Maria Valtorta è stata una mistica e scrittrice italiana (1897-1961). La sua vita spirituale fu segnata dalla sofferenza fisica, dall’offerta di sé, dalla preghiera, dall’apostolato e dalla dedizione totale a Dio e al prossimo.
Costretta a letto per 27 anni, Maria Valtorta ha offerto tutte le sue sofferenze per amore di Gesù e degli uomini. La sua esperienza di santità si sviluppò soprattutto attraverso l’accettazione della malattia, la carità concreta, la vita sacramentale, la spiritualità dei Servi di Maria e la scrittura della sua principale opera mistica.
La nascita e l’infanzia segnata dalla sofferenza
Maria Valtorta nacque a Caserta il 14 marzo 1897. Figlia unica, crebbe in una famiglia dal carattere contrastante: suo padre, un maresciallo di Cavalleria, era un uomo mite e condiscendente, mentre sua madre, insegnante di francese, si distingueva per il suo atteggiamento rigido e autoritario.
Dopo aver rischiato la vita già durante il parto, fu affidata a una balia dal comportamento discutibile. Quest’ultima arrivava addirittura a lasciarla per ore nei campi assolati, posandola tra i solchi di grano nella campagna.
La Provvidenza invece aveva altri disegni ed ecco che nonostante l’incuria dei sanitari e l’indifferenza del mondo che la circondava la piccola Maria riprese da sola “lena e respiro”, lanciando il suo primo gemito di vita nell’assoluta noncuranza.
La sua infanzia ha risentito di questa indifferenza e freddezza che la circondava, specialmente ha sofferto per il comportamento freddo e autoritario della mamma, che molto facilmente più che accudire lei la bambina preferiva lasciarla nelle mani di balie, che non sempre sono state accorte con lei.
Solamente il suo papà e la nonna le hanno manifestato un profondo affetto donandole qualche carezza.
Gli anni della formazione e la scoperta della vocazione spirituale
I continui spostamenti della famiglia, dettati dalle esigenze del Reggimento in cui il padre prestava servizio, segnarono profondamente i primi anni di vita di Maria. Trascorse infatti l’infanzia tra Faenza, nel cuore della Romagna, e Milano, dove frequentò l’asilo gestito dalle suore Orsoline.
Ha trascorso la prima parte della vita a Faenza e poi a Milano, dove viene affidata alle suore Orsoline. Presso di loro scopre Gesù, e quell’incontro straordinario con l’Eterno sposo la conquista talmente che desidera sempre più conoscerlo, amarlo, servirlo.
Fu proprio durante quel periodo che, nonostante la giovane età, Maria visse un’esperienza mistica destinata a lasciare un’impronta indelebile nella sua anima. Cominciò a percepire una connessione profonda e inseparabile tra il dolore e l’amore, giungendo persino a desiderare di “consolare Gesù” attraverso la scelta di abbracciare volontariamente la sofferenza per puro amore.
È forte in lei il desiderio di somigliare a Gesù, così che per farlo contento compie tanti piccoli atti di amore. Questo pensiero diventò il fondamento stesso del suo cammino spirituale.
La scuola, la Cresima e la Prima Comunione
A Milano iniziò il percorso delle scuole elementari presso le suore Marcelline, distinguendosi subito come la prima della classe. Fu nello stesso istituto che, nel 1905, ricevette il sacramento della Cresima.
In quell’occasione, il cardinale Andrea Ferrari, oggi Beato, notò la determinazione del suo carattere e la soprannominò affettuosamente “Valtortino”, a riconoscimento di una forza d’animo quasi virile.
Successivamente proseguì la scuola elementare a Voghera, frequentando le scuole comunali. Durante quel periodo intraprese anche lo studio della lingua francese con alcune suore che, esiliate dalla Francia a causa di una legge anticlericale, avevano trovato rifugio proprio in quella città.
Le stesse Suore si occuparono di prepararla alla prima Comunione, che ebbe luogo a Casteggio nell’ottobre del 1908, sebbene in assenza del padre, la cui presenza era stata considerata superflua dalla madre.
Profondamente legata al padre da un forte affetto, visse con grande sofferenza la decisione arbitraria della madre, che all’età di 12 anni la allontanò da casa per mandarla in collegio.
