Padre Giuseppe Scattolin, missionario comboniano e studioso del sufismo

Giuseppe Scattolin è stato un missionario comboniano, sacerdote dal 1968 e uno dei più importanti studiosi italiani del mondo arabo-islamico. Ha lavorato in Libano, Sudan ed Egitto, dedicando gran parte della sua vita allo studio della spiritualità musulmana, detta sufismo, e alla promozione del dialogo tra cristiani e musulmani.

La sua esperienza ha unito missione, ricerca accademica, insegnamento e incontro umano. Ha insegnato mistica islamica al Pontificio Istituto di Studi Arabi e d’Islamistica, all’Università Gregoriana e a Dar Comboni al Cairo, formando generazioni di studenti al dialogo fondato sulla conoscenza profonda e sul rispetto.

Origini, formazione e vocazione missionaria

Giuseppe era nato a Pinzolo (Trento) nel 1942. Aveva compiuto gli studi di teologia a Roma negli anni ’60, in un clima di profondo rinnovamento che segnò in modo decisivo il suo approccio: da un lato un solido spirito critico, dall’altro una reale apertura all’alterità religiosa.

Giuseppe Scattolin, sacerdote dal 1968, missionario comboniano, ha lavorato in Libano, Sudan ed Egitto. Si è laureato in Teologia a Milano. Ha conseguito la Licenza in lingua e letterature arabe all'Università del Cairo e il dottorato in mistica islamica al Pisai di Roma.

Ordinato sacerdote nel 1968, partì poco dopo per la scuola di lingue di Bikfaya, in Libano, con una certezza chiara: imparare l’arabo. Dopo la formazione linguistica, giunse in Sudan, dove entrò nel Dipartimento di Lingua e Letteratura araba della sede di Khartoum dell’Università del Cairo.

La sua missione lo portò in Libano, in Sudan e soprattutto in Egitto, dove visse stabilmente dal 1980, immergendosi nella lingua, nella cultura e nella vita quotidiana di un mondo che non ha mai guardato da lontano.

Ha approfondito gli studi con due anni di ricerca dottorale alla Yale University (Usa). Nel 2000 conseguì anche il Master of Arts in spiritualità cristiana presso l’Heythrop College di Londra, completando un profilo raro, capace di coniugare competenza scientifica e profondità spirituale.

Il percorso accademico e lo studio della mistica islamica

Proseguì quindi con un dottorato al Pontificio Istituto di Studi Arabi e Islamici (PISAI, 1986), sotto la direzione di Robert Caspar, dedicato al poeta sufi ‘Umar Ibn al-Fārid (m. 1234).

Il suo lavoro scientifico si concentrò all’epoca soprattutto sui versi di questo amato poeta e mistico, di cui ha offerto la più valida edizione critica esistente, insieme alla ricostruzione della trasmissione e ricezione del testo, nonché a una lettura fondata su un’analisi rigorosa del linguaggio, volta a restituire dall’interno la coerenza dell’esperienza spirituale espressa nei testi.

A questo si è unito inoltre un impegno nello studio sistematico del lessico dell’amore mistico e delle sue trasformazioni. Dall’anno successivo al suo dottorato subentra allo stesso Caspar nell’insegnamento del sufismo al PISAI, incarico che ha ricoperto per quasi trent’anni, mantenendo però come base l’istituto Dār Comboni (Cairo), che resterà la sua casa per oltre quarant’anni di vita egiziana.

Ha pubblicato oltre 50 titoli fra libri e articoli, ha insegnato per oltre trenta anni la mistica islamica al PISAI, dal 1985 al 2017, formando generazioni di studenti al dialogo fondato sulla conoscenza profonda e sul rispetto.

Docente di mistica islamica al Pisai e all’Università Gregoriana di Roma, insegnò anche al Dar Comboni del Cairo. Collaborò inoltre come ricercatore con prestigiosi centri di studio, tra cui l’Ideo (Institut Dominicain d’Études Orientales) e l’Ifao (Institut Français d’Archéologie Orientale).

