Una vita dallo stile sacramentale

Una vita dallo stile sacramentale nasce dall’incontro tra Dio e l’uomo nella concretezza dell’esistenza e si sviluppa come sequela di Cristo, partecipazione alla sua Pasqua e disponibilità all’azione dello Spirito. I sacramenti non sono eventi isolati, riti da compiere per abitudine o strumenti utili soltanto in determinate circostanze: sono il sistema attraverso cui Dio si inserisce nella nostra vitalità umana fino a farci compiere le sue opere con la forza dello Spirito.

Lo stile sacramentale consiste nel lasciarsi raggiungere dalla grazia, riconoscere che tutto è dono e trasformare la propria vita secondo la comunione, il servizio, l’umiltà e il dono di sé. Celebrare significa vivere: l’Eucaristia conduce a diventare dono per i fratelli, il Battesimo inaugura una vita nuova, la Confermazione rafforza la testimonianza, la Riconciliazione rinnova l’esistenza, il Matrimonio e l’Ordine orientano all’amore e al servizio, l’Unzione degli infermi accompagna nella fragilità e nel passaggio alla vita eterna.

La vita consacrata come sequela di Cristo

Fin dai primi tempi della Chiesa vi furono uomini e donne che per mezzo della pratica dei consigli evangelici vollero seguire Cristo con maggiore libertà ed imitarlo più da vicino, e condussero, ciascuno a loro modo, una vita consacrata a Dio. Molti di essi, sotto l’impulso dello Spirito Santo, vissero una vita solitaria o fondarono famiglie religiose che la Chiesa con la sua autorità volentieri accolse ed approvò.

Cosicché per disegno divino si sviluppò una meravigliosa varietà di comunità religiose, che molto ha contribuito a far sì che la Chiesa non solo sia atta ad ogni opera buona e preparata al suo ministero per l’edificazione del corpo di Cristo (cfr. Ef 4,12), ma attraverso la varietà dei doni dei suoi figli appaia altresì come una sposa adornata per il suo sposo (cfr. Ap 21,2), e per mezzo di essa si manifesti la multiforme sapienza di Dio (cfr. Ef 3, 10).

Infatti pur essendo molte le forme di vita religiosa, tutte esprimono con carismi e forme diverse l’unica sequela di Cristo. Così nel corso del tempo l’azione misteriosa ed efficace dello Spirito Santo ha fatto porre l’attenzione di uomini e donne sensibili all’azione interiore della grazia alle diverse esigenze della vita delle persone che vivevano una singolare situazione.

Così il desiderio di prendersi cura dei fratelli e delle sorelle ha fatto in modo che ci fossero fondatori e fondatrici di diverse istituzioni religiose che avevano come ideale quello di rendere visibile nella concretezza della vita il volto di Cristo, incontrato nel silenzio della preghiera e servito con grande dedizione nelle membra sofferenti del suo corpo mistico.

Così il carisma dello Spirito è diventato fuoco vivo nel cuore di uomini e donne che hanno consacrato totalmente la propria vita a Dio con la professione dei consigli evangelici e hanno scelto di essere nel mondo il segno evidente dell’amore del Padre che si prende cura di ognuno dei suoi figli.

Si potrebbe dire che per ogni categoria di persone lo Spirito ha suscitato carismi, ha infiammato cuori, ha indicato cammini, ha inventato uno stile di vita che lentamente ha contagiato altri a divenire uno strumento della carità di Dio.

La vita consacrata come visione del dono

La vita consacrata è questa visione. È vedere quel che conta nella vita. È accogliere il dono del Signore a braccia aperte, come fece Simeone. Ecco che cosa vedono gli occhi dei consacrati: la grazia di Dio riversata nelle loro mani.

Il consacrato è colui che ogni giorno si guarda e dice: “Tutto è dono, tutto è grazia”. Cari fratelli e sorelle, non ci siamo meritati la vita religiosa, è un dono di amore che abbiamo ricevuto.

La vita consacrata, se resta salda nell’amore del Signore, vede la bellezza. Vede che la povertà non è uno sforzo titanico, ma una libertà superiore, che ci regala Dio e gli altri come le vere ricchezze.

Vede che la castità non è una sterilità austera, ma la via per amare senza possedere. Vede che l’obbedienza non è disciplina, ma la vittoria sulla nostra anarchia nello stile di Gesù.

Chi tiene lo sguardo su Gesù impara a vivere per servire e si mette in cerca del prossimo. È lì che si inizia a mettere in pratica la carità: nel posto dove vivi, accogliendo i fratelli e le sorelle con le loro povertà, come Simeone accolse Gesù semplice e povero.

Oggi, tanti vedono negli altri solo ostacoli e complicazioni. C’è bisogno di sguardi che cerchino il prossimo, che avvicinino chi è distante.

I religiosi e le religiose, uomini e donne che vivono per imitare Gesù, sono chiamati a immettere nel mondo il suo stesso sguardo, lo sguardo della compassione, lo sguardo che va in cerca dei lontani; che non condanna, ma incoraggia, libera, consola, lo sguardo della compassione.

