Gli apostoli abbandonano Gesù? La fuga durante la Passione e la fedeltà della Chiesa secondo don Curzio Nitoglia

Secondo don Curzio Nitoglia, gli Apostoli non persero totalmente la fede durante la Passione di Gesù, ma furono dispersi, intimoriti e incapaci di professarla pubblicamente con piena fermezza, come Cristo stesso aveva predetto: «Percuoterò il Pastore e il gregge si disperderà».

Il Sabato Santo, invece, Maria Santissima conservò pienamente la fede nella divinità e nella resurrezione di Cristo, mentre gli Apostoli e i discepoli attraversarono una fase di fede debole e barcollante, che fu poi rafforzata dalle apparizioni del Risorto.

La profezia di Gesù sulla dispersione degli Apostoli

Gesù aveva predetto agli Apostoli quest’eclissi: «Voi tutti vi scandalizzerete per causa mia, in questa notte. Poiché sta scritto: Percuoterò il Pastore e il gregge si disperderà».

Nostro Signore ci esorta però assieme agli Apostoli: «Non sia turbato il vostro cuore. Abbiate fede in Dio e in Me». Egli esplicita: «Vi ho detto queste cose perché non abbiate a scandalizzarvi (…). Quando giungerà la loro ora, ricordatevi che ve ne ho parlato».

Nel Vangelo secondo Giovanni Gesù dice ai suoi Apostoli: «Se non fossi venuto e non avessi parlato loro, non avrebbero nessun peccato; ma ora non hanno scusa per il loro peccato».

S. Tommaso d’Aquino, nel suo Commento al Vangelo di San Giovanni, chiosa riassumendo il consenso unanime dei Padri ecclesiastici: «Siccome l’ignoranza di per sé scusa la colpa, qui Gesù mostra che i giudei increduli sono inescusabili […], per due motivi: primo, per la verità del Suo insegnamento; secondo, per l’evidenza dei Suoi prodigi […]; in terzo luogo, indica la radice della loro avversione contro gli Apostoli: “Chi odia Me, odia anche il Padre”».

La Passione di Cristo e l’apparente abbandono

La Passione di Cristo mostra il mistero di una sofferenza nella quale la divinità sembra nascosta e l’umanità appare lasciata alla debolezza, all’angoscia e al dolore.

Già s. Tommaso d’Aquino aveva scritto: «In cruce latebat (…) deitas», sulla Croce la divinità di Cristo era nascosta, eclissata, non si vedeva.

Anzi Egli lasciava soffrire crudelissimamente la sua umanità, tanto da essere «più simile a un verme che a un uomo».

Padre Luis de la Palma sottolinea: «Supera ogni nostra comprensione il fatto che il Figlio sia stato abbandonato».

Nella Somma Teologica, l’Aquinate spiega che «la Divinità, miracolosamente, permise all’umanità di Cristo di provare angoscia per l’abbandono (apparente) da parte di Dio; pur essendo essa unita ipostaticamente alla Persona divina del Verbo e godendo la visione beatifica».

Ciò fu permesso perché attraverso molte tribolazioni occorre entrare nel Regno dei Cieli.

«Fu per miracolo che la divinità non ridondava sull’umanità di Cristo», «affinché potesse compiere il mistero della nostra redenzione soffrendo».

Gesù Cristo stesso ha richiamato la nostra attenzione su tale mistero quando ha gridato sulla croce: «Dio mio perché mi hai abbandonato?».

Gli Apostoli avevano perso la fede?

La risposta di don Curzio Nitoglia distingue tra la perdita totale della fede e la debolezza della fede degli Apostoli.

Non si può affermare che gli Apostoli avessero perso totalmente la fede.

Sia gli Apostoli che i discepoli non credevano pienamente, non avendo il coraggio di professare pubblicamente la loro fede, precisano i teologi, alla Risurrezione.

La loro fede era debole e barcollante, e Gesù apparve loro per rafforzarla.

Gabriele Roschini scrive che la Maddalena «tentennava» e che le apparizioni fatte agli Apostoli erano ordinate a «corroborare la loro fede» poiché «la debolezza della loro fede costituiva la forza della loro testimonianza».

