Padre Pio e monsignor Elia: l’incontro tra devozione, discernimento e testimonianza

Il rapporto tra Padre Pio e monsignor Elia emerge soprattutto attraverso la testimonianza legata al cardinale Elia Dalla Costa e al canonico Arturo Bonardi, inviato a San Giovanni Rotondo per verificare i racconti sui fenomeni e sulle conversioni attribuiti al frate cappuccino. L’indagine, nata da un atteggiamento prudente e scettico, si concluse con la convinzione che intorno a Padre Pio vi fosse una straordinaria azione spirituale.

Padre Pio da Pietrelcina, al secolo Francesco Forgione, è stato un presbitero, mistico e religioso italiano, membro dell’Ordine dei Frati Minori cappuccini. Beatificato nel 1999, è stato proclamato santo da papa Giovanni Paolo II nel 2002.

Chi era Padre Pio

Padre Pio da Pietrelcina, detto anche solo Padre Pio (al secolo Francesco Forgione; Pietrelcina, 25 maggio 1887 - San Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968), è stato un presbitero, mistico e religioso italiano, membro dell’Ordine dei Frati Minori cappuccini. Tra le figure religiose in assoluto più popolari nel mondo cattolico, padre Pio è «al centro di una devozione che ha pochi eguali nel mondo».

È stato destinatario, ancora in vita, di una venerazione popolare di dimensioni imponenti, anche in seguito alla comparsa delle stigmate sul suo corpo a partire dal 1918 e alla fama di taumaturgo attribuitagli dai devoti; al contempo, è stato anche oggetto di aspre critiche in alcuni ambienti ecclesiastici e medico-scientifici.

ElementoInformazione
Nome al secoloFrancesco Forgione
NascitaPietrelcina, 25 maggio 1887
MorteSan Giovanni Rotondo, 23 settembre 1968
Ordine religiosoOrdine dei Frati Minori cappuccini
BeatificazioneCittà del Vaticano, 2 maggio 1999 da papa Giovanni Paolo II
CanonizzazioneCittà del Vaticano, 16 giugno 2002 da papa Giovanni Paolo II
Ricorrenza23 settembre
Santuario principaleSantuario di San Pio da Pietrelcina, San Giovanni Rotondo
Padre Pio e monsignor Bonardi

Dall’infanzia di Francesco Forgione alla vocazione cappuccina

Nacque il 25 maggio 1887 a Pietrelcina, un piccolo comune alle porte di Benevento, da una famiglia di proprietari terrieri, figlio di Grazio Maria (detto Orazio) Forgione (1860-1946) e Maria Giuseppa Di Nunzio (1859-1929). Fu battezzato il giorno successivo nella chiesa di sant'Anna e gli venne dato il nome Francesco per desiderio della madre, devota a san Francesco d'Assisi.

Il 27 settembre 1899 ricevette la comunione e la cresima dall'arcivescovo di Benevento Donato Maria Dell'Olio. La madre era una cattolica molto devota e le sue convinzioni ebbero una grande influenza sulla formazione religiosa del futuro frate, il quale non frequentò le scuole in maniera regolare perché doveva rendersi utile in famiglia lavorando la terra.

Solo quando ebbe dodici anni cominciò a studiare assiduamente sotto la guida del sacerdote Domenico Tizzani, che, in un biennio, gli fece svolgere tutto il programma delle elementari. In seguito passò alla scuola per gli studi ginnasiali.

Il desiderio di diventare sacerdote fu sollecitato dalla conoscenza di un frate del convento di Morcone, fra' Camillo da Sant'Elia a Pianisi, che periodicamente si recava a Pietrelcina per raccogliere offerte. Le pratiche per l'entrata in convento furono iniziate nella primavera del 1902, quando Forgione aveva 14 anni, ma la prima domanda ebbe esito negativo; solo nell'autunno del 1902 arrivò l'assenso.

Forgione sostenne di aver avuto una visione, il 1º gennaio 1903 dopo la comunione, che gli avrebbe preannunciato una continua lotta con Satana. La notte del 5 gennaio, l'ultima passata con la sua famiglia, dichiarò di aver avuto un'altra visione in cui Dio e Maria lo avrebbero incoraggiato assicurandogli la loro predilezione.

