Bibbia: chi ha tutto può sembrare che non abbia niente

La Bibbia mostra che avere molto non significa necessariamente possedere ciò che conta davvero, mentre chi sembra non avere nulla può essere ricco di fede, amore, speranza e misericordia. Il valore della vita non si misura soltanto da ciò che una persona conserva, ma da ciò che sa accogliere e donare.

La parabola dei talenti insegna che i beni ricevuti non devono essere sotterrati per paura, ma messi a frutto; il giudizio sulle opere di misericordia ricorda invece che ogni gesto compiuto verso chi è affamato, assetato, forestiero, nudo, malato o carcerato è compiuto verso Cristo stesso. Ecclesiaste afferma: «Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta».

Il criterio biblico della vera ricchezza

«Un uomo, partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni». A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò a impiegarli, e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due.

Colui invece che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone. Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle regolare i conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: “Signore, mi hai consegnato cinque talenti; ecco, ne ho guadagnati altri cinque”.

“Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”. Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: “Signore, mi hai consegnato due talenti; ecco, ne ho guadagnati altri due”. “Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone -, sei stato fedele nel poco, ti darò potere su molto; prendi parte alla gioia del tuo padrone”.

Si presentò infine anche colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: “Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo”. Il padrone gli rispose: “Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho se-minato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con l’interesse.

Toglietegli dunque il talento, e datelo a chi ha i dieci talenti. Perché a chiunque ha, verrà dato e sarà nell’abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti”.

I talenti non sono soltanto beni materiali

La parabola si presta ad un facile fraintendimento: come se, in accordo con l’etica capitalista, invitasse a far rendere al massimo i propri beni, assicurando tanta più benedizione divina quanto più si riesca nell’impresa. Ora, è fuor di dubbio che il padrone sia il Cristo risorto: dopo la sua morte, infatti, è partito, è asceso al cielo (At 1,9), lontano dal nostro paese (è questo il significato dell’avverbio latino peregre).

I servi sono senz’altro tutti gli uomini, in particolare i suoi discepoli, coloro cioè la cui vita appartiene effettivamente al loro Signore. Ora, Gesù, prima di tornare al Padre, ha lasciato i propri beni ai suoi servi: ma di quali beni si tratta? È escluso che il riferimento possa essere a beni materiali: Gesù non possedeva nulla, al punto che, quando gli chiesero circa il tributo da dare a Cesare, egli si fece consegnare una moneta, perché evidentemente non ne aveva a disposizione neppure una (Mt 22,19).

Del resto, cosa siano questi beni affidati ai suoi servi non è poi difficile comprenderlo: sono il corpo stesso di Gesù. Egli infatti, nell’ultima cena, avrebbe consegnato (in latino, è appunto il verbo tradĕre) sé stesso ai suoi, il suo corpo ed il suo sangue.

In questo senso, si comprende anche il perché della condanna del servo che aveva sotterrato il talento ricevuto. Da una parte, quel servo potrebbe sembrare essersi comportato secondo giustizia: aveva conservato il bene ricevuto, senza appropriarsene né sperperarlo, pronto a restituirlo al ritorno del padrone.

Il fatto però è che il corpo di Cristo non è un bene estraneo, che non ci appartenga e da restituire: al contrario, siamo noi stessi! Far fruttare quel bene non significa sfruttare qualcun altro: al contrario, significa a nostra volta consegnare i nostri beni, dona-re noi stessi.

Il servo è condannato in fondo dalla sua stessa paura che lo ha dominato: essa lo ha attanagliato, paralizzato, immobilizzandolo in attesa di fargli raggiungere la medesima fossa nel-la quale egli aveva sepolto il talento. Il corpo di Cristo invece ci è stato consegnato per liberarci dalla paura (Rm 8,15-17): per fare della nostra stessa vita Eucarestia, rendimento di grazie che tutto accoglie e tutto dona.

Chi sembra non avere nulla può possedere l’essenziale

35 Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, 36 nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi.

37 Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? 38 Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? 39 E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti?

40 Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me.

41 Poi dirà a quelli alla sua sinistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. 42 Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; 43 ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato.

44 Anch'essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito?

La ricchezza autentica appare così nella relazione con gli altri. Chi possiede molto, ma non vede il povero, il malato, il forestiero o il carcerato, può sembrare ricco agli occhi del mondo e tuttavia essere interiormente vuoto. Chi invece dona tempo, attenzione, cibo, ospitalità, vestiti e vicinanza può apparire privo di tutto, ma riconosce Cristo nel fratello più piccolo.

