La follia biblica di re Saul

La follia biblica di re Saul non è soltanto una malattia improvvisa, ma il risultato di una lenta crisi spirituale, morale e politica. Saul, scelto da Dio come primo re d’Israele, passa dall’umiltà iniziale alla disobbedienza, dall’impazienza alla gelosia, dalla paura alla violenza e infine alla disperazione.

La sua decadenza comincia quando, dopo la guerra contro gli Amaleciti, non rispetta la volontà di Dio, conserva il bottino e si sostituisce al profeta Samuele nel sacrificio. Da quel momento perde il favore divino, diventa cupo, diffidente e geloso di Davide, fino a cercare ripetutamente di ucciderlo e a ricorrere, nella fase finale della sua vita, alla negromanzia presso la medium di Endor.

Saul, il primo re d’Israele

La storia di Saul inizia con la richiesta del popolo di avere un re per governarli, simile alle altre nazioni circostanti (1 Sam 8). Il profeta Samuele, che era il giudice e il leader spirituale di Israele in quel periodo, aveva messo in guardia il popolo sui pericoli di un re terreno, ma Dio acconsentì alla richiesta e guidò Samuele a scegliere Saul come primo re di Israele (cfr, 1 Sam 12).

Saul era un giovane umile e modesto della tribù di Beniamino. Samuele lo incontrò e lo unse come re con l’approvazione divina. Saul divenne così il primo re di Israele e il suo regno iniziò con grande promessa (1 Sam 10).

Saul fu consacrato primo re di Israele intorno al 1020 a.C. dal profeta Samuele, l’ultimo dei Giudici di Israele, ruolo di istituzione mosaica (Esodo 18, 13-27) che non ebbe mai un potere effettivo, ma di controllo ed indirizzo della vita politica e morale.

All’inizio del suo regno, condusse con successo varie campagne militari contro i nemici di Israele, rafforzando così il suo governo. Ma col passare del tempo, Saul iniziò a trascurare gli ordini di Dio e a agire in modo impulsivo e disobbediente.

L’impazienza e la disobbedienza

Il re era stato espressamente incaricato di attendere la venuta del profeta per offrire un’offerta a Ghilgal. È stata una prova di fedeltà e di obbedienza. Se Saul credeva davvero che la direzione venisse da Dio, e se era davvero ansioso di obbedirgli, avrebbe aspettato.

I sette giorni fecero il loro corso e non c’era alcun segno dell’avvicinarsi di Samuel. Nel frattempo la gente era scoraggiata. Di conseguenza la risoluzione del re cedette il passo.

C’era qualche scusa, una tentazione considerevole, non un minimo miscuglio di motivi migliori, qualche superstizione, qualche religione, un certo senso della necessità dell’aiuto di Dio, molta negligenza delle istruzioni di Dio riguardo al modo corretto di assicurarselo.

Saul cadde in questa occasione per l’azione di un principio (se così si può chiamare) che è naturale per tutti noi, il principio dell’impazienza.

Il carattere di Saul, come mostrato nella Guerra d’Indipendenza, è in netto contrasto con quello esposto nella prima parte della sua storia. Da giovane, all’inizio della sua carriera, era mite, umile, premuroso e autocontrollato; ma nella guerra d’indipendenza è impaziente, imperioso, crudele e avventato.

Ma soprattutto si vede l’opera di questa mente, come si è vista nel re Saul, quando non c’è solo un’imprudenza in agguato, ma anche una disobbedienza in agguato. Non si trattava semplicemente del fatto che Saul aveva troppa fretta e faceva ciò che avrebbe potuto fare in modo precipitoso, ma anche in silenzio: mostrò la forza della sua impazienza lasciando che interferisse con un chiaro comando di Dio e lo facesse.

La crisi con gli Amaleciti

Un episodio significativo nella storia di Saul è il suo incontro con il re Amalek. Dio ordinò a Saul di distruggere completamente gli Amalekiti, compresi uomini, donne, bambini e bestiame.

Tuttavia, Saul decise di risparmiare il re degli Amalekiti, Agag, e alcune delle migliori bestie da sacrificare. Questa disobbedienza costò a Saul la sua benedizione e il favore di Dio (1 Sam 15).