Il Collegio Bianconi di Monza
Era il prestigioso Collegio Bianconi di Monza, gestito dalle Suore di Maria Santissima Bambina, a farle da cornice in quegli anni. Per lei, quel luogo divenne un vero “nido di pace”, dove poté soddisfare pienamente la sua passione per lo studio e la disciplina.
A dodici anni entra nel collegio delle suore di santa Bartolomea Capitanio di Monza e vi rimane per quattro anni, esempio e modello per tutte le sue compagne.
Quando, a sedici anni, fu il momento di lasciare il Collegio, le parole pronunciate da un Vescovo durante una predica segnarono profondamente il suo cammino.
Fu allora che comprese che il Signore le stava chiedendo di dedicarsi a una vita di penitenza e amore, ma senza rinunciare alla sua presenza nel mondo.
Firenze, le prove familiari e il servizio al prossimo
Nel 1913 si trasferisce con i suoi a Firenze, dove continua a vivere come in collegio. Tornando a casa, trovò il padre profondamente segnato, sia nel corpo che nella mente, al punto da essere messo in pensione anticipata.
Fu così che la famiglia decise di trasferirsi a Firenze. Maria si ambientò bene in quella città vibrante, ricca di cultura e arte, che sembrava fatta su misura per lei.
Spesso, con il padre, usciva a esplorarne le meraviglie, condividendo momenti di rara bellezza.
Tuttavia, fu proprio a Firenze che Maria visse un’amara delusione: il suo promettente fidanzamento con un giovane distinto, da poco conosciuto, venne interrotto bruscamente dall’atteggiamento rigido e severo della madre, spegnendo sul nascere un capitolo che sembrava carico di speranza.
Durante questi anni, la madre di Maria si mostrò particolarmente crudele, infrangendo per ben due volte i sogni d’amore della figlia, facendole rompere due fidanzamenti.
A Firenze, nel 1917, durante la Prima Guerra Mondiale, si unì al corpo delle infermiere volontarie, note come Samaritane, impegnate negli ospedali militari per assistere i soldati feriti.
Quell’esperienza si rivelò profondamente formativa per lei. Desiderosa di servire Dio e il prossimo, ma anche di offrirsi vittima per i peccati del mondo, s’impegnò come infermiera volontaria e nell’Azione Cattolica.
L’aggressione del 1920 e l’inizio della croce fisica
Il 17 marzo 1920, a Firenze, mentre passeggiava nei pressi di casa con la madre, subì una violenta aggressione. Un giovane delinquente, gridando slogan contro i “signori” e i “militari”, la colpì brutalmente alle reni con una sbarra di ferro.
La sua offerta si fa concreta, anche a lei viene donata quella croce il 17 marzo 1920, mentre passeggia con la mamma per le vie di Firenze è colpita violentemente alle reni con una mazza di ferro.
Questo attacco le causò dolori lancinanti e la costrinse a letto per tre mesi. Da allora, una paralisi progressiva agli arti inferiori rese sempre più difficoltosi i suoi movimenti.
La giovane restò completamente paralizzata per due anni. Intanto la famiglia si era trasferita a Reggio Calabria e Maria aveva ripreso a camminare, ma sempre con grande difficoltà, perché il colpo ricevuto le aveva provocato una paralisi progressiva degli arti inferiori, per la quale non esisteva alcuna cura.
Reggio Calabria e il ritorno a Firenze
Ebbe l’opportunità fortunata di trascorrere due anni a Reggio Calabria, lontana dai genitori, ospitata dai cugini della madre, che erano facoltosi proprietari di due alberghi.
Il loro affetto sincero e la bellezza naturale del luogo la rinvigorirono. Durante quel soggiorno, sentì nuove spinte verso una vita radicata in Cristo.
Tuttavia, la madre, pur essendo lontana, continuò a ferirla nei sentimenti di donna, e il ritorno a Firenze, nel 1922, le riportarono dei “ricordi amari”.
Viareggio e l’offerta totale a Dio
Nel 1924, i genitori acquistarono una casa a Viareggio, dove la famiglia si trasferì stabilendosi definitivamente. Fu proprio lì che per Maria iniziò un percorso di intensa crescita spirituale, caratterizzato da un profondo impegno e da una dedizione totale, che si traducevano in decisioni salde e culminavano in straordinarie offerte di sé per amore verso Dio e per il bene dell’umanità.