Quando tutto sembra finito, è lì che inizia

Quando tutto sembra finito, è lì che inizia. Il tempo del Figlio dell’Uomo sulla terra è agli sgoccioli, ma il tempo del Figlio di Dio con l’uomo è l’eternità: “Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20), ha promesso.

1250 anni prima di Gesù, Dio disse a Mosè: “Io sarò con te” (Esodo 3,12). 740 anni prima della nascita di Cristo Isaia profetò: “Ecco: la Vergine concepirà e partorirà un Figlio, che chiamerà Emmanuele” (Isaia 7,14). Ed il nome Emmanuele, ha spiegato san Matteo: “Significa Dio con noi” (Mt 1,23).

La promessa di Dio fatto Uomo la troviamo già nel nome. Siamo all’Ultima Cena, nel discorso d’addio. Tra poche ore Gesù verrà tradito, catturato, rinnegato, torturato e messo a morte.

Tutto è finito. Si chiude il sipario. Si spengono le luci. il pubblico in sala esce: “Venuto mezzogiorno, si fece buio su tutta la terra, fino alle tre del pomeriggio”. (Marco 15, 33).

Gli stessi discepoli, uno ad uno, abbandoneranno la città: i pescatori, dimenticando per un attimo di essere diventati “pescatori di uomini” (cfr. Matteo 4,19), si rifugeranno sul mare di Galilea e riprenderanno ad occuparsi della cosa che viene loro più naturale: pescare pesci, o almeno tentare di farlo, salvo poi rendersi conto che senza di Lui non potranno far nulla (cfr. Giovanni 15,4).

Gli abitanti delle campagne torneranno ai loro paesi, come fecero i discepoli di Emmaus (cfr. Luca 24,13-35). Invece no, non è finito niente! Laddove il buio aveva oscurato il sole apparirà una luce sfolgorante: quella della Risurrezione.

Risurrezione di Cristo dipinto di Mantegna

Gesù, Dio-con-noi, continua a camminare insieme a noi. Cammina sulle strade di Emmaus, insieme ai discepoli scoraggiati che si rincuorano vedendolo spezzare il pane. Cammina insieme agli apostoli rifugiatisi sul mare della Galilea e li incoraggia a riprendere a pescare, prima pesci, poi di nuovo uomini.

Continua a camminare insieme a noi, anche oggi, anche ora. Lui è qui, nascosto in queste lettere che si spezzano come Pane. E’ qui, che entra nel nostro cuore mentre leggiamo e ci nutre. È qui e ci dice: non ti preoccupare, lo so che è difficile affrontare la vita, il lavoro, i problemi di salute… ma io sono qui.

Con te. Gesù dice anche a noi: suvvia! Non ti scoraggiare, getta le reti dall’altro lato della barca e le rialzerai piene di pesce! Perché: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (v. 13). E Gesù l’ha data per noi!

La presenza di Cristo nella paura e nella prova

Questa Buona notizia è per coloro che devono ancora credere a ciò che dice, ma anche per coloro che ci hanno già creduto e che hanno bisogno di ricordarsela di nuovo. Questo perché è l'unico messaggio che può sostenerci quando tutto va a rotoli, quando nulla ha senso e quando tutto sembra perduto.

Presenza, quando tutto va a rotoli

La prima P è presenza. Presenza, quando tutto va a rotoli. Questa storia inizia con Gesù che sale su una barca e chiede ai suoi discepoli di unirsi a lui per attraversare l'altra sponda del mare di Galilea (22).

Mentre navigavano, Gesù si addormentò e all'improvviso si scatenò una tempesta di vento che li investì. Le onde si infrangevano intorno a loro, la barca cominciò a riempirsi d'acqua e i loro cuori cominciarono ad avere paura. Non si trattava di una paura irrazionale. Il versetto 23 dice che erano davvero in pericolo.

Deve essere stato terrificante. L'ultimo posto in cui vorresti essere nel bel mezzo di una violenta tempesta è una barca in mezzo al mare. Posso solo immaginare il loro frenetico tentativo di tirare fuori l'acqua, di aggrapparsi alle vele mentre le corde scivolavano tra le loro mani, di cercare di navigare e stabilizzare la barca mentre veniva sballottata violentemente, con la paura che la barca si spezzasse o si capovolgesse e che affogassero tutti.