Dio entra nella storia dell’uomo

Il Dio che noi conosciamo è tutt’altro che un Dio lontano e irraggiungibile che fa da sfondo alla storia dell’uomo; è un Dio che ha combinato le cose in modo da essere, lui e noi, in un intreccio di vita che diventa una vita unica.

Tutto si impernia su Gesù, il punto di congiunzione tra il mistero che chiamiamo Dio e ciascuno di noi. Gesù è il Dio fatto uomo che è entrato nella nostra umanità in modo impressionante (cfr ad esempio Mt 25): l’intenzione di Dio è prenderci, sorreggerci, condividere con noi la vita.

Per riflettere su questa scaletta di un Dio che scende sempre di più riferiamoci a sei frasi che troviamo in Giovanni.

Una grande storia: dal Verbo alla vita sacramentale

In principio era il Verbo (Gv 1,1).

La prima è proprio l’inizio del vangelo di Giovanni. Se tutto si fermasse qui avremmo un Dio che c’è ma che non ci direbbe niente, sarebbe quindi un Dio inutile.

Tutto è stato fatto per mezzo di lui (Gv 1,3).

Ma quel Dio che c’era quando noi non c’eravamo prende l’iniziativa: tutto è stato fatto per mezzo di lui, quindi anche l’universo, anche noi. Ma Dio non si accontenta della creazione.

E il Verbo si è fatto uomo (Gv 1,14).

Il processo va avanti, il gradino scende ancora e quel Verbo che era là così alto e attraverso cui tutto è stato fatto, si è fatto uomo. Ci siamo noi e lui sulla terra e nella storia. C’è stato un avvicinamento formidabile.

Ma neanche il Gesù storico che vive e opera in Palestina ci basterebbe. Se Gesù fosse rimasto un personaggio storico noi lo dovremmo pensare al passato, ma non è intenzione di Dio essere il passato per chi è venuto dopo. C’è un ulteriore passo in avanti.

Chi mangia la mia carne dimora in me e io in lui (Gv 6,56).

Non solo si è fatto uomo, ma si è fatto pane. La quarta affermazione di Giovanni è di una importanza sconvolgente: chi mangia la mia carne dimora in me e io in lui.

Non è quindi solo un Gesù tra noi, uomo come noi, qui in realtà siamo alla saldatura Dio-noi: quando io e Dio incominciamo ad essere una cosa sola che funziona insieme inizia la questione sacramentale.

Chi crede compirà le opere che compio io (Gv 14,12).

La storia cammina salvata dalla presenza di Gesù, ma per mezzo di noi. Gesù non pulisce la storia umana se non per mezzo nostro.

Diventa una grande responsabilità vivere sentendo l’incarico che Dio ci dà di compiere le sue opere e farne ancora di più grandi. La storia ci testimonia che ciò è vero, perché, storicamente parlando, Gesù ha fatto la Chiesa ma poi sono stati i cristiani che, con Gesù, l’hanno estesa.

Lo Spirito della verità, vi guiderà a tutta la verità (Gv16,13).

Lo Spirito rende facile, bello, attraente essere cristiani. Lo Spirito si fa sentire, ci ispira, ci spinge, ci guida: fidiamoci e lui ci plasma.

Il sistema dei sacramenti

Dio, dall’essere un mistero altissimo, scende, trova modo di inserirsi nella nostra vitalità umana fino a farci compiere le sue opere con la forza dello Spirito. Questo inserimento è l’economia sacramentale, cioè potremmo definire i sacramenti come un sistema grazie al quale viviamo e agiamo in Gesù.

I sacramenti, in quanto tali, sono la vicenda della vita che si svolge tra Dio e noi e tra noi e Dio grazie a Gesù Cristo che di questa storia è il senso e la salvezza a favore del mondo.

Ci si rende perciò conto che i sacramenti non si possono considerare come eventi sparsi e frammentari o un insieme di elementi senza un disegno preciso, perché sono un sistema e il sistema esclude il disordine.

Inoltre il sistema dei sacramenti esclude che essi siano considerati utili in una specifica situazione, come invece accade soprattutto con i cosiddetti sacramenti sociali, il battesimo, la cresima, il matrimonio, spesso celebrati senza che in essi si veda un progetto di vita.

“Mi devo cresimare perché mi devo sposare”: dispiace constatare che tutto si riduca a questo funzionalismo!

Infine è un sistema che esclude un insieme di convenzioni passivamente accettate e adottate. Perché sei battezzato? Se rispondi “perché sono stato battezzato”, non dai risposta al perché, cioè per quale fine sei battezzato, ma al come è accaduto.

“Ti confessi? Ti comunichi?”: qui c’è spesso una grande confusione, tanto da non coordinare questi due sacramenti. Se mi stacco da Cristo perché ho peccato, il primo elemento da inserire nel sistema è la riconciliazione, altrimenti rimango un ramo staccato che non dà frutto: come posso affermare di essere cristiano, cioè uno che vive e opera in Cristo, se non uso quel pezzo del sistema indispensabile perché a Cristo io rimanga unito?

