La santità di fronte al bullismo: dignità, rispetto e responsabilità condivisa

Il bullismo indica comportamenti aggressivi, intenzionali e ripetuti nel tempo, messi in atto da uno o più individui nei confronti di una vittima in una relazione caratterizzata da uno squilibrio di potere. Il fenomeno non riguarda soltanto il rapporto tra chi agisce la prepotenza e chi la subisce, ma coinvolge l’intero gruppo, la scuola, le famiglie e la società.

“Mai farlo e mai permetterlo”, ha ammonito papa Francesco nell’incontro con i cresimandi allo Stadio San Siro. Il Pontefice ha parlato di un «fenomeno brutto», che «lo preoccupa»: il bullying (bullismo). «Per favore, state attenti - ha raccomandato ai giovani -. Fate la promessa al Signore di mai fare bullying e di mai permettere che si faccia nel vostro collegio, nella vostra scuola e nel vostro quartiere».

Che cos’è il bullismo

Nel 1996 lo psicologo Dan Olweus ha proposto una definizione oggi comunemente accettata: “Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato o vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, alle azioni negative messe in atto da parte di uno o più compagni”.

Per comprendere chi è il bullo e come si manifesta il bullismo, vediamo le sue principali caratteristiche: Intenzionalità: il bullo vuole controllare gli altri, provocare un danno fisico o psicologico alla vittima e acquisire una posizione dominante nel gruppo. Ripetizione delle prevaricazioni: gli atti aggressivi si ripetono nel tempo, consolidando i ruoli di bullo e vittima.

Forte asimmetria relazionale tra bullo e vittima: il bullo tende a scegliere come vittima qualcuno con meno potere o forza fisica, che quindi non riesce a difendersi. In questo modo, l’aggressore ha più probabilità di affermarsi nel gruppo di coetanei.

La diffusione del fenomeno

Il fenomeno è oggetto dal 1982 dello studio internazionale Health Behaviour in School-aged Children (HBSC), a cui partecipa dal 2001 anche l’Italia. Anche l’ISTAT ha svolto indagini su questi fenomeni, rilevando che, nella fascia d’età tra gli 11 e i 17 anni, “quasi uno su cinque (19,8%) dichiara di aver subìto azioni tipiche di bullismo una o più volte al mese”.

La percentuale diminuisce con l’aumentare dell’età. Tuttavia, dati più recenti mostrano che il 68,5% dei ragazzi tra gli 11 e i 19 anni ha dichiarato di aver sperimentato almeno un comportamento offensivo o aggressivo, sia online sia offline, dato che include episodi di bullismo, cyberbullismo e altre forme di conflittualità, sia online sia offline, nei 12 mesi precedenti ("Stat today_Bullismo e cyberbullismo nei rapporti tra i ragazzi", 2025).

Inoltre, i ragazzi più giovani, in particolare quelli tra gli 11 e i 13 anni, risultano più esposti al bullismo rispetto ai 14-19enni (23,7% contro 19,8%). Un fenomeno che per la stragrande maggioranza dei minorenni (in Italia due ragazzi su tre ne sono stati vittime) rappresenta oggi una minaccia molto concreta, in una società in cui la dimensione digitale della vita privata, in particolare quella dei giovani, ha conquistato un ruolo predominante.

Le cause del bullismo

Perché il bullo si comporta così? Più che “essere bullo” sarebbe più corretto dire “fare il bullo”. Chi assume atteggiamenti aggressivi o violenti spesso può presentare disagi inespressi, traumi dolorosi (come la violenza assistita) o modalità relazionali che derivano dall’educazione ricevuta.

La paura del rifiuto, ad esempio, può manifestarsi con un sentimento di rabbia che trova espressione negli atti di bullismo. Anche esperienze di abbandono o di violenza domestica possono essere presenti nella storia di chi agisce il bullismo.

Secondo il Pontefice, “un modo molto facile per non fare questo cammino è l’aggredire e lo sminuire l’identità degli altri. Qui nasce il bullismo. E il bullismo è un fenomeno di auto-compensazione, di auto-valorizzazione, ma non incontrando me stesso, ma sminuendo l’altro per sentirmi più importante”.

“Quando nei gruppi, a scuola, nei quartieri, in quello che sia, ci sono espressioni di aggressione, di bullismo, si vede la povertà dell’identità di chi aggredisce, di chi ha bisogno di attaccare per sentirsi una persona.

