Benedetto XVI, al secolo Joseph Alois Ratzinger, è stato il 265º vescovo di Roma e papa tedesco dal 19 aprile 2005 al 28 febbraio 2013. L'11 febbraio 2013 ha annunciato la sua rinuncia all'ufficio di Romano Pontefice e questa è divenuta operativa il 28 febbraio 2013 alle ore 20.
È stato Papa emerito dal 2013 al 2022. Pontefice il più longevo della storia, B.XVI è deceduto il 31 dicembre 2022 alle ore 09.34, nel monastero Mater Ecclesiae in Vaticano, dove risiedeva dopo la rinuncia al pontificato.
Origini familiari e infanzia in Baviera
Joseph Aloisius Ratzinger era nato il 16 aprile 1927, Sabato Santo, a Marktl, in Baviera. Terzogenito di Maria Rieger e Joseph Ratzinger senior, fu battezzato lo stesso giorno.
Il padre, Joseph Ratzinger, era commissario di gendarmeria e proveniva da una modesta famiglia di agricoltori della diocesi di Passavia, nella Bassa Baviera; la madre, originaria di Rimsting, sul lago Chiem in Baviera, era figlia di artigiani e, prima di sposarsi, aveva fatto la cuoca in diversi alberghi.
I due fratelli maggiori erano Maria (1921-1991) e Georg (1924-2020), a cui fu particolarmente legato fino alla fine, tanto che l’ultimo viaggio da Papa emerito fu per andare a trovare il fratello ormai in fin di vita.
L’infanzia di Joseph si svolge in modo sostanzialmente normale e sereno, con spostamenti della famiglia in diverse località bavaresi a seguito delle destinazioni di servizio assegnate al padre: dopo Marktl, nel 1929 si passa a Tittmoning, nel 1932 ad Aschau am Inn, nel 1937 a Traunstein.
Gli anni del nazismo e della guerra
Qui nel 1939, a 12 anni, Joseph entra nel seminario arcivescovile, dove era stato preceduto dal fratello Georg. Sono gli anni dell’avvento del regime hitleriano; Joseph sente nell’aria l’avvicinarsi della bufera, ma ne vive le vicende protetto dall’ambiente profondamente cattolico della provincia bavarese e della sua famiglia, dove l’atteggiamento antinazista è inequivocabile, anche se non militante.
Nel 1939 si iscrisse al seminario di Traunstein, chiuso nel 1942. Fu costretto a iscriversi alla Gioventù hitleriana per non ricevere sanzioni nelle tasse scolastiche ma grazie a un insegnante di matematica riuscì a non partecipare alle riunioni.
Al compimento dei 14 anni, (il figlio) Joseph fu arruolato per legge nella Gioventù hitleriana come “membro forzato”, ovvero non volontario. Due anni dopo fu costretto a partecipare al programma Luftwaffenhelfer (“personale di supporto alla Luftwaffe”) a Monaco e fu assegnato in un reparto di artiglieria contraerea esterno alla Wehrmacht che difendeva gli stabilimenti della BMW.
Fu assegnato per un anno a un reparto di intercettazioni radiofoniche. Con il peggioramento delle sorti tedesche nel conflitto, fu trasferito e incaricato allo scavo di trincee, quindi inviato insieme a gruppi di coetanei a compiere marce in alcune città tedesche cantando canti nazionalsocialisti per sollevare il morale della popolazione.
A 16 anni fu arruolato nell’esercito tedesco, da cui disertò nelle ultime settimane di guerra, senza aver mai partecipato ad alcuna battaglia. Ratzinger afferma che nell’aprile 1944 disertò durante una di queste marce, evitando la fucilazione prevista per i disertori grazie a un sergente che lo fece scappare.
Nel settembre del 1944 è congedato dalla contraerea e viene inviato nel Burgenland - al confine fra Austria, Ungheria e Slovacchia - per un servizio lavorativo e poi, in seguito a un’infezione, alla caserma di Traunstein.