P. C. Landucci parla di «fede debole e barcollante» degli Apostoli, cui Gesù apparve per «rafforzare la loro fede».

Momento della PassioneCondizione degli ApostoliSignificato spirituale
Giovedì SantoScandalo, paura e dispersioneCompimento della profezia: «Percuoterò il Pastore e il gregge si disperderà»
Sabato SantoFede debole e non professata pubblicamenteGli Apostoli non comprendevano ancora pienamente la Risurrezione
Dopo la RisurrezioneFede corroborata dalle apparizioniPreparazione alla testimonianza apostolica

Maria Santissima, unica luce accesa sulla terra

Il Sabato Santo, solo Maria SS. aveva conservato pienamente la fede nella divinità e resurrezione di Cristo.

«Sola, la Madonna attendeva (…). Sola nella sua fede (…) credeva senza il minimo dubbio che Gesù sarebbe risorto (…). Maria ricordò che, l’indomani sarebbe risorto».

Gli Apostoli e i discepoli attraversarono invece l’oscurità dell’incertezza: «essi non riuscivano a crederci perfettamente».

Maria era «l’unica luce accesa sulla terra», il rifugio dei peccatori che non riuscivano a credere perfettamente.

La fede della Vergine costituisce quindi il punto di continuità tra la morte del Signore e l’alba della Risurrezione.

La paura degli Apostoli e il loro successivo rafforzamento

Quando Cristo apparirà agli Apostoli dopo la sua Risurrezione non li condannerà, ma dirà loro: «non abbiate paura, sono Io, la pace sia con voi».

Le apparizioni del Risorto non sono soltanto manifestazioni della sua vittoria sulla morte, ma anche un’opera di ricostituzione della fede apostolica.

La debolezza iniziale degli Apostoli non annulla la loro futura missione, ma mostra che la forza della testimonianza cristiana non nasce dalla sicurezza psicologica degli uomini.

La loro esitazione rende ancora più evidente che la testimonianza apostolica si fonda sull’intervento di Cristo e sulla grazia dello Spirito Santo.

«L’ora della Sinagoga di satana»

L’ora della persecuzione dei Giudei contro gli Apostoli verrà, quando potranno metterli a morte impunemente.

Sarà un’ora tenebrosa, anzi «del potere delle tenebre», ossia diabolico.

Questo momento ritorna lungo tutto il corso della storia della Chiesa, ma la promessa di Cristo rimane immutata: «Portae inferi non praevalebunt».

Gesù aveva detto: «Verrà l’ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto proprio e mi lascerete solo».

La dispersione degli Apostoli durante la Passione diventa così il modello di una prova che può ripresentarsi nella vita della Chiesa e dei fedeli.

In questo contesto, l’Apocalisse viene letta come una rivelazione delle persecuzioni che colpiranno la Chiesa e dei limiti entro i quali Dio permetterà al male di agire.

La Chiesa nella prova

Durante le varie crisi dogmatico-morali della Chiesa, nel suo Corpo «in capite et in membris» e non nel suo elemento divino, riappare costantemente la tentazione anti-petrina, conciliarista, episcopalista, pneumatica, millenarista e gioachimita di voler rimpiazzare la Chiesa gerarchica nel suo lato umano e manchevole con una «chiesa» ideale fondata sui profeti, sugli spirituali, sugli iniziati, sui soli santi.

La Passione di Cristo continua in un certo senso nella Chiesa.

Padre Reginaldo Garrigou-Lagrange spiega che gli Apostoli «proprio nel momento in cui il Maestro loro stava compiendo la redenzione, non videro che il lato umano delle cose» e si scandalizzarono, come predetto.

Il grande teologo domenicano continua: «Questo mistero della passione e risurrezione continua in un certo senso, nella Chiesa. Gesù la fa a sua immagine e, se permette per essa terribili prove, le concede di risuscitare, in un certo modo, più gloriosa, dopo i colpi mortali che i suoi avversari le infliggono».

Così oggi l’elemento divino della Chiesa può sembrare nascosto e può apparire soltanto quello umano nella maniera più brutta o «vermiforme».

Questo è un mistero che deriva da quello dell’Unione Ipostatica e dal duplice elemento, divino e umano, della Chiesa, che è Cristo continuato nella storia.

Gli apostoli abbandonano Gesù: il significato corretto dell’espressione

L’espressione «gli apostoli abbandonano Gesù» descrive una fuga reale, una dispersione e una mancata professione pubblica della fede nel momento della Passione.