È professore di mistica islamica al Pisai di Roma, di religioni comparate all'Istituto teologico del Cairo e ricercatore all'Ideo del Cairo. È membro dell’Accademia della lingua araba del Cairo e del Comitato Scientifico di Oasis.

Il mondo accademico arabo riconobbe il valore del suo contributo a tal punto che divenne membro dell’Accademia della Lingua Araba in Egitto, secondo italiano ad entrarvi dopo Carlo Alfonso Nallino, il grande orientalista scomparso nel 1938.

Nel 2018 è stato premiato con lo stemma della Faculty of Arts dell’Università del Cairo, in segno di riconoscimento per i suoi studi sul Sufismo.

Padre Giuseppe Scattolin al Cairo

Un insegnamento radicato nel mondo arabo-islamico

Una scelta coerente con una convinzione per lui decisiva: insegnare il mondo arabo-islamico nel mondo arabo-islamico. Nel corso della sua vita ha sempre coniugato l’insegnamento con una continua attività di ricerca e formazione, anche all’estero (Yale e Università di Londra), ma soprattutto ha costruito una fitta rete di relazioni nel mondo intellettuale arabo.

A differenza di molti missionari cattolici nei paesi arabi, che spesso si limitano a svolgere il pur prezioso ruolo di pastori delle rispettive comunità, il comboniano Giuseppe Scattolin ha dedicato circa mezzo secolo allo studio della spiritualità musulmana, detta sufismo.

Ma il tratto che più colpiva chi lo ascoltava era la sua capacità di rendere accessibile la ricchezza della tradizione sufi senza banalizzarla, restituendole dignità e profondità.

Animato da un autentico spirito di dialogo, padre Scattolin non si limitò a parlare dell’Islam nei contesti occidentali: tenne lezioni e corsi di mistica islamica direttamente in lingua araba nelle università arabe, entrando così in dialogo con studenti e studiosi musulmani sul loro stesso terreno linguistico e culturale.

Straordinario poliglotta (parlava ben 12 lingue), la sua produzione scientifica è stata vastissima: decine e decine di libri e articoli.

Un seminario internazionale tenutosi in Cattolica il 16 maggio 2023, in collaborazione con l’ateneo egiziano di Port Said, gli ha dato finalmente un meritato riconoscimento.

Il sufismo e la ricerca dell’interiorità

La mistica, per lui, era prima di tutto un percorso interiore, un “intra-dialogo” necessario per aprirsi poi all’incontro con l’altro, principio necessario per salvaguardare “l’umano in noi.”

La mistica, dunque, come ricerca del Vero e del Reale: una ricerca dinamica e dialogica, che unisce senza irrigidirsi in un concetto statico. In questa prospettiva, l’esperienza religiosa si amplia, si approfondisce e si apre all’orizzonte plurale delle religioni.

Giuseppe amava infatti ripetere che il futuro «o sarà mistico o non sarà», facendo eco a una linea di pensiero - quella di Karl Rahner - che vede nell’esperienza viva e diretta di Dio l’unico fondamento possibile dell’identità religiosa.

Tra gli approcci alla teologia delle religioni, prediligeva una prospettiva pneumatologica, aperta e dinamica. «Lo Spirito soffia dove vuole», scriveva, «credo sia meglio lasciarlo soffiare […] e preghiamo che esso penetri all’interno di tutti».

Un’immagine evangelica che accostava volentieri agli insegnamenti del prologo del Mathnawī di Jalāl al-Dīn Rūmī, dove l’essere umano è la canna recisa dal canneto: separata dalla sua origine, solo se svuotata di sé può lasciarsi attraversare dal soffio divino e risuonare nel canto nostalgico del ritorno al Vero.

La perdita di una dimensione interiore e spirituale, insieme a una inadeguata relazione con l’Assoluto fanno di noi delle potenziali vittime delle pur sofisticate trasformazioni dovute al rapido sviluppo tecnologico, in un mondo sempre più interconnesso e sovrabbondante di informazioni, ma sorprendentemente povero di un’autentica conoscenza.