La crisi di costui comincia quando in guerra con gli Amaleciti non ha rispettato la volontà di Dio e cioè la distruzione di ogni proprietà degli Amaleciti. Saul invece salva il bottino, e non ha la cortesia di aspettare il profeta per il sacrificio, ma si sostituisce a lui.

Samuele fu inviato da Dio per rimproverare Saul per la sua disobbedienza. Il profeta predisse che a causa del suo peccato, il regno di Saul sarebbe stato strappato da lui e dato a un altro uomo secondo la scelta di Dio.

Saul non risparmia la vita del re di Amalek per clemenza ma per glorificare sé stesso, e allo stesso scopo tiene per sé la parte migliore del bestiame dei nemici (15:9-11).

La scelta di Davide

In seguito, Dio guidò Samuele a un giovane pastore di nome Davide, il quale fu unto come il futuro re di Israele. Davide divenne il favorito di Dio, mentre Saul sperimentò una lenta decadenza e una crescente paranoia.

Samuele va in casa di Jefte e viene avvertito da Dio di non guardare le apparenze ma il cuore. Samuele passa in rassegna tutti i figli di Jefte, ma nessuno è scelto da Dio.

David è il più piccolo, non è presente in casa, si trova a pascolare il gregge. Samuele lo fa chiamare e lo unge re per ordine di Dio.

La scelta di Davide introduce nella storia una contrapposizione essenziale: Saul viene giudicato per la sua incapacità di obbedire, mentre Davide viene scelto perché il Signore guarda il cuore.

La musica e la follia di Saul

Di fronte alla pazzia di Saul, David viene chiamato a calmarlo con la musica. Si può dire di trattarsi di musico-terapia in anteprima.

Davide sapeva suonare molto bene l’arpa. Un giorno, mentre suonava l’arpa per il re Saul, il re gli tirò contro una lancia.

Davide riuscì a spostarsi appena in tempo, e la lancia si conficcò nel muro. Dopo quell’occasione Saul cercò molte altre volte di uccidere Davide.

La musica non risolve la crisi di Saul, perché la sua sofferenza non dipende soltanto da un turbamento passeggero: è legata alla perdita del favore divino, al senso di minaccia rappresentato da Davide e all’incapacità di governare i propri impulsi.

Davide, Golia e l’inizio della gelosia

La presenza di David a corte è importante perché nella guerra contro i Filistei si offre contro il parere dei suoi fratelli per combattere Golia da solo e per avere in moglie la figlia del re, secondo la promessa di Saul che avrebbe dato la figlia in moglie a chi avrebbe sconfitto Golia.

David dopo aver superato le resistenze di coloro che gli si opponevano convince Saul raccontando di aver ucciso un leone ed un orso che venivano a rubare le pecore. Golia avrebbe fatto la loro stessa fine.

Saul si convince e permette a David di combattere contro Golia, che viene sconfitto ed ucciso.

Dopo che Davide ebbe ucciso Golia, il re Saul lo fece diventare capo del suo esercito. Davide vinse tante battaglie e diventò molto famoso.

Ogni volta che tornava dalla guerra, le donne gli andavano incontro danzando e cantando: “Saul ha ucciso migliaia di uomini, e Davide decine di migliaia!”

Il canto delle donne danzatrici: “Saul ha ucciso i suoi mille/ Davide i suoi diecimila”, è l’inizio della crisi dei rapporti tra Saul e Davide.

Saul diventò invidioso di Davide e voleva ucciderlo. La gelosia si trasformò in un profondo sospetto e Saul iniziò a temere che Davide potesse usurpare il trono.

Davide affronta Golia con la fionda

La gelosia che diventa paranoia

La gelosia di Saul verso Davide è un elemento significativo nella storia di Saul. Dopo che Davide uccise il gigante Golia con una fionda (1 Sam 17) la sua fama si diffuse rapidamente in tutto Israele.

Questo suscitò l’ammirazione del popolo, ma anche la gelosia di Saul. Saul, inizialmente, accolse Davide nella sua corte (1 Sam 16) e lo nominò comandante dell’esercito.

Tuttavia, col passare del tempo, Saul iniziò a percepire la crescente popolarità e il successo di Davide come una minaccia al suo stesso regno.

