Onomastico del 20 gennaio: San Sebastiano e San Fabiano

Il 20 gennaio si celebrano San Sebastiano e San Fabiano, entrambi martiri e memorie facoltative nel calendario liturgico. San Sebastiano, originario di Milano e divenuto tribuno della guardia imperiale a Roma, è ricordato per la difesa dei cristiani perseguitati, per il martirio e per la devozione popolare sviluppatasi intorno alla sua figura.

San Fabiano fu papa e martire durante la persecuzione dell’imperatore Decio, mentre San Sebastiano subì la passione a Roma sotto l’imperatore Diocleziano. Il 20 gennaio è quindi una ricorrenza dedicata alla testimonianza della fede, al coraggio davanti alla persecuzione e alla misericordia verso il prossimo.

Quali santi si festeggiano il 20 gennaio

NomeTitoloRicorrenzaMemoria liturgica
San SebastianoMartire20 gennaioMemoria facoltativa
San FabianoPapa e martire20 gennaioMemoria facoltativa

Il 20 gennaio si venera: Santi Sebastiano e Fabiano Martiri. Gli antichi testi liturgici romani prevedevano che San Fabiano e San Sebastiano venissero venerati separatamente, più tardi vennero ricordati in un’unica celebrazione, ma il nuovo calendario, richiamandosi all’antico uso, prescrive due memorie facoltative separate.

Sebastiano e Fabiano, due figure emblematiche nella storia del cristianesimo, incarnano una missione di fede e resilienza che ha lasciato un segno indelebile nel tessuto della spiritualità cristiana. La loro storia, costellata di coraggio e di sacrificio, parla di una dedizione assoluta alla loro fede e ai principi del cristianesimo, anche di fronte a sfide insormontabili.

San Sebastiano e San Fabiano martiri

San Sebastiano: vita e origine

Non abbiamo molte notizie riguardo alla vita di San Sebastiano. Nella Passio Santi Sebastiani Martyris, testo a lungo attribuito a Sant’Ambrogio di Milano (340-397), si afferma che, verso il 250, era nato e cresciuto a Milano da padre di Narbona e da madre milanese.

San Sebastiano nacque a Milano nel III secolo. Era figlio di una famiglia cristiana, ma la sua vita assunse una direzione particolare quando decise di entrare nell’esercito romano. Educato alla fede cristiana, si trasferì a Roma nel 270 e si arruolò intorno al 283, diventando tribuno della prima coorte della guardia imperiale.

Nato a Milano verso il 260, come ci riferisce lo stesso Ambrogio, da genitori cristiani e benestanti, il padre francese e la madre milanese, si trasferì a Roma intorno al 283 dove fece carriera militare, fino a diventare tribuno, carica ufficiale che lo vedeva alla guida di una legione, nel suo caso di 800 soldati, a difesa dell’imperatore e dell’Urbe.

Divenne soldato della guardia imperiale sotto l’Imperatore Diocleziano, ma la sua fede cristiana lo portò a compiere scelte coraggiose. Non sospettando la sua fede, gli imperatori Massimiano e Diocleziano gli affidarono incarichi di responsabilità.

La missione di San Sebastiano nell’esercito romano

Questa sua autorità militare e la simpatia di cui godeva a corte gli permisero di aiutare tantissimi cristiani, da lui protetti, curati e consolati. Come pretoriano aveva modo di aiutare con discrezione i cristiani incarcerati, occuparsi della loro sepoltura e convertire militari e nobili della corte.

Sebastiano non solo rimase saldo nella sua fede, ma cercò anche di convertire i suoi compagni di soldato, dimostrando un’impeccabile condotta morale. La storia di Sebastiano, un soldato che divenne un difensore dei cristiani, illustra la sua straordinaria capacità di leadership e di ispirazione.

Egli intervenne quando i fratelli gemelli Marcellino e Marco vennero arrestati perché cristiani. Cedendo alle suppliche dei loro genitori, mogli e figli, i due stavano per sacrificare agli idoli e rinnegare così la loro fede.

Colpiti dalle parole del Santo accettarono il martirio, e i loro genitori si convertirono subito, come pure il loro custode Nicostrato, la cui moglie Zoe, muta, era stata guarita per l’intercessione del Santo. Avvertito di questo miracolo, il prefetto di Roma Cromazio, molto malato, fece venire al suo capezzale San Sebastiano e, guarito, si convertì insieme a suo figlio Tiburzio e a tutta la loro casa.

La persecuzione e il primo martirio

Quando l’Imperatore Diocleziano scoprì che Sebastiano era cristiano, ordinò che fosse punito come traditore. Il 24 febbraio del 303 l’imperatore Diocleziano, istigato dal cesare Galerio, acerrimo nemico dei seguaci di Cristo, pubblicò un editto che scatenò una feroce persecuzione anticristiana.

