Annunciare il Vangelo significa dare la “buona notizia su Gesù, far conoscere il mistero pasquale della sua morte e risurrezione.
La buona notizia di Gesù, il suo Vangelo che voi siete chiamati ad annunciare, sarà accolto se sarà riconoscibile nel vostro volto e nella vostra vita concreta, se sarà tangibile e incontrabile in voi, nella vostra vita, nella vostra santità!
Annunciare il Vangelo non significa quindi soltanto trasmettere idee, formule o norme morali, ma rendere visibile nella propria esistenza l’amore salvifico di Dio manifestato in Gesù Cristo morto e risorto.
Il significato di «Vangelo» e il mandato di Gesù
Nel triennio 2025-2028 ho invitato la Chiesa Sabina a riflettere sul mandato che Gesù ha affidato ai suoi discepoli: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo».
Il primo anno lo stiamo dedicando al ‘contenuto’ dell’evangelizzazione; il secondo anno lo dedicheremo ai destinatari dell’evangelizzazione; il terzo anno allo spirito (cioè allo stile) dell’evangelizzazione.
Per fare questo con voi dobbiamo fare un esercizio semplicissimo: sostituire sempre la parola «vangelo» con la sua traduzione letterale dal greco, cioè «buona notizia».
Voi non siete semplicemente i destinatari delle attività della pastorale giovanile, ma siete anche i soggetti della pastorale giovanile.
Vi invito quindi a fare vostra la domanda che ho posto a tutta la Diocesi: come annunciate il vangelo, ovvero tradotto, siete capaci di annunciare innanzitutto a voi stessi e poi ai vostri amici la buona notizia?
Da dove cominciare nell’evangelizzazione
E’ sicuramente un problema per coloro che si propongono di evangelizzazione: da dove cominciare?
Spesso si confonde l’evangelizzazione con il catechismo per cui ci si immagina di dover affrontare il campo che ci è affidato con in mano il catechismo della Chiesa Cattolica con i suoi oltre 2000 articoli oppure scegliere un buon testo di catechesi da far digerire ai nuovi arrivati.
Il Concilio ci da alcune regole per partire: l’annuncio non deve ostacolare il dialogo con i fratelli, deve essere esposta integralmente la nostra dottrina, i teologi procedano con amore della verità con carità e umiltà e soprattutto è necessario un ordine delle verità da proporre; una vera gerarchia delle verità della dottrina cattolica e una volta prevista la via da seguire procedere con emulazione fraterna ad una conoscenza profonda delle insondabili ricchezze di Cristo.
Proprio a questo deve portare l’annuncio del vangelo perché tutte le ricchezze della fede sono orientate alla conoscenza di Cristo.
E’ San paolo che ci racconta il suo progetto di evangelizzazione: “A me , che sono l’infimo tra tutti i santi, è stata concessa questa grazia di annunciare ai Gentili le imperscrutabili ricchezze di Cristo, e di far risplendere agli occhi di tutti qual’ è l’adempimento del mistero nascosto da secoli nella mente di Dio, creatore dell’universo” (Ef 3,8)
Il cuore dell’annuncio: Gesù Cristo
Annunciare il Vangelo significa dare la “buona notizia su Gesù, far conoscere il mistero pasquale della sua morte e risurrezione. È questa l’attività evangelizzatrice della Chiesa, ma “il Vangelo dev’essere predicato ‘mediante lo Spirito Santo’”, affidandosi alla sua potenza.
Il Papa specifica che sono due gli elementi che caratterizzano la predicazione: il Vangelo, che è il suo contenuto, e lo Spirito Santo, che è il mezzo.
A proposito del contenuto bisogna ricordare che la predicazione di Gesù e quella degli Apostoli include “anche tutti i doveri morali che scaturiscono dal Vangelo, a partire dai dieci comandamenti fino al comandamento ‘nuovo’ dell’amore”, ma è l’operato di Cristo il cuore dell’annuncio, sottolinea il Pontefice.
Se non si vuole ricadere nell’errore denunciato dall’apostolo Paolo di mettere la legge prima della grazia e le opere prima della fede, se non vogliamo cadere in questo, è necessario ripartire sempre di nuovo dall’annuncio di ciò che Cristo ha fatto per noi.
“Il centro dell’attività evangelizzatrice e di ogni intento del rinnovamento ecclesiale” deve essere il kerygma, “il primo annuncio”, insiste Francesco, quello dal quale “dipende ogni applicazione morale”, che è anche “quello che si deve sempre tornare ad ascoltare in modi diversi” e sempre annunciare.