Sono sicuro che in quel momento si ricordarono di quanto fossero fragili e deboli di fronte alla grande potenza della natura. Tutto stava andando a rotoli. Il versetto 24 dice che gridarono: "Maestro! Maestro! Noi periamo!".

In quel momento Gesù si svegliò, rimproverò il vento e le onde, il mare si calmò e il disastro fu evitato. Ma dopo aver rimproverato la natura, Gesù si rivolse ai suoi discepoli e li rimproverò (25).

Perché lo fece? Nel racconto di Marco di questa stessa storia, i discepoli chiesero a Gesù: "Non t’importa che moriamo?" (Mc 4,38). Quando tutto cominciò ad andare a rotoli, senza fede gridarono a Dio con frustrazione e paura, invece di gridare con fede in Dio nel momento della paura.

Poi, nel versetto 25 si chiesero: "Chi è mai costui che comanda anche ai venti e all’acqua, e gli ubbidiscono?" È una domanda giusta da fare. Ma perché dovrebbero essere sorpresi da ciò che è appena accaduto?

Da quando avevano iniziato a seguire Gesù, avevano visto la sua potenza. Innumerevoli demoni erano stati scacciati. Innumerevoli persone malate erano state guarite. Le intenzioni del cuore degli uomini e i loro pensieri interiori erano stati rivelati pubblicamente.

Il problema non era che gridavano al loro Maestro quando tutto andava a rotoli. Il problema è che lo fecero dimenticando chi era con loro, e come se non gli importasse del pericolo che stavano affrontando.

Al l'inizio di questa storia, Gesù sale sulla barca e invita i suoi discepoli a seguirlo in questo viaggio (22). Già questo avrebbe dovuto dare loro pace. Fu Gesù a iniziare quel viaggio!

Sapeva esattamente cosa sarebbe successo! Sapeva che si sarebbe scatenata una tempesta violenta. Sapeva che non sarebbe stato un viaggio facile! Sapeva che i suoi discepoli sarebbero stati sopraffatti dalla paura!

Ma sapeva che la potenza della Sua presenza li avrebbe sostenuti. Il fatto che li avesse chiamati su quella barca, e la sua stessa presenza in mezzo a loro, avrebbe dovuto confortarli quando tutto andava a rotoli.

Non potevano fare nulla per salvarsi. Solo la fede in Cristo poteva farlo. Così Gesù chiese, "Dov'è la vostra fede?" Qual è la nostra risposta a questa domanda?

Che tipo di fede abbiamo noi quando tutto inizia ad andare a rotoli? Fratelli e sorelle, nella provvidenza di Dio, fu una tempesta necessaria che aiutò i suoi discepoli a vedere la potenza di Cristo.

Quando i venti violenti della vita iniziano a soffiare all'improvviso, quando iniziamo a essere sballottati dalle onde di questo mondo, il Vangelo ci sostiene. Perché? Perché ci ricorda che la presenza di Dio è con noi nelle tempeste.

Quando tutto va a rotoli, anche noi possiamo gridare: "AIUTO!". Ma lo facciamo con fede, ricordando che Lui ci ha chiamati sulla barca per viaggiare con Lui.

Gridiamo con fede che colui che è con noi ha la potenza di sostenerci nelle tempeste di questa vita. Gridiamo con fede sapendo che, se Lui vuole, può cambiare completamente la situazione. Ma se non lo fa, è comunque presente con noi.

Pace, quando nulla ha senso

Solo Cristo può darci la pace quando nulla ha senso. E questa è la nostra seconda P, la pace, quando nulla ha senso. La presenza di Cristo produce pace.

Nel versetto 26 Luca ci porta dalla storia di una tempesta furiosa alla storia di una mente furiosa. Quando Gesù e i discepoli arrivarono sull'altra sponda del lago, furono accolti da un uomo posseduto da una legione di demoni (27).

Quest'uomo era stato tormentato per molto tempo. La gente cercava di legarlo per evitare che facesse del male ad altri. Cercavano di incatenarlo per evitare che facesse del male a sé stesso.

Ma qualunque cosa facessero, i demoni erano troppo forti. Lo stavano lentamente distruggendo. Lo tennero in un costante stato di tormento mentale e fisico. Lo hanno isolato dalla società, gli hanno rubato la sanità mentale e lo hanno costretto a vivere tra i morti.

