L’adorazione eucaristica per Sant’Alfonso Maria Fusco è un tempo di preghiera davanti a Gesù Sacramentato, vissuto nello spirito del santo sacerdote di Angri, che cercava nella presenza eucaristica luce, forza e orientamento per ogni decisione. Fu un sacerdote adoratore: non prese mai iniziativa o decisione prima di aver trascorso ore e ore in adorazione davanti a Gesù Sacramentato.
Il progetto dell’Istituto Battistino è indubbiamente maturato davanti al Santissimo Sacramento. L’Eucaristia fu per lui la sorgente dell’amore verso Dio, della fiducia nella Provvidenza e del servizio instancabile ai bambini poveri, agli orfani, agli ammalati e a tutti coloro che chiedevano aiuto.

Preghiera di adorazione a Sant’Alfonso Maria Fusco
Signore Gesù, presente nel Santissimo Sacramento, mi raccolgo davanti a Te con fede e umiltà. Tu sei il centro della vita di Sant’Alfonso Maria Fusco, la sorgente della sua carità e la luce che guidò ogni sua scelta.
Insegnami a rimanere davanti a Te con un cuore semplice, silenzioso e fiducioso. Donami di adorarti non soltanto con le parole, ma anche con la mia vita, con il servizio, con la pazienza, con la disponibilità verso i poveri e con l’amore verso ogni persona.
Sant’Alfonso Maria Fusco, sacerdote adoratore e servo dei piccoli, accompagnami nella preghiera. Ottienimi la grazia di cercare nella presenza di Gesù la forza per affrontare le difficoltà, la luce per riconoscere la volontà di Dio e il coraggio per compiere il bene.
Fa’ che anch’io possa dire con sincerità: “Vorrei che anche la mia ombra potesse fare del bene!”. Aiutami a vivere nella fiducia della Provvidenza, ricordando che “Gesù ci tiene scritti nelle sue mani, non potrà mai dimenticarci”.
O Gesù Eucaristia, accogli le mie intenzioni, le mie preoccupazioni e le persone che affido alla tua misericordia. Per intercessione di Sant’Alfonso Maria Fusco, concedimi la grazia che tanto desidero, se è conforme alla tua volontà. Amen.
Sant’Alfonso Maria Fusco, uomo dell’Eucaristia
Alfonso Maria Fusco nacque ad Angri il 23 marzo 1839 da Aniello Fusco e Giuseppina Schiavone, in una famiglia profondamente religiosa. La sua nascita avvenne dopo quattro anni di sterilità durante i quali i coniugi Fusco pregarono intensamente perché Dio facesse loro dono di un figlio.
Durante una confessione, un Padre Redentorista di Pagani preannunciò la nascita e ne definì il nome e la missione: “Avrete un figlio maschio, lo chiamerete Alfonso, si farà sacerdote e farà la vita di S. Alfonso”. Gli fu dato il nome di Alfonso Maria de’ Liguori dai genitori per grazia ricevuta per la nascita del loro primo figlio.
La famiglia di Don Alfonso è profondamente religiosa. La mamma, fin da bambino, gli inculcò la devozione alla Vergine Addolorata e la recita del Santo Rosario. Alla mamma diceva: “Parlami di Gesù! Dimmi le parole più belle per ringraziare Gesù!”.
Alfonso crebbe serenamente, educato con tenero affetto dai genitori, i quali erano pieni di pietà religiosa. Ricevette la Prima Comunione all’età di sette anni, e a sette anni gli fu amministrato anche il sacramento della Cresima.
La carità verso i poveri fin dall’infanzia
Fin da piccolo si mostrò attento ai bisogni dei compagni più poveri. Si racconta che un giorno prese delle lenzuola e le portò ad un suo amico, Vincenzino, che era a letto con la febbre e non aveva di che coprirsi.
Una vicina di casa della famiglia Fusco, la signora Cristina Russo, ha raccontato che in una giornata di febbraio in cui il freddo era particolarmente pungente, la madre di Alfonso lo vide uscire dalla sua stanzetta con un fagottino di biancheria sottobraccio. Pensò che il fanciullo volesse aiutarla nelle faccende di casa e l’avvertì che non era quello il giorno del bucato.
