Il Santuario del Santissimo Salvatore Crocifisso alla Collegiata di Monreale rappresenta uno dei principali luoghi di culto della città ed è profondamente legato alla storia religiosa e alla devozione popolare monrealese. La festa del Santissimo Crocifisso a Monreale si protrae per più giorni e rappresenta la più importante manifestazione religiosa della città.
Il Crocifisso venerato nella Collegiata è considerato dai monrealesi il “Patruzzu Amurusu”, espressione dialettale che significa “Padre amoroso”. La sua festa, celebrata tradizionalmente il 1, il 2 e il 3 maggio, raggiunge il momento culminante il 3 maggio con la discesa dall’altare, la processione solenne per le vie cittadine e il ritorno del simulacro alla Collegiata.
Il Santuario della Collegiata e le sue origini
Le origini della chiesa risalgono probabilmente alla metà del XV secolo, quando esisteva una piccola chiesa rurale dedicata al Santissimo Salvatore nella zona della Carrubella, ai piedi del Monte Caputo. Intorno all’anno 1400 fu eretta, con la funzione di sede dell’omonima confraternita, la Chiesa del SS. Salvatore, divenuta successivamente Chiesa della Collegiata quando divenne la sede del Collegio dei Canonici.
Nel corso dei secoli, soprattutto tra il XVI e il XVIII secolo, l’edificio venne ampliato e trasformato fino ad assumere l’aspetto monumentale attuale, grazie anche alla crescente devozione verso il Santissimo Crocifisso custodito al suo interno. Nel 1625 l’arcivescovo Girolamo Venero istituì il Capitolo dei canonici secolari della Collegiata, conferendo alla chiesa particolare importanza religiosa e liturgica.
In quegli anni si diffusero le celebrazioni quaresimali dedicate al Crocifisso, che ancora oggi costituiscono una delle tradizioni più sentite della città. La ricostruzione settecentesca diede al santuario il suo caratteristico stile barocco; i lavori furono sostenuti dalle offerte dei fedeli e culminarono nella consacrazione ufficiale della chiesa il 13 ottobre 1754 da parte dell’arcivescovo Francesco Testa.
Il 25 novembre 2010 la chiesa è stata ufficialmente elevata a Santuario cittadino del Santissimo Crocifisso alla Collegiata di Monreale dall’arcivescovo Salvatore Di Cristina, riconoscendo il valore storico, artistico e devozionale che il santuario ha conservato nel corso dei secoli.

Il Crocifisso e il nome “Patruzzu Amurusu”
Il Crocifisso venerato nella Collegiata è considerato dai monrealesi il “Patruzzu Amurusu”, espressione dialettale che significa “Padre amoroso”. Secondo la tradizione popolare, il simulacro veniva invocato durante epidemie, carestie e momenti di grave difficoltà per la popolazione.
L’opera è realizzata con una tecnica mista composta da tela, gesso, colla e cartapesta su struttura lignea, mentre mani e piedi sarebbero in legno. Il Crocifisso, contrariamente a quanto si possa credere, non risulta essere di legno, ma è modellato con una “mistura” cioè con materiale duttile composto di tela, gesso, colla e carta pesta su una struttura d’assi di legno, ad eccezione delle mani e dei piedi che sono di legno per meglio sorreggere il peso della struttura.
Alcune tradizioni attribuiscono il Crocifisso alla scuola dei Gagini, celebre famiglia di artisti attiva in Sicilia tra il Quattrocento e il Cinquecento, anche se non esistono documenti definitivi che confermino con certezza questa attribuzione. L’allora arcivescovo di Monreale, Monsignor Venero, commissionò la fattura del “SS. Crocifisso” ai Gagini, famiglia di rinomati scalpellini e scultori di origine Siciliana.
Le leggende sull’origine del simulacro
Intorno al 1540, durante la navigazione nel Mar Mediterraneo vi fu l’incrocio tra una nave turca ed un’altra con a bordo cristiani delle zone di Monreale, Altarello di Baida e Boccadifalco. La leggenda vuole che a bordo della nave turca vi fosse un Crocifisso che l’equipaggio trattava in modo oltraggioso.