Saul spera di far morire Davide per mano dei Filistei e non solo non rispetta il patto di dargli la figlia in sposa la concede invece ad Adriel di Mecola.

Ma ancor di più, saputo che la figlia Mikal si è invaghita di David gliela promette in sposa a condizione che gli porti cento prepuzi di Filistei, sperando che così David possa essere ucciso da loro.

David consegna quanto richiesto a Saul sconfiggendo i Filistei.

Il tentativo di uccidere Davide

In un’occasione, Saul cercò di colpirlo con una lancia mentre Davide suonava il liuto per lui, ma Davide riuscì a schivarlo (1 Sam 18).

In un altro episodio, Saul inviò Davide in battaglia sperando che fosse ucciso dai nemici, ma Davide ottenne vittorie ancora più grandi, acuendo la sua popolarità.

Nasce un rapporto di amicizia con Gionata, figlio di Saul, il quale intercede presso il padre. Saul pare convincersi alle parole del figlio, ma subito attenta alla vita di Davide, che viene salvato con uno stratagemma da Mikal.

La quale finge una malattia di Davide, mentre in effetti ne aveva organizzato la fuga.

Saul continuò a dargli la caccia.

Nella sua fuga Davide viene aiutato dal sacerdote Achimelech, che viene accusato da Saul di essersi accordato col suo nemico.

Achimelech mette in evidenza le qualità di David per difendersi, Ma Saul decide che deve morire.

Aiutato anche da Gionata, Davide fugge.

Gionata e l’amicizia con Davide

Nonostante l’ostilità del padre, Gionata mantiene con Davide un rapporto di amicizia profonda. Nel deserto di Zif stringe un patto davanti al Signore con Gionata, in forza del quale Davide sarà re e Gionata sarà il secondo.

Gionata intercede per David,, Attentato contro David, MiKal salva David, Gionata lo aiuta a scappare.

Il contrasto tra Saul e Gionata mostra due modi diversi di reagire alla successione: Saul considera Davide una minaccia da eliminare, mentre Gionata riconosce in lui il futuro re e accetta di sostenerlo.

Davide risparmia Saul

Alla fine Davide scappò e si nascose nel deserto. Saul andò a cercare Davide con un esercito di 3.000 uomini.

Senza saperlo entrò proprio nella caverna dove si erano nascosti Davide e i suoi uomini. Gli uomini di Davide dissero a bassa voce: “Questa è l’occasione giusta per uccidere Saul”.

Senza fare rumore, Davide si avvicinò al re Saul e tagliò un pezzo della sua veste. Saul non si accorse di nulla.

Ma Davide si sentì in colpa per non aver mostrato rispetto al re unto da Geova e non permise ai suoi uomini di attaccarlo.

Quando Saul uscì dalla caverna, Davide lo chiamò e gli disse che avrebbe potuto ucciderlo.

Per ben due volte Davide nella corsa disperata ha l’occasione di uccidere Saul. Lo risparmia perché è il consacrato del Signore.

Davide non considera legittimo vendicarsi personalmente del re, anche se Saul lo perseguita e cerca di ucciderlo.

“Se possibile, per quanto dipende da voi, siate pacifici con tutti. Miei cari, non vendicatevi, ma fate posto all’ira” (Romani 12:18, 19).

La seconda occasione nel campo di Saul

Una notte Davide e suo nipote Abisai entrarono di nascosto nell’accampamento di Saul. Dormivano tutti, anche Abner, la guardia personale di Saul.

Abisai disse a Davide: “Questa è la volta buona! Permettimi di ucciderlo”. Davide rispose: “Ci penserà Geova a Saul. Prendiamo solo la sua lancia e la sua brocca dell’acqua e andiamo via”.

Davide salì su una montagna da cui si vedeva l’accampamento di Saul. Poi gridò: “Abner, perché non hai protetto il re? Dove sono la lancia e la brocca di Saul?”

Saul riconobbe la voce di Davide e disse: “Potevi uccidermi, ma non l’hai fatto. So che sarai il prossimo re d’Israele”.

Poi Saul tornò al suo palazzo.

Dopo questo avvenimento Saul si comportò in modo diverso con Davide? No, Saul continuò a dargli la caccia.