Allora Alfonso le disse che quelle lenzuola voleva portarle ad un bambino, Vincenzino, che era ammalato e aveva freddo. La signora Giuseppina fu commossa e procurò alla madre di Vincenzino la stoffa necessaria per le lenzuola. In un cuore buono la carità nasce presto e la grazia non conosce età.
Questa attenzione concreta verso chi soffriva sarebbe rimasta una caratteristica di tutta la sua vita. Don Alfonso Maria Fusco dava tutto: la sua buona grazia, il suo conforto, il denaro quando lo aveva e persino i suoi indumenti.
Un’altra volta incontrò un mendicante sprovvisto di camicia: il Servo di Dio, entrato in un portone, si tolse la propria e la donò al povero. Ripeté lo stesso gesto, regalando i propri calzoni.
E, giunto a casa, a chi si lagnava con lui della sua esagerata generosità, rispondeva: “Do uno, avrò cento!”. Don Alfonso non dubitò mai della divina Provvidenza. Sua unica forza fu la confidenza, l’abbandono assoluto in Dio.
La vocazione sacerdotale e il sogno dell’orfanotrofio
All’età di 11 anni entrò in seminario a Nocera dei Pagani, ma prima chiese il consenso e la benedizione alla mamma che lo baciò e lo benedisse dicendo: “Và e fatti santo”. Il 5 novembre 1850 entrò nel seminario vescovile di Nocera dei Pagani.
Già in seminario pose nel cuore di Alfonso il desiderio di prendersi cura delle fanciulle abbandonate. È lui che ricorda: “Ero in seminario, sentivo in me un desiderio vivissimo di occuparmi delle anime e più di tutto di aprire qualche ricovero per le fanciulle abbandonate ed in pericolo. Se il Signore vorrà non mancheranno i mezzi”.
Durante gli anni del seminario, il Beato aveva un’idea ben precisa, un sogno da realizzare, per il quale egli si impegnò con infinito amore e incredibile dedizione con tutte le sue forze. Il suo desiderio era quello di occuparsi di tutti i bambini poveri e abbandonati che non potevano contare su nessuna guida, né culturale né spirituale.
Il desiderio diventa missione a seguito di un sogno. Don Alfonso racconta: “Ero ancora seminarista, quando sognai Gesù Nazareno che mi disse: Tu devi fondare un Istituto di suore che chiamerai del Nazareno e un orfanotrofio maschile e femminile. Il suolo è già pronto. Non hai che da fabbricare. Appena sacerdote devi occuparti di questo”.
Dopo il sogno, il desiderio diventò un pensiero fisso. Furono queste parole che illuminarono il cuore di Alfonso e lo spinsero a desiderare di poter dare una possibilità ai poveri orfani abbandonati a se stessi e alla strada, per poterli educare, per formarne le coscienze, per insegnare loro un mestiere: accogliere ed amare i più piccoli e sfortunati tra loro.
Alla mamma, che un giorno vedendolo andare su e giù per la stanza gli chiese cosa stesse facendo, rispose: “Voglio vedere quanti letti potranno essere messi nella nostra casa, quando io comincerò a raccogliere orfani e orfane. Ricordati mamma che questa casa dovrà un giorno raccogliere tanti orfani e qui si dovrà pregare per il mondo intero”.
L’ordinazione sacerdotale e il servizio pastorale
Il 29 maggio 1863, a 24 anni, giorno di Pentecoste, fu ordinato sacerdote in Avellino dall’arcivescovo di Salerno nel suo oratorio privato dove si era ritirato per i rivolgimenti politici. Il giorno dopo celebrò la prima Messa nella Collegiata di San Giovanni in Angri alla presenza dei suoi familiari.
Infine, fu ordinato sacerdote dopo tredici anni di seminario il 29 maggio 1863 dall’arcivescovo di Salerno Mons. Antonio Salomone nel suo oratorio di Avellino. Nominato quasi subito coadiutore della chiesa collegiata di Angri, don Alfonso mostrò grande zelo per la salvezza delle anime.
