Bouyer, Architettura e liturgia: lo spazio cristiano tra tradizione, celebrazione e rinnovamento

Architettura e liturgia è un saggio di Louis Bouyer dedicato al rapporto tra la forma delle chiese e il senso della celebrazione cristiana. Per Bouyer, il rinnovamento liturgico non consiste nell’adozione di modelli moderni o nella semplice riproduzione di forme antiche, ma nella riscoperta del vero senso e della realtà della tradizione cristiana.

Poiché la liturgia non è nient’altro che il radunarsi dell’umanità nella casa del padre, il rinnovamento passa anche attraverso l’architettura. Le chiese sono sulla terra vere case di Dio con il suo popolo. Lo spazio sacro deve quindi rendere visibile e possibile il dinamismo della celebrazione, accompagnando l’assemblea dalla convocazione all’ascolto della Parola, dalla mensa eucaristica alla ripresa del cammino nel mondo.

Il libro e la sua collocazione editoriale

Autore principale: Bouyer, Louis. Titolo: Architettura e liturgia. Titolo originale: Architecture et liturgie. La pubblicazione appartiene alla collana «Liturgia e vita» e presenta una prefazione di Crispino Valenziano.

DatoInformazione
AutoreLouis Bouyer
TitoloArchitettura e liturgia
Titolo originaleArchitecture et liturgie
EditoreQiqajon
LinguaItaliano
PaeseItalia
CategoriaLibro
ISBN 10888522752X
ISBN 139788885227521
RilegaturaCopertina flessibile
IllustrazioniIll.

La descrizione fisica dell’edizione segnala 99 p. : ill. ; 21 cm. Un’altra scheda dell’edizione indica 110 pagine, mentre i dati bibliografici riportano l’edizione Qiqajon del 1998 e una pubblicazione del 2000.

Architettura e liturgia è un saggio di Louis Bouyer pubblicato nel 1965, in edizione americana e nel 1967 in edizione francese. Nel 1994, con le edizioni Qiqajon il saggio venne ripubblicato e, per la prima volta, in italiano.

Louis Bouyer e il contesto del saggio

Louis Bouyer (1913-2004), teologo, è stato professore all’Institut Catholique di Parigi fino al 1963. Al concilio Vaticano II fu consultore per la liturgia, poi collaborò con la Congregazione per il culto divino e il Segretariato per l’unità dei cristiani.

Il saggio risale al periodo subito dopo la conclusione del Concilio Vaticano II, e il rinnovamento liturgico nella Costituzione Conciliare “Sacrosantum Concilium” diviene motivo di riflessione sul cambiamento dello spirito con cui bisogna celebrare la liturgia.

Per Bouyer rinnovamento significa ritrovare il vero senso e la realtà della tradizione cristiana e poiché la liturgia non è nient’altro che il radunarsi dell’umanità nella casa del padre, il rinnovamento passa anche attraverso l’architettura.

La chiesa come casa di Dio e del popolo

Le chiese sono sulla terra vere case di Dio con il suo popolo. Considera prioritariamente che se lo spirito degli uomini si rivela nelle case da loro costruite per la loro vita, analogamente, nelle chiese costruite c’è la qualità della nostra vita ecclesiale.

Ogni costruzione trasmette un messaggio ed è in sé stessa è linguaggio: il costruttore, infatti, crea un rapporto nuovo con il mondo, le cose e gli uomini.

La Bibbia ci insegna che a un certo tipo di architettura corrisponde un determinato linguaggio e un tipo di dialogo: rileggendo l’episodio della torre di Babele si comprende che Dio “costringe” gli uomini a dialogare.

L’uomo cosa vuole esprimere quando si lancia nell’impresa della costruzione?

La chiesa come casa della comunità cristiana

Partendo da questa affermazione Bouyer rileva che nella costruzione delle chiese, o si sono riprodotti meccanicamente modelli del passato, o sono state copiate dall’esterno, senza incarnare la vita interna della comunità, o si è costruito in nome di un moderno fornito di alcuni tratti caratteristici tradizionali presi in prestito.

Bisogna cercare altrove se vogliamo un luogo in cui il culto cristiano possa rivivere.

Visti i pessimi risultati dell’architettura di chiese in Italia nel postconcilio, ci sembra necessario pubblicare questo libro di Louis Bouyer apparso alla fine del Concilio. Adesso infatti è venuta l’ora di parlare di molte cose riguardanti lo spazio della liturgia senza temere di rivedere decisioni che oggi possono risultare avventate o correggibili.