Il 22 gennaio dello stesso anno, a 15 anni, vestì i panni di probazione del novizio cappuccino, iniziando a usare il nome fra' Pio. Concluso l'anno del noviziato, fra' Pio emise la professione dei voti semplici (povertà, castità e obbedienza) il 22 gennaio del 1904.

Gli anni di formazione e il legame con Sant’Elia a Pianisi

Il 25 gennaio giunge a Sant'Elia a Pianisi, iniziando così, per la sua formazione spirituale, un lungo periodo di permanenza in terra molisana. Padre Pio dimorò brevemente anche a Campobasso e a Venafro, ma solo a S. Giovanni Rotondo restò più a lungo di quanto fu ospite quasi tre anni e mezzo - nel convento di Sant'Elia.

Nell'ottobre 1905 raggiunse San Marco la Catola per lo studio della filosofia. Nell'aprile 1906 si recò a Sant'Elia a Pianisi per gli studi ginnasiali. Negli anni 1907-1908 fra' Pio compì il percorso scolastico nel convento di Serracapriola, dove era già stato in precedenza per alcuni giorni.

A Sant'Elia a Pianisi il 27 gennaio del 1907 emette la professione dei voti solenni e inizia la sua formazione spirituale. Il 27 gennaio 1907 professò i voti solenni.

Nel comune molisano inizia il ginnasio e studia filosofia. Era un chierico che si distingueva per la sua bellezza, affabilità, un giovane molto alla mano, ma riservato e composto. Sia il popolo che il clero notarono che “quel chierico” si riconosceva per “modestia, mortificazione e grande pietà”.

Sant'Elia a Pianisi è una tappa fondamentale nella vita monastica di S. Pio. E’ infatti nel convento dei frati minori che il santo di Pietrelcina emise la professione solenne nel lontano 1907.

Sicuramente è uno dei motivi per cui la comunità santeliana onora, con grande solennità, il frate con le stimmate. L’altra ragione si ravvisa nel fatto che il santo è dimorato tre anni in quel convento, il periodo più lungo se si eccettua San Giovanni Rotondo.

Gli episodi narrati durante la permanenza molisana

La presenza di san Pio a S.Elia è importante per due avvenimenti, che sono passati alla storia come “un fatto strano” e un fatto “insolito”. Il primo è avvenuto in una notte d’estate del 1905.

La porta della cella era aperta per il gran caldo e san Pio udì dei rumori provenienti dalla stanza di fra Anastasio. Incuriosito e preoccupato, si affacciò dalla finestra, vicinissima a quella del confratello, e lo chiamò.

Intanto nella stanza si sentiva un forte odore di zolfo. Fra Anastasio non rispose e fra Pio decise di ritirarsi, ma alla porta vide entrare un grosso cane, con gli occhi rossi e dalla cui bocca usciva tanto fumo.

Il frate spaventato cadde riverso sul letto e sentì l’animale dire: “è isso, è isso” (è lui, è lui). Ma il frate si fece coraggio, iniziò a recitare il Rosario e l’animale uscì dalla finestra, balzò sul tetto di fronte e sparì.

L’altro accadimento è avvenuto mentre san Pio sostava nel coro del convento con fra Anastasio, una tarda sera del gennaio 1905. Contemporaneamente il santo si trovava in una casa signorile, dove un padre moriva e una figlia nasceva.

Gli apparve la Madonna e gli disse che gli avrebbe affidato questa creatura, e lui avrebbe dovuto “levigarla, renderla il più lucente possibile, perché un giorno voleva adornarsene”. Il chierico rimase interdetto da questa richiesta, essendo lui ancora giovane studente e non sapeva se sarebbe diventato un sacerdote.

Ma la Madonna lo tranquillizzò dicendo:”Non dubitare, sarà lei che verrà da te, ma prima la incontrerai in San Pietro”. La donna si chiamava Giovanna Rizzani, nacque a Udine il 18 gennaio 1905 mentre il padre moriva.

Il sacerdozio e le prime manifestazioni delle stigmate

Nel novembre del 1908, completati gli studi, si recò a Montefusco, dove studiò teologia. Il 18 luglio del 1909 ricevette l'ordine del diaconato nel noviziato di Morcone.

