La preghiera di salvezza evangelica non è una formula magica né un atto verbale capace, da solo, di garantire automaticamente la vita eterna. È una preghiera di pentimento, fede e affidamento a Gesù Cristo, autentica quando esprime realmente ciò che la persona riconosce, comprende e crede riguardo al proprio peccato e al bisogno di salvezza.
Secondo la prospettiva biblica, la salvezza è innanzitutto l’incontro tra Dio e l’uomo, cioè l’armonia ripristinata tra il visibile e l’invisibile. Alla luce della croce, però, non è l’uomo ad avvicinarsi autonomamente a Dio: è Dio stesso a intervenire concretamente nella storia, manifestando il suo amore e offrendo la riconciliazione mediante Gesù Cristo.
Che cos’è la preghiera di salvezza evangelica
Nel linguaggio evangelico moderno, l’espressione preghiera della salvezza, chiamata anche preghiera del peccatore, indica una preghiera di pentimento e di accoglienza del Messia pronunciata da chi desidera essere salvato. In genere contiene l’ammissione del proprio peccato, la richiesta di perdono e l’invito a Gesù a entrare nella propria vita come Signore e Salvatore.
Una preghiera può quindi esprimere la fede nella morte e risurrezione di Gesù, la confessione del peccato, la richiesta di misericordia e il desiderio di vivere sotto la signoria di Cristo. Tuttavia, il semplice fatto di pronunciare determinate parole non ottiene nulla se quelle parole non corrispondono a una fede sincera e a un reale ravvedimento.
Dire la preghiera della salvezza è semplicemente un modo per dichiarare a Dio che si sta confidando in Gesù Cristo come proprio Salvatore. Non ci sono parole “magiche” che abbiano come risultato la salvezza.
La salvezza nella prospettiva biblica
L’idea di salvezza è espressa in ebraico da tutto un gruppo di radici che si riferiscono alla stessa esperienza fondamentale: essere salvato significa essere tratto da un pericolo in cui si rischiava di perire. Secondo la natura del pericolo, l’atto di salvare si collega alla protezione, alla liberazione, al riscatto e alla guarigione; la salvezza, invece, si collega alla vittoria, alla vita e alla pace.
Partendo da questa esperienza umana, la rivelazione ha spiegato uno degli aspetti più essenziali dell’azione di Dio nella storia: Dio salva gli uomini, Cristo è nostro Salvatore e il Vangelo apporta la salvezza a ogni credente.
La salvezza considerata da un punto di vista biblico e quindi spirituale e universale è innanzitutto l’incontro tra Dio e l’uomo. In altre parole, è l’armonia ripristinata tra il visibile e l’invisibile.
Questa salvezza non nasce dall’esperienza personale considerata come centro assoluto, dall’appartenenza confessionale o dalla semplice adesione a un credo. Tutte queste espressioni possono essere importanti, ma non costituiscono la salvezza biblica: sono piuttosto risultati o conseguenze dell’opera salvifica.
Dio prende l’iniziativa della salvezza
Alla luce della croce emerge una differenza fondamentale rispetto alle religiosità legaliste di ogni tempo. Non è l’uomo ad avvicinarsi a Dio, ma è Dio stesso a intervenire concretamente nella storia.
In tal modo Dio rivela che l’uomo non è in grado di conoscere autonomamente il proprio Creatore e tanto meno di avvicinarsi a Lui con le proprie forze. La novità rivoluzionaria e, allo stesso tempo, incomprensibile non è soltanto l’avvenimento della croce, ma anche la base costitutiva della nuova alleanza.
Nella “pienezza dei tempi” si concretizza un avvenimento universale e singolare, una trascendenza rovesciata. Nell’evento della grazia redentrice non è l’uomo a correre verso Dio: Dio stesso si accosta agli uomini per manifestare il suo amore infinito e incondizionato.
Secondo la testimonianza evangelica, è Dio stesso, nella persona del Figlio unigenito, a entrare nella storia e a identificarsi con il peccatore, contemporaneamente come un Padre amoroso che lo accoglie in sé. Questo è davvero incomprensibile.
La grazia salvifica non può e non deve essere imposta, perché ha come confronto il dono di essere uomini. I doni di Dio sono senza pentimento e gli esseri umani non possono essere sottoposti a costrizioni.