Papa Francesco ne parla nel’ “Evangelii gaudium”, mettendo in guardia dal pericolo che i media mutilino il messaggio riducendolo ad alcuni suoi aspetti secondari che “pur essendo rilevanti, per se soli, non manifestano il cuore del messaggio di Gesù Cristo”.
Il Papa continua “Quando si assume un obiettivo pastorale o uno stile missionario, che realmente arrivi a tutti senza eccezioni né esclusioni, l’annuncio si concentra sull’essenziale, su ciò che è più bello, più grande, più attraente e allo stesso tempo più necessario. La proposta diventa più convincente e radiosa”(E.G. 35).
Tutte le verità rivelate vengono da Dio e sono credute con la medesima fede ma alcune sono più importanti per esprimere più direttamente il cuore del vangelo.
Tra di esse chiaramente il “nucleo fondamentale che risplende è la bellezza dell’amore salvifico di Dio che si è manifestato in Gesù Cristo morto e risorto”
La buona notizia deve incarnarsi nella vita
Una buona notizia che venga accolta con frutto ha tre caratteristiche: si incarna nella persona che la annuncia, è coraggiosa ed è amabile.
Una notizia è buona quando è incarnata in una persona, di alcuni santi dei tempi recenti hanno parlato persino i giornali, perché la loro santità fu evidente a tutti e non se ne poteva che parlare.
Pensiamo a madre Teresa di Calcutta, lei era una notizia vivente!
Pensiamo a Padre Pio, anch’egli era una notizia!
E in tempi più recenti anche Carlo Acutis, giovane come voi, è stato una notizia.
La vita di chi annuncia diventa così parte integrante dell’annuncio. Frère Charles, anche in questo caso, ci viene in aiuto con i suoi scritti e con la sua vita, egli che da quando ha conosciuto Dio non ha potuto fare altrimenti che vivere solo per Lui, ha creduto e vissuto il vangelo con fermezza, senza tentennamenti o mezze misure.
La sua vita era diventata un vangelo vivente e, di conseguenza, un’esistenza evangelizzatrice.
Charles annuncia, con le parole, certo, ma anche con uno stile di vita che si “compromette” in prima persona, come quando si preoccupa di migliorare la vita delle popolazioni del deserto sahariano imparando la loro lingua e cercando di comprenderli; oppure quando si batte contro la schiavitù e ci ricorda che pur non essendo responsabili di governare (loro), abbiamo però il dovere di amare il prossimo e, quindi, «non abbiamo il diritto di essere cani muti e sentinelle mute».
Le tre caratteristiche dell’annuncio efficace
Un annuncio incarnato
Una notizia è buona quando è incarnata in una persona, di alcuni santi dei tempi recenti hanno parlato persino i giornali, perché la loro santità fu evidente a tutti e non se ne poteva che parlare.
La buona notizia di Gesù, il suo Vangelo che voi siete chiamati ad annunciare, sarà accolto se sarà riconoscibile nel vostro volto e nella vostra vita concreta, se sarà tangibile e incontrabile in voi, nella vostra vita, nella vostra santità!
Non è raro che si dia una prevalenza alla dimensione morale della fede o alla dimensione sociale tanto da far apparire il cristianesimo come una morale.
Certamente è molto più facile parlare di ciò che si deve fare, magari condito con una buona dose di psicologia, che annunciare che Gesù è l’unico Salvatore dell’uomo anche perché parlare dell’uomo dei suoi vizi e peccati è facile perché è l’esperienza di tutti i giorni che, colorita dalla loquela di un buon oratore, può essere anche divertente ascoltare mentre parlare di Gesù e delle “imperscrutabili ricchezze di Cristo” come San Paolo è necessario averle scoperte personalmente, il che vuol dire che è necessario essere testimoni.
Un annuncio coraggioso
Una notizia è buona quando è coraggiosa, e cioè sa sfidare il rifiuto, sa correre il rischio di essere rigettata.
Non sempre le nostre opere buone vengono riconosciute, talvolta anche se facciamo tutto bene andiamo incontro alla critica e al disprezzo degli altri, magari per l’invidia altrui.
Il nostro annuncio non deve preoccuparsi di questo.
Il primo a darci l’esempio è Gesù stesso, nel prologo di Giovanni ascoltiamo che «Il Verbo di Dio si fa carne, ma i suoi non l’hanno accolto».
Nella Chiesa tanti hanno annunciato il Vangelo fino alla testimonianza martiriale.
La buona notizia non si annuncia per calcolo o per interesse, ma col coraggio della verità!
Un annuncio amabile
Infine una buona notizia è accolta quando è amabile, cioè si accompagna delle opere della carità che suscitano l’amore in chi le riceve e in chi vi assiste.