La ricerca degli asceti punta invece all’essenziale, prendendo le mosse da un sano distacco dai beni materiali la cui accumulazione sembra l’unico criterio che ci porta persino a compromettere l’ambiente di cui dovremmo essere piuttosto i custodi.

Paradossalmente, ma solo fino a un certo punto, il mistico è interessato alla propria identità, non come valore egoistico ma in quanto mistero di relazione, con Dio e con il prossimo.

Le tappe del luminoso cammino che percorre non perseguono banalmente l’autorealizzazione di un sé separato, ma diventano per lui e per coloro che vengono in contatto coi suoi comportamenti e ascoltano le sue parole, altrettante sane provocazioni per la ricerca di una vita migliore, pacificata non in quanto indifferente ma armonicamente inserita in una bilanciata rete di rapporti.

Il dialogo interreligioso

Era convinto che il dialogo non fosse un esercizio diplomatico, ma una disciplina interiore, fondata sul rispetto, sull’ascolto e sul desiderio sincero di conoscere l’altro.

Scattolin ha promosso per decenni le relazioni islamo-cristiane, sostenendo che la diversità è una risorsa e che la fede autentica deve passare attraverso la ragione e la conoscenza reciproca.

La mistica come luogo privilegiato di incontro, capace di aprire all’alterità e di generare un autentico nutrimento reciproco, indispensabile per una convivenza pacifica nel villaggio globale.

Allo stesso tempo, da profondo conoscitore della tradizione più marcatamente ascetica dell’Islam, insisteva sulla centralità del pentimento (tawba) e della sincerità dell’intenzione (sidq al-niyya) come prerequisiti fondamentali di ogni percorso interreligioso autentico: non può esserci vero dialogo senza confessare come la storia concreta delle tradizioni religiose sia stata da sempre attraversata da violenze e contraddizioni, e che siamo dunque tutti complici del male e bisognosi di redenzione.

Rifiutava ogni forma di tribalismo religioso e aspirava a una santità universale: i santi del futuro, sosteneva, dovranno essere fratelli e sorelle di tutti, oltre ogni “appartenenza”.

In un tempo segnato da sospetti e contrapposizioni, la sua vita è stata una testimonianza concreta di come fede e intelligenza possano diventare strumenti di pace.

In occasione della sua ultima conferenza al PISAI nel 2024, dal titolo Il mio cammino nel mondo islamico, aveva sottolineato che “il vero dialogo nasce dal coraggio di spogliarsi delle conoscenze preconcette e di cercare la verità nell’altro”.

Misericordia, amore, verità, giustizia e pace

La testimonianza di padre Giuseppe Scattolin si sintetizza in cinque punti che lui definiva un pentagramma umano fondamentale: Misericordia, Amore, Verità, Giustizia, Pace.

In questo senso, amava riassumere il suo ideale in una sorta di “pentagramma umano”: misericordia e amore, verità e giustizia, e infine pace.

Si può forse leggere in questa sintesi un doppio incrocio e un esito: da un lato, la misericordia - nucleo semantico del Corano - e l’amore - cuore del Vangelo; dall’altro, la prassi della verità, che libera l’ecclesia cristiana, e quella della giustizia, principio ordinatore della umma islamica.

Infine, il risultato: pace. Oggi, in effetti, servirebbe.

Una delle tante hikāyāt (parabole edificanti della tradizione islamica) che attribuiva, con libertà tipicamente sufi, al Dalai Lama riassumeva questo ideale: «Quando gli chiesero quale fosse la religione migliore, rispose: quella che rende le persone migliori».

Il rapporto con Dio

Tutto ciò non può tuttavia accadere solo grazie a uno sforzo umano: l’interlocutore è un Dio, come lo definisce Scattolin, trans-discendente.

Siamo dunque lontani dalle definizioni filosofiche di un Essere trascendente ‘che pensa a sè stesso pensante’ o a una sorta di ‘motore immobile’.

