Il passo del Vangelo che parla della Pentecoste

Il passo del Vangelo che parla della Pentecoste è Giovanni 20,19-23, nel quale Gesù risorto appare ai discepoli, dona loro la pace, li invia in missione, soffia su di loro e dice: «Ricevete lo Spirito Santo». Il racconto della discesa dello Spirito Santo nella forma più esplicita si trova però negli Atti degli Apostoli 2,1-11, dove lo Spirito scende sugli apostoli sotto forma di vento impetuoso e di lingue come di fuoco.

Nel brano evangelico di Giovanni, il dono dello Spirito Santo è strettamente collegato alla pace, alla missione e al perdono dei peccati: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». La Pentecoste mostra così che la Chiesa nasce, vive e compie la propria missione per opera dello Spirito Santo.

Il Vangelo della Pentecoste: Giovanni 20,19-23

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati».

L’incontro di Gesù con i suoi discepoli prende avvio dall’iniziativa del Signore risorto che dona la sua pace, quella pace che rappresenta la sintesi di tutti i beni che l’essere umano può desiderare. Questo dono della pace è ciò che permette il passaggio dalla paura alla gioia, quella vera, quella che Gesù aveva promesso ai suoi durante l’Ultima Cena.

La paura che viene superata dal dono della gioia è la paura causata dall’ostilità del mondo che minaccia la Chiesa e che cerca di impedire che la luce del Cristo e del suo Vangelo si facciano strada attraverso il suo annuncio e la sua testimonianza.

Il contesto: i discepoli chiusi per paura

Siamo nella sera della Domenica della Resurrezione. Sappiamo, dai racconti dei quattro evangelisti, che quella giornata è stata frenetica: andirivieni dal sepolcro, persone che assicuravano di aver visto il Signore, i due di Emmaus che andavano sconsolati e sono tornati giubilanti, pianti, abbracci, stupore e, soprattutto, gioia, molta gioia.

I testimoni - la Maddalena, Pietro, Cleofa - bastano appena a fare dubitare della loro incredulità i più scettici. E tuttavia, queste stesse persone le troviamo ora rinserrate in casa per paura.

La storia dell’umanità cambia per sempre: Cristo è risuscitato. Nonostante ciò, mentre sta avvenendo il cambiamento che si operava negli apostoli, avevano ancora i rimasugli di quella paura che li ha portati ad abbandonarlo sul Calvario, anche per il timore di fare la stessa fine.

Così, mentre in quei cuori innamorati si agitano tutti questi sentimenti, Gesù si presenta in mezzo a loro. In particolare, questa scena è fondamentale per capire come Dio risponde alle nostre paure, che spesso sono un ostacolo che ci impedisce di corrispondere alla sua grazia.

I quattro gesti di Gesù

Gesù fa quattro cose: dà loro la pace, li invita a contemplare le sue piaghe, affida loro la missione e, assieme a questa, la possibilità di perdonare i peccati.

  • Dona la pace: «Pace a voi!».
  • Mostra le sue piaghe: «Mostrò loro le mani e il fianco».
  • Affida la missione: «Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».
  • Dona lo Spirito Santo: «Ricevete lo Spirito Santo».
  • Affida il ministero del perdono: «A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati».

È davvero bello vedere come il Signore reagisce di fronte alla loro paura: con una vocazione. La chiamata di Dio, che porta con sé il significato della missione, è per sé stessa la risposta alla debolezza e alla viltà.

Gesù non aspetta che i suoi discepoli si trasformino in uomini coraggiosi per inviarli. Li invia proprio quando sono stanchi, perchè la loro pace e la loro forza non vengono dalle loro qualità umane o dalle circostanze più favorevoli.

Vengono dallo Spirito Santo che stanno ricevendo in quello stesso momento. La Chiesa è stata fatta, si fa e si farà sempre per opera del Paraclito.

Il dono dello Spirito Santo

«Soffiò e disse loro: “Ricevete lo Spirito Santo”».

Nel brano evangelico di Giovanni, l’incarico missionario è subito seguito dal dono dello Spirito, il dono per eccellenza del Cristo ai suoi discepoli. Non c’è testimonianza né missione nella Chiesa senza la presenza dello Spirito Santo, il quale ha il compito di rendere contemporaneo e credibile, in ogni tempo e in ogni luogo, il Vangelo di Gesù, impedendo che esso rimanga una cosa del passato.

