Reliquie di Santa Giusta: storia e dove si trovano

Le reliquie delle sante Giusta, Giustina ed Enedina si trovano nella cripta della Basilica di Santa Giusta, in Via Manzoni 2, a Santa Giusta, in provincia di Oristano. Le reliquie di Santa Giusta furono restituite al paese il 2 maggio 2004 e oggi sono conservate nella cripta della basilica, considerata il luogo della loro ultima dimora.

La Basilica di Santa Giusta è uno dei più significativi esempi dell’architettura romanica in Sardegna. Edificata presumibilmente nel XII secolo, conserva sotto il presbiterio una cripta romanica interamente costruita in pietra, elemento unico nel panorama isolano, nella quale si trovano le reliquie delle sante titolari.

Cripta della Basilica di Santa Giusta

Dove si trovano le reliquie di Santa Giusta

Le reliquie delle Sante Giusta, Giustina e Enedina sono custodite nella cripta della Basilica di Santa Giusta, nel centro dell’omonimo comune del Campidano di Oristano. L’indirizzo della basilica è Via Manzoni 2, 09096 Santa Giusta OR.

La cripta si trova al di sotto della zona presbiteriale, in corrispondenza delle ultime tre campate della basilica, che terminano con un’abside semicircolare. All’interno vi sono tre altari, uno dei quali conserva le reliquie delle sante titolari della basilica.

Visitare la Basilica di Santa Giusta e la sua cripta sarà un’esperienza molto suggestiva. Il paese sorge sul lato est dello stagno di Santa Giusta, a circa 5 chilometri da Oristano, in Sardegna.

Il ritorno delle reliquie nel 2004

Al suo interno sono conservate le reliquie delle Sante Giusta, Giustina e Enedina tornate nel loro paese natale solo nel 2004.

Solo il 2 maggio 2004 le sue reliquie furono restituite e ora si trovano nella cripta della Basilica di Santa Giusta, luogo della sua ultima dimora, quella eterna.

Successivamente i resti mortali furono trasferiti a Cagliari e sepolti nella cripta della chiesa di Santa Restituta.

Santa Giusta, Giustina ed Enedina: storia e tradizione

Passato ai Romani con tutta la Sardegna e la Corsica, diviene un centro della Cristianità, tanto che nell’anno 130, sotto l’impero di Adriano, vengono martirizzate Giusta, Giustina ed Enedina, che verranno santificate.

Non esistono documenti storici concreti sulla vita e martirio di Santa Giusta, martire venerata nell’Arcidiocesi di Oristano, ma solo alcune leggende e tradizioni orali.

Venne postulata inoltre l’esistenza di un martyrium preesistente alla basilica romanica, riconducibile al culto delle sante e vergini Justa, Justina ed Eneidina.

Il rinvenimento di reperti archeologici d’epoca punica-romana ha indotto gli studiosi ad attribuire il carattere cimiteriale all’area posta a sud dell’abitato e ad estendere tale ipotesi alla cattedrale stessa. Supposizioni che trovano conferma in recenti scavi archeologici e nell’esistenza della cripta, unicum nel panorama isolano.

La tradizione sul martirio di Santa Giusta

Secondo il manoscritto del 1616 del canonico arborense Antonio Martis disse: «la fanciulla Giusta già dall’età di dodici anni si convertì al cristianesimo, contro il volere della madre che morì di crepacuore dopo averla fatta imprigionare e flagellare.

Giusta nacque nella città di Eaden (oggi Santa Giusta) ai primi del secondo secolo, al tempo dell’imperatore Adriano e morì in seguito ad un nubifragio. La sua città fu sommersa dalle acque della laguna per punire l’idolatria dei suoi abitanti.

Fu sepolta nelle carceri della sua casa il 14 del mese di maggio. Nello stesso luogo edificarono poi una chiesetta in memoria della Santa, nello stesso anno in cui fu edificato il ponte del fiume di Oristano.