La vittima e la vulnerabilità

Le vittime di bullismo sono persone che subiscono molestie senza aver provocato e senza potersi difendere. Diversi fattori di rischio possono renderle più vulnerabili, tra cui caratteristiche personali e sociali.

Ad esempio, recenti dati evidenziano che i ragazzi di nazionalità rumena e ucraina sono più frequentemente vittime di atti di bullismo, con percentuali rispettivamente del 29,2% e del 27,8%. Alcune vittime possono apparire insicure o in difficoltà relazionale; tuttavia, tali caratteristiche possono essere sia antecedenti sia conseguenze dell’esperienza di vittimizzazione; tuttavia, è difficile stabilire se questi attributi siano antecedenti o conseguenze dell’esperienza di vittimizzazione.

Come sottolineato da Olweus, il comportamento e l’atteggiamento delle vittime passive spesso segnalano insicurezza e difficoltà a reagire di fronte agli insulti.

Le tipologie di vittima

  • Vittima passiva: persone solitarie, che spesso hanno problemi di ansia o disturbi depressivi e una scarsa autostima.
  • Vittima vicaria: non è la vittima diretta, ma teme di diventarlo e, per questo, non difende le vittime pur provando compassione.
  • Vittima perpetua: persona che, nel tempo, può aver sviluppato modalità relazionali improntate alla passività e alla sottomissione.
  • Vittima provocatoria: accanto alle caratteristiche tipiche della vittima (come la bassa autostima) presenta anche tratti simili a chi fa il bullo (come la prepotenza e l’aggressività).

Ma come si sente una vittima di bullismo? Le vittime possono sperimentare paura, vergogna, solitudine, perdita di fiducia negli altri e difficoltà a chiedere aiuto, soprattutto quando le prevaricazioni sono accompagnate da minacce o dal timore di ritorsioni.

I ruoli all’interno del gruppo

Il bullismo non riguarda solo il rapporto tra bullo e vittima, ma coinvolge tutto il gruppo. Chi si trova all’interno del gruppo può assumere ruoli diversi, spesso senza esserne consapevole.

Dalla parte del bullo

  • Bulli ring-leader: prendono l’iniziativa, progettano e promuovono comportamenti aggressivi, spesso coinvolgendo anche i coetanei.
  • Aiutanti dei bulli o “bulli passivi”: si uniscono attivamente alla prevaricazione dopo che questa è stata proposta dal bullo ring-leader.
  • Sostenitori dei bulli: non partecipano direttamente alle aggressioni, ma incitano o approvano le molestie verso le vittime.

Chi difende le vittime

All’opposto dei ruoli pro-bullismo, troviamo i difensori della vittima. Queste persone si schierano dalla parte della vittima e cercano di fermare i comportamenti aggressivi.

Le modalità possono essere diverse: non sempre si oppongono apertamente ai bulli, ma spesso offrono sostegno morale, riferiscono i soprusi agli adulti o cercano di coinvolgere altri membri del gruppo per opporsi alle prepotenze.

Gli esterni

Gli esterni sono coloro che scelgono di non prendere posizione, rimanendo il più possibile fuori dalle dinamiche del gruppo, pur essendo spesso spettatori e consapevoli della situazione.

Il bullismo, quindi, non si basa solo sulle motivazioni del bullo o sulla fragilità della vittima, ma anche sulla passività degli spettatori che non vogliono essere coinvolti.

Le forme del bullismo

Possiamo distinguere tra bullismo diretto e indiretto: Bullismo diretto: il bullo agisce in prima persona contro la vittima. Bullismo indiretto: la vittima viene danneggiata attraverso comportamenti persecutori, a volte con il coinvolgimento di altre persone.

FormaManifestazioni principali
Bullismo fisicoPugni, calci, spintoni, minacce, lancio di oggetti e danneggiamento di beni personali.
Bullismo verbaleInsulti, prese in giro, minacce, offese ripetute e commenti denigratori.
Bullismo relazionale o socialeIsolamento della vittima, esclusione dalle attività, pettegolezzi e manipolazione delle relazioni.
Bullismo psicologicoCalunnie, offese, commenti spiacevoli sull’aspetto fisico o su una disabilità.
CyberbullismoDiffusione di immagini o video imbarazzanti, profili falsi e messaggi offensivi attraverso dispositivi e piattaforme digitali.