Lui aveva perso ogni capacità di ragionare. Era completamente fuori di testa. Niente aveva senso per lui. Mentre i discepoli cominciavano a rispondere alla domanda: "Chi è quest'uomo?", i demoni dentro quest'uomo non avevano dubbi su chi fosse Gesù.

Con timore si avvicinarono a Gesù e gli chiesero: "Che c’è fra me e te, Gesù, Figlio del Dio Altissimo? Ti prego, non tormentarmi" (28). I tormentatori avevano paura di essere tormentati.

Sapevano che Gesù aveva la potenza di porre fine alla loro stagione di terrore nella mente di quest'uomo. Quindi l'arrivo di Gesù quel giorno fu una cattiva notizia per quei demoni.

Ma fu un'ottima notizia per questo uomo nudo, terrificante, incontrollabile, impuro, …portatore dell'immagine di Dio. Con il suo tocco guaritore e la parola della sua bocca, Gesù scacciò quella legione di demoni, liberò quell'uomo e lo riportò alla ragione.

Prima nulla aveva senso (33-35). Ma ora, alla presenza di Gesù e grazie alla potenza della sua parola, aveva la pace. Fratelli e sorelle, il Vangelo ci sostiene quando nulla ha senso perché ci dà pace.

Eravamo legati dai nostri peccati, camminavamo tra i morti e non eravamo in grado di pensare con chiarezza. Ma Cristo ci libera e ci dona la pace, la pace tra noi e Dio.

Ci dà anche la tranquillità di sapere come ci sta guidando, anche se sul momento potrebbe non avere senso per noi o per gli altri. Quando la comunità fu testimone della potenza di Gesù nella vita di quest'uomo e della distruzione dei demoni (che avevano distrutto un'intera mandria di maiali), furono terrorizzati e chiesero a Gesù di andarsene (33-37).

Mentre Gesù se ne stava andando, l'uomo appena liberato implorò di andare con lui. Non desiderava altro che seguire Gesù con tutta la sua vita e così pregò di unirsi a Gesù mentre salpavano (38).

Ma Gesù aveva altri piani per quest'uomo. Seguire Gesù con tutta la sua vita significava tornare alla sua comunità ed essere una testimonianza del Vangelo tra il popolo che aveva appena rifiutato Gesù (39).

Fratelli e sorelle, Il Vangelo trasforma ogni cosa per noi, compreso il nostro scopo nei luoghi in cui ci manda. Tutti i seguaci di Cristo sono chiamati a svolgere un ministero a tempo pieno esattamente dove Lui ci ha mandato.

Ci sono momenti in cui potremmo essere confusi riguardo alle sfide che dobbiamo affrontare al lavoro, a casa, a scuola, nelle nostre relazioni, nei nostri matrimoni, nelle nostre responsabilità come genitori e come figli. Ci sono momenti in cui potremmo essere confusi sulla nostra vocazione e chiamata.

Ma anche quando nulla ha senso, il Vangelo ci sostiene e ci dà pace sapendo che Dio ci ha stabilito in questo momento preciso di dichiarare la pace che Cristo che ci ha dato, affinché gli altri vedano come la pace del Vangelo ci sostiene, e specialmente quando nulla ha senso.

Fratelli e sorelle, siate incoraggiati. Il nostro re Gesù calma le tempeste e sconfigge le schiere di demoni. Non c'è problema nella nostra vita in cui Lui non possa darci pace, anche quando tutto sembra perduto.

Promessa, quando tutto sembra perduto

Questa era la situazione delle ultime due persone che troviamo nel capitolo 8. E questo ci porta alla "P" finale di questa storia su come il Vangelo di Dio sostiene il suo popolo. Quando tutto sembra perduto, c'è una promessa.

Mentre Gesù tornava da Geraséni, Luca descrive un incontro con due persone che stavano affrontando la devastante realtà delle conseguenze dei peccati: la separazione e la morte. C'era un leader della sinagoga locale di nome Iairo che stava per perdere la figlia di 12 anni a causa di una malattia.

E c'era una donna con perdite di sangue che aveva sofferto per 12 anni. In entrambi i casi, tutto sembrava perduto. In entrambi i casi, c'era la paura della morte. Ed in entrambi i casi, c'era solo una soluzione: la persona e la potenza di Gesù Cristo.

Entrambi avevano sentito parlare dell'operatore di miracoli. Quindi Iairo corse da Gesù e lo pregò davanti a tutti di venire a casa sua e di guarire sua figlia. La donna, invece, dovette avvicinarsi a Cristo in segreto.