Per mettere fine agli atti blasfemi verso la sacra immagine, l’equipaggio misto di palermitani e monrealesi offrì un’ingente somma di denaro per entrare in possesso del Crocifisso: l’offerta ritenuta congrua, fu accettata. Rientrati al porto di Palermo nacque però una disputa, infatti sia la parte di equipaggio monrealese che quella palermitana rivendicava l’appartenenza del Crocifisso sottratto ai turchi.
Per risolvere la controversia fu deciso di adagiare l’oggetto sacro della contesa su di un carro trainato da buoi con l’accordo che, ovunque esso si fosse fermato sarebbe sorta una chiesa nella quale il Crocifisso sarebbe stato custodito. I buoi interruppero definitivamente il loro cammino in territorio monrealese e nonostante ricevettero delle percosse non vollero più spostarsi da quel luogo dove oggi sorge la Chiesa della Collegiata.
Un caro ed egregio giovane mi avea più volte sollecitato a recarmi a Monreale per rivedere questa festa che per me dovea avere qualche attrattiva speciale. Mi diceva che da quando io l’avevo vista per la prima volta fanciullo, poco o niente dovea essersi modificato nelle cerimonie e nelle pratiche e perciò la tradizione essersi conservata intatta.
Mi raccontava del Crocifisso, pel quale è in quella città una singolar devozione, e me ne apprestava i più minuti particolari. “Questo crocifisso”, mi diceva, “ha un’avventurosa leggenda. Una volta, nei tempi antichi, alcuni cristiani delle vicinanze di Palermo, e propriamente di Monreale, di Boccadifalco e di Altarello di Baida s’imbarcarono per andare in Barberia.”
“Erano provvisti di molto danaro e si proponevano di tornare con grandi e preziose mercanzie. Cammin facendo s’incontrarono in una nave turca, il cui equipaggio si baloccava con un Crocifisso capitatogli non si sa donde e come.”
“Scandalizzati a quella profanazione vollero riscattare il Crocifisso, e spesero tutte le somme che possedevano; e tornarono a Palermo; ma nel tornare sorse tra loro la questione a chi il Crocifisso dovesse appartenere, e in qual sito lo si dovesse portare, a Monreale, o a Boccadifalco o ad Altarello.”
“Però la questione fu subito risoluta di comune accordo: adagiando la statua sopra un carro tirato da buoi, a’ quali si lascerebbe libertà di andare alla ventura senza guida e pungiglioni. I buoi, abbandonati a se stessi, andarono dritto a Monreale, fermandosi nel punto che è ora la Collegiata, ove il Crocifisso venne senz’altro accolto e conservato.”
Il racconto del Crocifisso ritenuto somigliante a Gesù
Dicono che esso sia il vero ritratto di Gesù Cristo, e raccontano che una volta, un altro personaggio, venuto d’Alessandria d’Egitto in Monreale e riuscito ad eludere la vigilanza dei custodi della chiesa, appena vedutolo esclamasse sorpreso: “E’ desso! E’ desso!”
“Chi? Perché?” gli chiese uno che gli stava vicino: ed egli, lo sconosciuto: “Perché di questo Crocifisso si parla tanto in Alessandria e da tutti si crede che esso sia il solo che somigli davvero a Gesù Cristo”.
Dicono pure che sia di legno sottilissimo, e che introducendovi non so da qual parte del corpo, una fiammella, esso trasparisca. Pertanto non è precauzione che non si usi per conservarlo, qual è prezioso.
La versione delle rose raccontata da Giuseppe Pitrè
Il noto scrittore Giuseppe Pitrè ci narra invece un’altra versione della leggenda: “Una vecchietta sui 75 anni, certa Michela, mi ha raccontato: Un monrealese aveva un giardino di rose, venne a Palermo a venderne, ma non trovò chi ne comprasse, onde s’avviò per andarle a buttare a mare.”
“Quivi un marinaio gliele chiese in cambio di un Crocifisso ch’egli aveva in barca. A quel Crocifisso mancava la testa. Adagiata sopra un carro tirato da buoi, Esso fu portato fino a Monreale, proprio là, ai piedi dell’attuale Collegiata.”
“Chiuso entro una chiesa e riaperto al terzo giorno, fu trovato bello e compiuto con l’espressiva testa che ora ha”.
I sette veli e la “Calata dei Veli”
In antichità, il simulacro del SS. Crocifisso veniva coperto da sette veli che nessuno era autorizzato a rimuovere: il primo era di colore rosso, i successivi cinque raffiguravano alcuni episodi della passione di Cristo mentre il settimo, interamente di colore nero, al centro riportava la scritta “expiravit”.