È arrivata la Pentecoste: la festa per eccellenza dello Spirito Santo. Oggi, la Terza Persona della Santissima Trinità, la Persona Divina che porta a compimento la sua opera di santificazione in modo silenzioso e discreto, irrompe con tutta la forza del suo potere per ricordarci che è Lui che fa la Chiesa.

Il nostro compito non è altro che lasciarci guidare da Lui e, quindi, non valgono a nulla né le inibizioni e neppure la vanagloria. A partire da ora, la vita degli apostoli non sarà altro che proclamare in ogni luogo che Gesù è il Signore.

Ma, come dice san Paolo nella seconda lettura, per poter affermare ciò abbiamo bisogno dello Spirito Santo (1 Cor 12, 3). Non possiamo fare un solo passo nella vita spirituale, neanche il più piccolo, senza l’assistenza della Terza Persona della santissima Trinità.

Per questo, nella sequenza che precede la proclamazione del Vangelo della Messa di oggi, diciamo: Senza la tua forza, nulla è nell’uomo.

Il passo degli Atti degli Apostoli: Atti 2,1-11

Il racconto della Pentecoste propriamente detta è quello degli Atti degli Apostoli 2,1-11. Questo testo descrive il momento in cui lo Spirito Santo scende sugli apostoli e li rende capaci di annunciare le grandi opere di Dio a persone provenienti da nazioni diverse.

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, i discepoli si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano. Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Abitavano allora a Gerusalemme Giudei osservanti, di ogni nazione che è sotto il cielo. A quel rumore, la folla si radunò e rimase turbata, perché ciascuno li udiva parlare nella propria lingua. Erano stupiti e, fuori di sé per la meraviglia, dicevano: «Tutti costoro che parlano non sono forse Galilei? E come mai ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?»

Siamo Parti, Medi, Elamiti, abitanti della Mesopotamia, della Giudea e della Cappadòcia, del Ponto e dell’Asia, della Frìgia e della Panfìlia, dell’Egitto e delle parti della Libia vicino a Cirene, Romani qui residenti, Giudei e prosèliti, Cretesi e Arabi, e li udiamo parlare nelle nostre lingue delle grandi opere di Dio».

Segno della PentecosteSignificato nel racconto
Vento impetuosoLa forza e la libertà con cui agisce lo Spirito di Dio
Lingue come di fuocoLa presenza dello Spirito e la varietà dei doni ricevuti
Parlare in altre lingueL’annuncio comprensibile delle grandi opere di Dio
Folla riunitaL’apertura universale della missione della Chiesa

Il vento e il fuoco

Come abbiamo sentito dalla prima lettura, tratta dagli Atti degli Apostoli, mentre gli apostoli si trovavano nello stesso luogo, «venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso». Quindi «apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro».

Lo Spirito Santo, la terza persona della SS. Trinità, ci appare così evanescente che non sappiamo immaginarlo se non per simboli, simboli, appunto, come il vento e il fuoco.

Il vento sta ad indicare l’assoluta libertà con cui lo Spirito di Dio agisce nella vita del mondo e degli esseri umani, coinvolgendo soprattutto questi ultimi in un movimento di grazia che sfugge a qualsiasi tentativo di imbrigliarlo.

Il pensiero corre alle parole che Gesù aveva rivolto a Nicodemo durante il loro colloquio notturno: «Non meravigliarti se ti ho detto: dovete nascere dall’alto. 8Il vento soffi a dove vuole e ne senti la voce, ma non sai da dove viene né dove va: così è chiunque è nato dallo Spirito» (Gv 3,7-8).

Da parte sua, il fuoco che, sotto forma di lingue, si era posato su ciascuno dei discepoli, esprime la diversità dei carismi o doni di cui essi sono destinatari.

Lo Spirito, cioè, fa di ogni creatura un unicum, di quella unicità, però, che non ostacola la comunione, ma, al contrario, contribuisce ad essa attraverso la “convivialità delle differenze”.

