I parroci possono diventare bersaglio di truffe perché la loro disponibilità ad aiutare le persone in difficoltà viene sfruttata attraverso storie costruite per suscitare fiducia, compassione e urgenza. Le richieste possono arrivare per telefono, tramite messaggi o direttamente in canonica, coinvolgendo falsi carabinieri, sedicenti religiosi, presunti parenti di parrocchiani e intermediari incaricati di ritirare il denaro.
Per evitare il raggiro è fondamentale verificare ogni richiesta attraverso canali indipendenti, non effettuare bonifici o ricariche sulla base di una sola telefonata e informare immediatamente il numero di pronto intervento 112 quando emergono anomalie. In caso di tentata truffa, la collaborazione tempestiva della vittima può consentire ai carabinieri di intervenire e, in alcuni casi, di bloccare il responsabile mentre incassa il denaro.
Il tentativo di truffa sventato da un parroco a Coriano
Coriano (Rimini), 6 giugno 2026 - Una telefonata ben studiata, una storia di difficoltà economiche e una richiesta di aiuto apparentemente credibile. Ma il piano è saltato grazie all'intuito di un parroco del Riminese che ha capito di trovarsi davanti a un tentativo di truffa e ha subito allertato i carabinieri.
Protagonista della vicenda un 50enne siciliano, arrestato dai militari di Coriano mentre ritirava una busta contenente quasi 500 euro. L'uomo è stato arrestato in flagranza dai carabinieri della stazione di Coriano, al termine di un'indagine lampo coordinata dal sostituto procuratore Davide Ercolani, dopo aver tentato di truffare il parroco della parrocchia di Santa Maria Assunta di Coriano.
Quando i militari sono intervenuti aveva ancora tra le mani la busta con il denaro appena ricevuto. Secondo quanto ricostruito, tutto è iniziato con una telefonata arrivata al sacerdote.
Dall'altra parte della cornetta c'era un uomo che si presentava come un religioso di Roma. Il racconto era studiato nei dettagli: un giovane padre di famiglia senza lavoro, con moglie e due figli piccoli da mantenere, che aveva finalmente trovato un impiego nel Riminese ma aveva bisogno di un aiuto economico immediato per prendere in affitto una casa.
Per rendere il racconto ancora più credibile, il sedicente prelato avrebbe persino paragonato la vicenda a quella della cosiddetta ‘famiglia nel bosco’, cercando di suscitare empatia e commozione nel sacerdote. Attorno alla storia ruotavano poi altre figure: un presunto geometra incaricato di trovare l'alloggio e un operaio che avrebbe dovuto ritirare il denaro necessario per completare l'operazione.
La segnalazione immediata ai carabinieri
Una costruzione elaborata che, però, non ha convinto il parroco di Coriano. Fin dalla prima telefonata il sacerdote ha avuto la sensazione che qualcosa non tornasse.
Invece di interrompere i contatti, ha deciso di fingere interesse e nel frattempo ha avvisato i carabinieri. Da quel momento è partita l'operazione che ha permesso agli investigatori di seguire in tempo reale ogni passaggio della presunta truffa.
A quel punto ha deciso di fingere di credere al racconto e ha informato i carabinieri di Coriano, che, ottenuta l'autorizzazione dell'autorità giudiziaria, hanno predisposto un servizio per cogliere sul fatto il responsabile.
La consegna del denaro in canonica
La richiesta economica iniziale sfiorava i 500 euro. Dopo una serie di telefonate e trattative, è stato fissato un appuntamento direttamente in canonica per la consegna del denaro.
Poco dopo l'ora di pranzo si è presentato l'uomo incaricato di ritirare la busta. Secondo gli investigatori si trattava dello stesso 50enne che in precedenza avrebbe interpretato altri ruoli nella vicenda.
Il 50enne si è quindi presentato in parrocchia, questa volta nei panni dell'operaio incaricato di ritirare il denaro. Arrivato in taxi, è entrato nella canonica e, dopo un breve colloquio con il sacerdote, ha ricevuto una busta contenente 260 euro.
