Nella Bergamasca gli eremi sono luoghi di preghiera, meditazione e vita monastica, spesso inseriti in paesaggi collinari e montani di grande suggestione. Tra le mete più significative si trovano l’eremo di San Patrizio a Colzate, l’eremo di Santa Maria in Argon a San Paolo d’Argon e il monastero benedettino di San Giacomo a Pontida.
Accanto agli eremi ancora frequentati o custoditi da comunità religiose, il territorio conserva chiese-romitorio, complessi cenobitici, antichi monasteri e santuari legati a tradizioni, pellegrinaggi, opere d’arte e leggende popolari.
Eremo di San Patrizio a Colzate
Di certo anche dall’eremo di San Patrizio, edificio simile a una fortezza a picco sul fiume, le cui mura massicce sembrano un tutt’uno con lo sperone di roccia sul quale è aggrappato alle pendici del monte Cavlera, a Colzate, all’imbocco della valle Seriana, è possibile “pescare” insieme a spiritualità e misticismo, storie fantastiche.
Impossibile sapere se il nome sia stato scelto perché anche qui sarebbe trovato un pozzo di San Patrizio che scendeva fino a lambire le acque del fiume Serio. Come quella secondo cui alcune pietre, trovata poco lontano dal santuario immerso nel silenzio dei boschi dedicato al patrono d’Irlanda, Saint Patrick, forse costruito da un gruppo di mercanti anglosassoni giunti fin lì per acquistare stoffe e miracolosamente scampati all’invasione del Barbarossa rifugiandosi proprio sul monte Cavlera, capaci di curare oloro che avevano problemi alla milza.
Proprietà terapeutiche tramandate da un frate “capuccino infermiero” della provincia di Brescia, fraa Felice Passera di Bergamo, che nel suo “Il nuovo tesoro degli arcani farmacologici galenici, e chimici, ò spargirici” del 1688, aveva attribuito poteri curativi a quelle pietre particolari, grosse circa come una castagna, “che portate addosso giovano a chi patisce di milza mirabilmente…”
Pietre che probabilmente solo pochi fedeli si sono infilati in tasca, nei secoli, ripartendo dall’eremo, mentre tutti o quasi non hanno fatto rientro senza aver ricevuto in “dono” i “michini di San Patrizio” da tempo immemorabile benedetti prima d’essere distribuiti ai fedeli.
Piccoli pani dei miracoli, cotti in un rudimentale forno a legna ancora esistente nell’area sottostante al santuario, conservati in ogni casa e da consumare in occasione di malattie o malesseri che avessero colpito uomini donne, ma anche animali.

Le reliquie e la tradizione di san Patrizio
Fedeli pronti a intraprendere anche lunghissimi viaggi per immergersi nella spiritualità dell’eremo e per pregare vicino all’urna, ritrovata in un vano scoperto casualmente spostando una pesante pietra della mensa, in cui sono custodite le reliquie, frammenti di ossa e stoffa, che secondo alcuni potrebbero appartenere proprio a Maewyn Succat, il giovane di nobile famiglia di Kilpatrick, in Scozia, rapito da adolescente da pirati irlandesi e venduto come schiavo destinato a diventare santo dopo aver convertito migliaia di persone dal paganesimo al cristianesimo su richiesta di Papa Celestino.
Un santo a cui la tradizione irlandese attribuisce anche il miracolo di aver liberato l’isola dai serpenti, cacciandoli in mare. Un’altra leggenda da “pescare” dal mare di aneddoti su questo santo.
Magari bagnandosi gli occhi alla fonte, ornata con un fregio in pietra arenaria, dove compare anche la data di realizzazione: 1628, con l’immagine di San Patrizio, parzialmente cancellata dal tempo, che sembra benedire l’acqua che vi sgorga.
Una pratica, quella di bagnarsi gli occhi ma anche di segnarsi contemporaneamente con l’acqua della “fontanina”, che ancora oggi qualche devoto pellegrino non ha abbandonato, e che si perde nel passato.