Nei tempi ordinari è coperto da sette veli, cinque de’ quali raffiguranti qualche passione di Gesù. Il 1° è tutto rosso; il 2°, rappresenta il congedo di Gesù da Maria; il 3°, il bacio di Giuda; il 4°, la flagellazione; il 5°, la coronazione di spine; il 6°, l’ascensione al Calvario; l’ultimo, tutto nero, ha semplicemente il motto: “Expiravit”.
A nessuno è mai permesso, pena la scomunica, è la tradizione che parla, di rimuovere codesti veli, altro che in giorni designati e sotto certe condizioni e riserve. Oggi il Crocifisso non viene più coperto, tranne che durante la liturgia penitenziale nei venerdì di Quaresima conosciuta come “La calata dei veli”.
Tra le celebrazioni più caratteristiche del santuario vi è la “Calata dei Veli”, antichissimo rito quaresimale documentato almeno dal XVII secolo. Durante i venerdì di Quaresima il Crocifisso viene progressivamente svelato attraverso la rimozione di veli dipinti che raffigurano scene della Passione di Cristo, accompagnata da canti tradizionali e momenti di meditazione religiosa.
Questa cerimonia rappresenta ancora oggi uno degli eventi spirituali più importanti e identitari per la comunità di Monreale.

La devozione popolare e il miracolo dell’arcivescovo Venero
Indicibile è la devozione che gli professa ogni monrealese e quanti abitano i comuni più o meno vicini a Monreale; né da ora soltanto. Una tradizione molto pietosa ricorda che l’Arcivescovo Venero, nel 1625, colpito dalla peste, volle trascinarsi fino all’altare maggiore e celebrarvi messa.
All’atto della elevazione dell’ostia il venerando prelato sentì scoppiarsi i bubboni dalle ascelle e come per miracolo guarirsi: ciò che egli immediatamente annunciò ai fedeli, i quali ne fecero gran festa. Ciò sarebbe avvenuto il 3 di maggio.
Io non mi fermo a verificare nome e data. Forse la storia infirmerebbe la tradizione; ma la fede non discute, ed il cuore bisognoso di conforti, non può rinunziare a questi dolci ravvicinamenti di uomini e di cose incompatibili se guardati al crogiuolo della critica.
La festa del Santissimo Crocifisso
I festeggiamenti in onore del SS. Crocifisso si svolgono ogni anno nei giorni 1, 2 e 3 del mese di Maggio. Nei giorni antecedenti la festa si svolge la novena a cui partecipano, numerosissimi, i fedeli.
In questi giorni di grande festa per la città di Monreale, le strade e le piazze luccicano grazie alle “luminarie” e sono animate dalla presenza di numerose bancarelle e di gente, attirata da ogni parte d’Italia per assistere alle diverse manifestazioni folkloristiche promosse per il loro intrattenimento.
Nei giorni 1 e 2 maggio vengono organizzate numerose manifestazioni folkloristiche: bande musicali per le vie del paese, corse dei cavalli, spettacoli musicali, sfilate dei carretti siciliani, spettacoli di sbandieratori e giostre.
Le strade della città sono animate da bande musicali che suonano per le vie, concerti, spettacoli degli sbandieratori e un Luna Park allestito appositamente per l’evento al fine di allietare grandi e piccini.
Il 3 maggio, giorno culminante
Giorno 3 maggio è il giorno culminante dei festeggiamenti. I festeggiamenti hanno inizio con la tradizionale discesa dall’altare della venerata immagine che viene adagiata sulla Vara.
Il SS. Crocifisso viene quindi collocato all’esterno della chiesa e rimane esposto fino alla solenne processione pomeridiana. Le ferite del costato sacro vengono palpeggiate di continuo dai fazzoletti dei fedeli.
Dopo la funzione, da parte dell’Arcivescovo, del solenne pontificale ha luogo uno dei momenti più commoventi e di richiamo della folla: la discesa dall’altare del SS. Crocifisso.
Il SS. Crocifisso viene successivamente collocato all’esterno della chiesa, proprio sotto al grande pannello di maiolica che raffigura la sua immagine, in attesa che allo scoccare delle ore 18.00 il suono del campanello e dei tamburi diano inizio alla solenne processione mentre contemporaneamente il suono a festa delle campane comunica a tutta la cittadinanza l’inizio dell’evento.