I sacramenti e la vita concreta

È fondamentale imparare a esaminarsi dal punto di vista dei sacramenti, perché ciascuno ha un suo significato, uno scopo, una forza particolare. Bisogna imparare a sfruttarli tutti, perché il sacramento è il vivere di Cristo nella propria situazione di prete, di coniuge, di giovane.

Il cammino iniziale per educarsi al sistema dei sacramenti è capire se si è già inseriti in questa economia, verificare se si possiede già una struttura logica dell’identità cristiana o se è necessario organizzarsi meglio.

Tutto Gesù in tutto me Dio si inserisce nelle situazioni dell'esistenza con i sacramenti che seguono fedelmente la vita nei suoi drammi, avventure, rischi, evoluzione. Ogni sacramento infatti è un momento del passaggio globale di Gesù dal principio alla fine della nostra vita terrea.

Il percorso sacramentale dell’esistenza

L’inizio di una esistenza è già condiviso da Dio col battesimo, quindi anche se il piccolo non ne è pienamente cosciente, Dio vive in lui.

Il rafforzamento: pensiamo all’adolescente che sta crescendo, che deve affrontare la grande vita, la socialità, la pubertà ed allora ecco che lo Spirito Santo rafforza con la confermazione.

Il possesso di Cristo con l’eucaristia, lui in me io in lui.

Il rinnovamento continuo, perché siamo continuamente chiamati a fare delle scelte, e il perdono di Gesù ci segue e con la riconciliazione ci dà vita, perché basterebbe un solo peccato per staccarci da Dio per sempre.

L’amore familiare e anche il servizio comunitario sono importanti per la santificazione degli uomini.

La fine della vita. L'unzione degli infermi ci mette in particolare rapporto con un aspetto tipico di Cristo, il Cristo sofferente e glorificato.

Sebbene tutti i sacramenti prendano la nostra vita e la rivolgano verso l’eternità incorporandoci a Gesù Cristo, questo in particolare è il sacramento che non accompagna più da una situazione di vita ad un’altra, ma dalla situazione della vita alla vita eterna.

I sette sacramenti e le dimensioni della vita

SacramentoDimensione della vita cristiana
BattesimoL’inizio di una esistenza è già condiviso da Dio col battesimo, quindi anche se il piccolo non ne è pienamente cosciente, Dio vive in lui.
ConfermazioneLo Spirito Santo rafforza con la confermazione.
EucaristiaIl possesso di Cristo con l’eucaristia, lui in me io in lui.
RiconciliazioneIl perdono di Gesù ci segue e con la riconciliazione ci dà vita.
Unzione degli infermiL'unzione degli infermi ci mette in particolare rapporto con un aspetto tipico di Cristo, il Cristo sofferente e glorificato.
Ordine sacroMediante il sacramento dell’Ordine “Dio trasforma i chiamati in segno sacramentale di Cristo pastore”.
MatrimonioCon il matrimonio, “Cristo entra da Signore nella vita degli sposi perché vivano il loro essere coppia, e genitori, da signori”.

La Chiesa è fatta di sacramenti

La Chiesa è fatta di sacramenti. Infatti è composta da battezzati e ha il potere di amministrare i sacramenti per continuare se stessa a favore di tutti, ha cioè in sé il grande tesoro di potersi rigenerare continuamente coi sacramenti stessi.

Nella vita di fede, un orizzonte significativo è dato dai sacramenti. Difficile pensare uno spazio alternativo al di fuori di questo che permetta di verificare direttamente la collaborazione tra la natura e la grazia.

La verità che è possibile cogliere nella vita sacramentale, si raccoglie intorno a questo momento dove, nell'ambito creaturale viene a collocarsi e ad agire la grandezza della grazia. La creatura viene come portata al di sopra di se stessa e inizia fin d'ora a condividere la vita divina.

Con ragione, i fratelli dell'Oriente chiamano la liturgia il "paradiso in terra". Nella vita sacramentale, sperimentiamo il culmine dell'esercizio della nostra libertà personale e, nello stesso tempo, l'iniziativa gratuita di Dio che viene incontro nella sua libertà aprendo spazi finora impossibili.

Tutta l'esistenza personale si gioca sulla risposta di senso e questo raggiunge il suo stadio decisivo nel momento in cui ognuno riconosce che viene raggiunto dal raggio della grazia: "momento in cui la luce fa emergere soprattutto l'unicità irreperibile della persona".

La vita sacramentale è questo raggio di luce che illumina l'esistenza, permettendo di cogliere storicamente un rapporto unico e singolare con la grazia di Dio.

Segno e sostanza

Ogni sacramento ha una forma sua propria, simbolica e riconoscibile, e ciò che in esso si vede rappresenta ciò che avviene realmente.