Dio non potrebbe imporre la salvezza senza rinnegare se stesso. Per questo Egli si rivolge alla sua creatura e le dice: “Dammi il tuo cuore!”.
Grazia, fede e libertà
La grazia divina offerta dal Signore al mondo e accettata dal singolo individuo per sola fede è sempre riferita a un rapporto d’amore, mai motivata da minacce o da prevaricazioni di qualsiasi genere.
L’azione mediante la quale l’armonia viene ripristinata si compie nell’individuo attraverso un processo soggettivo. Essa avviene all’interno dell’essere, nel cuore di ogni singolo credente.
Questo incontro è insondabile, poiché riguarda anzitutto la sfera spirituale e comincia nell’essenza dell’essere. Perciò non è possibile interferire in esso.
Nessuno potrà impunemente frapporsi tra Dio e l’uomo, poiché vi è un solo mediatore fra Dio e l’uomo: il nuovo uomo, cioè Gesù Cristo.
Gesù Cristo, unico mediatore e Salvatore
Gesù Cristo non è soltanto colui che media tra Dio e l’uomo: è colui che ci ha riconciliati con il Padre e ci ha assunti nella propria umanità. Questo è avvenuto nella sua morte e nella sua risurrezione.
Il Signore ci ha “incorporati” nel suo seno come una nutrice. La sua mediazione è quindi salvezza e garanzia senza fine.
In termini biblici, questa mediazione è riconciliazione, pacificazione e comunione con Dio. Si tratta di un incontro tra la divinità e l’umanità concepito non dalla volontà dell’uomo, ma dalla volontà sovrana e salvifica del Signore.
Colossesi 1:22. Ora Iddio vi ha riconciliati nel corpo della carne di lui, per mezzo della morte d’esso, per farvi comparire davanti a sé santi e immacolati e irreprensibili.
I Corinzi 1:30. E a lui voi dovete d’essere in Cristo Gesù, il quale ci è stato fatto da Dio sapienza, e giustizia, e santificazione, e redenzione.
La riconciliazione è un collegamento permanente e imperituro tra l’infinito e il transitorio. La salvezza non è quindi il risultato di una formula pronunciata meccanicamente, ma l’opera di Dio compiuta in Cristo e accolta mediante una fede reale.
Il significato della croce
La croce costituisce il centro della salvezza evangelica. In essa il giudizio sul peccato e la grazia di Dio si manifestano insieme.
Lo Spirito Santo rivela contemporaneamente il peccato nella sua essenza, il giudizio avvenuto sulla croce come conseguenza e la grazia infinita del Signore manifestata nella risurrezione.
Davanti alla visione della croce la coscienza si dilata. L’io egocentrico si frantuma e si dissolve, mentre settarismo, arroganza e orgoglio confessionale non trovano più spazio.
Quando lo Spirito Santo rivela il valore del Crocifisso, non vi è più posto per queste insidie. In questa realtà spirituale opera la potenza della riconciliazione universale, che è liberazione da ogni genere di schiavitù e raggiunge ogni parte del nostro essere e del nostro esistere.
Solo all’interno di questo luogo di liberazione e di autentica spiritualità possiamo accoglierci gli uni con gli altri con la stessa dignità. La prima unità consiste nel riconoscersi peccatori accolti non per meriti, ma unicamente per l’amore incondizionato del Signore.
Il Vangelo è rivolto ai peccatori
L’Evangelo è rivolto ai peccatori. Chi pensa di essere giusto o si considera più meritevole dei propri simili parla di altro: in tal caso il Vangelo non lo riguarda.
Dio ci ha accolti non quando abbiamo immaginato di essere credenti o quando avevamo cambiato la nostra moralità, bensì quando eravamo nemici ed estranei.
Se abbiamo compreso questa verità evangelica, non possiamo assumere atteggiamenti discriminatori nei confronti del prossimo. Il Signore ci ha riconciliati quando eravamo morti.
Romani 11:32. Poiché Dio ha rinchiuso tutti nella disubbidienza per far misericordia a tutti.