Si diede infatti completamente alle opere del sacro ministero, specie alle confessioni degli uomini e degli infermi, alla predicazione assidua della parola di Dio, alla istruzione religiosa dei fanciulli e dei giovani, alle sacre funzioni con canto.
Nei primi anni di sacerdozio si dedicò alla vita parrocchiale nella collegiata di Angri, alle prestazioni per il canto, la predicazione, le confessioni e la celebrazione eucaristica là dove veniva chiamato.
Si dedicò all’apostolato delle confessioni, alla predicazione e all’animazione catechetica e liturgica della gioventù, nonché alle missioni rurali. Nel 1868 fu nominato sacrista della collegiata e l’anno seguente entrò nella Congregazione dei sacerdoti Missionari “Nocerini”, che seguì in varie missioni rurali con notevole frutto spirituale per quanti avevano la possibilità di ascoltarlo e di avvicinarlo.
La scuola, l’oratorio e la cura dei giovani
Don Alfonso aprì anche una scuola nella propria casa per istruire gratuitamente i fanciulli. I ragazzi venivano radunati a casa sua in diversi giorni della settimana per istruirli nella dottrina cristiana ed imprimere nella mente e nel cuore il santo timor di Dio; successivamente li radunò nella cappella di S. Giuda Taddeo.
Questa attività fu portata avanti dal 1860 al 1878. Un primo passo verso la realizzazione del sogno si ha nel 1870, anno in cui, sfidando i molti pregiudizi, Don Alfonso apre coraggiosamente le porte della sua casa paterna per accogliere ed istruire gli orfani.
Diede vita ad una piccola scuola elementare gratuita, modello e presupposto del progetto futuro delle Suore Battistine. Tutti i costi, per l’istruzione, per il vitto, per gli indumenti, furono a carico del Beato Fusco.
Era nata ad Angri la prima scuola per i figli del popolo, primo luogo di educazione cristiana e culturale accessibile a tutti. Il Fusco mirava a fare dell’educazione uno strumento di promozione sociale.
Nel suo progetto didattico c’era spazio per l’educazione scientifica, per la formazione cristiana e, naturalmente, per l’addestramento professionale, al fine di garantire ai suoi orfanelli l’inserimento nel mondo del lavoro.
Nel 1871 fondò un oratorio sotto la protezione di S. Luigi Gonzaga. I bambini che lo frequentavano presero il nome di “Luigini”. L’oratorio fu prosperoso fino al 1878 quando si dovette chiudere per le proteste dei vicini che lamentavano il chiasso dei bambini.
Sull’esempio di S. Giovanni Bosco, apostolo dei giovani, e con il quale tenne corrispondenza epistolare, don Alfonso Maria Fusco aprì un oratorio sotto la protezione di S. Luigi Gonzaga. Da ciò il nome di “luigini” dato a coloro che egli educava assiduamente nel campo religioso e civile.
Il colera e il servizio agli ammalati
Nel 1866 scoppiò il colera e Don Alfonso si prodigò nella cura dei colerosi rimanendo lui stesso contagiato. Fu guarito miracolosamente per intercessione di San Gioacchino.
Nel 1866, quando il colera imperversò su tutta la Campania, don Alfonso si prodigò in ogni modo per curare gli ammalati. La malattia colpì anche lui, ma fu risparmiato dalla morte.
Visitava i malati ed i poveri ogni domenica e a loro lasciava i risparmi della settimana. Ovunque si poteva fare del bene, don Fusco era presente, convinto “che le anime constano a Gesù Cristo e bisogna salvarle”, com’era solito ripetere.
L’adorazione eucaristica come sorgente della missione
Comunicò alle sue Figlie spirituali i tesori di grazia che accumulava di continuo nel contemplare le insondabili ricchezze dell’amore Eucaristico. Fu un sacerdote adoratore.