L’acqua è un simbolo, ma il simbolo fa capitare ciò che simboleggia, non è la sostanza, ma indica cosa sta succedendo realmente, quale mistero sta passando.

A queste domande la simbolica della fede risponde indicando nei sacramenti gli eventi in cui la grazia dell'Eterno viene ad offrirsi agli uomini in gesti della loro storia e in parole del loro linguaggio.

Senza questi luoghi dell'incontro con Dio la lontananza del Trascendente resterebbe invalicabile e l'esodo umano non verrebbe raggiunto nella sua concretezza dalla forza trasformante dell'avvento divino.

Negli eventi sacramentali le meraviglie operate dal Dio dell'alleanza si fanno presenti nella fragilità dei segni dell'oggi della storia per preparare e anticipare il domani della gloria promessa e attesa.

Grazia e disposizione personale

Ogni sacramento è sempre un atto che avviene tra Dio e l’uomo tramite Gesù Cristo, un atto tra due persone vive. Essendo un atto personale necessita di consapevolezza e intenzione, perciò si compie sempre e solo quando l’uomo e Dio si incontrano, lo sanno e lo vogliono tutti e due.

Nel sacramento siamo certi di una cosa: l’intenzione di Dio è certa, fedele, efficace, quindi è una forza che prorompe (la grazia); quella dell’uomo, a differenza di quella di Dio, è variabile, ma sempre perfezionabile se l’uomo ce la mette tutta, si rende disponibile (disposizione personale).

Il sacramento perciò ha una costante, Dio che c’è sempre, ed una variabile, che è la modalità con cui l’uomo celebra il sacramento.

La salvezza si realizza nell'incontro tra Dio e l'uomo. Non è un fatto puntuale, ma un processo, trascinato sul ritmo dell'esistenza, tra un «già» e un «non ancora».

Il processo salvifico è un atto di gratuita accondiscendenza da parte di Dio e di libertà, responsabilità, decisione personale da parte dell'uomo.

Il Dio vivente si muove verso l'uomo dalle profondità dell'eternità. L'uomo incontra il suo Dio nella trama del tempo, in una decisione di libertà e di responsabilità, che la vicinanza di Dio gli rende continuamente possibile.

La vita quotidiana come luogo della salvezza

La teologia dell'Incarnazione ci ha aiutato a vedere le cose in modo molto diverso. La distinzione tra mondo sacro e mondo profano è vera, ma ormai è superata perché il mondo, la nostra storia, la nostra vita quotidiana sono diventati, in qualche modo, la tenda in cui Dio ha preso dimora, per essere il Dio-con-noi, intimo ad ogni uomo più di se stesso.

Con questo gesto, gratuito e imprevedibile, tutta la realtà è stata trasformata nel luogo della presenza di Dio e nell'evento della sua grazia che salva.

La presenza diffusa della grazia di Dio è un'esperienza vissuta ma non detta, percepita ma non formalizzata. Ha bisogno di esprimersi, per consolidarsi e per inverarsi.

Abbiamo bisogno di sperimentare in modo forte la presenza di Dio nella nostra vita, per accoglierlo e consegnarci a lui.

Il superamento della separazione tra sacro e profano

Il modello teologico che ha dominato per tanto tempo la riflessione ecclesiale pensava all'incontro tra Dio e l'uomo secondo uno schema dualista. Il punto di partenza era una distinzione rigida tra mondo sacro e mondo profano.

Il mondo sacro è quello di Dio, tutto avvolto nella sua grazia di salvezza: il mondo della trascendenza e della «grazia». Il mondo profano è il nostro mondo quotidiano, quello che in cui si svolge l'avventura della vita di tutti i giorni.

La salvezza si realizza quando quello che non appartiene ancora al mondo di Dio è trascinato nel suo mondo, sotto l'azione potente del gesto divino. Di conseguenza i sacramenti sono pensati come gli interventi diretti e quasi databili di Dio, mediante cui egli sottrae frammenti dal mondo profano e li colloca in quello sacro.

Senza l'azione sacramentale, il nostro mondo resta immerso nel peccato e lontano da Dio.

Molto diverso è l'atteggiamento che scaturisce dal confronto con l'evento dell'Incarnazione, interpretato come la manifestazione del progetto di Dio verso la vita quotidiana.

Va cambiata la testa e il cuore. Solo chi è disposto a cambiare modo di pensare, può comprendere il progetto di Dio, che Gesù svela a Nicodemo.

Il mondo che Dio ama siamo noi, la nostra vita, tutti gli uomini. Dio ci ama, ama la nostra vita, ce la vuole restituire piena e abbondante (Gv 10, 10).

Per realizzare questo progetto, si è messo lui stesso in cerca dell'uomo. Si è fatto dei nostri, solidale con noi pienamente e totalmente.

Quello che conta è la vita quotidiana, abitata già dal mistero di Dio, fondamento di autenticità e di speranza.