Nella confusione degli ultimi mesi del crollo della Germania, diserta e torna a casa, ma all’arrivo degli americani viene unito ai prigionieri di guerra e condotto, insieme ad altre 50.000 persone, in un campo di prigionia all’aperto, in condizioni durissime, vicino ad Ulm.
Con la disfatta tedesca, nell’aprile 1945 Ratzinger fu recluso per alcune settimane in un campo degli Alleati, vicino a Ulm, come prigioniero di guerra; venne rilasciato il 19 giugno 1945.
Ratzinger ha precisato di non aver mai sparato un colpo e di non aver mai partecipato a una battaglia. Finalmente liberato, il 16 giugno è di nuovo a casa.
La formazione teologica e l’ordinazione sacerdotale
Attraverso tutte queste vicende, la sua vocazione al sacerdozio si è conservata solida. Anche se le istituzioni sono ancora in condizioni precarie, Joseph riprende gli studi a Monaco e a Frisinga.
Nel 1947 si iscrisse al seminario interdiocesano di Monaco. Dal 1946 al 1951 ha studiato filosofia e teologia a Frisinga e a Monaco di Baviera.
Si prepara al sacerdozio con maturo discernimento spirituale ed entra in profondità, con gusto e con passione, nel mondo degli studi teologici, favorito dalla vicinanza e dalla guida di personalità di levatura culturale e spirituale di prim’ordine.
È il tempo in cui nasce in lui la familiarità con il pensiero di sant’Agostino, che rimarrà sempre l’autore di riferimento, preferito e fondamentale, ma vi sono anche letture affascinanti di grandi teologi contemporanei, come Henri de Lubac.
Il 29 giugno 1951 Georg e Joseph sono ordinati sacerdoti nel duomo di Frisinga dal card. Michael von Faulhaber, arcivescovo di Monaco. Il 29 giugno 1951, fu ordinato presbitero assieme al fratello Georg dal cardinale Michael von Faulhaber, arcivescovo di Monaco e Frisinga.
È una pietra miliare nel corso della sua vita: pur attratto con forza dalla passione per la ricerca teologica e per l’insegnamento, il sacerdozio rimarrà sempre per Joseph dimensione primaria della sua vocazione, vissuta con gioia, gratitudine e grande responsabilità, unendo in una sintesi vitale il servizio liturgico, il ministero della Parola e pastorale con la profondità della riflessione culturale.
Dopo l’ordinazione, il novello sacerdote è assegnato a un anno di lavoro parrocchiale in un quartiere di Monaco, vicino a un parroco molto zelante. Svolgerà questo compito con tanto impegno e gusto da ricordarlo, molti anni dopo, come «il periodo più bello della mia vita».
Sarebbe quindi del tutto sbagliato considerare la personalità di Ratzinger come quella di un freddo o astratto intellettuale, mentre la sensibilità pastorale vibrava nel più profondo del suo cuore.
Il professore e il teologo
La via degli studi e della carriera accademica appare la più adatta per un giovane che ha già dimostrato doti eccezionali in questo campo. Addottoratosi in teologia nel 1953, ha insegnato dogmatica e storia del dogma presso le università di Bonn, Münster, Tubinga e Ratisbona.
Del 1953 è la dissertazione “Popolo e casa di Dio nella Dottrina della Chiesa di Sant’Agostino”, con la quale si addottorava in Teologia. Dopo il dottorato su sant’Agostino, discusso nel 1953, viene il traguardo dell’abilitazione all’insegnamento.
Qui egli vive un passaggio difficile e quasi drammatico della sua vita, per lo scontro aperto fra due autorevoli professori della Facoltà di Monaco - Gottlieb Söhngen, il suo maestro, e Michael Schmaus - a proposito della sua dissertazione su san Bonaventura.
Il giovane Ratzinger è stato docente a Frisinga, Bonn, Muenster, Tubinga e Ratisbona. Per dieci anni, dal 1959 al 1969 fu insegnante a Bonn, Münster e Tubinga.
Alla fine il lavoro viene accettato, e Ratzinger diventa libero docente nel 1957. Nel 1969 divenne professore ordinario di Dogmatica e storia dei dogmi all’Università di Ratisbona.