Il 10 agosto 1910 fu ordinato sacerdote nel duomo di Benevento. Nonostante fosse ancora ventitreenne, il vescovo decise per un'eccezione alle disposizioni del diritto canonico, che all'epoca prevedevano un'età minima per l'ordinazione di 24 anni.

In tale periodo gli agiografi collocano la comparsa sulle sue mani delle "stimmate provvisorie". Fra' Pio ne diede comunicazione per la prima volta l'8 settembre 1911, in una lettera indirizzata al padre spirituale di San Marco in Lamis in cui il frate raccontava che il fenomeno andava ripetendosi da quasi un anno e che avrebbe taciuto perché vinto «sempre da quella maledetta vergogna».

Il primo a essere informato delle stimmate fu il parroco di Pietrelcina, don Salvatore Pannullo. Padre Pio, infatti, recatosi la mattina successiva in Chiesa per la celebrazione della Messa, raccontò tutto all'arciprete.

Il 7 dicembre 1911 fece ritorno a Pietrelcina per ragioni di salute, restandovi, salvo qualche breve interruzione, sino al 17 febbraio 1916, abitando nella casa del fratello Michele.

Prestò il servizio militare a Benevento dal 6 novembre 1915. Un mese dopo venne assegnato alla decima compagnia sanità di Napoli.

Svolse il servizio con molte licenze per motivi di salute, sino a essere definitivamente riformato tre anni più tardi, a causa di una «broncoalveolite doppia», il 16 marzo 1918, dall'ospedale principale di Napoli.

L’arrivo a San Giovanni Rotondo

Il 17 febbraio 1916 fra' Pio giunse a Foggia, restandovi sette mesi circa e dimorando nel convento di Sant'Anna. La sera del 28 luglio, accompagnato da padre Paolino da Casacalenda, arrivò per la prima volta a San Giovanni Rotondo, nel convento di Santa Maria delle Grazie.

Pur sentendosi meglio in tale luogo, dopo una settimana circa scese di nuovo a respirare l'aria afosa di Foggia, poiché il permesso chiesto al padre provinciale, anche se non necessario, tardava a venire.

In ragione di ciò, il 13 agosto Pio scrisse al provinciale, chiedendo di poter «passare un po' di tempo a San Giovanni Rotondo», anche perché, a suo dire, Gesù gli avrebbe assicurato che là sarebbe stato meglio.

Padre Pio venne infine lasciato in tale convento, con l'ufficio di direttore spirituale del seminario serafico.

Le stigmate, la fama e le verifiche

Nell'agosto del 1918 Padre Pio affermò di aver avuto, la sera del 5, la visione di un personaggio che lo avrebbe trafitto con una lancia, lasciandogli una ferita costantemente aperta (transverberazione).

Il 20 settembre, in seguito a un'ulteriore visione, Pio affermò che avrebbe ricevuto le "stimmate permanenti", cioè che stavolta non sarebbero andate più via - secondo parole che Gesù gli avrebbe rivolto - per i successivi cinquant'anni.

Tali lesioni vennero variamente interpretate: come segno di una particolare santità, o come una patologia della cute (per es. piaghe da psoriasi), o come auto-inflitte.

L'inizio del manifestarsi delle prime stimmate, le "provvisorie", risalirebbe al 1910, quando per la sua malattia il religioso aveva avuto il permesso di lasciare il convento e di tornare nella sua casa natale a Pietrelcina.

Non distante dal paese, tutti i giorni, dopo aver celebrato la messa, si recava in una località detta Piana Romana, dove il fratello Michele aveva costruito per lui una capanna e dove aveva la possibilità di pregare e meditare all'aria aperta, che giovava molto ai suoi polmoni malati.

Il fenomeno delle stimmate, rivelò al suo confessore, cominciò a manifestarsi proprio in quel luogo, nel pomeriggio del 7 settembre 1910, e si manifestò con maggior intensità un anno dopo nel settembre 1911, quando il frate scrisse al suo direttore spirituale:

«In mezzo al palmo delle mani è apparso un po’ di rosso, grande quanto la forma di un centesimo, accompagnato da un forte e acuto dolore. Questo dolore è più sensibile alla mano sinistra. Anche sotto i piedi avverto un po’ di dolore.»