Essa non significa però che gli Apostoli abbiano rinnegato definitivamente Cristo o siano diventati apostati in senso pieno.

L’incredulità degli Apostoli fu una debolezza temporanea, mentre l’incredulità di coloro che rifiutarono Cristo dopo aver ascoltato la sua predicazione e visto i suoi miracoli fu una resistenza positiva alla verità rivelata.

Per questo, dopo la Risurrezione, Cristo non abbandonò gli Apostoli alla loro paura, ma li cercò, li rassicurò e li preparò alla missione.

L’incredulità secondo san Tommaso d’Aquino

Nella Somma Teologica, S. Tommaso parla dell’incredulità.

Egli spiega che la «perfetta nozione d’incredulità positiva si ha quando uno resiste alla predicazione della Fede o la disprezza».

Quanto alla sua gravità, l’Angelico spiega che il più grave dei peccati in assoluto è l’odio contro Dio, al secondo posto vi è l’incredulità positiva, quando si respinge per contrarietà la Fede poiché è «una resistenza positiva ai dogmi di fede», mentre il terzo peccato in ordine decrescente è la disperazione.

Quanto alle diverse specie d’incredulità, l’Aquinate spiega che «se ci si oppone alla Fede non ancora abbracciata, si ha l’incredulità dei pagani. Mentre se la Fede era stata già accettata in modo figurale, abbiamo l’incredulità dei Giudei. Invece, se era stata abbracciata in maniera piena e non solo figurata, si ha l’incredulità degli eretici».

Questa può diventare apostasia, se si rinnega non solo un articolo di Fede ma tutta la Fede e se ne abbraccia un’altra.

Le persecuzioni contro Cristo e gli Apostoli

Nel Vangelo secondo Giovanni, S. Tommaso osserva che tutte le persecuzioni contro gli Apostoli sarebbero state compiute a causa del nome di Cristo, ma non avrebbero potuto essere scusate, poiché Cristo era venuto, aveva parlato e aveva compiuto miracoli davanti ai suoi avversari.

«Chi odia Me, odia anche il Padre», dice Gesù.

S. Tommaso si chiede se sia possibile odiare Dio, Bontà infinita e invisibile, e risponde che qualcuno può odiare Dio considerato sotto certi aspetti.

Chi ama i piaceri odia Dio in quanto proibisce l’amore disordinato di essi.

Ora, i Giudei odiavano Cristo e la verità che Egli predicava, la quale coincideva con quella del Padre; così pure odiavano le opere di Cristo, le quali erano conformi alla Volontà del Padre.

Quindi odiavano anche il Padre.

Le prime persecuzioni secondo gli Atti degli Apostoli

Gli Atti degli Apostoli narrano la vita dei primi Cristiani e degli Apostoli dall’Ascensione sino alla prigionia di S. Paolo a Roma dal 61 al 63.

Se vogliamo capire quale fosse la dottrina e la pratica religiosa dei primi Cristiani dobbiamo studiare gli Atti.

Comunemente si dice che i Romani perseguitarono i Cristiani, in realtà le prime persecuzioni furono suscitate e dirette dai Giudei, che in molti casi le fecero eseguire ai Romani.

Gli Atti narrano che, mentre Pietro e Giovanni parlavano al popolo, sopraggiunsero i sacerdoti, il magistrato del tempio e i Sadducei, crucciati che istruissero il popolo e annunziassero in Gesù la risurrezione dalla morte.

Essi misero loro le mani addosso e li fecero custodire per il giorno seguente.

Il motivo della persecuzione è sempre lo stesso: la divinità di Cristo.

Roma, religiosamente tollerante, non si curava assolutamente di avere una divinità in più e non proibiva la predicazione di Gesù, ma i Giudei la ritenevano una bestemmia da punire con la morte.

Stefano, Giacomo e Paolo

Di qui tutte le persecuzioni contro Gesù stesso e poi contro gli Apostoli, con il martirio di S. Stefano e di S. Giacomo.

Nel capitolo VI degli Atti si legge la condanna alla lapidazione di S. Stefano da parte del Sinedrio.

Dopo la lapidazione di Stefano, gli Atti parlano della «Grande persecuzione contro la Chiesa che era in Gerusalemme».

L’odio furioso dei Giudei non fu pago del sangue di una vittima, ma proruppe in una persecuzione violenta contro tutta la comunità cristiana di Gerusalemme.