La fuga e la precarietà di Davide

Davide troverà rifugio presso Achis come vassallo dei Filistei. Ma anche da costoro viene allontanato perché non diventi loro nemico durante il combattimento.

La fuga di Davide mostra fino a che punto la persecuzione di Saul abbia sconvolto l’ordine politico d’Israele. Il futuro re è costretto a cercare protezione persino presso i nemici del suo popolo, mentre il re legittimo consuma le proprie forze in una caccia personale.

Nob. La pazzia di David e Achis. Guerra civile , patto di Corsa.

La follia di Saul e il ricorso alla medium di Endor

La storia della strega di Endor è un episodio significativo nella vita di Saul. Dopo che Dio si allontanò da Saul a causa della sua disobbedienza, il re iniziò a cercare aiuto e consiglio altrove, disperato per la situazione in cui si trovava.

In quel periodo, Israele era impegnato in una guerra contro i Filistei. Saul, vedendo che l’esercito filisteo era potente e spaventato dalle prospettive del conflitto imminente, decise di cercare una risposta divinatoria attraverso mezzi proibiti secondo la legge israelita.

Saul fece ricorso alle pratiche magiche e alla negromanzia, nonostante egli stesso avesse ordinato la distruzione dei medium e dei negromanti nel suo regno.

Inviò dei servi a trovare una medium ad Endor, una città in Israele, al fine di evocare lo spirito del profeta Samuele, ormai deceduto, e ottenere consiglio da lui (1 Sam 28).

La medium di Endor era consapevole dei divieti imposti da Saul, ma il re le garantì l’immunità.

Quando la medium evocò lo spirito di Samuele, Saul gli chiese cosa sarebbe successo nella battaglia imminente contro i Filistei.

Samuele, tuttavia, profetizzò la sconfitta di Saul e la morte di lui e dei suoi figli.

L’incontro con la strega di Endor rivela la disperazione e l’ostinazione di Saul nel cercare una guida spirituale, ma al tempo stesso indica anche la sua separazione da Dio e la sua mancanza di fiducia in Lui.

La pratica della negromanzia rappresentava una grave violazione della legge divina e confermò la rottura definitiva tra Dio e Saul.

Saul consulta la medium di Endor

Una figura tragica

La narrazione di questa terribile scena ci mostra quanto Shaul non possa essere ridotto a un tipico personaggio negativo la cui rovina porta sollievo ai giusti.

Al contrario, Shaul è una figura tragica che oscilla tra la vocazione divina, la follia, la spietatezza e la ricerca della gloria.

Saul non appare dunque come un personaggio semplicemente malvagio. La sua storia conserva il ricordo della vocazione divina, delle vittorie militari, dei momenti di coraggio e degli atti di rispetto, ma mostra anche come queste qualità vengano progressivamente soffocate dall’orgoglio, dalla paura e dalla gelosia.

Il deterioramento del carattere

All’inizio Saul era mite, umile, premuroso e autocontrollato. In seguito diventa impaziente, imperioso, crudele e avventato.

La trasformazione non avviene in un solo momento. Il suo deterioramento è legato a una serie di scelte: la disobbedienza agli ordini di Dio, l’appropriazione del bottino, l’impazienza davanti all’assenza di Samuele, il bisogno di difendere la propria gloria e la paura di perdere il potere.

Nemo repente turpissimus est- Nessuno diventa malvagio tutto in una volta.

Quanti errori, colpe e peccati, nella nostra vita, sgorgano da questa fonte! Difficilmente facciamo una cosa (come la esprimiamo) in fretta, senza doverla poi rimpiangere.

Una cosa può essere fatta in fretta, e ben fatta, ma non in fretta, non con impazienza.

Ma colui che è impaziente di ciò che è, non è in uno stato sicuro per scegliere ciò che sarà.

La follia come conflitto interiore

La follia di Saul può essere letta come il punto estremo di un dissidio interiore. Il re sa di essere stato scelto, ma comprende anche di aver perduto il favore divino; possiede ancora il potere, ma sa che il regno passerà a Davide; ama il figlio Gionata, ma non accetta la sua amicizia con il rivale; vuole proteggere Israele, ma finisce per indebolirlo con la sua persecuzione.