Bullismo fisico

Il bullismo fisico comprende azioni violente che provocano danno fisico, come pugni, calci, minacce. Può includere spintoni, calci, pugni, lancio di oggetti o danneggiamento di beni personali.

Ad esempio, un ragazzo che viene regolarmente spinto contro gli armadietti a scuola o a cui vengono rotti i quaderni.

Bullismo verbale

Il bullismo verbale comprende insulti, prese in giro, minacce, offese ripetute e commenti denigratori. Un esempio può essere un gruppo di compagni che deride costantemente un coetaneo per il suo aspetto fisico o il modo di parlare.

Bullismo relazionale e sociale

Il bullismo sociale mira a isolare la vittima dal gruppo, escludendola da attività, diffondendo pettegolezzi o manipolando le relazioni. Ad esempio, non invitare intenzionalmente un compagno a una festa o convincere altri a non parlargli più.

Alcune forme di bullismo relazionale e psicologico risultano più frequenti tra le ragazze, senza che ciò consenta una distinzione rigida o stereotipata di genere.

Bullismo psicologico e discriminatorio

C’è poi il bullismo psicologico, che comprende tutte quelle forme di violenza psicologica più difficili da individuare rispetto a quelle fisiche, come la diffusione di calunnie, offese, commenti spiacevoli sull’aspetto fisico (bodyshaming) o su una disabilità.

Altre tipologie di bullismo includono il bullismo sessuale (che nei casi gravi può sfociare nella violenza sessuale), il bullismo verbale, il bullismo relazionale e quello che aggredisce la vittima per motivi di razza.

Il bullismo verbale a sfondo discriminatorio comprende insulti o offese legate a caratteristiche personali come origine etnica, orientamento sessuale, religione o disabilità. Ad esempio, prendere di mira un compagno per la sua provenienza o per una disabilità fisica.

Il cyberbullismo

Il termine cyberbullismo descrive quegli atti di bullismo che si verificano negli ambienti virtuali, coinvolgendo anche giovani adulti e causando conseguenze tangibili nella vita reale.

Un bullismo “virtuale” più doloroso di quello “reale”, perché l’offesa e la denigrazione, per chi li subisce, hanno un’amplificazione immediata di consenso che non si cancella nel tempo. Nel web tutto rimane.

Il cyberbullismo si verifica attraverso dispositivi digitali e piattaforme online. Può includere la diffusione di foto o video imbarazzanti, la creazione di profili falsi per umiliare la vittima o l’invio di messaggi offensivi.

Un esempio è la pubblicazione di un video denigratorio su un social network senza il consenso della persona coinvolta. Questi esempi aiutano a comprendere come il bullismo possa presentarsi in modi diversi, spesso intrecciandosi tra loro e rendendo ancora più difficile per la vittima chiedere aiuto.

Differenze tra bullismo e cyberbullismo

Pur avendo dinamiche simili, si svolgono in “luoghi” e con modalità differenti. Il bullismo avviene tra persone fisicamente vicine, mentre il cyberbullismo può essere perpetrato da chiunque, anche in anonimato.

Questo permette al cyberbullo di non prendersi la responsabilità delle proprie azioni e di non vedere direttamente gli effetti, rendendo ancora più difficile provare empatia per la vittima.

L’atto di bullismo è circoscritto a uno specifico ambiente, mentre nel caso del cyberbullismo la violenza può essere diffusa ovunque attraverso le piattaforme digitali, e può avvenire in qualsiasi momento, senza limiti di tempo.

È importante sottolineare che la maggior parte delle vittime di cyberbullismo sono anche vittime di bullismo tradizionale, il che suggerisce che il fenomeno online genera pochi nuovi casi di vittimizzazione (Armitage, 2021).

La scuola come luogo di prevenzione

L’invito accorato del Papa stimola tutta la comunità scolastica (studenti, docenti, famiglie) a prendere sempre più sul serio il bullismo, anche nelle sue forme più aggressive come il cyberbullismo, termine diventato di tragica attualità.

All’interno di questo orizzonte la scuola ha un ruolo strategico: i docenti, da un lato, sono le sentinelle in grado di cogliere il disagio delle vittime; dall’altro, rappresentano un punto di riferimento indispensabile cui rivolgersi per chiedere aiuto, pur nell’evidente difficoltà di rompere il silenzio e superare la vergogna.

Ma i docenti da soli non bastano: è necessario dare alle famiglie gli strumenti di conoscenza del fenomeno, perché possano riconoscerlo e disporre dell’aiuto di interlocutori competenti a operare sia in favore della vittima, sia verso il bullo.