La discesa dall’altare e l’abbraccio dei fedeli
La piazzetta man mano si popola, si riempie, e già si comincia a bussare sommessamente per rispetto al sacro luogo. La piazzetta è già stivata e del ritardo alla desiderata apertura si è impazienti; si sa però ed un brulichio confuso lo prova, che dentro si lavora a tirare i sette veli, a scendere di su l’altare maggiore il Crocifisso, a piantarlo sul zoccolo.
Ad un tratto la porta stride sui cardini e la fola insofferente d’indugio corre verso il Crocifisso. I più agili saltano sullo zoccolo, s’arrampicano sulla croce e commossi di una pietà che devo rinunciare a descrivere l’abbracciano, l’avvinghiano, le imprimono baci focosi.
I sottostanti fan ressa per salire anche loro, ma non trovano spazio da mettervi un piede, da farvi penetrare una mano; mentre i fortunati primi si agitano ancora più, baciando, ribaciando fortemente, avidamente, le gambe, le ginocchia del Cristo, piangenti di tenerezza.
Un fremito investe ogni persona: gli occhi si fan rossi, e gemiti sommessi e singhiozzi in frenabili rompono il religioso raccoglimento di questo primo istante. I devoti succedono ai devoti nei teneri amplessi, negli ardenti baci.
Pezzuole bianche, scarlatte, turchine volano dal basso all’alto, dall’alto al basso, dalla folla che le getta a’ più vicini al Cristo, i quali raccolgono e palpano con esse delicatamente le membra adorate, e da questi alla folla, che in punta di piedi, con le mani in aria, le coglie al volo, se le stringe al petto, se ne accarezza mollemente il viso e con gli altri chiede ripetutamente: “Grazia Patruzzu amurusu!”
Il sacerdote custode della Collegiata, di sullo zoccolo anche lui, frammisto ai devoti, ordina che si smetta, che è già ora di condurre fuori la croce; ma nessuno gli bada; prega, si raccomanda: invano!
Finalmente, aiutato dai confrati della Congregazione del Crocifisso, riesce ad ottenere che il ceppo venga sgombrato. Un cenno: ed i confrati hanno ammannito le aste provvisorie; un altro: ed il ceppo è già levato da terra e portato di peso fuori la chiesa con la croce tentennante ed il sacerdote che cerca tenerla ferma.
La “Vara” e i confrati
La “Vara”, necessaria al trasporto del Crocifisso è un capolavoro artigianale con tutti i requisiti di una vera opera d’arte. La prima notizia dell’esistenza di una “Vara” risale al 1638, dopo più di un decennio dall’istituzione della processione del Crocifisso.
Numerose “Vare” sono state costruite sino ad oggi; l’ultima, quella attuale, è stata voluta dal Comitato dei festeggiamenti esterni nel 1945. Più volte restaurata, è costituita da due parti: uno zoccolo in cui viene collocato il Crocifisso quando viene sceso dall’altare; una base inferiore a forma quadrangolare scartocciata dove vengono poste le aste ad una altezza di metri 1,50 da terra.
| Elemento | Caratteristica |
|---|---|
| Aste | La lunghezza complessiva è di 7,50m circa |
| Materiale | Le aste sono in castagno e risalgono al 1945 |
| Portatori | Le aste permettono l’inserimento di dieci coppie per asta per un numero complessivo di 80 Confrati |
| Dimensioni della “Vara” | Le dimensioni della “Vara” sono di 2,30m per lato |
| Altezza | L’altezza, con il Crocifisso inserito, raggiunge un’altezza totale di 7,60m |
| Peso | Il peso complessivo della “vara” adornata per la processione è di circa 4,5 tonnellate |
La “Vara” è portata a spalle dai “Fratelli”, uomini appartenenti alla Confraternita del SS. Crocifisso. Le vesti peculiari dei fratelli prevedono l’utilizzo di un fazzoletto bianco per coprire il capo, camicia e pantaloni bianchi, un nastro rosso attorno alla vita ed una tovaglia bianca che raffigura l’immagine e la scritta del SS. Crocifisso.