Questa contraddizione produce un comportamento oscillante. Saul può riconoscere per un momento la giustizia di Davide e subito dopo tornare a perseguitarlo; può provare affetto e trasformarlo in odio; può mostrarsi pentito e poi ricominciare la caccia.

La sua instabilità non è soltanto emotiva, ma anche religiosa e politica. Saul cerca la guida di Dio, però viola i suoi ordini; combatte i nemici d’Israele, però lascia che la paura governi le sue decisioni; vuole conservare la dignità regale, però distrugge progressivamente la propria autorità.

La morte sul monte Ghilboa

E i Filistei fecero guerra a Israele, e gli uomini di Israele fuggirono dinanzi ai Filistei e caddero trafitti sul monte Ghilboa. E si strinsero i Filistei intorno a Shaul e ai suoi figli, e colpirono [a morte] Yehonatan, Avinadav e Malkishua, figli di Shaul (1 Samuele 31:1-2).

La storia del re Shaul trova in questo capitolo la sua drammatica conclusione. Come era stato predetto dallo spirito del profeta Shmuel, le sorti della guerra si volgono contro Israele, e i figli di Shaul cadono uccisi sul campo di battaglia.

Il re, ormai ferito e senza più speranze, prende la sua decisione estrema.

E Shaul disse al suo scudiero: «Sfodera la spada e trafiggimi, prima che vengano quei non circoncisi a trafiggermi e a schernirmi».

Ma lo scudiero non volle, perché era troppo spaventato. E Shaul prese la spada e vi si gettò sopra.

Quando lo scudiero vide che Shaul era morto, si gettò anche lui sulla sua spada e morì con lui.

E morirono insieme in quel giorno Shaul e i suoi tre figli, lo scudiero e tutti i suoi uomini (31:4-6).

Durante la battaglia di Gilboa (Gelboè), gravemente ferito dagli avversari che già lo accerchiavano, Saul chiese al suo scudiero di ucciderlo, per non subire l’umiliazione della prigionia, ma lo scudiero non volle e Saul si diede da solo la morte gettandosi sulla propria spada.

La sconfitta d’Israele

Nel concludere il racconto della sconfitta, il testo biblico riporta che gli Israeliti che abitavano le zone vicine al luogo della battaglia “abbandonarono le loro città e fuggirono, e i Filistei vennero e vi si stabilirono” (31:7).

Questo verso pone in evidenza il grave fallimento di Shaul, in quanto rappresenta il disfacimento di ciò che era avvenuto in passato: “I Filistei furono umiliati e non tornarono più a invadere il territorio d’Israele. […] Le città che i Filistei avevano preso a Israele tornarono a Israele” (7:13-14).

La morte di Saul coincide così con una crisi nazionale. La sua caduta non riguarda soltanto il destino personale del sovrano, ma anche la perdita delle città, la fuga degli abitanti e il ritorno della minaccia filistea.

Il valore delle azioni compiute all’inizio

Malgrado questo quadro altamente negativo, il testo ci dimostra subito dopo che le azioni virtuose compiute da Shaul all’inizio della sua carriera non hanno perso del tutto il loro valore.

Gli abitanti di Yavesh-Ghilad, che Shaul stesso aveva salvato dalla minaccia del re di Ammon, intervengono infatti con coraggio per recuperare i corpi del re e dei suoi figli, che erano stati decapitati e appesi pubblicamente dai Filistei in segno di oltraggio (31:8-13).

La gente di Yavesh-Gil’ad ricordava la benevolenza di Shaul, quando egli era stato l’unico che era riuscito a far scendere in campo la nazione per aiutarli nelle loro difficoltà, al tempo in cui Nachash l’Ammonita era insorto contro di loro (cap. 11).

Alla fine, Shaul meritò di essere sepolto in una tomba ebraica, e in suo onore si svolse persino una shiva [periodo di sette giorni di lutto] e furono osservati digiuni per la sua morte.

La memoria di Saul resta quindi ambivalente: il re ha fallito nella guida del popolo, ma il bene compiuto in passato non viene cancellato completamente dalla sua rovina.

Come morì veramente Saul?