Non prese mai iniziativa o decisione prima di aver trascorso ore e ore in adorazione davanti a Gesù Sacramentato. Il progetto dell’Istituto Battistino è indubbiamente maturato davanti al Santissimo Sacramento.
Il 26 settembre 1878 ai piedi di Gesù Eucarestia nasce “La piccola casa della Provvidenza” con Maddalena Caputo, Maria Neve Gallo, Generosa Cuccurullo, Teresa Ferrara.
L’Eucaristia non era per Don Alfonso una devozione separata dall’impegno quotidiano. Davanti al Santissimo Sacramento egli maturava le decisioni, affidava le difficoltà, cercava i mezzi necessari e imparava a riconoscere nella Provvidenza la guida dell’opera.
La sua adorazione conduceva alla carità concreta. Per questo l’incontro con Gesù Eucaristia si traduceva nell’educazione dei bambini, nell’accoglienza degli orfani, nella visita agli ammalati, nella predicazione, nel catechismo e nell’aiuto ai poveri.
La nascita della Piccola Casa della Divina Provvidenza
Don Alfonso, con grande perseveranza, cercò di capire come rendere reale il sogno. Lui non pensava di dover creare qualcosa di nuovo, ma cercava di chiamare in Angri le Suore presenti nei paesi vicini che operavano in tal senso e di aiutare loro.
Diceva: “Non importa chi fa il bene, importa che il bene sia fatto ed essere pronti a dare una mano”. I tempi di Dio non sono i nostri e ciò che sembrava essere pronto in effetti non lo è.
Così Don Alfonso si recò a Castellammare per incontrare le suore Stimatine e chiedere loro di iniziare un’opera in Angri a favore delle orfane abbandonate, ma sbagliò indirizzo e si trovò con la fondatrice delle suore Compassioniste che erano state fondate nel 1871.
Con lei concordò l’inizio dell’opera in Angri e l’inaugurazione avvenne l’8 gennaio 1877. Don Alfonso felicissimo pensò che quella era la realizzazione del suo sogno. Egli andava presso le suore per celebrare la S. Messa e impartire la benedizione Eucaristica alla sera.
Dopo alcuni mesi, però, lasciò la comunità e si ritirò in disparte perché non condivideva il modo con cui le suore accoglievano le orfane. Nel ritirarsi si riprese il quadro dell’Addolorata che aveva portato dalle suore.
Nel frattempo aveva conosciuto Maddalena Caputo che aspirava alla vita religiosa ed era stata rifiutata dalle Suore Compassioniste. Questa era stata fatta partecipe del sogno di Don Alfonso che immediatamente fece anche suo e incoraggiò molto Don Alfonso a non temporeggiare nell’inizio dell’opera.
Don Alfonso, però, voleva la benedizione del suo vescovo Mons. Ammirante, che gliela concesse dopo insistenza. Accadde, intanto, che il parroco dell’Annunziata avesse ricevuto dalla famiglia Scarcella la proprietà di un caseggiato composto da quattro stanze con un piccolo giardino.
Don Alfonso, saputolo, lo vide e ritenendolo idoneo all’opera che doveva nascere, lo prese in fitto. Dopo alcuni lavori più urgenti di ristrutturazione il 26 settembre 1878 ai piedi di Gesù Eucarestia nasce “La piccola casa della Provvidenza”.
Nel 1880, alla presenza del Vescovo Mons. Ammirante, le sei giovinette fecero la consacrazione religiosa e il Vescovo, benedicendole, disse: “Moltiplicatevi e fatevi sante”.
L’opera, man mano che cresceva, per volontà dello stesso Vescovo, fu denominata “Istituto Battistino del Nazareno” e le suore divennero le Battistine del Nazareno. Il Beato voleva dare alle suore il nome di Nazarene perché diceva: “Non può esserci un nome più caro e più dolce di quello dello Sposo Divino: Gesù Nazareno”.
Il nome sarà cambiato in “Congregazione delle Suore di San Giovanni Battista” nel 1910 dopo la visita apostolica. Il 2 agosto del 1888 l’istituto venne approvato dal vescovo di Nocera Luigi del Forno, e Maddalena Caputo ne fu la prima superiora.