Dal 1924 si trasferisce a Viareggio, la città del Santo Curatino Antonio M. Pucci dei Servi di Maria, e qui si offre vittima di amore alla Divina Giustizia, cosciente del bisogno di riparare i peccati di un mondo invaso dall’egoismo, dal peccato, dal materialismo e dall’ingiustizia sociale.
Ormai completamente pazza di Dio nella primavera del 1923 si offre totalmente a Lui sentendosi attratta dalla Divina Misericordia e, ad esempio della piccola Santa Teresina di Lisieux della quale è devota, vuole farsi vittima all’Amore Misericordioso.
L’Azione Cattolica e l’apostolato laicale
Entrò nelle file dell’Azione Cattolica, fucina ed esempio della santità laicale, e riceve l’incarico di Delegata di Cultura, profondendo tutta la sua dottrina spirituale ed umana con molte conferenze e lezioni, ma maggiormente attraverso una vita cristiana coerente e concreta nella Carità.
Messa alla prova da dure esperienze, tra cui il suo impegno come delegata di cultura nell’Azione Cattolica parrocchiale, dove nel 1929 si dedicava con gioia a istruire le giovani attraverso la luce del Vangelo, la sua salute si trasformava in un ostacolo sempre più pesante da affrontare.
Nonostante la crescente fragilità, non si lasciò mai scoraggiare e continuò a sostenere l’apostolato parrocchiale e le opere di carità con grande tenacia.
Il desiderio ardente di lavorare per le anime è anche accompagnato sempre più dalla volontà di farsi vittima innocente, sui passi dell’unico suo grande amore, Gesù crocifisso e abbandonato.
La malattia e la clausura forzata
Le sue sofferenze fisiche derivavano anche dall’ evento traumatico del 17 marzo 1920. Da allora, una paralisi progressiva agli arti inferiori rese sempre più difficoltosi i suoi movimenti.
Il 4 gennaio 1933 uscì di casa per l’ultima volta, accettando con fede anche il martirio della clausura. Ma fu nel giorno di Pasqua del 1934 che la malattia prevalse del tutto, rendendola completamente inferma.
La sua crescente infermità le rendeva sempre più difficile e doloroso il muoversi: il 4 gennaio 1933 Maria uscì di casa per l’ultima volta e dal 1934 in poi non si alzò mai più dal letto.
A causa di un duro colpo alle reni, ricevuto il 17 marzo 1920 mentre si trovava a Firenze, divenne progressivamente paralizzata, fino a non potersi più alzare dal letto a partire dalla Pasqua del 1934.
La sua vita, segnata da sofferenze fisiche e spirituali, rimase fino all’ultimo un esempio straordinario di dedizione e amore disinteressato.
Dalla sua croce, unita completamente all’Agnello Immacolato, non ha mai chiesto vendetta, ma ha sempre invocato il perdono, pregando per tutti, tutti amando, a tutti sorridendo.
Marta Diciotti e la morte dei genitori
Il 24 maggio 1935, una giovane di nome Marta Diciotti, rimasta orfana e sola, fu accolta in Casa Valtorta. Con il tempo, Marta divenne la sua fidata assistente e confidente, rimanendole accanto per il resto della vita.
Nel 1935 Marta Diciotti, una giovane orfana, venne a vivere con la famiglia Valtorta e sarà lei a prendersi cura di Maria, diventandone la confidente fino alla morte.
Solo un mese dopo, il 30 giugno, Maria affrontò la perdita del padre amatissimo, un dolore così grande da farle temere per la propria sopravvivenza.
La madre, che lei amò sempre per dovere naturale e con sentimento soprannaturale, come più volte attesta nei suoi scritti, morirà il 4 ottobre 1943 senza avere mai smesso di vessare la figlia.
La guida spirituale e l’Autobiografia
In questo cammino di sofferenza Dio le mette accanto come guida e cireneo il Padre Romualdo M. Migliorini dei Servi di Maria. Egli ha compreso quest’anima guidandola verso l’ascesi spirituale che il Signore le stava preparando.
Nei primi mesi del 1943, su invito del suo direttore spirituale, il padre servita Romualdo M. Migliorini, Maria Valtorta iniziò a scrivere le memorie della propria vita.
Questo devoto religioso aveva fatto visita a Maria nel giugno dell’anno precedente e, da quel momento, era diventato il suo confessore e guida spirituale per quasi quattro anni.
