La celebrazione delle diocesi minori: tutela, corresponsabilità e vita ecclesiale

La celebrazione delle diocesi minori si esprime nella cura concreta delle comunità, nella formazione dei loro operatori, nella protezione dei minori e delle persone vulnerabili e nella valorizzazione delle chiese come luoghi di preghiera, ascolto e responsabilità condivisa.

In questa prospettiva, le diocesi, comprese quelle di piccole dimensioni, sono chiamate a costruire ambienti sicuri, a promuovere la partecipazione dei fedeli e a rendere visibile il legame tra celebrazione liturgica, educazione, prevenzione e accompagnamento pastorale.

La diocesi come comunità di cura e di partecipazione

La «casa della chiesa» o casa di Dio e della comunità cristiana è sempre stata uno dei principali segni della santa Chiesa stessa, la sposa di Cristo, che è presente e in cammino nel mondo.

La sua bellezza e il suo splendore, al pari della sua idoneità allo svolgimento delle celebrazioni liturgiche, sono stati regolati in tempi diversi con opportune norme.

Fra le chiese di una Diocesi il primo posto e la maggiore dignità spettano alla cattedrale, nella quale è collocata la cattedra, segno del magistero e della potestà del Vescovo, Pastore della sua Diocesi, e segno della comunione con la cattedra romana di Pietro.

Seguono, poi, le chiese parrocchiali, che sono sedi delle varie comunità della Diocesi.

Vi sono, inoltre, i santuari, ai quali vanno in pellegrinaggio i fedeli della Diocesi e di altre Chiese locali.

Fra queste chiese e altre di diversa denominazione ce ne sono alcune dotate di una speciale importanza per la vita liturgica e pastorale, che possono essere insignite dal Sommo Pontefice del titolo di «Basilica Minore», mediante il quale viene espresso un particolare vincolo con la Chiesa di Roma e il Sommo Pontefice.

cattedrale e piccola diocesi italiana

Il significato della Basilica Minore nella vita diocesana

Le norme sulle Basiliche Minori sono state disposte, dopo il Concilio Vaticano II, con il decreto «Domus Dei» promulgato il 6 giugno 1968 dalla Sacra Congregazione dei Riti.

Tenuto conto dei documenti liturgici più recenti e dell’esperienza maturata negli anni, la Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti ritiene opportuno adattare le suddette norme alle odierne circostanze, come segue.

La chiesa, per la quale si chiede il titolo di Basilica, deve essere dedicata a Dio con rito liturgico e risultare in Diocesi un centro di attività liturgica e pastorale, soprattutto per le celebrazioni della Santissima Eucaristia, della Penitenza e degli altri sacramenti, che siano esemplari quanto a preparazione e svolgimento, nella fedele osservanza delle norme liturgiche e con l’attiva partecipazione del popolo di Dio.

Affinché si abbia effettiva possibilità di svolgere celebrazioni degne ed esemplari, la chiesa deve avere una conveniente grandezza e una sufficiente ampiezza del presbiterio.

I vari elementi richiesti per la celebrazione liturgica -altare, ambone, sede del celebrante- siano collocati secondo le esigenze della liturgia rinnovata.

Le condizioni per valorizzare una chiesa diocesana

La chiesa goda di una certa rinomanza in tutta la Diocesi, ad esempio perché è stata costruita e dedicata a Dio in occasione di qualche particolare evento storicoreligioso o perché in essa è custodito il corpo o una reliquia insigne di un santo, oppure perché vi si venera in modo particolare qualche immagine sacra.

Si considerino anche il valore della chiesa, ossia l’importanza storica e la sua bellezza artistica.

Affinché le celebrazioni dei vari tempi, secondo i progressi dell’anno liturgico, possano essere condotte in modo da favorire la preghiera, è necessario un numero adeguato di sacerdoti.

Siano assegnati alla cura liturgica e pastorale della chiesa, specialmente per la celebrazione dell’Eucaristia e della Penitenza.

Ci sia anche un adeguato numero di confessori che in determinate ore siano disponibili per i fedeli.