Lo stesso Signore Gesù ha compiuto miracoli durante la sua predicazione.
Certo non erano il fine i miracoli sulla natura, ma il mezzo con cui si accompagnava l’annuncio della buona notizia della salvezza: Gesù ha guarito per far capire che l’uomo ha bisogno di guarigione; Gesù ha sfamato con la moltiplicazione dei pani per far capire che Dio ci dà un pane per la vita eterna.
Evangelizzare con franchezza, dunque, ma nello Spirito: «Evangelizzatori con Spirito vuol dire - spiega papa Francesco - evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo.
A Pentecoste, lo Spirito fa uscire gli Apostoli da se stessi e li trasforma in annunciatori delle grandezze di Dio.
Lo Spirito Santo, inoltre, infonde la forza per annunciare la novità del Vangelo con audacia (parresia), a voce alta e in ogni tempo e luogo, anche controcorrente.
La parresia evangelica
Iniziamo questo 2019 parlando di parresia evangelica, ossia la virtù cristiana di credere, parlare e annunciare il vangelo con coraggio e franchezza.
Gesù parlava con estrema franchezza, anzi, egli stesso è la via, la verità e la vita.
Gli evangelisti utilizzano il termine parresia per indicare la chiarezza con cui il Maestro annuncia per la prima volta la sua passione: «Faceva questo discorso apertamente» (Mc 8,32).
Giovanni adopera più spesso il termine con sfumature differenti: “apertamente”, “pubblicamente”, “chiaramente”, “senza bisogno di similitudini”, ecc.
Ma più che concentrarci sull’aspetto biblico o teologico del termine parresia, ci siamo proposti di declinare il tema in termini spirituali o, ancora meglio, quali conseguenze ne derivano per la fede e per l’annuncio del vangelo in un mondo che sta perdendo sempre più la forza della parola.
La buona notizia non si annuncia per calcolo o per interesse, ma col coraggio della verità!
Annunciare mediante lo Spirito Santo
Evangelizzare con franchezza, dunque, ma nello Spirito: «Evangelizzatori con Spirito vuol dire - spiega papa Francesco - evangelizzatori che si aprono senza paura all’azione dello Spirito Santo.
Invochiamolo oggi, ben fondati sulla preghiera, senza la quale ogni azione corre il rischio di rimanere vuota e l’annuncio alla fine è privo di anima.
Gesù vuole evangelizzatori che annuncino la Buona Notizia non solo con le parole, ma soprattutto con una vita trasfigurata dalla presenza di Dio» (EG 259).
E ancora: «Il vero missionario, che non smette mai di essere discepolo, sa che Gesù cammina con lui, parla con lui, respira con lui, lavora con lui.
Sente Gesù vivo insieme con lui nel mezzo dell’impegno missionario» (EG 266).
Annunciare con lo Spirito significa riconoscere che l’evangelizzatore non agisce soltanto attraverso le proprie capacità, ma si lascia guidare e trasformare dalla presenza di Dio.
Pregare prima di annunciare
Ma come mettere in pratica tutto questo? In che modo affidarsi allo Spirito Santo? Anzitutto pregando e poi non predicando sé stessi è la risposta del Pontefice.
Lo Spirito Santo viene su chi prega, perché il Padre celeste - è scritto - “dà lo Spirito Santo a chi glielo chiede”, soprattutto se lo domanda per annunciare il Vangelo del suo Figlio!
Guai a predicare senza pregare!
Si diventa quelli che l’Apostolo definisce “bronzi che rimbombano e cimbali che tintinnano”.
Dunque, la prima cosa che dipende da noi è pregare, perché venga lo Spirito Santo.
Non temo a dare il consiglio di cominciare la propria evangelizzazione da quelle verità che costituiscono la sostanza della propria vita cristiana dal momento che il nostro parlare deve essere sempre fecondato dall’azione dello Spirito santo che è il principale attore della conversione e che soltanto Lui può rivelare l’amore del Figlio.
Non predicare sé stessi
La seconda cosa è non volere predicare noi stessi, ma predicare Gesù Signore.
In particolare, non volere predicare sé stessi significa “non dare sempre la precedenza a iniziative pastorali promosse da noi e legate al proprio nome - conclude Francesco -, ma collaborare volentieri”, quando ci viene richiesto, a quelle comunitarie o affidateci.
Predicare Gesù significa lasciare che il centro dell’annuncio sia la sua persona, la sua opera e il suo amore, non l’immagine dell’evangelizzatore.
Predicare con l’unzione dello Spirito Santo significa trasmettere, insieme con le idee e la dottrina, la vita e la convinzione della nostra fede.
