La mediazione del Catechismo dei giovani consiste nel trasformare le pagine del testo in un itinerario di fede capace di coinvolgere direttamente i giovani, mettendo in relazione la loro esperienza, la Parola di Dio, l’incontro con Gesù Cristo, la vita della Chiesa, la preghiera, la testimonianza e il servizio.
Il catechismo Venite e vedrete richiede un itinerario di fede in cui la figura del giovane appare interpellata direttamente: egli non è soltanto informato, ma coinvolto nella sequela di Gesù perché possa incontrare il Dio di Gesù e riceverne l’amore che salva e rende responsabile della propria vita.
Il destinatario e la finalità del Catechismo dei giovani
Ai giovani del nostro paese, ai loro catechisti ed educatori e alle comunità ecclesiali, i Vescovi italiani consegnano questo libro della fede, il catechismo Venite e vedrete, in questo tempo in cui ci Sentiamo più che mai "impegnati a offrire alle nuove generazioni la possibilità di un incontro personale con Cristo, nell’ambito di una comunità fraterna, dove ciascuno sia aiutato a sviluppare la propria identità, a scoprire e seguire la propria vocazione".
Si arricchisce così, con un secondo volume, l’itinerario di fede proposto al mondo giovanile e viene portata a compimento l’opera del "Catechismo per la vita cristiana". Il catechismo Venite e vedrete si rivolge ai giovani e alle giovani dai 18 ai 25 anni, che iniziano ad essere esposti alle sfide riguardanti il lavoro, gli affetti, la famiglia, le scelte sociali e politiche, l’uso del tempo libero sono sfide impegnative per un progetto di vita cristiana, perché riguardano aspetti fondamentali dell’esistenza, nella fase in cui i sogni e i desideri urgono di trasformarsi in realtà concrete.
Non sempre il bagaglio a disposizione è ricco di fede solida, capace di verità e di consolazione. Spesso il cammino è segnato da crisi religiosa e morale, che per certuni produce lontananza, per altri apparente indifferenza, per molti ricerca e bisogno di ricominciare un nuovo cammino, verso una esistenza di fede più consapevole e adulta.
Questo secondo volume del catechismo dei giovani, in stretta continuità con la prospettiva vocazionale del primo volume Io ho scelto voi, vuole guidare i giovani a maturare un convinto cammino di discepolato di Cristo, al fine di aiutarli a compiere le loro scelte alla luce di quel progetto di vita che è il Vangelo.
La continuità tra i due volumi
I due volumi che compongono il Catechismo dei Giovani, sono pensati come un unico libro della fede, sia nella scelta dei titoli che nella loro impostazione in logica progressiva. Il primo volume Io ho scelto voi si rivolge agli adolescenti (14-18 anni) e offre loro la proposta di un progetto di vita incentrato sulla persona e sul messaggio di Gesù Cristo, gli indica la comunità cristiana, come luogo privilegiato per lesperienza di questa nuova esistenza e gli propone strade significative di testimonianza evangelica nel mondo.
Il catechismo Venite e vedrete si rivolge ai giovani dai 18 ai 25 anni che iniziano ad essere esposti alle sfide riguardanti il lavoro, lamore, la relazione con la famiglia, le scelte sociali e politiche, luso del tempo libero. Il testo vuole guidare i giovani a maturare un convinto cammino di discepolato con Cristo, al fine di aiutarli a compiere le loro scelte alla luce del progetto di vita che è il Vangelo.
Il catechismo Io ho scelto voi va collocato nell’orizzonte dell’impegno pastorale e missionario delle nostre comunità e all’interno del progetto catechistico della Chiesa italiana. L’itinerario proposto non è il passo conclusivo verso la maturazione di fede dei giovani.
Esso sfocia e prosegue nel cammino tracciato dal secondo volume del catechismo dei giovani: l’accoglienza del progetto di vita cristiana esige di trovare approfondimento, consolidamento e nuove concretizzazioni negli anni giovanili che accompagnano più da vicino le scelte decisive della vita.
Il titolo «Venite e vedrete» come chiave di mediazione
Il titolo Venite e vedrete, preso dalle stesse parole di Gesù ai suoi primi discepoli e letto nel contesto del quarto Vangelo (Gv 1,35-39), esprime bene l’identità del catechismo, diventandone preziosa chiave di lettura: ai giovani di oggi, che cercano il significato pieno della vita, Gesù rivolge l’invito a seguirlo, per scoprire in lui il mistero della vita che non ha fine.
Si tratta di un cammino di fede che, prendendo il via dall’appassionata sete di verità e di valori, diventa incontro con la persona stessa di Gesù Cristo, decisione di farsi suoi discepoli e di radicare le proprie scelte esistenziali nel progetto di vita rivelato in lui dal Padre.
Come si vede, il testo biblico non viene strumentalizzato per puntellare tesi precostituite né la riflessione catechetica si sovrappone in modo artificioso e forzato alla pagina evangelica, ma attraverso sottolineature incisive ed opportune inquadrature la pericope scelta lascia trasparire il suo messaggio per la fede e la vita dei nostri giovani.
È davvero un esempio eccellente di lectio catechetica.
Le tre fasi dell’itinerario: cercare, incontrare, dimorare
Pur nella continuità dei capitoli, la proposta del catechismo è articolata in tre fasi che, alla luce del brano giovanneo a cui si ispira il titolo del catechismo, possiamo riassumere attorno ai verbi cercare, incontrare, dimorare.