Le testimonianze sulla qualità eccezionale del suo insegnamento universitario, come profondità di contenuti, chiarezza dell’esposizione, cura e finezza del linguaggio, sono unanimi. Gli studenti assiepavano le aule per ascoltarlo.
Di queste qualità abbiamo potuto risentire l’eco e godere a un livello più largo e universale, leggendo i documenti, ascoltando discorsi, catechesi, omelie del professore divenuto papa.
| Periodo | Attività |
|---|---|
| 1953 | Dottorato in teologia |
| 1957 | Abilitazione alla libera docenza |
| 1959-1963 | Insegnamento a Bonn |
| 1963-1966 | Insegnamento a Münster |
| 1966-1969 | Insegnamento a Tubinga |
| 1969-1977 | Professore a Ratisbona |
Il Concilio Vaticano II
In questo periodo si inserisce un evento cruciale per la vita di Ratzinger: la partecipazione al Concilio Vaticano II in qualità di esperto teologo dell’anziano cardinale di Colonia, Joseph Frings.
È stato inoltre consultore teologico del card. Joseph Frings, arcivescovo di Colonia, durante il Concilio Vaticano II (1962-65). Inizialmente partecipò come consulente teologico del cardinale di Colonia Joseph Frings, ma poi, su interessamento di quest’ultimo, fin dalla fine della prima sessione, come perito del Concilio.
All’annuncio del Concilio, Ratzinger sta insegnando a Bonn, nella diocesi di Colonia, e si segnala presto con un’importante conferenza sulla teologia del Concilio, a cui il cardinale assiste.
Frings, pur quasi cieco, sarà un protagonista del Vaticano II, una figura di spicco di quell’episcopato dell’Europa centro-settentrionale - Francia, Germania, Belgio ecc. - che eserciterà un ruolo decisivo nell’orientamento conciliare.
Ratzinger, poco più che trentenne, formato in un ambiente accademico diverso dalle Facoltà romane, accompagna Frings e prepara per lui memorie e bozze di interventi che lasceranno il segno.
Ma, oltre al contributo alla formulazione dei documenti, la permanenza a Roma nelle sessioni conciliari rappresenta per il giovane professore un’occasione unica per conoscere ed entrare in dialogo personale con i maggiori teologi del tempo - Rahner, de Lubac, Congar, Chenu, Daniélou, Philips ecc. - e respirare a pieni polmoni l’universalità della Chiesa e le sfide del suo tempo, vivendo dall’interno il più grande evento ecclesiale del secolo.
I suoi orizzonti si allargano ai confini del mondo, la riflessione teologica e pastorale si confronta con le domande cruciali e non potrà mai più chiudersi in prospettive limitate o di corto respiro.
Non tutto però è facile e senza problemi. Al tempo entusiasmante e creativo del Concilio seguono anche sviluppi negativi e divisioni nel campo ecclesiale e in quello teologico.
Il dibattito sulla funzione del teologo nella Chiesa diventa acceso, in particolare in Germania. In questo contesto, che coincide con le agitazioni studentesche del 1968 che turbano profondamente la vita delle università, Ratzinger lascia Tübingen per la più tranquilla Regensburg.
Il pensiero teologico
La sua vasta produzione teologica è caratterizzata in partic. dalla ricerca di una nuova unione tra fede e ragione, con riferimento soprattutto all’incontro, considerato non casuale ma intrinsecamente necessario, tra il messaggio biblico e il pensiero greco.
Ratzinger sottolinea il carattere personale della fede cristiana: «Il senso del mondo è […] il “tu” […]. La fede, pertanto, è trovare un “tu” che mi sostiene e che, nell’incompiutezza di ogni incontro umano, mi accorda la promessa di un indistruttibile amore, che non solo aspira all’eternità, ma ce la accorda».
Proprio il 1968 è l’anno di pubblicazione di quella Introduzione al cristianesimo, nata da un corso offerto agli studenti di tutte le Facoltà e strutturato come commento al «Credo apostolico», che rimarrà il libro più letto di Ratzinger, testo di straordinario successo, con le sue traduzioni in 20 lingue e le continue riedizioni fino a oggi.