Il santuario e l’itinerario tra Vertova e Colzate
L’esistenza delle prime costruzioni è documentata già nel 1281, mentre l’edificazione del santuario va dal 1590 al 1625, quando l’antica strada che collegava con la Valle del Riso e con l’alta Val Seriana era frequentata da diversi viandanti.
Fra gli oggetti di culto e d’arte da ammirare, si segnala una maestosa statua lignea policroma di San Patrizio attribuita alla scuola dei Caniana alloggiata in una nicchia accanto al presbiterio.
Magari prima di rifocillarsi nella taverna che accoglie i pellegrini durante tutto l’anno, ricavata negli ampi spazi inseriti nella struttura del Santuario, prima di concedersi un’ultima impareggiabile vista della vallata dalle finestre dell’antica sala dei sindaci e riprendere il cammino lungo l’itinerario pedonale tra Vertova e Colzate, seguendo oltre 200 trifogli in bronzo collocati lungo il percorso che guidano alla scoperta di altri luoghi inediti.
Eremo di Santa Maria in Argon a San Paolo d’Argon
Il comune di San Paolo d’Argon si trova a 13 Km da Bergamo in Val Cavallina. Il monastero dei Benedettini, dal XI secolo, è sicuramente la principale attrattiva di S. Paolo d’Argon, ma il comune vanta anche interessanti percorsi tra ambiente e architetture minori.
Nel 2006 è stato istituito un parco di interesse sovracomunale a protezione dei monti e delle valli d’Argon che comprende anche i territori di Albano San Alessandro, Cenate Sotto e Torre de’ Roveri.
Una proposta conduce dal monastero alla chiesa romanica di S. Maria in Argon attraverso un itinerario di circa 6 Km, percorribile in 1,5 ore a passo tranquillo.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Punto di partenza | Monastero dei Benedettini |
| Arrivo | Chiesa della Madonna in Argon |
| Durata | 1,5 ore a passo tranquillo |
| Distanza | 6 Km |
| Quota della cima | 482 mslm |
| Ambiente | Collina, bosco e parco di interesse sovracomunale |
Dal monastero alla chiesa della Madonna in Argon
Non dovreste trovare problemi nel parcheggiare l’auto nelle vicinanze del monastero. Alla partenza non possiamo non osservare la facciata della chiesa in pietra di Zandobbio, il possente campanile e la struttura del monastero.
La strada da prendere è appunto via Madonna d’Argon, a destra un pannello ci racconta del parco, sempre sulla destra un torrente non in buone condizioni.
Si sale, a sinistra la struttura dell’acquedotto, più avanti una struttura ricettiva, si procede fino ad arrivare ad un tornante dove a destra troverete il “Casotto”, una cascina in attesa di restauro.
Siamo ad un incrocio di sentieri: a destra si scende a Torre de Roveri, a sinistra alcuni percorsi entrano nel bosco sulla costa del colle, noi procediamo dritti, attraversando alcuni roccoli.
Non si può sbagliare, si punta verso la cima, a 482 mslm, ad attendervi una scalinata in legno che vi porta fino al pianoro dove trova spazio la chiesa della Madonna in Argon dal XI secolo, più antica del monastero, rimaneggiata fino al XVI.

Arte, eremitaggio e natura
A hermitage is located on this site. A place of reflection, silence, an eye for nature and spirituality. The resident can already explain this in a whisper. There is also a library.
Qui è possibile incontrare l’eremita che vi accoglie nella biblioteca.
Questa piccola chiesa si trova vicino al monte Argon, all’inizio della Val Cavallina. Fu costruita a partire dal 1121, la facciata attuale fu completata nel XVII secolo ed è in stile romanico.
Gli affreschi interni sono stati attribuiti, sebbene rimanga un certo grado di incertezza, all’artista bergamasco del XVII secolo Pietro Baschenis.