La salvezza porta a compimento, in pienezza e in autenticità. Senza il dono della salvezza (e di conseguenza, senza i sacramenti di questa salvezza), restiamo prigionieri della morte e del nostro peccato.

La vita nuova, sperimentata e consolidata, si esprime immediatamente in un ritorno, da «creature nuove», nella vita quotidiana.

L’Eucaristia come forma della vita cristiana

Pane e vino sull’altare eucaristico

Il sacramento della santissima Eucaristia perpetua il memoriale della Pasqua del Signore e quindi della sua presenza salvifica. Dobbiamo allora tornare, con il cuore e la mente, all’importanza della celebrazione di questo sacramento e al suo significato.

Dobbiamo anzitutto considerare che la celebrazione dell’Eucarestia non è né una rappresentazione teatrale (infatti non diciamo vado ad assistere alla Messa), né un momento in cui viene dispensata la Santa Comunione (infatti non diciamo nemmeno vado a prendere la comunione).

L’ Eucarestia è, anzitutto, un mistero da celebrare e questo significa che è una realtà che coinvolge appieno la vita di ognuno. Celebrare significa vivere.

Questo ci permette di capire che celebrare l’Eucaristia significa adottare uno stile di vita che è quello della comunione e del dono, anzitutto lo stile di vita della comunione che significa intessere per l’Altro (Dio) e per gli altri (il prossimo) rapporti veri e sinceri.

Come sappiamo il Signore si rende presente per noi nel nostro prossimo ecco allora che diventa indispensabile anche il dono che si rende concreto nel servizio. Servizio che è donarsi per il bene altrui.

Del resto, quando Gesù ha istituito questo sacramento nell’Ultima Cena, risuonava l’antifona del comandamento dell’amore: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi!

Nell’Eucaristia noi possiamo comprendere in che modo Gesù ci ha amato, ovvero donandosi a noi, facendosi per noi nutrimento, una semplice ed umile Ostia che racchiude in sé Dio stesso!

Questo modo di donarsi è possibile soltanto se ci lasciamo guidare da sentimenti di umiltà e di abnegazione.

Questo amore, che il Signore manifesta per ognuno di noi, è lo stesso amore che noi dobbiamo nutrire nei confronti dei fratelli, indistintamente.

Questo ci ha insegnato Gesù nella sua vita terrena e continua a farlo attraverso la sua presenza sacramentale nell’Eucaristia!

Ogni volta che noi celebriamo il memoriale della morte e risurrezione del Signore, ricordiamo questo: noi mangiamo il Corpo e il Sangue del Signore perché a nostra volta possiamo anche noi diventare Lui.

Ovvero possiamo assimilare la nostra vita alla sua imitando quello che lui ha fatto. Come Cristo si fa cibo per noi anche noi dobbiamo farci cibo per i fratelli.

L’Eucarestia è scuola di vita: è da questo sacramento che possiamo apprendere la vita di Cristo e avere la forza necessaria per conformarci totalmente a Lui, servo obbediente, fino al dono totale della sua vita per noi ancora peccatori!

Questa piena partecipazione all’Eucarestia non è data dal fare qualche particolare servizio durante la celebrazione ma semplicemente dall’essere parte dell’unica assemblea che si raduna intorno all’altare del Signore per essere, sempre più, un cuor solo e un’anima sola!

Se il battesimo ci ha resi parte integrante del corpo mistico di Cristo quali membra vive, sta a noi e alla nostra libera scelta rinnovare la consapevolezza di questa dignità e comprendere quale sia il disegno di Dio per ognuno di noi!

Una volta che abbiamo preso coscienza di cosa il Signore ci chiede allora potremmo anche agire in modo lodevole, degno per il bene di tutto il corpo!

La dimensione eucaristica di ogni sacramento

L'azione trinitaria presente nei sacramenti mostra con evidenza come tutto proceda dal Padre per l'azione dello Spirito nel Figlio incarnato.

L'economia salvifica trova riscontro e ripetizione sacramentale in quell'offerta perenne che Cristo fa di sé al Padre con il dono dello Spirito.

Questa dimensione, però, apre alla scoperta di un ulteriore elemento della teologia sacramentarla: la sua configurazione eucaristica.

Ogni sacramento porta impresso in sé il segno eucaristico dell'offerta che Cristo compie.

Quanto celebriamo con i sacramenti e in ogni sacramento, quindi, è memoria "retrospettica e prolettica".

Con il sacramento, infatti, siamo riportati a quell'evento unico della vita della Chiesa che è la sua origine dal costato di Gesù di Nazareth, ma nello stesso tempo, annuncio fecondo del suo ritorno nella gloria.

Ogni sacramento, pertanto, è azione di una obbedienza del Figlio al Padre come donazione piena e totale di sé alla sua volontà.

E', quindi, ogni sacramento "eucaristico", perché esprime sempre e dovunque l'offerta libera e obbedienziale di Cristo al Padre in presenza dello Spirito.