Giovanni 3:16. Poiché Iddio ha tanto amato il mondo, che ha dato il suo unigenito Figliuolo, affinché chiunque crede in lui non perisca, ma abbia vita eterna.
Che cosa significa essere salvati
Il primo aspetto della preghiera della salvezza è comprendere che siamo tutti peccatori. La Bibbia mette in chiaro che tutti abbiamo peccato e siamo bisognosi della misericordia e del perdono di Dio.
La preghiera della salvezza è un’implorazione per ottenere grazia e scampare al giudizio. È una richiesta di misericordia per non subire l’ira divina.
Il secondo aspetto è sapere che Dio ha provveduto il rimedio alla nostra condizione di perdizione e di peccato. Dio ha assunto un corpo ed è diventato un essere umano nella persona di Gesù Cristo.
Gesù ha insegnato la verità su Dio e ha vissuto una vita perfettamente giusta e senza peccato. È morto sulla croce al posto nostro, subendo il castigo che meritavamo noi.
Gesù è risuscitato dai morti per dimostrare la sua vittoria sul peccato, sulla morte e sull’inferno. Grazie a tutto questo, i nostri peccati possono essere perdonati e possiamo ricevere la promessa della vita eterna se riponiamo la nostra fede in Gesù Cristo.
Tutto ciò che dobbiamo fare è credere che Egli sia morto al posto nostro e che sia risuscitato dai morti. Possiamo essere salvati per grazia, mediante la fede, soltanto in Gesù Cristo.
Efesini 2:8. Infatti è per grazia che siete stati salvati, mediante la fede; e ciò non viene da voi; è il dono di Dio.
La preghiera non è una formula magica
Esaminando le Scritture, emerge che nessuna formula della preghiera del peccatore è mai insegnata o menzionata nella Bibbia. Da Genesi ad Apocalisse non troviamo un episodio in cui a un peccatore non credente venga detto di recitare una preghiera per ottenere la salvezza.
La Bibbia indica un’altra via per ricevere la redenzione: il modo biblico per essere salvati è la fede nel Messia Gesù, non la ripetizione di una formula.
Gli apostoli, nel libro degli Atti, non guidarono nessuno a ripetere una preghiera per nascere di nuovo. Quando le folle toccate dalla predicazione chiesero a Pietro: «Che dobbiamo fare?», la risposta fu: «Ravvedetevi e ciascuno di voi sia battezzato nel nome di Yeshua il Messia per il perdono dei vostri peccati».
La Bibbia sottolinea il ravvedimento sincero e l’ubbidienza, non l’adesione a parole prestabilite. Non leggiamo di una preghiera di salvezza insegnata dagli apostoli né di decisioni lampo prese attraverso una formula ripetuta.
Per esempio, Saulo, il futuro Paolo, sperimentò la conversione attraverso un incontro personale con il Messia e tre giorni di preghiera e pentimento. Solo dopo aver recuperato la vista e aver obbedito all’ordine di essere battezzato ricevette la lavanda dei peccati.
Ravvedimento, fede e battesimo
I primi cristiani non basavano l’ingresso nel Regno di Dio su un’istanza oratoria isolata. Le condizioni proclamate erano il ravvedimento, la fede viva nel Messia, il battesimo per immersione totale e la perseveranza.
«Pentitevi e siate battezzati per il perdono dei vostri peccati» predicava Pietro il giorno di Pentecoste. E ancora: «Ravvedetevi dunque e convertitevi, affinché i vostri peccati siano cancellati».
La salvezza biblica avviene per grazia mediante la fede, ma la fede autentica è sempre accompagnata da una trasformazione di vita, dal nascere di nuovo e dal seguire Gesù quotidianamente come discepoli.
La Lettera di Giacomo avverte che «la fede senza le opere è morta». Una semplice dichiarazione verbale di fede, se non è seguita da un cambiamento reale, è vana.
Gesù stesso ammonì: «Non chiunque mi dice: “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio». Pronunciare “Signore, Signore” con le labbra non basta: occorre riconoscerlo come Signore nella pratica della vita.
La nuova nascita
La grazia redentrice agisce all’interno delle coscienze come luce e, nello stesso tempo, come energia creatrice. Essa rivela le potenzialità dello Spirito e crea la capacità e lo stato spirituale per vivere come strumenti di giustizia a Dio.