La persecuzione prevedeva la demolizione dei luoghi di culto, lo scioglimento delle comunità, la distruzione dei libri sacri, la confisca dei beni, il carcere, l’esilio o la pena di morte, in base alla gravità del “reato” presunto.

Secondo la tradizione, Sebastiano fu arrestato mentre seppelliva i Santi martiri Claudio, Castorio, Sinforiano e Nicostrato, detti Quattro Coronati, sulla via Labicana. Il prefetto Fabiano fece giustiziare immediatamente tutti questi nuovi convertiti, battezzati dal sacerdote Policarpo, e denunciò Sebastiano come cristiano proprio a Diocleziano.

Sebastiano viene citato in tribunale, dove conferma di essere anch’egli cristiano, ma la fierezza delle sue affermazioni lo risparmia dalla condanna a morte da parte del prefetto, il quale rimette l’esecuzione nelle mani di alcuni commilitoni di Sebastiano.

Fu legato a un palo e colpito da numerose frecce, ma miracolosamente sopravvisse. Portato in un campo e circondato da una folla bramosa di assistere al truce spettacolo, viene spogliato e crivellato di frecce.

San Sebastiano trafitto dalle frecce

La guarigione grazie a Sant’Irene

Creduto morto dai soldati, fu lasciato in pasto agli animali selvatici. Creduto morto viene lasciato in balìa dei cani randagi. Irene, una coraggiosa cristiana, ne prende il corpo per portarlo nella propria casa e dargli degna sepoltura.

Nel lavare il presunto cadavere scopre tuttavia che dà segni di vita, così lo cura fino a completa guarigione. Benché pieno di ferite, non morì, e una pia vedova cristiana, Sant’Irene, lo curò e lo guarì.

Sebastiano, nonostante le gravi ferite, riuscì a guarire e continuò la sua predicazione. Una volta ristabilito, Sebastiano si recò al Palazzo e rimproverò all’imperatore l’ingiustizia e la ferocia della persecuzione contro i cristiani.

Il secondo martirio e la sepoltura

Non pago, Sebastiano si reca nel luogo in cui l’imperatore, forse Massimiano, avrebbe dovuto sacrificare al tempio del Sole invitto e lo accusa delle sue malefatte. L’affronto lo porta alla flagellazione e alle bastonate, che questa volta gli costeranno la vita.

Fu solo più tardi, tradito dai suoi stessi compagni, che venne arrestato nuovamente e condannato a morte. Questa volta, San Sebastiano morì martire, colpito con bastoni, ma non senza aver lasciato un esempio di fede incrollabile.

Fu immediatamente arrestato, picchiato a morte e poi il suo corpo gettato nella fogna principale di Roma, la Cloaca Maxima. Ma Santa Lucina, avvisata da una visione, trovò il suo corpo e lo depose nelle catacombe della Via Appia.

Gettato nella Cloaca Maxima, la fogna più grande della città, verrà ritrovato dalla matrona Lucina, che gli darà sepoltura nelle catacombe sulla via Appia, insieme agli apostoli Pietro e Paolo, in seguito trasferiti nelle celebri chiese omonime.

La sua morte avvenne nel 288 d.C., ma il suo corpo fu seppellito in una catacomba vicino a Roma, dove divenne oggetto di venerazione. La sua tomba è tuttora un importante luogo di pellegrinaggio.

Le fonti e la memoria liturgica

Tutto ciò che sappiamo di lui lo dobbiamo a diverse fonti: in primis al Depositio Martyrum, il più antico calendario della Chiesa di Roma, datato 354; poi al già citato vescovo di Milano; quindi al monaco del V secolo Arnobio il Giovane; infine a Jacopo da Varagine, frate domenicano e poi vescovo di Genova, che ce ne offre una breve biografia nella celebre Legenda Aurea.

Come mai lo festeggiamo proprio in questa data? Sebastiano, dall’aggettivo greco sebastòs, “venerabile”, negli antichi libri liturgici era celebrato separatamente da papa Fabiano, santo anch’esso festeggiato il 20 gennaio.

In seguito tuttavia vennero ricordati in un’unica celebrazione, ma il nuovo calendario li ha ridivisi tornando all’antico uso. Questa vicinanza liturgica è dovuta però non solo al comune giorno del martirio, seppur Sebastiano sia morto una cinquantina d’anni dopo, ma anche alla vicinanza della sepoltura.

Il papa nelle catacombe di San Callisto e il tribuno in quelle che oggi portano il suo nome sono sepolti a circa 700 metri di distanza. San Fabiano è ricordato nel cimitero di San Callisto, mentre San Sebastiano fu deposto a Roma ad Catacumbas nello stesso giorno.

