La Processione del Corpus Domini a Brindisi è una delle più antiche e singolari tradizioni religiose della città. Per secoli l’arcivescovo ha portato il Santissimo Sacramento attraverso le vie cittadine in groppa a un cavallo bianco parato, sotto un baldacchino e accompagnato dal clero, dalle autorità e dalla popolazione.
Dal 2019 il Corpus Domini viene celebrato con una normale processione eucaristica a piedi, dopo l’interruzione del rito equestre seguita alla caduta dell’arcivescovo Domenico Caliandro il 3 giugno 2018. La tradizione del Cavallo Parato continua tuttavia a essere al centro del confronto tra fedeli, cittadini e autorità ecclesiastiche.
Il significato della processione del Corpus Domini
La festa del Corpus Domini ribadisce la centralità dell’Eucaristia nella vita della Chiesa. Parola ed Eucaristia diventano due pilastri, che rivelano la presenza costante di Cristo nella comunità.
La Parola diventa carne, cibo nell’Eucaristia, per cui noi diciamo che nell’Eucaristia, dove c’è la presenza viva e vera di Cristo, riceviamo anche la sua Parola che chiede di diventare carne nella nostra vita. Sulla centralità dell’Eucaristia non c’è da discutere: il Concilio Vaticano II l’ha presentata come “fonte e culmine della vita della Chiesa”.
Praticamente questo essere fonte, fa sì che tutti i sacramenti convergano nell’Eucaristia ed essa diventa fonte che irrora anche gli altri sacramenti e la vita della Chiesa. Il legame profondo della vita cristiana con l’Eucaristia diventa anche il nutrimento per potersi impegnare nelle testimonianze di vita concreta, perché quel “la messa è finita andate in pace” non è solo il congedo dalla celebrazione liturgica, ma è l’invio missionario affinché l’Eucaristia celebrata possa diventare vita, scelta reale, testimonianza nelle situazioni concrete della vita.
Per cui direi che l’Eucaristia celebrata deve diventare Eucaristia vissuta ed essa ci chiede di incarnare atteggiamenti suoi tipici: l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione come il pane eucaristico spezzato. Tutte situazioni che possono diventare situazioni di vita per noi.
La processione eucaristica nelle strade della città
E domenica, appunto, nell’unica processione obbligatoria, è Cristo che viene nella comunità degli uomini: Cristo nelle città.
Hai detto bene: l’unica processione raccomandata dalla Chiesa, perché è una processione, quella eucaristica, che è un prolungamento della celebrazione ed è anche bella perché visibilmente, portando l’Eucaristia per le strade della nostra città, c’è questa rappresentazione liturgica di come Cristo e la Chiesa si mettano in cammino per le strade degli uomini, per intercettare la vita degli uomini per nutrirla della Parola e dell’Eucaristia.
Forse l’icona potrebbe essere quella dei Discepoli di Emmaus: Gesù Cristo si è messo in cammino con loro, ha suscitato le domande, ha provato a dare risposte, ma condividendone il cammino. Alla fine, i due di Emmaus, quando Gesù sparirà proprio nel momento in cui spezzerà il pane, diranno: “ci ardeva il cuore.”
Ecco: l’unico intento di Cristo, che attraverso la Chiesa si mette in cammino con gli uomini, è quello di far tornare ad ardere il cuore di tante donne e di tanti uomini, perché possano riscoprire la passione della vita attraverso l’esperienza della fede.
Che cos’è il Cavallo Parato
Questa singolare usanza religiosa viene cerimoniata in occasione del Corpus Domini, quando il Vescovo porta in processione il Sacramento per le vie principali della citta' montando su un cavallo bianco parato, a ricordo di un'antica tradizione che ha origine nel 1254.
La solenne processione del Corpus Domini prende via da piazza Duomo, gremita di fedeli, e precisamente dall’ingresso del Palazzo del Seminario, dove L'Arcivescovo di Brindisi-Ostuni sulla groppa di un cavallo bianco “parato”, viene accompagnato dal clero, dalle autorità locali civili e militari e dai rappresentanti dell'Ordine dei Cavalieri di Malta (Ospedalieri) e dell'Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme che reggono le sei aste del baldacchino.