Tradizione cristiana e forme architettoniche

In nome del rinnovamento Bouyer intraprende uno studio storico sulla disposizione del tempio cristiano nelle chiese cattoliche e ortodosse dell’oriente e dell’occidente, dalla sinagoga alle chiese occidentali, sulle forme liturgiche da noi ereditate nella loro primitiva freschezza per riscoprire come, spontaneamente, la liturgia cristiana, nel periodo più creativo della sua esistenza, abbia saputo rimodellare le costruzioni dell’inizio per un qualcosa di totalmente nuovo.

Ciò fa sì che la storia cristiana diventi una fonte di ispirazione, ma non per fornire una varietà di forme da copiare, bensì di forme espressive del dinamismo del culto cristiano.

Per far ciò dall’antica tradizione bisogna prendere non la materialità bensì il suo senso: “Se realmente il simbolo materiale non può essere mantenuto, bisogna trovare qualche altra maniera di esprimerne il senso”.

La tradizione, in questa prospettiva, non è un repertorio di soluzioni architettoniche immutabili. È piuttosto una memoria viva capace di orientare la progettazione verso forme che esprimano la struttura della celebrazione e la vita concreta della comunità.

Il dinamismo della celebrazione

La disposizione dello spazio sacro deve rendere il dinamismo del culto che Bouyer individua:

  • nel momento dell’adunanza dei fedeli e del clero per la meditazione della parola, come fede comune espressa in preghiera comune;
  • nel momento della mensa eucaristica dove, in Cristo, tutti devono essere a un tempo offerenti e partecipanti;
  • nel momento in cui tutti devono riprendere il cammino nel mondo presente.

Il tempio che accoglierà questa chiesa adunata deve tendere a creare l’unione.

La celebrazione viene quindi considerata come un movimento articolato. L’assemblea si raccoglie, ascolta e prega; si dispone intorno alla mensa eucaristica; infine viene nuovamente inviata nella realtà del mondo.

Orientamento, asse e pellegrinaggio

A questo punto Bouyer pensa a delle soluzioni sulla base di una certezza: che la celebrazione sia un evolversi, un camminare… pellegrinaggio verso la città celeste e che per questo la chiesa cristiana dovrebbe essere orientata lungo un asse comune.

Questo libro indica la necessità di un “oriente”, perché quando non c’è “oriente” lo spazio tende al caos inospitale del tohu wabohu; indica la necessità di uno spazio definito da un asse, uno spazio per l’incontro, un luogo che indichi un cammino dove trovi posto l’evento, un luogo simbolico, uno spazio con dimensioni di vuoto per il silenzio, per il suono, per il “non detto”.

L’asse non è soltanto un elemento geometrico. Esso organizza lo spazio come luogo dell’incontro e del cammino, evitando che la chiesa si riduca a un ambiente privo di direzione simbolica.

La chiesa non dovrebbe essere un aula di scuola, né una sala da spettacolo né un luogo per assemblee sindacali, né uno spazio polivalente.

La chiesa deve essere memoria dell’alterità, di ciò che è altrimenti, dunque profezia della trasfigurazione di questo mondo e manifestazione di ciò che appartiene agli eschata.

Chi entra in chiesa deve essere portato a incontrare colui che viene cioè il Signore nostro invisibile ma presente.

Pianta di chiesa cristiana con asse liturgico

Gli elementi concreti dello spazio liturgico

Bouyer entra nello specifico: per l’orientamento della chiesa, per le forme della costruzione, per la libertà dei movimenti, per le disposizioni che favoriscono le letture e le preghiere, per l’altare, per il battistero…ecc.

Questi elementi non vengono considerati isolatamente, perché la loro disposizione deve concorrere a esprimere la celebrazione come azione dell’intera assemblea. L’architettura deve permettere la partecipazione, la preghiera comune, l’ascolto della Parola e il movimento verso la mensa eucaristica.

L’assemblea

Il primo momento è quello dell’adunanza dei fedeli e del clero per la meditazione della parola, come fede comune espressa in preghiera comune.

Lo spazio deve rendere riconoscibile l’assemblea come soggetto della celebrazione, senza trasformare la partecipazione in semplice assistenza a un’azione collocata a distanza.

La mensa eucaristica

Il secondo momento è quello della mensa eucaristica dove, in Cristo, tutti devono essere a un tempo offerenti e partecipanti.

L’altare appartiene quindi al centro dinamico della celebrazione e deve essere posto in rapporto con l’assemblea, con la proclamazione della Parola e con il movimento liturgico complessivo.

Il battistero

Tra gli elementi presi in considerazione da Bouyer vi è anche il battistero. Il battesimo appartiene alla struttura della vita cristiana e la sua presenza nello spazio ecclesiale richiama l’ingresso nella comunità e il fondamento battesimale della partecipazione liturgica.

Letture, preghiere e libertà dei movimenti

Particolare attenzione viene riservata alle disposizioni che favoriscono le letture e le preghiere e alla libertà dei movimenti.

