La famiglia di Nazareth è il modello verso cui ogni famiglia cristiana è chiamata a guardare: una comunità reale, fondata sull’amore, sulla preghiera, sul lavoro, sulla cura reciproca e sull’accoglienza della volontà di Dio.
San Francesco ci invita a contemplare Gesù, Maria e Giuseppe come una famiglia nella quale Dio ha scelto di entrare nella storia umana, condividendo la quotidianità, le difficoltà, la povertà e la tenerezza della vita familiare.
Il mistero di Nazareth
La vicinanza del Natale accende su questo mistero una grande luce. L'incarnazione del Figlio di Dio apre un nuovo inizio nella storia universale dell'uomo e della donna. E questo nuovo inizio accade in seno ad una famiglia, a Nazaret.
Gesù nacque in una famiglia. Lui poteva venire spettacolarmente, o come un guerriero, un imperatore… No, no: viene come un figlio di famiglia, in una famiglia. Questo è importante: guardare nel presepio questa scena tanto bella.
Dio ha scelto di nascere in una famiglia umana, che ha formato Lui stesso. L'ha formata in uno sperduto villaggio della periferia dell'Impero Romano. Non a Roma, che era la capitale dell'Impero, non in una grande città, ma in una periferia quasi invisibile, anzi, piuttosto malfamata.
Lo ricordano anche i Vangeli, quasi come un modo di dire: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?» (Gv 1,46). Ebbene, proprio da lì, da quella periferia del grande Impero, è iniziata la storia più santa e più buona, quella di Gesù tra gli uomini!
La liturgia invita a contemplare la Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe. È bello pensare al fatto che il Figlio di Dio abbia voluto avere, come tutti i bambini, bisogno del calore di una famiglia.
Precisamente perché è la famiglia di Gesù, la famiglia di Nazareth è la famiglia-modello, nella quale tutte le famiglie del mondo possono trovare un punto solido di riferimento e una ferma ispirazione.
Una famiglia vera, non irreale
La famiglia di Nazaret affronta i problemi comuni di tutte le famiglie, compresi quelli del rapporto tra genitori e figli: per questo può essere proposta come punto di riferimento e segno di speranza.
Siamo abituati, purtroppo, a pensare alla famiglia di Nazaret come la vediamo nei presepi e nei quadri che, fino a non molti anni fa difficilmente mancavano dentro le case, cioè in una dimensione celestiale, dove non c'è posto per le difficoltà che assillano le nostre famiglie umane.
Lasciamo questa visione poetica per accogliere quella dei testi sacri, dove la famiglia di Nazaret vive gli stessi problemi e difficoltà delle nostre famiglie: la gravidanza problematica di Maria, la nascita disagiata, la fuga in Egitto, il lavoro, e questo bambino annunciato come «grande e figlio dell'altissimo» che è esattamente come gli altri bambini.
Non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale. Era una famiglia vera, con le sue difficoltà, le sue gioie e i suoi dolori.
La Sacra Famiglia «non era una famiglia finta, non era una famiglia irreale». Era una famiglia vera, con le sue difficoltà, le sue gioie e i suoi dolori.
La famiglia di Nazareth ci dice che Dio non sta al di sopra dei nostri problemi, ma che è venuto ad abitare la nostra stessa vita così com'è.
Per 30 anni, infatti, Gesù ha vissuto da figlio un'esistenza «fatta di quotidianità, nascondimento e silenzio». E non ha evitato le difficoltà, anzi, scegliendo una famiglia, una famiglia «esperta nel soffrire», dice alle nostre famiglie: «Se vi trovate in difficoltà, io so che cosa provate, l’ho vissuto: io, mia madre e mio padre l’abbiamo provato per dire anche alla vostra famiglia: non siete soli!».
I trent’anni nascosti di Gesù
Gesù è rimasto in quella periferia per trent'anni. L'evangelista Luca riassume questo periodo così: Gesù «era loro sottomesso [cioè a Maria e Giuseppe].
Uno potrebbe dire: «Ma questo Dio che viene a salvarci, ha perso trent'anni lì, in quella periferia malfamata?». Ha perso trent'anni! Lui ha voluto questo. Il cammino di Gesù era in quella famiglia.
«La madre custodiva nel suo cuore tutte queste cose, e Gesù cresceva in sapienza, in età e in grazia davanti a Dio e davanti agli uomini» (Lc 2,51-52).
Non si parla di miracoli o guarigioni, di predicazioni - non ne ha fatta nessuna in quel tempo - di folle che accorrono; a Nazaret tutto sembra accadere «normalmente», secondo le consuetudini di una pia e operosa famiglia israelita.