Questa energia della grazia divina è definita dalle Sacre Scritture come un “parto dello Spirito” dal quale scaturisce una “nuova nascita”, una nuova creatura la cui forza motrice e rigeneratrice non è il legalismo né la paura, ma la legge della libertà, cioè la legge dello Spirito.
Questa nuova creazione dello Spirito non deve essere confusa con nessuna forma di etica o morale prodotta dagli uomini, né con modelli di religiosità confessionale.
Prima di parlare di morale, costume, servizio per il regno di Dio o altro ancora, è necessario nascere. È necessario pervenire alla fonte dello Spirito, entrare nella coscienza dello spirito e ascoltare la Parola nel profondo del proprio essere.
Questa nascita non può avvenire per la volontà dell’uomo, ma per la grazia infinita di Dio. Anche la crescita verso la maturità spirituale e la consapevolezza deve essere attribuita all’azione dello Spirito e non alla capacità autonoma dell’uomo.
Giovanni 1:12-13. E’ venuto in casa sua, e i suoi non l’hanno ricevuto; ma a tutti quelli che l’hanno ricevuto egli ha dato il diritto di diventar figliuoli di Dio. A quelli, cioè, che credono nel suo nome; i quali non sono nati da sangue, né da volontà di carne, né da volontà d’uomo, ma sono nati da Dio.
Giovanni 3:6. Quel che è nato dalla carne, è carne; e quel che è nato dallo Spirito, è spirito.
La salvezza come cammino di tutta la vita
Dalla prospettiva biblica, la salvezza non è un evento isolato sigillato da una preghiera, ma un processo dinamico che coinvolge tutta la vita del credente.
La Scrittura insegna che si è giustificati per fede: esiste quindi un momento iniziale in cui l’anima, rispondendo alla grazia, passa dalla morte alla vita. Tuttavia, quella fede salvifica è l’inizio di un percorso, non la sua conclusione.
La Bibbia parla della salvezza in termini passati, presenti e futuri: «per grazia siete stati salvati»; «ottenendo il fine della vostra fede, la salvezza delle anime»; «chi avrà perseverato sino alla fine sarà salvato».
Vi è dunque una perseveranza da mettere in pratica. L’autentica conversione biblica implica diventare discepoli: Gesù comandò di fare discepoli tutti i popoli, insegnando loro a osservare tutto ciò che aveva comandato.
La vita cristiana è descritta nelle Scritture come una corsa da correre con perseveranza, una battaglia spirituale da combattere fino alla fine e una santificazione progressiva.
L’apostolo Paolo paragonò la vita di fede a una maratona e dichiarò vicino alla morte: «Ho combattuto il buon combattimento, ho finito la corsa, ho conservato la fede». Solo allora attendeva «la corona di giustizia» presso Dio.
Anche Pietro avverte i credenti di comportarsi con timore durante il tempo della loro dimora terrena, mentre Paolo esorta a perseverare nella bontà.
| Dimensione della salvezza | Significato |
|---|---|
| Passata | Per grazia siete stati salvati |
| Presente | Crescita nella fede, nella santità e nell’ubbidienza |
| Futura | Perseveranza sino alla fine e salvezza piena |
La dottrina della sicurezza nel Messia non deve essere fraintesa: si è al sicuro nelle mani di Dio finché si rimane nel Messia, ma non esiste salvezza per chi abbandona la fede o vive nel peccato ostinato.
Non basta aver detto di credere: occorre credere con il cuore, e il cuore credente produce nel tempo frutti di giustizia. Anche i demoni credono e tremano.
La salvezza biblica è un cammino: siamo salvati nell’istante in cui confidiamo nel Messia, veniamo salvati giorno dopo giorno mentre cresciamo in santità e saremo pienamente salvati quando compariremo fedeli davanti a Lui.
La preghiera del peccatore pentito
Mettere in discussione la preghiera della salvezza come formula non significa negare che Dio ascolti la preghiera del peccatore pentito. «Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato» proclama la Scrittura.
Invocare il nome del Signore, però, implica una supplica sincera accompagnata dalla fede e dal ravvedimento, non una formula recitata senza coinvolgimento profondo.