Si può tornare dal percorso fatto all’andata o procedere fino ad un incrocio e tornare sul versante orientale dai sentieri nel bosco; a metà strada è presente un’aula didattica dedicata alla geologia del luogo.
Ad un’ora di cammino c’è la chiesa di S. Giorgio, prossimo itinerario.
Monastero benedettino di San Giacomo a Pontida
Il monastero benedettino di San Giacomo in Pontida offre ospitalità a tutti coloro che desiderano momenti di silenzio, raccoglimento e preghiera.
Nel monastero si accolgono persone singole, solo uomini, per un momento di riflessione e preghiera o anche per un aiuto ai giovani in ricerca vocazionale.
Questo tipo di ospitalità permette di condividere interamente, nella preghiera e nel lavoro, la vita dei monaci.
| Caratteristica | Dettaglio |
|---|---|
| Tipologia | Monastero, abbazia, foresteria |
| Gestione | Religiosa |
| Zona | Semicentrale, collina |
| Ospiti | Singola, sacerdote, studente universitario |
| Motivi del soggiorno | Ritiri spirituali, riti liturgici, esperienze di silenzio, esperienze di vita monastica o conventuale, ricerca vocazionale |
| Trattamento | Pensione completa |
| Alloggi | Singole |
| Servizi comuni | Chiesa, cappella, assistenza religiosa, giardino, parco, sala riunioni, parcheggio auto, copertura rete cellulare, Wi-Fi internet |
| Dotazioni | Asciugamani e lenzuola, bagno in camera, riscaldamento |
La struttura è esente dal Codice Identificativo Nazionale in quanto non applica tariffe ma accetta donazioni liberali in favore dell’ente gestore.
Inoltre ospita limitatamente ad esperienze di convivenza religiosa con la comunità residente.
Entro 200 m si trovano chiesa, fermata bus e zona abitata. Entro 1 km si trovano stazione treni, bancomat, bar e ristorazione, supermercato e farmacia.
Tra 5 e 10 km si trova l’ospedale, mentre l’aeroporto è oltre 10 km.
Sono previste restrizioni d’orario serale e gli animali non sono ammessi.
La posizione indicata è Piazza Giuramento 155, 24030 Pontida, Bergamo.
Gli eremi e i monasteri della Bergamasca
La città di Bergamo, così come tutta la provincia, è un luogo ricco di patrimonio storico, culturale e artistico religioso. È infatti una terra di grande devozione che ha dato i natali ad Angelo Giuseppe Roncalli, San Giovanni XXIII, uno dei Papi più amati e apprezzati di sempre.
Bergamo era ricca di luoghi di culto, monasteri e conventi di cui oggi non resta più traccia o che, in seguito all’editto napoleonico, sono stati trasformati in botteghe, attività commerciali o destinati ad uso privato.
Camminando per le vie della città bassa, inconsapevolmente passeggiamo accanto a luoghi dal grande passato religioso e di cui non rimane traccia visiva.
Monasteri scomparsi di Bergamo
- San Carlo dei Mendicanti in via Sant’Alessandro.
- San Carlo al Soccorso o Sant’Antonio in Foris in via Borgo Palazzo.
- Santa Lucia nel quartiere omonimo.
- Sant’Antonino da Padova.
- Il Monastero delle Madri Terziarie tra via Broseta e via Sant’Antonino.
- Santa Chiara in via Sant’Alessandro, oggi RSA Santa Chiara con accesso da via Garibaldi.
- Il Monastero delle Madri Carmelitane in via Sant’Orsola.
- Il monastero domenicano di Santa Lucia e Agata, nell’area dell’attuale Palazzo Frizzoni.
- Il monastero di Santa Marta, nell’area retrostante Piazza Vittorio Veneto.
Santa Grata Ad Columnellis
Santa Grata Ad Columnellis si trova in via Arena, una delle più suggestive vie di Bergamo Alta, e viene considerato uno dei più antichi tra i monasteri benedettini in Lombardia, nonché la più antica espressione bergamasca della vita consacrata femminile.