Vento e lingue di fuoco Pentecoste

Unità e diversità nella Chiesa

Possiamo, infatti, affermare che se la Chiesa, in quanto “Corpo di Cristo”, si nutre dell’unità e della comunione - dal momento che tutte le membra, unite tra loro, concorrono al bene del corpo -, questa stessa Chiesa, nella luce della Pentecoste, è una entità in continua ricerca, sempre aperta alla creatività e sempre pronta ad inoltrarsi in percorsi inediti suggeriteli dallo Spirito, che con la sua forza vivificante ci libera dalle ristrettezze dei nostri preconcetti, delle nostre pseudo-sicurezze, del nostro tran tran spirituale.

In fondo, si tratta di due tempi di un unico movimento. Se nel Cristo siamo uno, questa unità non significa tuttavia uniformità, poiché, grazie allo Spirito Santo, tale unità è corroborata e resa efficace dal concorso della diversità e della creatività di cui ciascuno è portatore.

Che questo sia vero, e che lo Spirito Santo non sia un rullo compressore che tutto livella ed omologa, lo cogliamo dalla reazione di stupore di quanti ascoltavano gli apostoli: «Come mai - si dicono l’un l’altro - ciascuno di noi sente parlare nella propria lingua nativa?».

Infatti, attraverso gli apostoli, lo Spirito Santo parlava direttamente al cuore di ciascun ascoltatore, e non perché gli apostoli parlassero tante lingue, ma perché chi ascoltava la loro predicazione la comprendeva nella propria lingua!

Da Babele alla Pentecoste

Mentre durante la costruzione della Torre di Babele - episodio narrato in Gen 11,1-9 - la molteplicità delle lingue era un segno di frattura ed indicava la divisione dell’umanità, ora, con la Pentecoste, il fatto che coloro che ascoltavano la predicazione degli apostoli la comprendessero nella propria lingua, è una metafora della Chiesa che, nella sua universalità, è sì molteplice, universale, ma lo è nell’unico “Corpo di Cristo”, dove la comunione è costantemente alimentata dalla carità.

Tutto questo è possibile grazie all’azione dello Spirito vivificante di Dio! Senza di Lui, effusione gratuita e ardente in noi della sua vita d’amore, il cristianesimo sarebbe un’arida dottrina, la croce di Gesù una follia e la sua risurrezione una favola!

La Pentecoste unisce persone diverse senza cancellarne l’identità. L’universalità della Chiesa non nasce dall’uniformità, ma dalla comunione generata dallo Spirito Santo.

La missione affidata ai discepoli

«Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi».

La liberazione dalla paura e l’esperienza della gioia vera che provengono dal Risorto, apre la Chiesa alla missione. Così, la missione di Gesù, che aveva preso avvio dal Padre, diviene l’origine e il modello della missione dei suoi discepoli, la quale si configura come il prolungamento nel tempo e nella storia di quella di Gesù.

Di fatto, si tratta della stessa missione, dove la seconda (quella dei discepoli) è inclusa nella prima (quella di Gesù), perché è Gesù in persona che dà l’incarico ai discepoli di continuare la sua missione.

Quella dei discepoli non è una missione personale. Essi annunciano e testimoniano il Vangelo nel mondo perché Gesù li ha scelti ed inviati. Questa è la motivazione di fondo che sorregge anche oggi il nostro annuncio e la nostra testimonianza.

Ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra.

Il perdono dei peccati

«A coloro cui perdonerete i peccati saranno perdonati, a coloro cui non perdonerete non saranno perdonati».

Dalla pagina evangelica proclamata si evince che il Cristo risorto dona lo Spirito in vista della missione, e più specificamente in vista del perdono dei peccati.

Ora, il perdono comporta una trasformazione che solo lo Spirito Santo può operare, e tuttavia lo fa attraverso di noi, tramite la comunità dei credenti. Sì, il perdono dei peccati è l’impegno di tutti coloro che hanno ricevuto lo Spirito.

Vi è un perdono che travalica il sacramento della confessione, riservato al ministro ordinato, e di cui tutti devono responsabili. Tuttavia, questo nostro impegno ad essere strumenti di perdono verso tutti, sotto la guida e alla luce della potenza dello Spirito, non sopprime lo spazio della libertà individuale.

La misericordia non è mai senza verità e di fronte all’offerta del perdono, l’essere umano rimane sempre libero di accoglierlo o di rifiutarlo.

Perdonare significa confondere il male lì dove esso si manifesta; significa piantare oasi di riconciliazione e di pace là dove la violenza e la sopraffazione creano il deserto; significa abbattere i muri e creare ponti e strade che ci avvicinino gli uni agli altri.

