La Croce in montagna, conosciuta anche come Pala di Tetschen, è una pala d’altare realizzata nel 1808 da Caspar David Friedrich con la tecnica dell’olio su tela. Il dipinto raffigura Gesù Cristo crocifisso su una montagna rocciosa, tra abeti, sotto un cielo crepuscolare attraversato da raggi luminosi, e oggi è conservato alla Gemäldegalerie di Dresda.
L’opera è uno dei capolavori del Romanticismo tedesco perché sostituisce la tradizionale scena della Crocifissione con un paesaggio mistico, nel quale la natura diventa portatrice di significati religiosi. La roccia richiama la fermezza della fede, gli abeti sempreverdi simboleggiano la speranza cristiana e la croce illuminata rinvia alla Resurrezione.

Dati principali dell’opera
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Titolo | Croce in montagna |
| Altro titolo | Pala di Tetschen |
| Autore | Caspar David Friedrich |
| Datazione | 1808 |
| Tecnica | Olio su tela |
| Misure | h. 115 cm; l. 110 cm |
| Collocazione attuale | Gemäldegalerie, Dresda |
| Luogo di provenienza | Cappella del Castello di Tetschen |
| Comune di provenienza | Tetschen, oggi Děčín, Repubblica Ceca |
| Uso liturgico | Nessuno |
Soggetto e ambientazione
La scena è ambientata davanti a un cielo al crepuscolo, che si intravvede dietro la montagna e che offre una luce strana, incerta, su cui spiccano i tre raggi luminosi, che apparentemente sono quelli del sole al tramonto, ma che sembrano come dei fari, provenienti da una fonte nascosta e misteriosa.
Nel dipinto compare, in controluce: Gesù Cristo crocifisso s'innalza, fra alti abeti, su un brullo picco roccioso dalla dalla sagoma piramidale: questa immagine vuole richiamare quelle croci che spesso capita di trovare sulla cima di una montagna.
Il dipinto mostra un paesaggio di montagna, con una roccia su cui si ergono degli abeti e che è sovrastata da un crocifisso: il tutto sotto un cielo nuvoloso al tramonto da cui provengono raggi di luce, che assieme al crocifisso sono gli unici particolari “sacri” della composizione.
La croce è rivolta verso il sole, che sta dietro le montagne nel quadro, ed illumina Gesù. La luce del sole mette in evidenza l’edera che sta crescendo sulla base della croce. Questo dettaglio simboleggia il legame di Dio con la natura.
Composizione e punto di vista
Il dipinto trasmette un sentimento di estatica quiete, quasi irreale. Lo spettatore si trova come sospeso, immerso nel silenzio e di fronte alla spettacolare epifania della natura.
Lo spettatore si trova come sospeso,immerso nel silenzio e di fronte alla spettacolare epifania della natura. Tale impressione è dovuta a precise scelte pittoriche. Friedrich elimina il primo piano e i motivi introduttivi, pone lo spettatore direttamente davanti allo spazio immenso del cielo, che si intravvede dietro la montagna.
Se fossimo all’interno dell’opera ci sarebbero dei problemi con la nostra posizione di osservazione dato che per cogliere bene tutti i dettagli dell’opera ed avere nello stesso tempo una panoramica così ampia è impossibile.
Un altro problema riguarda il punto di vista. Se fossimo dentro l’opera sarebbe impossibile avere un colpo d’occhio del genere: siamo molto lontani ed in altezza. Da questa distanza riuscire a cogliere tutti questi dettagli è impossibile e bisognerebbe stare allo stesso livello della montagna.
Nonostante ciò, Friedrich si è concentrato moltissimo sulla natura, studiando alberi e rocce con grande precisione, per ottenere un risultato quanto più reale possibile.
Una certa simmetria della composizione, anche se non proprio speculare, aumenta l'effetto ossessivo dell'immagine, e nella sua staticità simboleggia l'Eterno.