È caratterizzato dall’affascinante contrasto tra la profondità del contenuto e la semplicità del linguaggio che lo rende noto anche fuori dall’ambito accademico.
Negli anni di Regensburg l’attività del docente si esprime non solo nelle lezioni, ma anche nel seguire con più impegno gli studenti che lo hanno scelto come Doktorvater (“relatore”) per i loro studi di dottorato.
Prende così forma e stabilità quello Schülerkreis (“circolo degli allievi”) che Ratzinger continuerà a seguire con fedeltà ammirevole fino agli anni del pontificato, a testimonianza della profondità eccezionale del rapporto culturale e spirituale che si era costituito fra il professore e i discepoli.
Arcivescovo di Monaco e Frisinga
La morte improvvisa per infarto, il 24 luglio 1976, a soli 62 anni, del card. Julius Döpfner, arcivescovo di Monaco e indiscusso leader del cattolicesimo tedesco, sconvolgerà la vita del professor Ratzinger proprio nel tempo della sua raggiunta piena maturità accademica e culturale, a cinquant’anni.
Paolo VI chiede proprio a lui l’obbedienza difficile di succedere a Döpfner. L’accettazione è per il professore una decisione «immensamente difficile», ma il senso di disponibilità al servizio richiestogli prevale.
Nel 1977 è stato nominato arcivescovo di Monaco e Frisinga e creato cardinale da Paolo VI. Il 24 marzo 1977 venne eletto arcivescovo di Monaco e Frisinga da papa Paolo VI e il 28 maggio dello stesso anno ricevette la consacrazione episcopale.
Il 27 giugno 1977 Paolo VI lo creò cardinale nel Concistoro del 27 giugno 1977; in un primo tempo fu cardinale del titolo di Santa Maria Consolatrice al Tiburtino.
Come motto episcopale scelse l’espressione Cooperatores veritatis, “collaboratori della verità”. Il motto episcopale da lui scelto intendeva segnare la continuità con l’attività di ricerca e di insegnamento, e richiamare programmaticamente l’attenzione sul tema della verità, che era e sarebbe rimasto centrale nel suo magistero.
Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede
Nel 1981 Giovanni Paolo II lo nominò prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, l’organo della Santa Sede che si occupa di vigilare sulla correttezza della dottrina cattolica.
Nel 1981 è stato nominato da Giovanni Paolo II prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e presidente della Pontificia commissione biblica e della Commissione teologica internazionale.
Il 25 novembre 1981 Giovanni Paolo II lo nominò Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede; Presidente della Pontificia Commissione Biblica e della Commissione Teologica Internazionale. Il 15 febbraio 1982 rinunciò al governo pastorale dell’arcidiocesi di Monaco e Frisinga.
In questo ruolo ha contribuito a ispirare i documenti dottrinali del suo predecessore, impegnandosi in partic. nell’attuazione e nella difesa del Concilio Vaticano II di fronte a interpretazioni ritenute forzate e contrastanti con gli stessi principi conciliari.
Più in generale, negli oltre ventitré anni trascorsi alla guida della Congregazione per la dottrina della fede il card. Ratzinger ha difeso in modo rigoroso l’ortodossia cattolica.
È stato presidente della Commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa cattolica dal 1986 al 1992. Ratzinger fu presidente della Commissione per la preparazione del Catechismo della Chiesa cattolica dal 1986 al 1992.
La sua attività si confrontò con l’appiattimento dell’esperienza religiosa su una dimensione prevalentemente politica, l’atteggiamento critico nei confronti delle istituzioni ecclesiastiche, l’oblio del patrimonio liturgico, la rinuncia alla missione pedagogica e la concezione relativistica della salvezza, e di conseguenza della stessa fede cristiana.