Sia l’incarnazione del Verbo che la ‘discesa’ del messaggio coranico ce lo mostrano come disposto a entrare nelle nostre limitate misure, desideroso di farsi conoscere, rendersi accessibile non solo per essere adorato e ubbidito, ma per accompagnarci nel percorso inverso: quello della santificazione, parola apparentemente fuori moda, ma che invece intercetta profondamente il disagio delle civiltà alla prova delle sfide epocali del tempo presente e offre una via d’uscita non banale dagli intricati meandri in cui spesso rischiamo di perderci.

Pochi mesi fa aveva ci aveva scritto questo messaggio personale: “Dio è sempre vicino a noi. Ma siamo noi vicini a Dio? Questo è il problema. Come si fa ad essere vicini a Dio? Ripetendo continuamente atti di fede, speranza e amore. Dio mio, credo in Te, spero in Te, Ti amo sopra ogni cosa! Dio diventa allora più intimo a noi stessi di noi stessi. Con Dio nel cuore, nulla ci manca.”

Il lavoro su Ibn al-Fārid

La ricerca di Scattolin si concentrò in modo particolare sulla figura di ʿUmar Ibn al-Fārid, poeta e mistico egiziano. Il suo lavoro scientifico ha contribuito alla ricostruzione della trasmissione e della ricezione dei testi, oltre a proporre una lettura fondata sull’analisi rigorosa del linguaggio dell’esperienza mistica.

La moschea centrale al-Wahid di Milano aveva ospitato venerdì 26 maggio del 2017 una sua conversazione sull’amore nell’insegnamento del maestro musulmano Umar ibn al-Farid (1181-1235).

Più dei riconoscimenti accademici, che pure non mancarono in Egitto e in Italia, Scattolin considerava centrali gli incontri spirituali. Tra questi ricordava, su questo stesso sito, l’invito, nel 2011, a parlare di mistica islamica - lui, sacerdote cattolico - davanti a un grande raduno sufi nell’Alto Egitto: un’esperienza che incarnava concretamente quella possibilità di dialogo tra religioni che aveva sempre cercato.

Proprio il giorno del dies natalis di Giuseppe, al 236° incontro dell’American Society for Premodern Asia, tenutosi a Los Angeles, un professore musulmano mi ha chiesto se conoscessi un sacerdote del Cairo che aveva lavorato su Ibn al-Fārid: stava per citarlo e voleva sapere come pronunciarne correttamente il nome in italiano: “Jusebbi Scattòlin?”.

Appresa la notizia della sua morte, ho ripensato al nostro ultimo incontro e ho riletto gli ultimi messaggi scambiati: a gennaio 2026 gli avevo inviato la foto di una moschea, ormai in rovina, che si confonde con la montagna di al-Muqattam, sopra il Cairo.

Gli scrivevo: «Moschea Shahin al-Khalawati al Cairo, o quello che rimane… poco sotto, so bene che lo sai, si trova la tomba di un famoso mistico…». La sua risposta non tardò ad arrivare: «Grazie. Il mio Ibn al-Farid. Auguri e preghiere».

A giugno tornerò al Cairo, per una conferenza dal titolo Of Priests and Sufis (“Di Sacerdoti e di Sufi”). Saprò di chi parlare durante l’intervento, e quale mausoleo tornare a visitare, recitando quei versi che i pellegrini ancora oggi pronunciano presso quella tomba, e con cui Giuseppe aveva aperto uno dei suoi studi più noti:

Passa presso il cimitero ai piedi di al-ʿArīd, e dì: pace su di te, o Ibn al-Fārid! Tu hai mostrato, nel tuo Nazm al-sulūk, meraviglie, hai disvelato un mistero profondo, custodito con cura. Hai bevuto da un mare d’amore e di intimità, e ti sei abbeverato a un oceano immenso e senza fine.

Le principali pubblicazioni

La produzione di padre Scattolin comprende più di cinquanta titoli tra libri e articoli, dedicati alla mistica islamica, al sufismo, al dialogo interreligioso, alla spiritualità e ai rapporti tra Islam e modernità.