Perdonare significa aprire le porte del cuore e della mente alla gioia della carità, contro la tentazione di rintanarsi nel proprio individualismo; significa riannodare la fiducia nelle nostre relazioni e ridare fiato alla speranza là dove le situazioni di indifferenza e di incomprensione sembrano paralizzare la vita.

La Pentecoste negli Atti: il discorso di Pietro

Tutti erano stupiti e perplessi, e si chiedevano l'un l'altro: «Che cosa significa questo?». Altri invece li deridevano e dicevano: «Si sono ubriacati di vino dolce».

Allora Pietro con gli Undici si alzò in piedi e a voce alta parlò a loro così: «Uomini di Giudea, e voi tutti abitanti di Gerusalemme, vi sia noto questo e fate attenzione alle mie parole.

Questi uomini non sono ubriachi, come voi supponete: sono infatti le nove del mattino; accade invece quello che fu detto per mezzo del profeta Gioele:

Avverrà: negli ultimi giorni - dice Dio - su tutti effonderò il mio Spirito; i vostri figli e le vostre figlie profeteranno, i vostri giovani avranno visioni e i vostri anziani faranno sogni. E anche sui miei servi e sulle mie serve in quei giorni effonderò il mio Spirito ed essi profeteranno.

Farò prodigi lassù nel cielo e segni quaggiù sulla terra, sangue, fuoco e nuvole di fumo. Il sole si muterà in tenebra e la luna in sangue, prima che giunga il giorno del Signore, giorno grande e glorioso. E avverrà: chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.

Uomini d'Israele, ascoltate queste parole: Gesù di Nàzaret - uomo accreditato da Dio presso di voi per mezzo di miracoli, prodigi e segni, che Dio stesso fece tra voi per opera sua, come voi sapete bene -, consegnato a voi secondo il prestabilito disegno e la prescienza di Dio, voi, per mano di pagani, l'avete crocifisso e l'avete ucciso.

Ora Dio lo ha risuscitato, liberandolo dai dolori della morte, perché non era possibile che questa lo tenesse in suo potere.

Questo Gesù, Dio lo ha risuscitato e noi tutti ne siamo testimoni. Innalzato dunque alla destra di Dio e dopo aver ricevuto dal Padre lo Spirito Santo promesso, lo ha effuso, come voi stessi potete vedere e udire.

Sappia dunque con certezza tutta la casa d'Israele che Dio ha costituito Signore e Cristo quel Gesù che voi avete crocifisso».

La conversione e il dono dello Spirito

All'udire queste cose si sentirono trafiggere il cuore e dissero a Pietro e agli altri apostoli: «Che cosa dobbiamo fare, fratelli?».

E Pietro disse loro: «Convertitevi e ciascuno di voi si faccia battezzare nel nome di Gesù Cristo, per il perdono dei vostri peccati, e riceverete il dono dello Spirito Santo.

Per voi infatti è la promessa e per i vostri figli e per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro».

Con molte altre parole rendeva testimonianza e li esortava: «Salvatevi da questa generazione perversa!». Allora coloro che accolsero la sua parola furono battezzati e quel giorno furono aggiunte circa tremila persone.

Il racconto mostra il legame tra ascolto della Parola, conversione, battesimo e ricezione dello Spirito Santo. La promessa non è limitata a un gruppo ristretto, ma è rivolta ai figli, a quelli che sono lontani e a quanti il Signore chiama.

La prima comunità cristiana

Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli e nella comunione, nello spezzare il pane e nelle preghiere. Un senso di timore era in tutti, e prodigi e segni avvenivano per opera degli apostoli.

Tutti i credenti stavano insieme e avevano ogni cosa in comune; vendevano le loro proprietà e sostanze e le dividevano con tutti, secondo il bisogno di ciascuno.

Ogni giorno erano perseveranti insieme nel tempio e, spezzando il pane nelle case, prendevano cibo con letizia e semplicità di cuore, lodando Dio e godendo il favore di tutto il popolo.

Intanto il Signore ogni giorno aggiungeva alla comunità quelli che erano salvati.

Lo Spirito Santo nella vita cristiana

Quando ci sentiamo perdonati e amati e offriamo ad altri questo stesso perdono e questo stesso amore, l’artefice di tutto ciò è Lui, lo Spirito.