Significa fare affidamento non su ‘discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza’, come scrisse San Paolo.
Una predicazione essenziale e concreta
All’udienza generale Francesco parla del ruolo dello Spirito Santo nella predicazione della Chiesa ed esorta i credenti a trasmettere, insieme con le idee e la dottrina, la testimonianza della propria vita.
Ai predicatori raccomanda: l’omelia, sia breve con “una idea, un affetto e un invito a fare” .
Tante volte ci sono queste predicazioni lunghe, 20 minuti, 30 minuti… Ma, per favore, i predicatori devono predicare una idea, un affetto e un invito a fare.
Più di 8 minuti la predica svanisce, non si capisce.
In pratica “la predica deve essere un’idea, un affetto e una proposta di fare. E non andare oltre 10 minuti”, spiega Francesco.
| Elemento della predicazione | Funzione |
|---|---|
| Una idea | Presentare il contenuto essenziale dell’annuncio |
| Un affetto | Suscitare un coinvolgimento del cuore |
| Un invito a fare | Indicare una risposta concreta alla buona notizia |
Dal contenuto alla vita quotidiana
La veglia che stiamo vivendo ci ha proposto un itinerario molto stimolante: è Natale (e dunque annuncio una buona notizia) quando ascolto la parola di Gesù e la incarno nella mia vita
è Natale (e dunque annuncio annuncio una buona notizia) quando scopro che Gesù mi raggiunge attraverso i sacramenti
è Natale (e dunque annuncio annuncio una buona notizia) quando prego
è Natale (e dunque annuncio annuncio una buona notizia) quando servo i poveri
Accogliamo la «buona notizia» di Gesù, possiamo anche noi dire con Pietro al Signore: tu hai parole di vita eterna; una vita che non è tutta qui ma che è salvata e ammessa alla vita eterna con Dio.
Assimiliamola nella nostra vita senza mezze misure, se no si annacqua, aspiriamo sinceramente alla santità.
Diamoci da fare per capire come possiamo testimoniare con le parole e le azioni la «buona notizia» scoprendo come questa «buona notizia» risponde ai desideri più profondi che sono nei nostri cuori e nel cuore di ogni uomo .
Evangelizzazione, ascolto e dialogo
Il cammino ecclesiale intende favorire la comunione, la partecipazione e l’impegno missionario di tutti i battezzati, attraverso un processo di discernimento spirituale incentrato sull’incontro, sull’ascolto e sulla riflessione, per giungere a una sempre maggiore apertura alla novità dello Spirito e ai suoi suggerimenti.
Un elemento essenziale del percorso sinodale è lo sviluppo di un maggiore senso di corresponsabilità dei fedeli laici per la vita e il futuro della Chiesa.
Se la sinodalità a cui la Chiesa è chiamata nel nostro tempo implica un camminare insieme e un ascoltare insieme, sicuramente la prima voce a cui dobbiamo dare ascolto deve essere quella dello Spirito Santo (cfr. Discorso ai fedeli della Diocesi di Roma, 18 settembre 2021).
L’annuncio non deve ostacolare il dialogo con i fratelli.
L’evangelizzazione non consiste nel parlare senza ascoltare, né nel proporre una risposta prima di avere incontrato la persona concreta, le sue domande e i suoi desideri.
Un annuncio autenticamente evangelico conserva insieme la chiarezza della verità, la carità verso chi ascolta e l’umiltà di chi sa di essere ancora discepolo.
La corresponsabilità nella missione
Rilanciare l’annuncio del Vangelo “ad gentes” con lo stile sinodale.
Questo cammino ecclesiale intende favorire la comunione, la partecipazione e l’impegno missionario di tutti i battezzati, attraverso un processo di discernimento spirituale incentrato sull’incontro, sull’ascolto e sulla riflessione, per giungere a una sempre maggiore apertura alla novità dello Spirito e ai suoi suggerimenti.
La storia della vostra Congregazione mostra che, fin dall’inizio, la predicazione del Vangelo è stata accompagnata dall’impegno per incoraggiare le vocazioni autoctone, per promuovere uno sviluppo umano integrale all’interno delle comunità locali e per sviluppare uno spirito di responsabilità condivisa per il bene comune.
Mentre perseverate negli sforzi per portare avanti questa unità e solidarietà al servizio del Vangelo, vi incoraggio a coltivare una costante conversione pastorale, che possa trovare espressione in ogni dimensione della vita e dell’attività della vostra Congregazione, dalla formazione sacerdotale e spirituale dei laici alla pianificazione concreta dei progetti apostolici.