L'orizzonte eucaristico entro cui bisogna riportare l'intera vita sacramentale, è congiunzione tra l'unicità dell'evento pasquale della morte e risurrezione di Gesù e la sua fedele ed efficace ripetizione nella nostra storia.

Per questo, eucaristicamente, è segno efficace di salvezza, preludio una vita di grazia che fin d'ora è data a chi crede.

Battesimo: rinascere in Cristo

Il Battesimo non è un rito di benedizione per bambini e una festa con i parenti.

Il segno del Battesimo esprimeva il desiderio di effettuare un cambio di traiettoria. I primi cristiani si immergevano consapevolmente nel fonte battesimale; abbandonavano una vita solo biologica destinata alla morte, e rinascevano abbracciandone una eterna, quella di Cristo.

Scendevano alcuni gradini per “annegare” nell’acqua, per poi uscire dalla parte opposta della vasca, incamminandosi in una vita nuova.

Il simbolo era perfetto: si entrava in una sorta di tomba, dove però non avveniva una morte, ma l’unione con Cristo e con il suo mistero Pasquale.

Mediante l’azione invisibile dello Spirito Santo la tomba si trasformava così in un grembo da cui si usciva, non prima di aver ricevuto il dono di una nuova esistenza, lasciandosi definitivamente alle spalle il mistero della morte.

Nessun cambiamento magico, però. Lo Spirito Santo, lo stesso che aveva abitato il corpo di Cristo, si posa su uomini e donne illuminati dalla parola del Vangelo, facendoli diventare nuove creature libere e felici, purificate e infiammate dall’amore.

La vita cristiana per sua natura è la vita che proviene da Cristo stesso. Siamo, infatti, cristiani nella misura in cui lasciamo vivere Gesù Cristo in noi.

Da dove partire allora per ravvivare questa coscienza se non dal principio, dal Sacramento che ha acceso in noi la vita cristiana? Questo è il Battesimo.

Confermazione: la forza della testimonianza

La Cresima ci rende capaci di “rendere ragione del nostro essere cristiani davanti a chiunque ci interpelli”.

L’intera iniziazione cristiana è cammino di conversione, da compiere con l’aiuto di Dio e in riferimento costante alla comunità ecclesiale: per tale motivo, nella ripresa dei percorsi di iniziazione cristiana è fondamentale coinvolgere nuovamente tutte le componenti del popolo di Dio.

Ricevere il Battesimo, la Cresima ed accostarsi per la prima volta all’Eucaristia, sono momenti decisivi non solo per la persona che li riceve, ma anche per l’intera famiglia, la quale ha, oggi più che mai, bisogno di essere sostenuta nel suo compito educativo.

Riconciliazione: il dono di una vita rinnovata

La Confessione non è solo dire i peccati al prete.

La confessione ci regala un’esperienza di salvezza e di eternità, è un rinascere, un risanare le radici della nostra vita, e questo è un’opera, è un dono dello Spirito Santo… ma la vita fuori ne risente?

È con il sacramento della penitenza che, continua il Catechista, “Dio ci fa nuovi, ci restaura alla radice del nostro essere peccatori”.

Celebrare il Sacramento della Riconciliazione significa essere abbracciati dalla misericordia infinita del Padre.

Il sacramento più alto è l’eucaristia, quello più toccante la penitenza. È una meraviglia come Dio si accosti alla miseria umana mai spaventandosi, mai scandalizzandosi.

Ordine e Matrimonio: sacramenti al servizio della comunione

L’amore familiare e anche il servizio comunitario sono importanti per la santificazione degli uomini.

Mediante il sacramento dell’Ordine “Dio trasforma i chiamati in segno sacramentale di Cristo pastore”.

Con il matrimonio, “Cristo entra da Signore nella vita degli sposi perché vivano il loro essere coppia, e genitori, da signori”.

Ma nessuno può amare Cristo senza amare la Sua Chiesa. “Cristo e Chiesa, Suo corpo mistico, sono inseparabili”.

La vita della sequela, pertanto, porta impressa in sé la dimensione sacramentale.

Unzione degli infermi e passaggio alla vita eterna

Il sacramento dell’Olio degli infermi è “pensato per il sostegno corporeo e spirituale alla persona in stato di fragilità e di infermità”.

L'unzione degli infermi ci mette in particolare rapporto con un aspetto tipico di Cristo, il Cristo sofferente e glorificato.

Sebbene tutti i sacramenti prendano la nostra vita e la rivolgano verso l’eternità incorporandoci a Gesù Cristo, questo in particolare è il sacramento che non accompagna più da una situazione di vita ad un’altra, ma dalla situazione della vita alla vita eterna.

Iniziazione cristiana e comunità

Da più parti e a più riprese sono state sottolineate e approfondite le dimensioni teologiche fondamentali dell’IC, quali emergono dall’ordo rituale degli adulti (RICA): la globalità di un cammino organico, integrale, graduale ed esperienziale, che inserisce la celebrazione dei sacramenti in una iniziazione complessiva alla vita cristiana; l’ecclesialità del cammino e l’importanza della comunità quale soggetto e contesto dell’IC.