Il Corpus procede sui corsi principali per fare ritorno nella piazza della Cattedrale. Lungo tutto il percorso la folla dei fedeli è assiepata ai lati delle strade e segue la suggestiva processione.
L'evento è unico nel suo genere in quanto solo a Brindisi il Corpus Domini viene condotto sul dorso di un cavallo.

Il percorso storico della processione
Il corteo processionale, partendo da Piazza Duomo, percorrerà Via Montenegro, Viale Regina Margherita, Corso Garibaldi, Piazza Vittoria, Via Santi, Via Casimiro, Via Duomo, prima di fare ritorno in Piazza Duomo.
La processione percorre le strade che conducono sul lungomare. Qui durante il periodo della guerra del 1915-18 - quando il porto era affollato di navi militari - alla cerimonia della benedizione eucaristica, la flotta rispondeva con ventuno salve di artiglieria.
In precedenza lo stesso tragitto, veniva percorso dall’Arcivescovo di Brindisi sul dorso di un cavallo bianco che camminava su un tappeto di petali di fiori e con tanti i balconi riccamente addobbati con drappi e coperte.
La folla dei fedeli si assiepava numerosa ai lati delle strade e accompagnava la processione sino al suo rientro in Cattedrale.
Le origini tra Luigi IX, Brindisi e l’Eucaristia
Alle radici della tradizione vi sarebbe la circostanza che ricorda l'approdo difficoltoso a Brindisi di Luigi IX re di Francia, di ritorno dall'Egitto durante la settima crociata (1248-1254).
Il “re santo”, così conosciuto per la sua successiva santificazione, dopo la conquista della città di Damietta in Egitto, nel 1250 decise un attacco al Cairo, ma venne sconfitto e fatto prigioniero durante la battaglia di El-Mansura (5 e 6 aprile).
Per il suo rilascio dovette restituire la città conquistata e versare un milione di scudi di riscatto, e, secondo il racconto popolare, avrebbe lasciato in pegno l’Eucarestia.
Di ritorno in Italia il sovrano sarebbe approdato a Brindisi dove ottenne la somma necessaria da Federico II, quindi tornato dal Saladino, questi gli avrebbe reso il sacro pegno rinunciando al riscatto, come premio della sua fede e lealta'.
Le monete d'oro e d'argento, coniate appositamente dall'imperatore nella zecca di Brindisi, furono poi denominate “tornesi”, essendo “tornati” nel regno.
Lo sbarco a Punta Cavallo
Nel rientro in Italia (1250) la sua nave sarebbe stata sospinta, dal vento o da una forte mareggiata, sullo “scoglio” di un promontorio della costa a circa 3 miglia a sud di Brindisi.
Sulla Cronaca di S. Antonino di Firenze (1389-1459) si legge: “dopo la terza notte di navigazione, alle prime luci del giorno, la nave che conduceva il Re andò ad urtare ripetutamente contro uno scoglio o lingua di terra, e così violentissimamente che i marinai e tutti gli altri che erano a bordo ritennero per certo di essere sul punto di naufragare”.
“Atterriti dal fortissimo e rovinoso urto, i Sacerdoti e tutti gli altri trovarono invece che il santissimo Re era tranquillamente assorto a pregare innanzi al Corpo di Cristo: e fu ferma convinzione di tutti che soltanto per i di lui meriti e per le di lui preghiere, l’onnipotente Iddio li aveva scampati da quel pericolo mortale”.
Qui si recò l’Arcivescovo Pietro III, che essendo molto vecchio montava su un cavallo bianco; ricevuta l’Eucaristia l’avrebbe portata in processione verso la città, sul destriero tenuto dalle briglie dai reali Federico II e Luigi IX con il seguito del popolo.
Da quel momento, anno dopo anno, la città ha rinnovato il rito del “Cavallo Parato”, trasformandolo in un appuntamento solenne e identitario.

La tradizione popolare di Punta Cavallo
Secondo la credenza popolare, sul punto della spiaggia dove il cavallo pose le zampe durante il trasbordo dell’Eucaristia, sono rimaste delle fossette con la forma tipica dell’orma, e da qui sgorgava acqua dolce.
Il promontorio da allora è chiamato Capo o Punta Cavallo. In prossimità dello “scoglio” fu successivamente realizzata una torre “a devozione” dell’evento, portata a termine da Carlo I d’Angiò cinque anni dopo la morte del fratello Luigi IX.