Nello stesso periodo cominciarono a circolare voci secondo le quali la sua persona aveva cominciato a emanare un inspiegabile profumo di fiori, che non era percepito da tutti allo stesso modo: «Chi diceva di sentire profumo di rose, chi di violette, di gelsomino, di incenso, di giglio, di lavanda ecc.»

La voce della comparsa delle stimmate fece il giro del mondo, e San Giovanni Rotondo divenne meta di pellegrinaggio da parte di persone che speravano di ottenere grazie. I pellegrini gli attribuirono il merito di alcune conversioni e guarigioni "inaspettate", grazie alla sua intercessione presso Dio.

La popolarità di padre Pio e di San Giovanni Rotondo crebbe ancora grazie al passa-parola e la località dovette cominciare ad attrezzarsi per l'accoglienza di un numero di visitatori sempre maggiore.

La situazione divenne imbarazzante per alcuni ambienti della Chiesa cattolica: la Santa Sede, infatti, non aveva notizie precise su cosa stesse realmente accadendo; le scarne informazioni ricevute ben si prestavano ad alimentare il timore di una macchinazione, di fatto movente interessi economici, eventualmente perpetrata sfruttando il nome della Chiesa.

Un primo rapporto fu stilato dal padre generale dei Cappuccini, il quale a sua volta aveva inviato il medico romano Giorgio Festa. Questi ipotizzò una possibile origine soprannaturale del fenomeno, ma proprio il suo entusiasmo ne minò la credibilità.

Si commissionarono perciò ulteriori indagini, molte delle quali (si dice) condotte in incognito. Un gran numero di medici visitò padre Pio per verificare che non si trattasse di un millantatore.

Il primo a studiarne le ferite fu il professor Luigi Romanelli, primario dell'ospedale civile di Barletta, per ordine del padre superiore provinciale, nei giorni 15 e 16 maggio 1919.

Due mesi dopo, il 26 luglio, arrivò a San Giovanni Rotondo il professor Amico Bignami, ordinario di patologia medica all'Università di Roma.

Le sue considerazioni mediche non si discostarono da quelle del professor Romanelli; in più, però, affermò che, secondo lui, quelle "stimmate" erano cominciate come prodotti patologici (necrosi neurotonica multipla della cute) ed erano state completate, forse inconsciamente per un fenomeno di suggestione, o con un mezzo chimico, per esempio la tintura di iodio.

Il cardinale Elia Dalla Costa e l’indagine su Padre Pio

Fra le migliaia di persone che continuamente si recano a San Giovanni Rotondo ci sono molti nostri diocesani. Alcuni dei quali si confessano dal Cardinale - era allora cardinale di Firenze Elia dalla Costa, prelato di chiarissime virtù e scrupoloso custode dell’ortodossia cattolica, un santo uomo -, e gli raccontano i fatti straordinari che succedono intorno a padre Pio.

Il Cardinale era molto scettico e poco incline a credere a quello che gli raccontavano: comprese le stimmate. Siccome fra i penitenti c’erano fior di professionisti e persone degnissime di fede, ci volle veder chiaro e mi inviò a San Giovanni Rotondo per verificare se le cose rispondevano a verità.

Monsignor Arturo Bonardi era canonico del Duomo di Firenze, il fratello Giovacchino era vescovo ausiliare dell’arcidiocesi di Firenze. Questo episodio, all’apparenza banale, successe il venerdì.

Mons. Bonardi l’avevo conosciuto a San Giovanni Rotondo: me lo aveva presentato il Padre mentre camminavamo nel corridoio del convento. Il monsignore da una parte e io dall’altra, padre Pio nel mezzo che ci teneva a braccetto.

«Questo è un tuo conterraneo - mi disse, ammiccando verso il sacerdote -, e un giorno non so se mi appoggerò più di qua (verso me) o più di qua (verso lui)».

Raggiunta la cella, si completò la conoscenza e tutto finì lì. Parto e il lunedì successivo vado a portare l’ambasciata.

Domando di mons. Bonardi. Mi fu indicato un confessionale con la luce rossa accesa. «È lì dentro a confessare» mi fu detto.