AnnoOpera
2000Esperienze mistiche nell’Islam
2004L’Islam nella globalizzazione
2004Dio e Uomo nell’Islam
2004Islam e dialogo
2004Spiritualità nell’Islam
2004The Diwan of Ibn al-Farid, edizione critica
2008Between Monotheism of Isolation and Monotheism of Communion. A Reflection on Islamic Monotheism
2008al-Tajalliyāt ar-rūhiyya fī l-islām
2013Ta’mmulāt fī al-taṣawwuf wa-l-ḥiwār al-dīnī. Min ajl thawra rûhiyya mutajaddida
2021Manifestazioni spirituali nell’Islam. Parte I: Nascita e sviluppo del sufismo nei secoli I/VII-III/IX

Ha pubblicato circa 50 titoli tra libri e articoli, fra cui: Esperienze mistiche nell’Islam (2000); L’Islam nella globalizzazione (2004); Dio e Uomo nell’Islam (2004); Islam e dialogo (2004); Spiritualità nell’Islam (2004); The Diwan of Ibn al-Farid (2004, edizione critica).

La sua produzione scientifica comprende opere in italiano e in arabo, tra cui l’importante Ta’mmulāt fī l-tasawwuf wa-l-hiwār al-dīnī - min ajl thawra rūhiyya mutajaddida (“Riflessioni sul sufismo e il dialogo interreligioso - Per una rivoluzione spirituale continuamente rinnovata”).

I suoi studi, prevalentemente in lingua araba e quindi conosciuti e apprezzati in loco tanto da meritare una prefazione dello stesso Grande Imam dell’università islamica di al-Azhar, affrontano anche tematiche di grande attualità, quali la globalizzazione e ciò che egli definisce una sorta di neo-tribalismo comunitario, alla base di rinnovati conflitti su base etnico-religiosa che ci sconvolgono e rischiano di indurci inconsapevolmente a scontri insensati e gravidi di conseguenze per il destino dell’umanità intera.

Manifestazioni spirituali nell’Islam

Già negli anni ’90 Giuseppe aveva proposto al pubblico italiano una prima introduzione al sufismo attraverso una serie di volumi divulgativi, ma fu soprattutto con l’antologia al-Tajalliyāt al-rūḥiyya fī l-islām (2009), curata insieme ad Ahmad Hasan Anwar e introdotta dal Grande Imam di al-Azhar Ahmad al-Tayyib, che questo progetto prese una forma più compiuta in arabo.

L’opera, che raccoglie testi sufi dei primi secoli dell’Islam, si proponeva di unire rigore accademico e apertura a un pubblico arabofono ampio, mostrando al contempo la possibilità di un dialogo tra tradizione arabo-islamica e “occidentale”.

Questo progetto trovò poi un ulteriore sviluppo nell’impresa, ancora più ambiziosa, di un’antologia in lingua italiana, pensata come lavoro collettivo e destinata a raccogliere testi sufi non solo della tradizione araba, ma anche di quella persiana e turca.

Ha visto finora la luce solo il primo volume (Manifestazioni spirituali nell’Islam. Parte I: Nascita e sviluppo del sufismo nei secoli I/VII-III/IX, 2021), 582 pagine che testimoniano non solo la vastità del progetto, ma anche la rete di allievi e studiosi che Giuseppe ha contribuito a formare.

Rimandiamo alla lettura del suo ultimo libro Manifestazioni spirituali nell’Islam pubblicato nel 2021 dalle edizioni Officina di Studi Medievali.

Il metodo di ricerca e la modernità

I numerosi colleghi musulmani hanno sottolineato da vari punti di vista il valore del contributo offerto dalle opere di padre Scattolin, concentrandosi anche sulle ricadute positive in campo storico e sociologico.

Il ricorso alle metodologie più avanzate nello studio dei testi rappresenta una sfida rispetto a una modernità che non può e non deve ridursi al livello dei consumi e degli stili di vita, ma che ha in sè stessa strumenti critici capaci di farci cogliere tutte le responsabilità che ci riguardano.