Giusta sperimentò le atrocità del martirio da parte della madre e dal giovane pagano Claudio, ella non smise mai di invocare il Signore e le sue grida e l’infuriare della madre fecero accorrere i vicini di casa i quali chiesero a Cleodonia di smettere di tormentare la figlia.

Una volta sentita la spiegazione della donna essi stessi le suggerirono di imprigionare la ragazza nei sotterranei della loro casa e di non darle né da mangiare né da bere, in quanto solamente in questo modo si sarebbe ravveduta.

Nelle carceri, Giusta cominciò a pregare il Signore. La terra tremò e si sprigionò una grande luce e una schiera di angeli si presentarono al cospetto di Giusta e le sanarono le ferite.

Molte delle guardie spaventate dal tremare della terra e, udendo i cori angelici si diressero verso i sotterranei e assistettero alla scena senza osare muoversi.

Alcuni di loro raccontarono quanto visto a Cleodonia ma ella non volle credere a nessuno, nonostante fosse molto spaventata e non sapesse spiegarsi la scossa di terremoto.

Si recò ancora una volta dalla figlia per tentare di convincerla a rinnegare la fede cristiana ma, non ottenendo il successo sperato ordinò alle serve di incatenarla e di flagellarla.

Gli angeli accorsero ancora una volta alle preghiere della ragazza, la liberarono e la curarono.

I loro canti fecero desiderare a tal punto a una povera serva cieca di poter assistere a quel miracolo che ella riacquistò subito la vista e poté allietarsi alla vista degli angeli.

Leggenda e memoria religiosa

Attraverso questo racconto della “passio” di Giusta si può notare come il tutto sia avvolto da leggende.

Secondo Alberto La Marmora, studioso del XIX secolo, questo luogo potrebbe essere stato teatro del martirio della santa, conferendo all’edificio un significato storico e religioso ancora più profondo.

La presenza della cripta e il suo rapporto con l’area cimiteriale hanno contribuito a rafforzare il legame tra la basilica, il culto delle martiri e la memoria antica del luogo.

La Basilica di Santa Giusta

La basilica di Santa Giusta rappresenta uno dei più significativi esempi dell’architettura romanica in Sardegna. Edificata presumibilmente nel XII secolo, la chiesa si distingue per l’impiego dell’arenaria proveniente dalle cave della penisola del Sinis.

La datazione cronologica è ricavabile tramite fonti indirette ed un confronto con la documentazione relativa alla basilica di S. Saturno a Cagliari, quest’ultima consacrata intorno al 1119.

Nell’atto viene menzionata la presenza di un episcopo proveniente da Santa Giusta, palesando perciò già all’epoca l’esistenza di una sede vescovile all’interno della villa.

È del tutto probabile che in seguito all’edificazione della cattedrale pisana le maestranze si fossero recate in Sardegna attorno al 1120, e la presenza di stilemi del tutto sovrapponibili a quelli di Santa Maria Assunta hanno dato vigore alla tesi sovraesposta.

Le maestranze toscane sono individuabili non solo nella basilica di Santa Giusta, ma anche a S. Pietro di Torralba: infatti, grazie all’epigrafe di ultimazione dei lavori posta sulla facciata di S.Pietro- ascrivibile al 1144 - siamo in grado di individuare un termine ad quem per Santa Giusta, ossia attorno al 1130.

La struttura della basilica

La basilica, edificata su un alto poggio, presenta una pianta longitudinale a tre navate con rapporto tra navata centrale a capriate lignee e navatelle voltate a botte di 1:1.

Al di sotto della zona presbiteriale, in corrispondenza delle ultime tre campate culminanti in un’abside semicircolare, è posta la cripta, suddivisa in quattro sezioni da archi sguscianti direttamente dalla volta a crociera, poggianti su robusti pilastri a sezione circolare sormontati da capitelli corinzi finemente decorati e dentellati.

La presenza della cripta ha alterato la struttura architettonica della basilica provocandone un innalzamento del piano di calpestio delle navatelle, traducibile esternamente nell’impostarsi dell’intero edificio su un alto stilobate.