Con sorprendente rapidità e spontaneità, riempì sette quaderni per un totale di 761 pagine, raccontando in forma epistolare e senza riserve “tutto il bene e tutto il male” della sua esistenza fino a quel punto.
Per obbedienza scrive la sua autobiografia, la prima opera valtortiana, e da qui inizia la sua attività di scrittrice, diventando per diversi anni la penna di Dio.
Il Terz’Ordine dei Servi di Maria
In questo periodo intenso della sua esistenza Maria Valtorta approfondisce la spiritualità dei Servi di Maria, e da sempre devota della Madonna si sente chiamata a partecipare alla vita di questo glorioso e antico Ordine, fondato e voluto dalla Vergine Santa, che tra tanti ha scelto e chiamato i sette mercanti fiorentini a farsi suoi Servi.
Sostenuta da alcuni padri dei Servi di Maria, entrò come Terziaria nel loro Ordine, il 25 marzo 1944.
Il 25 marzo 1944 entra a far parte del Terz’Ordine dei Servi di Maria, oggi Ordine Secolare, e da quel momento diventa la sua casa, la sua famiglia, la sua vita.
Maria Valtorta è stata una mistica e scrittrice italiana. Nata a Caserta nel 1897 si stabilì a Viareggio al seguito del padre ufficiale di cavalleria. Fu una terziaria francescana e una terziaria dei Servi di Maria.
Il primo dettato e la nascita dell’opera principale
Con la consegna dell’Autobiografia al confessore, Maria Valtorta sembrava essersi definitivamente liberata del peso del passato. Questo atto le permise di affrontare con maggiore serenità e fiducia la prospettiva della morte, convinta di aver già offerto ogni sacrificio possibile.
Ma fu proprio in quel momento, che una voce familiare al suo spirito le dettò una pagina intrisa di sapienza divina, segnando l’inizio di una svolta del tutto inaspettata.
Era il 23 aprile 1943, un venerdì santo. Poco prima, il 23 aprile 1943, aveva cominciato a scrivere «Il Poema dell’Uomo-Dio», oggi edito col titolo «Il Vangelo come mi è stato rivelato».
Da questo periodo in poi inizia il cammino più proficuo della Valtorta, che segnata dalla sofferenza e da esperienze mistiche, con la guida del suo direttore, inizia la sua opera evangelizzatrice.
I Quaderni e il metodo di scrittura
Confortata dalle parole di padre Migliorini sulla natura soprannaturale del “dettato”, Maria Valtorta continuò a dedicarsi con impegno alla scrittura, utilizzando i Quaderni che lo stesso padre le aveva procurato.
Con il medesimo approccio adottato per la realizzazione dell’Autobiografia, stando a letto, scriveva quasi quotidianamente, fino al 1947. Nei successivi anni, proseguì con intervalli fino al 1951, riempiendo in totale 122 quaderni con ben 13.193 pagine.
Il suo metodo di lavoro era sorprendente: scriveva in modo fluido e ininterrotto, di getto, per ispirazione, come una trascrizione di eventi e scene che vedeva in tempo reale.
Non si avvaleva di schemi o bozze preparatorie e, spesso, non aveva idea di cosa sarebbe emerso dalla sua penna il giorno seguente.
L’unico materiale di riferimento che consultava era la Bibbia e il Catechismo di Pio X, evitando qualsiasi altra fonte o testo.
«L’Evangelo come mi è stato rivelato»
Nel 1943, Maria ricevette improvvisamente una prima visione di Gesù, che le domandava di scrivere precisamente tutto ciò che Lui le avrebbe mostrato.
Iniziarono così le visioni di Maria, oggi raccolte in dieci volumi, il cui titolo originale era Il Poema dell’Uomo-Dio, oggi pubblicata col titolo L’Evangelo come mi è stato rivelato.
Quest’opera è stata interamente ispirata dallo Spirito Santo ed è stata scritta, o dettata, esclusivamente in seguito alle visioni.
La sua stesura durò quattro anni, durante i quali Maria scriveva giorno e notte. Le scene descritte si susseguivano senza alcun ordine logico o cronologico.
Lei scriveva tutto quello che vedeva nei dettagli su dei quaderni che le portava il suo confessore. Quando tutte le visioni furono rimesse nell’ordine voluto da Gesù, l’insieme formerà un’opera di perfetta coerenza.
