Il Sinodo dei giovani e l’eredità di Paolo VI

Il Sinodo dei giovani ha posto al centro l’ascolto delle nuove generazioni, il loro rapporto con la fede e il discernimento della propria vocazione. In questa prospettiva, le parole e l’azione di Paolo VI conservano un valore particolare: il Papa invitava i giovani a uscire dalla mediocrità, a prendere sul serio la vita e a trasformarla in un dono d’amore, in un inno a Dio.

«Molti oggi parlano dei giovani, ma non molti, ci pare, parlano ai giovani. Forse non sanno, forse non si fidano». Dalle parole di Paolo VI rivolte ai giovani traspare tutto il suo amore per loro e la sua passione nell’invitarli ad uscire dalla mediocrità per fare della vita una cosa seria, un momento di pienezza, un dono d’amore, un inno a Dio.

Paolo VI e l’istituzione del Sinodo dei Vescovi

È con il motu proprio Apostolica Sollicitudo che San Paolo VI istituiva il Sinodo dei Vescovi il 15 settembre 1965, all’indomani dell’apertura dell’ultima sessione del Concilio Vaticano II. Con questa decisione il Papa intendeva rispondere alle richieste dei Padri conciliari di riconoscere al Collegio dei Vescovi, riconosciuto dall’aula come «soggetto di piena e suprema potestà su tutta la Chiesa» (cfr LG 22), di partecipare alla prerogativa petrina della sollecitudine per tutta la Chiesa.

Paolo VI rispose dotando la Chiesa di una istituzione centrale che rappresentasse tutto l’episcopato, in grado di favorire l’unione e la collaborazione dei Vescovi di tutto il mondo con il Vescovo di Roma, «principio e fondamento visibile di unità» della Chiesa (cfr LG 23), e di aiutarlo con il consiglio su temi e questioni che di volta in volta Egli avesse indicato come decisivi per la vita del Popolo di Dio.

Da allora i Sinodi hanno accompagnato la vita della Chiesa fino ad oggi e ne hanno segnato in certo qual modo il cammino. Sono state celebrate 16 Assemblee Generali Ordinarie, 3 Assemblee Generali straordinarie, 11 Assemblee speciali.

ElementoDato
Istituzione del Sinodo dei Vescovi15 settembre 1965
Documento istitutivoApostolica Sollicitudo
Assemblee Generali Ordinarie16
Assemblee Generali straordinarie3
Assemblee speciali11

I Pontefici che si sono succeduti, accogliendo le proposizioni o i documenti finali formulati dalle diverse assemblee, hanno indirizzato alla Chiesa le loro esortazioni apostoliche post-sinodali, che molto hanno contribuito al rinnovamento della vita ecclesiale, nella linea del Concilio Vaticano II.

Dal Sinodo dei Vescovi al Sinodo dei giovani

Il 6 ottobre 2016 il Santo Padre annunciava il tema della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi: «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale». Il cammino sinodale è iniziato immediatamente con la redazione del Documento preparatorio (DP), pubblicato il 13 gennaio 2017 insieme a una «Lettera ai giovani» del Santo Padre.

Il DP comprendeva un Questionario, destinato principalmente alle Conferenze Episcopali, ai Sinodi delle Chiese Orientali Cattoliche e ad altri organismi ecclesiali, con quindici domande per tutti, tre specifiche per ciascun continente e la richiesta di condividere tre «buone pratiche».

Dall’11 al 15 settembre 2017 si è tenuto un Seminario internazionale sulla condizione giovanile con la presenza di molti esperti e di vari giovani, che ha aiutato a mettere a fuoco la situazione dei giovani nel mondo di oggi dal punto di vista scientifico.

A fianco di queste iniziative destinate a coinvolgere la Chiesa nel suo insieme, non sono mancate occasioni di ascolto della voce dei giovani, perché fin da subito si è inteso renderli protagonisti. In primo luogo è stato predisposto un Questionario online in diverse lingue e tradotto da alcune Conferenze Episcopali, che ha raccolto le risposte di oltre centomila giovani.