Nessuno poteva saperlo. La sua malattia la rendeva impura (Lev. 15,25-27). In quanto persona impura, non doveva avvicinarsi a nessuno.

La sua malattia la isolava da tutti coloro che conosceva e amava. La gravava di vergogna, la rendeva incapace di sposarsi o di avere figli. Le proibiva di entrare nel Tempio per adorare Dio e prosciugava tutte le sue finanze.

Sapeva che se fosse riuscita ad avvicinarsi a Gesù, un solo tocco l'avrebbe guarita. Di solito, un solo tocco da parte di questa donna avrebbe reso impura anche tu (Nu 19,11). Ma accadde il contrario.

Quando toccò Gesù, lui non fu reso impuro, ma lei fu resa pulita dalla sua potenza divina. Fu immediatamente guarita. Però! Vediamo che non è stato il suo toccare Gesù a salvarla, è stata la sua fede in Gesù a guarirla, a restituirla alla famiglia di Dio come sua "Figlia", e a riempirla di pace (48).

Poi nel versetto 49 vediamo che, mentre Gesù proseguiva verso la casa di Iairo, furono accolti da una notizia che nessun genitore vorrebbe mai sentire: "Mi dispiace. È troppo tardi. Se n'è andata". Tutto sembrava perduto.

Non c'era nient'altro che potessero fare. Ma poi Gesù pronunciò queste parole: "Non temere; solo abbi fede, e sarà salva" (50). In quel momento Iairo avrebbe potuto dire di no.

Grazie per avermi accompagnato fin qui, ma non voglio più disturbarti. Ma non lo fece. Nella sua disperazione, Iairo si affidò a questo Gesù.

Anche se tutti lo deridevano per la sua fede (53), per essersi fidato di questo Gesù che diceva che sua figlia non era morta ma solo addormentata, Iairo aprì la porta della sua casa e portò Gesù nel luogo in cui giaceva la figlia senza vita.

In quel momento Iairo fu testimone in prima persona della potenza di Dio. Gesù prese la manina di sua figlia e disse: "bambina, alzati". Ancora una volta, toccare i "morti" non rese Gesù impuro.

Al contrario, il tocco del figlio di Dio trasferì la vita e diede una nuova nascita a questa bambina. La buona notizia che Gesù è venuto ad annunciare porta con sé una promessa, e questo miracolo indica quella promessa.

Quando tutto va a rotoli, quando nulla ha senso, quando tutto sembra perduto, la potenza del Vangelo ci sostiene. Il Vangelo ci ricorda che la morte non è una realtà permanente.

Dio Figlio è venuto in persona e in potenza per adempiere alla promessa di Dio al suo popolo. È la sua promessa di annullare la maledizione del peccato sulla creazione, per rendere le cose nuove, e di dare al suo popolo nuova vita.

Il miracolo che Gesù ha compiuto qui anticipa il giorno in cui dirà a tutti coloro che hanno fede in Lui: "Alzati!". Questa è la buona notizia del Vangelo che Gesù è venuto a proclamare.

È la promessa che ha realizzato attraverso la sua vita, la sua morte e la sua resurrezione. Amici, spiritualmente parlando, tutti noi siamo nati come questa ragazza, morti nei nostri peccati.

Fin dall'inizio della nostra vita, tutti noi navighiamo in una barca in un mare di peccato, compreso il nostro. E non c'è nulla che possiamo fare per calmare la tempesta. Stiamo tutti annegando.

Finché non sentiamo la voce di Cristo che ci risveglia per gridare con fede a colui la cui presenza garantisce un passaggio sicuro. Come l'uomo di questa storia, Gesù fu legato.

Come la donna di questa storia, fu isolato, scacciato e sanguinò. Come la figlia di Iairo, morì, morì sulla croce al posto dei peccatori.

Ha portato su di sé le conseguenze del nostro peccato e della nostra ribellione a Dio affinché noi potessimo essere perdonati, guariti e ristabiliti come figli di un Padre amorevole.

Come questa bambina, Gesù è risorto dai morti. Ma non è mai morto di nuovo. Egli promette a tutti coloro che guardano solo a lui per la salvezza, che anche loro parteciperanno alla stessa risurrezione.

La morte di Cristo e la vittoria della Risurrezione

Io sono persuaso che Gesù dovesse morire per salvarci davvero, per aprirci la strada che ci permetterà di ritrovarci insieme a Lui in Paradiso: “Gesù patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto; discese agli inferi; il terzo giorno risuscitò da morte”, lo recitiamo nel Simbolo degli Apostoli.