Entrato nella canonica, ha ricevuto il denaro e si è avviato verso l'uscita. Appena uscito dallo studio del parroco è stato fermato dai militari, che lo hanno bloccato sulla soglia con il denaro ancora in mano.

L’arresto e gli accertamenti
Ad aspettarlo, però, c'erano i carabinieri. I militari sono intervenuti immediatamente, bloccandolo mentre usciva dall'edificio religioso con la busta ancora in mano.
L'arresto è scattato sul posto e durante gli accertamenti sono stati sequestrati anche i telefoni utilizzati per mantenere i contatti con il sacerdote. Le verifiche successive hanno fatto emergere un profilo già noto alle forze dell’ordine.
L'uomo, residente a Piacenza, risulta coinvolto in analoghe vicende tra le province di Como, Milano e Novara. Secondo quanto emerso, il 50enne avrebbe alle spalle procedimenti legati ad almeno otto truffe e sarebbe specializzato proprio in raggiri ai danni di anziani e persone considerate più fragili.
Episodi analoghi sarebbero stati contestati in diverse province italiane, tra cui Como, Milano e Novara. Oltre all'arresto in flagranza, i carabinieri gli hanno notificato anche un aggravamento di pena emesso dal tribunale di Varese.
Nelle prossime ore comparirà davanti al giudice per il processo per direttissima, assistito dall'avvocato Francesco Valentini del Foro di Roma.
Il falso ufficiale dell’Arma che chiedeva denaro al parroco
Si è finto ufficiale dell’Arma per truffare il parroco, facendo leva sulla sua gentilezza e sulla sua generosità, più volte dimostrate in passato. Un 63enne di origini bosniache, domiciliato nel Bresciano e già noto alle forze dell’ordine, è stato arrestato dai carabinieri.
L’operazione, condotta dalla compagnia di Chiari, è scattata dopo la segnalazione dello stesso sacerdote, insospettito da alcune richieste di denaro ritenute anomale. L’uomo, facendosi aiutare da un complice, si è rivolto al sacerdote con il pretesto di dover aiutare una persona a sbloccare una eredità in Bosnia.
Il sacerdote aveva inizialmente consegnato una prima somma in contanti lo scorso 30 aprile. Ma, di fronte a una nuova richiesta di denaro, ha deciso di contattare i carabinieri, facendo emergere il tentativo di truffa.
Nessun ufficiale dei carabinieri chiede denaro ai cittadini
In caserma gli è stato spiegato che nessun ufficiale dell’Arma si fa tramite per chiedere soldi a privati cittadini. Così è stata formalizzata la denuncia in seguito alla quale i militari sono intervenuti e hanno bloccato l’uomo mentre si presentava per incassare un’ulteriore somma, procedendo all’arresto in flagranza.
Il denaro è stato recuperato e restituito alla vittima. Dopo una prima fase agli arresti domiciliari, il 63enne è stato condotto davanti al Tribunale di Brescia per il rito direttissimo: il giudice ha convalidato l’arresto e disposto per lui i domiciliari in attesa del processo.
La truffa del falso parrocchiano a danno dei sacerdoti
Nel corso dell’incontro anche il locale parroco Don Ennio Lembo ha riferito di un tentativo di truffa da lui subito anch’esso ricorrente ma a danno dei sacerdoti, ovvero del falso parrocchiano che usa nome e cognome di parrocchiani veri dichiaratosi vittima di furto fuori comune e che chiede al parroco di inviargli del denaro sulla propria carta poste pay per potere tornare al paese ove rimborserà il denaro prestatogli.
Lo schema sfrutta la conoscenza dei nomi dei parrocchiani e presenta una richiesta apparentemente temporanea, collegata a un’emergenza improvvisa. Il denaro viene domandato attraverso una ricarica o un trasferimento su una carta, con la promessa di una restituzione successiva.
La verifica dell’identità del richiedente e il contatto diretto con la persona indicata nella richiesta possono interrompere il meccanismo prima dell’invio del denaro.