Si richiede, inoltre, un sufficiente numero di ministranti e una appropriata schola cantorum, per favorire la partecipazione dei fedeli anche con la musica e il canto sacri.

La formazione liturgica e la partecipazione dei fedeli

Nella Basilica Minore si promuova la formazione liturgica dei fedeli, istituendo gruppi di animazione liturgica, corsi speciali di istruzione, serie di incontri e iniziative analoghe.

Fra le attività della Basilica si dia molta importanza allo studio e alla divulgazione dei documenti del Sommo Pontefice e della Santa Sede, soprattutto quelli riguardanti la sacra liturgia.

Grande cura sia riservata alla preparazione e allo svolgimento delle celebrazioni dell’anno liturgico, in particolare nei tempi di Avvento, Natale, Quaresima e Pasqua.

In Quaresima, dove si conserva la forma tradizionale della convocazione della Chiesa locale nella forma delle «stazioni» romane, si raccomanda vivamente la scelta della Basilica per la celebrazione di tale «stazione».

Si annunci con impegno la parola di Dio sia nell’omelia sia in predicazioni straordinarie.

Si promuova la partecipazione attiva dei fedeli sia nella celebrazione dell’Eucarestia sia nella celebrazione della Liturgia delle Ore, soprattutto le Lodi e i Vespri.

Inoltre, si coltivino debitamente le forme approvate di pietà popolare.

Poiché l’azione liturgica assume una forma più nobile quando è svolta in canto, si abbia cura che i fedeli partecipino al canto delle diverse parti della Messa, in particolare di quelle che si trovano nell’«Ordinario».

In una basilica dove i fedeli di diverse nazioni o lingue si radunano insieme frequentemente, è utile che essi conoscano come cantare insieme in latino la professione di fede e la Preghiera del Signore, usando alcune semplici melodie come quelle composte in canto gregoriano che è “proprio della liturgia romana”.

Il legame con la Chiesa di Roma

Per rendere manifesto il particolare vincolo di comunione che unisce la Basilica Minore e la Cattedra romana di Pietro, ogni anno devono essere celebrate con particolare cura:

  • la festa della Cattedra di san Pietro (22 febbraio);
  • la solennità dei santi apostoli Pietro e Paolo, (29 giugno);
  • l’anniversario dell’elezione o dell’inizio del supremo ministero pastorale del Sommo Pontefice.

Il giorno in cui si annuncia pubblicamente la concessione del titolo di basilica a una certa chiesa sia preparato e osservato come giorno festivo con opportune predicazioni, vigilie, e altre celebrazioni, non tutte solo nei giorni immediatamente precedenti la proclamazione del titolo, ma anche in quei giorni immediatamente successivi.

All’inizio della celebrazione prima del Gloria viene letto in lingua nazionale il breve apostolico o il decreto di concessione col quale la chiesa è elevata al rango di basilica.

I fedeli che visitano devotamente la Basilica e che in essa partecipano a qualche rito sacro o almeno recitano il Padre nostro e il Credo, alle solite condizioni -Confessione sacramentale, Comunione eucaristica e preghiera secondo l’intenzione del Sommo Pontefice- possono ottenere l’indulgenza plenaria:

  • nel giorno anniversario della dedicazione della Basilica;
  • nel giorno della celebrazione liturgica del titolare;
  • nella solennità dei Santi Pietro e Paolo, apostoli (29 giugno);
  • nel giorno anniversario della concessione del titolo di Basilica;
  • una volta all’anno nel giorno stabilito dall’Ordinario del luogo;
  • una volta all’anno nel giorno liberamente scelto da ciascun fedele.

La tutela dei minori come responsabilità di tutta la diocesi

La celebrazione della vita diocesana non riguarda soltanto gli spazi liturgici, ma comprende anche la capacità della comunità di proteggere i minori e le persone vulnerabili.

La Cei ha diffuso un report molto dettagliato per illustrare e dare conto delle attività messe in cantiere per «proteggere, prevenire e formare» attraverso una rete territoriale a favore della tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

In particolare emerge che il 72 per cento delle diocesi ha costituito un’équipe di esperti, con incontri formativi e di prevenzione, mentre sono stati attivati 90 centri di ascolto.