Dio ascolta il grido autentico di chi si pente, come nel caso del pubblicano che pregava: «O Dio, abbi pietà di me peccatore».
Ciò che viene contestato non è la preghiera in sé, ma l’approccio riduzionistico che ha trasformato la preghiera del peccatore in un rito automatico.
Ogni persona viene a Gesù attraverso un incontro personale con Lui e un processo interiore guidato dallo Spirito. Per alcuni questo processo culmina in una preghiera espressa verbalmente; per altri consiste in un silenzioso ma reale aprirsi del cuore a Dio.
La fede salvifica può essere espressa con una preghiera, ma non è generata dalla preghiera. La preghiera può accompagnare la conversione, ma non è un biglietto magico per il cielo.
Una preghiera personale di affidamento
Una preghiera di salvezza può essere formulata con parole semplici e personali, purché esprima pentimento, fede nella morte e risurrezione di Gesù e desiderio di vivere sotto la sua signoria.
“Signore, so di essere un peccatore e di aver bisogno della tua misericordia. Credo che Gesù Cristo è morto per i miei peccati ed è risorto dai morti. Mi affido a Lui come mio Signore e Salvatore. Ti chiedo perdono, purificami e guidami in una vita nuova. Aiutami a seguirti con fede, amore e perseveranza. Amen”.
Questa preghiera non salva per la sua formulazione, ma può dare voce a una risposta sincera alla grazia di Dio. Il valore non è nella lunghezza della preghiera né nella precisione delle parole, ma nella verità del cuore davanti al Signore.
La preghiera nasce dal cuore
Con Dio non c’è alcuna schiavitù, neppure quella delle formule. Non bisogna usare formulari fissi come se l’efficacia della preghiera fosse nella forza magica di certe parole anziché nella pura e assoluta generosità di Dio.
Gesù mise in guardia contro le inutili ripetizioni: «Nel pregare, non usate inutili ripetizioni come fanno i pagani, perché essi pensano di essere esauditi per il gran numero delle loro parole».
Le preghiere con i formulari diventano gusci vuoti quando non esprimono un rapporto reale con Dio. È bello rivolgersi al Signore con una preghiera personale che sgorghi, con parole proprie o anche senza parole, dal cuore.
Esprime intimità parlare a Dio con semplicità e confidenza filiale, anche discutendo o lottando con Lui, come fece Giacobbe. Quando la parola non basta, può esserci qualcosa di più profondo della parola: il silenzio, il gesto e il giubilo del cuore.
La preghiera è personale. Ciò che è nel cuore di una persona e il bisogno che essa porta davanti a Dio non può essere uguale per tutti. La preghiera può anche essere breve: non è la sua lunghezza a renderla autentica.
La preghiera e la confessione di fede
Romani 10:9-10 collega la confessione della bocca alla fede del cuore: «Poiché se confessi con la tua bocca il Signore Gesù, e credi nel tuo cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato. Col cuore infatti si crede per ottenere giustizia e con la bocca si fa confessione, per ottenere salvezza».
Questo testo non presenta una formula da ripetere meccanicamente. Mostra invece l’unità tra ciò che la persona crede nel cuore e ciò che confessa con la bocca.
Confessare Gesù come Signore e credere nella sua risurrezione implica affidarsi alla sua opera, riconoscersi peccatori e vivere una relazione reale con Lui.
La confessione pubblica della fede non è quindi una dichiarazione isolata, ma l’espressione di una fede che coinvolge tutta la persona.
La preghiera di Gesù per l’unità
Nella preghiera sacerdotale di Gesù riportata dall’Evangelo di Giovanni è possibile scorgere un contenuto teologico eccezionale e il segno di un’etica la cui forza risiede nell’amore.
I credenti devono percepire attraverso lo Spirito del Signore quell’unità che non è opera umana, ma unità creata da Dio in Gesù Cristo. Il suo punto di forza è la croce del Signore.
«Io non prego soltanto per questi, ma anche per quelli che credono in me per mezzo della loro parola: che siano tutti uno; che come Tu, o Padre, sei in me, ed io sono in Te, anch’essi siano in noi; affinché il mondo creda che Tu mi hai mandato».
