Roberta Spinelli, inviata di Storie Italiane, è stata aggredita in diretta alla ex fabbrica Penicillina nel quartiere di San Basilio, a Roma. La giornalista e l’operatore sono stati circondati da alcune persone che occupano lo stabile, spinti e poi strattonati, fino a essere costretti a scappare.
Inseguita, la troupe ha lasciato l’edificio mentre l’obiettivo della telecamera veniva oscurato dagli aggressori. «Stiamo bene, siamo stati aggrediti fisicamente. È stato un momento particolarissimo e abbastanza concitato. La situazione è veramente incontrollabile. Stiamo bene, non ci ferma qualche calcio».

Che cosa è accaduto durante il collegamento Rai
Aggressione in diretta su Rai1 ai danni della troupe di Storie Italiane di Eleonora Daniele. Nel corso di un collegamento dall’ex fabbrica di penicillina, nel quartiere San Basilio di Roma, l’inviata Roberta Spinelli è stata presa di mira dal lancio di un oggetto che si è infranto sul pavimento.
In pochi istanti la giornalista e l’operatore si sono trovati circondati da alcune persone che occupano lo stabile. Spinti e poi strattonati i due cronisti sono stati costretti a scappare.
Momenti di tensione e paura, dunque, anche in studio quando si è interrotto per alcuni secondi il collegamento dal complesso industriale abbandonato, vero e proprio ecomostro alla periferia ovest di Roma. Usciti dallo stabile, allarme rientrato per gli inviati del programma.
Roberta Spinelli stava effettuando un collegamento nella trasmissione di Rai1 “Storie italiane” quando è stata circondata insieme all’operatore da un gruppo di malintenzionati. Sgomenti e preoccupati, durante il collegamento, la conduttrice del programma, Eleonora Daniele, e il pubblico in studio.
«Roberta, allontanati», si è affrettata a dire la conduttrice di “Storie italiane” alla giornalista e all’operatore che la accompagnava. Le immagini mostrano la fuga della giornalista e dell’operatore, avvicinati da alcuni degli occupanti infastiditi dalla presenza della telecamera.
Inseguita, la troupe ha lasciato l’edificio mentre l’obiettivo della telecamera è stato oscurato dagli aggressori.
Roma, la conferenza stampa degli occupanti della ex fabbrica penicillina
Le dichiarazioni di Roberta Spinelli
Roberta Spinelli, inviata di Storie Italiane, è stata aggredita in diretta alla ex fabbrica Penicillina. Presa a calci e costretta a scappare davanti agli occhi sgomenti di spettatori e studio del programma quotidiano: “Stiamo bene, siamo stati aggrediti fisicamente. È stato un momento particolarissimo e abbastanza concitato. La situazione è veramente incontrollabile. Stiamo bene, non ci ferma qualche calcio”.
«Stiamo bene, ci hanno aggredito fisicamente, ma non ci fermerà di certo qualche calcio», queste le prime parole della giornalista, originaria di Vibo Valentia, dopo l’aggressione.
La giornalista e inviata Roberta Spinelli è stata spinta e presa a calci. Sono stati momenti concitati e visti in diretta televisiva.
Perché la troupe si trovava nell’ex Penicillina
Avevano deciso di andare all'ex Penicillina per "indagare" dopo il ferimento di uno straniero, caduto da sette metri al culmine di una lite. Per cercare di far luce sulle dinamiche, per intervistare qualcuno dei presenti, la giornalista e inviata Roberta Spinelli è stata spinta e presa a calci.
Lo scenario è quello poco distante da dove si è consumato il tragico delitto di Desirée Mariottini, vale a dire il ghetto dell'ex fabbrica della Penicillina, nel quartiere San Basilio di Roma a due passi dalla Tiburtina.
I due, riferisce sempre dopo essere stati circondati da alcune persone che occupano lo stabile, si sono allontanati dall’ex fabbrica, dove nei giorni scorsi un ragazzo senegalese è precipitato nella tromba delle scale da un’altezza di 7 metri al culmine di una lite.
L’ex fabbrica della Penicillina a San Basilio
Anche le telecamere di Fanpage.it sono entrate nel ghetto dell'ex-fabbrica Penicillina di via Tiburtina a Roma occupato da oltre 500 persone. Lo stabile che versa in condizioni fatiscenti è in cima alla lista degli sgomberi stilata dal Viminale.