Adorare per discernere e perseverare
Non mancarono i contrasti, le maldicenze e le lotte per distruggere l’opera iniziata. Il Beato tutto affrontava con coraggio e tutto rimetteva alla volontà di Dio e all’intercessione della Vergine Addolorata.
A tal proposito il Beato diceva: “Iddio ha permesso che quest’opera fosse combattuta fin dalla sua nascita, però fin d’allora l’ha sempre protetta; è stata sempre sorretta dalla Provvidenza. Ogni casa Battistina deve essere contrastata nella sua fondazione, ma poi si finisce sempre con il trionfo”.
Don Alfonso non dubitò mai della divina Provvidenza. Egli dette prova tangibile della straordinaria fiducia nella divina Provvidenza, soprattutto nella fondazione dell’Istituto Battistino.
Amava ripetere: “Gesù ci tiene scritti nelle sue mani, non potrà mai dimenticarci”. La sua preghiera davanti all’Eucaristia non era una fuga dalle difficoltà, ma il luogo nel quale imparava a sostenerle con fede, pazienza, fortezza e obbedienza.
Gli artigianelli e la promozione dei giovani
Il Beato voleva estendere l’opera di evangelizzazione e promozione umana che già svolgeva con le bambine, anche ai ragazzi orfani. Per questo fittò dei locali e con l’aiuto di un certo Vincenzo Ventura, nel 1889, iniziò a raccogliere i ragazzi orfani presenti in Angri che mise sotto la protezione dell’Arcangelo Michele.
Per i primi due anni tutto andò per il meglio, ma poi accadde che, essendo i locali insufficienti per raccogliere i bambini e non avendo la possibilità di fittare altri locali, pensò di utilizzare alcune stanze della Piccola Casa della Divina Provvidenza che comunque erano staccate dagli ambienti abitati dalle suore e dalle bambine.
La Superiora e le suore erano preoccupate del fatto che ragazzi e ragazze crescessero comunque insieme e convinsero Don Alfonso ad effettuare il trasferimento, ma con la promessa di cercare un nuovo alloggio.
Nel 1891 avvenne il trasferimento e un anno dopo nasceva l’opera degli artigianelli. Partendo dall’esempio di S. G. Bosco, con cui aveva contatti epistolari, comprò delle macchine tipografiche e diede vita ad una tipografia che fu attiva dal 1893 al 1910; stabilì una calzoleria e una legatoria.
Chiamò persone esperte nei diversi settori per “fare dei fanciulli tanti artigianelli, onde avessero potuto imparare un’arte e lucrarsi il pane”. Quest’opera durò fino al 1897 a causa dei dissensi che si erano creati con le suore.
A tal proposito il Beato in tarda età confidò al nipote Mons. Del Pezzo: “Avevo intenzione di beneficare la gioventù maschile, allontanarla dal vizio, educarla al lavoro, ma per i miei peccati il Signore non ha voluto. Sia fatta la volontà di Dio”.
La tipografia come strumento di evangelizzazione
La tipografia fu un ottimo strumento di evangelizzazione. Furono pubblicate le opere di S. Alfonso, libretti di devozione, meditazione, piccole biografie di Santi, foglietti volanti e immaginette.
Nel 1895 iniziò la pubblicazione di un periodico trimestrale di Religione, Scienze, lettere e arti denominato “Il Battistino del Nazareno”. Questo fu curato dal Beato fino alla sua morte.
La tipografia ebbe una produzione così ingente da essere denominata “Stabilimento tipografico Battistino Vescovile”. Nel 1901 furono avviate una scuola serale per gli operai e i contadini e una scuola catechistica per i ragazzi che lavoravano la domenica.
Come vivere un’ora di adorazione eucaristica
L’esempio di Sant’Alfonso Maria Fusco mostra che l’adorazione eucaristica può diventare una scuola di discernimento, di fiducia e di carità. Non è necessario moltiplicare le parole: è sufficiente presentarsi davanti a Gesù con sincerità, lasciando che la preghiera ordini il cuore.