Cercare: partire dalle domande dei giovani
L’itinerario si apre con i due discepoli del Battista che, dopo aver sentito parlare di Gesù come il Messia, si mettono a cercarlo e, trovatolo, decidono di seguirlo, ancora inconsapevoli di aver raggiunto la meta della loro ricerca.
La domanda di Gesù - "Che cercate?" - fa emergere una situazione di "credenti inquieti, vicina a quella di molti giovani a cui si rivolge il catechismo. Il passaggio da una fede ricevuta per tradizione familiare e culturale ad una fede professata per convinzione personale - appuntamento tipico dell’età giovanile - fa esplodere le dinamiche di ricerca di senso, di spinta alla decisione, di attesa e di speranza (CdG2 cap. 1).
Se si osserva l’impostazione, si coglie immediatamente, quasi in filigrana, la soggiacente struttura della pericope giovannea della chiamata dei primi discepoli (Gv 1,35-51): si parte dall’interrogativo di Gesù: “Che cercate?” per registrare la domanda di senso che “come allora, anche oggi” cerca tra le tante risposte reperibili, quella trascendente che vada “più in là dell’esplodere e del raffreddarsi delle nostre emozioni”.
La ricerca dei discepoli diventa così una forma biblica per leggere l’esperienza contemporanea: non si parte da una risposta già confezionata, ma da una domanda reale, capace di aprire un cammino verso la persona di Gesù.
Incontrare: accostarsi alla persona di Gesù
La ricerca dei discepoli approda all’incontro con Gesù. Affascinati dalle sue parole e stupiti dai suoi gesti, essi decidono di seguirlo, per conoscerlo da vicino, per rintracciare nella sua vita il suo modo di vedere e di vivere il rapporto con Dio e con il prossimo.
In tal modo scoprono che il regno di Dio è presente e operante in lui e si offre a chiunque accoglie l’invito a convertirsi e a credere al Vangelo, iniziando il cammino del discepolo, sul modello di Maria di Nazareth (CdG2 cap. 2).
Ma non basta accostarsi al "mondo di Gesù": occorre procedere verso una decisione ancora più grande e riconoscere la vera identità di colui che si propone a noi come fratello e unico Maestro: Gesù è colui che intrattiene con Dio una relazione personalissima, tanto da chiamarlo "Padre". Gesù è davvero il Figlio di Dio (CdG2 cap. 3).
La pienezza dell’identità di Gesù è svelata dagli avvenimenti della Pasqua, centrali nei Vangeli e nell’esperienza cristiana. In essi si rivela il mistero di Dio, come dono di vita che vince la morte, come mistero di amore del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (CdG2 cap. 4).
La mediazione catechistica, pertanto, non si limita a trasmettere nozioni su Gesù, ma accompagna il giovane verso una relazione con lui, fino alla decisione di seguirlo e alla comprensione del mistero pasquale.
Dimorare: rimanere con Gesù nella Chiesa
L’incontro non si esaurisce in una esperienza di un momento, ma sfocia in amicizia, in un "rimanere" con Gesù per vivere l’avventura del Vangelo.
È descritta in tal modo anche l’identità del discepolo e la sua vita: il lasciarsi plasmare dalla novità del Vangelo e la partecipazione convinta alla Chiesa, comunità dei discepoli di Gesù (CdG2 cap. 5); l’esperienza dell’incontro con Cristo attraverso la memoria viva della sua Pasqua nei sacramenti e nelle altre celebrazioni liturgiche (CdG2 cap. 6).
La vita del discepolo comprende la conformazione a Cristo nella fede, speranza e carità, per una piena adesione alla sua parola di verità, fondamento di autentica libertà (CdG2 cap. 7).
Essa comprende inoltre la chiamata a vivere l’amore e la dedizione fedele a Dio nella persona di cui ci si scopre innamorati o in una testimonianza diretta del Regno futuro (CdG2 cap. 8); l’impegno di coltivare e custodire il mondo attraverso il lavoro e l’azione politica e sociale (CdG2 cap. 9); l’attesa vigilante ed attiva verso l’incontro definitivo con il Signore Gesù, principio e fine della storia (CdG2 cap. 10).
| Fase | Significato | Riferimento |
|---|---|---|
| Cercare | La domanda di senso, l’attesa e la ricerca della verità | CdG2 cap. 1 |
| Incontrare | L’incontro con Gesù, il Regno di Dio e il mistero pasquale | CdG2 cap. 2-4 |
| Dimorare | La vita cristiana nella Chiesa, nei sacramenti, nell’amore, nel lavoro e nella speranza | CdG2 cap. 5-10 |
La struttura vocazionale del catechismo
Un catechismo per giovani o è “vocazionale” o non è un catechismo. Questo imprescindibile carattere vocazionale è esigito sia dalla sua natura di catechismo (non esiste una mediazione della fede che non implichi anche una mediazione della chiamata alla santità) sia dai suoi specifici destinatari: è concepibile un itinerario di fede rivolto ai giovani che non li aiuti a maturare un progetto di vita secondo il disegno d’amore che il Padre ha rivelato nel suo Figlio e comunicato mediante lo Spirito?
Il catechismo stimola il catechista ad una comunicazione adeguata, a elaborare cioè le pagine del testo in un itinerario di fede.
Tipico del catechismo è il dinamismo della vita cristiana, che è "chiamata e risposta", "traditio" e "redditio": iniziativa di Dio e risposta dell’uomo, dono gratuito e accoglienza libera e responsabile.
In questo si manifesta il filo vocazionale che regge la proposta: al seguito del progetto di Gesù, scoprire il proprio posto in esso.
Le tre parti che lo compongono, si possono riconfigurare rispettivamente sullo schema: la chiamata - il Chiamante - i chiamati.