Abbiamo appena letto di come Shaul, ferito e sull’orlo della disfatta, si sia tolto la vita gettandosi sulla propria spada.

Il capitolo successivo (la divisione del libro di Samuele in due parti non ha fondamento nel testo ebraico), attraverso le parole di un giovane che si presenta al cospetto di David con la veste stracciata, ci racconta però qualcos’altro.

Il giovane che recava la notizia disse: «Ero capitato sul monte Ghilboa ed ecco, Shaul era appoggiato alla lancia ed ecco, i carri e i cavalieri lo inseguivano.

Egli si è voltato indietro, mi ha visto e mi ha chiamato. Gli ho detto: Eccomi! Egli mi ha chiesto: Chi sei tu? Gli ho detto: Sono un Amalekita.

Mi ha detto: Alzati sopra di me e uccidimi: l’agonia è su di me, ma la vita è ancora tutta in me.

Io mi sono alzato sopra di lui e l’ho ucciso, perché sapevo che non sarebbe sopravvissuto alla sua caduta.

Poi ho preso la corona che era sul suo capo e la catenella che aveva al braccio e li ho portati qui al mio signore» (2 Sam. 1:6-10).

Come morì dunque Shaul? Si tolse la vita da solo oppure fu ucciso da un Amalekita incontrato “per caso” sul campo di battaglia?

In questo caso, risolvere la presunta contraddizione è molto facile: Il primo racconto descrive ciò che accadde realmente, mentre il secondo riporta la versione inventata dall’Amalekita il quale, in linea con l’indole predatoria e codarda della sua nazione, dichiara di aver ucciso il re nella speranza che David lo ricompensi per aver eliminato il suo rivale.

David, invece, inorridisce e lo fa subito condannare a morte (1:14-16).

In alternativa, come suggeriscono Giuseppe Flavio e Radak, si può immaginare che Shaul abbia tentato di togliersi la vita con la sua spada, ma non essendoci riuscito, si sia rivolto al giovane Amalekita per ricevere il colpo di grazia.

Il secondo racconto sarebbe dunque da intendere come il completamento del primo.

La doppia morte di Saul

Avendo però esaminato la storia di Shaul fin dall’inizio, siamo portati a credere che vi sia qualcosa di più profondo e complesso in questa apparente incongruenza narrativa.

In alcuni dei nostri articoli precedenti abbiamo infatti notato come l’intera biografia del primo re d’Israele sia all’insegna della duplicazione e della contraddizione, a partire dal passaggio alla monarchia, che è presentato dapprima come una richiesta peccaminosa del popolo (cap. 8), e poi come una scelta misericordiosa di Dio, il quale decide di suscitare Shaul per liberare Israele (cap. 9).

Allo stesso modo, Shaul è rigettato da Dio due volte, a causa di due peccati differenti (cap. 13; cap. 15); ed entra in contatto con David in due modi diversi: prima convocandolo alla sua corte come musicista e scudiero (cap. 16), e poi chiedendo informazioni sul suo conto dopo la sconfitta di Goliat (cap. 17).

La “doppia morte” di Shaul sembra quindi rientrare in questo schema di duplicazioni in apparenza problematiche e superflue, ma che ci rivelano in realtà la ricchezza e la complessità di una storia che si sviluppa secondo due prospettive differenti ma in fondo complementari.

La cultura delle armi e la caduta di Saul

La Dr. Yael Ziegler spiega in proposito che la rovina del regno di Shaul rappresenta il fallimento di questo sovrano nella lotta alle due tendenze negative che egli era stato chiamato a sradicare per redimere Israele.

La prima di queste tendenze è la “mentalità delle armi” incarnata dai potenti e militarmente avanzati Filistei, coloro che detenevano il controllo sul ferro nella regione (1 Sam. 13:19-20), disponevano di un esercito immenso (13:5) e avevano il temibile e ben equipaggiato Goliat come loro rappresentante.

Al contrario di David, che davanti a Goliat dichiara “HaShem non salva per mezzo della spada e della lancia” (17:47), Shaul non ha una fede così forte, e trema dinanzi alla superiorità militare dei Filistei, perdendo per la prima volta il favore divino proprio combattendo contro questo popolo.