Nel corso della sua lunga storia fu soppresso due volte, nel 1798 e nel 1810, e fu riattivato definitivamente nel 1817.
Nei luoghi di clausura non è possibile accedere, ma la chiesa è visibile e merita una visita attenta.
Si presenta ad un’unica navata ed è particolarmente decorata. Al suo interno sono presenti opere di gran pregio, come la pala d’altare Madonna e Santi del pittore Enea Salmeggia detto il Talpino, il Raffaello di Bergamo, donata proprio dall’artista come dote ai voti monacali della figlia.
Santa Grata è “compatrona” della Diocesi e della terra di Bergamo, con Sant’Alessandro martire.
Monastero di San Benedetto
In via Sant’Alessandro, tra via Mario Botta e Vicolo Torri, troviamo il Monastero delle Monache Benedettine.
Il cenobio trae la sua origine dalla fusione delle comunità benedettine del primitivo sito di Santa Maria Novella e Santa Maria in Valmarina, località tra Bergamo e l’imbocco della valle Brembana.
Una comunità in rapida crescita quella riunita nella regola di San Benedetto, tanto che nel 1504 arrivò a contare ben 28 monache professe.
Si rese dunque necessario ampliare il complesso claustrale e la chiesa, i cui lavori iniziarono nel medesimo anno e poi proseguirono nuovamente nel 1516.
Il progetto fu affidato all’architetto bergamasco Pietro Cleri detto Isabello.
Nel 1510 Jacopino de’ Scipioni affrescò la cappella interna delle monache, poi adibita a sacrestia maggiore.
La ristrutturazione dell’edificio fu di grande pregio, tanto che la chiesa è oggi considerata un gioiello dell’architettura cinquecentesca lombarda.
Monastero Matris Domini
Il monastero Matris Domini si trova in via Locatelli, ai piedi di Bergamo Alta, e prese ufficialmente vita il 25 marzo 1273 con la consacrazione della chiesa.
All’inizio del Trecento la chiesa venne ampliata e dotata di una vetrata che raffigurava Maria Santissima, san Domenico e san Pietro Martire.
In seguito fu interamente affrescata e, ancora oggi, parte degli affreschi e della vetrata sono visibili nel vicino museo di Matris Domini, allestito nei locali destinati in passato a lavanderia, stireria e refettorio.
Nel secolo XVII la chiesa subì una profonda ristrutturazione in stile barocco e gli affreschi vennero ricoperti.
Nello stesso periodo, fu ampliato il monastero così da ospitare un numero crescente di monache, si parla di almeno 40 religiose.
Nel corso della prima dominazione austriaca il monastero fu adibito a caserma e solo nel 1835 le suore poterono riprendere la loro vita religiosa.
Il Museo Matris Domini
Alcuni locali del monastero sono oggi adibiti a museo e vi sono raccolti una ventina di strappi di affresco, che testimoniano la storia della comunità tra i secoli XIII e XVI.
Alcuni di questi, tra i più antichi, si trovavano nell’area chiamata “Refettorio vecchio” e sono stati collocati nella vecchia stireria e lavanderia; altri provengono invece dalla zona absidale dell’antica chiesa gotica.
Sono quelli sopravvissuti al rifacimento in stile barocco subito dalla chiesa nel corso del XVII secolo.
Monastero delle sorelle Clarisse
Nel quartiere Boccaleone, alla periferia sud di Bergamo, si trova infine il Monastero delle sorelle Clarisse, fondato da madre Maria Chiara Poloni il 7 dicembre 1847, in seguito alla distruzione e soppressione dei tre precedenti.
Il sito originario era in Borgo Canale in Bergamo Alta, abbandonato dalle monache a metà del Cinquecento a causa della devastazione di truppe straniere.
Ancora oggi attivo, conta oltre venti sorelle di diversa età.