Inoltre, ha avuto luogo la Riunione presinodale (Roma, 19-24 marzo 2018), che si è conclusa la domenica delle Palme con la consegna al Santo Padre di un Documento finale. A questa iniziativa hanno partecipato circa trecento giovani provenienti dai cinque Continenti e anche quindicimila giovani attraverso i social media.

L’evento, espressione del desiderio della Chiesa di mettersi in ascolto di tutti i giovani, nessuno escluso, ha ottenuto notevole risonanza. Il materiale raccolto da queste quattro fonti principali - a cui si aggiungono alcune «Osservazioni» giunte direttamente alla Segreteria del Sinodo - è certamente molto vasto.

Attraverso alcuni esperti è stato ampiamente analizzato, accuratamente sintetizzato e infine raccolto nel presente «Strumento di lavoro» che è stato approvato dal XIV Consiglio Ordinario della Segreteria Generale del Sinodo dei Vescovi, alla presenza del Santo Padre.

Giovani riuniti per il Sinodo

La struttura dell’Instrumentum laboris

Il testo è strutturato in tre parti e riprende le tematiche in forma funzionale rispetto all’andamento dell’Assemblea sinodale del prossimo ottobre, secondo il metodo del discernimento: la 1a Parte, legata al verbo «riconoscere», raccoglie in cinque capitoli e secondo diverse prospettive vari momenti di ascolto della realtà, facendo il punto sulla condizione giovanile; la 2a Parte, orientata dal verbo «interpretare», offre in quattro capitoli alcune chiavi di lettura delle questioni decisive presentate al discernimento del Sinodo; la 3a Parte, con l’obiettivo di arrivare a «scegliere», in quattro capitoli raccoglie diversi elementi per aiutare i Padri sinodali a prendere posizione rispetto agli orientamenti e alle decisioni da prendere.

Il testo si conclude con una significativa attenzione al tema della santità, in modo che l’Assemblea sinodale riconosca in essa «il volto più bello della Chiesa» (GE 9) e lo sappia proporre a tutti i giovani oggi.

Riconoscere

Il primo passaggio è quello dello sguardo e dell’ascolto. Richiede di prestare attenzione alla realtà dei giovani di oggi, nella diversità di condizioni e di contesti nei quali vivono.

Richiede umiltà, prossimità ed empatia, così da entrare in sintonia e percepire quali sono le loro gioie e le loro speranze, le loro tristezze e le loro angosce (cf GS 1). Lo stesso sguardo e lo stesso ascolto, pieno di sollecitudine e di cura, vanno rivolti verso ciò che vivono le comunità ecclesiali presenti in mezzo ai giovani in tutto il mondo.

In questo primo passaggio l’attenzione si focalizza sul cogliere i tratti caratteristici della realtà: le scienze sociali offrono un contributo insostituibile, peraltro ben rappresentato nelle fonti utilizzate, ma il loro apporto è assunto e riletto alla luce della fede e dell’esperienza della Chiesa.

Interpretare

Il secondo passaggio è un ritorno su ciò che si è riconosciuto ricorrendo a criteri di interpretazione e valutazione a partire da uno sguardo di fede. Le categorie di riferimento non possono che essere quelle bibliche, antropologiche e teologiche espresse dalle parole chiave del Sinodo: giovinezza, vocazione, discernimento vocazionale e accompagnamento spirituale.

Risulta perciò strategico costruire un quadro di riferimento adeguato dal punto di vista teologico, ecclesiologico, pedagogico e pastorale, che possa rappresentare un ancoraggio capace di sottrarre la valutazione alla volubilità dell’impulso, pur riconoscendo «che nella Chiesa convivono legittimamente modi diversi di interpretare molti aspetti della dottrina e della vita cristiana» (GE 43).