Il bullismo a scuola elementare e quello nelle scuole dell’infanzia, sebbene siano ancora fenomeni da approfondire, sono purtroppo molto diffusi. Per affrontare e arginare il bullismo nei bambini è fondamentale la prevenzione.

Genitori e insegnanti dovrebbero porsi in ascolto dei bambini, senza sottovalutare segnali come il non voler andare a scuola, la tendenza all’isolamento o i disturbi psicosomatici.

Educare alla pace e all’inclusione

No al bullismo a scuola, atteggiamento che prepara alla guerra. È la denuncia fatta dal Papa durante l’udienza all’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), l’Unione cattolica italiana insegnanti, dirigenti, educatori, formatori (Uciim), l’Associazione genitori scuole cattoliche (AGeSc).

«Un buon insegnante - ha detto in proposito Bergoglio - è un uomo o una donna di speranza, perché si dedica con fiducia e pazienza a un progetto di crescita umana. La sua speranza non è ingenua, è radicata nella realtà, sostenuta dalla convinzione che ogni sforzo educativo ha valore e che ogni persona ha una dignità e una vocazione che meritano di essere coltivati».

«A scuola - ha aggiunto il Pontefice - voi potete “immaginare la pace”, ossia porre le basi di un mondo più giusto e fraterno, con il contributo di tutte le discipline e con la creatività dei bambini e dei giovani. Ma se a scuola voi fate la guerra fra di voi, se a scuola voi fate i bulli con le ragazze e i ragazzi che hanno qualche problema, questo è prepararsi per la guerra non per la pace!».

L’invito è «a elaborare e trasmettere una nuova cultura, fondata sull’incontro tra le generazioni, sull’inclusione, sul discernimento del vero, del buono e del bello; una cultura della responsabilità, personale e collettiva, per affrontare le sfide globali come le crisi ambientali, sociali ed economiche, e la grande sfida della pace.

Le conseguenze del bullismo

Il bullismo ha conseguenze che non coinvolgono solo bulli e vittime, ma anche chi assiste agli episodi e fa parte dei contesti familiari o educativi in cui si verificano. In questi ambienti, spesso si crea un clima di tensione che compromette il benessere psicologico e relazionale di tutti, minando anche il senso di efficacia degli adulti di riferimento.

Aver vissuto esperienze di bullismo, indipendentemente dal ruolo, rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di diverse forme di disagio, sia nell’immediato che nel lungo periodo.

Conseguenze a breve termine

  • disturbi psicosomatici, come stanchezza persistente o problemi legati al sonno;
  • problematiche relative all’autostima e all’immagine di sé;
  • difficoltà di concentrazione e apprendimento;
  • calo del rendimento scolastico;
  • aumento del rischio di abbandono scolastico;
  • disturbi d’ansia, stress o sintomi depressivi;
  • sentimenti di solitudine ed emarginazione;
  • isolamento sociale marcato;
  • aumento dell’aggressività e dei comportamenti violenti.

In particolare, gli studenti vittime di bullismo a scuola mostrano una riduzione significativa delle prestazioni nei test di lettura rispetto ai coetanei non vittime (Karpinski, 2023).

In alcuni casi, i disturbi d’ansia, lo stress o i sintomi depressivi possono sfociare in pensieri o comportamenti suicidari; possono inoltre comparire il disturbo da stress post-traumatico, sentimenti di solitudine ed emarginazione, isolamento sociale marcato e un aumento dell’aggressività e dei comportamenti violenti.

Conseguenze a lungo termine

Le conseguenze a lungo termine del bullismo, soprattutto nei casi in cui gli episodi si protraggono nel tempo, sono di notevole impatto. Sia per le vittime che per chi agisce il bullismo, possono comparire anche da adulti: disturbi depressivi, a cui può accompagnarsi una sensazione di impotenza appresa disturbi d'ansia disturbi del comportamento alimentare (DCA) dipendenze o abuso di sostanze disturbo antisociale di personalità.

Effetti sui diversi protagonisti

Per le vittime, gli effetti emotivi e psicologici comprendono ansia, depressione, bassa autostima, senso di vergogna e isolamento. Nei casi più gravi possono comparire sintomi di stress post-traumatico o pensieri suicidari.