Ratzinger espresse una valutazione sostanzialmente negativa sulla teologia latinoamericana della liberazione, ritenuta per alcuni aspetti incompatibile con la dottrina sociale della Chiesa, e sostenne la necessità di porre dei limiti all’ecumenismo e al dialogo interreligioso, alla luce dell’unicità e dell’universalità salvifica di Cristo e della Chiesa.
Il 30 novembre 2002 divenne Decano del collegio cardinalizio e prese possesso del Titolo della Sede suburbicaria di Ostia. Dal 2002 decano del collegio cardinalizio, il 19 aprile 2005 è stato eletto papa.
L’elezione al soglio pontificio
Joseph Ratzinger era stato eletto papa, il 265esimo della Chiesa cattolica, dal conclave il 19 aprile 2005, al quarto scrutinio da 115 elettori, il numero più alto nella storia delle elezioni papali, dopo la morte di Giovanni Paolo II con cui aveva a lungo collaborato da Prefetto della Congregazione per la dottrina della fede a Roma.
Il 19 aprile 2005, secondo giorno del conclave, fu eletto Papa, 264° Successore di Pietro, con il nome di Benedetto XVI. È stato eletto durante il secondo giorno del Conclave del 2005, al quarto scrutinio, nel pomeriggio del 19 aprile 2005.
Alle 17:56, dal comignolo della Cappella Sistina, la fumata bianca, seguita però dall’incertezza, dovuta al colore poco evidente del fumo, scioltasi solo alle 18:07, quando le campane della basilica di San Pietro annunciarono al mondo l’elezione del nuovo Papa.
Dopo un’attesa di circa mezz’ora, il cardinale protodiacono Jorge Arturo Medina Estévez si affacciò dal balcone per annunciare l’Habemus papam, preceduto, per la prima volta, dal saluto Fratelli e Sorelle carissimi, pronunciato in italiano, spagnolo, francese, tedesco e inglese.
Nel suo primo discorso, seguito dalla benedizione Urbi et Orbi, non è mancato un ricordo del suo amico e predecessore Giovanni Paolo II.
| Elemento | Dato |
|---|---|
| Elezione | 19 aprile 2005 |
| Scrutinio | Quarto scrutinio |
| Elettori | 115 |
| Predecessore | Giovanni Paolo II |
| Successore | Papa Francesco |
| Fine del pontificato | 28 febbraio 2013 |
| Durata del pontificato | 7 anni, 10 mesi e 9 giorni |
Perché scelse il nome Benedetto XVI
Con il nome assunto da pontefice intende richiamarsi sia a Benedetto XV, profeta di pace durante il primo conflitto mondiale, sia a s. Benedetto, patriarca del monachesimo occidentale e compatrono d’Europa, scelto come fondamentale punto di riferimento per le radici cristiane della cultura e della civiltà europea.
Il 27 aprile Benedetto XVI ha spiegato, in occasione della sua prima udienza generale in piazza San Pietro, le ragioni della scelta del suo nome.
«Ho voluto chiamarmi Benedetto XVI per riallacciarmi idealmente al venerato pontefice Benedetto XV, che ha guidato la Chiesa in un periodo travagliato a causa del primo conflitto mondiale.
Fu coraggioso e autentico profeta di pace e si adoperò con strenuo coraggio dapprima per evitare il dramma della guerra e poi per limitarne le conseguenze nefaste.
Sulle sue orme desidero porre il mio ministero a servizio della riconciliazione e dell’armonia tra gli uomini e i popoli, profondamente convinto che il grande bene della pace è innanzitutto dono di Dio, dono purtroppo fragile e prezioso da invocare, tutelare e costruire giorno dopo giorno con l’apporto di tutti.
Il nome Benedetto evoca, inoltre, la straordinaria figura del grande “Patriarca del monachesimo occidentale”, San Benedetto da Norcia, compatrono d’Europa insieme ai santi Cirillo e Metodio e le sante donne Brigida di Svezia, Caterina da Siena ed Edith Stein.
La progressiva espansione dell’ordine benedettino da lui fondato ha esercitato un influsso enorme nella diffusione del cristianesimo in tutto il Continente.