1. Entrare nella presenza di Gesù
Signore Gesù, credo che Tu sei realmente presente nel Santissimo Sacramento. Mi inginocchio davanti a Te e riconosco che Tu sei il mio Dio, il mio Salvatore e il mio unico bene.
Aiutami a raccogliere i pensieri, a deporre le distrazioni e a rimanere davanti a Te con umiltà. Sant’Alfonso Maria Fusco cercava in Te il punto di riferimento per ogni decisione: insegnami a cercarti prima di agire.
2. Adorare e ringraziare
Gesù Eucaristia, Ti adoro per il tuo amore, per il dono della tua presenza e per la pazienza con cui attendi ogni persona. Ti ringrazio per la vita, per la fede, per la Chiesa, per i sacerdoti, per le famiglie e per tutte le persone attraverso le quali mi hai mostrato la tua bontà.
Ti ringrazio per il dono alla Chiesa e al mondo di Sant’Alfonso M. Fusco. Ti benediciamo per lo spirito evangelico con cui Egli ha operato a lode della tua gloria e a vantaggio dei fratelli.
3. Chiedere perdono
Signore, riconosco davanti a Te le mie infedeltà, le mie omissioni, la durezza del cuore e le occasioni nelle quali non ho riconosciuto il bisogno degli altri. Purificami e rendimi disponibile al bene.
Donami un cuore generoso e fedele, capace di ricominciare e di affidarsi alla tua misericordia. Fa’ che la preghiera non rimanga separata dalla vita, ma trasformi il mio modo di parlare, scegliere e servire.
4. Ascoltare nel silenzio
Gesù Nazareno, nel silenzio davanti al Santissimo Sacramento, fammi comprendere ciò che desideri da me. Liberami dalla fretta e dall’agitazione, perché possa riconoscere la tua voce.
Il progetto dell’Istituto Battistino maturò davanti al Santissimo Sacramento. Concedimi di portare davanti a Te le mie decisioni, le mie responsabilità e le mie preoccupazioni, senza pretendere di avere subito tutte le risposte.
5. Intercedere per i poveri e per chi soffre
Gesù, affido alla tua misericordia i bambini poveri e abbandonati, gli orfani, gli ammalati, gli anziani soli, le famiglie in difficoltà, chi non ha una casa, chi cerca lavoro e chi vive nella paura.
Ricordati di coloro che nessuno ascolta. Donami occhi capaci di riconoscere il bisogno e mani pronte a servire. Sant’Alfonso Maria Fusco accoglieva in casa i fanciulli, li istruiva, li accompagnava e li conduceva in Chiesa: insegnami a trasformare la preghiera in una carità concreta.
6. Affidare le proprie intenzioni
Signore Gesù, ti affido la mia famiglia, gli amici, i sacerdoti, le persone malate e tutti coloro che mi hanno chiesto una preghiera. Ti presento anche le intenzioni che porto nel cuore e la grazia che desidero ottenere.
Per intercessione di Sant’Alfonso Maria Fusco, concedimi ciò che è conforme alla tua volontà. Se la grazia che chiedo non è quella che mi conduce al bene, donami una fede più grande, una speranza più paziente e la forza di affidarmi a Te.
7. Offrire se stessi
Signore, tutto ciò che sono e tutto ciò che possiedo viene da Te. Accogli il mio tempo, il mio lavoro, le mie fatiche, le mie relazioni e i miei progetti.
Rendimi un tuo strumento docile, come lo fu Don Alfonso. Egli diceva: “Niente si deve a me, tutto si deve a Dio, io sono un semplice, vilissimo strumento nelle sue mani. Questa non è opera mia, ma opera di Dio. Io sono il suo operaio”.
8. Concludere con una decisione di carità
Gesù Eucaristia, aiutami a uscire da questa adorazione con un proposito semplice e concreto. Fa’ che oggi io possa compiere un gesto di attenzione, di perdono, di ascolto o di aiuto.