Gli effetti sociali possono includere difficoltà a fidarsi degli altri, ritiro dalle relazioni e perdita di interesse per le attività di gruppo. Gli effetti scolastici comprendono calo del rendimento, assenteismo e abbandono scolastico.

Per chi agisce il bullismo possono comparire difficoltà nella gestione delle emozioni, tendenza all’aggressività e scarsa empatia. In caso di sanzioni possono inoltre emergere isolamento dal gruppo e difficoltà a instaurare relazioni sane.

Gli effetti a lungo termine comprendono una maggiore probabilità di sviluppare comportamenti antisociali o dipendenze, come evidenziato da studi longitudinali (Farrington, 2019).

Per gli spettatori possono manifestarsi senso di colpa, ansia e paura di diventare a loro volta vittime. Sul piano sociale, possono sviluppare una tendenza alla passività e difficoltà a intervenire in situazioni di ingiustizia.

Secondo una ricerca dell'Organizzazione Mondiale della Sanità del 2020, il 32% degli adolescenti italiani riferisce di aver assistito ad almeno un episodio di bullismo nell'ultimo anno, a conferma di quanto il fenomeno sia diffuso e impattante anche per chi non è direttamente coinvolto.

Il ruolo degli adulti e delle famiglie

La scuola ha un ruolo strategico, ma la prevenzione richiede la collaborazione di tutta la comunità. I docenti devono poter riconoscere il disagio delle vittime e offrire un punto di riferimento cui rivolgersi per chiedere aiuto.

È necessario dare alle famiglie gli strumenti di conoscenza del fenomeno, perché possano riconoscerlo e disporre dell’aiuto di interlocutori competenti a operare sia in favore della vittima, sia verso il bullo.

Al Gonzaga da diversi anni abbiamo investito soprattutto nella prevenzione, con un vero piano di educazione alla Rete chiamato Wake App, articolato in momenti di informazione e formazione per i ragazzi e le famiglie.

In questi giorni stiamo già lavorando per l’anno prossimo con percorsi di formazione ad hoc a 360°, che vanno dal sexting all’adescamento digitale, dalla web reputation alla cyber security intelligence e altro.

Il dialogo come risposta alla violenza

“Un problema che mi preoccupa molto è che ognuno di voi incontri la sua propria identità e questo senza la necessità di sminuire o offuscare l’identità degli altri. Incontrare la propria identità è un cammino, è un cammino di dialogo, è un cammino di riflessione, è un cammino di interiorità”.

Il dialogo che ci rende uguali “non sta nell’identità” - siamo identità differenti -, ma “nel cammino”. Francesco invita a “dichiarare guerra al bullismo perché sminuisce la dignità” e a “giocare per il dialogo, il camminare insieme e la pazienza di ascoltare l’altro.

“L’unico modo è quello di condividere, di vivere insieme, di dialogare, di ascoltare l’altro, di prendere tempo per camminare insieme, di prendere tempo perché è il tempo che fa la relazione”.

Di qui l’invito a non aver “paura a dialogare”: “Ognuno di noi ha qualcosa da dare all’altro. Ognuno di noi ha qualcosa di buono da dare all’altro, ognuno di noi ha bisogno di ricevere qualcosa di buono dall’altro”.

La dignità e l’autenticità di ogni persona

Una ragazza, tramite lo schermo, chiede al Papa cosa fare per superare la crisi del suo Paese; altri pongono domande su omofobia, razzismo, bullismo. Il bullismo, soprattutto, “è molto grave e distrugge la vita”, afferma Papa Francesco.

“Ogni uomo, ogni donna, ogni ragazzo, ogni ragazza ha il dovere di essere autentico e il diritto di essere rispettato”, aggiunge. È una parola, “autenticità”, che “si usa molto ma che non si capisce”, invece “se una persona si esprime così, autentica, gli altri rispettano la persona per come è”.

“Non si dimentichi - avverte il Santo Padre - che solo è lecito a una persona guardare un’altra dall’alto in basso, sai quando? Quando si tende una mano per aiutarla a rialzarsi. Altre maniere di guardare dall’alto in basso non sono lecite”.

L’invito al rispetto riguarda ogni persona “così com’è”, nella sua “autenticità”. La dignità non dipende dall’aspetto fisico, dall’origine, dalla disabilità, dalla religione, dall’orientamento sessuale o dalla posizione occupata nel gruppo.