Altri luoghi di spiritualità lombardi collegati alla tradizione eremitica
La tradizione degli eremi prosegue oltre i confini della provincia di Bergamo, in diverse aree della Lombardia caratterizzate da montagne, laghi, boschi e antichi percorsi devozionali.
Eremi dell’Alto Garda
Eremo di San Valentino
L’eremo di San Valentino è una cappella-romitorio semirupestre del XVII secolo, situata a Sasso di Gargnano, nel Parco Regionale dell’Alto Garda Bresciano.
È di fatto una minuscola costruzione, addossata alla roccia da una parte e dall’altra, affacciata a picco sul lago.
La tradizione fa risalire la sua origine all’epoca della peste che nel 1630 colpì la popolazione della zona.
Vi si trovano la cappelletta, il luogo per il fuoco, alcuni piccoli vani ricavati anche nella parete rocciosa e una cisterna naturale.
Un eremita vi è attestato nel 1684; un altro, Giovanni Marchetti, “di buoni costumi”, a metà Settecento.
L’ultimo, Geremia Paladini, deceduto nel 1865 dopo 16 anni di vita solitaria e di questua, si attivò per il mantenimento del romitorio, raffigurando all’interno la sua silhouette.
Eremo di Montecastello
L’eremo di Montecastello è un complesso cenobitico del XIII secolo situato a Tignale, nel Parco Regionale dell’Alto Garda Bresciano.
Occupa uno spuntone di roccia calcarea a picco sul lago di Garda ed è sorto probabilmente sui ruderi di un antico tempietto dell’800.
Nei suoi ricchi e affrescati interni di scuola giottesca è custodito, tra l’altro, l’ex voto più grande d’Europa, risalente agli inizi del Seicento.
È adiacente all’antico Santuario della Madonna di Montecastello, monumento per eccellenza di Tignale, a ricordo della sanguinosa battaglia consumatasi nel 1200.
Attualmente è abitato e curato da una comunità di religiose, le Dorotee di Cemmo.
Eremo di San Michele
L’eremo di San Michele è una chiesa-romitorio dell’VIII secolo situata a Tremosine sul Garda, nel Parco Regionale dell’Alto Garda Bresciano.
Secondo una prima ipotesi intorno all’origine della chiesetta, peraltro una delle più antiche di Tremosine, è un’opera dei Longobardi, di cui il santo era protettore dopo la loro conversione al cristianesimo nell’VIII secolo.
San Michele era anche il patrono di chi utilizzava il fuoco per lavoro: carbonai e artigiani delle fucine, al tempo assai numerosi nella zona.
L’edificio, che sorge su un’altura dell’Alto Garda bresciano, fa subito pensare ad un sito fortificato.
Il ritrovamento di frammenti di ceramica tardo-medievale, assieme all’intitolazione, lascia presupporre una datazione del complesso al primo Medioevo.
La chiesa, ad aula unica e abside poligonale, si può far risalire al XIV secolo, ancorché nella parte inferiore dei muri perimetrali si evidenziano tecniche costruttive più antiche.
Nel 1679 il prete veronese Florenio Feliberi vi istituì un eremo dove visse e morì.
La vita dell’eremo era scandita da due date importanti: 8 maggio e 29 settembre, dedicate a san Michele, occasioni in cui si tenevano processioni propiziatorie per il lavoro nei campi.
Poi, all’inizio dell’Ottocento, scese il buio attorno al piccolo sacro edificio che attualmente è affidato ai francescani lombardi.
Eremi della Brianza
Eremo di San Genesio
Quella dell’eremo di San Genesio è una storia alquanto datata, secondo documenti certi che ne attestano l’esistenza a partire dal 950, allorquando Alcherio di Airuno lascia alcuni fondi di sua proprietà alla plebana di Brivio, alla chiesa dei santi Cosma e Damiano di Airuno ed alla cappella di San Genesio sul monte Suma.