La configurazione dell’edificio deve permettere che le diverse azioni della celebrazione siano riconoscibili e collegate tra loro, senza ostacolare il cammino dell’assemblea o la percezione dei suoi momenti fondamentali.

Il significato dello spazio vuoto

Questo libro indica la necessità di uno spazio definito da un asse, uno spazio per l’incontro, un luogo che indichi un cammino dove trovi posto l’evento, un luogo simbolico, uno spazio con dimensioni di vuoto per il silenzio, per il suono, per il “non detto”.

Il vuoto non coincide con una mancanza di funzione. Esso può diventare una dimensione necessaria al silenzio, all’ascolto, al suono e alla percezione di ciò che non viene detto.

La presenza di spazi non saturi consente alla celebrazione di non essere ridotta a una successione di funzioni pratiche. Il luogo liturgico deve conservare una capacità di evocazione e di apertura al mistero.

Architettura, simbolo e alterità

Ogni costruzione trasmette un messaggio ed è in sé stessa è linguaggio: il costruttore, infatti, crea un rapporto nuovo con il mondo, le cose e gli uomini.

La chiesa deve essere memoria dell’alterità, di ciò che è altrimenti, dunque profezia della trasfigurazione di questo mondo e manifestazione di ciò che appartiene agli eschata.

Chi entra in chiesa deve essere portato a incontrare colui che viene cioè il Signore nostro invisibile ma presente.

La forma architettonica acquista così una responsabilità teologica: non deve limitarsi a ospitare la liturgia, ma deve contribuire a manifestare il significato dell’assemblea, del cammino, dell’attesa e della presenza invisibile del Signore.

Perché il libro resta utile

Questo libro si rivela un utile strumento non solo per liturgisti e architetti, ma per chiunque abbia a cuore lo spazio per le celebrazioni liturgiche e si confronti con le esigenze che esso pone.

A partire dalle acquisizioni e dai cammini aperti dal Vaticano II, l’autore mette in dialogo chiesa, architettura e arte contemporanea per fare il punto sull’adeguamento di chiese esistenti e sulla progettazione di nuove chiese.

Il volume interessa quindi più ambiti: la storia dell’architettura cristiana, la teologia liturgica, la progettazione degli edifici di culto, la trasformazione delle chiese esistenti e il rapporto tra arte contemporanea e celebrazione.

Temi collegati alla riflessione di Bouyer

In un mondo ormai “uniforme”, in cui si fa sempre più ampio lo spazio dei non luoghi, diventa fondamentale riflettere sulla forma che la chiesa sta assumendo, come assemblea di credenti, ma anche come edificio, spazio per la celebrazione liturgica.

Il volume ripercorre gli elementi essenziali di una chiesa - altare, ambone, battistero, cattedra - alla luce della loro evoluzione storica e della riforma liturgica del Vaticano II.

L’attuale inflazione di immagini ci invita a porci una questione essenziale: da dove deriva la forza delle immagini che ci colpisce?

Le immagini (visuali, concettuali, linguistiche, mentali) hanno un’innegabile potenza ambivalente: possono essere messe a servizio delle ideologie, ma possono anche essere segno che evoca una luce, una bellezza che infonde speranza anche in contesti di lacerazione, tenebra, bruttezza.

Il modo più autentico per conservare il patrimonio artistico e architettonico è quello di abitarlo integralmente per renderlo sempre più vivo, facendo di esso il simbolo di una chiesa capace di stare nell’oggi della storia.

Non è possibile pensare e realizzare gli spazi di una chiesa senza il coinvolgimento delle persone e delle comunità chiamate ad abitare questi luoghi, in profonda sinergia con il tessuto sociale e ambientale circostante.

Louis Bouyer e la vita cristiana

L’autore sviluppa una riflessione sulla vita cristiana stessa e, inseparabilmente, sul senso profondo della santità.

Infatti, anche se rivolto in particolare ai monaci, l’autore guarda anche a tutti cristiani nel mondo e rivela come la vocazione del monaco non sia una vocazione particolare.

La vocazione monastica non è altro che la vocazione del battezzato, ma vissuta nella dimensione, si potrebbe dire, della massima urgenza.

Le istanze che il libro pone circa la Scrittura e la sua lettura sono attualissime: un rapporto equilibrato tra i due Testamenti; il ricorso alla tradizione, sia ebraica che cristiana; la liturgia come ambito vitale della Scrittura; il rapporto tra Spirito santo e Scrittura; la dimensione escatologica come costitutiva della struttura delle Scritture; l’articolazione tra pluralità e unicità della Bibbia.

Le théologien LOUIS BOUYER - ITW de Bertrand Lesoing

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