Sulla porta della torre era scolpita su marmo una effigie di un calice con l’ostia, la stessa che probabilmente fu ritrovata poco lontano dall’archeologo Giovanni Tarantini alla fine dell'800.
Nel XVI secolo Carlo V fece edificare una nuova torre, che insieme alle altre sul litorale era adibita alla difesa della costa. Oggi la zona è a ridosso dell’area industriale, quindi non facilmente accessibile.
Sono ancora visibili i resti delle batterie militari realizzate ed utilizzate durante le guerre mondiali.
Le fonti storiche del XVI secolo
A confermare l’importanza della cerimonia è anche una fonte del XVI secolo. Giovanni Maria Moricino, nel 1567, descrive con dovizia di particolari lo svolgimento della processione: il vescovo, o un suo vicario, in abiti pontificali, in sella a un cavallo bianco ricoperto di seta, sotto un ricco baldacchino, con il Santissimo tra le mani, accompagnato dalle autorità cittadine.
Un rito solenne, codificato nei secoli, che ha attraversato epoche e trasformazioni senza mai perdere il suo significato originario.
Nel XVI secolo lo storico Giovanni Battista Casimiro così scriveva: «E’ questa una tradizione che né a Roma, né in alcun altro luogo della terra ce n’è una uguale».
E come ricorda Giovanni Maria Moricino nel suo Dell’antiquità e vicissitudine della città di Brindisi completato il 1604: «L’usanza è che nella solennità del Corpo di Cristo il vescovo della città o suo vicario in pontificalmente monta in un cavallo bianco vestito di bianca seta e sotto un baldacchino ricchissimo prende in mano il Santissimo Sacramento in una custodia d’argento o di cristallo e segue la processione solenne per tutta la città».
Il rito vissuto dalla comunità
Si tratta di una tradizione storico/religiosa che la cittadinanza ha vissuto con devozione ed aspettativa: coperte damascate ai balconi, petali di rosa lanciati sul baldacchino che proteggeva il Santissimo Sacramento e l’Arcivescovo, dalle abitazioni piovevano biglietti multicolori con invocazioni, brani di salmi e di preghiere.
Il mansueto cavallo, quasi consapevole del valore di chi lo cavalcava, seguita da un enorme folla e procedeva tra canti, incenso, bambini e bambine vestiti di bianco, come nel giorno della Prima Comunione.
La solenne processione parte dal Palazzo del Seminario in Piazza Duomo. L'Arcivescovo sale a cavallo e indossa il pallio.
Il Vescovo riceve il Santissimo Sacramento e il corteo attraversa il centro cittadino fino al lungomare e alla piazza della Cattedrale.
La continuità storica del rito
Istituita nel 1264 la festa del Corpus Domini, e volendo conservare memoria dell’avvenimento, si ottenne il privilegio di continuare nel corteo processionale del Santissimo Sacramento sul dorso di un cavallo bianco, una funzione conservata per oltre sette secoli e mezzo e interrotta purtroppo nel 2018, nell’occasione della caduta da cavallo dell’arcivescovo Domenico Caliandro.
L'evento durante i suoi otto secoli di storia ha subito solo una breve sospensione, dal 1964 al 1969, decretata dalla Sacra Congregazione dei Riti.
Il solenne cerimoniale durante i suoi otto secoli di storia ha subito solo una breve sospensione, dal 1964 al 1969, decretata dalla Sacra Congregazione dei Riti, ma ha inoltre superato vari importati “esami” da parte delle Gerarchie ecclesiastiche, l’ultimo dei quali durante il Concilio Vaticano II, ed è stata sempre legittimata la dignità conferita agli arcivescovi di Brindisi di portare il Corpo di Cristo sul dorso di un animale.
La sospensione dopo la caduta del 2018
La tradizione si è interrotta bruscamente il 3 giugno 2018, quando l’allora arcivescovo, monsignor Domenico Caliandro, cadde dalla sella del cavallo all’imbocco della discesa di via Montenegro.
Un episodio che segnò profondamente la comunità e portò alla sospensione del rito nella sua forma storica.