Scegliere

Solo alla luce della vocazione accolta è possibile comprendere a quali passi concreti ci chiama lo Spirito e in che direzione muoverci per rispondere alla Sua chiamata. In questa terza fase del discernimento occorre passare in esame strumenti e prassi pastorali, e coltivare la libertà interiore necessaria per scegliere quelli che meglio ci consentono di raggiungere lo scopo e abbandonare quelli che si rivelano invece meno capaci di farlo.

Si tratta dunque di una valutazione operativa e di una verifica critica, non di un giudizio sul valore o sul significato che quegli stessi mezzi hanno potuto o possono rivestire in circostanze o epoche diverse. Questo passaggio potrà individuare dove è necessario un intervento di riforma, un cambiamento delle prassi ecclesiali e pastorali per sottrarle al rischio di cristallizzarsi.

Essere giovani oggi

«La realtà è più importante dell’idea» (cf EG 231-233): in questa I Parte siamo invitati ad ascoltare e guardare i giovani nelle condizioni reali in cui si trovano, e l’azione della Chiesa nei loro confronti.

Non si tratta di accumulare dati ed evidenze sociologiche, ma di assumere le sfide e le opportunità che emergono nei vari contesti alla luce della fede, lasciando che ci tocchino in profondità in modo da fornire una base di concretezza a tutto il percorso successivo (cf LS 15).

Ci sono nel mondo circa 1,8 miliardi di persone di età compresa tra i 16 e i 29 anni, che rappresentano poco meno di un quarto dell’umanità, anche se le proiezioni indicano un progressivo calo della quota dei giovani rispetto all’insieme della popolazione.

Le situazioni concrete in cui i giovani si trovano variano molto da Paese a Paese, come mettono in evidenza le risposte delle Conferenze Episcopali. Vi sono Paesi in cui i giovani rappresentano una fetta consistente della popolazione (oltre il 30%), e altri in cui la loro quota è molto inferiore (intorno al 15%, o meno), Paesi in cui la speranza di vita non arriva ai 60 anni e altri in cui si possono in media superare gli 80.

Le opportunità di accedere a istruzione, servizi sanitari, risorse ambientali, cultura e tecnologia, così come quelle di partecipazione alla vita civile, sociale e politica, variano in maniera consistente da regione a regione. Anche all’interno di uno stesso Paese possiamo trovare differenze, talvolta molto profonde, ad esempio tra zone urbane e rurali.

Il processo di consultazione presinodale ha evidenziato il potenziale che le giovani generazioni rappresentano, le speranze e i desideri che le abitano: i giovani sono grandi cercatori di senso e tutto ciò che si mette in sintonia con la loro ricerca di dare valore alla propria vita suscita la loro attenzione e motiva il loro impegno.

Nel percorso sono emerse anche le loro paure e alcune dinamiche sociali e politiche che, con diversa intensità nelle varie parti del mondo, ostacolano il loro percorso verso un pieno e armonioso sviluppo, causando vulnerabilità e scarsa autostima.

  • Le forti disuguaglianze sociali ed economiche generano un clima di grande violenza e spingono alcuni giovani nelle braccia della malavita e del narcotraffico.
  • Un sistema politico dominato dalla corruzione mina la fiducia nelle istituzioni e legittima il fatalismo e il disimpegno.
  • Situazioni di guerra ed estrema povertà spingono a emigrare in cerca di un futuro migliore.
  • In alcune regioni pesa il mancato riconoscimento delle libertà fondamentali, anche in campo religioso, e delle autonomie personali da parte dello Stato.
  • In altre l’esclusione sociale e l’ansia da prestazione spingono una parte del mondo giovanile nel circuito delle dipendenze e dell’isolamento sociale.
  • In molti luoghi povertà, disoccupazione ed emarginazione fanno aumentare il numero dei giovani che vivono in condizioni di precarietà tanto materiale quanto sociale e politica.