L’obiettivo della rilevazione è quello di verificare, nel biennio 2020 - 2021, lo stato dell’arte in merito all’attivazione del Servizio Diocesano o Interdiocesano per la tutela dei minori (Sdtm/Sitm), del Centro di ascolto e del Servizio Regionale per la tutela dei minori (Srtm) nelle Diocesi italiane.

Il presente report intende offrire uno strumento conoscitivo alla Conferenza Episcopale Italiana per implementare le azioni di tutela dei minori e delle persone vulnerabili nelle Diocesi italiane.

La rete dei Servizi diocesani e interdiocesani

I Servizi sono presenti in tutte le 226 Diocesi italiane.

Le elaborazioni effettuate fanno riferimento a 158 risposte su 166 Diocesi coinvolte: 8 Servizi sono infatti a carattere Interdiocesano.

La rappresentatività statistica del campione di indagine è pari al 73,4 per cento (166 Diocesi sulle 226 totali in Italia e, a oggi, sono in corso ulteriori accorpamenti).

Dal punto di vista dimensionale, le Diocesi del campione sono soprattutto di medie dimensioni (tra 100 e 250 mila abitanti), seguite dalle Diocesi di grandi (oltre 250 mila) e piccole dimensioni (fino a 100 mila).

Ad avere l’incarico di referente nella maggior parte dei casi è un sacerdote (51,3 per cento), seguito da laico o laica (42,4 per cento) e solo raramente un religioso o una religiosa (6,3 per cento).

Le Diocesi di piccole dimensioni invece si distinguono in quanto a ricoprire il ruolo di referente, in oltre la metà dei casi, è un laico/a (56 per cento), mentre negli altri casi un sacerdote.

Il 77,2 per cento delle Diocesi censite ha un’équipe di esperti a sostegno del Sdtm.

Le principali attività svolte dal SDTM consistono in incontri e corsi formativi.

Il numero di incontri formativi proposti nel biennio in esame (2020 - 2021) è cresciuto notevolmente, passando dai 272 incontri del 2020 ai 428 del 2021.

Il numero di partecipanti conferma il trend di crescita: da 7.706 nel 2020 a 12.211 nel 2021, con l’aumento più alto per gli operatori pastorali, passati da 3.268 a 5.760.

IndicatoreDato
Diocesi italiane in cui sono presenti i Servizi226
Diocesi coinvolte nella rilevazione166
Servizi a carattere interdiocesano8
Diocesi con équipe di esperti77,2 per cento
Incontri formativi nel 2020272
Incontri formativi nel 2021428
Partecipanti nel 20207.706
Partecipanti nel 202112.211

Centri di ascolto e accompagnamento

La maggior parte delle Diocesi ha attivato un Centro di ascolto (70,8 per cento), in particolare nelle Diocesi di grandi dimensioni (84,8 per cento).

Sono stati rilevati dati relativi a 90 Centri di ascolto: di questi 21 attivati nel 2019 o prima, 30 nel 2020, 29 nel 2021 e 10 nel 2022.

L’attivazione dei Centri di ascolto è strettamente correlata alla dimensione delle Diocesi, con 38 Centri costituiti in Diocesi di grandi dimensioni o Diocesi che si sono aggregate.

La sede del Centro di ascolto differisce dalla sede della Curia diocesana nel 74,4% dei casi.

Il responsabile del Centro, in oltre due terzi dei casi, è un laico o una laica (77,8 per cento).

Meno frequente è la scelta di un sacerdote (15,5 per cento), oppure un religioso o una religiosa (6,7 per cento).

Tra i laici prevalgono nettamente le donne, che quindi rappresentano i due terzi dei responsabili.

Nella maggior parte dei casi (83,3 per cento), i Centri di ascolto sono supportati da una équipe di esperti.

Nel biennio in esame il totale dei contatti registrati da 30 Centri di ascolto è stato pari a 86, di cui 38 contatti nel 2020 e 48 nel 2021.

I contatti sono avvenuti principalmente via telefono (55,2 per cento) o, in misura inferiore, tramite corrispondenza online (28,1 per cento).