Maria ricevette visioni della nascita di Maria, dell’Annunciazione, della Natività di Gesù, della presentazione di Gesù al tempio e della morte di San Giuseppe, del battesimo di Gesù, delle nozze di Cana, dell’Agonia di Gesù nel Getsemani, della salita al Calvario, della Passione di Cristo, della Resurrezione, ecc.
Altri scritti
Maria Valtorta ebbe molte altre visioni che sono state raccolte in varie opere: L’Autobiografia, I Quaderni del 1943, I Quaderni del 1944, I Quaderni del 1945-1950, il Libro di Azaria, le Lezioni sull’Epistola di San Paolo ai Romani, i Quadernetti, le Lettere a Mons. Carinci le Lettere a Padre Migliorini, le Lettere a Madre Teresa Maria - vol. 1, e le Lettere a Madre Teresa Maria.
L’opera valtortiana è andata sviluppandosi sotto lo sguardo attento dei Padri Migliorini e Berti, anche questi Servo di Maria, lasciandoci degli scritti di straordinaria bellezza poetica e spirituale.
Il significato della santità nella spiritualità di Maria Valtorta
Il suo cammino spirituale fu costruito intorno alla convinzione che la santità richieda amore, sacrificio, fedeltà, carità e disponibilità totale alla volontà divina.
La sua esperienza mostra una forma di santità vissuta nel mondo, attraverso l’apostolato, il servizio ai malati, l’educazione religiosa, la preghiera e l’accettazione della sofferenza.
La santità di Maria Valtorta non fu legata a una vita monastica tradizionale, ma alla trasformazione della malattia e della clausura forzata in uno spazio di offerta, intercessione e comunione con Cristo.
Molte volte tu pensi con rimpianto alla vita claustrale. Ma pensa, anima mia, che l’essere vittima ti rende simile alle claustrali più austere.
La vittima adora, la vittima espia, la vittima prega. La preghiera di una vittima è uguale a quella della claustrata con in più la difficoltà di dovere vivere di orazione tra le dissipazioni del mondo.
Si può essere anime vittime di un’aurea perfezione stando tra la folla, e non esserlo stando sotto il sigillo di una doppia grata. Anche qui è l’amore che conta e non le forme esteriori.
La sofferenza come offerta d’amore
Il suo amore per Dio e per le anime la condusse infine a compiere la scelta eroica di offrirsi completamente come vittima d’amore e di giustizia divina.
Il desiderio ardente di lavorare per le anime è anche accompagnato sempre più dalla volontà di farsi vittima innocente, sui passi dell’unico suo grande amore, Gesù crocifisso e abbandonato.
La vita della vittima è un non appartenersi più perpetuo, un effondersi continuo, un ardere incessante.
La sua vita, segnata da sofferenze fisiche e spirituali, rimase fino all’ultimo un esempio straordinario di dedizione e amore disinteressato.
Gli ultimi anni della sua esistenza sono stati provati amaramente dalla sofferenza fisica e dall’incomprensione persino dell’autorità ecclesiastica che aveva contrastato i suoi scritti. Ma queste prove sono accolte da lei con serenità e pace, cosciente d’essere solamente un mite strumento di Dio.
La preghiera, la carità e la vita interiore
Secondo la spiritualità espressa nei suoi scritti, la carità non consiste soltanto nell’elemosina, ma comprende ogni gesto di amore concreto verso chi soffre.
Carità vuol dire: amore. Carità è perciò avere pietà e amore per tutti i bisognosi della Terra.
Non occorre denaro per fare un atto di carità. Una parola di consiglio, di conforto, di dolcezza, un atto di aiuto materiale, una preghiera sono carità.
Un’elemosina data con mal garbo, avvilendo il povero, in cui non sapete vedere Me, non è carità.
La sua attività nell’Azione Cattolica, il servizio come infermiera volontaria e il sostegno alle opere parrocchiali mostrano il legame tra contemplazione e azione nella sua esperienza cristiana.
L’offerta dell’intelletto e l’abbandono a Dio
Solo un mese dopo, il 18 aprile, Maria Valtorta affidava a una lettera indirizzata alla sua guida spirituale, Madre Teresa Maria di San Giuseppe, una profonda confessione del suo cammino interiore.
In quello scritto, rivelò di aver offerto a Dio tutto di sé, perfino il suo intelletto.