La basilica di Santa Giusta venne costruita con l’utilizzo della pietra arenaria proveniente dalle cave della penisola del Sinis.

Facciata e materiali di reimpiego

La facciata è tripartita da un’arcata centrale e due arcatelle laterali, di modulo pari alla metà. L’arcata centrale inquadra l’ampio portale dai piedritti marmorei monolitici di spoglio, decorati da foglie d’acanto, sui quali è posto l’architrave.

All’estremità di quest’ultimo due leoni scolpiti sono tesi ad adunghiare altrettanti cervi. Tale iconografia, resa con una plasticità straordinaria, ha svuotato di contenuto alcuni studi che vorrebbero attribuirne la realizzazione ad opera di maestranze toscane, in particolare d’area pistoiese e pisana.

La composizione della facciata è ulteriormente arricchita da una croce in basalto, una trifora e un’apertura a rombo.

D’influenza pisana, oltre ai già menzionati piedritti, arco di scarico e archeggiature, è il rombo gradonato posto sul timpano, inquadrato da due lesene che attribuiscono maggior enfasi alla tripartizione della facciata, ribadita dalla trifora sottostante scandita da colonnine marmoree.

All’interno della basilica le navate sono scandite da arcate su sette colonne, per lo più di spoglio d’antiquario, così come la maggior parte dei capitelli presenti e le basi marmoree decorati secondo vari moduli stilistici.

Il marmo utilizzato nell’edificazione della basilica di Santa Giusta venne prelevato per lo più dalle aree archeologiche di Tharros, Neapolis e Othoca.

La cripta e le reliquie

Fu dotata di una cripta romanica, l’unica in tutta l’isola a essere interamente costruita in pietra.

All’interno vi sono tre altari, uno dei quali conserva le reliquie delle sante titolari della basilica.

La cripta della Basilica di Santa Giusta costituisce quindi il punto centrale della memoria religiosa locale: conserva i resti attribuiti a Santa Giusta, Santa Giustina e Santa Enedina e si collega alla tradizione del martirio e alla storia della comunità cristiana dell’antica Othoca.

Gli scavi archeologici sotto la basilica

Si ritiene che il borgo sia stato fondato dai Fenici nella seconda metà dell’ottavo secolo avanti Cristo con il nome di Othoca, secondo quanto emerso dagli scavi condotti negli anni novanta del Novecento sull’altura della Cattedrale di Santa Giusta, dove aveva sede il suo abitato.

Le ricerche nella cripta e nel settore sud del sagrato della Cattedrale hanno, infatti, restituito importanti dati sulla facies arcaica dell’insediamento, che risulta sovrapposto alle strutture di un precedente centro nuragico.

Il territorio è stato abitato già in epoca nuragica, come dimostrano i vari nuraghi sparsi nel territorio.

In età punica la città decade, ma non esistono per il periodo punico dati sufficienti per ricostruire la topografia del centro.

L’urbanistica della città romana non è nota, ma il rinvenimento di intonaci colorati e di tessere di mosaico negli scavi della cattedrale, e il materiale di spoglio riutilizzato all’interno di questa, lasciano ipotizzare l’esistenza di edifici romani con prospetti caratterizzati da colonne e portici.

A seguito della caduta dell’impero romano d’Occidente, Othoca viene progressivamente abbandonata.

Dall’antica Othoca alla basilica medievale

Nel Medioevo la popolazione si sposta nei pressi della chiesa romanica di Santa Giusta, edificata nella metà del dodicesimo secolo.

Il villaggio di Santa Giusta fa parte del Giudicato di Arborea, nella curatoria del Campidano di Simaxis, e l’antico villaggio di Othoca assume questa nuova denominazione.

In quel periodo il villaggio era ancora potente in termini politici ed economici, come dimostra il fatto che diviene il capoluogo di una diocesi, quella di Santa Giusta appunto.

Nel IX/X secolo diventa sede diocesana, ma la prima attestazione sicura risale al 1119 quando il vescovo Augustinus partecipò alla consacrazione di S. Saturno di Cagliari.