Paolo VI: parlare ai giovani e fidarsi di loro

Il 21 novembre 1965 il Papa Paolo VI visitò il Centro ELIS alla presenza di Josemaría Escrivá, fondatore dell’Opus Dei. Il Nostro saluto ha un accento di riconoscenza per tutte le persone benemerite nella ideazione, nell’esecuzione, nel finanziamento di questo Centro; ed ha il Nostro saluto un accento di affezione per quelli che a questo Centro appartengono, ai carissimi giovani ai quali esso è destinato.

E dica questo troppo breve saluto come la voce d’ogni persona, che per qualsiasi ragione qua confluisce, Ci risuona nel cuore; come Noi la ascoltiamo con interesse e con rispondenza; come la vorremmo prolungare a dialogo, perché questo, sì questo, è un punto d’incontro, a cui volentieri Ci concediamo, per il suo significato sociale e educativo, per il suo scopo pastorale e religioso, per le sue intenzioni commemorative e celebrative.

La Nostra presenza dica appunto quanto questo luogo, quest’opera, queste persone richiamino la Nostra simpatia e la Nostra fiducia; diciamo di più: il Nostro ministero, sia pastorale che apostolico. E basti a tutto dire il fatto che Noi siamo felici oggi d’essere qui, con voi e per voi.

Questa testimonianza del cuore vi dice che non solo qui ascoltiamo la voce delle persone presenti, ma ascoltiamo altresì la voce delle cose; la voce che già quest’opera nascente pronuncia; vogliamo dire il significato intenzionale, che l’ha fatta sorgere e che, a Dio piacendo, la farà vivere e prosperare.

A voi giovani specialmente Ci rivolgiamo in questo momento. Qual è l’idea, che ha fatto sorgere questa opera? Perché si sono costruiti questi edifici? Perché sono stati aperti per ricevervi e per educarvi? Che cosa volevano fare Papa Pio XII e Papa Giovanni XXIII dando origine a questa fondazione?

La risposta è semplice. Ma fate attenzione e ricordatela. Questa opera vuole essere una prova dell’interesse, della stima, della fiducia, dell’affezione di quei Papi veneratissimi per la gioventù lavoratrice.

Una prova tangibile, una prova evidente, una prova nuova, una prova comprensibile e gradita: la prova dei fatti. Certamente tutti voi saprete quanto i Papi, di questi ultimi tempi specialmente, hanno parlato circa la questione sociale, e perciò circa quanto tocca voi personalmente, giovani carissimi, che siete, in un certo senso, i protagonisti della questione sociale.

Parlato: discorsi, documenti, encicliche; in tanti modi, in tanti toni, in tante occasioni. Sì; si potrebbe dire che i Papi sono stati non solo i maestri in questo tremendo e difficile problema riguardante l’ordine sociale, ma sono stati anche i vostri avvocati.

Potremmo citare molte ed alte e forti parole pontificie in difesa della gioventù lavoratrice, in vantaggio dei figli del popolo, in soccorso dei fanciulli e dei giovani provenienti dalle classi sociali meno favorite ed esposti perciò a maggiori bisogni ed a maggiori pericoli.

Giovani, dovete ricordare questo: i Papi -e con loro i Vescovi, i cattolici, la Chiesa - sono stati molte e molte volte i vostri difensori, i vostri interpreti, i vostri tutori ed amici.

La fede come attenzione concreta alla vita

Ma Noi conosciamo l’obiezione che spesse volte è mossa a chi prospetta questo merito del ministero della Chiesa e dell’azione sociale dei cattolici, il merito cioè d’aver sempre preso la difesa dei deboli, dei bisognosi, dei giovani privi di risorse e di assistenza; e l’obiezione è questa: sono parole, belle parole, ma solo parole.

Ma non è così. E lo neghiamo senza ritorcere ora, come per molti casi si potrebbe, l’accusa di retorica a chi così giudica l’apologia dei Papi e della Chiesa per l’elevazione delle classi lavoratrici.