È dunque molto significativo che il primo racconto della sua morte lo veda soccombere sulla sua stessa spada, vittima di quella cultura delle armi che lo ha condotto alla rovina.

La ricerca del vantaggio personale

La seconda tendenza contro cui Shaul non riesce a vincere è quella della brutale ricerca del vantaggio personale rappresentata, come abbiamo visto, dai vili Amalekiti.

È a questa mentalità che Shaul cede quando risparmia la vita del re di Amalek, non per clemenza ma per glorificare sé stesso, e allo stesso scopo tiene per sé la parte migliore del bestiame dei nemici (15:9-11).

Ecco allora perché la sua “seconda morte” avviene proprio per mano di un Amalekita che prova a trarre vantaggio da lui, sottraendogli la corona.

La Bibbia, che non è un’opera storiografica ma una guida morale, non vuole quindi raccontarci come morì realmente Shaul, bensì per quale motivo egli morì, mostrandoci la caduta del primo re del popolo ebraico dinanzi al militarismo filisteo e alla disumanità amalekita, in attesa che un altro re possa porre rimedio a questo tracollo e fondare un nuovo modello di nazione ispirata a valori più elevati.

La tragedia di Saul nella lettura di Vittorio Alfieri

Nel 1782 la stagione tragica di Vittorio Alfieri si trova a un bivio: concludersi oppure cambiare impostazione.

Ma è proprio sull’onda di questa crisi e degli studi biblici intrapresi a Roma che l’autore piemontese realizza il suo capolavoro drammaturgico: Saul.

L’idea nasce dal Libro di Samuele presente nella Bibbia e si inserisce in un contesto in cui la tradizione biblica e quella mitologica erano fonti quasi imprescindibili nella drammaturgia italo-francese.

Alfieri stende tutti e i cinque atti dell’opera tra marzo e luglio dello stesso anno.

Il risultato è una tragedia costruita ancora secondo i canoni aristotelici, ma con una novità importante.

Il conflitto tra eroe e tiranno - generalmente espresso da due forze contrapposte - qui si interiorizza in un unica grande figura.

Un uomo agli sgoccioli della propria vita, che pur segnato dalla solitudine e dalla debolezza fisica non è ancora disposto a rinunciare al potere. Re Saul, appunto.

Il dissidio interiore nel Saul di Alfieri

«Oh! quanto in rimirar le umane cose, diverso ha la giovinezza il guardo, dalla canuta età! Quand’io con fermo braccio la salda noderosa antenna, ch’io reggo appena, palleggiava; io pure mal dubitar sapea… Ma, non ho sola perduta ormai la giovinezza… Ah! meco fosse pur anco la invincibil destra d’Iddio possente!… e meco fosse almeno David mio prode!…» dice il re d’Israele all’apertura del secondo atto.

Dopo essere stato introdotto dai ritratti che di lui fanno gli altri personaggi, finalmente compare sulla scena come un uomo gravato da un forte dissidio interiore.

Saul è oppresso da un duplice peso: da una parte soffre per la giovinezza e la forza perdute; dall’altra per l’abbandono da parte di Dio che si manifesta nell’avversione dei sacerdoti al suo trono.

Ossessioni che negli ultimi giorni della sua vita sfociano in un delirio d’onnipotenza e disperazione.

Tiranno e eroe, guerrafondaio e padre straziato dalla morte dei suoi figli, alterna momenti di vaneggiamento a momenti di lucidità.

Ora i suoi occhi sono accecati dall’ira, ora si sciolgono in lacrime al pensiero della devozione del suo scudiero e musico nonché genero David.

Ed è proprio lui, il giovane e valoroso David, l’oggetto principale intorno al quale si manifesta principalmente la follia di Saul.

L’altro re Saul è consapevole che David è l’uomo scelto da Dio per prendere il suo posto sul trono di Israele.

Nel genero vede tutto ciò che era lui una volta, tutto ciò che ha perso a causa della vecchiaia e dei gesti empi che gli sono valsi «l’astuta ira crudel tremenda de’sacerdoti» mossa da Dio.

Ma l’astio non gli impedisce di continuare a nutrire una qualche forma d’affetto per il giovane.