Il parroco dell’Ovest Vicentino e i 185 mila euro sottratti
OVEST VICENTINO. Un anziano parroco dell’Ovest Vicentino si è rivolto ai carabinieri raccontando di essere stato raggirato. Dalla sua segnalazione in caserma è partita l’indagine che ha portato il pubblico ministero a citare a giudizio un 38enne croato residente a Schio.
Con una lunga serie di bugie, avrebbe portato via al sacerdote qualcosa come 185 mila euro. Soldi inizialmente presi dai conti della parrocchia, e poi restituiti alla comunità dal prete, che ha acceso un mutuo in banca mettendo come ipoteca una casa di famiglia.
Di fatto, ci ha rimesso soldi dei suoi cari. I fatti contestati interessano un lungo arco temporale che va dal dicembre 2015 al luglio 2016.
La promessa di un risarcimento
Il croato si era presentato a lui con moglie e bimbi piccoli chiedendo un aiuto; aveva spiegato di aver diritto ad un risarcimento dopo un incidente stradale di 28 mila euro ma che prima doveva pagare dei debiti di 4.400 euro.
Il sacerdote verificò i documenti, gli credette e gli fece un bonifico. E così iniziò una lunghissima serie di richieste di danaro.
| Elemento della vicenda | Dettaglio |
|---|---|
| Periodo contestato | dal dicembre 2015 al luglio 2016 |
| Somma complessiva | 185 mila euro |
| Risarcimento dichiarato | 28 mila euro |
| Debiti indicati inizialmente | 4.400 euro |
La truffa telefonica dei falsi carabinieri
Come annunciato nei mesi scorsi, nel corso di una conferenza stampa tenutasi presso il Comando Provinciale dei Carabinieri di Isernia, di intesa con la Prefettura, continua il ciclo di incontri presso le parrocchie della provincia al fine di informare in particolare gli anziani, ritenute vittime più vulnerabili, sui pericoli delle truffe e dei reati predatori in genere e sui consigli di come evitarli.
L’ultimo incontro, di concerto con il Vescovo della diocesi di Isernia - Venafro, Sua Eccellenza Monsignor Camillo Cibotti, si è tenuto ieri sera presso l’oratorio della chiesa “Sacro Cuore Immacolato di Maria” di Sesto Campano, ove il Comandante della Compagnia Carabinieri di Venafro, Cap. Mario Giacona ed il Comandante della Stazione Carabinieri di Sesto Campano, Mar. Ca. Luigi de Alescandris, hanno incontrato gli anziani di Sesto Campano e diverse associazioni del territorio.
Nel corso dell’incontro sono state rese note le principali tecniche adoperate dai truffatori e sono stati dispensati diversi utilissimi consigli non solo per difendersi dalle truffe ma anche dai furti. In modo particolare è stata illustrata la truffa dei “falsi carabinieri”.
Come funziona la truffa
In questo caso i truffatori facendo leva sulla considerazione e la fiducia riposte nell’Arma dei Carabinieri dalla popolazione contattano telefonicamente una persona anziana spacciandosi per appartenenti all’Arma e dichiarando di avere arrestato un prossimo parente dell’anziano, solitamente un figlio o un nipote poiché questi avrebbe causato un sinistro alla guida della propria auto priva di assicurazione.
Per evitare la carcerazione del parente in questione il finto carabiniere propone al malcapitato interlocutore di versare quale cauzione (non prevista dal nostro ordinamento) una somma di denaro, solitamente tra i tremila ed i cinquemila euro, ad un avvocato che si trova provvidenzialmente in zona e che passerà da casa dell’anziano.
Per rendere il tutto più credibile a volte si fingono in sottofondo rumori di una caserma in attività, sirene in lontananza e conversazioni verosimili di caserma. Se l’anziano casca nella truffa dopo pochi minuti dalla telefonata viene raggiunto dal finto avvocato che incassa il contante e si dilegua.
| Fase | Modalità |
|---|---|
| Contatto | Telefonata alla persona anziana |
| Falsa identità | Il truffatore si spaccia per un appartenente all’Arma |
| Emergenza inventata | Un figlio o un nipote avrebbe causato un sinistro |
| Richiesta | Versamento di una cauzione non prevista dal nostro ordinamento |
| Somma indicata | solitamente tra i tremila ed i cinquemila euro |
| Ritiro | Un falso avvocato passa a casa dell’anziano |
La truffa del falso maresciallo e del pagamento Amazon
Il parroco della chiesa di San Gerolamo di via Capodistria è rimasto vittima dell'ennesima truffa. I malviventi, operando telefonicamente e riuscendo a raggirare don Russi, sono riusciti a intascare ben 56 mila euro, quantitativo di denaro non coperto dall'assicurazione.