Lo neghiamo, perché non è vera la ragione su cui l’accusa si fonda: che cosa può fare la religione, che si occupa di cose spirituali, per i problemi temporali, per le questioni economiche e sociali di questo mondo?

Che ne sa la Chiesa di queste cose, che non sono di sua competenza? L’interesse infatti della Chiesa per le classi lavoratrici non è mai stato soltanto religioso,è stato sempre ed anche pratico, positivo, reale.

Fate attenzione: una religione, sì, tutta rivolta a Dio, al regno dei cieli, ma fatta per l’uomo, per il suo bene, può forse ignorare i problemi concreti della vita dell’uomo, anche se riguardano un ordine temporale, che non può essere praticamente ignorato per la costruzione dell’ordine spirituale?

E se questa stessa religione si fonda essenzialmente sul grande precetto della carità, può essere incompetente, può essere inabile ad affrontare i problemi reali, in cui si dibatta quel prossimo che della carità è l’oggetto immediato?

L’interesse infatti della Chiesa per le classi lavoratrici non è mai stato soltanto religioso, verbale e dottrinale; né tanto meno è stato retorico e vano; è stato sempre ed anche pratico, positivo, reale.

Potrà essere stato limitato, perché limitati sono i mezzi di cui la Chiesa dispone, ma non mai è mancato da parte della Chiesa con il dono della parola il dono del pane, vogliamo dire il dono dell’ausilio pratico e concreto a beneficio di coloro ai quali la parola era destinata.

Anzi: se volessimo fare la storia dell’interessamento della Chiesa per il bene del popolo in necessità, vedremmo che maggiore è stata l’opera effettiva di soccorso, di assistenza, di educazione, compiuta dalla Chiesa, che non la parola detta a questi stessi fini.

Prima d’essere teorica la sociologia cattolica è stata pratica. L’azione della Chiesa è stata più silenziosa e operativa, che magistrale e discorsiva.

Date uno sguardo a tutte le istituzioni sociali e caritative, che ora la comunità civile assume a proprio carico per dare all’azione sociale un contenuto positivo, e vedrete che esse sono nate primieramente dalla carità cattolica, che spesso con umili mezzi e poi talora con magnifiche istituzioni, ha dimostrato come la Chiesa sia stata all’avanguardia della cura amorosa, gratuita, sapiente, indefessa dei bisogni scoperti e trascurati dei più modesti strati sociali.

Il Centro ELIS e la dignità della gioventù lavoratrice

Ma ritorniamo a ciò che stavamo dicendo: questa istituzione, che voi qui vedete quanto bella, grande e moderna, vuol essere una prova, una nuova prova dell’amore che la Chiesa, che i Papi ancor oggi nutrono per la gioventù lavoratrice.

Essa non certo esaurisce il loro amore e il loro dovere; ma essa ne offre la testimonianza, ne è il segno, ne è l’impegno. E come tale, voi carissimi giovani, dovrete giudicarla.

Non è un semplice albergo, non una semplice scuola, non è un campo sportivo qualsiasi: è un centro dove l’amicizia, la fiducia, la letizia, formano atmosfera; dove la vita ha una sua dignità, un suo senso, una sua speranza.

È la vita cristiana, che qui si afferma e si svolge, e che qui vuol dimostrare che la Chiesa, madre e maestra, è presente, come dicevamo, in mezzo alla gioventù lavoratrice.

Vuol dimostrare che dove è più la fede - la religione, la preghiera, l’osservanza cristiana -, come qui lo sarà, più viva è la carità, più sensibile e più operante l’amore, più generosa e geniale l’arte di conoscere e di assistere i bisogni del prossimo.

Vuol dimostrare che l’azione sociale della Chiesa fa sue le istanze dei problemi moderni, di quelli specialmente che si riferiscono alla scuola e al lavoro.