Don Alfonso chiedeva a Dio che tutto se stesso fosse messo al servizio dei poveri: “Vorrei che anche la mia ombra potesse fare del bene”. Concedimi di vivere lo stesso desiderio nel luogo in cui mi hai posto.
Maria Addolorata e l’Eucaristia
L’amore a Maria, sotto il titolo di Immacolata ed Addolorata, ha sostenuto la sua vita sacerdotale e i punti salienti della sua missione apostolica: “Ricorriamo a Maria perché è la nostra Mediatrice, la nostra Avvocata; è la Madre nostra”.
La madre, fin da bambino, gli aveva inculcato la devozione alla Vergine Addolorata e la recita del Santo Rosario. Nella sua missione, l’amore per Maria accompagnò l’amore per Gesù Eucaristia e sostenne l’opera nei momenti di prova.
Nel ritirarsi dalla comunità delle Suore Compassioniste, Don Alfonso si riprese il quadro dell’Addolorata che aveva portato dalle suore. Anche nelle difficoltà, egli rimetteva tutto alla volontà di Dio e all’intercessione della Vergine Addolorata.
La preghiera per ottenere grazie
Santissima Trinità, Ti lodiamo per il dono alla Chiesa e al mondo di Sant’Alfonso M. Fusco. Ti benediciamo per lo spirito evangelico con cui Egli ha operato a lode della tua gloria e a vantaggio dei fratelli.
Ti ringraziamo per avercelo dato come intercessore e modello. Il suo esempio ci guidi a costruire un mondo di giustizia e di pace. La sua preghiera ci ottenga la grazia che tanto desideriamo. Amen.
Il Servo di Dio intercessore presso Nostro Signore Dio, Creatore e Signore dell’universo, concede grazie e compie miracoli come e quando vuole; non di rado, però, attende la fiduciosa invocazione degli uomini ed ama rendere efficace l’intercessione di persone a Lui particolarmente care.
Ci sembra che il sacerdozio, le opere, le virtù, tutta la vita di Don Alfonso siano stati una grazia, un regalo prezioso, che Dio ha voluto fare alla Chiesa e al mondo.
Non spetta a noi dire se si tratta di segni o veri e propri miracoli. Soltanto l’autorità della Chiesa potrà pronunciare la parola definitiva sulla loro natura.
I fatti riferiti nelle testimonianze dicono che egli è ancora vivo, ancora presente ed operante nelle vicende della sua Congregazione, ancora premuroso per quanti ricorrono al suo aiuto e alla sua intercessione presso Dio.
Non per niente aveva concluso il suo testamento spirituale con la promessa: «Pregherò sempre per voi».
Le grazie attribuite alla sua intercessione
Qui di seguito sono raccolte le testimonianze delle Grazie concesse attraverso l’intercessione del Beato Alfonso Maria Fusco e raccolte nel Libro intitolato “Pregherò sempre per voi” edito dalle suore Battistine nel 1985 in occasione del 75° anniversario della morte del loro fondatore.
La pubblicazione contiene le testimonianze di 75 grazie delle oltre 400 documentate. Tra i racconti sono ricordati una guarigione istantanea da un trauma cranico, una guarigione da setticemia acuta, una guarigione dopo una sbagliata trasfusione di sangue e un cambiamento prodigioso.
È ricordata anche la guarigione di un bambino zambiano di circa quattro anni, affetto da malaria cerebrale ed ormai in coma per le ulteriori complicazioni costituite da setticemia, febbre alta, broncopolmonite e frequente fuoriuscita di sangue dalla bocca, per intercessione del Servo di Dio.
Il 3 febbraio 1998 avvenne la guarigione istantanea e duratura di Gershom Chizuma, bambino zambiano di circa quattro anni, affetto da malaria cerebrale ed ormai in coma per le ulteriori complicazioni costituite da setticemia, febbre alta, broncopolmonite e frequente fuoriuscita di sangue dalla bocca.