Il simbolismo cristiano
L’opera presenta una scena di valore allegorico, la presenza di Dio nella vita degli uomini, che si rivela negli elementi del paesaggio.
La croce, che riceve i raggi del sole, rinvia alla resurrezione, ed è indicata come lo strumento con cui la divinità, che sfugge alla conoscenza umana, diventa un'esperienza tangibile.
La croce riceve i raggi del sole e rinvia alla Resurrezione, la terra, immersa nella notte, rappresenta la dimensione terrena e la morte.
La roccia, sormontata dalla croce, rinvia alla saldezza della fede cristiana. L'abete, essendo una pianta sempreverde, è simbolo della speranza del cristiano.
Per Friedrich, la roccia simboleggia la fermezza della fede, e gli alberi che spuntano su di essa la speranza nel Salvatore.
Il quadro rappresenta quindi una scena simbolica in cui la croce è indicata come lo strumento in cui la divinità che sfugge alla conoscenza umana diventa un'esperienza sensibile.
La luce e il paesaggio mistico
La scelta del crepuscolo è emblematica. Offre una luce strana, incerta, su cui spiccano i tre raggi luminosi, che apparentemente sono quelli del sole al tramonto, ma sembrano come dei fari, provenienti da una fonte nascosta e misteriosa.
La luce non si comporta in modo realistico: oscura gran parte della montagna e dà la sensazione che ci sia un’altra fonte di luce, forse mistica.
La composizione è caratterizzata dall’uso di elementi contrastanti, come luce e oscurità, per creare un senso di profondità e atmosfera. L'artista Friedrich utilizzò tecniche avanzate per catturare la luce naturale, sfruttando le ombre profonde per accentuare l’effetto drammatico della scena.
La scelta del colore arancione nel cielo riflette l’atmosfera romantica, evocativa di passione e trascendenza.
Una pala d’altare senza la tradizionale scena sacra
La Croce in montagna è una pala d'altare, realizzata nel 1808, a olio su tela, da Caspar David Friedrich, proveniente dalla cappella del Castello di Tetschen, ora Děčín, nella Repubblica Ceca, e attualmente conservata presso la Gemäldegalerie di Dresda, in Germania.
La pala è un'opera suggestiva e originale, poiché in essa Friedrich supera la tradizionale iconografia della Crocifissione, sostituendola con il paesaggio, ma un paesaggio mistico, carico di spiritualità sacra.
La pala di Friedrich è comunque un'opera suggestiva e molto originale: in essa viene superata la tradizionale immagine religiosa. Alla scena con personaggi sacri Friedrich sostituisce il paesaggio, ma un paesaggio mistico, carico di spiritualità religiosa.
Questo dipinto, quando fu realizzato nel 1808, si propose subito come un’opera rivoluzionaria: mai prima d'allora infatti un dipinto dal così forte sapore paesaggistico sarebbe stato destinato a figurare come pala d'altare, genere per il quale solamente le scene sacre erano ritenute degne.
Il dipinto non è solo un'opera d'arte bella ma anche una riflessione delle convinzioni spirituali e delle esperienze dell’artista stesso.
La cornice originale
L'opera è inserita nella cornice originale, che fu eseguita a intaglio dallo scultore tedesco Karl Gottlob Kühn, su disegno di Friedrich, e negli elementi simbolici che presenta riprende il significato del dipinto, come il grano e l'uva, metafore del pane e del vino, il corpo e il sangue di Gesù.
La cornice dorata dell’opera è stata disegnata da Friedrich e realizzata dallo scultore Christian Gottlieb Kühn ed ha alcuni simboli della religione cristiana.
Anche la cornice, disegnata dallo stesso Friedrich e scolpita da Gottlieb Christian Kuhn, reca simboli religiosi che rafforzano il significato del dipinto, come il grano e l'uva, metafore del pane e del vino, il corpo e il sangue di Gesù, o come l'occhio di Dio.