Vuol dimostrare che la visione della Chiesa, anche quando è concentrata, per esigenze di concretezza, in un punto locale e in una determinata forma d’azione, non è ristretta, non è chiusa, ma aperta al ricordo e al soccorso dei bisogni internazionali.

Non cessa d’essere, almeno intenzionalmente, universale; ecumenica, come oggi si dice.

Noi ricordiamo una triste giornata lontana, dell’immediato dopoguerra. Per motivi di assistenza, derivanti dal Nostro servizio alle immediate dipendenze del Papa Pio XII, di venerata memoria, Noi venimmo un giorno, proprio in questo quartiere Tiburtino, per vedere che cosa si poteva fare per portare qualche soccorso a tanti bisogni, che qui sembravano particolarmente acerbi, ed erano caratterizzati dai penosi fenomeni della miseria, della disoccupazione, della massa dei ragazzi - gli sciuscià - randagi per le strade.

Fu allora che Ci vedemmo circondati da un folto gruppo di giovanotti, che subito si strinsero d’intorno a Noi e a quelli che Ci accompagnavano; e quei giovanotti si misero a implorare: «Ci faccia lavorare! Ci dia un lavoro!».

Era una pena: come provvedere, in quelle condizioni, a così elementare e legittima esigenza? Chiedemmo loro, tanto per cercare una soluzione positiva: «Che cosa sapete fare?».

Risposero quei giovani: «Tutto! Cioè nulla!». Nulla: non avevano alcuna preparazione, nessuna capacità, nessuna «qualificazione», come ora si dice.

E naturalmente non fu possibile soddisfare quella loro commovente e straziante domanda, se non con insufficienti rimedi e indicazioni.

Noi portammo sempre nel cuore l’immagine di quella scena, con l’umiliazione di non aver allora potuto offrire l’onesto, il nobile soccorso a Noi domandato, il lavoro; e con l’afflizione sempre cocente di aver incontrato giovani, pieni di forza e di buona volontà, mortificati dalla loro imperizia, che li escludeva dall’inserimento nel sistema produttivo e nell’ordine economico indispensabile per vivere.

Ebbene quell’amarezza trova oggi, trova qui, per Noi finalmente una consolazione. Quest’opera sembra una risposta, tardiva, ma sempre tempestiva e quanto mai provvida ed efficace, a quella domanda dei giovani avviliti e disoccupati, per farne giovani allegri, laboriosi e fiduciosi.

Noi perciò la benediciamo di cuore.

Il Sinodo come ascolto e discernimento

Nel discernimento riconosciamo un modo di stare al mondo, uno stile, un atteggiamento fondamentale e allo stesso tempo un metodo di lavoro, un percorso da compiere insieme, che consiste nel guardare le dinamiche sociali e culturali in cui siamo immersi con lo sguardo del discepolo.

Il discernimento conduce a riconoscere e a sintonizzarsi con l’azione dello Spirito, in un’autentica obbedienza spirituale. Per questa via diventa apertura alla novità, coraggio di uscire, resistenza alla tentazione di ridurre il nuovo al già noto.

Il discernimento è un atteggiamento autenticamente spirituale. In quanto obbedienza allo Spirito, il discernimento è anzitutto ascolto, che può diventare anche spinta propulsiva alla nostra azione, capacità di fedeltà creativa all’unica missione da sempre affidata alla Chiesa.

Il discernimento si fa così strumento pastorale, in grado di individuare cammini vivibili da proporre ai giovani di oggi, e di offrire orientamenti e suggerimenti per la missione non preconfezionati, ma frutto di un percorso che permette di seguire lo Spirito.

Un cammino così strutturato invita ad aprire e non a chiudere, a porre quesiti e suscitare interrogativi senza suggerire risposte prestabilite, a prospettare alternative e sondare opportunità.

In questa prospettiva è chiaro che anche la stessa Assemblea sinodale del prossimo ottobre ha bisogno di essere affrontata con le disposizioni proprie di un processo di discernimento.