Mi metto a sedere su una panca davanti e aspetto. Quando ebbe licenziato il penitente e si stava girando per confessare l’altro, notò la mia presenza.

Si alzò subito e venne da me: «Voleva me?». «Sì - risposi -: mi manda padre Pio». Non mi fece nemmeno finire. Mi prese sottobraccio e mi portò in sacrestia.

Chiuse la porta a chiave e mi invitò a continuare. «Mi manda padre Pio e la ringrazia tanto per quello che ha fatto per lui».

Appena ebbi finito di parlare, mi abbracciò e scoppiò in un pianto dirotto. Quando si fu un po’ calmato, proseguì: «Dato che lei è il latore del messaggio, deve sapere anche l’antefatto».

La missione di monsignor Bonardi

Ci sedemmo uno di fronte all’altro e continuò: «Fra le migliaia di persone che continuamente si recano a San Giovanni Rotondo ci sono molti nostri diocesani. Alcuni dei quali si confessano dal Cardinale - era allora cardinale di Firenze Elia dalla Costa, prelato di chiarissime virtù e scrupoloso custode dell’ortodossia cattolica, un santo uomo -, e gli raccontano i fatti straordinari che succedono intorno a padre Pio».

«Il Cardinale era molto scettico e poco incline a credere a quello che gli raccontavano: comprese le stimmate. Siccome fra i penitenti c’erano fior di professionisti e persone degnissime di fede, ci volle veder chiaro e mi inviò a San Giovanni Rotondo per verificare se le cose rispondevano a verità».

«Partii senza indugio, mi trattenni qualche giorno e osservai attentamente quello che avveniva intorno al personaggio padre Pio».

«Al ritorno feci la mia relazione: “Eminenza, chi non ha mai pregato impara a pregare, chi non ha mai piegato le ginocchia, le piega. Confessioni e conversioni non si contano, e noi sacerdoti si dovrebbe imparare a dire la Santa Messa”».

«Queste poche parole e altre impressioni di cui lo feci partecipe convinsero il Cardinale che a San Giovanni Rotondo c’era veramente il “Dito di Dio”».

La relazione di monsignor Bonardi non si concentrava soltanto sulle stigmate o sugli episodi straordinari attribuiti a Padre Pio. Il suo punto centrale riguardava l’effetto spirituale osservato nei pellegrini: la preghiera, la confessione, la conversione e il rinnovamento della vita religiosa.

Padre Pio come confessore e guida spirituale

Padre, uno dei suoni più belli da pronunciare da un figlio e da ascoltare da un padre. Da quanto si sente raccontare chi lo ha conosciuto, Padre Pio era proprio un padre per tutti coloro che ricorrevano a lui, a volte dolce e a volte burbero, come dovrebbe essere un genitore per un figlio.

Quello che faceva più spesso durante la giornata, oltre a stare nel suo ospedale, era confessare i fedeli che si avvicinavano a lui, e soprattutto parlare con loro.

Padre Pio conquistava. Conquistava tutti perché non aveva preferenze per nessuno. Il nobile era trattato al pari del proletario. Il ricco al pari del povero. L’industriale al pari dell’operaio. L’attore famoso come lo sconosciuto.

E non era morbido nemmeno con i rappresentanti del clero. È noto che il Padre aborriva la curiosità e, purtroppo, anche alcuni consacrati si recavano a San Giovanni Rotondo per curiosità.

La stessa curiosità, tanto per intenderci, che ebbe Erode quando gli condussero Gesù, perché sperava di assistere a un miracolo in diretta.

Disapprovava senza mezzi termini i sacerdoti che si presentavano senza l’abito talare. Durante una pausa dei lavori del Concilio Vaticano II, un gruppo di alti prelati si recò a San Giovanni Rotondo.

Furono accolti con la consueta cortesia cappuccina ed ebbero modo di avvicinare il Padre per fargli qualche domanda. Era presente il compianto padre Alessio Parente, allora giovanissimo sacerdote, che aveva avuto dai superiori il grande onore di assistere padre Pio.

Alle prime domande, il Padre, infastidito, non rispose: quando non voleva rispondere, faceva finta di non sentire. Poi, siccome insistevano, chiama padre Alessio: «Ale’, ma questi ‘signori’ cosa vogliono?».