- La chiamata: la prima parte, Venite e vedrete, coincide con il capitolo 1, Che cercate?.
- Il Chiamante: la parte centrale, Gesù il Cristo, conduce il giovane all’incontro con la persona e il Vangelo di Gesù.
- I chiamati: la parte finale, La vita in Cristo, presenta la vita cristiana come conformazione a Cristo nella Chiesa e nella storia.
Si comincia con la prima parte (Venite e vedrete) che coincide con il cap. 1: Che cercate? e presenta la chiamata.
Il presente capitolo opera una ricognizione degli interrogativi che la situazione giovanile porta con sé, per recensire domande e speranze e farle incrociare con la proposta di Gesù.
Concretamente si propone di far ripercorrere ai giovani lo stesso itinerario seguito dai primi discepoli, come ci è narrato in Gv 1,35-51.
È il cammino impegnativo e promettente della fede cristiana ritmato dai quattro verbi: cercare, dimorare, decidersi, sperare.
La parte centrale: Gesù il Cristo
Dopo questa sorta di “atrio d’ingresso”, si passa alla parte centrale (Gesù il Cristo) che ha l’obiettivo di condurre il giovane a maturare un consapevole cammino di discepolato alla scuola del Signore Gesù (il Chiamante), attraverso un incontro pieno con la sua persona e il suo Vangelo.
Questo tratto di itinerario prevede tre tappe. La prima di queste (cap. 2: l’annuncio del Regno) intende accompagnare il giovane ad accostarsi al centro vibratile del Vangelo, che è il “lieto annuncio” non di un’idea o di un vago sentimento umanitario, ma di un avvenimento: Dio ha deciso di inaugurare il suo Regno.
Le parole e i gesti di Gesù stanno lì a spiegare e a mostrare la verità di questo messaggio.
Dopo aver ricostruito l’ambiente vitale e il clima che si respirava attorno a quell’anno quindicesimo dell’impero di Tiberio Cesare (cfr. Lc 3,1) con i vari schieramenti e i relativi orientamenti culturali, religiosi e politici (zeloti, esseni, sadducei, farisei), si passa a rileggere gli avvenimenti che caratterizzano l’inizio della predicazione di Gesù.
- Il battesimo al Giordano.
- Le tentazioni nel deserto.
- La chiamata dei primi discepoli.
- Le parabole e i miracoli.
- L’accoglienza riservata agli ultimi, cioè bambini, donne e peccatori.
- Le esigenti richieste presentate ai discepoli.
Il cap. 3 (Chi dite che io sia?) intende affrontare la questione dell’identità di Gesù e del mistero di Dio.
Presentandosi come l’uomo libero da tutti i condizionamenti per essere interamente votato alla causa del Padre e totalmente dedito agli altri fino al dono della vita, Gesù si rivela come il volto umano di Dio.
La ricchezza di questo mistero viene già annunciata nei racconti evangelici dell’infanzia (Mt e Lc).
Ma per comprendere in pienezza chi è Gesù, occorre rivolgerci agli avvenimenti della Pasqua di morte e di risurrezione, come pieno disvelamento del mistero di Dio, Padre - Figlio - Spirito Santo, e del suo progetto di salvezza per noi: è l’obiettivo che si intende perseguire con il cap. 4 (La Pasqua).
La vita in Cristo come risposta alla chiamata
Si passa quindi alla terza ed ultima parte (La vita in Cristo) che ha lo scopo di presentare la vita dei cristiani (i chiamati) come vita di conformazione a Cristo attraverso l’esperienza ecclesiale (cap. 5: In Cristo nuove creature) e la celebrazione sacramentale (cap. 6: Celebrare in novità di vita).
Dopo un capitolo fondativo dell’agire cristiano (cap. 7: Vita cristiana, vita nello Spirito), vengono esplorati alcuni ambiti specifici, che sembrano oggi particolarmente interpellare la realtà giovanile: l’amore e la sessualità (cap. 8: Chiamati ad amare), il lavoro e l’impegno socio-politico (cap. 9: Per trasformare il mondo), la speranza nel compimento definitivo del progetto di Dio (cap. 10: Vivere la speranza).
La mediazione della fede nella vita concreta
È importante cogliere la pedagogia della fede che anima il catechismo e lo caratterizza. Centrale è l’ispirazione cristocentrica e trinitaria, per cui Dio viene colto nella rivelazione di Gesù e Gesù viene accostato per conoscere ed entrare nel mistero di Dio.
Ma insieme dominante è l’ispirazione antropologica, che collega il testo alla vita dei giovani.
Di fronte ai tanti approcci a Cristo che sono possibili per i giovani, e mai compiutamente soddisfacenti, si è pensato di proporre quello più diretto, lasciandoci guidare da come Gesù stesso accoglieva le persone che lo cercavano.
Non partiamo dunque da noi, dalle nostre domande per trovare lui, ma partiamo da lui, dalla sua "causa" - il regno di Dio -, per trovare noi stessi.
Egli ha pensato a noi, prima ancora che noi pensassimo a lui!
Per questo il catechismo cerca un rapporto permanente tra fede e vita, tramite l’attenzione ad alcune domande profonde ed interiori, che caratterizzano l’esperienza dei giovani: dal senso dell’esperienza stessa, così gravata da incertezze eppur così stimolata alla ricerca, agli oggettivi impegni che interpellano la vita di un giovane nel lavoro, negli affetti, nell’impegno nel sociale, nell’assunzione di responsabilità anche nella politica.