L’incontro con i giovani nell’Aula Paolo VI

Il 6 ottobre alle ore 17.00 presso l’Aula Paolo VI si svolgerà l’incontro dei giovani con il Papa e i Padri Sinodali in occasione della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi.

Nel programma ci saranno le testimonianze, brani musicali, coreografie, istanze rivolte ai partecipanti al Sinodo su tre temi cari ai giovani: la ricerca della propria identità, le relazioni e la vita come servizio e donazione.

Questo incontro permette ai giovani l’occasione di vivere esperienze concrete circa la loro vita nello studio e nel lavoro, i loro sentimenti, il loro futuro e la loro scelta vocazionale.

Il Papa sarà presente tutto il tempo della riunione e saluterà alla fine dell’incontro. La manifestazione ha come titolo “NOI PER - unici, solidali, creativi”, ed è curata dalla Congregazione per l’Educazione Cattolica.

Aula Paolo VI incontro giovani Papa

“Noi per. Unici, solidali, creativi”, è il titolo dell’evento speciale nell’ambito della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Nel corso dell’incontro le testimonianze e i momenti artistici e musicali fanno da cornice alle domande di alcuni giovani e le risposte del Papa.

«Mi chiamo Aziz e vengo dall’Iraq. Fino ai 18 anni vivevo una vita normale ma un giorno tutto è crollato. L’Isis è arrivato nella mia città che si è abbandonato a loro. Abbiamo dovuto abbandonare la città. Siamo stati messi davanti una scelta convertirci o essere decapitati. Sembrava come un film. Ho deciso di affidarmi completamente a Gesù. Sono stato salvato da Gesù e sono riuscito a perdonare l’Isis».

La testimonianza di questo giovane iracheno nell’Aula Paolo VI davanti a Papa Francesco nell’ambito della XV Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sul tema: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale.

Alcuni giovani carcerati di Casal del Marmo rivolgono a Papa Francesco alcune domande nell’ambito del Sinodo dei giovani. «Vogliamo ringraziare Papa Francesco perché non si scorda mai di noi».

«Spesso da piccolo ho subìto atti di bullismo. Dentro di me nasceva un messaggio ‘tu non vali e non sei degno d’amore’. A 18 anni ho cominciato a conoscere il mondo della droga, dell’alcol e della trasgressione. In quel momento quel bambino ferito ha iniziato a gridare.

La mia famiglia ha tentato in tutti i modi di aiutarmi ma a 23 anni sono andato a vivere per strada. Ero arrabbiato contro Dio. Sono arrivato ad essere una larva umana, era un inferno.

Quando era tutto perduto il Signore mi ha mandato un sacerdote che mi ha acceso una luce. A quel punto scelsi la vita e sono entrato in comunità. Oggi sono un uomo libero senza aver bisogno di bere. Dio mi ama così come sono.

Oggi coltivo la passione per la pizza. Voglio farmi una famiglia e metto Dio al primo posto».

«Dio non toglie i sogni, quello che hai te lo porta al 1000 x 100». La testimonianza di un giovane sacerdote di nome don Alexander con la passione della chimica e del ballo nell’Aula Paolo VI davanti a Papa Francesco.

La scelta di Cristo e la responsabilità dei giovani

«GIOVANI GEN! Noi vi accogliamo con grande gioia! Come figli, fratelli, amici! […] Cercare è proprio della gioventù. Appena l’occhio della coscienza si apre sulla scena del mondo circostante, una inquietudine si sveglia nell’animo della gioventù: essa vuole conoscere, essa vuole soprattutto provare; essa vuole tentare.

Cercare, che cosa? […] Voi, giovani di questo tempo, avete già una risposta negativa, e quasi ribelle nel vostro cuore: non vogliamo, voi dite, il mondo come esso ci si presenta davanti!