I portatori sono ottanta, metà di Monreale, della classe di carcarara, fornaciari, e di quella dei carrettieri; metà di Boccadifalco e di Altarello di Baida, sobborghi di Palermo. Tra i quaranta monrealesi vengono eletti a vita sei caporali; i primi due anziani sono detti primari; gli altri quattro, secondari.
Tutti si riconoscono al distintivo delle calze, nelle quali ai portatori comuni non è permesso di presentarsi; e sì gli uni e sì gli altri vanno in mutande per nascondere le parti inferiori del tronco: foggia codesta del tutto simile a quelli di certe statue del Crocifisso, la quale io credo imitata per devozione ed ossequio.
Sotto la bara si dispongono nella seguente maniera: ai monrealese spettano le aste anteriori: ai carrettieri la destra, ai fornaciari la sinistra. Ai Boccadifalcoti tocca l’asta posteriore di destra; agli Alterellesi la sinistra.
I due caporali primari, uno avanti, l’altro dietro, guardando il Crocifisso, poggiano le mani sull’estremità delle aste e danno la direzione alla macchina. I caporali secondari toccano l’asta soltanto con la mano destra.
Tutti 80, dal primo all’ultimo, sono confrati a vita, ed il privilegio è ereditario. Al primogenito subentra il secondo in caso di morte o di difetto fisico. In mancanza di figli maschi il diritto passa ai fratelli ed ai figli dei fratelli: ed in mancanza di questi, ai maschi della parte femminina.
La processione per le vie di Monreale
La solenne processione, annunciata dal suono a festa delle campane di tutte le chiese, percorre tutte le vie della città e si conclude a notte fonda. Alla processione prendono parte anche le autorità civili e religiose e buona parte del clero.
La processione ripercorre gran parte dell’antico percorso disegnato nel 1625 dall’Arcivescovo Venero ed ancora oggi richiama tantissimi fedeli uniti in un fiume di ceri accesi che avanza per le vie della città sotto una pioggia di petali di rose.
Durante il tragitto un fratello fra i più adatti, ad alta voce e con la mano destra protesa avanti, alterna a gran voce le dodici invocazioni ricevendo in coro dal gruppo il grido “Grazia”.
Nel più fitto della folla devota l’orecchio non riposa un istante alle ardenti preghiere e ai piagnistei pietosi “Santissimu Crocifissu”. Esclamano a coro una ventina di donne: “Li vostri grazii su’ spissu”.
Il bacio dei bambini e i fazzoletti dei fedeli
Diversi sono i momenti che caratterizzano la processione del SS. Crocifisso: il bacio dei bambini dato al simulacro in tutte le soste, lo sfiorare coi fazzoletti e con i fiori l’effige del SS. Crocifisso.
Man mano che la Sacra Effige avanza non mancano i momenti di grande attrazione come il bacio dei bambini dato al simulacro ad ogni sosta. Le ferite del sacro costato vengono palpeggiate di continuo da dita delicate e da ruvide mani, da fazzoletti nuovi fiammanti e da pannilini sciupati.
Il getto pare un giuoco ed è scatto de devozione sincera. Scoppi di pianto accompagnano questo succedersi disordinato di amplessi e di carezze: e un tremito nervoso serpeggia anche nei più forti di spirito soggiogati da quella fede che scuote ogni dubbio.
La “scinnuta” allo Spasimo
L’arrivo allo Spasimo rappresenta uno dei momenti più significativi, quando il SS. Crocifisso, dopo la difficile scinnuta, ossia discesa, viene posto al centro della piazza con il volto proteso verso la Conca d’Oro per estendere la sua benedizione al territorio sottostante un tempo rigoglioso di campagne.
Il SS. Crocifisso viene posto al centro della piazza, davanti alla statua di San Pio da Pietrelcina, con lo sguardo rivolto in direzione della Conca d’Oro al fine di estendere la sua benedizione a tutto il territorio.
I devoti, i voti e il viaggio a piedi
Alcuni giorni prima e dopo il 3 di maggio i devoti che hanno ottenuto o attendono qualche grazia fanno il consueto viaggio partendo dalla Collegiata, girando per le vie Veneziano, Nazionale, fuori il paese, contrada Grotta, ritornando per Pietro Novelli, Porta Palermo, e fermandosi dietro la chiesa.