Il coinvolgimento personale ed effettivo dei soggetti, nell’attenzione antropologica alla loro storia personale e sociale; il primato dell’iniziativa di Dio (che si traduce nel primato della Parola e nella decisività della celebrazione sacramentale); l’unitarietà dei tre sacramenti, intorno al principio eucaristico, fons et culmen della vita sacramentale.

L’impressione iniziale è quella di un discorso più bisognoso di una seria ed effettiva declinazione pratica che di un approfondimento teorico.

Mai come in questo campo il cammino verso un nuovo modello sacramentale e pastorale passa attraverso la passione e il realismo degli esploratori (coloro che testimoniano che “si può fare”), più che la teoria pur necessaria dei cartografi che tracciano le rotte senza percorrerle (coloro che affermano “si deve fare”).

L’ordinamento eucaristico dell’iniziazione

Il primo punto sul quale è utile fare il punto riguarda l’unitarietà dei tre sacramenti dell’IC, intorno al fondamento e al riferimento eucaristico.

“Veniamo battezzati e cresimati in ordine all’eucaristia”: la decisione con cui la tradizione occidentale ha da sempre custodito la celebrazione unitaria per gli adulti, insieme alla sicurezza con cui la tradizione ortodossa ha da un certo punto della storia in poi conferito i tre sacramenti dell’IC agli infanti, invitano a concentrare, anziché diluire.

La storia dei sacramenti ci ricorda a questo proposito come le pratiche sacramentali mutino nel riferimento diretto e concreto al mutare dei modelli ecclesiali, prima che dei modelli teologici.

Per iniziare alla fede eucaristica, occorre una effettiva comunità eucaristica: la cosa non appare affatto scontata.

L’invito ad una proposta più coraggiosa relativa all’ordine dei sacramenti deve pertanto accompagnarsi ad una progressiva riscoperta dell’identità eucaristica della comunità cristiana, senza la quale il perfezionamento iniziatico domenicale scade a buona abitudine, la prima comunione rimane irrimediabilmente l’ultima, e la confessione una questione privata.

La Veglia Pasquale, punto di riferimento essenziale per l’IC di ogni età, costituisce in questo senso il luogo simbolico-sacramentale per eccellenza, nel quale emerge l’evidenza dell’identità eucaristica della Chiesa.

Proprio la ricchezza e la complessità della Veglia pasquale, che non ammette improvvisazioni, ci ricorda che la questione pastorale dell’IC non è anzitutto una questione di catechesi o di strategie educative, ma di identità ecclesiale.

Una comunità capace di generare alla fede

La pratica di questi anni ci sta insegnando ad essere meno preoccupati della risposta dei fanciulli e delle famiglie e più del profilo e dello stile realmente comunitario della proposta!

Di fronte al compito che spetta alla comunità cristiana, viene da chiedersi: dove è la comunità? E quali caratteristiche deve avere per aprirsi ad una mentalità di tipo catecumenale?

Il valore ecclesiogenetico dei sacramenti dell’IC è tale dove la “comunità” - qui concretamente intesa come il nucleo dei credenti battezzati che partecipano attivamente alla vita della comunità - si lascia continuamente rigenerare dal modello globale, organico dell’iniziazione.

La capacità di iniziare alla fede i fanciulli e i ragazzi suppone una comunità parrocchiale in grado di offrire - prima e dentro i necessari cammini - un volto e una personalità, uno stile e un carattere definiti.

  • Una comunità capace di accogliere le persone all’insegna della gratuità e della libertà.
  • Una comunità appassionata del Vangelo, che sa “narrare” la propria esperienza di fede con parole al contempo universali e singolari.
  • Una comunità “mistagogica”, capace di pregare, celebrare e di affascinare al Vangelo come Mistero.
  • Una comunità capace di fare “festa”, di offrire una “casa” e di stare sulla “strada”, cioè di vivere nel mondo, senza rinunciare alla propria identità.
  • Una comunità “esperta in umanità”, e dunque in grado di accompagnare ed evangelizzare i luoghi effettivi della vita, nelle sue tappe e nelle sue situazioni fondamentali.

Da più parti, nelle sperimentazioni diocesane, si avverte il fatto che il vero problema dell’IC dei nostri ragazzi non è tanto quello di “convincere”, “motivare” genitori e ragazzi a fare un percorso nuovo, più affascinante e impegnativo: il vero problema è quello di aver fatto noi per primi questo percorso.

Da qui la necessità di reiniziare le nostre comunità ai fondamentali della fede vissuta, celebrata, confessata, testimoniata.

Perché questo accada, è necessario che la comunità sia anzitutto costituita da un “cuore pulsante”, vale a dire da un nucleo minimo di “iniziati” ad un senso di identità e appartenenza tanto forte quanto aperto, capace di sostenere la tensione tra la folla e i discepoli che è tipica del compito missionario che ci attende.