San Fabiano, papa e martire

San Fabiano fu papa per 14 anni. Fabiano divide Roma in sette diaconie per l’assistenza dei poveri e tiene i rapporti con i cristiani d’Oriente.

Da laico fu chiamato per grazia divina al pontificato e, offrendo un glorioso esempio di fede e di virtù, subì il martirio durante la persecuzione dell’imperatore Decio. San Cipriano si felicita del suo combattimento, perché diede una testimonianza irreprensibile e insigne nel governo della Chiesa.

Con le persecuzioni di Decio, Fabiano è imprigionato e lasciato morire nel 250. I cristiani lo venerano come martire nel cimitero di San Callisto.

Il Martirologio Romano ricorda: “A Roma il natale di san Fabiano, Papa e Martire, il quale, al tempo di Decio, subì il martirio, e fu sepolto nel cimitero di Callisto”.

Il significato spirituale della festa

San Sebastiano è un esempio di coraggio e perseveranza nella fede. La sua vita testimonia l’importanza di essere fedeli ai propri principi cristiani anche di fronte alla persecuzione.

Sebastiano ha saputo resistere alla tentazione di rinnegare la sua fede per paura della morte, mantenendo sempre saldo l’impegno verso Dio e verso il prossimo. Il suo martirio ci invita a riflettere sul valore della fede autentica, che non vacilla nemmeno nelle difficoltà più gravi.

Il loro esempio è un potente promemoria del potere della fede e della forza interiore. In ultima analisi, Santi Sebastiano e Fabiano rappresentano la missione di resistere di fronte all’oppressione, mantenendo salda la propria fede e offrendo speranza a coloro che lottano.

La loro eredità è un inno alla forza dello spirito umano e alla capacità di superare le avversità attraverso la fede e la convinzione. La loro missione era profondamente radicata nella loro incondizionata fedeltà a Dio e nel loro impegno a vivere secondo gli insegnamenti cristiani.

San Sebastiano e la misericordia cristiana

Oltre alla sua forza morale, San Sebastiano è un modello di amore per gli altri. Nonostante fosse soldato, un ruolo generalmente associato alla violenza, la sua fede lo spingeva ad aiutare i più deboli e a diffondere il Vangelo, anche a rischio della propria vita.

Santi Sebastiano e Fabiano, attraverso le loro vite e il loro martirio, hanno incarnato la vera essenza della misericordia cristiana. Nonostante le sfide e le persecuzioni che hanno dovuto affrontare, la loro storia è permeata di un profondo senso di compassione e amore per il prossimo.

Sebastiano, un soldato diventato un difensore dei cristiani perseguitati, ha esemplificato la misericordia attraverso il suo coraggio nel proteggere e sostenere i suoi compagni di fede. Il suo operato non si limitava alla semplice opposizione all’ingiustizia; mostrava una comprensione profonda ed empatica delle sofferenze altrui, agendo con una compassione che andava oltre il dovere.

Fabiano, d’altra parte, come Papa, ha dimostrato una misericordia che si estendeva oltre la sua comunità immediata, cercando di guidare la Chiesa in un periodo di grande turbolenza con gentilezza e pazienza. La sua leadership era caratterizzata da un approccio amorevole e inclusivo, che metteva al centro la dignità e il benessere dei fedeli.

Insieme, Sebastiano e Fabiano rappresentano la misericordia come un principio fondamentale della vita cristiana: non solo come un sentimento, ma come un’azione. La loro eredità insegna che la vera misericordia implica coraggio, sacrificio e un impegno incondizionato verso la giustizia e la cura degli altri, indipendentemente dalle circostanze.

Il culto di San Sebastiano

Il martirio di San Sebastiano è una delle storie più iconiche della tradizione cristiana. Nel corso dei secoli, la sua figura è stata rappresentata in numerosi dipinti, sculture e icone, spesso con il corpo trafitto dalle frecce, simbolo del suo coraggio e della sua fede.

San Sebastiano è anche il santo patrono dei soldati e dei poliziotti, ed è invocato contro la peste e le malattie infettive. È patrono di molte città d’Europa e, come milite, dei fanti e delle confraternite degli arcieri.

La sua immagine spesso appare nei luoghi di lavoro di queste categorie, come simbolo di protezione e speranza. Nel 680 si attribuì alla sua intercessione la fine di una grave epidemia di peste a Roma.

La sua festa è un’occasione per riflettere sul significato della fede cristiana, sulla forza dell’amore verso Dio e sulla testimonianza di vita cristiana. La festa di San Sebastiano viene celebrata il 20 gennaio, una data che richiama alla memoria non solo il suo martirio, ma anche il suo esempio di vita cristiana.