Alla base c’è l’Occhio di Dio chiuso in un triangolo con grano e vite, simboli dell’Eucarestia.
Più in alto ci sono delle colonne gotiche con dei rami da cui escono 5 angeli con una stella sopra il tronco centrale.
La cornice trasforma quindi la tela in un insieme nel quale pittura, scultura e simbologia cristiana contribuiscono allo stesso significato religioso.

Il rapporto con il Romanticismo tedesco
Caspar David Friedrich è uno dei pittori tedeschi romantici più celebri, e la sua opera Il Crocifisso tra le Montagne è un esempio emblematico di questo movimento artistico.
Creata nei primi anni del XIX secolo, il dipinto celebra l’abilità unica di Friedrich nel suscitare emozioni e spiritualità attraverso i suoi paesaggi naturali.
Friedrich era un punto di riferimento per il Romanticismo tedesco, movimento che enfatizzava l'emozione, l'immaginazione e l'individualità.
Il Romanticismo fu un movimento artistico nato alla fine del XVIII secolo e sviluppatosi nel XIX secolo, in risposta alla ragione illuminista e al neoclassicismo.
Friedrich si poneva come obiettivo la rappresentazione della natura nella sua bellezza sublime, ispirandosi ai filosofi tedeschi Kant e Hegel.
La sua visione artistica si ispirava alla filosofia romantica, che celebrava l'importanza dell'esperienza individuale e della connessione con la natura.
Friedrich e la filosofia della natura
La pala è un'opera suggestiva e originale, poiché in essa Friedrich supera la tradizionale iconografia della Crocifissione, sostituendola con il paesaggio, ma un paesaggio mistico, carico di spiritualità sacra, in cui si avvicina particolarmente al pensiero del filosofo tedesco Friedrich Schelling, il quale affermava che la natura stessa è manifestazione dell'assoluto.
Attraverso gli elementi pittorici e compositivi l'artista sviluppa un sistema simbolico molto vicini a quelli espressi dal pensiero filosofico di Shelling, suo contemporaneo.
Per Shelling la natura è manifestazione dell'assoluto e per Friedrich, come afferma nei suoi scritti, la natura è il linguaggio di Dio.
Con la Croce in montagna Friedrich crea un paesaggio mistico, dove il simbolismo degli elementi naturali si avvicina alla filosofia di Shelling.
La storia della commissione
La pala d'altare venne commissionata a Caspar David Friedrich dal conte Franz Von Thun-Hoenstein per la sua cappella nel Castello di Tetschen, in Boemia.
Secondo lo scrittore prussiano Rühle von Lilienstern, la contessa Maria Theresia Bruhl volle acquistare il disegno e il marito, il conte Thun-Hoenstein, incaricò il pittore di eseguire la composizione a olio su tela e in dimensioni maggiori.
Stando al racconto di un amico di Friedrich, von Lilienstern, questa specie di altare sarebbe stato commissionato dalla contessa Theresia Anna Maria von Brühl per decorare la cappella di famiglia nella città di Tetschen, in Boemia.
Alla prima richiesta della donna però l’artista rifiuta perché lui dipinge soltanto quand’è ispirato. Ma poi cambia idea perché pensa che una pala d’altare è un progetto ambizioso e vuole farlo.
Ma la madre della contessa non è d’accordo né sul prezzo richiesto per il lavoro né sul formato dell’opera: per lei il lavoro di Friedrich non dovrebbe essere messo né nella cappella di famiglia né nel loro castello.
La contessa decide comunque di pagare ed alla fine mette il lavoro dell’artista nella sua camera da letto e rimarrà nel castello di Tetschen dal 1809 fino al 1921.
Il possibile omaggio a Gustavo IV Adolfo
Il pittore realizzò l'opera per farne dono al re Gustavo IV Adolfo di Svezia, l'artista era suo suddito in quanto Greifswald, la cittadina della Pomerania dove nacque nel 1774, dipendeva dalla Svezia.