È in questo periodo che fu probabilmente costruita la Basilica di Santa Giusta in stile romanico, nel XII secolo.

La sede vescovile nell’anno 1502 viene accorpata dal papa Alessandro VI alla diocesi di Arborea, viene poi soppressa nel 1503 da papa Giulio II con la bolla Aequum reputamus, e confermata da un’altra bolla papale del 1515, che ne sancisce l’unione con l’arcidiocesi di Oristano.

La diocesi di Santa Giusta viene di nuovo istituita nel 1968 come sede vescovile titolare, ossia come sede che continua a essere assegnata a un vescovo al quale però non si conferisce alcuna giurisdizione sul territorio che una volta le apparteneva.

Le cappelle e le opere conservate nella basilica

Sulla navata laterale destra si aprono tre ambienti di servizio postumi rispetto alla data di edificazione della basilica, costruiti attorno al XVII secolo.

Il primo di questi, allineato alla zona presbiteriale, è dedito alla Sacrestia. Qui è custodito il dipinto raffigurante le martiri titolari, Justa, Justina e Eneidina, realizzato intorno al 1600.

Gli altri due sacelli d’epoca cinquecentesca, titolati rispettivamente al Rosario e al Santo Spirito, sono posti invece poco dopo aver varcato l’ingresso.

Entrambi son degni d’un grande interesse dal punto di vista storico-artistico vista la straordinaria presenza della decorazione ad affresco applicata all’intera superficie solo nel primo ambiente.

La cappella del Rosario

La cappella del Rosario, nota anche come Sant’Antonio, ripropone l’effige del santo nel soffitto affrescato all’interno del clipeo a ogiva nell’iconografia tradizionale con il Bambin Gesù protetto dal braccio destro, mentre quello sinistro tiene un giglio.

Il santo è stante, posto in un ambiente naturalistico che vuol riproporre il luogo presso cui si erge la basilica di Santa Giusta, con intenti chiaramente ritrattistici.

La discesa del Santo Spirito è resa evidente dai putti posti al lato di Sant’Antonio e dalla colomba bianca al di sopra del capo del frate.

Nel lato sinistro dell’aula trova spazio un bellissimo crocifisso ligneo del XVIII, su cui è adagiato il Cristo patiens raffigurato con il solo perizonium, letteralmente, perizoma, mentre un rivolo di sangue sgorga dal pallido costato.

All’interno della ricchissima cappella, finanziata probabilmente da Domenico Casula e Chiara Deidda che qui si fecero seppellire, è presente inoltre un retablo ligneo accuratamente intagliato d’epoca settecentesca, recentemente sottoposto a restauro.

La nicchia centrale a conchiglia è occupata dalla statua lignea di Sant’Antonio da Padova, mentre ai lati son rappresentati Santa Chiara, San Daniele, San Francesco e San Domenico, tutti sontuosamente decorati e riconoscibili grazie ai loro attributi tradizionali.

La cappella del Santo Spirito

La cappella del Santo Spirito, nonostante sia decisamente più spoglia rispetto alla precedente, custodisce sul soffitto un grande affresco volto a rappresentare l’arcangelo Gabriele.

Nonostante riversi attualmente in condizioni che poco spazio lasciano ad un’acuta analisi interpretativa, l’iconografia dell’arcangelo parrebbe esser quella relativa al momento dell’annunciazione alla Vergine.

A lasciarlo presagire la presenza del giglio, simbolo di purezza ed identificabile iconograficamente con la figura di Maria.

Infine, dal notevole pregio artistico, il dipinto della “Salvazione dei dannati” al di sopra dell’altare posto a sinistra rispetto alla navatella.

Santa Giusta e il territorio dell’antica Othoca

Il comune di Santa Giusta, nome in lingua sarda Santa Justa, altezza metri 10 sul livello del mare, abitanti 4.649 al 31 dicembre 2021, è un paese anticamente denominato Othoca e situato al centro del Campidano di Oristano.