Il motivo del contatto è rappresentato dalla volontà di segnalare il fatto all’Autorità ecclesiastica (53,1 per cento), dalla richiesta di informazioni (20,8 per cento), da una consulenza specialistica (15,6 per cento).

I casi segnalati, anche per fatti riferiti al passato, riguardano 89 persone, di cui 61 nella fascia di età 10-18 anni, 16 over 18 anni (adulto vulnerabile) e 12 under 10 anni.

Circa la tipologia dei casi segnalati, è emersa la prevalenza di «comportamenti e linguaggi inappropriati» (24), seguiti da «toccamenti» (21); «molestie sessuali» (13); «rapporti sessuali» (9); «esibizione di pornografia» (4); «adescamento online» (3); «atti di esibizionismo» (2).

Le segnalazioni fanno riferimento a casi recenti e/o attuali (52,8 per cento) e a casi del passato (47,2 per cento).

A seguito della trasmissione della segnalazione all’Autorità ecclesiastica da parte dei Centri di ascolto, tra le azioni poste in essere sono risultati prevalenti i «provvedimenti disciplinari», seguiti da «indagine previa» e «trasmissione al Dicastero per la Dottrina della Fede».

Tra le azioni di accompagnamento delle presunte vittime, i Centri forniscono informazioni e aggiornamenti sull’iter della pratica (43,9 per cento), organizzano incontri con l’Ordinario (24,6 per cento), offrono un percorso di sostegno psicoterapeutico (14 per cento) e di accompagnamento spirituale (12,3 per cento).

Ai presunti autori degli abusi vengono proposti percorsi di riparazione, responsabilizzazione e conversione, compresi l’inserimento in «comunità di accoglienza specializzata» (un terzo dei casi rilevati) e percorsi di «accompagnamento psicoterapeutico» (circa un quarto dei casi).

Il ruolo dei Servizi regionali

I Servizi regionali (Srtm) attivati sono 16 e comprendono la totalità delle Regioni ecclesiastiche.

Rappresentano il luogo di coordinamento tra i Servizi diocesani e organizzano iniziative di formazione dei membri degli stessi Servizi.

Le attività del Srtm sono state quasi esclusivamente iniziative di carattere formativo, con 36 incontri nel 2020 e 62 nel 2021, per un totale di 98 incontri con 2.746 partecipanti.

Le linee guida per le attività pastorali

La Diocesi di Trento ha presentato nella mattinata di sabato 22 febbraio le “Linee guida per la tutela delle persone minorenni e vulnerabili nelle attività pastorali”.

La presentazione è avvenuta al Polo culturale Vigilianum di Trento, nel corso di un convegno particolarmente partecipato, promosso dal Servizio Diocesano per la Tutela dei Minori, alla presenza dell’arcivescovo Lauro Tisi che ha introdotto i lavori, moderati da don Alessandro Aste, Referente del Servizio Tutela Minori.

Il percorso che ha portato alla definizione del documento, redatto dal Tavolo degli Esperti del Servizio Tutela, ha preso avvio dall’esigenza di declinare nella realtà trentina le “Linee guida” sul tema già pubblicate dalla CEI nel 2019 e aggiornate nel 2023.

Le Linee diocesane offrono indicazioni molto concrete sulle azioni da compiere o da evitare, in particolare da parte degli adulti, per prevenire comportamenti irrispettosi o abusanti nei confronti di minori o persone vulnerabili, soprattutto nel corso delle attività pastorali.

Si va dalla stigmatizzazione di ogni tipo di abuso fisico, psicologico e sessuale ad una più ampia cura dei comportamenti.

Ad esempio: rispettare la sfera di riservatezza e intimità, evitare di parlare o comportarsi in modo offensivo, inappropriato o sessualmente provocatorio, avere cura del proprio comportamento (linguaggio, conversazioni, gesti, sguardi, contatti corporei, modo in cui ci si presenta).

Le Linee, inoltre, propongono una riflessione più ampia sulla necessità di offrire occasioni di relazioni positive e capaci di nutrire umanamente e spiritualmente.