Il catechismo Venite e vedrete si rivolge ai giovani e alle giovani dai 18 ai 25 anni, che iniziano ad essere esposti alle sfide riguardanti il lavoro, gli affetti, la famiglia, le scelte sociali e politiche, l’uso del tempo libero sono sfide impegnative per un progetto di vita cristiana, perché riguardano aspetti fondamentali dell’esistenza, nella fase in cui i sogni e i desideri urgono di trasformarsi in realtà concrete.
Proporre la fede, non presupporla
L’educazione alla fede è in un’evidente momento di crisi: questo è evidente agli occhi di tutti.
Pochi, però, si rendono conto che tale crisi è speculare ad una crisi generale dell’educazione nel suo complesso che invece le persone più avvedute rimarcano, come i media non mancano di sottolineare anche se a corrente alterna.
Questo vuol dire, solo per dare un esempio, che non sono solo i catechisti dei pre-adolescenti dei gruppi cresima ad essere in difficoltà, bensì anche i genitori dei ragazzi stessi e gli insegnanti delle “scuole medie”.
La crisi della trasmissione della fede e della cultura non è pertanto una crisi metodologica, bensì rispecchia una crisi più ampia, quella dei fondamenti stessi che permettono di orientarsi nella vita e che garantiscono che la vita sia buona e benedetta.
L’iniziazione cristiana non deve presupporre la fede, bensì deve proporla.
Proporre oggi la fede vuol dire conquistare i cuori, toccarli, mostrare al cuore la desiderabilità della fede ed alla ragione la verità del cristianesimo.
Vuol dire “trafiggerli”, come fece la predicazione di Pietro subito dopo la Pentecoste (At 2, 37).
Non si tratta, cioè, semplicemente di parlare della fede, bensì di fondarla, di farla nascere, di farla desiderare.
La fede deve essere annunziata, non solo enunziata.
Questo deve essere posto a fondamento della catechesi di iniziazione cristiana.
Deve esserne l’origine, il primo passo, poiché non avrebbero significato le tappe successive se l’uomo non avesse iniziato a desiderare la fede.
Le difficoltà culturali da considerare
Nonostante il nostro paese dichiari di essere radicato nella fede cristiana - e, probabilmente, lo sia ben più di quanto i media vogliono far credere -, i giovani e gli adulti conoscono spesso del Signore e della chiesa solo ciò che sentono dalla pubblica opinione, solo ciò che percepiscono “per sentito dire”.
Possono così “ritenere” che Gesù non è il Figlio di Dio, che la creazione e il peccato originale sono due “idee” superate, che reincarnazione e resurrezione sono più o meno la stessa cosa, perché tutti “pensano questo”.
Dunque, innanzitutto, non conoscono.
Questo diffuso analfabetismo intorno alla fede cristiana è accompagnato da una contestazione a volte esplicita, altre volte più nascosta.
Bisogna divenire più consapevoli che la fede cristiana è sottoposta ad una critica che penetra nella mentalità corrente fino a far ritenere che tutto ciò che dice la chiesa è falso e storicamente insostenibile.
Insisto su questo non per scandalizzarmi, bensì per affermare che la catechesi non può prescindere dal fatto che ciò che essa afferma è contestato.
Vedete che la consapevolezza del contesto aiuta a non dare per presupposte cose che non lo sono.
Ancora è diffuso un pre-giudizio - talvolta presente anche solo in forma inconsapevole - secondo il quale il cristianesimo non solo è impossibile da vivere, proponendo stili di vita superati dal tempo, ma addirittura sarebbe un ostacolo al bene ed alla gioia di vivere.
La proposta del vangelo, con i suoi comandi, con le sue richieste impegnative, in realtà impedirebbe di godersi la vita.
In linea con quanto fin qui esposto, non si deve dimenticare che taluni possono pensare che il cristianesimo sia irrilevante per la vita.
Si può ritenere che sia anche bello essere cristiani, ma che la fede non deve poi entrare a trasformare la vita che di fatto si vive e ciò che si pensa di essa.
La grande questione di Verona - che a noi interessa dal punto di vista catechetico - era se la fede aveva qualcosa da dire di assolutamente nuovo sugli affetti, sul lavoro e la festa, sulla fragilità, sull’educazione delle nuove generazioni, sulla cittadinanza.
Una pseudo-visione della “laicità” vuole che la fede non abbia niente di indispensabile da dire su queste cose, ma così, a priori, la fede diviene irrilevante per la vita.
La ricerca dei giovani e la domanda di senso
Paradossalmente, però, il nostro tempo è anche straordinariamente interessato al cristianesimo.
Ma questo è avvertito ancora più oggi perché la cultura che si impone come dominante talvolta tende a mettere in secondo piano le questioni fondamentali che ogni uomo si pone, concentrandosi su punti secondari e di immediata rilevanza pratica e politica.
Un tabù circonda oggi queste grandi questioni che invece stanno sempre a cuore dell’uomo.
L’uomo avverte che il vangelo, invece, ha il coraggio di aprirle.
Trovare e vivere autenticamente la propria fede oggi è sicuramente molto difficile.
La fede risente dei condizionamenti storici, delle situazioni, delle esperienze che si vivono.
Chiediamoci: Che cosa pensano i giovani della fede? Quali sono le loro credenze e i loro atteggiamenti nei confronti della religione? Come hanno vissuto l’esperienza dell’Iniziazione cristiana, quali ricordi hanno del ‘catechismo’?
Sappiamo che molti di loro, dopo la Cresima, si allontanano dalla Chiesa: quali ne sono i motivi? E quali esperienze e cammini possono portare a un riavvicinamento?