La pace disarmata nella vita quotidiana

La pace di Cristo risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise circostanze storiche, politiche, sociali. Di questa novità i cristiani devono farsi, insieme, profeticamente testimoni, memori delle tragedie di cui troppe volte si sono resi complici.

Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella pubblica.

“La pace sia con voi!”. E desidero ribadirlo: questa è la pace del Cristo risorto, una pace disarmata e una pace disarmante, umile e perseverante. Proviene da Dio, Dio che ci ama tutti incondizionatamente.

È una pace che resiste alla violenza e la vince, perché si costruisce attraverso fiducia, rispetto, ascolto, dialogo e responsabilità condivisa.

Il bullismo può essere letto come una piccola guerra quotidiana: una persona o un gruppo cercano di dominare, umiliare e rendere insicura un’altra persona. Contrastarlo significa interrompere questa logica e sostituirla con una cultura dell’incontro.

Santa Germana e la protezione dei bambini vittime di bullismo

Una giovane francese deforme e maltrattata dalla sua famiglia. Chi non crede dirà che Santa Germana Cousin è stata un’adolescente triste e infelice per via della sua vita caratterizzata da sofferenze costanti, ma chi ha fede confermerà che questa santa è stata una grande testimone della crocifissione e resurrezione di Cristo.

Germana nacque nel 1579 a Frouzins, un piccolo villaggio vicino a Tolosa (Francia), in una famiglia modesta. Aveva una deformazione congenita al braccio destro e una costituzione debole per via della scarsa alimentazione.

Quando era molto piccola si ammalò di scrofolosi, una malattia che le lasciò il volto sfigurato per tutta la vita. Rimase orfana di madre poco dopo la nascita, e il padre si risposò con una donna che si prendeva ben poca cura di lei.

Tutti provavano vergogna per il suo aspetto, e la mandavano a pascolare le pecore e a dormire con loro nella stalla. Si nutriva di pane e acqua e curava con dedizione il suo gregge, attività che abbandonava solo per andare a Messa.

Nella solitudine campestre trovò Dio. All’ora dell’Angelus, Germana si inginocchiava per pregare, anche nella neve o nel fango. Pregava sempre per la matrigna e i fratellastri, anche se non facevano altro che maltrattarla.

Trovava anche il tempo per insegnare il catechismo ai bambini poveri, analfabeti e affamati, all’ombra di un albero.

Germana morì un giorno d’estate del 1601, ad appena 22 anni. Nel 1867 Papa Pio IX l’ha proclamata santa. Nel villaggio di Pibrac c’è oggi una basilica eretta in suo onore.

Santa Germana è la patrona dei bambini che subiscono abusi infantili e bullismo.

Accompagnare chi vive una crisi

Il Papa amplia poi lo sguardo alle crisi che affliggono il mondo e, come durante i momenti più duri della pandemia, ripete: “Una crisi devi identificarla e accompagnare per uscire da essa. Da un conflitto non si esce, è chiuso; da una crisi sì, a due condizioni: uno, da una crisi non si esce da soli ma accompagnati. In secondo luogo, non si esce da una crisi nello stesso modo: si esce o migliori, o peggiori”.

Queste parole riguardano anche il bullismo: riconoscere il problema, interrompere il silenzio e accompagnare le persone coinvolte permette di affrontare la situazione senza lasciare sola la vittima e senza ignorare le difficoltà di chi agisce la prepotenza.

La vittima ha bisogno di protezione, ascolto e sostegno. Chi agisce il bullismo ha bisogno di essere fermato, responsabilizzato e aiutato a comprendere le conseguenze delle proprie azioni. Gli spettatori devono essere coinvolti in una responsabilità attiva, perché il silenzio può rafforzare la dinamica di gruppo.

La responsabilità di non permettere il bullismo

“Mai farlo e mai permetterlo” non è soltanto un invito a non compiere personalmente atti di prepotenza. È anche la richiesta di non accettare che il bullismo diventi normale nella scuola, nel quartiere, nelle relazioni di gruppo o negli spazi digitali.

La prevenzione richiede attenzione ai segnali, educazione all’empatia, strumenti per affrontare la Rete, collaborazione tra scuola e famiglia, ascolto degli studenti e sostegno alle vittime.

Il bullismo sminuisce la dignità e distrugge la vita; il rispetto, il dialogo e la pazienza aiutano invece ogni persona a incontrare la propria identità senza dover offuscare quella degli altri.

noimgs

tags: #sua #santita #del #bullismo