Al capitolo XII degli Atti viene narrato il martirio di S. Giacomo il Maggiore, fratello di S. Giovanni l’Evangelista, che morì decapitato nel 42 in Gerusalemme.

Il testo sacro recita: «In quel tempo il re Erode cominciò a maltrattare alcuni della Chiesa. E uccise di spada Giacomo fratello di Giovanni. E vedendo che ciò dava piacere ai Giudei, aggiunse di far catturare anche Pietro».

Pietro fu fatto imprigionare, ma fu liberato miracolosamente da un Angelo.

Nel 58 anche S. Paolo fu fatto arrestare dal Sinedrio, che avrebbe voluto lapidarlo, ma Paolo fu salvato dal tribuno romano Claudio Lisia che fece intervenire immediatamente i suoi soldati.

La dottrina apostolica e il rapporto tra Antica e Nuova Alleanza

La questione dei rapporti tra Cristianesimo e Giudaismo venne risolta canonicamente, magisterialmente e infallibilmente nel Concilio di Gerusalemme, nel quale gli Apostoli si riunirono sotto Pietro per definire se fosse ancora necessaria l’osservanza del cerimoniale veterotestamentario oppure no.

San Pietro definì che bastava la fede in Cristo accompagnata dalle buone opere.

San Paolo insegna: «Noi stimiamo che l’uomo è giustificato per la Fede senza le opere della legge [cerimoniale giudaica]».

Il Cristianesimo apostolico non presenta la salvezza come il risultato dell’appartenenza razziale o dell’osservanza del cerimoniale mosaico.

Tutti gli uomini sostanzialmente sono eguali, sia i Giudei che i Greci, forniti di un’anima spirituale e immortale, riscattati dal Sangue di Cristo e chiamati ad entrare, con la loro libera cooperazione, nel Regno di Dio.

Cornelio e l’ingresso dei pagani nella Chiesa

Il battesimo del centurione romano Cornelio attesta che un pagano è entrato, per ordine di Dio, nella Chiesa senza passare per la Sinagoga.

Quindi si può essere Cristiani senza essere Ebrei di sangue e senza sottomettersi al cerimoniale ebraico.

L’antica Legge è stata abrogata, il «muro di separazione» tra Ebrei e Gentili è caduto, la Chiesa è aperta a tutti, senza distinzione o primati di razza.

Il Concilio di Gerusalemme riconobbe la libertà dei Gentili ad entrare nella Chiesa senza passare per il Giudaismo.

Essi non sarebbero neppure diventati «fratelli minori», ossia non avrebbero avuto un rango secondario nella Chiesa.

San Paolo insegna che «la circoncisione è nulla» e che ciò che salva è «la Fede che agisce per la Carità».

Gli Apostoli come fondamento della Chiesa gerarchica

Gli Atti narrano che i Dodici Apostoli decisero di nominare dei Diaconi, di modo che questi ultimi si dedicassero al servizio dei bisognosi e i primi alla orazione e alla predicazione del Vangelo.

Quindi sin dall’inizio la Chiesa risulta essere gerarchica, ossia costituita da membri che comandano e membri che ubbidiscono.

I Dodici, fatta orazione, imposero le mani ai Diaconi.

Con questo rito gli Apostoli non intesero solo dare una benedizione qualunque, ma vollero consacrare gli eletti a Dio per il ministero della Chiesa e conferire loro una parte di quell’autorità che essi avevano ricevuto da Gesù Cristo.

L’imposizione delle mani, congiunta con la preghiera, fu quindi una vera ordinazione, che conferì agli eletti l’autorità e la grazia necessaria per adempiere degnamente le funzioni del loro ministero.

La Chiesa sin dall’inizio era gerarchica e non democratica, composta di fedeli, Diaconi, Presbiteri e Apostoli sotto un solo Capo: Pietro.

La Chiesa non viene sostituita da una comunità ideale

Nel corso dei secoli, durante le varie crisi dogmatico-morali della Chiesa, è riapparsa la tentazione di sostituire la Chiesa gerarchica con una comunità ideale fondata sui profeti, sugli spirituali, sugli iniziati o sui soli santi.

Don Curzio Nitoglia collega questa tentazione alle forme anti-petrine, conciliariste, episcopaliste, pneumatiche, millenariste e gioachimite.