Vi sono poi altri atti risalenti al 1449 che registrano alcuni eventi bellici nei quali Francesco Sforza ed un manipolo di uomini di Brianza assedia i veneziani arroccati in un non meglio identificato fortilizio nei pressi del Colle San Genesio.
Più avanti, nel 1591, Martino da Lucca, frate eremitico agostiniano, nell’intento di favorire il suo ordine, si prese cura della chiesa di San Genesio erigendo anche un piccolo convento.
Gli Agostiniani vi rimasero fino al 1770, anno in cui l’autorità austriaca e l’Arcivescovo di Milano decretarono la soppressione del convento con il conseguente abbandono del colle.
Dal 1863 al 1938 vi fu il ritorno di una congregazione religiosa, quella dei frati camaldolesi, che ricostruì convento e chiesa dedicandoli però ad un santo a loro molto caro, san Giuseppe.
Il complesso assunse così, nelle grandi linee, la conformazione attuale, ma oggi è di proprietà privata.
Eremo di San Miro al Monte
La costruzione della chiesa di San Miro al Monte viene iniziata nel 1643 e portata a termine nel 1660 lungo la val Ravella, in prossimità della grotta dove il Santo ha trascorso in eremitaggio un lungo periodo della sua travagliata vita.
Annesso alla chiesa vi era un piccolo romitorio che da subito ospitò un eremita; nel 1723 gli eremiti erano due, secondo quanto riporta nel suo “Compendio della vita del beato Miro” il padre comasco Giuseppe Maria Stampa.
È probabile che i frati appartenessero al convento situato in paese a lato della chiesa di San Francesco, e che vivessero vicino all’eremo per assicurarne la funzionalità.
Si possono ancora notare, sul ripido pendio posto sull’altro versante del torrente, alcuni muretti a secco che sorreggevano i terrazzamenti sui quali i frati coltivavano le verdure per il loro fabbisogno.
I religiosi vi soggiornarono fino alla fine del Settecento, quando, contestualmente alla chiusura del convento di San Francesco, il luogo di culto venne definitivamente abbandonato.
Nei decenni successivi, con fatica e lunghe pause, ci si è preoccupati dapprima di mantenere e quindi di restaurare l’intero complesso, fino a completarlo nel 2005.
Il culto di san Miro è legato all’acqua e da secoli l’eremo è meta di pellegrinaggio, così come lo è la fonte, recentemente restaurata, dalla quale sgorga un’acqua dagli effetti salutari.
Eremo di San Pietro al Monte
L’eremo di San Pietro al Monte, situato a 662 metri sul livello del mare, risale al periodo longobardo, si dice per volere di Desiderio, ma la struttura che vediamo oggi è la ricostruzione in forme romaniche della seconda metà dell’XI secolo.
Il monastero benedettino esercitò una forte influenza politica ed economica sul territorio circostante, poiché i suoi possedimenti comprendevano buona parte della Brianza, e ospitò personaggi importanti legati alla corte imperiale germanica e al mondo religioso milanese.
È considerato uno dei più singolari monumenti lombardi: all’interno, il pronao, l’abside e la volta sono infatti impreziositi da stucchi e affreschi bizantineggianti di rara bellezza.
Eremo di San Salvatore
L’eremo di San Salvatore, ex romitorio dei cappuccini, viene fondato nel 1536 per diretto interessamento del nobile sacerdote don Leone Carpani, sul luogo già abitato da un eremita.
Più volte rimaneggiato e ristrutturato, anche per ordine di san Carlo Borromeo, spesso ospite e partecipe della vita austera dei frati, conserva ancora un chiostro originale del Cinquecento.
La chiesa è impreziosita da un affresco cinquecentesco, in parte mutilato, della Crocifissione di Michelino da Besozzo.
In seguito alla soppressione di tutti gli ordini religiosi da parte di Napoleone, anche il convento di San Salvatore viene chiuso.