Si lavorava, la mamma cucinava, faceva tutte le cose della casa, stirava le camice… tutte le cose da mamma. Il papà, falegname, lavorava, insegnava al figlio a lavorare.
Trent'anni. «Ma che spreco, Padre!». Le vie di Dio sono misteriose. Ma ciò che era importante lì era la famiglia! E questo non era uno spreco!
L'UDIENZA DEL PAPA Papa Francesco ha proseguito nell'udienza generale la sua catechesi sulla famiglia, iniziata la scorsa settimana, destinata a preparare il Sinodo ordinario del 2015.
Il Pontefice ha ricordato che, su trentatré anni della sua vita, Gesù ne ha dedicati solo tre alla testimonianza pubblica mentre trenta li ha trascorsi in famiglia.
Attraverso questa scelta, apparentemente inspiegabile, Dio ha voluto trasmetterci un insegnamento secondo cui nulla è più importante della famiglia.
Ma in realtà attraverso quei trent'anni di Nazareth Dio, che non organizza la storia secondo le nostre vie ma secondo le sue, ha voluto precisamente dirci che «quello che era importante lì era la famiglia!».
La vita quotidiana della famiglia di Nazareth
Saremmo certamente inteneriti dal racconto di come Gesù adolescente affrontava gli appuntamenti della comunità religiosa e i doveri della vita sociale; nel conoscere come, da giovane operaio, lavorava con Giuseppe; e poi il suo modo di partecipare all'ascolto delle Scritture, alla preghiera dei salmi e in tante altre consuetudini della vita quotidiana.
I Vangeli, nella loro sobrietà, non riferiscono nulla circa l'adolescenza di Gesù e lasciano questo compito alla nostra affettuosa meditazione.
L'arte, la letteratura, la musica hanno percorso questa via dell'immaginazione. Di certo, non ci è difficile immaginare quanto le mamme potrebbero apprendere dalle premure di Maria per quel Figlio!
E quanto i papà potrebbero ricavare dall'esempio di Giuseppe, uomo giusto, che dedicò la sua vita a sostenere e a difendere il bambino e la sposa - la sua famiglia - nei passaggi difficili!
Per non dire di quanto i ragazzi potrebbero essere incoraggiati da Gesù adolescente a comprendere la necessità e la bellezza di coltivare la loro vocazione più profonda, e di sognare in grande!
E Gesù ha coltivato in quei trent'anni la sua vocazione per la quale il Padre lo ha inviato. E Gesù mai, in quel tempo, si è scoraggiato, ma è cresciuto in coraggio per andare avanti con la sua missione.
Maria e Giuseppe: accoglienza, cura e fedeltà
Secondo il Vangelo di Matteo, un angelo apparve in sogno a Giuseppe e gli disse: «non avere paura di ricevere Maria in sposa, perché colui che è stato concepito in lei viene dallo Spirito Santo».
In Nazareth la sorgente della vita umana del Figlio di Dio sgorgò nel momento in cui egli fu concepito per opera dello Spirito Santo nel grembo verginale di Maria.
Entro le mura accoglienti della casa di Nazareth si svolse l'infanzia di Gesù in un'atmosfera di gioia, circondato dalla cura materna di Maria e dalla premura di Giuseppe, nel quale Gesù poté vedere la tenerezza di Dio.
Joseph saw Jesus grow daily «in wisdom and in years and in divine and human favour» (Lk 2:52). As the Lord had done with Israel, so Joseph did with Jesus: he taught him to walk, taking him by the hand; he was for him like a father who raises an infant to his cheeks, bending down to him and feeding him (cf. Hos 11:3-4).
In Joseph, Jesus saw the tender love of God: «As a father has compassion for his children, so the Lord has compassion for those who fear him» (Ps 103:13).
Our Lady and Joseph teach us to welcome children as a gift of God, to beget them and raise them, cooperating wonderfully in the work of the Creator and giving to the world, in each child, a new smile.
È difficile pensare alla Santa Famiglia in questi termini, tant'è vero che fin dai primi anni i cristiani hanno cercato di idealizzarla, inventando un Gesù Bambino che risolve le difficoltà quotidiane con i miracoli.
Nessun miracolo, invece. Il primo «segno» di Gesù avverrà durante le nozze di Cana (Gv 2,11).
Ecco perché è necessario vedere in Maria e Giuseppe due persone che accettano liberamente di accogliere il progetto di Dio e di vivere l'amore umano come quello di Dio: fedele, unico, per sempre, nonostante le difficoltà che questa scelta comporta.