Qui sono arrivati molti migranti provenienti da altri stabili sgomberati nei mesi scorsi, come quello in via di Vannina. La fabbrica inaugurata nel 1950 era uno degli stabilimenti più grandi in Europa per la produzione di Penicillina.
Da oltre vent'anni è abbandonata e nel 2014 è stata sottoposta a sequestro giudiziario. Nello stabilimento sono sorte numerose piccole case in muratura, costruite dai residenti.
Alcune sembrano essere in vendita, con tanto di cartello "for sale", ma si tratta di piccoli loculi privi di luce elettrica e servizi igienici. Le condizioni igieniche sono pessime in tutto l'edificio che è sommerso da tonnellate di rifiuti di ogni genere.
Ci sono anche i residui della produzione di medicinali, in molti punti è presente amianto ridotto in polvere e numerosi incendi hanno lasciato rifiuti speciali pericolosi per la salute.
| Elemento | Informazione |
|---|---|
| Luogo | Ex fabbrica della Penicillina, via Tiburtina, quartiere San Basilio |
| Anno di inaugurazione | 1950 |
| Periodo di abbandono | Oltre vent'anni |
| Sequestro giudiziario | 2014 |
| Persone presenti | Oltre 500 |
| Ferimento precedente | Caduta da sette metri nella tromba delle scale |
La solidarietà alla giornalista e la condanna dell’aggressione
«Solidarietà e vicinanza alla collega Roberta Spinelli, che non si è tirata indietro dal fare sino in fondo il proprio lavoro di cronista, puntando i riflettori laddove ce n’è più bisogno» viene espressa dal segretario generale aggiunto della Federazione nazionale della stampa italiana e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, e dal responsabile della Legalità per la Fnsi, Michele Albanese.
Carlo Parisi e Michele Albanese invitano Roberta a «proseguire con il suo impegno al servizio della verità».
La vicinanza di Fnsi e del sindacato si è aggiunta alla condanna dell’aggressione subita dalla troupe durante il collegamento televisivo.
Altri episodi di aggressione contro troupe Rai
Due troupe della Rai sono state aggredite e minacciate ieri a Crans Montana. I giornalisti stavano lavorando per testimoniare al pubblico italiano i seguiti della sciagura che ha colpito mortalmente 6 nostri giovani e ha provocato molti feriti, anche particolarmente gravi.
Una troupe di Ore 14, la trasmissione su Rai 2 condotta dal lunedì al venerdì da Milo Infante, è stata aggredita ieri a Crans-Montana mentre stava documentando i tragico incendio di Capodanno.
La giornalista Francesca Crimi era insieme a Marco Bonifacio quando una persona «vicina ai proprietari di Le Constellation» l’ha colpita con dell’acqua gelida. Erano circa le 17.30 e la temperatura esterna del luogo era di -10 gradi.
L’uomo ha aperto una pompa dell’acqua che aveva in mano contro la giornalista bagnandola completamente. “Si tratta di un atto vergognoso e vigliacco che colpisce una collega mentre svolge il proprio lavoro” ha commentato il conduttore Milo Infante.
Ma non è stato l'unico episodio. Secondo quanto raccontato dall'inviato di '1 Mattina News' Domenico Marocchi, in un collegamento in diretta con la trasmissione, “noi e i colleghi di 'Storie Italiane' siamo andati davanti a uno dei tre locali dei coniugi Moretti, che al momento sono indagati”.
“Siamo andati davanti a un ristorante e abbiamo solamente inquadrato e ripreso un cartello sulla strada, che informava della chiusura del ristorante. A quel punto è arrivata un'auto a tutta velocità con musica altissima, sono uscite tre persone che hanno cominciato a intimidirci e a insultarci con insulti diretti a tutti gli italiani”.
“Stavamo per andarcene quando sono arrivate altre sette persone, che hanno circondato la nostra auto: abbiamo anche le immagini. Poi è arrivato anche uno spintone verso la nostra auto: siamo entrati tutti dentro l'auto e lì hanno iniziato a dare colpi all'auto e agli specchietti. Una brutta avventura che racconta un clima pesante”.
“Sicuramente - prosegue Marocchi - c'era stato un precedente, nel pomeriggio, con alcuni colleghi di un quotidiano svizzero di lingua tedesca che erano stati scacciati da alcune persone, ma non si era arrivati alla violenza”.
“Noi siamo andati davanti a quel ristorante, con il cartello indicante la chiusura che era su una strada pubblica”. Quando è arrivata la macchina, “abbiamo chiesto chi fossero, ma abbiamo capito che lavorassero lì, erano probabilmente membri dello staff dei Moretti”.