Persona minorenne, famiglie e comunità educante

Nel testo vengono approfonditi alcuni temi chiave: la centralità della persona minorenne, che non deve essere considerata soltanto come un oggetto dell’azione pastorale, ma come un soggetto attivo delle relazioni di cura e di accompagnamento.

Per tale ragione è utile anche adoperarsi per promuovere l’educazione al consenso.

La consapevolezza che si agisce sempre insieme alle famiglie, che devono essere costantemente coinvolte ed informate e che devono esprimere il consenso/autorizzazione alla partecipazione di figli e figlie alle attività, in modo da prendere parte attivamente alla co-costruzione di significati e scelte educative-pedagogiche, in un’ottica di alleanza e costruzione di una comunità educante.

Esplicite autorizzazioni da parte dei genitori sono necessarie, secondo le Linee guida, anche nell’utilizzo degli strumenti tecnologici per la comunicazione, così come è necessaria grande cautela e scrupoloso rispetto della normativa nella pubblicazione delle immagini.

È necessaria attenzione alla scelta e all’accompagnamento, anche attraverso la formazione, di coloro che operano a contatto con le persone minorenni, consapevoli che ciascuno di essi svolge una rilevante funzione educativa.

È inoltre necessaria l’offerta di ambienti curati e sicuri per la realizzazione delle attività.

Le Linee guida sono destinate in prima istanza a chi opera nell’ambito delle attività promosse dai Servizi della Curia Arcivescovile, dalle Parrocchie, da NOI Trento APS - Associazione Oratori e Circoli affiliati presenti nel territorio dell’Arcidiocesi di Trento e dai convitti che ospitano minori del Collegio Arcivescovile.

Potranno essere adottate anche da altri soggetti che ne condividono le finalità e che si impegnano ad applicarle.

Formazione, ascolto e prevenzione nelle diocesi minori

Le diocesi di piccole dimensioni invece si distinguono in quanto a ricoprire il ruolo di referente, in oltre la metà dei casi, è un laico/a (56 per cento), mentre negli altri casi un sacerdote.

Questo dato evidenzia come la celebrazione della vita diocesana possa coinvolgere competenze diverse e valorizzare la corresponsabilità tra ministri ordinati, laici, educatori, catechisti e professionisti.

Il convegno si rivolge in particolare a sacerdoti, religiosi, operatori pastorali, educatori, insegnanti, volontari, ma è aperto a chiunque desideri approfondire i temi della tutela, della prevenzione e della corresponsabilità.

Nella convinzione che la protezione dei minori sia un impegno che coinvolge l’intera comunità.

La formazione permette di trasformare le indicazioni generali in comportamenti quotidiani, procedure condivise e relazioni più attente alla dignità di ogni persona.

Un convegno per la tutela e la corresponsabilità

Sabato 7 febbraio 2026, presso il Polo culturale Vigilianum di Trento, si terrà il 4° Convegno del Servizio Diocesano Tutela Minori dell’Arcidiocesi di Trento.

Un appuntamento dedicato alla formazione, alla sensibilizzazione e alla riflessione condivisa sul tema della tutela dei minori e delle persone vulnerabili.

Il convegno intende offrire uno spazio di ascolto e approfondimento che metta al centro la responsabilità educativa e pastorale delle comunità.

La mattinata si aprirà con l’ascolto della testimonianza di una persona vittima, momento particolarmente significativo che richiama l’importanza di partire dalle storie e dal vissuto delle persone per costruire percorsi autentici di cura e prevenzione.

Seguirà l’intervento del prof. Ivo Lizzola, pedagogista, dal titolo “Apprendere a custodire e coltivare”, che proporrà una riflessione sul significato degli atteggiamenti educativi e comunitari, capaci di generare ambienti sicuri, attenti e rispettosi della dignità di ogni persona.

Il programma proseguirà con l’intervento della dott.ssa Lucia Boranga, referente del Servizio Tutela Minori della Diocesi di Treviso, che presenterà una concreta esperienza nel campo dell’applicazione delle buone prassi per la tutela dei minori in ambito ecclesiale.

Si concluderà con alcuni spunti di riflessione affidati a don Alessandro Aste, referente del Servizio Tutela Minori dell’Arcidiocesi di Trento, per aiutare i partecipanti a collegare i contenuti emersi alla vita concreta delle comunità ecclesiali.