«Ed io ho dato loro la gloria che Tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno; io in loro e Tu in me: acciocché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che Tu mi hai mandato, e che li ami come hai amato me».
«E questa è la vita eterna: che conoscano te, il solo vero Dio, e colui che tu hai mandato, Gesù Cristo. Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuto l’opera che tu m’hai data a fare».
Salvezza e rapporto con il prossimo
Il rapporto con il prossimo non dovrebbe mai trasformarsi in arbitrio, vendetta, giudizio personale, discriminazione o condanna. Non dobbiamo commettere questi errori in nome di Dio e della Bibbia.
Possiamo riflettere sulle nostre azioni e sulle diverse professioni di fede, ma giudicare le coscienze individuali è aberrante. Possiamo essere severi nelle nostre riflessioni di autocritica, purché siamo motivati dalla volontà di costruire; non dobbiamo mai varcare la soglia della coscienza del nostro simile.
Altra cosa è l’indicazione biblica secondo cui dovremmo incitarci reciprocamente alla carità e alle buone opere. Diversa ancora è la correzione fraterna, che dovrebbe essere la massima espressione dell’amore nell’esercizio della mutua edificazione, sempre con misericordia cristiana.
Arrendiamoci all’amore del Signore e doniamo amore: non il nostro, ma quello che il Signore farà scorrere come dono attraverso la nostra umanità.
I Pietro 4:8. Soprattutto, abbiate amore intenso gli uni per gli altri, perché l’amore copre moltitudine di peccati.
Le origini storiche della preghiera del peccatore
Dal punto di vista storico-dottrinale, l’idea di una preghiera standard per ottenere istantaneamente la salvezza è assente nei primi quindici secoli del Cristianesimo.
Nella comunità cristiana antica, quando pagani o ebrei si convertivano a Gesù, venivano discepolati, battezzati e integrati nella comunità, spesso dopo un percorso di preparazione che metteva alla prova la genuinità della loro fede.
I teologi patristici non hanno insegnato che bastasse ripetere alcune parole per essere salvati. Al contrario, insistevano sulla necessità di perseverare nella fede e nella santità.
Ignazio di Antiochia esortava i credenti a correre insieme nella stessa corsa della fede e a non lasciarsi sedurre da false dottrine. Questo mostra una concezione della vita cristiana come corsa comunitaria e perseverante, non come istante isolato.
Tertulliano chiamava il battesimo sacramentum fidei, il giuramento della fede, indicando che chi scendeva nelle acque si impegnava a vivere fedelmente da discepolo di Gesù.
In nessun documento antico troviamo un rito di iniziazione consistente nel far recitare a qualcuno una preghiera di accoglienza a Gesù. La professione di fede avveniva piuttosto nel contesto del battesimo e consisteva nel confessare il Messia come Figlio di Dio e Signore.
La soteriologia dei primi secoli era quindi processuale: iniziava con la rigenerazione battesimale e proseguiva in un cammino di fede attiva, preghiera continua, partecipazione alla vita sacramentale e pratica dell’amore fraterno.
Questa visione differisce su vari punti da quella evangelica moderna, specialmente riguardo al battesimo, ma condivide con l’evangelismo classico l’assenza totale di una preghiera di conversione estemporanea considerata sufficiente a salvare.
Preghiera, fiducia e pace di Dio
«Il Signore è vicino. Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù».
Nessuna sollecitudine, ma soltanto preghiera. Nessuna ansietà, ma soltanto gioiosa comunione con Dio.
Porta i tuoi desideri al Signore della tua vita, al guardiano della tua anima. Vai a Lui con due porzioni di preghiera e una di lode fragrante.
Non pregare con dubbio, ma con ringraziamento. Considera ed esponi le tue necessità e quindi ringrazia Dio per la sua bontà.
Non nascondere nulla. Non permettere ad alcun desiderio di scavare dentro di te: «Siano le vostre richieste rese note».
Rivolgiti al tuo Dio, il Padre di Gesù Cristo, che in Lui ti ama. Questo ti porterà a realizzare la pace di Dio.
Non sarai in grado di comprendere pienamente la pace di cui godrai. Essa ti avvolgerà nelle sue ali infinite per mezzo di Gesù Cristo; il tuo cuore e la tua mente saranno introdotti in un mare di tranquillità.