Tradizioni popolari in Italia

In molte città, specialmente in Italia, la sua festa è accompagnata da processioni, messe solenni e altre manifestazioni religiose. Le chiese che lo venerano, in particolare quelle a Roma e in altre città italiane, offrono momenti di preghiera comunitaria, dove i fedeli chiedono l’intercessione di San Sebastiano per la protezione fisica e spirituale.

La sua figura è anche celebrata in numerose tradizioni popolari, dove viene invocato come protettore durante epidemie di malattie infettive, come la peste, che decimò la popolazione nei secoli passati. In alcune zone, in particolare in Sicilia, si svolgono vere e proprie feste popolari in suo onore, con musiche, danze e preghiere collettive.

Nel XV secolo una nave naufragò sulla penisola di Magnisi, in provincia di Siracusa. I marinai, tutti salvi, attribuirono il miracolo alla statua di Sebastiano che portavano con loro.

La cattedrale di Barcellona Pozzo di Gotto custodisce inoltre una preziosa reliquia: l’avambraccio del tribuno. Ciò che forse ha maggiormente contribuito alla devozione popolare nei confronti del santo è il suo legame con le confraternite, estremamente attive nella Trinacria.

Le incredibili manifestazioni messe in atto nel periodo estivo, ad esempio in paesi come Cerami, Capizzi, Mistretta e Troina, di cui è patrono, ne sono testimonianza.

Festa di San Sebastiano ‘26 - Maniace (CT). Tradizionale Uscita

San Sebastiano patrono e protettore

San Sebastiano è patrono di Aiello del Sabato, Fiamignano, Camporosso, Lumezzane, Marmirolo, Canneto sull’Oglio, Villa di Chiavenna, Rancio Valcuvia, Montottone, Zumaglia, Ollastra, Civitella Paganico e Villorba.

Sebastiano diventerà co-patrono di Roma dopo e assieme agli apostoli Pietro e Paolo. È invocato contro la peste e le epidemie ed è considerato un riferimento spirituale per i soldati, i poliziotti, i fanti e gli arcieri.

La preghiera a San Sebastiano

Per quell’eroismo con cui sopportaste il dolor delle frecce che tutto impiagarono il vostro corpo, e mantenuto miracolosamente in vita, indi staccato dal patibolo dalla pia vedova Irene, rimproveraste della sua ingiustizia e della sua empietà il barbaro Diocleziano, impetrate ancora per noi tutti, o glorioso Martire Sebastiano, di sostenere sempre con la gioia le malattie, le persecuzioni, e tutte quante le avversità di questa misera vita, onde partecipare un qualche giorno alla vostra gloria nel Cielo, dopo di aver partecipato ai vostri patimenti sopra la terra.

«Donaci, o Padre, il tuo Spirito di fortezza, perché, ammaestrati dal glorioso esempio del tuo martire Sebastiano, impariamo ad obbedire a te piuttosto che agli uomini».

Altri santi e venerazioni del 20 gennaio

  • Beato Angelo, Francesco Paoli, sacerdote carmelitano.
  • Sant’Ascla, martire.
  • Beato Basilio Antonio Maria Moreau, sacerdote e fondatore.
  • Beato Benedetto Ricasoli da Coltibuono, eremita vallombrosano.
  • Beato Bernardo di Poncelli, mercedario.
  • Beato Cipriano, Michele Iwene Tansi, sacerdote cistercense.
  • San Clemente di Lione, sacerdote.
  • Beato Daniele di Cambron, abate.
  • Sant’Enrico di Uppsala, vescovo e martire.
  • Sant’Eusebio, eremita.
  • Sant’Eustochia, Smeralda Calafato, vergine clarissa.
  • Sant’Eutimio, abate.
  • San Fechin di Fobhar, abate.
  • San Leone I il Grande, imperatore nelle Chiese Orientali.
  • San Lugna, sacerdote.
  • Madonna del Miracolo.
  • Santa Maria Cristina dell’Immacolata Concezione, Adelaide Brando, religiosa e fondatrice.
  • San Molacca, monaco.
  • San Neofito di Nicea, martire.
  • Santo Stefano Min Kuk-ka, catechista e martire.
  • San Vulstano di Worcester, vescovo.

Le novene del 20 gennaio

Il 20 gennaio si recita la novena a San Francesco di Sales, Sant’Agnese, San Tommaso d’Aquino, Sant’Angela Merici e ai Santi Sposi Maria e Giuseppe.

La memoria del 20 gennaio richiama soprattutto San Sebastiano e San Fabiano, ma il calendario liturgico presenta anche numerose altre figure di santi, beati, martiri, vescovi, sacerdoti, religiosi e fondatori.

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