Insomma, «solidarietà reciproca come congregazione e anche solidarietà con gli altri nella società».
«Abbiamo la missione di vivere la solidarietà di Dio che è per ogni essere umano, il suo amore e la sua misericordia, incondizionati e senza eccezioni».
La carità come linguaggio dell’annuncio
Infine una buona notizia è accolta quando è amabile, cioè si accompagna delle opere della carità che suscitano l’amore in chi le riceve e in chi vi assiste.
La storia della vostra Congregazione mostra che, fin dall’inizio, la predicazione del Vangelo è stata accompagnata dall’impegno per incoraggiare le vocazioni autoctone, per promuovere uno sviluppo umano integrale all’interno delle comunità locali e per sviluppare uno spirito di responsabilità condivisa per il bene comune.
Oggi, come sempre, è necessaria l’acqua dello Spirito Santo, non solo per far prosperare il lavoro delle nostre mani, ma soprattutto per ammorbidire il terreno duro dei nostri cuori.
E vi auguro questo “ammorbidire” della carità, niente cuori duri, niente chiusure: con la carità vicina e la parola morbida, che lo Spirito fa quando lavora in un cuore.
E quella mitezza bella: vi auguro questo.
Evangelizzazione digitale: opportunità e responsabilità
L’avvento della tecnologia digitale ha trasformato radicalmente il modo in cui le persone interagiscono tra loro.
In un’epoca in cui le interazioni sociali sono spesso mediata attraverso i social media, i messaggi di testo e le chiamate video, la diffusione dell’evangelizzazione digitale può essere vista come un nuovo passo in avanti per la missione cristiana.
In primo luogo, è importante che le istituzioni religiose investano in una presenza online forte e ben curata.
Ciò significa non solo avere un sito web ben progettato, ma anche utilizzare i social media in modo strategico per raggiungere un pubblico più ampio.
Inoltre, le istituzioni religiose dovrebbero cercare di creare contenuti digitali di alta qualità che siano interessanti e rilevanti per le persone.
Questo potrebbe includere video ispiratori, podcast educativi, e-book e altro ancora.
In più, dovrebbero fare uno sforzo per interagire attivamente con il pubblico attraverso i social media, rispondendo alle domande e ai commenti e creando una comunità online accogliente e inclusiva.
Ma l’evangelizzazione digitale non dovrebbe essere limitata alle attività dell’ istituzioni religiose.
Anche i singoli cristiani possono fare la loro parte nella diffusione del messaggio di Cristo attraverso i social media e altri mezzi digitali.
Questo potrebbe includere la condivisione di citazioni ispiratrici o versetti biblici, la partecipazione a discussioni online sul cristianesimo e la condivisione di esperienze personali di fede.
Naturalmente, l’evangelizzazione digitale presenta anche alcune sfide.
È importante che le istituzioni religiose e i singoli cristiani siano consapevoli dei potenziali rischi e problemi associati all’utilizzo dei social media, come la diffusione di informazioni errate o la creazione di una cultura dell’odio online.
Per questo motivo, è essenziale adottare una strategia di evangelizzazione digitale responsabile e attenta.
L’evangelizzazione digitale ha il potenziale per raggiungere molte persone in tutto il mondo e di tutte le età.
Le istituzioni religiose e i singoli cristiani dovrebbero fare uno sforzo per adottare una strategia di evangelizzazione digitale forte e ben pianificata, che utilizzi le nuove tecnologie in modo responsabile e rispettoso.

Un programma di vita per annunciare il Vangelo
Allora cari giovani facciamoci questo programma di vita per annunciare il Vangelo:
- Accogliamo la «buona notizia» di Gesù, possiamo anche noi dire con Pietro al Signore: tu hai parole di vita eterna; una vita che non è tutta qui ma che è salvata e ammessa alla vita eterna con Dio.
- Assimiliamola nella nostra vita senza mezze misure, se no si annacqua, aspiriamo sinceramente alla santità.
- Diamoci da fare per capire come possiamo testimoniare con le parole e le azioni la «buona notizia» scoprendo come questa «buona notizia» risponde ai desideri più profondi che sono nei nostri cuori e nel cuore di ogni uomo .
Voi non siete semplicemente i destinatari delle attività della pastorale giovanile, ma siete anche i soggetti della pastorale giovanile.
La buona notizia di Gesù, il suo Vangelo che voi siete chiamati ad annunciare, sarà accolto se sarà riconoscibile nel vostro volto e nella vostra vita concreta, se sarà tangibile e incontrabile in voi, nella vostra vita, nella vostra santità!
La testimonianza del vangelo della grazia di Dio (1 Timoteo 1:12-17)
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