Potrà arrivare la morte o la povertà, la sofferenza o la calunnia, ma tu dimorerai in Cristo Gesù al di sopra del vento furioso e delle nuvole tenebrose.
Una preghiera di salvezza, protezione e guarigione
Una preghiera più ampia può includere lode, confessione, richiesta di perdono, affidamento a Cristo, invocazione dello Spirito Santo e intercessione per la guarigione interiore.
Lode e affidamento. Padre Celeste, io ti lodo per tutto quello che Tu sei e Ti ringrazio per tutto quello che mi hai dato nella tua misericordia. Tu sei il mio Creatore e mi hai redento con il Sangue del Figlio Tuo Gesù Cristo e mi hai sigillato con lo Spirito Santo per il Giorno della Redenzione.
Consacrazione della persona. Nel nome di Gesù, io lego la mia intera persona - cuore e desideri, anima e spirito, corpo ed emozioni - al Preziosissimo Sangue di Gesù Cristo; io lego la mia mente alla Mente che è in Cristo Gesù e lego tutto me stesso al Tuo sublime e meraviglioso progetto per la mia vita.
Pentimento e perdono. Io riconosco i miei peccati davanti a Te, Padre. Mi pento e chiedo perdono di tutte le mie colpe e delle mie mancanze. Apro il mio cuore, Padre, e accolgo il tuo perdono. Io pure decido oggi di perdonare tutti coloro che mi hanno offeso.
Richiesta dello Spirito Santo. Padre Celeste, per il Figlio Tuo Gesù, riempimi completamente con il tuo Santo Spirito cosicché io possa sovrabbondare del tuo amore. Sigillami con lo stesso Spirito e ungimi cosicché, guidato dal suo potere, io possa aspirare oggi a ciò a cui Tu mi hai destinato.
Ti prego che oggi io possa camminare con Te come figlio Tuo, per prendere decisioni secondo il Tuo cuore. Ti prego che i miei rapporti con Te e con gli altri siano giusti.
Concedimi la grazia di lavorare con Te nel portare a giusto ordine le mie emozioni e passioni. Dammi la forza di seguire con proposito fermo i piani che Tu mi proponi, anche di fronte alle difficoltà e alle prove.
Riempimi con i doni del tuo Spirito: un santo timore di offenderti, vera pietà nei rapporti, fortezza divina, docilità al buon consiglio, conoscenza per condurre la mia vita secondo i tuoi piani, comprensione per vedere gli aspetti della mia vita nella tua prospettiva e sapienza per guidare i miei pensieri, le mie parole e la mia condotta.
Io prego perché Tu, o Padre, mi possa condurre ad assomigliare sempre più in tutto al Figlio Tuo Gesù, nel potere dello Spirito Santo. Tutto questo lo chiedo nel nome di Gesù Cristo, che vive e regna con Te nell’unità dello Spirito Santo, unico Dio nei secoli dei secoli. Amen.
La preghiera e la vita trasformata
La preghiera autentica non termina necessariamente con le parole pronunciate. Essa conduce a una relazione con Dio, alla crescita spirituale, alla comunione con gli altri credenti e a una vita orientata all’amore e all’ubbidienza.
La grazia divina ci persuade della necessità di vivere in armonia con Dio e con noi stessi. Essa crea la capacità spirituale di vivere come strumenti di giustizia a Dio.
Tutto questo si realizza nella vita concreta, senza sforzi legalistici dell’individuo per conquistare Dio e al di fuori di ogni costrizione religiosa.
La vera fede non resta sola: è accompagnata da una vita rinnovata. Una conversione che non cambia nulla e non produce frutti non corrisponde alla salvezza biblica.
La preghiera può essere breve o articolata, spontanea o preparata, silenziosa o pronunciata ad alta voce. Ciò che conta è che non venga trattata come un rito automatico, ma come una risposta sincera alla grazia di Dio manifestata in Gesù Cristo.
La salvezza è dono di Dio, fondato sulla morte e risurrezione di Gesù Cristo, accolto mediante la fede, manifestato nel ravvedimento e vissuto nella perseveranza.

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