L’opera è stata acquistata dalla contessa Theresia Anna Maria von Brühl per decorare la cappella di famiglia nella città di Tetschen, ma forse Friedrich aveva già realizzato l’opera per omaggiare il re Gustavo IV Adolfo di Svezia.
Il sovrano però fu deposto nel 1809, e non potendo più presentare l'opera al re, l'artista la vendette al conte Franz von Thun-Hohenstein, che la collocò nel suo castello di Tetschen in Boemia.
Una ricerca del 1977 cambia le carte in tavola e dimostra che Friedrich ha cominciato a lavorare a quest’opera prima di ricevere l’incarico dalla contessa.
Voleva dedicarlo a Gustavo IV Adolfo di Svezia perché il re era molto legato al mondo tedesco, sia per valori che per religione; Friedrich apprezza la figura di Gustavo e così avrebbe realizzato questa pala d’altare con un obiettivo politico/religioso.
Ma Gustavo IV poi viene deposto e forse la contessa Theresia Anna Maria von Brühl ha deciso di comprare lei l’opera dato che le piaceva.
Dagli studi preparatori all’esposizione del 1808
Nel 1808 l'artista espose all'Accademia di Dresda un disegno a seppia, oggi scomparso, con tema e composizione simili a quest'opera, ripresi successivamente anche in un bozzetto ora conservato a Berlino.
L'opera è nata in seguito a diversi studi preparatori eseguiti da Friedrich seguendo una sua idea.
Nel Natale del 1808, nel suo studio, Friedrich presentò il dipinto al pubblico, attirandosi aspre critiche per non aver rispettato l'iconografia religiosa tradizionale e aver usato un paesaggio come immagine sacra, ma la disputa che ne derivò portò grande notorietà al pittore.
Nel Natale del 1808 Friedrich espose il dipinto nel suo studio, e fu aspramente criticato per non aver rispettato l’iconografia religiosa tradizionale e aver usato un paesaggio come immagine religiosa.
Le più aspre gli arrivarono dal barone Friedrich Wilhelm Basilius von Romdohr, che in un articolo apparso nel gennaio del 1809 sulla Zeitung für die elegante Welt, accusò Caspar David Friedrich di aver realizzato fatto sì che la pittura paesaggista “si introducesse nelle chiese e strisciasse sugli altari”.
La disputa che ne derivò portò grande notorietà al pittore.
La collocazione nel Castello di Tetschen e a Dresda
Il dipinto, collocato nel Castello di Tetschen, vi rimase fino al 1921, quando venne venduto e dopo varie vicende è pervenuto alla Gemäldegalerie di Dresda.
Venduto di nuovo nel 1921, dopo diverse vicende il dipinto è pervenuto alla Gemäldegalerie di Dresda.
Oggi è esposta nella Galerie Neue Meister di Dresda.
La collocazione museale dell’opera è indicata anche come Gemäldegalerie di Dresda, in Germania, nella regione della Sassonia e nella città di Dresda.
Confronto con la Crocifissione tradizionale
Nella Crocifissione tradizionale, Cristo in croce divide simmetricamente lo spazio della scena; in piedi, ai lati San Giovanni evangelista e la Madonna; inginocchiati Santa Maria Maddalena e un monaco.
Nella Croce in montagna, invece, i personaggi sacri vengono quasi completamente eliminati e la croce appare isolata all’interno di un ambiente naturale.
La croce, simbolo del cristianesimo, è posizionata al centro della tela, attirando l’attenzione dello spettatore sulla sua importanza.
La croce è rappresentata obliquamente dalla linea dell'orizzonte, creando una distanza percepita tra lo spettatore e il paesaggio.
Il dipinto è considerato rivoluzionario proprio perché attribuisce al paesaggio un ruolo che nella pittura sacra era stato tradizionalmente riservato alla narrazione biblica e alle figure dei santi.