Qual’è il coinvolgimento dei giovani? Cosa c’è in gioco nella relazione tra giovani e fede oggi?
Accompagnamo gli adolescenti e i giovani nel passaggio da una fede bambina, immatura, ad una fede più adulta e consapevole!
La Chiesa come luogo dell’incontro
Tra Gesù, Signore risorto ed oggi vivente, e noi, viandanti nel tempo e suoi commensali, Dio propone la Chiesa come luogo dell’incontro.
Essa è il sacramento dell’incontro, a sua volta rifratto nei sacramenti e nello stile di vita della comunità.
Ne deriva uno sviluppo integrato delle dimensioni biblica, ecclesiale e liturgica.
Il contributo offerto alla catechesi dei giovani da Venite e vedrete non risolve da solo i problemi connessi all’educazione cristiana della gioventù.
Abbiamo ben presente la imprescindibile necessità di lavorare sempre di più per realizzare un contesto nuovo di pastorale giovanile, unico ambito entro cui realizzare vitalmente la proposta catechistica qui avanzata.
"Le comunità cristiane di fronte alla carenza di relazioni educative, che provoca disagio ed emarginazione, avvertono l’urgenza di ripensare la pastorale giovanile, conferendole organicità e coerenza in un progetto globale, che sappia esaltare la genialità dei giovani e riconoscere in essa un’opportunità di grazia.
Sono consapevoli che potranno mediare l’incontro vivo con il Signore Gesù, solo se sapranno essere luoghi di carità vissuta, laboratori di dedizione e condivisione".
"Le nuove generazioni, volto umano della speranza, sono per la Chiesa invito a volgere lo sguardo al Signore che fa "nuove tutte le cose" (Ap 21,5); sono per tutti richiamo alle responsabilità verso il futuro".
La narrazione evangelica come metodo
Tutto si realizza tramite una narrazione evangelica della vita di Gesù, quasi una "lectio divina" continuata per illuminare la vita e la scelta dei giovani.
Il linguaggio evangelico è certamente primario e centrale.
L’espressione è volutamente semplice, sobria, comprensibile ai giovani, al di là dei diversi livelli culturali ed anche - lo sottolineiamo - intenzionalmente rispettosa di chi è ancora in ricerca.
Il testo può essere accostato da ogni persona di buona volontà.
Si chiede solo la lealtà del cuore e della ragione.
Come disse Gesù, l’itinerario proposto si compendia in "vieni e vedi".
Poi verrà la decisione.
I riferimenti culturali specifici - personaggi, avvenimenti del nostro tempo, linguaggi e comportamenti di moda. - sono per quanto possibile evitati perché, se danno concretezza al cammino, altrettanto invecchiano e spariscono di scena.
Sarà compito della catechesi viva trovare Spazi di ulteriore attualizzazione.
La sequenza di un incontro di catechesi
Il catechismo Venite e vedrete offre una successione di elementi che possono essere trasformati dal catechista in un itinerario concreto.
- La vita e le domande reali dei giovani.
- L’ascolto della Parola di Dio.
- La presentazione della persona e del messaggio di Gesù Cristo.
- La risonanza della Parola nella vita della Chiesa.
- La preghiera come risposta personale e comunitaria.
- L’incontro con testimoni esemplari di vita cristiana.
- Il convergere attorno ad un’unica fede professata.
- L’apertura a forme concrete di servizio e responsabilità.
A chiusura dei capitoli, è proposta una rubrica "Per camminare nella fede" che costituisce non solo il momento contemplativo-celebrativo riferito alla tematica sviluppata, ma anche il possibile itinerario attorno al quale costruire il concreto cammino catechistico.
Se ne indicano infatti gli elementi ineliminabili: un atteggiamento di contemplazione, le provocazioni che nascono a partire dalla vita dei giovani, l’ascolto della parola di Dio, la risonanza che essa ha avuto e ha nella vita della Chiesa, la risposta realizzata dalla preghiera, l’incontro con testimoni esemplari di vita cristiana, il convergere attorno ad un’unica fede professata.
Gli strumenti pedagogico-didattici
Diverse sono le risorse pedagogico-didattiche per tradurre in concreto quest’anima dell’itinerario.
Anzitutto vanno valorizzate le introduzioni ai capitoli che, arricchite da espressive immagini fotografiche, offrono un primo materiale di aggancio al mondo dei giovani in relazione all’argomento trattato.
La riflessione catechistica si snoda in dieci capitoli, ciascuno dei quali è suddiviso in più unità tematiche e ognuna di esse è presentata in una successione di paragrafi.
La narrazione, come già ricordato, utilizza un linguaggio semplice, ricco di tutti i riferimenti alle fonti catechistiche: la Bibbia, la Tradizione, il Magistero, la riflessione teologica.
Sparsi all’interno dei vari capitoli sono posti i "fuori testo" che aiutano a focalizzare un particolare problema enunciato nel corso della narrazione catechistica.
Prima della conclusione dei capitoli (tranne che nel primo e nell’ultimo) le "schede" aiutano ad approfondire alcuni testi o elementi fondamentali della fede: il Magnificat, il Padre Nostro, il Credo, i sacramenti dell’Ordine, dell’Unzione e del Matrimonio, i Comandamenti e le Beatitudini, la dottrina sociale della Chiesa.
Ogni capitolo termina con una sintesi che riassume i passaggi fondamentali dell’esposizione catechistica.
È ben evidente anche il linguaggio delle immagini, con fotografie di particolare intensità, opere d’arte della scuola italiana di tutte le epoche e disegni che accompagnano e arricchiscono la narrazione con il richiamo alla dimensione simbolica.