Emblematico è l’episodio narrato nel terzo atto quando ripone momentaneamente il suo odio per David e gli consente di stargli vicino e confortarlo con il suo canto.

Tuttavia quando il giovane osa associare le sue vittorie a quelle di Saul, il rancore del sovrano riprende vigore.

Preso da un furore accecante costringe il genero a allontanarsi e successivamente uccide il sacerdote Achimelec - rappresentate della casta sacerdotale ritenuta favorevole a David - e i suoi figli.

Il suicidio come gesto tragico

Da questo momento la vicenda precipita definitivamente fino a arrivare al tragico epilogo: il suicidio del protagonista.

La morte auto-inflitta completa il profilo del personaggio e trasforma quello che in origine doveva essere un colpevole castigato da Dio in oggetto di compassione, se non di assoluzione.

La scena finale della tragedia, in cui Saul si uccide con la propria spada, è a un tempo catastrofe e catarsi; e in essa compiutamente si esprime la più profonda poesia dell’Alfieri: che è poesia del forte sentire, del dolore e della morte come affermazione estrema della libera volontà, e come indice di un riscatto che ha una componente morale.

Dopo la predizione che diceva che sarebbe morto da vile, il sovrano d’Israele decide di ribaltare la situazione e morire da re.

Brandisce la spada e decide la propria fine, passando dall’essere un tiranno delirante a un eroe che riafferma la propria dignità e la propria libertà di scelta.

Un’operazione in perfetto stile alfieriano, in cui l’eroe, nella sua grandezza solitaria, lotta contro forze nemiche, e per lo più soggiace a esse o al destino, ma anche quando soggiace afferma la propria libera volontà e la propria vittoria sui suoi vincitori.

E dunque se anche nel chiaroscurale Saul gli scuri dominano sui chiari, la sua storia dimostra che nessun destino è già scritto.

Che fino all’ultimo istante c’è sempre una possibilità di riscatto.

LA TRAGICA CADUTA DI SAUL: L'ERRORE CHE HA CAMBIATO IL DESTINO DI UNA NAZIONE

Saul nella memoria di Davide

Lamentando la morte di Saul, Davide maledisse i monti di Gilboa (2 Samuele 1, 21) augurando loro una perenne aridità.

Il richiamo ad un episodio per mezzo di un rapidissimo accenno ("Gelboè / che poi non sentì pioggia nè rugiada" Pg. XII, 41-42) è un procedimento non raro in Dante, che in questi casi presuppone un lettore cui basta un rapido accenno per avere presente con precisione l'episodio cui il poeta fa riferimento.

La vita di Saul e la sua morte sono narrate nel primo libro di Samuele, appartenente alla sezione dei libri storici della Bibbia.

Dopo la morte di Saul, Davide viene consacrato re ed usa grande rispetto per i parenti e per gli uomini di Saul.

Questo atteggiamento conferma il contrasto tra i due personaggi: Saul interpreta il potere come possesso da difendere contro ogni minaccia, mentre Davide riconosce la dignità dell’unto del Signore anche quando si trova perseguitato da lui.

Il significato biblico della follia di Saul

La follia di Saul rappresenta la progressiva perdita dell’equilibrio interiore di un uomo incapace di accettare il limite, la correzione e la successione.

Saul non riesce ad accettare che il regno non appartenga definitivamente alla sua persona e che Dio possa scegliere un altro re.

La sua paura di perdere il potere si trasforma in sospetto; il sospetto diventa gelosia; la gelosia diventa violenza; la violenza conduce all’isolamento e alla disperazione.

La storia di Saul rappresenta un’importante lezione sulla necessità di obbedire a Dio e di sottomettersi alla sua volontà.

Saul fu scelto come re di Israele, ma la sua disobbedienza e il suo orgoglio portarono alla sua caduta e all’ascesa di Davide come il nuovo re scelto da Dio.

La sua vicenda mostra inoltre che il bene compiuto non viene necessariamente cancellato dal male successivo, come dimostra la lealtà degli abitanti di Yavesh-Ghilad.

La figura di Saul resta perciò tragica proprio perché in lui convivono vocazione e fallimento, coraggio e paura, lucidità e delirio, affetto e odio, desiderio di dignità e autodistruzione.

tags: #la #follia #biblica #di #re #saul