San Benedetto è perciò molto venerato anche in Germania e, in particolare, nella Baviera, la mia terra d’origine; costituisce un fondamentale punto di riferimento per l’unità dell’Europa e un forte richiamo alle irrinunciabili radici cristiane della sua cultura e della sua civiltà.»
Le priorità del pontificato
Le priorità del pontificato sono state esposte da B. XVI in alcuni messaggi, omelie e discorsi programmatici pronunciati nel corso dei primi mesi successivi all’elezione.
- l’attuazione del Concilio Vaticano II in piena continuità con la tradizione della Chiesa;
- la valorizzazione della centralità dell’Eucaristia;
- la necessità di ravvivare nella comunità ecclesiastica la consapevolezza della propria vocazione apostolica;
- l’impegno per la ricostituzione dell’unità dei cristiani;
- il dialogo con i credenti delle altre religioni, in partic. con il mondo ebraico e con quello islamico, e con i non credenti.
Da papa ha sostenuto il recupero della tradizione liturgica, anche la messa in latino. Ha invitato la Chiesa, ferita da scandali e sporcizie, a fare penitenza e alla purificazione.
Si è presentato al mondo per ciò che è, senza tacere le proprie fragilità, ma dimostrando una grande forza e decisione nell’affrontare gli abusi sessuali che vedono coinvolti esponenti del clero.
Ha avuto il coraggio di affermare che la più grande persecuzione per la Chiesa non arriva dall’esterno, ma dal peccato dentro la Chiesa.
Ha seguito, da «umile lavoratore della vigna del Signore» le orme del suo predecessore, girando anche lui in lungo e in largo per il mondo.
Fede, ragione e dialogo interreligioso
Anche in vista del dialogo interreligioso B. XVI ha richiamato l’attenzione sulla necessità e l’urgenza di una nuova unione tra fede e ragione.
Questo tema fu affrontato in partic. in una lectio magistralis tenuta all’università di Ratisbona il 12 settembre 2006, che è stata oggetto di aspre critiche da parte di numerosi esponenti del mondo islamico per la citazione di una frase con la quale l’imperatore bizantino Manuele II Paleologo condannava la diffusione della fede mediante la violenza.
L’intervento si inseriva nella più ampia convinzione di Benedetto XVI secondo cui il rapporto tra fede e ragione è intrinsecamente necessario e riguarda il modo in cui la cultura, la religione e la ricerca della verità possono incontrarsi.
Le tre encicliche
Tra i testi del pontificato particolare importanza rivestono le tre encicliche: Deus caritas est, Spe salvi e Caritas in veritate.
Deus caritas est
Nella Deus caritas est del 25 dicembre 2005 B. XVI distingue due diverse forme di amore, quella «ascendente» (eros), che cerca Dio, e quella «discendente» (agape), che trasmette il dono ricevuto, inscindibilmente legate l’una all’altra nella creazione e nella storia della salvezza.
L’enciclica si sofferma poi sull’azione caritativa della Chiesa come «comunità d’amore». Nelle pubblicazioni del pontificato, Deus caritas est è presentata come l’enciclica dedicata a Cristo come amore.
Spe salvi
La Spe salvi del 30 novembre 2007 è dedicata al tema della speranza cristiana, considerata di nuovo prima dal punto di vista della riflessione teorica, dai fondamenti neotestamentari e patristici alle trasformazioni proprie dell’epoca moderna, poi da quello del suo concreto apprendimento ed esercizio.
Tra le pubblicazioni del pontificato, Spe salvi è ricordata come l’enciclica dedicata a Cristo come speranza.
Caritas in veritate
Nella Caritas in veritate del 29 giugno 2009, la prima enciclica «sociale» di B. XVI, sono affrontati i grandi problemi legati alla globalizzazione, alla crisi economica e alle loro ricadute sulla vita dei popoli e degli individui.
L’enciclica dedica particolare riferimento al tema dello sviluppo della persona e dell’umanità intera, che deve avvenire alla luce della «carità nella verità».