Da allora, nonostante il cambio alla guida dell’arcidiocesi, con l’insediamento nel dicembre 2022 del vescovo Giovanni Intini, il Cavallo Parato non è stato ripristinato.
Il Corpus Domini dal 2019 continua ad essere celebrato con una normale processione eucaristica, come in ogni altro luogo, e procede a piedi sui corsi principali per fare ritorno nella piazza della Cattedrale.
Il furto dell’ostensorio
A ciò si aggiunga il furto del prezioso ostensorio del pellicano mistico, realizzato nel 1706 dall’argentiere Antonio Alvino e per secoli utilizzato dai vescovi di Brindisi nelle processioni del Corpus Domini, avvenuto nel marzo 2023 insieme ad altri oggetti sacri trafugati dal Museo diocesano.
Questo episodio è stato ricordato insieme alla caduta da cavallo di mons. Caliandro tra gli elementi che hanno segnato la storia recente della processione.
La posizione dell’arcivescovo Giovanni Intini
So che ci sono molte attese a Brindisi per quanto riguarda il discorso della processione con il “cavallo parato”. La processione di domenica sarà una normale processione eucaristica, come avverrà in tutti i luoghi, almeno in Italia, in questa giornata.
Ho pensato di fare questa scelta, ma essa non è contro nessuno. Non è contro le tradizioni della città di Brindisi, della sua storia e della sua cultura. Sono cose che vanno rispettate; che hanno segnato particolari momenti storici della vita della città.
Per molto tempo si è continuata questa tradizione in ricordo dell’evento di secoli addietro, poi ci sono stati momenti che vanno anche interpretati e che non sono sempre una coincidenza.
C’è stata la caduta da cavallo di mons. Caliandro; c’è stato a marzo il furto dell’ostensorio che veniva usato per la processione.
Ascoltando anche i sacerdoti, dico che anche in passato c’erano stati momenti di criticità, perché il cavallo, per quanto si possa addestrare, viene sempre infastidito dalle persone che camminano al fianco, dai canti, dalle letture.
E si tratta poi di girare in città, con il camminare del cavallo anche lento che non è l’ideale.
Ci sono anche questi segni che vanno interpretati e che magari ci dicono che in questo momento non è più il caso di insistere su tali aspetti.
Ma ripeto: non disprezzando, non volendo cancellare o rinnegare nulla. C’è stato un tempo in cui le cose andavano, così; oggi, penso che nel rinnovamento generale che ci deve essere anche per la comunità cristiana, sia necessario una maggiore sobrietà, una maggiore essenzialità, senza aspetti più o meno folkloristici, che possano attirare l’attenzione o che possano distrarre.
Per cui penso che sia il momento di poter offrire a tutta la città una testimonianza di fede, così come si fa in ogni luogo. Una testimonianza che porta l’Eucaristia nelle strade degli uomini e chi si sente attirato da questa pensa di mettersi in cammino.
Il valore dell’essenziale
Insomma, l’«attirerò tutti a me» è centrato sull’ostia consacrata.
Sì, è sulla particola l’attenzione; sull’Eucaristia. È vero: ci sono a volte, nel nostro modo di esprimere la fede, delle situazioni che forse possono anche distrarre.
Non voglio mettere sul banco degli imputati nessuna tradizione o modi di fare. Dico che in questa stagione storica e culturale dobbiamo guardare all’essenziale, non dobbiamo voler togliere o annullare, ma correggere le cose perché possano offrire il loro messaggio vero.
L'Arcivescovo e la Chiesa mantengono con cura questa secolare tradizione brindisina, ma pedagogicamente ricordano che il vero centro, a cui tutto rende onore, è l’Ostia consacrata.
La tradizione del “cavallo parato” non deve distogliere i fedeli dal reale significato della processione: il passaggio di Gesù, presente e vivo nel SS. Sacramento dell’Eucarestia. Tutto converge in Lui.
La lettera aperta del movimento cittadino
Alla base dell’iniziativa social c’è una presa di posizione netta: la processione del Cavallo Parato non è un semplice elemento folkloristico, ma un pezzo autentico della storia di Brindisi.
“Continuare senza questa tradizione significa perdere per sempre un simbolo potente di pace, fede e dialogo interculturale”, spiegano i promotori del gruppo.