Questo ulteriore dono rappresentava un atto di totale abbandono e fiducia nelle mani del Signore, evidenziando quanto il suo rapporto con Dio fosse ormai divenuto puro e assoluto.
Un’intima testimonianza del cuore di una vita consacrata interamente all’amore divino.
Al termine quasi della sua vita terrena fa la sua ultima offerta al Sommo Bene, dandogli in dono la sua intelligenza.
L’isolamento e lo stato contemplativo
Quasi al termine della stesura della sua Opera maggiore, destinata a diventare un monumento letterario e spirituale con il titolo “L’Evangelo come mi è stato rivelato”, Maria Valtorta si trovò a fare i conti con un sentimento profondo di nostalgia per il suo amatissimo Signore.
Temendo di non poterlo più vedere dopo la conclusione di quell’immenso lavoro, fu colta da una sorta di malinconia spirituale.
Ma proprio in quel momento delicato, Egli le apparve con parole capaci di infondere dolcezza e speranza: le promise che sarebbe tornato sempre per incontrarla, stavolta in modo ancora più intimo e soave, dedicandosi interamente a lei.
Le disse che l’avrebbe elevata verso le sfere della pura contemplazione, lasciandola immersa nella beatitudine del suo amore.
Era il 14 marzo 1947, una data particolarmente speciale per Maria: il giorno del suo cinquantesimo compleanno.
Nell’estate del 1956, con la pubblicazione del primo volume della sua opera, iniziò il graduale e inspiegabile distacco psichico di Maria Valtorta.
Col passare del tempo, scivolò in uno stato di quiete passiva, quasi contemplativo, rinunciando a qualsiasi attività concreta.
Nonostante la lentezza dei suoi gesti e la strana quiete che l’aveva avvolta, il suo volto non tradì mai un’ombra di turbamento: lo sguardo rimase sempre vivo e brillante e l’espressione profondamente serena, come se una pervasa pace interiore le fosse rimasta intatta, anche nei suoi momenti più enigmatici.
La posizione della Chiesa cattolica
Per il momento, la Chiesa non ha preso posizione ufficiale sui suoi scritti e le opinioni episcopali sono molto divergenti.
Il processo per la beatificazione di Maria Valtorta non è ancora stato aperto, nonostante molti membri del clero si siano espressi in favore.
Dal 2019, tuttavia, la Chiesa ha avviato il processo di proclamazione di Maria Valtorta come Venerabile.
Il primo dicembre 1959, gli scritti di Maria Valtorta vennero messi all’indice dalla Chiesa tra le letture “proibite” e, benché non contenessero nulla di sconveniente secondo la fede e la morale, resteranno per anni vietati alla stampa.
Ma, anche se gli scritti di Maria non sono mai stati riconosciuti ufficialmente dalla Chiesa, oggi quest’opera non è più ritenuta “eretica” e tre papi vi ci sono particolarmente interessati: Pio XII, Giovanni Paolo II e Benedetto XVI.
Se al momento la Chiesa non ha deciso in merito alla questione, molti sacerdoti, vescovi, religiosi e religiose hanno mostrato il loro entusiasmo per quest’opera eccezionale.
La Conferenza episcopale francese, d'altra parte, ha recentemente avvertito sul crescente interesse di molti fedeli sacerdoti o vescovi per gli scritti di Maria Valtorta, ricordando ai fedeli questo passo del Catechismo della Chiesa Cattolica: "Nel corso dei secoli ci sono state rivelazioni cosiddette 'private', alcune delle quali sono state riconosciute dall'autorità della Chiesa. Tuttavia, il loro ruolo non è quello di 'migliorare' o 'completare' la Rivelazione di Cristo, ma di aiutarci a viverla più pienamente".
La diffusione degli scritti e le valutazioni favorevoli
Dal 1943 al 1951 Maria Valtorta scrisse l’opera che sarebbe stata successivamente pubblicata con il titolo “L’Evangelo come mi è stato rivelato”.
Maria Valtorta, dopo aver combattuto a lungo per la sua missione, decise di rinunciare alla pubblicazione con un imprimatur.
Spinta dal desiderio di far giungere la sua Opera alle anime e rispettando il volere di Gesù, scelse di affidarne la pubblicazione e diffusione alla Tipografia Editrice M. Pisani di Isola del Liri.