Rimane così fino al 1952, anno della sua riapertura per iniziativa dell’istituto secolare Cristo Re che ne garantisce tutt’ora la funzionalità.
Eremo dei Cappuccini
L’eremo dei Cappuccini di Verano Brianza, nel Parco Regionale della Valle del Lambro, è un complesso cenobitico del XX secolo.
Edificato agli inizi dello scorso secolo, l’eremo è piuttosto pericolante ed in stato di completo abbandono.
Eremi dell’Insubria
Eremo di San Donato
L’eremo di San Donato, costruito alle pendici del monte di Brunate ed in parte scavato nella viva roccia, si sovrappone probabilmente ai ruderi di una fortificazione bizantina.
Questa ipotesi è suffragata dalla tradizione tipicamente orientale della pesatura dei neonati che vi si praticava.
Di proprietà del monastero benedettino di San Giuliano, nel 1435 viene concesso in comodato d’uso ai terziari francescani, come testimonia la presenza della grotta eremitica del loro confratello, il beato Geremia Lambertenghi, vissuto dal 1440 al 1513.
La chiesa attuale è a navata unica con cappella laterale ed abside coperta da volta ad ombrello tardogotica.
Nel 1772 il complesso, comprendente la chiesa ed il convento, fu soppresso e ceduto a privati con funzione prettamente abitativa.
Negli anni Ottanta il convento è stato addirittura trasformato in condominio, attraverso una vendita frazionata dell’intero immobile.
Eremo di Santa Caterina del Sasso Ballaro
L’eremo di Santa Caterina del Sasso Ballaro è composto da tre nuclei distinti, distribuiti lungo un costone roccioso a strapiombo sul lago Maggiore.
Dal portone d’ingresso si accede al convento meridionale e si percorre un portico ad archi, con stupenda vista sul lago.
Attraversato un cortiletto con un torchio ligneo del 1759 si giunge al conventino e quindi alla chiesa di stile romanico.
L’edificio attuale ha una struttura davvero singolare, frutto della fusione di tre cappelle originariamente distinte.
Di grande ricchezza e qualità sono i cicli pittorici, soprattutto quelli trecenteschi, sia nella chiesa che nella Sala Capitolare.
Secondo la leggenda l’eremo venne fondato da Alberto Besozzi di Arolo, un ricco mercante scampato ad un naufragio per intercessione di santa Caterina d’Alessandria nel 1170 e ritiratosi a vita eremitica sul Sasso Ballaro.
Le tre cappelle sorte in tempi successivi divennero presto meta di pellegrinaggio e il luogo stesso fu considerato miracoloso.
Celebre è il prodigio di inizio Settecento, quando cinque enormi massi precipitarono sulla chiesa ma restarono impigliati nella volta di una cappella, rimanendovi sospesi per quasi due secoli, fino al 1910.
Il monumento conobbe nei secoli alterne vicende di splendore e decadenza, fino alla soppressione nel 1779.
Dopo un lungo periodo di incuria e abbandono, un recente e impegnativo restauro ne ha permesso la riapertura ed il ritorno di una comunità monastica benedettina.
Eremi del lago d’Iseo e della Lombardia meridionale
Eremo di San Pietro a Pregasso di Marone
L’eremo di San Pietro, su un panoramico colle prospiciente il lago d’Iseo, è un edificio religioso risalente al XIV secolo che consta di una facciata a capanna con pronao su colonnine in pietra di Sarnico e volta a crociera.
L’interno, semplice e suggestivo, è a navata unica terminante con una piccola abside preziosamente decorata.
Romitorio di San Pietro a Redondesco
L’esistenza del romitorio di San Pietro risale al secolo XI.
Posizionato in un luogo isolato, è pressoché circondato dal fossato del torrente Tartaro.
Lo stile romanico è a navata unica ed il campanile presenta quattro bifore a tutto sesto; sulle pareti interne sono ancora visibili degli affreschi quattrocenteschi.
Per parecchi secoli è stato abitato da eremiti che vi conducevano una vita meramente contemplativa.