Un messaggio che punta a sensibilizzare non solo le istituzioni religiose, ma l’intera comunità cittadina.
Nel gruppo si invitano i partecipanti a contribuire con materiali, idee e proposte, in un percorso condiviso che mira a riportare al centro del dibattito pubblico la tutela del patrimonio storico e religioso locale.
La solennità del Corpus Domini si può dire che è ormai alle porte. Cittadini, turisti e fedeli devoti rimarranno nuovamente delusi, poiché la processione non si svolgerà secondo l’antica tradizione, ovvero col cavallo parato?
Il ricordo della processione nella memoria brindisina
La storia è troppo nota perché sia nuovamente ricordata, si riferisce, comunque, alla VII Crociata (1248-1254), con protagonisti: Luigi IX re di Francia, il sultano al-Muazzam Turanshah (1225-2 maggio 1250), l’imperatore Federico II di Svevia, la città di Brindisi e il suo anziano arcivescovo monsignor Pietro Paparone col peso dei suoi ottant’anni.
La cattura del Re Santo il 6 aprile 1250 fu un evento traumatico per la cristianità occidentale che, invece, giubilò quando da Brindisi giunse il prezzo del riscatto, pari a 30.000 scudi d’argento fatti coniare da Federico II, dalla zecca sveva di Brindisi (equivalenti a 400.000 lire tornesi pari a circa un terzo delle entrate annuali del regno di Francia).
Sulla via del ritorno dalla Terra Santa Luigi IX naufragò nelle vicinanze di Brindisi, a Torre Cavallo. L’arcivescovo metropolita di Brindisi, mons. Pietro Paparone, informato del fatto si recò personalmente sul luogo cavalcando un cavallo bianco.
Lungo le quattro miglia di strada, il Vescovo fu scortato dal clero, dalle autorità cittadine, dalle confraternite e da una folla di comuni fedeli che diventò via via più numerosa e raggiunse lo scoglio dov’era precariamente la nave di Luigi IX.
La processione, che ormai da secoli si perpetua, vuole pertanto ricordare quanto in quel lontano 1250 avvenne a Brindisi al ritorno della Santa Eucaristia, degli ostaggi e di Luigi IX, elevato poi alla gloria degli altari con la santità.
La vicenda dell’arcivescovo Nicola Margiotta
La storia, quella più recente, ci informa ancora che durante l’episcopato di monsignor Nicola Margiotta che è stato arcivescovo di Brindisi, dal settembre 1953 al maggio 1975, questo sant’uomo non volle mai porsi in sella al cavallo ed escogitò una forma diversa rispetto alla tradizionale processione.
Buona parte del popolo brindisino, costituitosi spontaneamente in comitato, coraggiosamente appoggiato e sostenuto dal Capitolo Metropolitano, decise d’inviare una circostanziata lettera a papa Eugenio Pacelli, Pio XII, pastore, custode e capo della Chiesa cattolica dal 1939 al 1958.
Nell’anno 1963, dopo le risultanze del Concilio Vaticano II, finalmente, la questione fu dipanata dal papa Giovanni Battista Montini, Paolo VI, essendo arcivescovo di Brindisi, sedente sulla Cattedra di San Leucio, ancora il buon monsignor Nicola Margiotta che accolse di buon grado la decisione vaticana.
Così la processione, secondo l’antico rito, fu ripristinata e sul cavallo, di volta in volta, delegato dal Vescovo, ci andò un sacerdote diocesano.
L’antica tradizione del Corpus Domini col cavallo parato, in tal modo, fu salvata.
Le ragioni della richiesta di ripristino
Non si comprende perché questa tradizione debba essere nuovamente messa in discussione, è proprio il caso di ripetere questa vicenda?
Non sarebbe sufficiente evitare di arroccarsi dietro posizioni che dividono? Non ci vorrebbe un po’ di comprensione verso le ragioni che Le sono state più volte rappresentate per superare qualsivoglia ostacolo che impedisce di salvare una tradizione storica tanto cara alla comunità brindisina?
Queste presentate sono le ragioni per cui tale storica processione non possa essere sostituita con qualsiasi altra formalità che apparirebbe davvero forzata.
Per quanto sopra Le torniamo a chiedere di riprendere e di non far morire questa tradizione storica e identitaria che nulla toglie al valore religioso della cerimonia.