La Chiesa come sacramento di comunione

Il Concilio Vaticano II ci ha consegnato a questo proposito l’immagine di una Chiesa che si definisce come “sacramento” di comunione (“segno e strumento dell’unione intima con Dio e dell’unità con tutto il genere umano”: LG 1), nel riferimento congiunto al Mistero di Dio e alla storia degli uomini.

Da queste direttrici provengono indicazioni preziose per una Chiesa che si pone di fronte alle istanze pluraliste, secolariste e soggettivistiche della società, in modo non “debole” e scoraggiato, né “forte” e settario, ma “umile”, nel custodire “gelosamente” la perla preziosa del Vangelo, e nell’offrirLa al contempo con generosità, gratuità e libertà.

Non rappresenta forse l’Eucaristia la figura perfetta, il sacramento dell’umiltà di Dio e della Chiesa, dove coincidono massima disponibilità e massimo impegno (accesso generoso, ma serio, non indiscriminato alla comunione)?

Impostare la propria identità con i sacramenti

La lettura razionale e teologica dei sacramenti ci fa capire che sono la struttura portante di tutta l’identità cristiana e che, pertanto, il cristiano che vuol essere tale intende far dipendere dal legame e dall’efficacia dei sacramenti tutto il resto della sua vita.

Per possedere un sistema forte bisogna essere educati a impostare la propria identità attraverso i sacramenti.

Ad esempio se il progetto di vita è studiare, laurearsi, lavorare… non è preceduto e sostenuto dal sistema dei sacramenti è chiaro che bisogna rimettere a posto la scala dei valori.

I sacramenti sono il capolavoro di Cristo: più di così per farmi come lui e operare come lui non poteva proprio fare!

La dottrina sui sacramenti è importante per dare risposte alla propria coscienza intellettiva e a quella etica: il cristiano è un essere sacramentale e nella misura in cui vive, sfrutta e fa fruttificare i sacramenti che possiede, si santifica.

I cristiani continuamente ravvivano il tesoro che possiedono e realizzano la loro alleanza sacramentale.

I sacramenti sono un dono grandissimo di Dio e della sua infinita misericordia.

Lasciare entrare Gesù e conformarsi a Cristo

Testimonianze Vere: Come Ho Sentito Gesù Presente Nella Mia Vita (Gesù è Vivo)

Cambiare la propria vita. Lasciare entrare Gesù. Conformarsi a Cristo.

“Provare per credere” assicura mons. Zenti, Vescovo di Verona, ai giovani raccolti in ascolto della catechesi di oggi. “Ci hanno provato in tanti” assicura il Prelato “e nessuno è rimasto deluso”.

Cita Giovanni Paolo II, il Vescovo e Madre Teresa di Calcutta, per dimostrare che la santità va voluta, va cercata nell’amore personale con Cristo, perché “quando una persona ti entra nella vita e nel cuore come persona amata, ti riempie la vita e dà senso al vivere.

Altro non si desidera che vivere con lei, in lei, per lei”.

E’ la forza di questo amore, di questo incontro, di questa relazione che permette di rispondere ai pressanti interrogativi che la vita pone ai giovani di ogni tempo: ”Cosa c’entra Cristo con la mia vita?” o addirittura “Siamo proprio certi che i Vangeli riproducono la sua figura storica, o sconfinano con il mito?”

Parte dai sacramenti, mons. Zenti, per tracciarne un cammino di riscoperta, in primis dal Battesimo, con il quale Cristo “ci ha innestati in Lui, e in Lui nel Mistero dell’Amore trinitario”, perché “Lui è la roccia su cui è fondata la nostra vita”.

La Cresima ci rende capaci di “rendere ragione del nostro essere cristiani davanti a chiunque ci interpelli”, mentre l’Eucarestia - che è il sacramento “dove Gesù è presente e vicino a noi fino a farsi cibo per il nostro cammino” - “è il patrimonio dell’Amore del padre per l’umanità” ha affermato il Vescovo.

E’ con il sacramento della penitenza che, continua il Catechista, “Dio ci fa nuovi, ci restaura alla radice del nostro essere peccatori”, mentre il sacramento dell’Olio degli infermi, è “pensato per il sostegno corporeo e spirituale alla persona in stato di fragilità e di infermità”.

Mediante il sacramento dell’Ordine “Dio trasforma i chiamati in segno sacramentale di Cristo pastore”, e con il matrimonio, “Cristo entra da Signore nella vita degli sposi perché vivano il loro essere coppia, e genitori, da signori”, conclude mons. Zenti.

Ma nessuno può amare Cristo senza amare la Sua Chiesa. “Cristo e Chiesa, Suo corpo mistico, sono inseparabili”, precisa il Vescovo, sottolineando anche l’importanza del discernimento vocazionale che deve interrogare ognuno in prima persona.

“Vocazione evoca la chiamata di Dio, compiuta attraverso molteplici mediazioni”, quindi, conclude, “porsi la domanda è garanzia di libertà, intesa come esercizio di adesione alla verità della propria identità personale”.

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