Quando, ancora principiante nello studio dell’arabo e nella riflessione sulle fonti islamiche, negli anni ’60 del secolo scorso, padre Scattolin si trovò a confrontarsi con tanti occidentali europei infatuati dal marxismo, osò far presente che secondo lui Maometto e i suoi seguaci sarebbero stati qualcosa con cui avremmo avuto a che fare più che con l’ideologia comunista che infatti è crollata insieme al muro di Berlino e all’Unione Sovietica… non troppi gli diedero retta e si sa come sono invece andate le cose.

La sua riflessione affrontava così il rapporto tra religione, identità, globalizzazione e conflitti contemporanei, senza separare la competenza filologica dalla responsabilità spirituale e sociale.

Il cinquantesimo anniversario dell’ordinazione sacerdotale

Padre Giuseppe Scattolin, missionario comboniano, è stato ordinato sacerdote il 30 novembre 1968, giorno della festa di Sant'Andrea apostolo.

La celebrazione del 50° anniversario dell’ordinazione sacerdotale si svolse il 16 novembre 2018, alle ore 18, presso la chiesa del Cordi Jesu al Cairo.

“Grazie a Dio per la sua misericordia e amore - dice p. Giuseppe -. Grazie a tutti quelli che mi hanno aiutato in questi anni. Che lo Spirito ci guidi sulla via di Cristo”.

La celebrazione richiamava il significato della sua vocazione missionaria e del servizio svolto per cinquant’anni a favore della conoscenza, della fede e dell’incontro tra cristiani e musulmani.

Gli ultimi anni e la morte

Nella notte fra il 26 e il 27 aprile 2026 si è spento, presso la casa di Rebbio dei Missionari Comboniani, Giuseppe Scattolin, profondo conoscitore del mondo arabo-islamico, studioso e ricercatore.

Si è spento il 27 aprile scorso a Rebbio, in provincia di Como, padre Giuseppe Scattolin, missionario comboniano del Cuore di Gesù e tra i maggiori studiosi italiani del mondo arabo-islamico.

La comunità accademica del PISAI si unisce in preghiera ai confratelli e ai familiari di abuna Giuseppe, ricordandolo con affetto e ammirazione.

I funerali si celebreranno oggi, 29 aprile, alle ore 10, nella chiesa parrocchiale di Rebbio.

La COREIS Comunità Religiosa Islamica Italiana esprime le condoglianze ai familiari di Padre Giuseppe Scattolin, sacerdote dei missionari comboniani del Cuore di Gesù e docente di spiritualità islamica.

Ha servito la missione in Libano, Sudan e Egitto approfondendo alcuni punti di convergenza e dialogo religioso tra cristiani e musulmani soprattutto nella dimensione interiore, contemplativa e mistica.

Una delegazione della COREIS parteciperà questa sera alla veglia di preghiera organizzata dai padri comboniani presso la casa religiosa di Rebbio.

riflessioni sul sufismo e il dialogo interreligioso

Un’eredità spirituale e culturale

Per chi scrive, padre Scattolin è stato anche un autentico maestro di vita: non solo per ciò che ha insegnato, ma per come lo ha incarnato, con sobrietà, mitezza e libertà interiore.

Con lui scompare una voce autorevole e discreta, capace di unire studio, fede e umanità. Resta però la traccia di una vita spesa per costruire ponti: una lezione quanto mai necessaria anche oggi.

Più dei riconoscimenti accademici, Scattolin considerava centrali gli incontri spirituali e la possibilità concreta di riconoscere nell’altro una persona capace di contribuire alla ricerca comune della verità.

Nel nostro ultimo incontro, a Rebbio, benché provato fisicamente, mi parlava ancora con entusiasmo del suo desiderio di vedere tradotti in italiano i principali testi del sufismo (mistica islamica) cosiddetto “classico”.

Lascerò ad altri, più competenti, una valutazione complessiva del suo contributo al dialogo interreligioso. Mi limiterò qui a tratteggiare, a mo’ di divertissement islamo-cattolico, alcune delle sue convinzioni profondamente cristiane, che sapeva però leggere alla luce della sua vasta conoscenza del sufismo.

Riposa in pace, Abūnā.

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