«Padre, vorrebbero sapere che cosa pensa il Signore di loro, delle loro diocesi, ecc.». «Ah! È questo che volete sapere? Pure vestiti di rosso all’inferno ci stanno!».

Se ne andarono via subito, come il vento. Non andò diversamente a un nutrito gruppo di sacerdoti.

Il rapporto con il clero e il valore dell’umiltà

Si erano piazzati sulla rampa delle scale. Arriva il Padre per salire e, vedendosi il passaggio impedito, scruta gli ospiti per qualche istante e li apostrofa: «A oh! Mi volete far passare? O tutti di qua o tutti di là».

Si tirarono tutti da una parte e il Padre, piano piano, aggrappandosi al corrimano, poté salire. Quando fu in cima alla scala, si gira e mi vede: «Mi sembrava impossibile che non ci stessi! Hai visto quanti personaggi? Digli che cosa pensi di loro».

Mi mise a disagio e glielo dissi. «Padre, non posso. È una brutta parola». «Dilla lo stesso!».

Vidi che non era il caso di rifiutare. Mi affacciai sul pianerottolo e recitai a voce alta un articolo del programma che mi ero dato quando ero nel PCI: «Oh! Io, di un prete, ne farei quattro!».

E il Padre concluse: «Avete sentito come la pensa? E con questo, buona giornata a tutti!».

In un’altra occasione ci rimise le penne anche un vescovo. Eravamo in conversazione nella solita stanzetta, dopo le funzioni.

Fra i tanti mali che affliggevano il Padre c’era anche una sinusite cronica, ribelle a tutte le cure. Il dottore gli aveva consigliato di prendere ogni tanto qualche presa di tabacco da fiuto.

Quella sera, invece, dopo la solita scena, prese un pizzico di tabacco, lo mise sul dorso della mano, accostò la mano al naso e lo aspirò. Il vescovo che, come tutti i presenti, aveva seguito tutto, volle dire la sua.

«Eh, Padre, non sapevo che avesse questo vizio!». Il Padre, che è stato un maestro anche nelle battute, senza punto scomporsi ribatté: «Se questo fosse un vizio, pure questo avresti!».

Elia Stelluto, il fotografo di Padre Pio

A Paupisi, un paesino poco distante da Pietrelcina, il parroco della Chiesa di Santa Maria del Bosco, don Raffaele Petenuzzo,ha allestito una mostra di oltre 400 foto che ritraggono la quotidianità del Santo di Pietrelcina; l’autore di queste opere è il fotografo ufficiale di Padre Pio, Elia Stelluto.

Era il 1942 quando Stelluto, all’età di 7 anni, vagabondava per le strade di Pietrelcina in cerca di cibo. Fu in quella circostanza che incontrò Padre Pio e da quel momento il convento divenne la sua casa, come egli stesso ricorda a Vatican News: “Padre Pio è stato per me come un papà. Il papà che non ho avuto”.

Elia divenne uno dei chierichetti di Padre Pio e fu l’unico a ottenere il permesso di introdurre la macchina fotografica nel convento e fotografare Padre Pio, un privilegio desiderato chissà da quanti.

“Io scattavo sempre, lui non era mai contento di posare. Le fotografie colte di sorpresa sono le più belle” racconta Stelluto che ricorda il fastidio del Santo Padre per la macchina fotografica: “era un po’ duro Padre Pio quando si metteva in posa, invece le fotografie a sorpresa erano dei capolavori”.

Padre Pio non sopportava soprattutto il flash: “Un giorno, il mio maestro, Federico Abresh, convertito dopo la guarigione miracolosa della moglie e del figlio, mi aveva promesso 5000 lire in cambio di una foto di Padre Pio benedicente.

Quei soldi mi facevano tanto comodo e accettai. Mi alzai all’alba. Padre Pio celebrava infatti alle 4 del mattino.

In chiesa quando scattai la foto Padre Pio si mette a gridare: ‘Che combini, chiamate i carabinieri e fatelo arrestare’. Questa fu la prima volta che Padre Pio si arrabbiò con Stelluto.