Un’opera tra pittura, paesaggio e immagine sacra
Un lavoro incredibile e curato nei minimi particolari che ricorda le pale d’altare del passato, come l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano, e che trasforma una semplice tela in un mix di più generi artistici.
È una pala d’altare che ricorda i capolavori del passato, come l’Adorazione dei Magi di Gentile da Fabriano.
Il dipinto è considerato uno dei capolavori del Romanticismo tedesco, simbolo della fede cristiana e della bellezza della creazione divina.
Una delle essenze del Romanticismo è la trasformazione della natura in una realtà spirituale e simbolica, e la Croce in montagna ne rappresenta uno degli esempi più significativi.
A tu per tu con Derio. G.Friedrich - Croce in montagna ( 5 maggio 2023)
Un altro soggetto intitolato “Croce in montagna”
Un’opera diversa, ma associata allo stesso soggetto generale della croce in ambiente montano, è un affresco attribuito a Bartolomeo Montagna, conservato a Teolo, in provincia di Padova.
Il dipinto presenta Cristo in croce, che divide simmetricamente lo spazio della scena; in piedi, ai lati San Giovanni evangelista e la Madonna; inginocchiati Santa Maria Maddalena e un monaco.
| Voce | Informazione |
|---|---|
| Autore | Montagna Bartolomeo (1450/1526) |
| Datazione | post 1495 - ante 1500 |
| Tecnica | intonaco/pittura a fresco |
| Localizzazione | Teolo, Padova |
| Oggetto | Dipinto |
| Tipologia della scheda | Opere/oggetti d’arte |
Viene ricordato come opera di Bartolomeo già dal Michiel e così dalle fonti seguenti dell'Ottocento.
Una prima datazione si ha con Crowe e Cavalcaselle per gli anni dal 1490 al 1500, quando il M. doveva aver studio a Padova.
Generalmente accettata, viene meglio precisata dal Puppi al 1495 per motivi formali e stilistici che avvicinano questa Crocifissione con il complesso decorativo di Palazzo vescovile, 1505-1506.
Questa datazione troverebbe conferma nel fatto architettonico della costruzione del Refettorio, iniziato probabilmente da Tullio Lombardo nel 1490 su commissione dell'abate G. Francesco Buora, da riconoscere forse nel monaco inginocchiato a destra della croce.
Venne ricoperto di calce nel '600; subì un primo restauro nel '700. Nel 1866, con la soppressione dell'abbazia, fu diviso a pezzi e portato altrove.
Ritorna al suo posto nel 1909 per opera di A. Motta; restaurato ultimamente nel 1956.
Importante figura di raccordo tra la cultura veneziana contemporanea e il linguaggio figurativo delle città di terraferma, in quest'ultimo decennio del secolo Montagna esibisce una pittura basata sulla conquista delle soluzioni prospettiche lombarde e sulla maestria delle forme monumentali investite da una dimensione più umana.
A Praglia viene chiamato alla chiusura del cantiere del chiostro pensile, 1495-96, probabilmente dopo aver affrescato la cappella Proti nel duomo di Vicenza, 1496, e la sua crocifissione sembra aver ispirato la stessa raffigurazione che Francesco Morone dipinge nella chiesa veronese di S. Bernardino, 1498.
La raffigurazione riprende lo stagliarsi della croce alta contro il cielo e i personaggi teatralmente vivi della Madonna e di San Giovanni, ai lati.
Distinzione tra le due opere
La Croce in montagna di Caspar David Friedrich è un dipinto a olio su tela del 1808, concepito come pala d’altare e caratterizzato dalla presenza dominante del paesaggio montano.
L’opera attribuita a Bartolomeo Montagna è invece un affresco della fine del Quattrocento, nel quale la Crocifissione comprende Cristo, la Madonna, San Giovanni evangelista, Santa Maria Maddalena e un monaco.
Il titolo o il soggetto generale possono quindi creare confusione, ma la tecnica, l’epoca, l’autore, la composizione e la localizzazione distinguono nettamente i due dipinti.
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