Si tratta di un centro rivierasco, di origine incerta, che alle tradizionali attività agricole ha affiancato un buon tessuto industriale.

L’abitato è costituito da un insieme di case rustiche variopinte ai due lati della SS131 di Carlo Felice, che passa accanto ad esso, si trova subito a sud della zona industriale di Oristano, e si sviluppa in prossimità del limite nord orientale del vasto stagno di Santa Giusta, ricco di anguille, le cui acque raggiungono il mare alla foce del fiume Tirso.

Santa Giusta, rinomata per la sua cattedrale, per le sue splendide spiagge e l’inestimabile risorsa rappresentata dallo stagno omonimo, attira un notevole flusso turistico sul posto.

Lo stagno di Santa Giusta

Il Campidano è la grande pianura della Sardegna sud occidentale compresa tra il golfo di Cagliari e quello di Oristano, ha una lunghezza di circa cento chilometri e presenta la massima altitudine di settanta metri sul mare.

Deve le sue origini al colmarsi di una depressione geologica terziaria da parte di sedimenti marini, fluviali e vulcanici.

Sono frequenti gli stagni costieri con acque salmastre, nell’angolo nord ovest della Regione sfocia il fiume Tirso, che contribuisce all’irrigazione del Campidano, la rete idrografica è inoltre formata da piccoli Torrenti.

In particolare, il Campidano di Oristano è una Regione della Sardegna occidentale il cui territorio apparteneva anticamente al Giudicato d’Arborea.

È un territorio caratterizzato dalla presenza di zone umide di altissimo interesse naturalistico, con specie faunistiche rare.

Come raggiungere la Basilica di Santa Giusta

Dal centro di Arborea prendiamo verso nord la via Roma che esce dall’abitato come SP49, proseguiamo verso nord in direzione di Oristano e, dopo quasi dodici chilometri, arriviamo nell’abitato di Santa Giusta.

Dal Municipio di Arborea a quello di Santa Giusta si percorrono 13.5 chilometri.

Arriviamo a Santa Giusta da sud con la SP49 e, percorsi undici chilometri e duecento metri dal cartello segnaletico che indica l’uscita da Arborea, si incontra il sovrappasso sopra il rio Merd ’e Cani, al termine del quale si vede, alla destra della strada, il cartello segnaletico che indica l’ingresso all’interno dell’abitato.

La basilica si trova in Via Manzoni 2, nel centro di Santa Giusta, in provincia di Oristano.

La festa patronale e il culto di Santa Giusta

Il 14 maggio, la Festa patronale di Santa Giusta.

Tra le principali feste e sagre che si svolgono a Santa Giusta vanno segnalate in occasione della Pasqua, i riti della Settimana Santa per la quale il giovedì si svolge la funzione in coena domini, ossia l’ultima cena, con il rito della lavanda dei piedi a dodici membri delle confraternite dello Spirito Santo e del Rosario.

Il Venerdì si svolge il rito de Su Scravamentu, lo schiodamento, ovvero la deposizione di Gesù morto dalla croce, e la domenica di Pasqua il rito de S’Incontru, con l’incontro della processione con il Cristo seguito dagli uomini, l’altra con la Vergine seguita dalle donne, fino all’incontro nella piazzetta di Sa Panga, dove diventano un unico flusso proseguendo verso la basilica.

La festa di Santa Giusta costituisce uno dei momenti principali per la devozione locale e per la memoria delle tre martiri legate alla basilica.

Informazioni per la visita della cripta

In questa visita potremo conoscere la Basilica e la cripta di Santa Giusta, approfondire l’aspetto religioso e tradizionale della città e ripercorrere la storia del paese di Santa Giusta durante il periodo romano e medievale.

L’itinerario comprende l’aula della Basilica di Santa Giusta e la Cripta della Basilica di Santa Giusta.

È consigliato munirsi di abbigliamento consono a un luogo di culto. Si consigliano scarpe antiscivolo per la discesa nella cripta.

L’accesso alla basilica è gratuito.

Basilica di Santa Giusta

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