L’incontro si svolgerà dalle 9.00 alle 12.30 ed è a ingresso libero.

La celebrazione diocesana come cultura del rispetto

La Chiesa di Verona, attraverso il Servizio per la tutela dei minori e delle persone vulnerabili, partecipa alla V Giornata nazionale di preghiera per le vittime e i sopravvissuti agli abusi nella Chiesa.

Il tema scelto per quest’anno, “Rispetto. Generare relazioni autentiche”, invita a promuovere una cultura della cura, dell’ascolto e della responsabilità reciproca.

La celebrazione diocesana si terrà venerdì 14 novembre alle 18.00 presso la Chiesa del Monastero delle Serve di Maria Oblate Sacerdotali, presieduta dal vescovo Domenico Pompili.

Un’occasione di preghiera e di impegno per costruire una Chiesa accogliente, capace di custodire la dignità di ogni persona.

“Lasciate che i piccoli vengano a me” (Mc 10,14).

Sul sito della Conferenza Episcopale Italiana, sono disponibili i materiali di approfondimento e di preghiera per vivere e valorizzare la Giornata, preparati dal Servizio Nazionale per la tutela minori e adulti vulnerabili, tra cui commento biblico, riflessioni e schemi per le veglie.

La relazione educativa come forma di custodia

Alla firma delle Linee guida e al relativo confronto in sala è seguito, nella seconda parte della mattinata, lo stimolante intervento del prof. Ivo Lizzola, già docente di Pedagogia sociale e del conflitto all’Università di Bergamo, che ha ripreso i temi emersi, rilanciando alcuni preziosi spunti di riflessione sulla relazione educativa.

“La vita giovane e l’infanzia vanno accolte, rispettate e salvate”, ha sottolineato Lizzola.

Secondo il docente “esse riportano alla prima settimana del mondo, a quell’origine che è senso del dono, sotto il segno dell’affidamento, della partecipazione alla danza della fiducia e dell’attesa di bene”.

“Nel lavoro attento con i bambini - ha aggiunto Lizzola - il loro ascolto è necessario: permette di riportare il pensiero nell’’aurora’, in una sorta di relazione originaria, fuori da conformismi, da ansie di controllo.

Con i bambini - argomenta ancora il pedagogista - si incontra l’irreversibile e lo si oltrepassa, con i bambini si incontra l’imprevedibile e lo si attraversa.

Trascurare - ha concluso Lizzola - la vita giovane e l’infanzia, lasciarle inaridire, utilizzarle, violarle è perdere l’umanità e ferire il tempo e la speranza”.

“Compiamo oggi - ha sottolineato l’arcivescovo Lauro Tisi - un passo davvero importante per una Chiesa che intende sempre più lavorare su di sé per prendersi autenticamente cura delle persone, con atteggiamenti inclusivi, accoglienti e rispettosi della dignità di ciascuno e con particolare attenzione ai minori e alle persone vulnerabili”.

“Auspico - ha concluso monsignor Tisi, dopo aver ringraziato tutti i soggetti coinvolti - che queste Linee programmatiche possano essere condivise nella maniera più ampia possibile nei nostri ambienti ecclesiali sul territorio, per costruire insieme comunità aperte e responsabili”.

“Si tratta di indicazioni - commenta don Alessandro Aste, referente del Servizio Tutela Minori - tramite le quali vogliamo far passare il valore dell’attenzione costante al benessere della persona, tenendo presente sempre l’importanza del coinvolgimento delle famiglie e dell’educazione al consenso delle persone minorenni, aiutandole a stabilire e rispettare i confini personali”.

“Le Linee - aggiunge don Aste - contengono anche indicazioni e attenzioni molto pratiche, ad esempio per le attività di Grest o di oratorio, non per ingessarle ma per renderle sicure in modo tale che tutti, nessuno escluso, possano sentirsi perfettamente accolti.

Dove ci sono abusi o sopraffazioni, lì non può esserci una vera esperienza di fede ecclesiale.

Per questo è fondamentale l’educazione e la prevenzione”.

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