La mediazione vocazionale attraverso la sequela
Il primo percorso lo si può rintracciare nel secondo capitolo, al paragrafo 7: Seguitemi.
Dopo aver riproposto il cuore pulsante del primo annuncio di Gesù - l’annuncio del Regno - si passa a presentare le esigenze di quest’annuncio: fede e conversione.
E, come mostra la chiamata dei primi discepoli, la conversione per il Regno praticamente s’identifica con la sequela di Gesù.
La “struttura” di tale sequela viene enucleata nei suoi elementi fondamentali.
Innanzi tutto, alla radice, si colloca la gratuità della chiamata: “La prima radice della missionarietà è la consapevolezza della gratuità. Il merito blocca la missione, la gratuità la fonda”.
Una chiamata tanto esigente richiede l’urgenza della risposta: “Oggi si tende spesso a rimandare, forse perché c’è paura a impegnarsi definitivamente, o forse, anche, per un’eccessiva pretesa di chiarezza.
E invece di fronte alla chiamata di Gesù occorre sempre una grande disponibilità che non è faciloneria, ma coraggio e fiducia.
Soprattutto fiducia.
Certo - continua il commento attualizzante del CdG/2 - occorre chiarire fin dall’inizio le motivazioni della propria scelta, ma occorre anche sapere che le motivazioni si chiariscono e si approfondiscono solo cammin facendo.
È all’interno della sequela che si comprende, non stando di fuori a guardare, da semplici spettatori”.
L’appello di Gesù richiede inoltre un profondo distacco: “Questo rinnegamento di sé non comporta una mortificazione della persona, né della gioia di vivere, né della simpatia verso il mondo, nel quale, anzi, l’uomo del Vangelo sa scorgere con occhio limpido i doni di Dio.
Da rinnegare è l’idolatrica appartenenza a se stessi, che preclude ogni altro orizzonte, sia verso Dio, sia verso gli uomini e il mondo”.
Come si vede, queste componenti, opportunamente esplicitate e motivate, possono supportare un preciso itinerario vocazionale.
La mediazione vocazionale attraverso l’amore
Un altro percorso lo si può enucleare dal cap. 8: Chiamati ad amare.
Se il primo percorso è di tipo fondativo in quanto serve preliminarmente ad assicurare il presupposto di ogni ricerca vocazionale - che è appunto quello della vita cristiana vissuta come risposta alla chiamata radicale all’amore - questo secondo permette di strutturare il tracciato successivo, che riguarda le specifiche vocazioni (al matrimonio, alla vita consacrata…).
L’amore - sostiene il CdG/2 - è il centro della vita, la vocazione fondamentale a essere veramente se stessi e colmare di significato la vita.
Dio creando l’uomo e la donna, ha lasciato in loro la traccia di un progetto fatto di gratuità (l’altro/a risulta amabile, da Dio, per quello che è), di fedeltà (esistere per l’altro in un appello costante all’alleanza), di fecondità (Dio nel suo amore continua a rigenerare la vita), di universalità (l’amore della Trinità si moltiplica nella condivisione).
Tutto questo è proprio dell’amore divino, ma lo è anche per le due forme di amore che sono l’amore sponsale e l’amore consacrato.
La cosa davvero bella è che il CdG/2 declina l’amore trinitario nelle sue quattro caratteristiche radicali (gratuità, fedeltà, fecondità, universalità) come in una sorta di tavola sinottica, vedendole incarnate nel “dittico dell’amore”, sia nella forma della vita coniugale che in quella consacrata.
La conclusione è unica: “Il progetto evangelico sull’amore ha un nome: castità.
Esso riassume gratuità, fedeltà, fecondità, apertura universale.
La castità non è qualcosa che riguarda soltanto chi ha scelto di vivere nella verginità o nel celibato: anche l’amore di due giovani sposi è chiamato ad essere casto.
Ogni battezzato è chiamato alla castità”.
La funzione del catechista
Compreso nella sua pedagogia, il catechismo stimola il catechista ad una comunicazione adeguata, a elaborare cioè le pagine del testo in un itinerario di fede.
Vanno rispettati due criteri, uno che esprime l’anima dell’itinerario, l’altro il materiale che lo rende visibile.
Aiutare gli adolescenti a percorrere questo articolato cammino richiede catechisti maturi nella fede, capaci di dialogo e di creatività, in grado di utilizzare le diverse prospettive metodologiche cui il testo fa spazio.
È questo il primo dono che le nostre comunità sono chiamate a fare agli adolescenti.
Ma tutta la comunità cristiana nel suo insieme, e quanti hanno compiti formativi in particolare, devono farsi carico di fiduciosa attenzione e di accoglienza generosa nei loro confronti, promuovendo opportune iniziative pastorali ma soprattutto offrendo la testimonianza di un modo significativo di esprimere, celebrare e vivere la fede.
La ricchezza di vita di una comunità è il contesto vero che può aiutare gli adolescenti nell’incontro con Cristo e nella scoperta dell’esistenza cristiana.
Gli otto punti focali della catechesi
Non si tratta cioè di un “punto focale”, come se esistesse una ricetta magica, basata su di un solo ingrediente: come se fosse sufficiente far nascere uno “stile catecumenale”, o fosse sufficiente “coinvolgere le famiglie, o ancora valorizzare la “Parola di Dio” e così via.
Parlare di “punti focali” vuol dire avere il coraggio di affermare che il cammino non è semplicistico.
La tradizione della Chiesa, infatti, ha sempre saputo che la catechesi lavora su diverse dimensioni che ci proponiamo appunto di esplicitare.
