; la malattia fisica, psichica, spirituale, diabolica.

Brucia tutti questi mali nell’inferno, perché non abbiano mai più a toccare me e nessun’altra creatura al mondo. Ordino e comando: con la forza di Dio onnipotente, nel nome di Gesù Cristo Salvatore, per intercessione della Vergine Immacolata: a tutti gli spiriti immondi, a tutte le presenze che mi molestano, di lasciarmi immediatamente, di lasciarmi definitivamente, e di andare nell’inferno eterno, incatenati da San Michele Arcangelo, da San Gabriele, da San Raffaele, dai nostri Angeli custodi, schiacciati sotto il calcagno della Vergine Santissima Maria. Amen.

Che cosa fare se si trova un oggetto sospetto

Nella tradizione riportata, se dopo un accurato discernimento si accerta la presenza di un oggetto utilizzato per una fattura o per un maleficio, viene indicato di aspergerlo con acqua santa e poi bruciarlo all’aperto, disperdendo le ceneri lungo corsi d’acqua.

La stessa indicazione precisa che può trattarsi di un guanciale maleficiato e che occorre bruciarlo dopo averlo asperso d’acqua santa, pregando all’aperto, per poi mettere le ceneri dove scorre acqua oppure nei contenitori delle immondizie quando si sa che finiscono negli inceneritori.

Nei casi considerati leggeri, viene indicato di aspergere l’oggetto con acqua benedetta senza distruggerlo. È comunque opportuno evitare manipolazioni rischiose di sostanze sconosciute, materiali potenzialmente contaminati o oggetti pericolosi.

Preghiera di liberazione ed esorcismo

La preghiera di liberazione o di autoliberazione viene descritta come uno strumento che può sciogliere molte “legature” e ridurre o bloccare gli effetti attribuiti ai malefici. Nei casi più difficili, secondo questa impostazione, sarebbe necessario ricorrere a un vero e proprio esorcismo svolto da un sacerdote esorcista.

L’esorcismo non dovrebbe essere praticato autonomamente da chi non ne ha l’autorità. La valutazione spetta a un sacerdote incaricato dalla diocesi, dopo un percorso prudente che tenga conto anche delle possibili cause mediche e psicologiche.

Nel racconto di Amorth, il comportamento durante l’esorcismo e gli effetti osservati nei giorni successivi potevano fornire ulteriori elementi. Talvolta, dopo una serie di esorcismi, la presunta presenza malefica si manifestava progressivamente; in altri casi non compariva alcuna reazione particolare.

Amorth raccontava che in alcuni casi la liberazione poteva richiedere mesi o anni. La durata dipendeva, secondo la sua prospettiva, dalla gravità del caso, da quanto il male fosse radicato, dall’impegno nella preghiera e dall’abbandono in Dio della persona, dei familiari e di quanti la aiutavano.

La morte e l’eredità spirituale di Padre Amorth

Gabriele Amorth fu nominato esorcista della diocesi di Roma nel 1985. Morì a Roma il 16 settembre 2016, all’età di 91 anni, dopo essere stato ricoverato per complicazioni polmonari.

Nel 1991 nacque l’Associazione italiana esorcisti. Nel 1993 Amorth e altri esorcisti italiani parteciparono a un convegno organizzato dall’esorcista francese René Chenessau e dal teologo René Laurentin; l’esperienza fu ripetuta nel 1994 ad Ariccia, dove si decise di organizzare un incontro ogni due anni.

Padre Amorth fu eletto presidente della struttura organizzativa e venne stesa la bozza di statuto di un’associazione internazionale. Nel 1990 aveva fondato l’Associazione internazionale degli esorcisti, di cui fu presidente fino al 2000 e successivamente presidente onorario.

Il nipote Giovanni ha ricordato un aspetto meno conosciuto del sacerdote: dietro l’uomo che per anni aveva combattuto contro l’azione del demonio c’era un sacerdote allegro, profondamente mariano e convinto che la protezione fondamentale del cristiano si trovasse nella vita sacramentale.

Giovanni lo descrive come un uomo meraviglioso, allegro, ottimista, amante degli scherzi e dotato di un carattere affettuoso. In famiglia, il suo ministero non era motivo di timore, ma veniva considerato una missione sacerdotale volta a combattere il male.

La risposta di Amorth alla domanda sulla possessione rimase particolarmente impressa nel nipote: «Il demonio può possedere il corpo, ma mai l’anima». Una persona colpita da una possessione, spiegava, poteva rimanere pienamente in grazia di Dio mediante la confessione, la preghiera, le opere di carità e i sacramenti.

Il sacerdote recitava quotidianamente il Rosario completo, comprendente i quattro gruppi di misteri, e aveva trasmesso quella pratica a Giovanni. La sua vita spirituale era inoltre legata a san Pio da Pietrelcina, che aveva conosciuto personalmente e visitato per 26 anni, dal 1942 fino alla morte del cappuccino nel 1968.

Di fronte al male, la convinzione che Amorth ripeté per gran parte del suo ministero era che la vita sacramentale, la preghiera e l’unione con Cristo occupassero il primo posto.

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