Con questa nostra preghiera auspichiamo che il giorno del Corpus Domini possa rivelarsi un giorno di devozione ma anche di sorpresa vedendo il Santissimo Sacramento portato sul cavallo parato attraverso le vie cittadine.
Fede, identità e coesione sociale
Questa, molto in breve, è la tradizione di Brindisi e dei brindisini che, nella processione del Corpus Domini col cavallo parato, ha assunto anche un valore identitario ed è proprio questo che desiderano tutelare a fianco della solidarietà di amare le “radici”, per amare l’umanità.
L’amore e le convinzioni più profonde vanno alimentate.
Il ritorno del Cavallo Parato, secondo i sostenitori dell’iniziativa, avrebbe effetti che vanno oltre l’aspetto religioso.
Si parla di coesione sociale, valorizzazione culturale e persino rilancio turistico. Una tradizione capace di attrarre visitatori e pellegrini, ma anche di rafforzare il senso di appartenenza dei brindisini.
“Più tempo passa, più difficile sarà recuperare questa eredità preziosa”, è l’allarme lanciato dagli amministratori della pagina.
La tradizione e il valore della memoria
La tradizione cattolica della processione, da non intendere come una manifestazione folcloristica della religione, rappresenta invece sin dall’antichità l’elemento identitario per eccellenza della città, a cui il popolo è ancestralmente legato e che non ha mai distolto i fedeli dal suo reale significato.
Al centro di tutto c’è sempre il Santissimo Sacramento: il passaggio tra le strade principali dell’Eucarestia è una esperienza di fede che alimenta il senso della cristianità nella gente.
Sarebbe opportuno, dunque, individuare soluzioni adeguate a garantire la continuità del rito.
Le incertezze storiche della leggenda
Come in ogni leggenda di origine popolare anche in questo racconto vi sono alcuni punti non confermati ed accertati.
Nel tardo '400 la data dell'approdo a Punta Cavallo era ritenuta il 1252 (o il 1254), solo successivamente si è parlato del 1250: lo sbarco sarebbe avvenuto nel maggio-giugno, giusto pochi mesi prima della morte dell'imperatore svevo, avvenuta il 13 dicembre, come se la storia sia stata volutamente modificata (anticipata) per essere arricchita dell'importante figura storiche dell'epoca.
Anche delle monete coniate per il riscatto non si ha certezza, nessun esemplare è stato mai ritrovato.
L'unico riscontro dell'arrivo nel porto di Brindisi della nave francese è riportato nelle cronache dell’epoca che indicano il luogo dello sbarco dopo circa 850 miglia di navigazione (circa tre giorni), la giusta distanza tra la città pugliese e Damietta; inoltre nessun'altra località si conserva il ricordo dell'arrivo del re di Francia, solo i brindisini hanno mantenuto la memoria di questo episodio.
Il percorso delle interpretazioni storiche
Un'altra curiosità è rappresentata dalla Costituzione di Papa Giovanni XXII della processione del Corpus Domini (1316), resa “obbligatoria” su uno spazio di “tre miglia”, la stessa distanza percorsa dalla processione brindisina dopo lo sbarco dell'Eucaristia nel 1250.
Per alcuni Autori questa potrebbe non essere una “casuale coincidenza”.
Secondo alcuni storici il racconto potrebbe anche essere un risultato che ha voluto conciliare culture antagoniste come la laica (rappresentata da Federico II) e la cristiana (nella figura di Luigi IX, poi santificato).
Un'altra ipotesi riguarda la centralità del cavallo, una sorta di riconoscimento sacro alle crociate (come elemento di fede), che nella città di Brindisi e nel suo porto hanno lasciato diversi importanti riferimenti.
Da qui infatti partì la sesta crociata (1227-1229) guidata proprio da Federico II.
Anacronismi e contraddizioni del racconto
La storia, fortemente contaminata dal valore simbolico della leggenda fondativa, non manca di anacronismi e forti contraddizioni.
La crociata tutta francese di Luigi IX non ha mai toccato le coste italiane (ha solo fatto scalo a Pantelleria), inoltre il sovrano venne sconfitto dal sultano d’Egitto al-Salih Ayyub, e non dal Saladino, deceduto già da qualche tempo.