- Proporre e non presupporre la fede.
- Logos e agape: il valore dei contenuti e della vita.
- I tre diversi modi complementari di esporre i contenuti: la sintesi dogmatica e morale, l'anno liturgico, la storia biblica.
- Le 4 dimensioni della catechesi: la fede confessata, celebrata, vissuta, pregata.
- La Chiesa “metodo” dell'educazione.
- L'educazione e l'Iniziazione cristiana cominciano con il Battesimo: il ruolo della famiglia.
- Non solo gli adulti: l'importanza dei bambini e dei giovani.
- Il compito dei sacerdoti primi responsabili, dopo il vescovo, della catechesi e dell'educazione.
Li ritengo, come proverò a spiegare, gli 8 “punti focali” a partire dai quali tutto sta o cade, si rinnova o “invecchia”.
La fede confessata, celebrata, vissuta e pregata
La fede, così accolta e nutrita, è quindi invitata a riesprimersi in una confessione, che è riconoscimento, lode e annuncio.
Il religioso ascolto della Parola apre lo spazio per la preghiera, come risposta personale e comunitaria al dono di salvezza: nella preghiera ci si dispone ad accogliere, con riconoscenza e responsabilità, il disegno divino.
L’esperienza e la riflessione normativa delle prime comunità cristiane, contenute nelle lettere di Paolo e attualizzate dalla riflessione e dall’insegnamento della Chiesa, manifestano la vera realizzazione, in forma storica e comunitaria, del progetto di vita donato da Gesù.
La Chiesa si svela come luogo privilegiato per la formazione e la crescita della vita nuova.
L’esperienza dell’incontro con Cristo attraverso la memoria viva della sua Pasqua nei sacramenti e nelle altre celebrazioni liturgiche (CdG2 cap. 6) rende visibile il rapporto tra fede celebrata e vita quotidiana.
La mediazione attraverso testimoni e servizio
La comunità cristiana accompagna la crescita di vita e di testimonianza dell’adolescente con l’esempio significativo di discepoli del Signore (“Confrontarsi con i testimoni”) e con l’apertura di spazi di impegno (“Educarsi al servizio”).
L’incontro con testimoni esemplari di vita cristiana costituisce uno degli elementi ineliminabili del cammino attorno al quale costruire il concreto cammino catechistico.
La risposta realizzata dalla preghiera e il convergere attorno ad un’unica fede professata completano il movimento dell’itinerario.
In questo modo il giovane non rimane spettatore di un contenuto religioso, ma può riconoscere nella vita concreta della comunità una forma visibile della fede annunciata.
La mediazione delle immagini e dei linguaggi simbolici
Le introduzioni ai capitoli, arricchite da espressive immagini fotografiche, offrono un primo materiale di aggancio al mondo dei giovani in relazione all’argomento trattato.
È ben evidente anche il linguaggio delle immagini, con fotografie di particolare intensità, opere d’arte della scuola italiana di tutte le epoche e disegni che accompagnano e arricchiscono la narrazione con il richiamo alla dimensione simbolica.
Le immagini non sostituiscono la narrazione evangelica, ma la accompagnano e possono favorire l’osservazione, la risonanza personale, il dialogo e la preghiera.
Il rapporto con gli altri catechismi
Conviene ricordare inoltre che questo volume si inserisce nel disegno del "catechismo dei giovani" e dunque è in stretto rapporto con Io ho scelto voi di cui è il prolungamento approfondito, senza esserne una ripetizione.
Si connette pure con il catechismo degli adulti La verità vi farà liberi, che rappresenta in certo modo lo sbocco maturo del cammino di fede qui proposto.
Non mancano i riferimenti al Catechismo della Chiesa Cattolica, punto di riferimento per ogni testo catechistico.
Lo dimostrano i continui rimandi ai due catechismi per un ulteriore sviluppo degli argomenti trattati.
Il primo volume e la mediazione con gli adolescenti
Agli adolescenti del nostro paese, ai loro catechisti ed educatori, alle loro comunità, i Vescovi italiani affidano il catechismo Io ho scelto voi, come libro della fede per la maturazione personale e la responsabile testimonianza della vita cristiana.
La fase della vita dai 14 ai 18 anni, che va comunemente sotto il nome di adolescenza, è di grande delicatezza e di vitale importanza per il processo verso la maturità umana e cristiana.
Essa si presenta segnata da nuove esperienze che domandano di essere illuminate e da nuovi interrogativi che esigono risposte significative.
Soprattutto la crisi di identità che caratterizza questa età, acuita spesso dal contesto sociale e culturale, sollecita la fatica di una nuova progettazione della vita e l’assunzione più seria della responsabilità secondo verità, nella libertà.
Il catechismo, accogliendo serenamente e positivamente la sfida di queste problematiche, offre agli adolescenti la proposta di un progetto di vita incentrato sulla persona e sul messaggio di Gesù Cristo, indica la comunità cristiana come luogo privilegiato per l’esperienza di questa nuova esistenza e propone strade significative di testimonianza evangelica nel mondo.
Il titolo Io ho scelto voi è evocativo della mèta a cui il catechismo vuole condurre.
Esso infatti lascia intravedere lo sguardo di amore elettivo che Gesù riserva a ciascun adolescente per aprirlo alla fiducia in lui e per disporlo ad accogliere con generosità e coraggio il suo stile di vita.
A partire da questo incontro egli potrà cominciare a sperimentare frutti di vita nuova, segni della presenza del regno di Dio nella storia: «Io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga» (Gv 15,16).