Quando percepiamo dentro di noi una forza sconosciuta, e una pace e una gioia inusitate nel bel mezzo delle prove, la causa è ancora Lui, lo Spirito.

Quando il nostro sguardo riesce ad andare oltre le cose effimere e ad assaporare il senso profondo della vita è ancora Lui, lo Spirito, ad esserne all’origine.

Quando sappiamo fidarci della grazia di Dio che, nonostante le contraddizioni e le brutture di cui facciamo esperienza, agisce nella nostra vita e nel mondo, è sempre Lui, lo Spirito creatore, vivificante e santificante, a mantenere vive in noi la fede, la speranza e la carità.

La Chiesa è dunque sempre chiamata a respirare il respiro luminoso e vivificante di Cristo. Quel che è accaduto a Gerusalemme, 50 giorni dopo la Risurrezione, avviene sempre, e oggi avviene per ciascuno di noi: anche noi siamo immersi nello Spirito di Dio come nell’aria che respiriamo.

A noi, dunque, accogliere questo straordinario respiro di Dio che ci riporta al cuore di Cristo e della sua Parola. Sta a noi accoglierlo e lasciarci trasformare da esso, affinché il nostro piccolo io possa dilatarsi nell’Io infinito di Dio.

Lo Spirito come Paràclito

Il Signore Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.

Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. Non vi lascerò orfani: verrò da voi.

Ma il Consolatore, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, egli v'insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto.

Ora io vi dico la verità: è bene per voi che io me ne vada, perché, se non me ne vado, non verrà a voi il Consolatore; ma quando me ne sarò andato, ve lo manderò.

Il Paràclito non è soltanto una forza interiore, ma la presenza di Dio che rimane con i discepoli, insegna loro ogni cosa e mantiene viva la memoria delle parole di Gesù.

I carismi per il bene comune

Voi sapete infatti che, quando eravate pagani, vi lasciavate trascinare senza alcun controllo verso gli idoli muti. Perciò io vi dichiaro: nessuno che parli sotto l’azione dello Spirito di Dio può dire: «Gesù è anàtema!»; e nessuno può dire: «Gesù è Signore!», se non sotto l’azione dello Spirito Santo.

Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.

A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune: a uno infatti, per mezzo dello Spirito, viene dato il linguaggio di sapienza; a un altro invece, dallo stesso Spirito, il linguaggio di conoscenza; a uno, nello stesso Spirito, la fede; a un altro, nell’unico Spirito, il dono delle guarigioni.

A uno il potere dei miracoli; a un altro il dono della profezia; a un altro il dono di discernere gli spiriti; a un altro la varietà delle lingue; a un altro l’interpretazione delle lingue.

Ma tutte queste cose le opera l’unico e medesimo Spirito, distribuendole a ciascuno come vuole.

La Pentecoste come rinnovamento della Chiesa

La solennità di oggi è una bellissima occasione per chiedere con fede di rinnovare la nostra vita spirituale e per intercedere in favore dei cristiani di tutto il mondo.

Al momento di convocare il Concilio Vaticano II, Giovanni XXIII chiese preghiere per quello che chiamò “una nuova Pentecoste” nella Chiesa.

Questa espressione, nuova Pentecoste, potrebbe servirci come una aspirazione che caratterizza il nostro rapporto con lo Spirito Santo.

Come diceva san Paolo VI, «la Chiesa - che siamo noi - ha bisogno della sua perenne Pentecoste; ha bisogno di fuoco nel cuore, di parole sulle labbra, di profezia nello sguardo».

Per questo, possiamo ricorrere a Maria, indispensabile protagonista di ciò che oggi stiamo celebrando, per imparare da Lei a rispondere si faccia a ogni mozione che ci viene dallo Spirito Santo.

Anche la Vergine restò turbata di fronte alla presenza e all’annuncio dell’Angelo (cfr. Lc 1, 29). Tuttavia, la sua risposta non fu determinata dal timore che pure avvertiva, ma dalla certezza che era Dio che la stava chiamando.

Così si fa la Chiesa, così si sono comportati i santi, così lo Spirito Santo si aspetta che anche noi viviamo. Da soli non possiamo, ma con Lui sì.