Vanno, secondo il voto, in peduli o scalzi con un grosso cero acceso, con un cartoccio, coppu, per difendersi dalla sgocciolatura e per impedire che il lume si spenga al vento, e recitando sommessamente delle orazioni.
Durante tutto il mese di maggio i devoti, che hanno ottenuto o chiedono qualche grazia, compiono il tradizionale viaggio, rifacendo a piedi nudi con un grosso cero acceso avvolto da un cartoccio, u coppu, il percorso fatto dal Crocifisso giorno 3.
Sono raccolti in se stessi e nell’opera loro, e nessuna cosa per via può da essa distrarli. Camminano a uno, a due per volta, ma il loro passaggio è continuo, interminabile, specialmente nelle ore mattutine e serotine.
Ora tutti questi devoti, forse nessuno eccettuato, nel giorno e nell’ora della processione tengon dietro al Crocifisso in una maniera affatto diversa dalle comuni. Sono migliaia di giovinette dai visi malinconici e come assorte in un pensiero molesto; sono migliaia di spose dolenti.
Di madri dagli occhi bagnati di lacrime; sono giovani dalle energiche impronte del viso e vecchi dallo andare affaticato e stanco: e possidenti e poveri in canna e padroni e servi galantuomini e contadini, tutti accorsi per un principio, quello di rendere omaggio al Signore, tutti mossi da un bisogno, vario in ciascuno, sia quello della sanità del corpo, e l’altro dello scampo da un pericolo, vuoi d’una grazia, o vuoi d’una fausta novella.
La maggior parte tra esse, molti tra gli uomini, sono a piedi ignudi e non guardano se non al cero che portano, non pensano se non al Crocifisso.
I ceri votivi
Diverse le proporzioni, svariate le forme dei ceri, benché unico il tipo. I più son privi di ornamenti e del peso di uno, due chilogrammi; ma ve n’è di quindici e anche da venti, che a fatica possono essere sorretti dai devoti.
Questi offrono i più smaglianti ornamenti di carte inargentate o indorate, con intagli a foggia di stelle, fiori, uccellini, rotelle, delle più vaghe forme.
Singolare è la vista di sì lunga tratta di gente e di tante sì grosse fiammelle, le quali guardate dalla discesa del teatro sembrano una fiumana di fuoco che lenta si muove e lenta procede.
Il ritorno del Crocifisso alla Collegiata
Il termine del “Viaggio” avviene intorno alle 2:00 del 4 Maggio, quando il Crocifisso raggiunge la piazza antistante il Palazzo del Comune ed un fastoso spettacolo di giochi pirotecnici saluta il suo arrivo.
A conclusione di questo meraviglioso momento, che illumina a festa i cieli del paese, il SS. Crocifisso imbocca lentamente la direzione della via Umberto I verso la Chiesa della Collegiata per la sua “ricollocazione” nella cappella posta sull’altare maggiore.
Ad accompagnare il tragitto conclusivo si leva il grido: “U nostru Patri ritorna a la casa”, “Grazia Patruzzu amurusu, Grazia!”, “Il Padre nostro ritorna a casa”, “Grazia Padre amoroso, Grazia!”.
Lo spettacolo dei giochi pirotecnici conclude la processione.
Un programma del 3 maggio
Una giornata del SS. Crocifisso può comprendere celebrazioni religiose, sfilate, musica e processione. Per il 3 maggio 2026 era indicato il seguente programma:
| Ora | Evento | Luogo |
|---|---|---|
| 07:00 | Alborata | Monte Caputo |
| 10:00 | Sfilata, bande musicali folkloristiche e sfilate dei carretti siciliani | Itinerante in città |
| 11:00 | Messa solenne Pontificale celebrata da S.E.R. Cardinale Marcello Semeraro, Prefetto delle Cause dei Santi e con la partecipazione delle autorità religiose, civili e militari | - |
| 14:00 | Tradizionale “discesa a spalle” del Venerato Simulacro del SS. Crocifisso | Chiesa La Collegiata Santuario Crocifisso |
| 16:30 | Sfilata delle bande musicali e folkloristiche | Itinerante in città |
| 18:00 | Processione del Venerato Simulacro del SS. Crocifisso | Vie della città |
| 23:00 | Music Light | Via Roma |
| 24:00 | Giochi pirotecnici | Monte Caputo |
La processione e gli orari delle celebrazioni possono essere soggetti a variazioni.