La progressione dell’itinerario di Io ho scelto voi
Il catechismo propone con articolata gradualità un itinerario di fede.
- Un momento iniziale, segnato da un clima di ricerca, presenta un metodo solido per aprirsi alla novità dell’esperienza cristiana (CdG1 capitolo 1).
- Successivamente la vita, nelle sue fondamentali dimensioni di relazioni con gli altri e di inserimento nel mondo, riceve orientamento e significato dall’incontro con la fede (CdG1 capitoli 2-CdG1 3).
- Al culmine del cammino, la scoperta della libertà cristiana come dono e impegno di amore viene offerta come sintesi essenziale del mistero della salvezza che fonda un nuovo progetto di vita (CdG1 capitolo 4).
- A partire dall’accoglienza di questo progetto, è possibile aprirsi alla ricerca vocazionale verso scelte stabili per la propria esistenza (CdG1 capitolo 5).
- L’orizzonte della speranza cristiana fa da sfondo e sostiene con il suo dinamismo ogni passo del cammino proposto, proiettando lo sguardo verso il futuro immediato e verso le realtà ultime (CdG1 capitolo 6).
Ciascuna delle tappe di questo itinerario permette di ripercorrere la storia della salvezza che ha il suo culmine nell’evento di Gesù Cristo.
Punto di partenza è l’esperienza dell’adolescente, che viene portata alla coscienza e sollecitata alla riflessione (“Interrogare la vita”).
La pedagogia divina, attuata nella storia di salvezza di Israele e attestata dall’Antico Testamento, aiuta a focalizzare le domande più vere sulla vita e a cogliere il valore salvifico di alcune esperienze (“Ascoltare Dio che parla”).
Il confronto decisivo è con il messaggio, l’esperienza e il mistero di Gesù, testimoniati nelle narrazioni evangeliche: dall’incontro con il Signore della vita scaturiscono possibilità nuove, la verità si illumina, la mentalità è trasformata, il cuore è rinsaldato per progetti autentici, la libertà è liberata per il dono di sé (“Incontrare Gesù Cristo”).
Maria come modello di risposta vocazionale
Un riscontro analogo si può fare sulla rilettura della pagina classica per ogni discorso sulla vocazione: l’annunciazione a Maria.
Il testo non viene riportato per intero, ma rievocato e attentamente ricostruito in base ad una chiave di lettura molto precisa: “vi si scorgono i tratti essenziali della chiamata di Dio e della risposta dell’uomo”.
Riguardo alla scelta di Maria, una fanciulla che non si distingue in nulla da tutte le altre ragazze povere della sua età e che abita in un paese sconosciuto e senza importanza come Nazaret, si sottolinea: “Evidentemente Dio non segue le valutazioni degli uomini. Gli uomini giudicano secondo le apparenze, Dio vede nel profondo”.
E per rimarcare la libera iniziativa di Dio si aggiunge: “Alle volte possiamo avere l’impressione di essere noi a metterci in ricerca di Dio. Ma non è mai così: è sempre Dio che fa il primo passo”.
Viene quindi riportato il saluto dell’angelo con un felice aggiustamento della traduzione: “Gioisci, Maria, gratuitamente amata da Dio”.
Poco più sotto si riprende la traduzione abituale: “piena di grazia” e la si coglie così: “amata gratuitamente e per sempre da Dio (…) Maria è il luogo in cui l’amore di Dio verso l’uomo si è come concentrato in tutta la sua pienezza”.
Infine accennando al nome che Maria stessa si dà, “serva” (“Ecco la serva del Signore”: Lc 1,38) il testo commenta “Piena di grazia” e “serva”: in questi due nomi è racchiuso tutto il progetto di Dio, tutta l’esistenza del discepolo.
Tutto ciò che si è e si ha è dono di Dio, grazia, e di conseguenza tutto ciò che si è e si ha deve farsi dono, servizio.
La chiamata di Dio è stata da Maria accolta e vissuta dentro questo schema semplicissimo: grazia e servizio”.
Condizioni pastorali della mediazione
Non è facile promuovere e sostenere il servizio alla fede dei giovani, e per questo esortiamo fraternamente i catechisti dei giovani, gli animatori e chiunque opera con loro, a non aver paura, a non scoraggiarsi, a dare fiducia ai giovani, a educare la loro domanda, a camminare insieme da amici alla ricerca della dimora di Cristo, proponendo il Vangelo con un cuore grande, capace dì amare, di annunciare, di attendere, di provare ancora e di sperare sempre.
Cercare, incontrare e dimorare con Gesù significa realizzare nel modo migliore il cammino che d porta al Grande Giubileo del 2000.
La catechesi ha pertanto un ruolo profetico nei confronti dell’intera società che ha cessato non solo di amare la generazione di nuovi e numerosi bambini, ma anche di dedicarsi con tutte le forze a trasmettere loro tutto il patrimonio di ricchezza umana che si è ricevuto.
Appare così più chiaro che educare alla fede non è mai stato - ed ancor più non è in questo contesto - una questione che riguarda solo i credenti, anzi il compito della fede è proprio quello di sostenere la gioia e la fatica di tutti nell’appassionarsi nuovamente alla crescita delle nuove generazioni.
Beati quelli che sono nel pianto, perchè saranno consolati - Catechesi bibilica
Il catechismo Venite e vedrete diventa così uno strumento di mediazione quando le sue pagine vengono inserite in una comunità viva, in una relazione educativa autentica e in un cammino che accompagna i giovani dalla ricerca all’incontro, dall’incontro alla sequela e dalla sequela alla responsabilità.
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