Gli abusi nella Chiesa e la lettera ai fedeli irlandesi
Di rilievo, tra gli interventi pastorali, anche la lettera ai fedeli irlandesi del 19 marzo 2010, contenente una condanna esplicita non soltanto degli abusi sessuali commessi da esponenti della Chiesa locale, ma anche del modo in cui il problema era stato gestito dai loro superiori, preoccupati di «evitare gli scandali».
È stato anche il primo pontefice a chiedere esplicitamente scusa alle vittime di abusi da parte di ecclesiastici e a incontrarle più volte.
Quando era già papa emerito anche per lui è arrivata l’accusa di gestione non corretta in quattro casi di vittime di abusi sessuali quando era arcivescovo di Monaco, abusi commessi da sacerdoti mentre lui era responsabile della diocesi.
«Ogni singolo caso di abuso sessuale è terribile e irreparabile. Alle vittime degli abusi sessuali va la mia profonda compassione e mi rammarico per ogni singolo caso», le sue parole in un video in cui il testo viene letto, in tedesco e in italiano, dal segretario particolare Georg Gänswein.
I libri su Gesù di Nazareth
Tra i numerosi libri pubblicati sia prima sia dopo l’elevazione al soglio pontificio si ricorda la trilogia dedicata alla figura di Gesù di Nazareth.
| Opera | Anno |
|---|---|
| Gesù di Nazareth | 2007 |
| Gesù di Nazareth. Dall'ingresso in Gerusalemme fino alla risurrezione | 2011 |
| L’infanzia di Gesù | 2012 |
La trilogia presenta il Gesù dei Vangeli come una figura storicamente sensata e convincente, da non contrapporre quindi a quella di un presunto «Gesù storico».
Fra i suoi libri il Gesù di Nazareth, in più volumi, mostra che la fede non è un elenco di proibizioni ma un rapporto di amicizia con il Dio fatto uomo.
L’Anno della fede
Tra le molte azioni pastorali del suo pontificato viene ricordata l’indizione dell’“anno della fede” nel 2012, sull’esempio di quanto fece Paolo VI nel 1967.
La scissione tra libertà e responsabilità, da un lato, e la profonda sovrapposizione tra desiderio e diritto, dall’altro, avevano da tempo prodotto una sorta di corto circuito morale nella società.
L’“anno della fede” nasceva in questo contesto storico-sociale in cui il cristianesimo appariva sempre più ai margini della società contemporanea e la figura di Gesù sembrava essere diventata residuale persino nel vissuto di molti fedeli.
Con la proclamazione dell’“anno della fede”, invece, Gesù veniva rimesso al centro del messaggio salvifico, cuore pulsante e figura imprescindibile della Rivelazione.
Le visite ad Assisi e il rapporto con l’Umbria
Come santo padre, due sono state le storiche visite di Benedetto XVI in Umbria: nel 2007 e nel 2011.
Joseph Ratzinger era particolarmente legato al cuore verde d’Italia ed in particolare ad Assisi già prima di salire al soglio pontificio, più volte ospite delle suore cappuccine tedesche.
La prima visita da Papa ad Assisi era avvenuta il 17 giugno 2007, in occasione dell’ottavo centenario della conversione di San Francesco. L’ultima, invece, il 27 ottobre 2011: venne in Umbria per i 25 anni dello “Spirito di Assisi”.
La prima visita sigillò la “riforma” che egli aveva appena fatto con il motu proprio Totius orbis con il quale inaugurava nella Città serafica una nuova storia di comunione e sinergia pastorale tra diocesi e famiglie francescane.
Altra visita il 27 ottobre 2011, questa volta all’insegna dello “spirito di Assisi”, nel 25° anniversario dello storico incontro di preghiera per la pace vissuto insieme da San Giovanni Paolo II e dai leader delle religioni mondiali.
Assisi guarda alla sua figura con speciale gratitudine. Durante questi lunghi anni di silenzio da papa emerito, egli ha dato uno straordinario contributo di preghiera alla Chiesa universale, continuando a guardare con affetto alla Chiesa particolare.