Anche Federico II all’epoca dei fatti viveva un momento molto travagliato, morì infatti proprio nel dicembre di quell’anno.
Probabilmente i personaggi furono inseriti nella narrazione per aumentarne il fascino e la magnificenza, come spesso accade nel racconto popolare, soprattutto nel medioevo.
“La ricerca della verità storica - afferma il prof. Giuseppe Marella - nulla intende togliere alla tradizione religiosa, che rappresenta un forte e fondamentale collante per la comunità”.
Le leggende, infatti, hanno alla base qualcosa di realmente accaduto, sono racconti saldati alla realtà anche se molto distanti, in cui un fatto è stato trasformato, esagerato o abbellito per rimanere ancorato nella memoria collettiva.
Federico II e Luigi IX nella tradizione
Federico II, che nelle prime cronache risalenti al Cinquecento era l’unico protagonista della vicenda, venne “sostituito” da Luigi IX solamente dopo il Concilio di Trento.
Quando si decise di armonizzare i riti di tutto il mondo cattolico, probabilmente in quella fase, dovendo chiedere a Roma l’autorizzazione a proseguire il rito del cavallo parato, era inopportuno legare le sue origini a un imperatore morto scomunicato.
Si inserì così la figura del re francese utilizzando alcuni elementi certi: era vero che aveva combattuto contro gli arabi (Federico invece aveva stretto un accordo diplomatico), che era stato fatto prigioniero ed era stato pagato un riscatto (il denaro in buona parte gli fu prestato dai Templari in Terra Santa), com’era vero che nel viaggio di ritorno c’era stato un naufragio, avvenuto però sull’isola di Cipro, dove il re sbarcò con l’Eucarestia.
Inoltre, il culto di san Luigi dei francesi era ben radicato in Brindisi.
Le testimonianze archeologiche e cronachistiche
Oltretutto non si può mettere in dubbio l’avvenimento, tramandato da numerose cronache del tempo e sul quale si sono espressi validi studiosi di costumi e riti.
Di sicuro il naufragio è avvenuto: il “principe” che ne fu vittima e di cui non si conosce l’identità, volle donare alla Cattedrale alcuni oggetti orientali di pregevole fattura come ringraziamento per lo scampato pericolo.
Conservati nel reliquiario brindisino e fatti esaminare da Giovanni Tarantini verso la fine dell'800, si confermarono risalenti al XIII secolo.
Inoltre, da quanto affermato dall'illustre archeologo brindisino, il nobile portava con sé anche un’Ostia consacrata.
Il messaggio di pace e dialogo
“Il racconto popolare che riguarda la processione del Corpus Domini, trasmesso oralmente sino alla fine del Trecento e solo successivamente trascritto sulle cronache, vede dialogare insieme tre personaggi fondamentali: un re santo come Luigi IX, un campione della laicità quale Federico II e un sovrano mussulmano.
A prescindere dalle circostanze che hanno determinato l’origine del rito, nella processione del Cavallo Parato è insito il messaggio di pace e il desiderio di un dialogo costruttivo, valori che assumono ancora maggiore importanza in questo periodo, in un Mediterraneo scisso e diviso dai conflitti.
Ci sono perciò i requisiti essenziali per candidare la santa processione a Patrimonio Immateriale dell’Umanità dell’Unesco” asserisce il prof. Giacomo Carito, presidente della sezione di Brindisi della Società di Storia Patria per la Puglia.
“E’ un atto dovuto per quanto ci è stato tramandato come eredità culturale, e che abbiamo il dovere di trasmettere alle nuove generazioni”.
La processione del Corpus Domini nel 2026
Ogni giorno la pagina si arricchisce di fotografie storiche, testimonianze e ricordi legati alla solenne processione del Corpus Domini, che quest’anno sarà celebrata il 7 giugno 2026.
Un rito che per secoli ha richiamato migliaia di fedeli lungo le strade del centro, ma che negli ultimi anni ha perso uno dei suoi elementi più iconici: il cavallo parato bianco su cui l’arcivescovo portava il Santissimo Sacramento.
Con il Corpus Domini 2026 ormai alle porte, la mobilitazione è appena iniziata. E il futuro del Cavallo Parato resta tutto da scrivere.
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