Rivedendo le immagini, conclude Marocchi, fra le 7 persone arrivate successivamente, “sembrerebbe che ci fosse anche, laterale e senza aver partecipato all'aggressione, Jacques Moretti”.
“C'è una rete di tante persone intorno a questi due gestori che probabilmente li stanno proteggendo nel modo sbagliato. Andremo a fare una denuncia”.
"Ho chiesto alla nostra ambasciata in Svizzera di sensibilizzare le autorità sulla necessità di attenzione e sorveglianza", ha detto il ministro degli Esteri Antonio Tajani in un post su X.
"Nel rispetto di ogni sensibilità, i giornalisti dovranno continuare ad operare liberamente. Il contesto di questa sciagura deve portarci a rispettare il dolore di tutti, ma in nessun modo deve permettere atti di violenza o intimidazione contro la stampa", ha aggiunto.
La condanna della Rai dopo altri attacchi
La Rai condanna con la massima fermezza la gravissima aggressione subita oggi a Torino dalla giornalista Bianca Leonardi e dal suo filmmaker, appartenenti alla troupe del programma Far West, da parte di gruppi antagonisti, incappucciati, nel corso del corteo per la riapertura di Askatasuna.
I giornalisti sono stati presi di mira, aggrediti fisicamente, minacciati e costretti ad allontanarsi con la forza, mentre venivano lanciati sassi e distrutta l’attrezzatura di lavoro.
Un’azione violenta e organizzata, messa in atto con l’unico obiettivo di impedire alla Rai di documentare e raccontare quanto stava accadendo. Colpire i giornalisti in questo contesto significa tentare di intimidire il servizio pubblico e di punire chi fa informazione.
La Rai esprime piena solidarietà ai colleghi aggrediti e ribadisce che non accetterà intimidazioni né zone franche imposte con la violenza. Attaccare i giornalisti significa attaccare il diritto dei cittadini a essere informati.
La Rai esprime la più ferma condanna per l’aggressione subita oggi da una troupe della Tgr Emilia-Romagna all’esterno dell’ospedale di Bologna.
I giornalisti si trovavano sul posto per svolgere attività di documentazione giornalistica per verificare le condizioni dei feriti del gravissimo investimento avvenuto a Modena, nell’ambito del diritto-dovere di cronaca e del servizio pubblico di informazione.
Un gruppo di giovani ha rivolto insulti all’operatore e colpito l’attrezzatura - cavalletto e telecamera - dopo aver notato la presenza della troupe. Fortunatamente non si registrano feriti tra il personale, ma l’episodio rappresenta un grave atto intimidatorio nei confronti di professionisti impegnati nel garantire un’informazione corretta e puntuale ai cittadini.
La Rai esprime piena solidarietà all’operatore coinvolto e a tutta la redazione della Tgr Emilia-Romagna, ribadendo il proprio sostegno a chi quotidianamente opera sul territorio, spesso in contesti delicati, per assicurare il diritto dei cittadini a essere informati.
Ogni forma di aggressione o intimidazione nei confronti dei giornalisti e delle troupe impegnate nel loro lavoro è inaccettabile e costituisce un attacco alla libertà di stampa e ai principi fondamentali di una società democratica.
L’Azienda confida nell’operato delle Forze dell’Ordine, prontamente intervenute, affinché venga fatta piena luce sull’accaduto.
La violenza contro il lavoro giornalistico
Nella tarda mattinata di domenica 22 marzo una troupe della Tgr Lazio incaricata di effettuare delle riprese dall’esterno degli stabili occupati dagli anarchici nel quartiere Quadraro è stata violentemente aggredita.
L’operatore è dovuto ricorrere alle cure del Pronto Soccorso, mentre la telecamera è stata gravemente danneggiata. La memory card su cui erano registrate le immagini è stata ritrovata dopo qualche ora a terra.
Le riprese erano collegate alle vicende della recente esplosione di un ordigno artigianale che ha causato il crollo di una casolare al Parco degli Acquedotti, nella capitale, causando la morte di due persone considerate vicine agli ambienti anarchici.
Il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti esprime solidarietà agli operatori aggrediti e condanna l’ennesimo episodio di violenza ai danni della libertà di stampa e al diritto dei cittadini ad essere informati.
Solidarietà e condanna è stata espressa sia dall’azienda di viale Mazzini che dai sindacati dei giornalisti del servizio pubblico.