La povertà e le prove della Santa Famiglia
«Una coppia di tortore o due giovani colombi»: è l'offerta che, secondo il Vangelo di Luca, Maria e Giuseppe portarono recandosi al Tempio di Gerusalemme per presentare, secondo la Legge, il Bambino al Signore.
È un dono che testimonia la povertà della loro famiglia.
Ma come, la Famiglia di Gesù, l’unica famiglia della storia che può vantare in sé stessa la presenza di Dio in carne e ossa, anziché essere ricca è povera! Anziché essere agevolata, sembra ostacolata! Anziché essere priva di fatiche, è immersa in grandi dolori!
La famiglia di Nazareth ci mostra che la presenza di Dio non elimina automaticamente le difficoltà della vita. La fede non rende la famiglia irreale o estranea alla sofferenza, ma la sostiene dentro le prove.
Oggi viviamo il relativismo. Ma soprattutto è necessario contemplare i valori familiari, valori umani, non solo spirituali di questa famiglia: di un padre che lavora, di un padre che si prende cura di questo figlio di Dio, che è pur sempre figlio suo giuridicamente, e che è stato donato da Dio a San Giuseppe; di Maria che si prende cura del suo sposo e di suo figlio.
I valori di una famiglia che aveva la difficoltà di svegliarsi al mattino e andare a lavorare nella città di Seforis.
Anche loro vissero l’esperienza di rifugiati, dovendo fuggire da re Erode per andare in Egitto. Molte famiglie oggi sono costrette a emigrare a causa della guerra, a causa delle difficoltà nel lavoro.
Questa Sacra Famiglia di Nazareth è un autentico esempio.
La fuga in Egitto e le famiglie migranti
La famiglia di Nazaret vive gli stessi problemi e difficoltà delle nostre famiglie: la gravidanza problematica di Maria, la nascita disagiata, la fuga in Egitto, il lavoro, e questo bambino annunciato come «grande e figlio dell'altissimo» che è esattamente come gli altri bambini.
La Santa Famiglia non è presentata come una realtà separata dal dolore umano. Maria, Giuseppe e Gesù conoscono l'insicurezza, lo sradicamento e la necessità di cercare protezione.
Molte famiglie oggi sono costrette a emigrare a causa della guerra, a causa delle difficoltà nel lavoro.
La famiglia di Nazareth può quindi diventare un segno di speranza per chi vive l'esperienza della migrazione, della precarietà e della paura.
La famiglia come Chiesa domestica
Chiamata «Santuario della vita» e «Chiesa domestica», la famiglia è stata il mezzo scelto da Dio per portare Gesù nel mondo.
La famiglia di Nazareth è diventata un esempio per il mondo.
La famiglia nucleare di Gesù, Maria e Giuseppe è per ogni credente e specialmente per le famiglie un’autentica scuola del Vangelo.
Qui ammiriamo il compimento del piano divino di fare della famiglia una comunità speciale di vita e di amore. Qui impariamo che ogni famiglia cristiana è chiamata a essere una «Chiesa domestica», a far risplendere le virtù evangeliche e a diventare lievito di bene nella società.
I tratti classici della Santa Famiglia sono: riflessione e preghiera, comprensione e rispetto reciproci, e uno spirito di sacrificio, lavoro e solidarietà.
Dalla testimonianza esemplare della Santa Famiglia, ogni famiglia può trovare preziose indicazioni per lo stile e le scelte di vita, e può attingere forza e saggezza per il cammino di ogni giorno.
Ciascuna famiglia cristiana - come fecero Maria e Giuseppe - può anzitutto accogliere Gesù, ascoltarlo, parlare con Lui, custodirlo, proteggerlo, crescere con Lui; e così migliorare il mondo.
Facciamo spazio nel nostro cuore e nelle nostre giornate al Signore. Così fecero anche Maria e Giuseppe, e non fu facile: quante difficoltà dovettero superare!
L’amore familiare e la pace quotidiana
In imitation of the Holy Family, we are called to rediscover the educational value of the family unit: it requires being founded on the love that always regenerates relationships, opening up horizons of hope.
Within the family one can experience sincere communion when it is a house of prayer, when affections are serious, profound, pure, when forgiveness prevails over discord, when the daily harshness of life is softened by mutual tenderness and serene adherence to God’s will.
In questo modo, la famiglia si apre alla gioia che Dio dona a tutti coloro che sanno donare con gioia.
Allo stesso tempo, essa trova l'energia spirituale per aprirsi al mondo esterno, agli altri, al servizio dei fratelli e delle sorelle, alla cooperazione nella costruzione di un mondo sempre nuovo e migliore.