La rinuncia al ministero petrino
L'11 febbraio 2013 B. XVI ha annunciato, ai cardinali riuniti in Concistoro, di rinunciare al ministero petrino.
L'11 febbraio 2013, durante il Concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto, Ratzinger rinunciò «al ministero di vescovo di Roma, successore di san Pietro».
In latino spiegò: «Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l’età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino».
La notizia fece il giro del mondo, un mondo che non contemplava la possibilità di un pontefice di dimettersi. La rinuncia fu considerata una scelta compiuta con grande umiltà, nella consapevolezza di non avere più le forze per portare avanti il pontificato.
La memoria è andata a Celestino V, il papa del gran rifiuto secondo il racconto dantesco, ma altri sette hanno lasciato il pontificato nei secoli passati.
Pochi giorni dopo spiegò: «Il Signore mi chiama a “salire sul monte”, a dedicarmi ancora di più alla preghiera e alla meditazione, ma questo non significa abbandonare la Chiesa, anzi, se Dio mi chiede questo è proprio perché io possa continuare a servirla con la stessa dedizione e lo stesso amore con cui ho cercato di farlo fino ad ora, ma in un modo più adatto alla mia età e alle mie forze».
Dalle ore 20 del 28 febbraio successivo B. XVI ha assunto la carica di papa emerito o Romano pontefice emerito ed è iniziato il periodo di sede vacante per consentire la convocazione del conclave, che il 13 marzo ha eletto nuovo pontefice papa Francesco.
Lasciò ufficialmente il 28 febbraio 2013 vivendo da allora sempre in Vaticano nel monastero Mater Ecclesiae che ospita anche il suo segretario particolare, Georg Gänswein, e quattro donne dell’associazione laicale Memores Domini che hanno aiutato negli ultimi anni il pontefice emerito.
Gli anni da papa emerito
Il Papa emerito, Benedetto XVI, si è spento il 31 dicembre 2022 all’età di 95 anni, nel convento Mater Ecclesiae sul Colle Vaticano, dove si era ritirato dopo la rinuncia al pontificato e dove ha trascorso gli ultimi anni della sua lunga vita nel ritiro e nella preghiera.
Un’eccezione significativa era stato il viaggio compiuto a Regensburg dal 18 al 22 giugno 2020 per visitare e incontrare un’ultima volta l’amatissimo fratello maggiore, mons. Georg Ratzinger, pochi giorni prima della sua morte.
La sua ultima «apparizione in pubblico» era avvenuta il 28 giugno 2016, nella Sala Clementina del Palazzo apostolico, per un atto di augurio e di omaggio alla presenza di papa Francesco, in occasione del 65° della sua ordinazione sacerdotale.
Papa Francesco si era recato a trovarlo diverse volte; ma anche non pochi amici e visitatori potevano avvicinarlo e ne riportavano notizie e immagini che circolavano tramite i social media, cosicché continuavamo a sentirci accompagnati dalla sua presenza discreta ma vigile.
Il suo segretario lo ha sempre descritto impegnato in letture e preghiere, compreso un testamento spirituale da rendere pubblico dopo la sua morte, ma fisicamente sempre più debole.
La morte e la sepoltura
È morto l'ultimo giorno dell'anno, il 31 dicembre 2022 alle 9.34 del mattino, Joseph Ratzinger, papa Benedetto XVI. Era nato il 16 aprile del 1927 a Marktl am Inn, un piccolo centro della Baviera, 95 anni fa, si è spento in Vaticano, nel Monastero Mater Ecclesiae.
Lo ha annunciato il direttore della sala stampa della Santa Sede dopo che da qualche giorno le condizioni del pontefice emerito erano apparse gravi, tanto che Papa Francesco aveva invitato a pregare per lui.
Il suo testamento spirituale è stato pubblicato postumo, sotto il titolo Che cos'è il cristianesimo (2023).
Benedetto XVI è stato sepolto nella tomba delle grotte vaticane appartenuta a Giovanni Paolo II prima che i resti del Pontefice polacco canonizzato venissero traslati in una cappella laterale di San Pietro.