Da quel giorno gli fu consentito di fotografare ma senza il flash. Ma scattare le foto a quella condizione comprometteva il buon esito delle immagini, perché la luce all’interno del convento scarseggiava per via delle poche candele, eppure le foto erano sempre ben illuminate come testimonia Elia: “Era lui che emanava luce. Il fotografo era lui, non io. Ci sono dei controluce in cui il viso di Padre Pio è incredibilmente illuminato”.

Stelluto ricorda anche le parole di Padre Pio quando, nel 1947, venne al convento il sacerdote Karol Wojtyla: “Questo prete avrà un berretto rosso, è papabile e sarà un mio difensore”.

Le immagini immortalate da questo fotografo ritraggono un Padre Pio nella sua semplicità e santità di tutti i giorni, a testimoniarlo è lo stesso parroco don Raffaele: “Guardando queste foto si vede la semplicità di Padre Pio, un uomo come noi. La spontaneità delle espressioni del suo volto è un richiamo per tutti a recuperare la semplicità nel quotidiano (…)”.

La Casa Sollievo della Sofferenza e l’eredità sociale

Vedrete in coda all’articolo alcune foto da me scattate durante alcune visite a San Giovanni Rotondo, un luogo di fede per i Cristiani ma anche di conforto per tanti malati che da anni ormai vi si recano per avere le cure necessarie per il corpo oltre che per l’anima.

Infatti non dimentichiamo che in questo luogo sorge uno degli ospedali più ”famoso” in Italia ”Casa sollievo delle sofferenze”, fondato proprio da Padre Pio per dar modo a tutte quelle persone che non potevano permettersi le cure di trovarle lì.

Tanti sono stati e saranno i miracoli elargiti da Padre Pio, certo che, come qualcuno mi ha fatto notare, il primo miracolo è stato fondare un ospedale di questa portata in quella zona ed in quel periodo, una zona molto isolata e dimenticata da tanti.

Il parroco ha incoraggiato anche i credenti a seguire l’esempio di San Pio da Pietrelcina: ”essere amici di Dio non è niente di straordinario, è ordinario, è nella vita normale cercando di vivere in unione con il Signore nelle piccole cose”.

La morte, la venerazione e la traslazione della salma

La Chiesa cattolica lo venera come santo e ne celebra la memoria liturgica il 23 settembre, anniversario della morte. Padre Pio morì a San Giovanni Rotondo il 23 settembre 1968.

Dal 24 aprile 2008 al 23 settembre 2009 a San Giovanni Rotondo è stata esposta la salma di Padre Pio, all’interno di una teca di cristallo costruita appositamente.

Essa in realtà è stata poco visibile: il volto, ben conservato solo nella parte inferiore, è stato ricoperto da una maschera di silicone che ne riproduce le sembianze.

La salma poggia su un piano di plexiglas forato e rivestito di tessuto. Al di sotto ci sono due contenitori in pvc pieni di gel di silice per la regolazione dell’umidità.

Nella teca è stato immesso azoto per evitare ulteriori decomposizioni. Il 23 settembre 2009, nell’anniversario della morte, si è conclusa l’esposizione della salma con una solenne cerimonia.

Il 19 aprile 2010 la salma del santo è stata traslata nella cripta della nuova Chiesa di Padre Pio, progettata dall’architetto Renzo Piano, decorata con i mosaici del sacerdote gesuita sloveno Marko Ivan Rupnik e con il soffitto ricoperto di foglia oro, ricavato dalla fusione degli ex voto che i fedeli negli anni hanno donato a san Pio.

Dal 1º giugno 2013 la salma è permanentemente esposta alla pubblica venerazione. Folle di pellegrini, per fede o per semplice curiosità, salgono il monte Gargano alla ricerca del santo, fermandosi in preghiera nel luogo della sua presunta stimmatizzazione.

San Giovanni Paolo II e Padre Pio

San Giovanni Paolo II era molto legato a Padre Pio tanto che si recò più di una volta a San Giovanni Rotondo, nella Chiesa si conserva anche una sua reliquia.

Padre Pio è invocato dai volontari della Protezione Civile e dagli Adolescenti Cattolici.

La sua figura continua a essere legata alla preghiera, alla confessione, all’assistenza dei malati e alla ricerca di una fede vissuta nelle circostanze ordinarie della vita.

tags: #padre #pio #e #mons #elia