La famiglia evangelizza con l'esempio della vita.
È vero che ci sono problemi e, a volte, discussioni in ogni famiglia. «Padre, ho litigato…». Ma siamo umani, siamo deboli e tutti litighiamo qualche volta in famiglia.
Se litigate in famiglia, non finite la giornata senza fare la pace. «Sì, ho litigato», ma prima della fine della giornata fate la pace.
Perché una guerra fredda, giorno dopo giorno, è estremamente pericolosa. Non aiuta.
Nella famiglia ci sono tre parole, tre espressioni che devono essere sempre care: «Permesso», «Grazie» e «Scusa».
- «Permesso», per non essere invadenti nella vita degli altri.
- «Grazie», per l'aiuto e il servizio che ci offriamo reciprocamente all'interno della famiglia.
- «Scusa», perché tutti facciamo qualcosa di sbagliato e spesso qualcuno viene ferito.
Non dimenticate le tre parole: «permesso», «grazie» e «scusa».
Se ci sono queste tre parole in una famiglia, in un ambiente familiare, allora la famiglia sta bene.
La tenerezza come via della misericordia
The history of salvation is worked out «in hope against hope» (Rom 4:18), through our weaknesses.
All too often, we think that God works only through our better parts, yet most of his plans are realized in and despite our frailty.
Since this is part of the entire economy of salvation, we must learn to look upon our weaknesses with tender mercy.
The evil one makes us see and condemn our frailty, whereas the Spirit brings it to light with tender love.
Tenderness is the best way to touch the frailty within us.
Pointing fingers and judging others are frequently signs of an inability to accept our own weaknesses, our own frailty.
Only tender love will save us from the snares of the accuser.
That is why it is so important to encounter God’s mercy, especially in the Sacrament of Reconciliation, where we experience his truth and tenderness.
God’s truth does not condemn, but instead welcomes, embraces, sustains and forgives us.
La consapevolezza della difficoltà di questa testimonianza diventa quella misericordia per le famiglie cristiane che non hanno retto a questo impegno.
Naturalmente la nostra capacità di aprirci allo Spirito non sarà mai quella di Gesù, Maria e Giuseppe, ma il loro esempio ci dà la forza di non spaventarci di fronte alle difficoltà, alle incertezze, alle stanchezze, perfino alle cadute e i tradimenti.
Dove le nostre forze cedono, interviene la misericordia del Padre.
La gioia, lo stupore e la comunione
Oggi il Vangelo invita le famiglie ad accogliere la luce della speranza che proviene dalla casa di Nazareth, nella quale si svolse l'infanzia di Gesù nella gioia.
Gesù, dice san Luca, «cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini» (2,52).
È in una famiglia unita che i figli portano a maturazione la loro esistenza, vivendo l'esperienza significativa ed efficace dell'amore gratuito, della tenerezza, del rispetto reciproco, della comprensione, del perdono e della gioia.
Vorrei soffermarmi soprattutto sulla gioia. La vera gioia che si sperimenta in famiglia non è qualcosa di casuale e fortuito.
È una gioia prodotta da una profonda armonia tra le persone, che permette di gustare la bellezza dello stare insieme, del sostenersi a vicenda nel cammino della vita.
Tuttavia, alla base della gioia c'è sempre la presenza di Dio, il suo amore accogliente, misericordioso e paziente per tutti.
Se la porta della famiglia non è aperta alla presenza di Dio e al suo amore, allora la famiglia perde la sua armonia, prevale l'individualismo e la gioia si spegne.
Invece, la famiglia che sperimenta la gioia - la gioia della vita, la gioia della fede - la comunica spontaneamente, è sale della terra, luce del mondo e lievito per tutta la società.
La capacità di stupore è un segreto per andare avanti bene in famiglia.
Non abituarsi all’ordinarietà delle cose, sapersi anzitutto stupire di Dio, che ci accompagna. E poi, stupirsi in famiglia.
Io penso che è bene nel matrimonio sapersi stupire del proprio coniuge, ad esempio prendendolo per mano e guardandolo negli occhi alla sera per qualche istante, con tenerezza.
E poi stupirsi del miracolo della vita, dei figli, trovando il tempo per giocare con loro e per ascoltarli.
E poi stupirsi della saggezza dei nonni: tante volte, noi i nonni li tiriamo fuori dalla vita. No: i nonni sono fonte di saggezza.