Scrive San Pietro nella sua prima lettera: “Anche Cristo è morto una volta per sempre per i peccati, giusto per gli ingiusti, per ricondurvi a Dio; messo a morte nella carne, ma reso vivo nello spirito. E in spirito andò ad annunziare la salvezza anche agli spiriti che attendevano in prigione” (1Pietro 3:18-20).

È affascinante il racconto che leggiamo in un manoscritto risalente al II secolo d.C., che fa parte del cosiddetto Ciclo di Pilato e che narra i dettagli della discesa agli inferi di Gesù: “Giunse negli inferi il Signore in forma umana: illuminò le tenebre eterne, sciolse i vincoli indissolubili e visitò noi che sedevamo nelle tenebre profonde dei nostri delitti e nell’ombra di morte dei nostri peccati.

[…] Allora Gesù, calpestando la morte, afferrò il principe Satana e lo consegnò in potere dell’Infero, e attrasse Adamo al suo splendore. […] Voi che siete stati dannati a causa dell’albero, del diavolo e della morte, vedete ora il diavolo e la morte dannati a causa dell’albero” (Vangelo di Nicodemo, 5-1,8-1).

Eccola la salvezza! Eccola la morte, vinta da Gesù! Il tempo degli inferi, il luogo che non era nè Inferno nè Paradiso, dove i defunti soggiornarono nell’ombra, dal giorno del Peccato Originale alla Risurrezione di Gesù, è finito!

Da questo momento si aprono le porte del Paradiso per tutti quelli che vorranno camminare con Gesù! Come questa bambina, Gesù è risorto dai morti. Ma non è mai morto di nuovo.

L’amore concreto è la forma visibile della fede

Perché: “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici” (v. 13). E Gesù l’ha data per noi! Questo amore non rimane un’idea astratta, ma si manifesta nell’attenzione verso chi soffre e verso chi è stato lasciato ai margini.

Sono così grato all'Alleanza Evangelica Italiana che ogni anno dedica questo periodo per aiutarci a ricordare e pregare per i nostri fratelli e sorelle che sono perseguitati per la loro fede in Gesù Cristo. Nel farlo, ci ricordiamo che c'è qualcosa di profondamente sbagliato nel mondo in cui viviamo.

È un mondo pieno di difficoltà e sfide estreme, di immense sofferenze e ingiustizie. È esattamente quello che troviamo nei passi che abbiamo appena letto. Troviamo persone in situazioni disperate.

Persone che hanno dovuto affrontare la brutale realtà di un mondo corrotto dal peccato. Ma in ogni caso, hanno trovato una cosa che li ha sostenuti. Qual è questa cosa?

È il Vangelo di Dio (Rm 1,16), il messaggio che Gesù è venuto a proclamare (Lu 4,18-19). Questa Buona notizia è per coloro che devono ancora credere a ciò che dice, ma anche per coloro che ci hanno già creduto e che hanno bisogno di ricordarsela di nuovo.

In molte scene si può vedere il sorriso sui volti di coloro che soffrono, sembrano pacifici quando invece dovrebbero sembrare terrorizzati. È un bellissimo ricordo di come il Vangelo di Cristo li abbia sostenuti nelle situazioni più terribili.

Il tempo, l’eternità e il dono di Dio

Ecclesiaste 3:11-14 NR94 Dio ha fatto ogni cosa bella al suo tempo: egli ha perfino messo nei loro cuori il pensiero dell'eternità, sebbene l'uomo non possa comprendere dal principio alla fine l'opera che Dio ha fatta.

Io ho riconosciuto che non c'è nulla di meglio per loro del rallegrarsi e del procurarsi del benessere durante la loro vita, ma che se uno mangia, beve e gode del benessere in mezzo a tutto il suo lavoro, è un dono di Dio.

Io ho riconosciuto che tutto quel che Dio fa è per sempre; niente c'è da aggiungervi, niente da togliervi; e che Dio fa cosí perché gli uomini lo temano.

La persona che ha tutto secondo i criteri del mondo può ancora avvertire un vuoto profondo, perché nessun possesso riempie da solo il pensiero dell’eternità. La persona che sembra avere niente può invece ricevere il dono di Dio, vivere nella sua presenza e trasformare ciò che ha ricevuto in un’offerta d’amore.

Quindi, dov’è la tua fede?

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