San Tommaso d’Aquino dimostra nella Somma Teologica che la Nuova Alleanza durerà sino alla fine del mondo.

La Nuova Alleanza è succeduta alla Vecchia come il più perfetto al meno perfetto.

Nello stato della vita umana in questo mondo, nulla può essere più perfetto di Cristo e della Nuova Legge.

Per quanto riguarda lo Spirito Santo, come perfezionatore dell’opera della Redenzione di Gesù Cristo, esso è inviato proprio da Cristo per confessare Cristo stesso.

Il Paraclito non è l’iniziatore di una terza era, ma testimonia e spiega Cristo agli uomini e li rafforza per poterlo imitare.

Dopo l’Antica e la Nuova Legge, su questa terra non vi sarà una terza Alleanza, ma il terzo stato sarà quello dell’eternità sempre felice del Cielo o sempre infelice in Inferno.

La Chiesa militante e il mistero della sua Passione

Il Vangelo di Cristo è la «Buona Novella» del Regno ancora imperfetto, della «Chiesa militante» su questa terra e del Regno oramai e per sempre perfetto della «Chiesa trionfante» nei Cieli.

Perciò il Cristianesimo durerà sino alla fine del mondo, non ci sarà bisogno di una «Terza Alleanza pneumatica e universale».

La Chiesa di Cristo è il Regno del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo.

Non occorre sognare il rimpiazzamento del cristianesimo, basta solo viverlo sempre più intensamente.

La Chiesa può apparire ferita, dispersa e umanamente sfigurata, come gli Apostoli durante la Passione, ma la sua dimensione divina non viene distrutta.

Questo mistero può essere compreso soltanto nel chiaroscuro della fede.

Anche oggi Cristo potrebbe mandarci dodici legioni di angeli, ma così deve avvenire.

Il perché ci sfugge, lo possiamo intravedere nel chiaro-oscuro della fede, ma non plus ultra.

La persecuzione e l’indefettibilità della Chiesa

Nel capitolo XI dell’Apocalisse, San Giovanni riceve l’ordine di misurare «il Tempio» di Dio.

Si tratta di un’azione simbolica: il Tempio rappresenta qui la Chiesa di Cristo.

Questa misurazione deve delimitare in maniera esatta le parti della Chiesa che sarebbero state abbandonate alla profanazione e quelle che sarebbero state risparmiate e potranno servire ai fedeli da rifugio e scampo.

La Chiesa sta per essere provata dalle più terribili persecuzioni di tutta la sua storia, che si svolgeranno verso l’avvento del regno dell’anticristo finale.

Dio permette ai nemici della Chiesa di perseguitare e deturpare la parte umana e visibile della Chiesa, senza però mai intaccare la natura divina di essa.

La Chiesa di Cristo nella sua parte essenziale, divinamente assistita, è indefettibile e, nonostante le sfigurazioni del suo elemento umano e visibile, permarrà sostanzialmente intatta e mezzo di salvezza per i fedeli perseguitati.

Chiesa perseguitata durante la Passione

Gli apostoli, la Chiesa e la perseveranza nella fede

La dispersione degli Apostoli non è quindi la prova della sconfitta definitiva del cristianesimo.

Essa rivela piuttosto la fragilità dell’uomo quando si trova davanti alla violenza, alla solitudine e all’apparente vittoria del male.

La Chiesa attraversa prove analoghe, nelle quali la sua dimensione divina sembra oscurata e il suo elemento umano appare esposto alla confusione, alla divisione e alla persecuzione.

Tuttavia la promessa di Cristo rimane: «Portae inferi non praevalebunt».

Il credente non deve presumere di vedere più chiaramente degli Apostoli durante la Passione.

Deve invece restare nella fede, attendere l’azione della Provvidenza e riconoscere che la risposta al «perché» non è sempre immediata.

Durante la Passione di Cristo e della Chiesa c’è qualcosa di sovrumano e misterioso che sorpassa la ragione umana senza essere contro di essa.

La Divina Provvidenza è il principio remoto della soluzione, mentre quello prossimo la sorpassa.

Gli Apostoli abbandonarono Gesù nell’ora della Passione, ma non furono abbandonati da Gesù: dopo la Risurrezione Egli li ricondusse alla fede, li confermò nella verità e li inviò come testimoni del Vangelo.

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