Papa Francesco invita ancora a sapersi stupire «della propria storia d’amore» e della propria vita che «sicuramente ha degli aspetti negativi», ma dove troviamo anche la «bontà di Dio di camminare con noi».
La missione della famiglia
La famiglia di Nazaret ci impegna a riscoprire la vocazione e la missione della famiglia, di ogni famiglia.
E, come accadde in quei trent’anni a Nazaret, così può accadere anche per noi: far diventare normale l’amore e non l’odio, far diventare comune l’aiuto vicendevole, non l’indifferenza o l’inimicizia.
Non è un caso, allora, che «Nazaret» significhi «Colei che custodisce», come Maria, che - dice il Vangelo - «custodiva nel suo cuore tutte queste cose» (cfr. Lc 2,19.51).
Da allora, ogni volta che c'è una famiglia che custodisce questo mistero, fosse anche alla periferia del mondo, il mistero del Figlio di Dio, il mistero di Gesù che viene a salvarci, è all'opera.
E viene per salvare il mondo.
E questa è la grande missione della famiglia: fare posto a Gesù che viene, accogliere Gesù nella famiglia, nella persona dei figli, del marito, della moglie, dei nonni… Gesù è lì.
Accoglierlo lì, perché cresca spiritualmente in quella famiglia.
La famiglia cristiana è tale quando accetta di vivere l'amore reciproco e per i figli, seguendo la scelta di Maria e Giuseppe, annunciando che questo amore, che sembra impossibile al mondo, può essere concretamente vissuto e testimoniato.
La famiglia cristiana diventa, così, il segno più visibile e pregnante che siamo «fin d'ora figli di Dio», perché vivere il suo amore ci rende «simili a lui» e ci permette di arrivare a vederlo così come egli è.
Per riproporre alla società di oggi la famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe vanno bene tutte le battaglie, ma quella vincente è fare di tutto per far conoscere lui: Gesù.
La festa della Santa Famiglia
La festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe viene celebrata la domenica successiva al Natale.
Si tratta di una festa che si è sviluppata a partire dal XIX secolo in Canada e poi in tutta la Chiesa a partire dal 1920.
All’inizio era festeggiata la domenica dopo l’Epifania.
Una festa che mira a indicare nella santa Famiglia di Nazaret «il vero modello di vita» per le nostre famiglie a cui ispirarsi e dove trovare aiuto e conforto.
La festa della Sacra Famiglia si celebra nell’ambito dell’Ottava di Natale e ci incentiva ad approfondire l’amore familiare anche in mezzo alle difficoltà attuali e a prendere come modello Gesù, Maria e Giuseppe.
Nella Basilica dell’Annunciazione francescani, pellegrini, cristiani locali e coppie che celebravano le nozze d’argento o d’oro si sono riuniti per la messa.
Alla fine della messa tutti sono usciti in processione in direzione del luogo in cui la Sacra Famiglia ha vissuto e hanno ricevuto la benedizione.
In questo luogo credo che sia molto forte per noi vedere come la Sacra Famiglia si faceva condurre da Dio.
Credo quindi che in primo luogo la famiglia nasca da questo sì, la sacra famiglia nasce dal sì a Dio di accogliere e incarnare la volontà di Dio nella propria vita.
È una cosa molto speciale prendere parte alla celebrazione della Sacra Famiglia in questo luogo in cui vissero e abitarono, in cui anche noi possiamo sperimentare questa spiritualità di Nazareth.
Una preghiera alla Santa Famiglia
Gesù, Maria e Giuseppe, in voi contempliamo lo splendore dell’amore vero, a voi con fiducia ci rivolgiamo.
Santa Famiglia di Nazareth, rendi anche le nostre famiglie luoghi di comunione e cenacoli di preghiera, autentiche scuole di Vangelo e piccole Chiese domestiche.
Santa Famiglia di Nazareth, mai più nelle famiglie si faccia esperienza di violenza, chiusura e divisione: chiunque è stato ferito o scandalizzato conosca presto consolazione e guarigione.
Santa Famiglia di Nazareth, ridesta in tutti la consapevolezza del carattere sacro e inviolabile della famiglia, la sua bellezza nel progetto di Dio.
Gesù, Maria e Giuseppe, ascoltate, esaudite la nostra supplica.
Preghiera a San Giuseppe
Salve, custode del Redentore e sposo della Vergine Maria.
A te Dio affidò il suo Figlio, in te Maria ripose la sua fiducia, con te Cristo diventò uomo.
O beato Giuseppe, mostrati padre anche per noi e guidaci nel cammino della vita.
Ottienici grazia, misericordia e coraggio, e difendici da ogni male.
Amen.