Il 6 ottobre 1952, a Viareggio, venne firmato il contratto di edizione, dando inizio a una proficua collaborazione tra Maria Valtorta e Michele Pisani, il quale incaricò il figlio Emilio Pisani della gestione del progetto.
Da allora l’Opera cominciò a concretizzarsi, e l’impegno nella sua diffusione è rimasto vivo e ininterrotto per oltre settant’anni.
“L'opera di Maria Valtorta non è l'annuncio di un nuovo Vangelo, ma un nuovo annuncio del Vangelo eterno”. François-Michel Debroise
Maria Valtorta è stata una mistica e scrittrice italiana (1897-1961). Tra il 1943 e il 1947, Gesù le mostrò, attraverso delle esperienze mistiche ed immersive, un gran numero di scene della sua vita pubblica e privata, chiedendole di scrivere tutto con precisione.
Lo straordinario risultato è costituito da dieci volumi, che raccontano in modo veramente dettagliato molti momenti della vita di Cristo.
Maria Valtorta e la scienza
Scienziati ed esperti in vari campi: storia, geologia, botanica, archeologia ed astronomia, hanno verificato l'autenticità di migliaia di dettagli presenti nell'opera.
Jean-François Lavère, ingegnere di mestiere, ha dedicato 25 anni alla ricerca sull’opera di Maria Valtorta ed ha identificato più di 15.000 informazioni precise fornite dall'opera e che sono state verificate dalla scienza.
Jean Aulagnier offre un illuminante approccio scientifico all'opera di Maria Valtorta.
I santi e Maria Valtorta
Molti santi si sono interessati agli scritti di Maria Valtorta. Fra di essi possiamo ricordare Madre Teresa di Calcutta, che era particolarmente legata all'opera di Maria Valtorta e che la portava sempre con sé, con Bibbia e breviario.
Anche Padre Pio vi era molto favorevole: quando un penitente gli chiese il permesso di leggere l'opera, il padre rispose: "Non solo ti permetto di leggerla, ma te la raccomando".
Il legame tra Padre Pio e Maria Valtorta è così forte che a loro è dedicato un libro: Padre Pio e Maria Valtorta di Emilio Pisani.
Gli ultimi anni e la morte
Seguendo le parole del sacerdote che recitava la preghiera per gli agonizzanti, “Parti, anima cristiana, da questo mondo”, Maria Valtorta lasciò questa vita il 12 ottobre 1961.
Aveva 64 anni e aveva trascorso gli ultimi 27 anni e mezzo costretta a letto.
Deperita fisicamente e psicologicamente, unita intimamente al suo Gesù, consumata e bruciata da quell’Amore ardente che l’aveva chiamata al suo servizio, si spegne nella sua casa di Viareggio la mattina del 12 ottobre 1961.
Le sono accanto la fedele amica Maria Diciotti e il Padre Innocente M. Rovetti, assistente del Terz’Ordine.
Si addormentò rammentando quelle parole che Gesù le aveva pronunciate in vita: "Come sarai felice quando ti accorgerai di essere nel mio mondo per sempre, senza neppure essertene accorta, passando da una visione alla realtà, come un piccolo che sogna la mamma e che si sveglia con la mamma che lo stringe al cuore. Così Io farò con te".
Il suo testamento spirituale: "Ho finito di soffrire, ma continuerò ad amare".
La tomba a Firenze e la memoria spirituale
Dodici anni più tardi, il 2 luglio 1973, i resti mortali di Maria Valtorta furono trasferiti dal Camposanto della Misericordia di Viareggio e tumulati a Firenze, all’interno della cappella del Capitolo situata nel Chiostro grande della Basilica-Santuario della Santissima Annunziata.
A presiedere la cerimonia fu il rinomato mariologo padre Gabriele Maria Roschini, appartenente all’Ordine dei Servi di Maria.
Il suo sepolcro si trova in una cappella del chiostro nella Basilica della SS. Annunziata di Firenze dei Servi di Maria.
La casa in cui visse a Viareggio e la tomba a Firenze continuano ad accogliere, con discrezione, i lettori delle sue opere, che arrivano da ogni angolo d’Italia e del mondo.
Sul registro delle firme, i devoti lasciano toccanti e commoventi testimonianze di gratitudine e affetto, accompagnate spesso da richieste di particolari grazie.