Fenomeno strano: un mondo, che vi offre i frutti più belli, più perfezionati, più godibili della civiltà contemporanea, non vi soddisfa, non vi piace, voi profittate delle conquiste, delle comodità, delle meraviglie, che il progresso moderno mette a vostra disposizione.

Un senso però di critica, di contestazione e perfino di nausea arresta la vostra ricerca in questa direzione. È una direzione che vi porta fuori da voi stessi, un’alienazione, perché in fondo, è una direzione materialista, edonista, egoista.

Non soddisfa veramente l’anima, non risolve veramente i problemi essenziali e personali della vita. […] Voi avete fatto un’altra scelta.

Per questo vi chiamate Gen, Generazione nuova. Una scelta, innanzi tutto, liberatrice. Liberatrice dal conformismo passivo, che guida tanta parte della gioventù del nostro tempo.

Al fondo della vostra psicologia sta un atto personale e sovrano di libera determinazione. La scelta di Cristo.

Gesù Cristo ha incrociato i vostri passi; e per ciò oggi voi siete qui. Sì, l’incontro con Lui, Cristo Gesù.

Ma chi è Cristo Gesù? Quale sconfinata domanda. […] Ebbene: primo, in Sé, Cristo è il verbo di Dio fatto uomo; Cristo, per noi, è il Salvatore dell’umanità.

Due oceani: la divinità di Gesù Cristo, e la missione di Gesù Cristo nel mondo.

A noi pare che voi, Focolarini, avete affrontato questo duplice problema: Chi è Lui, Cristo? e Chi è Lui, Cristo, per noi?

Ed ecco che il fuoco della luce, dell’entusiasmo, dell’azione, dell’amore, del dono di sé e della gioia si è acceso dentro di voi, e in una interiore pienezza nuova voi avete tutto compreso, Dio, voi stessi, la vostra vita, gli uomini, il nostro tempo, la direzione centrale da imprimere a tutta la vostra esistenza.

Sì, questa è la soluzione, questa è la chiave, questa è la formula, antica ed eterna, e quando è scoperta, nuova.

Voi l’avete intuita, e avete, a buon diritto, dato al vostro movimento la definizione di «Generazione nuova», Gen!

Dunque, carissima Gioventù Gen! Incontrare, conoscere, amare, seguire Cristo Gesù! Questo il vostro programma.

Questa la sintesi della vostra spiritualità, che voi, celebrando il Giubileo dell’Anno Santo, volete riaffermare nelle vostre coscienze e tradurre nella vostra vita.

Con due conclusioni. La prima: per condensare in un pensiero centrale e fecondo il segreto del vostro Movimento cercate d’avere sempre Gesù come Maestro.

E poi la seconda conclusione, che ascoltiamo parimente dalle labbra del Maestro Gesù: «Voi tutti siete fratelli».

Abbiate la saggezza e il coraggio di arrivare a questa conclusione, ch’è la radice della socialità cristiana.

È spesso sconcertante osservare come molti, che si dicono seguaci del Vangelo, siano incapaci di dedurre dal Vangelo stesso una socialità fondata sull’amore.

Voi, Generazione nuova, siate fedeli e coerenti. Se avete scelto Cristo per vostro Maestro, fidatevi di lui e della Chiesa, che a voi lo conduce e lo presenta.

Dimostrate con i fatti la forza realizzatrice della carità, dell’amore sociale, instaurato dal Maestro. Sarà un’esperienza, sì, nuova e generatrice d’un mondo più giusto e più buono.

Sarà un’esperienza forte; domanderà resistenza, sacrificio, eroismo forse; domanderà che anche voi siate i robusti e volonterosi Cirenei, che offrono le proprie spalle per sostenere la Croce di Gesù.

Sì, dovrete anche soffrire con Lui, come Lui, per Lui! Ma non temete, Gen! siate sicuri! avrete operato la vostra salvezza e quella del nostro mondo moderno.

E sempre, come oggi, sarete buoni e felici!».

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