CHE COS'È la PENTECOSTE? || Breve Spiegazione

La sequenza «Vieni, Santo Spirito»

Vieni, Santo Spirito, manda a noi dal cielo un raggio della tua luce. Vieni, padre dei poveri, vieni, datore dei doni, vieni, luce dei cuori.

Consolatore perfetto, ospite dolce dell’anima, dolcissimo sollievo. Nella fatica, riposo, nella calura, riparo, nel pianto, conforto.

O luce beatissima, invadi nell’intimo il cuore dei tuoi fedeli. Senza la tua forza, nulla è nell’uomo, senza colpa.

Lava ciò che è sórdido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sánguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato.

Dona ai tuoi fedeli, che solo in te confidano, i tuoi santi doni. Dona virtù e premio, dona morte santa, dona gioia eterna.

Le letture della Messa di Pentecoste

La celebrazione della Pentecoste collega il racconto degli Atti degli Apostoli alla promessa di Gesù nel Vangelo e all’insegnamento di san Paolo sulla vita secondo lo Spirito.

Prima lettura: Atti 2,1-11

Tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare.

Mentre stava compiendosi il giorno della Pentecoste, si trovavano tutti insieme nello stesso luogo. Venne all’improvviso dal cielo un fragore, quasi un vento che si abbatte impetuoso, e riempì tutta la casa dove stavano.

Apparvero loro lingue come di fuoco, che si dividevano, e si posarono su ciascuno di loro, e tutti furono colmati di Spirito Santo e cominciarono a parlare in altre lingue, nel modo in cui lo Spirito dava loro il potere di esprimersi.

Salmo responsoriale: Salmo 103

Del tuo Spirito, Signore, è piena la terra.

Mandi il tuo spirito, sono creati, e rinnovi la faccia della terra.

Sia per sempre la gloria del Signore; gioisca il Signore delle sue opere. A lui sia gradito il mio canto, io gioirò nel Signore.

Seconda lettura: Romani 8,8-17

Quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.

Voi però non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito, dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito di Cristo, non gli appartiene.

Ora, se Cristo è in voi, il vostro corpo è morto per il peccato, ma lo Spirito è vita per la giustizia. E se lo Spirito di Dio, che ha risuscitato Gesù dai morti, abita in voi, colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi.

Infatti tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio. E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: «Abbà! Padre!».

Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio. E se siamo figli, siamo anche eredi: eredi di Dio, coeredi di Cristo, se davvero prendiamo parte alle sue sofferenze per partecipare anche alla sua gloria.

Vangelo: Giovanni 14,15-16.23b-26

Lo Spirito Santo vi insegnerà ogni cosa.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui.

Vi ho detto queste cose mentre sono ancora presso di voi. Ma il Paràclito, lo Spirito Santo che il Padre manderà nel mio nome, lui vi insegnerà ogni cosa e vi ricorderà tutto ciò che io vi ho detto».

Le diverse letture presentano un’unica verità: lo Spirito Santo riempie la Chiesa, rende i credenti figli di Dio, dona carismi per il bene comune e mantiene viva la presenza di Cristo nella storia.

La Pentecoste e la vita quotidiana

La Pentecoste non riguarda soltanto un evento del passato. La presenza dello Spirito Santo continua a trasformare la vita dei credenti, sostenendoli nella fede, nella speranza e nella carità.

La pace ricevuta dai discepoli diventa una forza per affrontare la paura. La missione ricevuta da Gesù diventa una responsabilità condivisa. Il perdono diventa una strada concreta di riconciliazione.

La Chiesa ha bisogno dello Spirito per non ridursi a un’organizzazione, la missione per non diventare propaganda, il culto per non trasformarsi in un semplice arcaismo e l’agire morale per non diventare un agire da schiavi.

Ma in te il cosmo si solleva e geme nelle doglie del Regno, Cristo Risorto si fa presente, l’evangelo è potenza di vita, la Chiesa diventa comunione trinitaria, l’autorità si trasforma in servizio, la liturgia è memoriale e anticipazione, l’agire umano è partecipazione alla vita di Dio.

La Pentecoste invita dunque a riconoscere l’azione dello Spirito nella Chiesa e nella vita personale: nella pace che nasce durante le prove, nella capacità di perdonare, nella fiducia nella grazia e nel desiderio di annunciare Gesù Cristo.

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