I fatti sono avvenuti a inizio settembre, ma il parroco ha denunciato la truffa solo diversi giorni dopo. Don Russi si è presentato negli uffici del Comando provinciale di via dell'Istria lo scorso 19 settembre denunciando di essere rimasto truffato.
Il messaggio sul cellulare e i bonifici
I truffatori, stando a quanto si apprende, avrebbero agito convincendo il parroco a effettuare tre bonifici per così riuscire a tracciare il movimento di denaro precedentemente addebitato, addebito fasullo e comunicato da un messaggio arrivato sul cellulare del prelato, per un servizio del colosso Amazon.
Il parroco aveva infatti ricevuto comunicazione di un pagamento effettuato online e per bloccare la transazione si era fidato del numero telefonico indicato nel messaggio. Una volta raggiunta l'utenza indicata, sulla schermata del suo smartphone è apparso il numero di telefono del Comando provinciale dell'Arma di Trieste.
Dall'altra parte del telefono, come sempre, il finto maresciallo dei carabinieri che, a quel punto, riesce a convincere don Russi a effettuare i tre bonifici. Risultato, oltre 50 mila euro in fumo e nelle tasche dei malviventi.
Come proteggersi dalle truffe ai danni dei parroci
I due esponenti dell’Arma hanno raccomandato di collaborare con l’Arma dei Carabinieri segnalando immediatamente al numero di pronto intervento 112 qualsiasi tentativo di truffa. Nel corso dell’incontro anche il referente telematico della Compagnia Carabinieri di Venafro ha brevemente illustrato come difendersi dalle crescenti truffe telematiche e dalle clonazioni di carte di credito.
Il Comandante della Compagnia ha concluso il suo intervento invitando la popolazione a collaborare fattivamente con le forze di polizia segnalando qualsiasi anomalia sul territorio per consentire interventi rapidi ed efficaci dell’Arma.
- Non inviare denaro sulla base di una sola telefonata, di un messaggio o di una richiesta ricevuta tramite un’applicazione.
- Verificare direttamente l’identità del richiedente, contattando il parrocchiano, il familiare o l’ente attraverso un recapito già conosciuto.
- Non considerare autentico un numero telefonico solo perché sullo schermo compare il numero di una caserma o di un comando.
- Ricordare che la cauzione descritta nella truffa dei falsi carabinieri non è prevista dal nostro ordinamento.
- Non consegnare contanti a persone mandate da presunti carabinieri, avvocati, religiosi o intermediari.
- Interrompere la conversazione quando la richiesta è accompagnata da minacce, urgenza o dalla necessità di mantenere il segreto.
- Conservare messaggi, numeri di telefono, coordinate bancarie e ogni altro elemento utile agli accertamenti.
- Segnalare immediatamente al numero 112 qualsiasi tentativo di truffa.
La prevenzione attraverso le parrocchie
A sottolineare lo sforzo sinergico che si sta operando da parte delle istituzioni per la tutela del territorio all’incontro era altresì presente anche il Sindaco del Comune di Sesto Campano dott. Luigi Paolone con alcuni assessori e consiglieri comunali.
Tangibile la soddisfazione e la gratitudine dei circa cinquanta cittadini presenti che hanno salutato le autorità con un sentito e prolungato applauso. Sono seguiti numerosi interventi e domande cui sono state date risposte esaustive.
Gli incontri nelle parrocchie mirano a rendere riconoscibili gli schemi ricorrenti e a favorire una reazione rapida, soprattutto quando la richiesta di denaro viene presentata come urgente o collegata a un presunto problema familiare, giudiziario, sanitario o economico.