Eremo di Sant’Eusebio
L’eremo di Sant’Eusebio è una chiesa-romitorio del XV secolo situata nei pressi della frazione di Ferie, sul costone boschivo dove, in tempo di guerra, i soldati montavano di guardia sugli alberi.
L’edificio religioso, le cui origini risalirebbero addirittura all’epoca paleocristiana, è documentato a partire dal XV secolo.
La chiesetta dalla semplice facciata conserva una piccola abside realizzata con mattoni a vista.
Eremi dell’Oltrepò Pavese
Eremo di Sant’Alberto di Butrio
L’eremo di Sant’Alberto di Butrio è senza dubbio uno dei luoghi più affascinanti e al tempo stesso misteriosi tra le montagne dell’Oltrepò Pavese.
Edificata dallo stesso sant’Alberto, forse del casato dei Malaspina, nel 1030 e rimasta per lungo tempo abbandonata, l’abbazia è stata oggetto di recenti restauri.
Si compone di tre chiese e racchiude affreschi della fine del Quattrocento che, per certi aspetti, ricordano i dipinti del vicino monastero di Bobbio.
Nell’ordine, le tre chiese del complesso sono: una a pianta trapezoidale, con una colonna al centro, dedicata a sant’Antonio, XIV secolo; un’altra con un’abside orientata, dedicata a Santa Maria, XI secolo; ed una terza, stretta ed allungata, dedicata allo stesso sant’Alberto, XI secolo.
Grotte di San Ponzo
La Grotta di San Ponzo, ora trasformata in oratorio, e il Giaciglio del Santo, poco più in alto ma meno accessibile, sono le due cavità naturali che si trovano nel folto della boscaglia nei pressi del monte Vallassa, poco distanti dal piccolo borgo di San Ponzo Semola, frazione di Ponte Nizza.
In queste grotte, rese famose nel Medioevo dal ritrovamento delle sacre spoglie, si è rifugiato ed ha vissuto da eremita San Ponzo nel corso del III secolo fino a quando, scoperto dai romani, è stato decapitato.
La sua figura per tradizione è legata alle proprietà taumaturgiche dell’acqua che sgorgava, allora come oggi, dalle rocce interne.
Grotta di Sant’Alberto di Butrio
La tradizione racconta che nel 1030 Alberto andò ad abitare a lungo e in solitudine in una grotta nei pressi dell’eremo dove morì nel 1073.
Nel posto della scomparsa grotta, agli inizi del secolo scorso, tra i verdi boschi di castagni, è stata costruita la piccola e semplice cappella che, all’interno, riproduce plasticamente l’ascesi del Santo nell’antico luogo eremitico.
Eremo di San Glisente in Val Camonica
L’eremo di San Glisente è una cripta rupestre dell’XI secolo situata a Berzo Inferiore, in provincia di Brescia.
Percorsi romanici nella provincia di Bergamo
Una guida illustrata edita dalla Provincia di Bergamo contribuisce al riconoscimento del ricco patrimonio monumentale romanico ampiamente diffuso sul territorio provinciale.
La proposta si articola in un itinerario concentrato in 9 luoghi di interesse.
| Luogo | Località | Periodo |
|---|---|---|
| San Tomè | Almenno San Bartolomeo | Sec. XII |
| San Giorgio | Almenno San Salvatore | Sec. XII |
| Sant’Egidio in Fontanella | Sotto il Monte Giovanni XXIII | Sec. XI |
| Torre di Gombito | Bergamo | Sec. XII |
| Santa Maria Maggiore | Bergamo | Sec. XII-XIII |
| San Vincenzo alla Torre | Trescore Balneario | Sec. IX-XII |
| San Giorgio Martire | Credaro | Sec. XI-XVI |
| San Giovanni Battista in Cividino | Castelli Calepio | Sec. XI |
| San Benedetto in Abbazia | Albino | Sec. XII |

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