La morte e le ultime parole
Il 6 febbraio 1910 muore Don Alfonso Maria Fusco. Dopo aver servito Dio e il prossimo con zelo evangelico, ad Angri, il 6 febbraio 1910, Don Alfonso concludeva la sua esistenza terrena con l’animo con cui era vissuto: “Niente si deve a me, tutto si deve a Dio, io sono un semplice, vilissimo strumento nelle sue mani. Questa non è opera mia, ma opera di Dio. Io sono il suo operaio”.
Le sue ultime parole furono: “Signore ti ringrazio, sono stato un servo inutile”. Rivolgendosi alle suore, disse anche: “Vogliatevi bene, io vi ricorderò e dal Cielo pregherò sempre per voi”.
Don Alfonso Maria Fusco si spense piamente, così com’era vissuto, ad Angri, dove il suo corpo riposa, circondato dalla speciale venerazione della sua famiglia religiosa, nata dal suo cuore e segno vivente del suo grande amore per i piccoli ed i poveri.
La canonizzazione e la memoria liturgica
Il 27 luglio 1939 ebbe inizio la Causa di canonizzazione. Il 12 febbraio 1976 sua Santità Paolo VI dichiarò l’eroicità delle virtù del Servo di Dio.
Il 1 luglio 2000 il Santo Padre Giovanni Paolo II rese pubblico il Decreto sul miracolo. Il 7 ottobre 2001 il Santo Padre Giovanni Paolo II lo proclamò Beato, definendolo il Don Bosco del sud.
Il 16 ottobre 2016 Papa Francesco lo proclamò Santo in Piazza San Pietro. La memoria liturgica di Sant’Alfonso Maria Fusco ricorre il 6 febbraio.
| Evento | Data |
|---|---|
| Nascita ad Angri | 23 marzo 1839 |
| Ingresso nel seminario di Nocera dei Pagani | 5 novembre 1850 |
| Ordinazione sacerdotale | 29 maggio 1863 |
| Nascita della Piccola Casa della Provvidenza | 26 settembre 1878 |
| Approvazione delle regole della Congregazione | 2 agosto 1888 |
| Morte ad Angri | 6 febbraio 1910 |
| Decreto sull’eroicità delle virtù | 12 febbraio 1976 |
| Beatificazione | 7 ottobre 2001 |
| Canonizzazione | 16 ottobre 2016 |
Il carisma che continua nel mondo
L’Istituto Battistino, “benemerito per l’educazione dei poveri figli del popolo”, si diffuse in altri Continenti e nel 1902, vivente il Fondatore, raggiunse anche l’America sulla scia degli emigranti, i cui figli avevano bisogno di assistenza e di insegnamento.
Nel 1902 Suor Bernardina D’Auria va in America a Brooklyn e comincia la fondazione oltre oceano. Oggi le suore della Congregazione di S. Giovanni Battista sono diffuse in Italia, Stati Uniti d’America, Brasile, Cile, Zambia, Canada, India, Filippine, Corea, Polonia, Argentina, Messico, Sud Africa, Malawi, Madagascar, Moldavia e Australia.
Ovunque testimoniano il loro carisma originario: “Preparare la via del Signore”. Il messaggio di Don Alfonso, grazie alla rigogliosa crescita della Congregazione delle Suore di S. Giovanni Battista, ha valicato i Continenti e per molte anime è un ideale di vita e un punto di riferimento.
Le comunità battistine celebrano Sant’Alfonso Maria Fusco in diversi Paesi, tra cui Zambia, Sudafrica, Malawi, Polonia, Brasile, Canada, Stati Uniti d’America, India e Filippine.
La sua memoria liturgica rinnova il legame della città di Angri con il sacerdote santo che tanto bene ha fatto alla comunità tra la seconda metà dell’Ottocento e i primi anni del Novecento, operando soprattutto in favore dei bambini, degli orfani e dei poveri.
L’adorazione eucaristica mantiene vivo il cuore della sua spiritualità: stare davanti a Gesù, ascoltare la sua volontà, affidarsi alla Provvidenza e uscire dalla preghiera per servire con umiltà. In questo cammino Sant’Alfonso Maria Fusco continua a indicare la via del Vangelo con la semplicità di chi si riconosce soltanto come un servo nelle mani di Dio.
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